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“Ad Amici ho stretto fortissimo la mano a Maria De Filippi perché non ci credevo. Le accuse di omofobia a Riccardo Stimolo? Si è scusato, è buonissimo. C’è la guerra, ma siamo speranzosi”: parla Elena D’Elia

4 June 2026 at 15:26

Si intitola “Non è mica fantasia” il nuovo singolo di Elena D’Elia, finalista di “Amici di Maria De Filippi“. L’inedito dà il nome all’Ep, in uscita il 12 giugno nella versione fisica.

Com’è stato il post “Amici”?
Quando mi sveglio la mattina, mi guardo allo specchio e dico ‘Oddio! In che senso?’. Ancora sono un po’ incredula per tutto quello che ho vissuto. Mi porto tanto dietro i rapporti con tutte le persone che ho ‘coltivato’, ho accudito lì dentro. Mi porto tutte le forti emozioni, perché la bellezza di fare un percorso del genere ti fa vivere una quantità di emozioni folli e tante, concentrate.

Qual è il tuo ricordo più intenso?
Quando ho preso la maglia dorata della Finale. È stato proprio un lasciare scorrere le emozioni, tutto dopo aver scalato una montagna altissima. È stato bello guardarmi lì, in mezzo allo studio che tremava e che diventa tutto dorato mentre stringevo fortissimo la mano fortissima a Maria De Filippi per rendermi ancora più conto che stava succedendo davvero.

Un ricordo negativo?
Dopo aver vissuto queste esperienze così piene e forti, usciti fuori dalla scuola ‘rallenta’ tutto ed è straniante. A me piace sempre fare moltissime cose. Sono tornata a Firenze, ho ultimato il disco, ho avuto tempo per riflettere e per assorbire tutto.

Ci sei riuscita?
Non sono riuscita ad assorbire ancora tutto molto bene, ma penso che sia anche il bello di lasciare un po’ scorrere le emozioni e non metabolizzare tutto al 100%.

Cosa hai capito?
Sono incredula, ma consapevole del percorso fatto di crescita, della tanta voglia di fare che mi rimane sempre in corpo, da sempre da quando sono piccola.

Cosa ne pensi della vittoria di Lorenzo?
Sono felicissima perché è un fantastico artista. Molto giovane, ma anche tanto maturo anche per la sua età. Gli voglio tanto bene e gli auguro tutto il meglio, perché è tutto meritato. Ero affascinata da qualsiasi cantante o ballerino lì dentro perché erano mossi da tanta passione. Stare in mezzo alle ambizioni degli altri così è sempre stimolante. 
E io spero di non essere stata da meno.

Tra i brani di questo disco c’è “Non è mica fantasia” e tra gli autori di questo disco c’è Riccardo Stimolo. Come mai avete deciso di scrivere una canzone insieme?
Questo brano è nato assieme a Riccardo e Lorenzo ed è nato da una semplice domanda. A Riccardo voglio tanto bene e penso abbia anche una bellissima con una forte qualità interpretativa. Anche lui si merita veramente di raggiungere tutto quello che si è prefissato e tutto quello che si immagina dalla vita. Siamo stati compagni di squadra, uniti nelle vittorie e nelle sconfitte.

Riccardo è stato accusato di omofobia per alcune sue vecchie frasi. Come l’hai vissuta?
Non è come lo hanno descritto e penso che la vicenda sia tutta sbagliata.

Perché?
Ha ammesso i suoi errori, ha capito e posso confermare che è assolutamente lontano dall’idea di quello di cui è stato accusato. Ha vent’anni ed è mosso da tanta bontà. Ha tanto amore da dare e quindi mi viene da dire solo questo su di lui. A me, come a tutti i nostri compagni, non è mai stata sfiorata l’idea per un attimo che fosse omofobo. È una accusa che non lo rappresenta proprio e può confermarlo chiunque entra in contatto con lui e lo conosce un minimo. Sbagliamo tutti nella vita e l’importante è riconoscerlo e non rifare gli stessi errori.

Canti: “Siamo giovani, lasciateci stare, siamo fatti per immaginare”. Difficile farlo per il clima di guerre e di odio che ci circonda?
È proprio per questo che canto quei versi. È importante che ci sia spazio per sognare, per amare, per sbagliare, per rialzarsi, per vivere la vita proprio in questo periodo così buio. C’è anche tanto vuoto attorno…

Come mai?
Siamo un po’ figli della ‘tecnologia’ che ci apre però a mondi sconosciuti, di solitudine… Per questo, secondo me, dobbiamo sempre essere aperti ad esprimerci, lottando per avere un qualcosa da dire, di avere un qualcosa da sognare nonostante il contesto.

Pensi davvero che possa esserci un mondo migliore per voi?
La speranza è l’ultima a morire, si dice, fino a quando possiamo crediamo nel meglio, perché siamo noi che siamo al comando del nostro pensiero e quindi se possiamo farlo ben venga.

In “Wanda” dici: “Volevo interrogarmi, gli errori sono tanti”. Ne hai fatti già così tanti nonostante la tua giovane età?
Eh per miei vent’anni sono tanti (ride, ndr). In tanti momenti della mia vita avrei voluto reagire in maniera diversa. C’è stato un momento in cui ho rallentato tutto perché avevo vissuto delle delusioni e avevo sbagliato nel giudizio di determinate persone, il che mi ha portato a tutto questo, ad attutirmi un po’ nei confronti non della vita. Avrei voluto non sbagliare, ma in realtà no perché se non avessi mai sbagliato non sarei mai cresciuta. E quindi mi interrogo sugli errori che sì, sono tanti, ma poi ricomincio a vivere.

in “Lolita” parli di aspettare il karma. Ti riferisci a chi ti ha deluso?
Si dice’ non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te stesso’. Ci credo tanto perché se semini del male, tante volte è difficile raccogliere il bene.

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“Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli. Ho scartato Annalisa a Sanremo”: Amadeus torna dopo 2 anni. Fiorello scherza: “A settembre torni qui?”

4 June 2026 at 14:01

Giornata storica per Amadeus e la Rai. L’ex conduttore di punta di Rai Uno, ora in forze a Warner Bros. Discovery con qualche incursione ad “Amici di Maria De Filippi” su Canale 5, è tornato dopo due anni nell’azienda di Stato, grazie all’amico Fiorello. Lo showman siciliano, infatti, ha accolto a braccia aperte Amadeus durante la penultima puntata de “La Pennicanza”, in onda su Rai Radio2 oggi 4 giugno.

“Amadeus non so se arriva, ogni volta che viene si lamenta del traffico”, sono le prima parole di Fiorello ad apertura di puntata. Ma poi manda in onda il filmato dell’arrivo di Amadeus in guardiola in Via Asiago, dove deve consegnare i documenti prima di entrare. Ma c’è qualche intoppo tecnico di troppo. Così Fiorello decide di raggiungere l’amico che si presenta con un “pass giornaliero valido fino alle 14:30”, ossia fino al termine de “La Pennicanza”.

L’inizio è esplosivo con Amadeus che canta in playback il singolo “Saltellare”, inciso dal conduttore insieme a “I Ragazzi Della Curva” nel 1991. Fiorello rivela: “L’ho cantato io un pezzo, mentre lui (Amadeus, ndr) intascava i soldi del diritto d’autore”.

Momento di commozione per Amadeus, al termine della clip che riassume i cinque anni del Festival di Sanremo da lui diretti e condotti, assieme all’amico di sempre. Fiorello chiede al suo ospite: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. La risposta: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni”. Sempre a proposito di Sanremo Amadeus ripercorre con il conduttore del programma radiofonico i cantanti che sono stati scartati.

“Benji e Fede non li ho mai scartati – ha affermato -. Aspetta dicono due volte sono scartati due volte? Poi Massimo Ranieri non è stato mai scartato . Annalisa il primo anno (il brano era “Bellissima”, ndr). Emma mai scartata. Ma tieni presente che io ascoltavo le canzoni, quindi cercavo di prendere canzoni che pensavo potessero funzionare perché se prendi un cantante con una canzone che non funziona fai un danno al cantante e al Festival”.

Fiorello ad Amadeus: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. Amadeus: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni

Fiorello poi rincara: “Quali sono i cantanti su cui tu hai puntato, mentre gli altri ti dicevano che era meglio lasciar stare. E alla fine i risultati ti hanno dato ragione”. Amadeus risponde: “Beh, visto che c’è Massimo Martelli che era l’autore della musica con me, abbiamo investito, diciamo così, su due nomi giovani Tananai e Olly“.

Poi Fiorello e Amadeus hanno cantato una irresistibile versione rivisitata di “Non amarmi” che però contiene anche un messaggio “in codice” per la Rai. “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli”. Infine un “qui pro quo” nato durante una frase di Amadeus che, rivolgendosi a Fiorello, commentava delle istanze civili e sociali portate avanti durante la “Pennicanza”: “Chissà a settembre cosa potrai combinare qui”. L’amico sente: “Chissà a settembre cosa potrei combinare qui? Ma allora torni!”. Applausi e risate.

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Scontri razziali, altri guai per Starmer

«Giù, sulle vostre ginocchia». Glielo urlano in faccia, con violenza. Da una parte la polizia, immobile, trincerata dietro alle proprie divise. Dall'altra gli abitanti di Southampton. Qualcuno brandisce la bandiera inglese. L'odio anima la piazza, la divora, ne alimenta paure e tensioni. Pretendono che quegli agenti, che nel 2020 si erano inginocchiati per George Floyd, adesso lo facciano anche per Henry Nowak. Quando era in fin di vita, anziché aiutarlo lo hanno trascinato, voltato e poi ammanettato. E questo perché hanno preferito dar retta a Vickrum Digwa che accusava quel ragazzo riverso a terra di averlo aggredito per motivi razziali. E non si capisce come questo possa essere avvenuto. Perché guardando le immagini della bodycam della polizia, rese pubbliche al termine del processo che ha condannato Digwa all'ergastolo, appare chiaro chi è ha aggredito chi. Così, appena il video ha fatto il giro dei social, la piazza è esplosa. Pietre, lattine, sedie, razzi di segnalazione: qualsiasi cosa gli capitasse a tiro andava bene per bersagliare gli agenti tra le cui fila, al termine degli scontri, si sono contati undici feriti. Dall'altra parte della barricata, invece, sono state arrestate due persone.

Il problema, però, non è solo di ordine pubblico. E, molto probabilmente, non riguarda solo la città di Southampton ma tutta l'Inghilterra. Certo, il ministro dell'Interno, Shabana Mahmood, non poteva che definire i disordini «del tutto inaccettabili», ma la morte di Henry Nowak non può essere archiviata in questo modo. L'Independent Office for Police Conduct, che indaga sulle accuse di comportamenti scorretti da parte della polizia, sta già prendendo in esame l'operato degli agenti che sono intervenuti il 3 dicembre 2025, la sera in cui è morto Henry. Questi dovranno spiegare perché hanno ammanettato il 18enne nonostante fosse esanime a terra; perché non lo hanno liberato quando ripeteva, con un filo di voce, «non riesco a respirare»; perché non gli hanno creduto quando ha detto loro di essere stato accoltellato. Anche il primo ministro Keir Starmer ha usato parole dure contro i disordini di martedì sera ma ha anche dichiarato di essere rimasto sconvolto dalle immagini della bodycam e ha preteso risposte su come «le accuse di razzismo abbiano influenzato il processo decisionale» degli agenti.

La verità è che Starmer, quelle risposte, ce le ha sotto gli occhi. Gli basterebbe dare un'occhiata alle linee guida contro il razzismo per capire perché, come denunciato dai genitori di Henry, la polizia «ha lasciato morire il figlio senza dignità». Il Consiglio Nazionale dei Capi di Polizia ha già fatto sapere che le rivedrà. E lo stesso è stato promesso dal ministro della Polizia, Sarah Jones. Queste linee guida, come spiegato da Nigel Farage di Reform Uk, hanno condizionato il comportamento dei poliziotti creando un «doppio standard» a favore delle minoranze etniche e una sorta di razzismo contro i bianchi.

Corsi (obbligatori) su diversità e inclusione: le forze dell'ordine piegate all'agenda woke

Come è potuto accadere che gli agenti dell'Hampshire ignorassero le richieste d'aiuto di un ragazzo, che giaceva esanime a terra, e si fidassero della versione di chi lo aveva accoltellato solo perché questo diceva di aver subito un'aggressione razzista? Ecco come: anni di corsi di sensibilizzazione culturale, anni di formazione su Diversità, equità e inclusione (Dei), anni di incontri con oratori esterni. Tutto questo ha spinto la polizia a non credere a Henry Nowak, quando diceva di essere stato accoltellato, ma a prendere le difese di Vickrum Digwa che lo aveva appena colpito con una lama da venti centimetri.

Ora che un giudice ha stabilito che quella sera del 3 dicembre 2025 Henry "non aveva detto nulla di razzista" e ha condannato Digwa all'ergastolo, il dibattito politico e mediatico si è spostato sulle regole d'ingaggio della polizia. Per capire come si muovono gli agenti della contea dell'Hampshire è d'aiuto leggere il "Race action plan" per il triennio 2024-2026. "L'omicidio di George Floyd da parte di agenti di polizia in servizio negli Stati Uniti nel 2020 è stato un momento cruciale per le forze dell'ordine nel Regno Unito, rendendo necessario un vero cambiamento", si legge. "Sebbene questo tragico evento sia accaduto in un altro Paese, le forze dell'ordine in tutto il Regno Unito hanno avuto per molti anni un rapporto teso con alcune comunità". Il 2020 può, dunque, essere considerato il momento in cui nasce il culto cieco all'agenda Dei. Con il College of Policing che invita gli agenti a "rispondere positivamente ad accuse, segnali e percezioni di ostilità e odio" e a "non contestare questa percezione". Con la polizia dell'Hampshire che stanzia un milione di sterline per tenere corsi sulla questione razziale la cui partecipazione era non solo "obbligatoria" ma addirittura "collegata all'avanzamento di carriera". Con il capo dello stesso dipartimento che nel 2022 fissava come "priorità assoluta" l'essere anti-razzisti e inclusivi. Con le forze dell'ordine che, come sottolinea lo Spectator, "hanno reagito alle accuse di razzismo istituzionale andando all'estremo opposto".

Sentito dal Telegraph, l'ex presidente della Metropolitan Police Federation, Rick Prior, ha raccontato che oggigiorno "la cosa peggiore che possa capitare a un agente di polizia è essere accusato di razzismo" perché rischia di essere allontanato dal lavoro per mesi. Pertanto, anziché "essere obiettivo", quando interviene in un caso di presunto razzismo, persegue soltanto quell'obiettivo. Nel "Race action plan", infatti, non solo si invita a occuparsi dei "reati che causano il maggior danno alle comunità di minoranze etniche" ma anche ad assicurarsi che "siano in atto procedure che consentano a tutte le vittime di crimini d'odio di ricevere il miglior servizio possibile in base alle loro esigenze".

Il governo Starmer ha fatto sapere che queste linee guida saranno presto riviste e che sarà fatta luce su come "le accuse di razzismo abbiano influenzato il processo decisionale" degli agenti. Peccato che l'ufficio, che dovrà indagare, è lo stesso che invitava i poliziotti a non ferire le persone che denunciano episodi di razzismo dicendo che nelle loro accuse mancano prove "tangibili".

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Cinque Vasco Rossi appaiono in giro per le città italiane: 5 come 50 anni di carriera. Arriva l’annuncio dei più eventi del 2027 per 500mila persone?

4 June 2026 at 09:27

Non uno, ma ben cinque Vasco Rossi sono apparsi sui manifesti elettronici di oltre venti città italiane da Milano a Roma, da Bologna a Napoli. Cinque espressioni del rocker a raffigurare le sue molteplici anime, cinque come cinquanta il numero degli anni di carriera che il prossimo anno l’artista si appresta a festeggiare “con più eventi per oltre 500mila persone”.

L’iniziativa diffusa compare mentre il tour 2026 entra nel vivo, dopo la data zero di Rimini, e si prepara a fare tappa a Ferrara, dove il 5 e 6 giugno sono attesi 120mila spettatori al Parco Urbano G. Bassani. Nessuna comunicazione ha accompagnato la comparsa delle immagini, il che ha naturalmente alimentato le interpretazioni più varie da parte del pubblico.

Sul profilo ufficiale del cantante invece qualche considerazione sul tour iniziato da Rimini con la data zero: “Giugno, ormai, arrivano due cose sicure: il caldo… E i concerti di Vasco. Quest’anno il tour sarà all’insegna della provocazione. Ironica. Feroce. Rock. Per sdrammatizzare… O forse per esorcizzare questo periodo storico così buio, pieno di odio, violenza e paura.

E ancora: “Noi continuiamo a considerare la musica e i concerti una forma di resistenza attiva. Contro la paura. Contro la violenza. Contro la legge del più forte. Quella esercitata brutalmente tra guerre di conquista e sterminio da arroganti prepotenti e sociopatici individui a capo di immense potenze. E allora noi rispondiamo così: con le canzoni. Con migliaia di persone insieme. Con la vita. Con un po’ di sana, scandalosa, felicità collettiva”.

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