L’Inter ha scelto Ivan Provedel per completare la porta della prossima stagione. L’intesa con l’entourage del portiere della Lazio è vicina, ora serve abbassare la richiesta di Lotito. Intanto Sommer, in scadenza il 30 giugno, può trovare una nuova maglia in Olanda
La Lazio parte da 5 milioni, l’Inter vuole chiudere a una cifra più bassa
La porta dell’Inter cambia volto. Yann Sommer è arrivato alla fine della sua avventura nerazzurra: il contratto del portiere svizzero scade il 30 giugno e il saluto al club è ormai considerato il passaggio naturale di fine stagione. La nuova gerarchia è già impostata. Pepo Martinez sarà il titolare, mentre la dirigenza lavora per consegnare a Cristian Chivu un secondo affidabile.
Il nome in cima alla lista è quello di Ivan Provedel. Il portiere della Lazio ha superato la concorrenza di Kepa Arrizabalaga, valutato dall’Inter ma poi accantonato. Lo spagnolo, reduce da esperienze in squadre abituate all’alta classifica come Arsenal, Real Madrid e Chelsea, non è più la pista preferita.
Nelle ultime ore c’è stato un contatto positivo con Gianni Rava, agente di Provedel. La bozza di accordo con il giocatore è vicina. Ora l’Inter deve limare la distanza con la Lazio. Claudio Lotito partiva da una richiesta attorno ai 5 milioni di euro, mentre il club nerazzurro non vorrebbe andare oltre i 2-3 milioni.
La posizione della Lazio può favorire la trattativa. Provedel ha perso spazio dopo il lungo infortunio e il nuovo allenatore Rino Gattuso sembra orientato ad affidare la porta a Christos Mandas. Il greco dovrebbe rientrare dal prestito al Bournemouth, che difficilmente eserciterà il diritto di riscatto fissato su cifre elevate. Per Provedel, quindi, anche a Roma il ruolo sarebbe quello di vice.
Il portiere non ha escluso il trasferimento a Milano, anche con una posizione iniziale alle spalle di Pepo Martinez. L’Inter cerca un numero due pronto, non un semplice comprimario. Nella gestione di Chivu, infatti, anche il secondo portiere può trovare spazio e garantire rotazioni durante la stagione.
Resta da definire il futuro di Sommer. L’ex Bayern Monaco ha già salutato i compagni e vuole continuare a giocare almeno per altre due stagioni. Sulle sue tracce si è mosso l’Ajax, che ha avviato i contatti con il suo entourage. Il club olandese cerca un titolare, anche perché Jaros rientrerà al Liverpool dopo il prestito e ha chiuso la stagione da infortunato.
Milano si prepara così al passaggio di consegne. Sommer esce, Martinez sale di grado e Provedel può diventare il nuovo vice nerazzurro.
Spalletti aspetta, ma la Juventus è pronta a muoversi. Ora più che mai, con una stagione che dovrà servire a ritrovare molto dell’entusiasmo perduto, soprattutto vista la delusione subita per la mancata qualificazione in ChampionsLeague. La Juve riparte e lo fa dal mercato, che dovrà essere rivoluzionario nei suoi punti cardine: portiere, centrocampista e attaccante. Il difensore? Forse. Ma dipenderà molto dai sacrifici che verranno fatti.
Aspettando Martinez
Il primo punto riguarda la porta. Perché dopo il passo indietro per Alisson del Liverpool (gli inglesi preferiscono tenerlo, visto il rendimento altalenante di Mamardashvili), i bianconeri si sono concentrati ancora sulla PremierLeague. Dove giocano Vicario e il ‘Dibu’ Martinez. Due campionati diversissimi per entrambi, con l’argentino che – per quanto più vecchio – è al momento in pole per diventare bianconero. L’accordo con il portiere 33enne è stato trovato (anche se piace molto all’Atletico Madrid), non quello con l’Aston Villa, per cui sarà necessario trattare ancora. Ma che possa essere lui il primo colpo di questa campagna acquisti è una prospettiva concreta. Non definita, ma concreta.
E Sorloth
Come concreta è la pista che permetterebbe di arrivare a Sorloth dell’Atletico Madrid. Con l’attaccante norvegese, prossimo a giocare il Mondiale, i colloqui sono stati approfonditi. E per circa 30 milioni di euro può essere bianconero, soprattutto se verrà inserito come contropartita il cartellino di NicoGonzalez, che vuole restare a Madrid. La punta prenderebbe il posto di Vlahovic, mentre KoloMuani – altro nome su cui si lavora con insistenza – sarebbe il giocatore destinato a riempire lo slot che lascerà libero Openda.
Al belga, grande delusione della stagione, le proposte non mancano. Ma sono tutte di prestito con diritto di riscatto. Una formula che la Juve è disposta ad accettare, consapevole del fatto che sarà molto più difficile lasciare partire uno come David, vincolato da un ingaggio moltopesante e per il quale Spalletti punta davvero a un rilancio forte in questa stagione.
Il sacrificio
Già, l’ingaggio. Una Juve fuori dalla Champions impone una serie di attenzioni maggiori per quanto riguarda il Financial Fair Play. Tradotto: oltre ai giocatori poco funzionali, servirà anche vendere in generale qualche big. Il primo indiziato è Cambiaso, che sta ricevendo molti sondaggi (anche il Como ci ha provato, ma sembra fuori portata). Poi, c’è Bremer. Il brasiliano può salutare, sì, ma solo di fronte a un’offerta giudicata fuori mercato, per un’operazione che porterebbe in dote necessariamente un altro arrivo per la difesa.
E il centrocampo? L’altro tassello fondamentale. Koopmeiners è in vetrina, mentre DouglasLuiz in valutazione. In entrata, attenzione a Kessié, che vorrebbe ritornare in Italia. La Juve è pronta, ma non ha la possibilità di pagarli un ingaggio simile a quello che percepisce all’Al-Ahli (quasi 10 milioni di euro netti). Se ne riparlerà. Spalletti aspetta. Ma è convinto che non ci vorrà ancora molto.
Alisson Santos è un giocatore del Napoli a titolo definitivo. Il club ha esercitato l’opzione con lo Sporting CP e trasforma una scommessa in un investimento tecnico e patrimoniale.
Alisson Santos-Napoli: il brasiliano resta: riscatto esercitato
Il Napoli ha deciso di tenersi Alisson Santos. Niente attese, niente rinvii. Il club azzurro ha esercitato il diritto di opzione con lo Sporting CP e ha chiuso il passaggio a titolo definitivo del brasiliano. Per una tifoseria che si innamora in fretta dei giocatori capaci di saltare l’uomo, è una conferma che profuma di futuro.
Alisson era arrivato come innesto da seguire con attenzione. In pochi mesi ha fatto cambiare idea a tutti con accelerazioni, uno contro uno e tanta personalità. Non sempre i brasiliani giovani entrano subito dentro il ritmo del campionato italiano. Lui ha mostrato fame e coraggio, due qualità che a Napoli vengono riconosciute prima ancora delle statistiche.
L’operazione complessiva viene indicata intorno ai 20 milioni: prestito oneroso più riscatto. Una cifra che oggi il Napoli considera sostenibile, soprattutto se il valore del giocatore continuerà a crescere. In un mercato dove un esterno offensivo giovane costa spesso molto di più, il ds GiovanniManna ha chiuso un acquisto che può diventare patrimonio vero.
Alisson Santos-Napoli: cartellino, ammortamento e valore futuro
Sul bilancio, un investimento da 20 milioni con contratto pluriennale può essere spalmato su più stagioni. Con un accordo di cinque anni, l’ammortamento annuo si aggirerebbe sui 4 milioni. Se l’ingaggio resta contenuto rispetto ai big della rosa, l’impatto complessivo diventa gestibile per un club che vuole restare competitivo senza bruciare cassa.
La parte più interessante per il Napoli riguarda la rivalutazione. Se Alisson Santos confermasse rendimento, gol e assist, il suo valore potrebbe salire rapidamente sopra i 30 milioni. In quel caso il club avrebbe in mano un giocatore utile in campo e forte sul mercato. Non serve venderlo subito per guadagnarci. Basta averlo comprato prima dell’esplosione definitiva.
La prossima stagione dirà quanto spazio avrà la scommessa di Manna. La concorrenza non manca, ma il calendario chiede rotazioni vere. Campionato, coppe, infortuni, squalifiche. Un esterno giovane, tecnico e già ambientato può diventare oro nei mesi più duri.
Il Napoli guarda al futuro soprattutto dopo l’arrivo di Massimiliano Allegri in panchina. Lukaku e De Bruyne sembrano intenzionati a restare, mentre per la difesa il nuovo tecnico avrebbe pensato a Norton-Cuffy del Genoa come vice Di Lorenzo. A centrocampo uno degli obiettivi è quello di strappare Saelemaekers al Milan, ma il club rossonero al momento non sembra intenzionato a cedere il belga.
DusanVlahovic non indosserà più la maglia della Juventus: il 30giugno – quando finirà la stagione e scadrà il suo contratto – il serbo sarà svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Alla Continassa è infatti andato in scena un incontro tra la dirigenza, il padre e DusanVlahovic, in cui – durante il faccia a faccia – si è discusso dell’eventuale rinnovo dell’attaccante serbo, il cui attuale contratto andrà in scadenza appunto alla fine di giugno. Le parti però evidentemente non hanno trovato un accordo: la richiesta del giocatore serbo (8 milioni all’anno più ricche commissioni e premi alla firma) era nettamente superiore rispetto alla proposta della Juve (6 milioni più bonus e niente follie per gli oneri accessori). Motivo per cui si è deciso per non prolungare il contratto. Vlahovic lascia il club bianconero dopo quattro anni e mezzo, 168presenze totali e 68gol.
Da capire adesso come la società si muoverà sul mercato per quanto riguarda l’attaccante, ruolo in cui al momento la Juventus è scopertissima. O meglio: ci sarebbero David e Openda, ma sono già stati ampiamente bocciati da LucianoSpalletti, che al contrario ha stima per DusanVlahovic, mai nascosta. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – aveva detto l’allenatore della Juve dopo la vittoria contro il Lecce nelle ultime giornate di campionato -. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminalefisico, forte, che fa gol”, diceva Spalletti, lanciando chiari segnali alla società.
Vlahovic via dalla Juve: i nomi per l’attacco bianconero
La prima scelta per sostituirlo è RandalKoloMuani. Per l’attaccante francese sarebbe un ritorno: segnò 8 gol da gennaio a giugno 2025, lasciando ottimi ricordi a Torino. Il mancato riscatto della scorsa estate aveva creato uno strappo, ma la Juve lo riaccoglierebbe volentieri e lui tornerebbe altrettanto volentieri. Dopo il prestito al Tottenham, Kolo Muani tornerà adesso al Psg che lo rimetterà in vendita. Il problema è però la trattativa con il Psg: il club francese non ha necessità di cedere e il contratto di Kolo Muani scadrà nel 2028. Motivo per cui la richiesta sarà comunque alta. I bianconeri non vorrebbero andare oltre i 35milioni di euro.
Non è da escludere il nome di MohamedSalah. Con il suo addio al Liverpool dopo nove anni in cui ha vinto tutto, Mohamed Salah è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, finendo nei radar delle squadre italiane per un ritorno nel campionato in cui la sua carriera è decollata fra il 2015 e il 2017. L’egiziano a Torino ritroverebbe LucianoSpalletti, l’allenatore che, proprio nel biennio alla Roma, lo ha lanciato definitivamente nel calcio europeo, ponendo le basi per il trasferimento ai “Reds”.
Altri nomi sul taccuino della dirigenza bianconera sono quelli di GonzaloGarcia (che potrebbe arrivare con eventuale recompra a favore del Real Madrid) e Jean-Philippe Mateta, già cercato nella scorsa sessione invernale di mercato. Al momento però sono indietro rispetto ai due citati.
Il volume Trading Beauty: Art Market Histories from the Altar to the Gallery di Valentina Castellani (Allemandi Editore, 2026) mette in discussione l’idea che le opere d’arte possano essere comprese indipendentemente dal mercato che le ha generate e fatte circolare. Ogni oggetto oggi conservato in un museo è stato anche il risultato di accordi economici, interessi politici e aspettative legate all’evoluzione del gusto. La storia dell’arte coincide, in larga parte, con una storia di scambi. Il volume ricostruisce i dispositivi che hanno organizzato il sistema delle immagini nel corso dei secoli: pratiche, attori, rituali e infrastrutture che hanno reso possibile la produzione delle opere, ne hanno determinato il riconoscimento e ne hanno influenzato il valore.
Con la fine dell’Impero romano d’Occidente, la scomparsa dei mecenati pubblici e privati aveva lasciato un vuoto profondo. Questo spazio fu riempito dal mecenatismo ecclesiastico: la scultura – dai capitelli ai portali fino alle forme tridimensionali –, i cicli di affreschi e le vetrate avevano l’obiettivo comune di glorificare la Chiesa, e diffondere la parola di Dio. Trasmettere insegnamenti ecclesiastici alla popolazione analfabeta divenne lo scopo primario dell’arte.
Il viaggio intrapreso da Castellani comincia nel Medioevo e nel Rinascimento. In quell’epoca ogni opera poteva esistere solo se commissionata, secondo le esigenze e le indicazioni del committente. Il mecenatismo era infatti la forza motrice del mercato artistico, ed era la domanda a dettare i meccanismi della produzione.
Nel Quattrocento, come spiega lo storico d’arte britannico Michael Baxandall, citato nel libro, un dipinto del XV secolo era la testimonianza di un rapporto sociale, fondato sulla dipendenza economica dell’artista. Lo scopo principale di una cappella privata era infatti quello di celebrare il prestigio finanziario, politico e sociale del suo mecenate, piuttosto che mostrare il talento degli artigiani. Il valore dell’opera risiedeva nella sua materialità: le sue dimensioni, il tempo di lavoro e l’uso di pigmenti costosi, come per esempio il blu oltremare.
La rinascita della vita cittadina verso la fine del XII secolo e l’ascesa della borghesia urbana permisero agli artisti di emanciparsi, stabilirsi in botteghe stabili e iniziare a firmare le proprie opere. Tuttavia, l’attività era strettamente regolata dal sistema medievale delle corporazioni: per poter lavorare legalmente era necessario iscriversi alla corporazione, che regolava la formazione, stabiliva il numero di apprendisti, definiva orari e standard di qualità, e imponeva rigide barriere protezionistiche nei confronti degli artisti stranieri.
Nel 1550 la pubblicazione delle Vite di Giorgio Vasari introdusse poi il concetto di «genio» come espressione di una personalità originale. Il pittore spostò il valore dell’opera d’arte dai materiali utilizzati all’ingegno dell’artefice, l’artifex, un termine che tradizionalmente era riservato negli scritti teologici a Dio. Pur non usando ancora l’appellativo di “artista”, Vasari contribuì a modificare lo status intellettuale dei produttori di opere d’arte. Un cambio di paradigma che si tradusse in una straordinaria ascesa economica.
Nel contesto italiano, la frammentazione politica in città-stato favorì una competizione culturale: le dinastie al potere elevarono il mecenatismo a uno strumento di legittimazione. Una transizione importante si verificò nel XVII secolo, in quello che fu definito il Secolo d’oro olandese. In seguito alla guerra d’indipendenza contro la Spagna, l’Olanda si costituì come repubblica protestante, ponendo fine al sistema di committenza legato alla Chiesa cattolica e alle corti. Gli artisti dovettero così ripensare la propria posizione, e rivolgendosi a un mercato più aperto e anonimo, dominato dalla borghesia mercantile.
Questo scenario diede vita a una produzione di massa senza precedenti: nel Seicento le opere prodotte superarono i cinque milioni. L’arte entrò nelle case dei ceti medi e persino in quelle dei semplici artigiani: si stima che a Delft, in Olanda, due terzi della popolazione possedeva almeno un quadro. Cambiarono radicalmente anche i soggetti: le composizioni mitologiche e storiche furono sostituite dai paesaggi, dalle nature morte e dalle scene di interno domestico, che celebravano i valori quotidiani della borghesia. Questa massificazione comportò un forte ribasso dei prezzi: un dipinto semplice poteva costare solo due o tre fiorini, e un buon ritratto sessanta fiorini: meno del prezzo di un bue, che ne valeva novanta.
Oggi, le domande fondamentali intorno al mercato dell’arte rimangono le stesse: chi autorizza che cosa è arte? Chi trasforma l’attenzione in valore? In Trading Beauty Valentina Castellani prova a rispondere a questa domanda analizzando la metamorfosi della galleria d’arte moderna, che si evolve da semplice spazio di vendita a laboratorio di posizionamento reputazionale.
Un fenomeno centrale della storia recente è l’ibridazione tra spazio commerciale e istituzione pubblica tramite le mostre “museali” presenti in galleria. Il caso di studio analizzato nel volume è la mostra Picasso: Mosqueteros, organizzata dall’autrice per Gagosian a New York nel 2009, che dimostra come la distinzione tra pubblico e privato non sia più strutturale. Il progetto, focalizzato sulla produzione tarda di Picasso, fu concepito con rigore scientifico, prestiti internazionali istituzionali, la curatela del biografo John Richardson e l’allestimento dell’architetta Annabelle Selldorf. L’operazione culturale ha colmato un vuoto critico, generando al contempo una rivalutazione di mercato del segmento specifico dell’artista. La galleria si trasforma così in un’istituzione capace di produrre senso e valore economico, dimostrando che la costruzione del mercato e la produzione di conoscenza possono coincidere.
Nel capitolo finale, il volume affronta le turbolenze del presente: la vita post-pandemia, la crescita esponenziale del mercato dell’arte cinese, le piattaforme digitali, l’economia dell’attenzione, e l’avvento dell’intelligenza artificiale. Oggi, la legittimazione dell’opera è frammentata: si disperde tra i social media e tra nuove geografie, portando con sé il rischio di volatilità e di omologazione del gusto, dettata dagli algoritmi.
Emerge anche una tendenza legata alle sensibilità delle generazioni più giovani, che esprimono urgenti di riequilibrio verso artisti storicamente marginalizzati. Il collezionista contemporaneo si deve fare carico di una responsabilità culturale nei confronti della storia, invitandolo a privilegiare principi guida universali: l’autenticità della passione e lo studio metodico, gli unici strumenti capaci di riconoscere la qualità artistica.
Trading Beauty, Cover. Società Editrice Allemandi / Leo Gilardi