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Modena, pakistano espulso: “Pianificava una strage stile El Koudri”

11 June 2026 at 11:26

Il dramma di Modena si poteva ripetere, stesse modalità e stessa tipologia di persona, ma questa volta il soggetto è stato fermato in tempo. Le autorità che hanno espulso un cittadino pakistano con problemi psichiatrici sono giunte alla conclusione che l’uomo voleva imitare El Koudri, l’attentatore che provocò il panico in pieno centro città il 18 maggio scorso. Per questo ieri la Questura di Modena e il Comando Provinciale dei Carabinieri hanno provveduto all’espulsione immediata del 32enne. La vicenda è nata proprio dai messaggi connotati da odio religioso e razziale, che Hasan ha cominciato a mandare dal 26 maggio 2026. Messaggi in cui manifestava la sua volontà di colpire con armi.

Le mail – riporta Il Giornale – sono state immediatamente trasmesse alla Procura con comunicazione urgente da parte del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Modena che aveva individuato il mittente, che aveva già diversi precedenti penali per reati anche contro la persona, e risultava in cura presso un Centro di Salute Mentale della provincia. Ma lui non puntava ai cristiani o gli ebrei, bensì ai musulmani. Ha infatti scritto di voler compiere “una missione suicida per uccidere qualche nero o arabo in un posto specifico, nella chiesa”. Questa volta però il presunto attentatore è stato fermato in tempo ed espulso.

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Muore da solo e senza eredi, tutto il suo patrimonio va allo Stato: cos’è l'”eredità vacante”, un giro d’affari da 8 miliardi di euro l’anno

9 June 2026 at 08:47

Otto miliardi di euro. È questo l’immenso valore dei patrimoni che, a oggi, finiscono dritti nelle casse dello Stato italiano a causa delle eredità non riscosse. Si tratta di case, terreni e conti correnti appartenuti a persone decedute senza lasciare parenti fino al sesto grado e senza aver redatto un testamento. Un fenomeno silenzioso ma in rapidissima espansione: spinto dal progressivo invecchiamento della popolazione, questo tesoro abbandonato potrebbe decuplicare nei prossimi vent’anni. Per capire come funziona questo meccanismo di acquisizione pubblica, e perché rappresenta un’opportunità mancata per il mondo della beneficenza, bisogna partire dalle aule dei tribunali, dove la legge interviene per evitare che i beni rimangano senza un proprietario.

Il caso di Modena e la legge sull'”eredità vacante”

L’esempio più recente arriva dall’Emilia-Romagna. Il giudice tutelare del Tribunale civile di Modena, Daniela Di Girolamo, ha chiuso definitivamente la pratica relativa a un uomo deceduto nel marzo del 2009 in provincia di Reggio Emilia. L’uomo possedeva un patrimonio immobiliare nel modenese, rimasto senza eredi legittimi o testamentari. In questi casi, la legge parla di “eredità vacante“. Per evitare che case e terreni finiscano in stato di totale abbandono (creando problemi economici, sociali e di sicurezza), l’articolo 586 del Codice Civile prevede che i beni passino alla collettività.

Il giudice ha quindi dichiarato cessata la fase di attesa (la cosiddetta “giacenza” dell’eredità) “per intervenuta prescrizione del diritto di accettare l’eredità da parte di tutti i chiamati”. In Italia, infatti, si hanno 10 anni di tempo per reclamare un’eredità. Trascorso questo decennio senza che nessuno si faccia avanti, il magistrato ha revocato il curatore e stabilito “l’acquisto automatico allo Stato dei beni dell’uomo”.

I numeri: un tesoro da 88 miliardi entro il 2040

La singola vicenda di Modena fa parte di un quadro nazionale fotografato da un recente studio dell'”Evaluation Lab” della “Fondazione Giordano Dell’Amore” per conto di “Fondazione Cariplo”. I ricercatori hanno calcolato il volume dei “patrimoni senza eredi“, tracciando proiezioni molto nette:

  • Oggi: le eredità vacanti valgono circa 8 miliardi di euro a livello nazionale (di cui ben 2 miliardi concentrati nella sola Emilia-Romagna).
  • Entro il 2030: il valore salirà a 20,8 miliardi di euro.
  • Entro il 2040: si raggiungerà la cifra di 88,1 miliardi di euro.

Alla base di questa crescita esponenziale ci sono due fattori demografici e culturali: l’innalzamento dell’età media della popolazione e, come sottolinea il report, “la scarsa propensione degli italiani a fare testamento”.

L’alternativa: il ruolo del Terzo Settore

In assenza di figli, coniugi o genitori (gli unici familiari a cui la legge riserva sempre la cosiddetta quota “legittima”), i cittadini possono decidere liberamente a chi lasciare il 100% dei propri beni. Basterebbe un semplice testamento per destinare queste risorse a enti del Terzo Settore, associazioni onlus, parrocchie, Caritas o istituti di ricerca scientifica. Si tratta dei cosiddetti “lasciti solidali“, un’opzione che cambierebbe radicalmente il volto del welfare italiano. Il documento della Fondazione Cariplo evidenzia chiaramente il peso di questa occasione persa: “Ammettendo che tutte queste persone decidessero di devolvere interamente il proprio patrimonio a istituzioni di beneficenza si tratterebbe di un ammontare davvero considerevole. Da questa stima rimane esclusa la componente di quelle famiglie con eredi che potrebbero decidere comunque di devolvere una quota per il bene delle comunità”.

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“Fight club” a scuola durante la ricreazione: incontro di boxe nel sottoscala, due studenti rischiano la bocciatura

7 June 2026 at 16:50

“Fight club” a scuola. Un sottoscala trasformato in un ring, guantoni da pugilato portati da casa, un arbitro improvvisato e una decina di studenti radunati per assistere all’incontro. È la scena che si sono trovati davanti dirigenti e insegnanti di un istituto superiore di Modena dopo che i video di un combattimento organizzato durante una pausa tra le lezioni hanno iniziato a circolare sui social network. Protagonisti dell’episodio due studenti che hanno deciso di affrontarsi a pugni in quello che, più che una semplice bravata, è apparso come un vero e proprio incontro di boxe improvvisato. A organizzarlo sarebbe stato uno studente di terza superiore appassionato di pugilato, che il 13 maggio si è presentato a scuola con un paio di guantoni nello zaino.

Il luogo scelto per il combattimento era un sottoscala vicino al parcheggio delle auto dell’istituto. Lì i due ragazzi si sono affrontati sotto gli occhi di alcuni compagni, mentre un terzo studente svolgeva il ruolo di arbitro. Le immagini mostrerebbero colpi sferrati con una certa violenza, tanto da suscitare forte preoccupazione una volta arrivate all’attenzione della scuola. I filmati, inizialmente condivisi tra gli studenti, hanno rapidamente superato i confini dell’istituto finendo sui social e arrivando anche ai genitori. A quel punto la vicenda è esplosa. La scuola ha avviato gli accertamenti interni e la questione è stata segnalata ai carabinieri. Del caso si sta occupando anche la Procura per i minorenni.

Sul fronte disciplinare sono state adottate misure particolarmente severe. Il consiglio di classe ha inflitto ai due studenti coinvolti quindici giorni di sospensione, mentre il consiglio d’istituto ha deciso di applicare la sanzione massima prevista: l‘esclusione dallo scrutinio finale. Una decisione che, di fatto, equivale alla bocciatura. Stessa sorte, almeno sul piano disciplinare immediato, per il giovane che ha arbitrato l’incontro, sospeso per due settimane.

“Quando ho visto il video sono rimasto senza parole – ha spiegato il dirigente scolastico alla Gazzetta di Modena – perché è evidente che questo genere di cose non possa avvenire in un contesto scolastico”. Il preside ha sottolineato come le decisioni siano state prese dopo aver ascoltato i ragazzi e valutato attentamente la gravità dell’accaduto. Attraverso l’analisi dei filmati sono stati identificati anche otto studenti presenti come spettatori. Per loro sono allo studio ulteriori provvedimenti disciplinari. Rischiano infatti un cinque in condotta, che comporterebbe la non ammissione all’anno successivo, oppure un sei che porterebbe a un giudizio sospeso.

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Incontro con gli alunni di una scuola di Modena alla presenza di un indagato per terrorismo. Avviata una ispezione

7 June 2026 at 12:18

Un’ispezione per chiarire quanto accaduto e verificare modalità e contenuti dell’iniziativa. È la decisione dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna dopo le polemiche scoppiate attorno a un incontro svoltosi nei giorni scorsi a Modena con la partecipazione di alunni di una scuola primaria e dell’infanzia e al quale, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe preso parte anche una persona indagata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas che ha portato lo scorso dicembre a nove arresti.

La vicenda nasce da un articolo pubblicato da Il Giornale, secondo cui all’evento avrebbero partecipato il giornalista palestinese Wael Dahdouh, indicato come referente di Al Jazeera a Gaza, e Sulaiman Hijazi, coinvolto nell’indagine della magistratura genovese. Durante l’incontro, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano, sarebbe stato intonato anche lo slogan “Free Free Palestine”. In una nota, l’Ufficio scolastico regionale ha spiegato di aver “prontamente avviato approfondimenti per quanto di competenza” e di aver disposto un’ispezione per fare luce sull’accaduto, precisando che restano esclusi dagli accertamenti gli aspetti che non rientrano nelle competenze dell’amministrazione scolastica.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che ha chiesto di conoscere al più presto gli esiti delle verifiche. “Qualora risultasse vero, come riportano alcuni media, che a Modena bambini delle scuole primarie e dell’infanzia avrebbero partecipato a un incontro con la presenza di una persona che la stampa indica come indagato per fatti riconducibili all’articolo 270-bis del Codice penale, sarebbe un fatto grave“, ha affermato il ministro. Valditara ha poi aggiunto: “Se qualcuno pensa ancora di poter fare della scuola un luogo di indottrinamento e di propaganda sbaglia. Questo ministero non lo consentirà”.

A replicare alle polemiche è stato il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, presente all’iniziativa per circa un’ora. In una lettera, il primo cittadino ha spiegato che l’incontro si è svolto in uno spazio pubblico cittadino nell’ambito di un progetto promosso da insegnanti del Movimento Cooperazione Educativa. Mezzetti ha raccontato di aver dialogato con i bambini soprattutto su temi legati alla vita quotidiana, come i parchi, l’inquinamento, le palestre e il verde pubblico. Il sindaco ha inoltre precisato che durante la sua permanenza non si sarebbe mai parlato del conflitto israelo-palestinese né sarebbero stati intonati slogan politici. “Se questo è accaduto dopo che io sono andato via, e non ho ragione di dubitare della vostra ricostruzione, lo giudico assolutamente inopportuno”, ha scritto.

Quanto alla presenza di Sulaiman Hijazi, Mezzetti ha sostenuto di non essere stato a conoscenza della sua identità. Secondo la sua ricostruzione, Dahdouh era stato invitato dalle insegnanti per testimoniare la propria esperienza di vita nella Striscia di Gaza e sarebbe stato accompagnato da una persona che svolgeva il ruolo di interprete. “Non conoscevo le generalità e, di riflesso, la delicata indagine nella quale è coinvolto”, ha spiegato il sindaco.

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