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British Council Italia: nuovo sciopero il 4 giugno a Roma contro i maxi licenziamenti. Arriva il sostegno dai sindacati inglesi

5 June 2026 at 17:28

I dipendenti del British Council Italia scioperano ancora. La Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil ha confermato che il 4 giugno i lavoratori e le lavoratrici dell’istituto incroceranno le braccia con una manifestazione a Roma, in piazza SS. Apostoli, dalle ore 14.00. Il presidio segue quello del 21 maggio che ha coinvolto la Capitale, ma anche Milano e Napoli dopo lo sciopero indetto sempre da Flc Cgil contro l’annuncio di una maxi taglio dell’organico nelle sedi italiane. Una scelta che il sindacato definisce “una scelta politica mascherata da crisi industriale”.

“La mobilitazione è la risposta alla volontà di smantellare l’83% dell’organico attraverso un licenziamento collettivo che minaccia ben 108 lavoratrici e lavoratori sui 130 operativi in Italia. Procedura che azzererebbe, di fatto, la storica presenza dell’ente culturale britannico nel nostro Paese”, fa sapere il sindacato. L’11 maggio l’azienda ha infatti inviato alle rappresentanze sindacali una comunicazione formale in cui si annunciava l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo. La decisione è stata presa a causa della dura crisi finanziare che dopo il Covid ha colpito l’organizzazione. L’ente ha un deficit di finanziamento e non riesce a colmare il rimborso di un prestito di 197 milioni di sterline concesso dal governo di Londra. La soluzione a questi problemi ha però colpito le sedi italiane.

“Le rappresentanze sindacali aziendali e la Flc Cgil respingono con fermezza l’atteggiamento rigido e speculativo della dirigenza, che continua a trincerarsi dietro la scusa di una finta ‘crisi aziendale’ per avallare una decisione puramente politica del Governo di Londra, calpestando così i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e tradendo l’Accordo Culturale bilaterale tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1951″, spiega il sindacato. “Chiederemo ai Ministeri degli Esteri, della Cultura e del Lavoro di adoperarsi affinché il Governo italiano intervenga prontamente a difesa dei posti di lavoro e della dignità del nostro Paese, intimando al Governo inglese il rispetto dei trattati internazionali. I posti di lavoro non si toccano e il British Council non si cancella”, conclude. Flc Cgil fa riferimento a un accordo tra Londra e Roma del 1951, anno di nascita dell’ente, volto a promuovere lo scambio culturale e in materia di educazione fra i due Paesi.

Anche dai sindacati di oltre Manica è arrivata solidarietà per lo sciopero. L’University and College Union (UCU), il principale sindacato britannico dell’università e dell’istruzione superiore, ha inviato una lettera a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del British Council a firma della Segretaria generale Jo Grady. La UCU sottolinea anche le pesanti conseguenze che tale decisione avrebbe non solo per il personale coinvolto e le loro famiglie, ma anche per gli studenti e per i consolidati rapporti culturali ed educativi tra Italia e Regno Unito. L’iniziativa del sindaco britannico nasce da una mozione votata il 29 maggio nel loro congresso e ha a impegnato l’organizzazione a sostenere concretamente la vertenza, a sensibilizzare il Parlamento britannico e a promuovere iniziative di solidarietà all’interno del movimento sindacale del Regno Unito.

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I mezzi pesanti visti al Circo Massimo? Come non si dovrebbe utilizzare un monumento

5 June 2026 at 17:17

Le immagini dei mezzi pesanti parcheggiati all’interno del Circo Massimo, a Roma, hanno fatto il giro del web. Immagini diffuse dai residenti delle aree circostanti e finite su Adnkronos. Ma lo spettacolo goduto anche dai tanti romani di passaggio, come dai molti turisti che visitano la Città.

(Adnkronos) – A pochi giorni dal concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo, esplode la protesta dei residenti dell’Aventino. I comitati di quartiere denunciano che l’area storica è stata trasformata in un maxi parcheggio per tir, des #Cronaca #TopNewhttps://t.co/k4ttpXx0FP

— Notiziaok (@notiziaok) June 3, 2026

E’ in preparazione il concerto del 6 e del 7 giugno di Cremonini. Ma in realtà, accade frequentemente che il Circo Massimo venga trasformato. Anzi, stravolto. Per concerti, appunto. Come quelli che terranno a luglio Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato, Patti Smith e poi a settembre Jovanotti e Mobrici. Ma anche lirica e danza, cinema e spettacoli-lezioni. Perfino l’equitazione, grazie al Longines Global Champions Tour, il circuito internazionale di salto a ostacoli soprannominato la “Formula 1 dell’equitazione”. Un villaggio globale per la prevenzione, nell’ambito della Race for the Cure, la più grande maratona al mondo per la lotta ai tumori del seno. Con l’aggiunta di kermesse politiche.

Da un paio di anni si è provveduto a stabilizzare il fondo dell’invaso, così da renderlo pianeggiante e non più soggetto a piccoli allagamenti, in alcune porzioni. Una scelta motivata dagli eventi che vi si svolgono. Esclusivamente dalla possibilità che le strutture mobili che di volta in volta sono necessarie, possano realizzarsi con minori difficoltà. In compenso passeggiarvi è sempre possibile, ma forse un po’ meno suggestivo. Invece è ormai impossibile tirare due calci al pallone. Magari organizzare una partitella tra amici. Con lo stabilizzante è più che evidente che risulti impossibile.

Il Circo Massimo rappresenta un luogo di cultura, evidentemente. Per decenni utilizzato dai romani. Tutti, indistintamente. A differenza di quel che accade da anni. Ed è un peccato. Oltre che una discutibile sottrazione. Alla città, prima di tutto. Senza contare la questione della discutibile scelta di utilizzare un monumento, come si trattasse di una fiera. Di fare di una struttura antica uno spazio per tutte le occasioni. Non è snobismo archeologico. E neppure eliteratismo culturale. Piuttosto l’osservazione di politiche culturali dettate troppo spesso dal profitto. Piuttosto la consapevolezza che a dispetto di sindaci e sovraintendenti, ministri della Cultura e Presidenti del consiglio, sia diventata opinione comune che i Beni culturali siano petrolio. Da consumare. Anzi da s(vendere). A Roma, come in qualsiasi angolo d’Italia.

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L’ingresso col passamontagna, poi la miccia esplosiva: sette arresti a Foggia per gli assalti agli sportelli bancomat – Video

5 June 2026 at 17:12

I carabinieri di Foggia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di sette indagati accusati di assalti con esplosivo ai danni di sportelli bancomat di alcuni istituti bancari.

Gli arrestati hanno tra i 20 e i 51 anni e sono indagati per furto aggravato dall’utilizzo di materiale esplosivo ai danni di sportelli Atm, violazione della legge sulle armi, ricettazione e riciclaggio. L’accusa è di aver compiuto due assalti nelle province di Pistoia e Avellino. Complessivamente gli indagati sono 18, tutti originari della provincia di Foggia.

Le indagini – spiegano gli investigatori dell’Arma – costituiscono la prosecuzione della operazione che lo scorso 26 gennaio ha già consentito di sottoporre a fermo 5 indagati dediti ad assalti a sportelli Atm compiuti in provincia di Foggia e in altre località del territorio nazionale.

Il modus operandi della compagine criminale prevedeva l’impiego di autovetture di grossa cilindrata (provento di furto oppure noleggiate a Cerignola) e l’utilizzo, durante gli assalti, della ‘marmotta‘, un ordigno artigianale ad elevato potere esplosivo che inserito nelle bocchette degli sportelli bancomat o postamat, a causa della forte detonazione, consente l’apertura delle casseforti contenenti denaro, e provoca il danneggiamento delle strutture. L’organizzazione avrebbe beneficiato di specifiche professionalità criminali con ruoli ben definiti: autisti, vedette, staffettisti.

I due assalti contestati nel provvedimento cautelare sono stati compiuti nei mesi di gennaio e marzo 2026, rispettivamente in Toscana, a Quarrata (provincia di Pistoia), e in Campania, a Vallata (provincia di Avellino), per un bottino complessivo stimato in circa 30.000 euro.

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“Senza biglietto non puoi salire”: ragazzino di 11 anni lasciato a piedi dal bus perché ha dimenticato l’abbonamento

5 June 2026 at 13:27

“Senza biglietto non puoi salire“: un ragazzino di 11 anni è stato lasciato a piedi dall’autista di un autobus, reo di aver lasciato a casa l’abbonamento. È successo nella tratta da Luserna San Giovanni, dove il ragazzino frequenta la prima media, a Torre Pellice, dove abita. L’11enne doveva rientrare a casa da scuola, ma l’autista, nonostante le giustificazioni, è stato categorico. Lo racconta l’edizione torinese de La Stampa.

“Mi scusi questa mattina mi sono scordato di prendere l’abbonamento sono uscito di corsa”, avrebbe detto lo studente all’autista che, però, gli avrebbe risposto negativamente: “Senza biglietto non puoi salire”. A quel punto il ragazzino ha cercato di farsi riconoscere, frequentando la tratta tutti i giorni, ma il conducente è rimasto della sua idea: non farlo salire. Il bus della linea 901, Pinerolo-Bobbio Pellice, che alle 14.05 si ferma in piazza del municipio a Luserna San Giovanni, è ripartito.

Così lo studente è tornato a casa a piedi, con lo zaino, percorrendo due chilometri e mezzo. “Ho provato ad avvertire mia madre che era al lavoro – ha raccontato – ma mi sono accorto che non avevo più credito sul telefono: potevo solo ricevere chiamate, non farle”.

La società di trasporti Arriva, riporta ancora La Stampa, ha fatto sapere che sono in corso “verifiche interne” per accertare cosa è accaduto.

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Guadagna su OnlyFans oltre 270mila ma non li dichiara e incassa anche la Naspi: creator denunciata a Rovigo, rischia fino a 3 anni

5 June 2026 at 12:52

Ha fatturato, senza dichiararli, oltre 270mila euro vendendo contenuti per adulti su OnlyFans ma, contemporaneamente, ha anche incassato l’indennità di disoccupazione, la Naspi, per circa 16mila euro e ora rischia fino a tre anni di carcere. È quanto avvenuto a una “influencer” della provincia di Rovigo, scoperta dalla Guardia di finanza.

La giovane, tra il 2021 e il 2023, avrebbe evaso le tasse senza dichiarare i proventi derivanti dagli abbonamenti pagati dai propri follower sulla piattaforma. Così i militari hanno contestato le violazioni in materia di imposte dirette e Iva, contestando anche la “tassa etica”, ossia l’addizionale introdotta nel 2006 che prevede un aumento del 25% delle imposte sui redditi per chi produce, distribuisce o vende materiale pornografico. Così è stato possibile recuperare 120mila euro, con la presentazione tardiva della dichiarazione dei redditi.

Ma non solo. Tramite gli accertamenti, i militari hanno anche accertato che mentre lavorava sulla piattaforma, incassando soldi “in nero”, la ragazza riceveva anche l’indennità di disoccupazione, cioè la Naspi, per un valore di circa 16mila euro. Per questo la content creator è stata denunciata per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre alla revoca del beneficio e la restituzione delle somme già percepite.

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Neonata rimasta invalida totale dopo il parto: l’ospedale Maggiore di Bologna dovrà pagare 700mila euro alla famiglia dopo 10 anni

5 June 2026 at 11:56

L’ospedale Maggiore di Bologna dovrà pagare 700mila euro di danni a una famiglia per un parto avvenuto 10 anni fa, il 5 novembre 2016. La giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, come riporta il Corriere della Sera infatti, ha dato ragione ai legali dei genitori della piccola che considerano l’ospedale responsabile dell’invalidità totale della bambina, nata dopo un parto difficile.

Già durante il travaglio infatti si era verificata una grave sofferenza fetale, i professionisti sanitari avevano comunque deciso di procedere con un parto naturale indotto con “distocia di spalla”, una emergenza ostetrica in cui, dopo l’uscita della testa, una o entrambe le spalle del bambino rimangono incastrate all’interno del bacino materno.

Durante il parto la bimba aveva subito quindi una importante “sofferenza anossico-ischemica” che, stando al resoconto processuale, poteva essere evitata con un taglio cesareo. Scelte mediche che, secondo la famiglia e la giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, Paola Matteucci, hanno portato all’invalidità con tanto di indennità e accompagnamento da parte dell’Inps.

Per arrivare però alla fine del procedimento ci sono voluti anni. La vicenda, infatti, va avanti dal 2019 quando il legale dei genitori della piccola inoltra all’ospedale di Bologna una richiesta di risarcimento danni per presunte responsabilità mediche dei sanitari. Il 30 settembre 2020, ricostruisce il quotidiano di via Solferino, il Comitato di valutazione sinistri dell’ospedale decide di inviare il fascicolo al Nucleo regionale per acquisire un parere. Parere che arriva a novembre 2020: il Nucleo regionale di valutazione autorizza l’ospedale ad avviare le trattative stragiudiziali per definire il valore economico dell’incidente.

Poco dopo, a dicembre 2020, l’ospedale autorizza le trattative per risolvere “bonariamente” il sinistro a un costo di circa 687mila euro. La battaglia però non finisce. È il 2022 quando i genitori formulano una proposta transattiva per definire la vertenza a saldo e stralcio a fronte di una somma di circa 700mila euro, assicurando di voler rinunciare a intraprendere azioni in sede civile, penale e amministrativa. L’ospedale accetta ma la procedura subisce uno stop: sempre nel 2022 infatti c’è un primo passaggio davanti al giudice tutelare che però nega il consenso, poi arrivato in un secondo passaggio del 2025. Nel frattempo però l’ospedale aveva revocato la proposta transattiva.

Un gesto che, secondo i giudici, non era consentito, visto che attraverso lo “scambio di proposta e accettazione scritta” si era già “costituito un vincolo contrattuale”. Così ora l’ospedale Maggiore dovrà risarcire la famiglia.

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Zurigo, morti sospette dei pazienti di cardiochirurgia: la Procura indaga per omicidio colposo, lesioni e falsificazione di documenti

5 June 2026 at 07:10

Quattro pm con competenze mediche. Tutti dedicati al caso. La Procura del Cantone di Zurigo ha reso noto di aver avviato un’indagine penale – al momento non risultano ancora indagati – sul caso delle morti sospette nel reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale Universitario di Zurigo. All’epoca dei fatti guidato dal professor Francesco Maisano, oggi al San Raffaele di Milano.

La vicenda penale prende le mosse dal dossier di 216 pagine commissionato dalla stessa Università di Zurigo a un gruppo di esperti indipendenti (il Fatto Quotidiano ne ha dato ampiamente conto). Il documento parla di “un eccesso di mortalità pari a 68-74 decessi nel reparto di cardiochirurgia tra il 2016 e il 2020″. “Undici decessi classificati come ‘inattesi’ su 307 esaminati” nel dettaglio.

Al centro del caso, tra l’altro, l’utilizzo di un presidio medico innovativo utilizzato per curare i disturbi delle valvole cardiache. Un dispositivo – prodotto da una società in cui Maisano ha ricoperto il ruolo di chief medical officer – che non viene più utilizzato. L’ipotesi ora al vaglio della Procura è che il dispositivo possa essere stato utilizzato quando non era necessario. Una vicenda nata dalle ripetute denunce di uno whistleblower, il dottor Andre Plass che oggi non lavora più nell’ospedale universitario.

L’Ospedale Universitario aveva fatto un mea culpa soprattutto nei confronti dei pazienti e delle famiglie. Aveva, però, puntato il dito verso la gestione Maisano e aveva annunciato, appunto, di aver passato gli atti alla Procura cantonale: “Le cause di questi incidenti risiedono principalmente nella nomina affrettata dell’allora primario del reparto di cardiochirurgia nel 2015, nella sua mancanza di capacità di leadership e nei preesistenti conflitti di interesse, ma anche nella gestione inadeguata del reparto stesso”. Ora il caso è approdato in Procura ed è stato aperto un fascicolo. Le autorità elvetiche hanno fatto sapere che sono state presentate tre denunce. Reati ipotizzati sono omicidio colposo, lesioni personali colpose gravi e falsificazione di documenti. Finora, va detto, si indaga a carico di ignoti.

La Procura ha anche fatto sapere che, oltre al lavoro dei pm specializzati in materia sanitaria e degli investigatori, intende avvalersi della consulenza di esperti del settore. Il Fatto ha ripetutamente cercato di contattare il professor Maisano per avere una sua versione dei fatti e un suo commento sulle dichiarazioni dell’Università di Zurigo. Maisano non ha parlato con il cronista, ma ha risposto con un comunicato scritto in cui respingeva ogni addebito: “Fui chiamato a Zurigo nel 2014 come primario in un reparto che richiedeva un profilo scientifico internazionale. Mi trovai, fin da subito, in un contesto difficile: ero un clinico italiano in un ambiente svizzero-tedesco, che non aveva mai accettato che un clinico italiano ricoprisse il ruolo di primario di una unità così importante. Le resistenze culturali e istituzionali che incontrai non erano banali incomprensioni: erano il frutto di dinamiche profonde, che rendevano arduo costruire un’équipe coesa attorno a una visione condivisa dell’innovazione clinica”.

Maisano prosegue: “Lo stesso rapporto prodotto dall’Università smentisce le accuse: la sovra-mortalità era attribuibile agli interventi chirurgici convenzionali (cioè a cuore aperto, ndr). Non alle procedure innovative (che arrivano al cuore attraverso le arterie, ndr). Non al Cardioband. Non alle tecniche transcatetere (cosiddette Tavi, ndr)”.

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