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La proposta di Schlein sulla patrimoniale riguarda pochissimi super ricchi: ridicole le proteste della destra liberista

10 June 2026 at 17:05

Recentemente la segretaria del Partito Democratico, in un’intervista, ha affermato piuttosto incautamente che un’imposta patrimoniale per i super ricchi non sarebbe uno scandalo, l’aggettivo super qui è importante.

Subito è stata messa al muro dal plotone d’esecuzione dei giornali della destra che hanno accusato, in maniera molto generica, la sinistra di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. L’occasione polemica era molto ghiotta ed è stata subito colta.

Si tratta di un’idea brillante o di un colpo del sole quasi estivo? Potrebbe esser un colpo di sole, non di quello nostrano ma di quello della California, perché in questo Stato si sta dibattendo oggi vivacemente dell’introduzione di un’imposta sui super-ricchi, quelli che provengono in genere dalla Silicon Valley. Si tratta del Billionaire Tax Act che prevede un’imposta una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, ripartita in cinque anni.

Dai calcoli di due economisti, Saez e Zucman, che da anni studiano il fenomeno dei super-ricchi e sostenitori della proposta, risulta che nel Golden State 250 famiglie, cioè lo 0,001% del totale, possiedano una ricchezza finanziaria pari alla metà del Pil californiano. D’altra parte, il disavanzo dello Stato per sostenere pensioni e cure sanitarie è diventato enorme. Da qui l’idea di una tassa una tantum sul patrimonio dei ricchissimi.

L’ingenuità della segretaria del Pd, come in altri casi, è stata quella di non aver difeso la sua tesi con i numeri, cioè con la verità dei fatti. Per capire il senso della proposta dobbiamo chiederci quanti siano i super ricchi in Italia e a quanto ammonti il loro patrimonio.

Rispondere a questa domanda non è facile perché bisogna incrociare varie fonti statistiche che usano classificazioni differenti. Per i nostri scopi è sufficiente consultare, come milioni di italiani, ChatGpt che disegna un’interessante piramide dei patrimoni italiani, anche se con qualche imprecisione, chiarendo i termini economici, ma anche morali, del problema della cosiddetta tassa patrimoniale per i super ricchi.

Intanto i veri miliardari, quelli con un patrimonio superiore al miliardo di euro, sono in Italia un’ottantina, con in testa imprenditori tradizionali e tecnologici che spesso hanno la residenza fiscale all’estero. Scendendo, i super ricchi con un patrimonio compreso tra i 500 milioni e il miliardo di euro sono 150-250 persone, ancora un numero piuttosto esiguo. Sopra i centro milioni troviamo 2.500 presone. Diciamo che, dato il contesto economico italiano, potremo considerare coloro che hanno un patrimonio superiore a questa cifra come i super ricchi nostrani.

Quando Schlein accenna alla tassazione dei super patrimoni, pensa a questo piccolo nucleo di destinatari. Se vogliamo scendere ancora più sotto, e considerare coloro che non sono super-ricchi ma sicuramente ricchi con un patrimonio che supera la soglia dei 30 milioni, allora troviamo circa 6.000 persone. Quindi, al massimo, la proposta di tassare i ricchi in Italia riguarderebbe una fascia piccolissima della popolazione.

Ritornando ai fortunati, o meritevoli, che possiedono in Italia un patrimonio superiore ai 100 milioni, la loro ricchezza finanziaria totale è stimata dalle varie fonti in circa 1.000 miliardi. Si tratta essenzialmente di ricchezza finanziaria e quindi di titoli, obbligazioni e prodotti finanziari vari. Una tassa californiana porterebbe nelle casse dello Stato 10 miliardi all’anno per cinque anni.

Guardando queste cifre, il solito e sguaiato coro di protesta della cosiddetta destra liberista sembra ridicolo. La tassa patrimoniale stile California, alla quale Schlein sembra pensare, non mette affatto le mani nelle tasche dei contribuenti, che sono milioni, ma chiede un modesto contributo al ridottissimo numero di coloro che, per sorte o per merito, hanno accumulato un patrimonio eccezionale, ad esempio sopra i 100 milioni. Credo che questo sarebbe molto gradito anche a un elettorato molto moderato, in tempi di difficoltà economiche come quello presente.

D’altra parte, tassare una tantum i paperoni d’Italia non risolve i cronici problemi della finanza pubblica italiana, dall’evasione e fino all’erosione fiscale dei bonus e le flat tax varie. Tassare gli ultra ricchi può essere un’idea, ma non certo quella principale per un programma economico-progressista.

E’ interessante però considerare come la rivoluzione dalla riduzione delle tasse, il mantra delle destre, sia cominciata negli anni Settanta proprio in California, e poi si sia diffusa nel mondo. Ora il pendolo, a livello internazionale, sta andando nella direzione opposta, e comincia quella dell’aumento una tantum delle tasse, per il manipolo dei super ricchi, ovviamente.

Che poi i nipotini di Einaudi parlino a questo proposito in termini dispregiativi di moralismo fiscale, credo faccia rigirare nella tomba il loro venerato maestro, che sarebbe sicuramente indignato di fronte alle sfacciate diseguaglianze create dal capitalismo finanziario e saprebbe come ridurle. Anche con una patrimoniale per i super ricchi.

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Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

10 June 2026 at 12:33

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

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In Italia 3mila Paperoni con più di 100 milioni hanno quasi un quinto della ricchezza finanziaria nazionale. Entro il 2030 saliranno a 4.700

10 June 2026 at 09:55

In Italia circa 3.100 ultraricchi con patrimoni superiori ai 100 milioni di dollari possiedono il 18,6% della ricchezza finanziaria nazionale nel 2025. Entro il 2030 i Paperoni con fortune di quella grandezza saliranno a 4.700 e avranno in mano il 22,2% della torta. Nonostante guerre commerciali, dazi e tensioni geopolitiche, la ricchezza globale lo scorso anno ha continuato a crescere, conferma il nuovo Global wealth report del Boston consulting group, registrando anzi l’aumento maggiore dal 2021: +10,7%, per un totale di 333mila miliardi di dollari. Includendo gli asset reali, il patrimonio netto globale supera i 550mila miliardi, in aumento del 9,3% rispetto al 2024.

La ricchezza finanziaria degli italiani ha raggiunto intanto i 7.500 miliardi di dollari con una proiezione a 9.800 miliardi entro il 2030, con un tasso medio annuo di crescita del 5,4%. Il patrimonio netto complessivo, includendo asset reali (8.700 miliardi) e passività (900 miliardi), si attesta a 15.300 miliardi di dollari. I super ricchi con patrimoni superiori ai 100 milioni di dollari sono poco più di 3mila, ma “il cuore del mercato” rimane nelle tasche di altri due segmenti, come dichiarato da Valerio Napolitano, managing director e partner di Bcg. Si tratta degli individui che possiedono tra 250mila e 1 milione di dollari e quelli con un patrimonio tra 1 milione e 20 milioni: insieme sono circa 2,5 milioni di persone e rappresentano oltre un terzo della ricchezza nel Paese.

A livello globale, gli ultra high net worth individuals, ovvero gli individui con un patrimonio netto stimato tra i 100 e i 200 milioni di dollari, sono circa 18mila nel 2025 e diventeranno 26mila nel 2030. La quota di ricchezza passerà dal 9,3% dello scorso anno al 10,5% in 5 anni. C’è poi la clientela mass, con patrimoni fino a 250 milioni di dollari, che tiene per sé il 37,6% della ricchezza finanziaria totale: sono circa 47,9 milioni di individui. Questa categoria calerà leggermente entro il 2030 a 46,7 milioni di persone, registrando anche una diminuzione della quota di patrimonio finanziario a 32,1%. Segue in questa classifica il gruppo dei lower hnw (patrimonio tra uno e 20 milioni di dollari), con il 22,4% di ricchezza totale: nel 2030 saranno 3,2 milioni di persone.

In generale l’Italia riflette una propensione, almeno nel 2025, per azioni e fondi di investimento, in cui è riposto il 43% della ricchezza finanziaria nazionale (la media in Europa occidentale è del 32%). Secondo il report Bcg, la proiezione è del 50% entro il 2030. Depositi e valute pesano invece il 25%, depositi e valute il 25%, polizze vita e pensioni il 18% e infine le obbligazioni l’8%. Nel comparto della gestione patrimoniale indipendente, si registra un tasso di crescita dell’11% annuo. Nel mondo le azioni hanno guidato con un +13,2%, mentre l’oro ha segnato un +44%, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali in un contesto di crescente instabilità valutaria. Gli asset reali sono avanzati del 7,4%, frenati dall’elevato livello dei prezzi nei principali mercati sviluppati. Il report poi prevede un’espansione della ricchezza finanziaria globale a un tasso medio annuo del 7% fino al 2030.

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