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Marcelo avisa que não se pode continuar “a correr atrás do prejuízo” na inteligência artificial

O ex-Presidente da República Marcelo Rebelo de Sousa avisou esta segunda-feira que se não está a acautelar o avanço da inteligência artificial, mas sim a “correr atrás do prejuízo” num tema que “praticamente não existe” em todas as leis.

Em declarações aos jornalistas no final da apresentação da Carta Encíclica “Magnífica Humanitas”, do Papa Leão XIV, na Feira do Livro, em Lisboa, Marcelo Rebelo de Sousa considerou que este documento tem o “grande mérito de chamar a atenção para um tema que, de uma maneira geral, não se tem acautelado” porque “se acha que se tem todo o tempo do mundo” quando, na sua opinião, “não se tem”.

“Não podemos continuar a correr atrás do prejuízo porque a realidade é essa: a inteligência artificial avança, galopantemente, com bilhões e bilhões e bilhões ao seu serviço, no sentido de a sofisticar, e as estruturas políticas, económicas, sociais, culturais, não estão a ser capazes de acompanhar isso”, alertou.

Questionado sobre se esperava que por exemplo na revisão da legislação laboral houvesse uma maior preocupação com o tema, o antigo chefe de Estado começou por referir que há uma responsabilidade “de todos”.

“Eu diria que em todas as leis, ao longo dos últimos anos e ainda no presente, a inteligência artificial praticamente não existe. Nem na organização administrativa, nem na parte da educação, nem em muitos aspetos do domínio da solidariedade, ou da saúde, ou do trabalho. Mas é em Portugal, e é na Europa, e é um pouco em todo o mundo”, defendeu.

De acordo com Marcelo Rebelo de Sousa, “economias e sociedades muito evoluídas não estão a ser capazes de acompanhar este desafio”.

“E isso, obviamente, significa que quanto mais tarde se quiser tentar recuperar o tempo perdido, mais difícil é verdadeiramente recuperá-lo”, avisou.

Sobre o facto de ter na plateia membros do Governo como Paulo Rangel, Joaquim Miranda Sarmento ou Carlos Abreu Amorim eram um sinal de que este tema vai estar no centro da ação do executivo, o antigo Presidente da República acrescentou o nome do presidente do parlamento, José Pedro Aguiar-Branco, à lista das presenças, referindo que “surgiram por sua iniciativa”.

“E aquilo que me impressionou, quando arrancou esta ideia – eu estive muito ligado à organização do debate de hoje – foi porque de repente sai a encíclica, as pessoas dizem, ‘olha que interessante, mas há tanta coisa importante no mundo, vamos passar por cima disto, que isto não é importante’ e, no entanto, o que é facto é que ontem o responsável de um país muito poderoso disse que é verdade que isto está nas mãos de privados, é preciso pensar como regular”, referiu.

Segundo Marcelo está a ser muito difícil dar passos sobre a inteligência artificial, como aconteceu no clima ou nos oceanos que foram considerados temas universais, esperando que o tema se torne central para todos os “responsáveis políticos de todo o mundo”.

Israel, Turkey, and the Changing Dynamics of Nuclear Deterrence in the Middle East

8 June 2026 at 14:59
The US support and Israel’s military and strategic capabilities, coupled with occupational aspirations, made the country a threat to the region. The country’s hostilities and strategic reorientation suggest that it now seeks to confront Turkey. Israel’s escalating aggression with Turkey has sparked new threats in Middle Eastern geopolitics. The Zionist leaders have a decades-old dream […]

Abraham Accords: Why Trump’s “mandatory” deal collapsed

8 June 2026 at 12:30
Donald Trump’s attempt to tie an Iran peace settlement to a mandatory expansion of the Abraham Accords reveals a fundamental misunderstanding of how dramatically the Middle East has changed since the Gaza war and why old diplomatic formulas no longer work. Donald Trump has a habit of mistaking the décor of diplomacy for its substance. […]

Tutti gli incroci (geopolitici e commerciali) tra Italia e Usa

8 June 2026 at 11:03

Dal 15 al 17 giugno 2026, Giorgia Meloni sarà al G7 che si svolgerà a Évian-les-Bains, in Francia alla presenza dei capi di Stato e di governo di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. La Francia detiene la presidenza del gruppo fino al 2026. Donald Trump ha dichiarato che parteciperà al vertice, per questa ragione Emmanuel Macron potrebbe far precedere il G7 da un bilaterale con il presidente americano, si parla o di una cena a Versailles o di una partita a golf. Sul tavolo ci saranno vari dossier, tutti complicati e per certi versi interconnessi: lo stallo nella guerra in Iran, l’accusa americana agli alleati della Nato di averlo deluso in Medio Oriente, le relazioni con Canada e Giappone da calibrare, il caso Ucraina.

Verso il G7: i temi in agenda

Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato invitato dalla Francia al vertice del G7, ma non si sa se sarà presente e soprattutto non si sa come potrà reagire Trump. Un altro fronte delicato è quello relativo ai dazi che si mescolerà verosimilmente con l’intelligenza artificiale e con le catene di approvvigionamento di minerali critici. Sul primo punto il presidente ha detto agli amministratori delegati delle aziende tecnologiche che gli Stati Uniti potrebbero acquisire una piccola quota di proprietà nei giganti dell’intelligenza artificiale, “in modo che il popolo americano possa beneficiare dei vantaggi derivanti dalla crescita di quelle che diventeranno aziende da mille miliardi di dollari”. Sul secondo, è ormai chiaro che Ue e Stati Uniti dipendono quasi interamente dalla Cina per l’approvvigionamento della maggior parte dei minerali utilizzati nelle loro catene di produzione per la difesa: una criticità su cui il G7 dovrà dare risposte. Sul punto si segnala l’iniziativa di India e Regno Unito che hanno lanciato l’Osservatorio globale sulla catena di approvvigionamento dei minerali critici per migliorare la cooperazione e la condivisione tecnologica.

Crosetto a Washington

Il ministro della Difesa Guido Crosetto avrà un vertice bilaterale con il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, il 15 giugno. Un’occasione per ragionare sulla gestione delle spese per gli armamenti, sulla crisi in Ucraina e sull’utilizzo delle basi americane in Italia. Intervistato pochi giorni fa dal New York Times, ha fornito un’anticipazione delle questioni più importanti, con in cima l’idea di un patto, accanto alla Nato, a guida europea, senza gli Usa. Si rende necessario “costruire un’Europa continentale della difesa”, ha detto. Per cui il suo viaggio negli Stati Uniti abbraccia il rilancio della proposta italiana per il nuovo disegno della difesa europea, nel solco della convinzione che è alla base delle policies di Palazzo Chigi, ovvero implementare il pilastro europeo dell’alleanza senza far regredire di un millimetro il legame transatlantico. Tutti temi che, di fatto, anticipano il Nato Summit in programma nel luglio prossimo ad Ankara.

Di nuovo Tajani-Rubio

La missione di Crosetto a Washington precederà di pochi giorni l’Italy-Us Business, Investment, Science and Innovation Forum in programma a Miami il 22 giugno a cui parteciperà il ministro degli esteri Tajani. In Florida ci sarà anche intervento del segretario di Stato Marco Rubio, che celebrerà la robustezza commerciale dei rapporti bilaterali fra Italia e Stati Uniti. Ad aprile 2026 l’export italiano extra Ue ha fatto registrare un corposo balzo in avanti, verso paesi come Usa, Cina e Mercosur: la crescita è dell’11,3% su base annua. Le vendite verso gli Stati Uniti segnano un +12,1%. Il mercato a stelle e strisce rimane il primo saldo commerciale positivo per l’Italia grazie ad un avanzo di 2,832 miliardi di euro ad aprile.

Quattro le aree tematiche del meeting di Miami: tecnologie di frontiera per il futuro come IA, quantistica, cybersecurity, energia e spazio; industria avanzata, ovvero automazione, robotica industriale, agritech, medicale e biotecnologie; mobilità e infrastrutture resilienti come energia; trasporto aereo, marittimo e terrestre; creatività e lifestyle, ovvero agroalimentare, design&arredo, moda, cultura e sport. Tra l’altro il mercato statunitense è parte integrante del Piano d’Azione per l’Export varato dalla Farnesina tra i mercati maturi ad alto potenziale, nella consapevolezza che i rapporti economici con gli Stati Uniti sono improntati ad una forte integrazione commerciale, industriale e tecnologica.

Maeve ed Estasi americana: così la penna disturbante di CJ Leede racconta il crollo dell’Occidente

8 June 2026 at 06:35

C’è un’America che non finisce mai di morire, che continua a ballare sui propri resti con una ferocia che toglie il fiato. È l’America delle luci chimiche, dei centri commerciali eretti come cattedrali del nulla e delle villette a schiera dove il perbenismo nasconde abissi di repressione. In questo panorama di macerie morali e sogni andati a male, la casa editrice Mercurio ha calato un asso che scotta: CJ Leede. Con la complicità di una traduzione impeccabile e vibrante firmata da Gaja Cenciarelli, arrivano sugli scaffali italiani Maeve ed Estasi americana, due romanzi che non chiedono permesso, ma entrano in casa vostra a calci, pronti a fare a pezzi ogni residuo di pudore borghese.

Partiamo da Maeve. A Los Angeles la finzione è l’unica moneta che circoli davvero. Maeve, la protagonista, lavora in un parco divertimenti: è la Regina di Ghiaccio, l’idolo dei bambini. Ma sotto il costume batte il cuore di una predatrice che di notte scivola lungo la Sunset Strip su una Mustang rosa del ’67. Il dispositivo narrativo è chiaro: il contrasto tra l’innocenza del ruolo pubblico e la scia di distruzione privata. Qui Leede gioca con il luogo comune della Città degli Angeli – il neon, i cocktail bar, la vacuità dei Red Carpet – e lo fa con una consapevolezza tale che il cliché smette di essere noioso per diventare un’arma affilata.

Maeve non è una vittima delle circostanze, né una final girl che attende il suo turno per piangere. È una forza della natura, un vertice di distruzione che venera il corpo malato della nonna Tallulah come un feticcio pagano. Il libro è stato giustamente definito un American Psycho contemporaneo al femminile. Ed è qui che arriva la nota dolente, ma necessaria: se la prima parte del romanzo è un’allucinazione magnetica, la seconda perde un po’ di mordente. Leede si appoggia troppo pesantemente alle lezioni di Bret Easton Ellis. La celebre scena della tortura col topo, presa di peso dal capolavoro di Ellis, sa di già visto e rischia di trasformare l’omaggio in scopiazzatura.

Eppure, nonostante queste incertezze da esordiente e un finale meno incisivo di quanto ci si aspetterebbe, Maeve resta un pugno nello stomaco formidabile, un’indagine sporca sul desiderio che non conosce confini.

Ma è con Estasi americana che Leede compie il vero salto nel buio, spostando il baricentro dal glamour marcio di Hollywood al cuore nero del Midwest. Qui l’autrice immagina una variante virale che trasforma gli infetti in macchine carnali, travolti da una psicosi sessuale che dissolve ogni freno inibitore. Al centro della tempesta c’è Sophie Allen, sedici anni, cresciuta in una prigione di fanatismo cattolico e sensi di colpa.

Se Maeve era un noir psicotropo, Estasi americana è un horror sociologico di rara potenza. Il virus non è che l’innesco per far esplodere le contraddizioni di una società che ha trasformato il corpo femminile in un campo di battaglia politico e religioso. Mentre il Paese brucia e gruppi estremisti cavalcano il caos in nome di un Dio crudele, Sophie intraprende un viaggio di formazione che è anche un esorcismo contro la vergogna. Qui il desiderio non è più peccato, ma l’unica via di fuga verso una libertà che somiglia a un incubo, ma che almeno è vera.

Leede ha il merito di non distogliere mai lo sguardo. Racconta la violenza, la lussuria e l’individualismo di un’America tribale con una prosa che non concede sconti. La cura di Gaja Cenciarelli nella resa italiana restituisce perfettamente la sporcizia e la poesia di questi testi, mantenendo intatta quella sensazione di vertigine infuocata che attraversa entrambi i volumi.

Leggere CJ Leede è un’esperienza disturbante. Ti costringe a guardare nell’abisso delle tue pulsioni più spaventose, ricordandoti che la civiltà è solo una sottile pellicola pronta a lacerarsi al primo morso. Non sono letture per tutti: c’è tortura, c’è violenza sessuale, c’è un nichilismo che non offre redenzione facile. Ma se cercate una voce che sappia raccontare il crollo dell’Occidente con la stessa lucidità di un chirurgo che opera senza anestesia, allora questi sono i libri che stavate aspettando.

Un debutto e una conferma che ci consegnano una delle autrici più estreme e necessarie degli ultimi anni. Benvenuti nel bellissimo incubo di CJ Leede. Fatevi del male, ne varrà la pena.

L'articolo Maeve ed Estasi americana: così la penna disturbante di CJ Leede racconta il crollo dell’Occidente proviene da Il Fatto Quotidiano.

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