Reino Unido. Milhões em fundos Covid foram para terrorismo

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A las 14.15 del domingo 23 de noviembre de 1975, una losa de granito de 1.500 kilos cubrió la fosa preparada para dar sepultura a Francisco Franco en la basílica de la Santa Cruz del Valle de los Caídos.

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Un’ispezione per chiarire quanto accaduto e verificare modalità e contenuti dell’iniziativa. È la decisione dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna dopo le polemiche scoppiate attorno a un incontro svoltosi nei giorni scorsi a Modena con la partecipazione di alunni di una scuola primaria e dell’infanzia e al quale, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe preso parte anche una persona indagata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas che ha portato lo scorso dicembre a nove arresti.
La vicenda nasce da un articolo pubblicato da Il Giornale, secondo cui all’evento avrebbero partecipato il giornalista palestinese Wael Dahdouh, indicato come referente di Al Jazeera a Gaza, e Sulaiman Hijazi, coinvolto nell’indagine della magistratura genovese. Durante l’incontro, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano, sarebbe stato intonato anche lo slogan “Free Free Palestine”. In una nota, l’Ufficio scolastico regionale ha spiegato di aver “prontamente avviato approfondimenti per quanto di competenza” e di aver disposto un’ispezione per fare luce sull’accaduto, precisando che restano esclusi dagli accertamenti gli aspetti che non rientrano nelle competenze dell’amministrazione scolastica.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che ha chiesto di conoscere al più presto gli esiti delle verifiche. “Qualora risultasse vero, come riportano alcuni media, che a Modena bambini delle scuole primarie e dell’infanzia avrebbero partecipato a un incontro con la presenza di una persona che la stampa indica come indagato per fatti riconducibili all’articolo 270-bis del Codice penale, sarebbe un fatto grave“, ha affermato il ministro. Valditara ha poi aggiunto: “Se qualcuno pensa ancora di poter fare della scuola un luogo di indottrinamento e di propaganda sbaglia. Questo ministero non lo consentirà”.
A replicare alle polemiche è stato il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, presente all’iniziativa per circa un’ora. In una lettera, il primo cittadino ha spiegato che l’incontro si è svolto in uno spazio pubblico cittadino nell’ambito di un progetto promosso da insegnanti del Movimento Cooperazione Educativa. Mezzetti ha raccontato di aver dialogato con i bambini soprattutto su temi legati alla vita quotidiana, come i parchi, l’inquinamento, le palestre e il verde pubblico. Il sindaco ha inoltre precisato che durante la sua permanenza non si sarebbe mai parlato del conflitto israelo-palestinese né sarebbero stati intonati slogan politici. “Se questo è accaduto dopo che io sono andato via, e non ho ragione di dubitare della vostra ricostruzione, lo giudico assolutamente inopportuno”, ha scritto.
Quanto alla presenza di Sulaiman Hijazi, Mezzetti ha sostenuto di non essere stato a conoscenza della sua identità. Secondo la sua ricostruzione, Dahdouh era stato invitato dalle insegnanti per testimoniare la propria esperienza di vita nella Striscia di Gaza e sarebbe stato accompagnato da una persona che svolgeva il ruolo di interprete. “Non conoscevo le generalità e, di riflesso, la delicata indagine nella quale è coinvolto”, ha spiegato il sindaco.
L'articolo Incontro con gli alunni di una scuola di Modena alla presenza di un indagato per terrorismo. Avviata una ispezione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Os Estados Unidos oficializaram a classificação das facções Comando Vermelho (CV) e Primeiro Comando da Capital (PCC) como terroristas, em publicação no Diário Oficial americano desta sexta-feira, 5.
A decisão é assinada pelo secretário de Estado dos EUA, Marco Rubio. Ele havia anunciado a classificação no dia 28 de maio.
A medida foi divulgada à revelia do governo Luiz Inácio Lula da Silva, e após pedido expresso e apoio político do pré-candidato de oposição ao Palácio do Planalto e senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ). O governo brasileiro entende que a designação permitiria, no limite, que os EUA promovessem uma operação militar em território nacional.
Apesar de a designação ter sido anunciada após o encontro entre Flávio e o presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, os EUA já estudavam há meses o enquadramento dos dois grupos e mantinham diálogo com o governo brasileiro sobre a intenção de efetivar esse plano.
Na decisão publicada no Diário Oficial, Rubio escreve que PCC e CV "são estrangeiros que cometeram ou tentaram cometer, representam um risco significativo de cometer, ou participaram de treinamento para cometer atos de terrorismo que ameaçam a segurança de cidadãos norte-americanos ou a segurança nacional, a política externa ou a economia dos Estados Unidos".
O secretário autoriza, sem aviso prévio, o bloqueio de bens e de fundos pertencentes a essas organizações nos EUA. O documento afirma que a designação foi adotada em concordância com a Procuradoria-Geral e o Secretaria do Tesouro dos EUA.


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L’Africa sta tornando a essere il principale epicentro della minaccia jihadista globale. Dall’area del Corno d’Africa fino alla fascia del Sahel, gruppi affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico stanno ampliando la propria presenza, approfittando dell’instabilità politica, della debolezza delle istituzioni e delle difficoltà economiche che caratterizzano molte regioni del continente. L’allarme è stato lanciato dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), che nel suo rapporto annuale sulla sicurezza globale definisce il terrorismo africano come una delle maggiori incognite per gli equilibri internazionali nei prossimi anni.
A differenza di quanto avviene in Medio Oriente, molte organizzazioni jihadiste africane stanno attraversando una fase di crescita, sia in termini di uomini che di capacità operative e risorse finanziarie. Come ha spiegato nel dettaglio il portale Defence News, numerosi gruppi estremisti sono infatti riusciti ad aumentare il controllo di vaste aree territoriali e a sfruttare nuove tecnologie per rafforzare le proprie attività.
L’impiego di droni, sistemi senza pilota e strumenti basati sull’intelligenza artificiale sta modificando le modalità operative delle organizzazioni terroristiche, rendendole più flessibili e difficili da contrastare. Tra le realtà più pericolose troviamo Al-Shabaab, il movimento affiliato ad al-Qaeda attivo soprattutto in Somalia, considerato dagli esperti il gruppo terroristico più strutturato del continente.
Pur concentrando gran parte delle proprie azioni nell’Africa orientale, l’organizzazione mantiene la capacità di colpire interessi occidentali nella regione. Parallelamente cresce il peso dello Stato Islamico nell’Africa occidentale, in particolare attraverso l’Islamic State West Africa Province (ISWAP), attivo tra Nigeria, Niger e bacino del Lago Ciad. Secondo i dati raccolti dall’ACLED, quasi l’80% delle attività riconducibili all’ISIS registrate nei primi undici mesi del 2025 si è verificato in Africa, con un aumento di circa il 50% rispetto all’anno precedente.
La crescita di queste organizzazioni coincide con un’altra tendenza: la riduzione della presenza militare occidentale in diverse aree africane. Negli ultimi anni, infatti, gli Stati Uniti hanno mantenuto operazioni mirate contro i gruppi jihadisti in Somalia e Nigeria, ma hanno contemporaneamente ridimensionato in modo significativo il proprio dispiegamento sul continente.
Secondo fonti del comando AFRICOM, il numero delle forze statunitensi presenti in Africa si è ridotto drasticamente, con conseguenze rilevanti sulla capacità di raccolta delle informazioni e di monitoraggio delle minacce emergenti. Il comandante dell’AFRICOM, generale Dagvin Anderson, ha recentemente parlato davanti al Congresso americano di un vero e proprio “vuoto informativo” creatosi dopo il ritiro di truppe e partner internazionali da alcune aree strategiche.
Ebbene, in uno scenario del genere le organizzazioni jihadiste possono consolidare ulteriormente la propria influenza, sfruttando il deterioramento della sicurezza in Paesi già fragili. Sotto i riflettori è dunque finita la crescente capacità operativa dei gruppi africani, che oggi rappresenta una sfida sempre più rilevante per la sicurezza internazionale. Per molti osservatori, il futuro della lotta al terrorismo passerà proprio dall’Africa.
Il giorno dopo la diffusione della notizia dell'arresto di un ricercatore palestinese, da parte dell'Idf, con la grave accusa di essere un combattente di Hamas coinvolto nella strage del 7 ottobre, si fa sentire il rettore dell'università di Tor Vergata, dove l'uomo avrebbe dovuto recarsi per proseguire i suoi studi. Parlando con l'agenzia Ansa Nathan Levialdi Ghiron, rettore di Tor Vergata, riferisce che il proprio ateneo si era occupato solo degli aspetti curriculari relativi a Mahmoud Al Najjar, non ad altre questioni legate alla sicurezza o al passato dell'uomo.
"Sono arrivati per ora nel nostro ateneo sette studenti palestinesi: non ci occupiamo degli aspetti legati alla documentazione che li riguarda - ha detto il rettore - ma solo della parte relativa alla loro ammissione, il resto non è di nostra competenza. Nel caso dello studente arrestato, ci siamo occupati dei titoli per accedere al master a cui si era iscritto. Valutiamo se gli studenti hanno i titoli necessari; nel suo caso li aveva. Sul resto non sappiamo nulla. Abbiamo scritto alla Farnesina, siamo in attesa di comunicazioni, non abbiamo informazione aggiornate".
Intanto fonti palestinesi affermano che Al Najjar "aveva ottenuto tutte le autorizzazioni sia dal lato israeliano sia dal lato giordano" per venire in Italia. Una volta giunto al valico di Kerem Sharom "è stato arrestato per ragioni legate a gravi motivi di sicurezza nazionale, con sorpresa - si sottolinea - delle stesse Autorità di frontiera vista l'autorizzazione all'uscita già dalle stesse concessa".
Al pari di tutti gli altri studenti palestinesi usciti il 2 giugno e nelle occasioni precedenti - sottolineano fonti palestinesi - al Nijjar aveva ottenuto tutte le autorizzazioni sia dal lato israeliano (Cogat e altri enti previsti dalla normativa israeliana) sia dal lato giordano. Giunto al valico di Kerem Sharom, è stato arrestato dalle autorità israeliane di confine per "gravi motivi di sicurezza nazionale" legati alla sua presunta partecipazione all'attacco del 7 ottobre. L'arresto - riferiscono le fonti - è avvenuto sorprendendo lo stesso Cogat, l'ente del ministero della Difesa israeliano responsabile degli affari civili nei territori palestinesi. Idf ha confermato che l'arresto è stato effettuato dopo un supplemento di istruttoria delle Autorità di sicurezza israeliane su possibili coinvolgimenti in attività illegali.
L'Idf fa sapere che nella giornata di ieri, martedì 2 giugno, al valico di Kerem Shalom è stato arrestato Mahmoud Al Najjar, definito "un miliziano della brigata nord di Hamas che ha preso parte al massacro del 7 ottobre 2023".
Originario di Jabaliya, nel nord di Gaza, ingegnere con un master in business administration, Al Najjar faceva parte del gruppo di palestinesi diretti all'università Tor Vergata di Roma, come scrive il sito di notizie della Striscia di Gaza Drop Site. Secondo fonti palestinesi sarebbe stato fermato "mentre era in viaggio verso l'Italia per proseguire i suoi studi universitari dopo mesi di tentativi per ottenere l'autorizzazione all'uscita da Gaza".
La notizia dell'arresto è stata confermata anche da suo fratello, Atiyya al-Najjar, che ha parlato degli sforzi, durati mesi, per cercare di ottenere il permesso di uscita. Nel suo percorso di studioso Mahmoud avrebbe già pubblicato tre articoli di ricerca accademica. In un attacco israeliano del 25 ottobre 2024 avrebbe perso sua moglie, Alaa Salem, i loro quattro figli, Renat, Yazan, Muhammad e Amro, nonché suo fratello e i membri della famiglia di suo fratello.
"Non si trattava di uno studente fermato per motivi di studio all'estero - afferma la portavoce Idf Ariella Mazor -. Mahmoud Al Najjar è un operativo terrorista di Hamas che è stato fermato dopo essere stato identificato come uno degli infiltrati in Israele il 7 ottobre 2023 e come partecipante al massacro guidato da Hamas che ha ucciso circa 1.200 persone e ha preso in ostaggio oltre 250 uomini, donne e bambini".
A tradirlo al valico di Kerem Shalom potrebbe essere stata la tecnologia israeliana che consente anche il riconoscimento facciale: pur essendo sfuggito per quasi tre anni alle ricerche dell'Idf, potrebbe essere stato tradito proprio dai tanti video che Hamas postò online dai kibbutz del sud di Israele durante il massacro. Ora le facce di quei 7mila che assaltarono Israele sono nella lista dell'unità speciale che dà la caccia ai miliziani del 7 ottobre.
Intanto a Roma è arrivato il gruppo di studenti tra cui si sarebbe infiltrato Mahmoud e che hanno potuto lasciare Gaza nell'ambito dell'iniziativa promossa da Roma a sostegno degli studenti palestinesi. Dallo scorso autunno sono già arrivati in Italia da Gaza 229 universitari.
NEW: Israeli forces detained a Gaza student at the Kerem Shalom crossing while he was traveling to Italy to continue his university studies, according to journalist Muthanna al-Najjar.
— Drop Site (@DropSiteNews) June 2, 2026
The detainee, Mahmoud al-Najjar, is from Jabaliya in northern Gaza. His brother, Atiyya… pic.twitter.com/gCPxZahlnw
Non solo propaganda jihadista diffusa sui social, ma un percorso di radicalizzazione che, secondo la gip di Milano Rossana Mongiardo, avrebbe raggiunto una fase di allarme concreto. È questa la valutazione al centro dell’ordinanza con cui è stato convalidato il fermo ed è stata disposta la custodia cautelare in carcere per Zakaria Ben Haddi, 21 anni, nato e residente in Brianza, arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale.
Secondo la giudice, alcuni contenuti pubblicati dal giovane sui social facevano “ritenere verosimile una sua immediata ed estemporanea attivazione”. Il riferimento è in particolare ad alcuni post del 30 maggio, tra cui messaggi di esaltazione del martirio e la ricondivisione di un contenuto accompagnato dalla frase: “non incolparmi per quello che farò domani”.
Nell’ordinanza, la gip sottolinea come le condotte contestate non si sarebbero esaurite nella semplice divulgazione di materiale jihadista. Quei contenuti, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal giudice, sarebbero stati funzionali al rafforzamento dell’organizzazione terroristica attraverso la propaganda e il possibile reclutamento di altri soggetti. Per la gip, il 21enne avrebbe mostrato una “pericolosa intensificazione” del proprio percorso di radicalizzazione online. Da qui la contestazione della partecipazione allo Stato Islamico, maturata, secondo gli inquirenti, al termine di un percorso di indottrinamento e radicalizzazione via web.
Il provvedimento evidenzia inoltre il pericolo concreto di fuga, di reiterazione del reato e la “pericolosità sociale” del giovane. Elementi che hanno portato alla decisione di disporre la misura cautelare più grave.
Durante l’interrogatorio, Ben Haddi ha respinto le accuse sostenendo di non avere mai avuto intenzioni operative. Il giovane ha spiegato di avere agito con finalità esclusivamente informative e di seguire da anni temi legati alla geopolitica e ai conflitti nel mondo arabo. In relazione al video sui fatti di Modena, ha dichiarato di averlo ricondiviso perché lo aveva colpito come “una tragedia inaspettata”, aggiungendo di avere espresso sui social la propria disapprovazione per quanto accaduto. “Non ho intenzione di prendere un coltello e andare a ferire la gente in giro”, ha detto il 21enne davanti alla giudice. Ben Haddi ha però ammesso di avere “sottovalutato la questione” e di riconoscere oggi “il pericolo di emulazione” legato alla diffusione di determinati contenuti.
Uno dei passaggi più delicati riguarda il materiale sul martirio condiviso online. Il giovane, nel tentativo di spiegare le proprie condotte, ha sostenuto che a colpirlo non fosse l’aspetto violento o operativo, ma quella che ha definito “la dedizione a una causa”. Una spiegazione che non ha convinto la gip, secondo cui la sequenza dei contenuti pubblicati e ricondivisi sui social mostrerebbe invece una progressione del processo di radicalizzazione e un rischio attuale di passaggio all’azione.
Nell’accogliere la richiesta del pm Alessandro Gobbis e del procuratore Marcello Viola, la giudice ha richiamato anche altri elementi ritenuti rilevanti. Tra questi, la disponibilità di un biglietto aereo di sola andata per il Marocco con partenza fissata per il 9 giugno. Il giovane ha spiegato che il biglietto sarebbe stato acquistato dai genitori. Durante la perquisizione sono stati inoltre trovati circa 22mila euro in contanti. Sulla provenienza del denaro la gip ha disposto ulteriori approfondimenti, ritenendo allo stato non credibile che la somma derivi soltanto dai redditi del nucleo familiare.
L'articolo Il terrorista 21enne fermato a Milano era “pronto ad una azione imminente” proviene da Affaritaliani.it.

Zakaria Ben Haddi, giovane italiano di origine marocchina residente in Brianza, è stato fermato per terrorismo. Nel provvedimento del pubblico ministero di Milano Alessandro Gobbis si sottolinea la sua "disponibilità al martirio", la celebrazione - nei suoi profili social - "di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico in danno dei cristiani e più in generale contro l'Occidente" e l'esaltazione "al tragico evento" di Modena dello scorso 15 maggio quando Salim El Koudri, di origini marocchine e con problemi psichiatrici, ha investito volontariamente sette pedoni. Il giovane, interrogato dal gip Rossana Mongiardo, ha affermato che i suoi posta avevano solo "finalità divulgative".
Il ragazzo, 21 anni domani, accusato di essersi "associato all'organizzazione terroristica internazionale comunemente nota come Stato Islamico", in particolare, a seguito di un percorso di indottrinamento e radicalizzazione via web, "rivelava la propria adesione all'organizzazione terroristica internazionale dello Stato Islamico" e tramiti i profili aperti Instagram e TikTok "pubblicava in maniera costante video di propaganda riconducibili alla galassia jihadista ed in particolare all'organizzazione terroristica denominata Stato Islamico ed al primo Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi".
Tra i video contro l'Occidente, monitorati a partire da gennaio, compaiono quelli del 30 maggio scorso. Si tratta di diversi post "inneggianti al martirio" che hanno fatto scattare il fermo "facendo ritenere verosimile una sua immediata ed estemporanea attivazione", si legge nel fermo firmato dal pm Gobbis. Una presunta disponibilità al martirio che, per chi indaga, si sarebbe potuta concretizzare a stretto giro essendo stato trovato, durante la perquisizione, in possesso di un biglietto aereo per il Marocco per il prossimo 9 giugno.
Il fermo è stato svolto dalla Digos di Milano ed è un filone dell'indagine che lo scorso aprile ha portato ad arresti e perquisizioni in tutta Italia e a svelare la cosiddetta 'white jihad', un fenomeno di "ibridazione" che unisce l'ideologia neonazista a metodi tipici del terrorismo jihadista. Tra i messaggi riferibili al 21enne, scritti dall'utente 'Zacky Ben' ci sarebbe la disponibilità a effettuare un "colpo di stato". Davanti alla giudice per le indagini preliminari di Milano Rossana Mongiarso, il 21enne si è difeso sostenendo che si trattava di post con il "solo fine di divulgare" alcuni contenuti sullo Stato islamico, e di aver acquistato il biglietto per l'estero "per sostenere un esame". La decisione sul fermo di Zakaria Ben Haddi è attesa per domani.
“L'arresto questa mattina di un uomo, residente in Brianza e accusato di terrorismo internazionale, testimonia ancora una volta l’efficacia delle misure messe in campo dal nostro Paese per contrastare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione islamista. Grazie a una capillare azione di presidio del territorio, ad un costante monitoraggio degli ambienti dell’estremismo, ad un attento controllo dei canali informatici e dei social network insieme ad una elevata capacità di analisi, le nostre Forze dell’ordine e l’intelligence sono stati in grado ancora una volta di intervenire tempestivamente per individuare una minaccia terroristica". Lo ha dichiarato il minstro dell'Interno, Matteo Piantedosi. "A loro, e in particolare alla Polizia di Stato per l’operazione condotta oggi con il coordinamento della Procura di Milano, va la mia gratitudine per il lavoro che svolgono ogni giorno, con professionalità e dedizione, per garantire la sicurezza dei cittadini”, ha concluso Piantedosi.
"Un giovane 'italiano doc' fermato per terrorismo islamico" è il commento del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, postato su X.
"L’ideologia immigrazionista tipica della sinistra ha fallito. Non ritenendo l’immigrazione pericolosa neanche quando illegale, non ha mai lavorato sull’integrazione. Per questo negli ultimi anni persino persone di seconda generazione hanno assunto atteggiamenti di rivalsa e odio verso la nostra società. Lo dimostra la cattura di un 21enne pronto ad un attacco terroristico. Grazie alle nostre Forze dell’Ordine e all’Intelligence per aver individuato e fermato la minaccia. Ora serve pragmatismo, esattamente la linea che il nostro Governo sta portando avanti per contrastare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione islamista". Così il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli.