O presidente norte-americano, Donald Trump, saiu a meio de uma entrevista durante o programa Meet the Press, na NBC, após ter feito alegações falsas de que a eleição presidencial de 2020 foi fraudulenta.
Durante a entrevista, realizada na passada sexta-feira, 5, Trump afirmou que a eleição para governador da Califórnia foi fraudulenta, e fez falsas alegações sobre fraude nas eleições de 2020, segundo o jornal “The Guardian”.
Trump afirmou que passados quatro dias “ainda nem começaram a contar os votos”, algo, que segundo a jornalista, é comum no processo eleitoral da Califórnia. As sondagens preveem uma disputa cerrada entre o candidato democrata e o republicano neste estado norte-americano.
O presidente norte-americano afirmou ainda que todos são corruptos, incluindo a jornalista e a sua estação de televisão.
Quando se tentou defender e fazer outras questões ao presidente, Trump referiu que ou a jornalista era “estúpida ou corrupta. Cai direitinho na armadilha deles com essa palhaçada. Sabe que as eleições são fraudulentas. A sua emissora sabe disso”.
Trump aproveitou ainda para fazer alegações sobre as eleições presidenciais de 2020, e quando a jornalista tentou fazer novas perguntas o presidente deu a entrevista por terminada.
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Trump-Netanyahu, cresce la tensione. Morelli: “Israele non vuole fermare la guerra”
Mentre il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran mostra già i primi segnali di cedimento, crescono le tensioni tra Washington e Tel Aviv. Le indiscrezioni sulle dure parole rivolte da Donald Trump a Benjamin Netanyahu dopo i nuovi attacchi israeliani contro obiettivi iraniani alimentano infatti i dubbi sulla tenuta del rapporto tra i due storici alleati e sul futuro dei negoziati che gli Stati Uniti stanno cercando di portare avanti con Teheran.
La posta in gioco, però, va ben oltre il conflitto tra Israele e Iran. Sullo sfondo ci sono il controllo dello Stretto di Hormuz, gli equilibri energetici globali e le priorità strategiche di Washington, sempre più concentrate sul contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico. In questo scenario si moltiplicano gli interrogativi: Israele sta sabotando il dialogo tra Stati Uniti e Iran? La tregua ha ancora possibilità di reggere oppure è destinata a trasformarsi in una lunga guerra di logoramento? E quanto è profonda la distanza che si sta creando tra Trump e Netanyahu?
A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani spiega: “Gli Stati Uniti vorrebbero disimpegnarsi da questo scenario, mentre Israele ritiene che il conflitto debba proseguire fino a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente”.
Trump ha detto a Netanyahu di non attaccare. Poche ore dopo Israele ha colpito l’Iran. È la prova che la tregua è già saltata o che Netanyahu non segue più Washington? Stiamo assistendo alla più grave frattura tra Stati Uniti e Israele degli ultimi anni? Israele sta sabotando il negoziato americano con l’Iran?
“Le dure parole rivolte dal presidente americano Donald Trump al premier Benjamin Netanyahu evidenziano una profonda divergenza tra Washington e Tel Aviv. Gli Stati Uniti si sono ritrovati coinvolti nel conflitto con l’Iran a seguito dell’offensiva israeliana, ma la guerra ha mostrato i limiti dell’asse israelo-statunitense. L’obiettivo di indebolire in modo decisivo Teheran e il suo programma nucleare si è infatti trasformato in una guerra di logoramento con pesanti ripercussioni energetiche e finanziarie a livello globale.
Gli Stati Uniti vorrebbero ora disimpegnarsi da questo scenario, mentre Israele ritiene che il conflitto debba proseguire fino a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente, consolidando la propria supremazia tecnologica e militare nella regione. Nonostante la storica alleanza strategica, l’attuale amministrazione americana considera il Medio Oriente un teatro da cui sganciarsi il prima possibile.
Negli apparati strategici statunitensi è diffusa la percezione che Israele abbia trascinato Washington in una guerra che non rientrava nelle priorità americane. Se i cosiddetti sionisti cristiani presenti nell’orbita trumpiana spingono per proseguire il confronto, il Pentagono è consapevole che un conflitto prolungato rischia di distogliere risorse e attenzione da aree considerate molto più strategiche, come l’Indo-Pacifico e il contenimento dell’ascesa della Cina.
In questo senso resta attuale una celebre frase di Moshe Dayan: ‘I nostri amici americani ci danno sempre molti soldi, armi e consigli. Noi di solito accettiamo i soldi e le armi, ma rifiutiamo i consigli'”.
Se Israele continua a colpire e l’Iran continua a rispondere, il cessate il fuoco è già morto oppure esiste ancora una via d’uscita diplomatica?
“Una via diplomatica continua a esistere soprattutto nel rapporto tra Stati Uniti e Iran. Washington punta a uscire da questa situazione di stallo cercando però di preservare un equilibrio strategico attorno allo Stretto di Hormuz, che rappresenta il vero nodo della contesa.
L’Iran, invece, esce da questa fase con una leadership interna rafforzata. L’offensiva israelo-statunitense ha consolidato le componenti più oltranziste del regime, che oggi si sentono in una posizione di maggiore forza negoziale. Teheran mira a riaffermare la propria influenza sullo Stretto di Hormuz, sfruttando una crisi energetica globale che, paradossalmente, ha finito per aumentare il proprio peso strategico.
Israele, al contrario, sta cercando di ostacolare qualsiasi percorso negoziale tra Washington e Teheran. Per il governo israeliano questa viene percepita come una guerra decisiva, capace di ridefinire gli assetti regionali. Da qui la volontà di mantenere alta la pressione militare e di impedire un’intesa tra Stati Uniti e Iran.
Per questo motivo ritengo molto difficile arrivare a una tregua complessiva. Potrebbe emergere una forma di distensione tra Washington e Teheran, ma appare assai più complicato immaginare una vera pace tra Iran e Israele. L’antagonismo tra i due Paesi resta infatti uno dei principali motori geopolitici delle tensioni che attraversano il Medio Oriente contemporaneo”.
Mps, Rinaldi: “Dietro l’Opas non c’è solo una logica industriale”
Mentre il risiko bancario italiano entra in una nuova fase e le grandi manovre della finanza ridisegnano gli equilibri del settore, l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps si candida a diventare una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di una partita tra istituti di credito: sul tavolo ci sono asset strategici, rapporti di forza tra i principali gruppi finanziari del Paese e il futuro assetto del sistema bancario nazionale.
Dopo il lungo percorso di risanamento che ha riportato Monte dei Paschi di Siena al centro dell’interesse del mercato, l’operazione apre interrogativi cruciali. Siamo di fronte a una mossa destinata a rafforzare la competitività del settore o a una partita che va ben oltre la logica industriale? E chi potrebbe trarre i maggiori benefici da un eventuale successo dell’operazione?
A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex europarlamentare della Lega, che ad Affaritaliani analizza le implicazioni economiche, finanziarie e strategiche dell’Opas, tra opportunità, rischi e nuovi equilibri di potere: “Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.
L’Opas di Intesa su Mps è una mossa geniale o un’operazione più complessa e rischiosa di quanto appaia?
“Probabilmente entrambe le cose. L’operazione presenta indubbiamente elementi di notevole sofisticazione strategica. Intesa Sanpaolo non sta semplicemente tentando di acquisire una banca commerciale: sta cercando di incorporare un gruppo che, attraverso Mediobanca e la partecipazione in Generali, occupa una posizione centrale negli equilibri della finanza italiana. Sotto questo profilo, l’operazione appare particolarmente ambiziosa.
Tuttavia, proprio l’ampiezza degli obiettivi rende l’operazione estremamente complessa. Non si tratta infatti di una normale acquisizione bancaria, ma di una manovra che coinvolge molteplici centri di potere economico e richiede il via libera di numerose autorità nazionali ed europee. Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.
Dopo anni di salvataggi pubblici, Mps è diventata improvvisamente la preda più ambita del sistema bancario italiano. Che cosa è cambiato davvero?
“È cambiata soprattutto la natura dell’asset. Per lungo tempo Monte dei Paschi di Siena è stata percepita come una criticità del sistema bancario. Oggi il quadro è radicalmente diverso. La banca è stata risanata, ricapitalizzata e riportata a livelli di redditività che la rendono nuovamente contendibile.
Ma il vero cambiamento non riguarda soltanto i conti economici. Ciò che rende oggi Mps particolarmente appetibile è la sua collocazione strategica nel sistema finanziario. Con l’integrazione prevista di Mediobanca, Mps non rappresenta più soltanto una rete bancaria tradizionale. Diventa una piattaforma capace di offrire accesso a segmenti ad elevato valore aggiunto quali l’investment banking, il wealth management e, indirettamente, gli equilibri azionari che ruotano attorno a Generali”.
Dietro questa operazione vede soprattutto una logica industriale o una partita di potere tra i grandi gruppi della finanza italiana?
“La risposta più plausibile è che le due dimensioni siano inseparabili. La logica industriale esiste ed è concreta. Le sinergie dichiarate da Intesa riguardano l’integrazione delle reti distributive, le economie di scala, la razionalizzazione tecnologica, il rafforzamento nel risparmio gestito e l’espansione nelle attività di corporate e investment banking.
Tuttavia sarebbe ingenuo ritenere che l’operazione si esaurisca in una semplice valutazione industriale. Quando una transazione coinvolge soggetti come Mediobanca, Generali, Delfin, Caltagirone, Unipol e lo stesso Ministero dell’Economia, il tema della governance e degli equilibri di potere diventa inevitabilmente centrale”.
Se l’operazione andasse in porto, chi sarebbe il vero vincitore: Intesa, Unipol, il governo o gli azionisti di Mps?
“A oggi il candidato più credibile a rivestire il ruolo di principale vincitore strategico è Intesa Sanpaolo. Se l’operazione dovesse essere completata secondo l’impianto attualmente delineato, Intesa rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione nel mercato italiano e aumenterebbe il proprio peso competitivo a livello europeo. Anche Unipol potrebbe emergere tra i principali beneficiari dell’operazione. Il governo potrebbe rivendicare un risultato politico di rilievo.
Quanto agli azionisti di Mps, il giudizio richiede maggiore prudenza. L’offerta incorpora un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, ma il beneficio effettivo dipenderà dall’evoluzione dell’operazione e dalle condizioni definitive con cui verrà eventualmente realizzata. Per questo motivo non è ancora possibile individuare con certezza il vincitore finale della partita. Attendiamo gli sviluppi prima di formulare valutazioni definitive”.
(Agenzia Vista) Washington, 08 giugno 2026
La Casa Bianca ha annunciato un evento UFC in programma tra una settimana sul prato della residenza presidenziale. Nel video promozionale diffuso dall’account ufficiale, il presidente Trump appare tra i tifosi, mentre vengono mostrati preparativi per l’allestimento di un ottagono sul South Lawn, fighter nell’Oval Office e migliaia di spettatori previsti, inclusi militari.
Courtesy: Casa Bianca
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
A Junta de Freguesia de Boliqueime promove mais uma edição do “SUN7 Mar à Vista” , um evento de cariz solidário que terá lugar no dia 9 de junho, a partir das 19h00, no adro da Igreja de São Faustino.
A iniciativa tem como objetivo a angariação de fundos, sendo que a totalidade do valor arrecadado será destinada aos tratamentos do Martim, uma criança diagnosticada com Paralisia Cerebral – Tetraparésia Distónica. Cada bloco de tratamento intensivo, realizado em clínicas especializadas, representa um custo médio de 7.800,00€, sendo este acompanhamento clínico fundamental para o desenvolvimento da sua autonomia e melhoria da qualidade de vida.
O programa do evento alia a vertente social à dinamização cultural da região, oferecendo aos participantes uma vista panorâmica num ambiente que contará com a atuação do DJ Canhoto, além da colaboração da View Activities. Estará também disponível um serviço de bebidas, cocktails e tapas.
O “SUN7 Mar à Vista” é organizado pela Junta de Freguesia de Boliqueime , contando com o apoio da Câmara Municipal de Loulé e com a colaboração da Paróquia de São Sebastião de Boliqueime.