Está de regresso mais uma edição do Salva a Terra Ecofestival a Salvaterra do Extremo. Entre os dias 25 e 28 de junho, a vila recebe músicos, artistas, oficinas, conversas, dança e sessões de ioga, e uma feira de produtos biológicos, em vários espaços espalhados pela localidade, todos de acesso gratuito. A iniciativa é co-organizada […]
The Cannes Film Market (Marché du Film) has officially named Greece as its 2027 Country of Honour for the landmark 80th edition of the Cannes Film Festival. This prestigious spotlight celebrates the country’s rapid ascent into a premier global audiovisual hub.
Operating under the banner “Ride the Greek Wave,” the initiative will highlight the convergence of Greek creativity, a booming production sector, and its growing role in international storytelling.
“With the remarkable momentum of its film and audiovisual industry today, Greece embodies the spirit of creativity, openness, and international collaboration that the Marché du Film seeks to celebrate through its Country of Honour initiative,” said Guillaume Esmiol, Executive Director of the Marché du Film.
This major milestone follows a massive influx of high-profile international projects utilizing Greece’s scenic versatility and its highly competitive 40% cash rebate incentive.
Cannes celebrates Greece as a film and TV production hub
Major recent film and television productions that have set up camp across Greece’s islands and mainland include:
Emily in Paris (Netflix): For its highly anticipated new season, the ultra-popular streaming franchise has expanded Emily Cooper’s horizons to Greece. Production crews completely took over Mykonos, filming major scenes featuring Lily Collins and co-star Lucas Bravo at the pristine Agios Sostis Beach, as well as the island’s iconic windmills and the narrow alleys of Little Venice.
The Riders: Hollywood star Brad Pitt spent weeks touring Greece to film this high-stakes psychological drama directed by Oscar-winner Edward Berger (All Quiet on the Western Front). The production spanned diverse settings across the country, from a dramatic artificial storm sequence shot inside a historic studio in Menidi to location shoots on the car-free island of Hydra, the historic railway station of Chalkida, and right in front of Athens Town Hall in Kotzia Square.
The Odyssey (Universal Pictures): Christopher Nolan’s highly anticipated, ancient-set cinematic epic based on Homer’s poem, which utilized locations across the Mediterranean, including Greece.
The Return: A gritty, atmospheric retelling of Odysseus’s homecoming starring Ralph Fiennes and Juliette Binoche, filmed extensively amidst the ancient olive groves and rugged cliffs of Corfu.
House of David (Amazon MGM Studios): A sprawling biblical drama series that transformed the landscapes of Attica and the Peloponnese into ancient Israel.
Malice (Prime Video): A psychological thriller series starring David Duchovny and Carice van Houten, which filmed across Athens, Piraeus, and the sun-bleached Cycladic islands of Paros and Antiparos.
Maestro in Blue (Netflix): The critically acclaimed, internationally distributed Greek drama series produced by Christoforos Papakaliatis, which wrapped up its sweeping story against the stunning backdrop of Paxos and Corfu.
Greece’s audiovisual sector
Leonidas Christopoulos, CEO of Greece’s film and media agency EKKOMED, noted that the Cannes distinction is a massive victory for the local industry: “This distinction is both a significant recognition and a unique opportunity to showcase Greece’s vibrant creative ecosystem on the international stage. Today, Greece is a place where cinematic heritage meets contemporary talent, innovation, and international collaboration.”
EKKOMED says that Greece’s audiovisual sector contributes €1.9 billion ($2.18 billion) to the national economy, supports approximately 44,000 jobs, and includes nearly 3,000 companies active across production, post-production, animation, and related creative services.
C’è un momento al tramonto in cui il tufo calcareo della Valle dei Templi si fonde con il paesaggio; come in un rito collettivo la folla danza al ritmo di esibizioni live insolite per un sito archeologico che ha visto scorrere 2600 anni di storia. In dieci anni, per quattro giorni consecutivi, FestiValle è riuscito a costruire proprio questo: un festival che non usa i luoghi come sfondo scenografico, ma li trasforma in parte integrante dell’esperienza. Nato ad Agrigento da un’intuizione di Fausto Savatteri, FestiValle ha attraversato un decennio di mutazioni del mercato musicale senza cedere alla logica delle lineup fotocopia o dei grandi nomi messi lì per accumulare biglietti. Al contrario, ha costruito la propria reputazione attorno alla ricerca, alla contaminazione tra discipline, alla valorizzazione del patrimonio archeologico e a un’idea romantica, quella della musica suonata dal vivo.
Per il decennale, dal 7 al 10 agosto, il festival torna nella Valle dei Templi con una programmazione che tiene insieme Ezra Collective, Apparat live band, Greentea Peng, Cory Henry & The Funk Apostles, Octave One, Mace e una costellazione di artisti internazionali, live site specific, aftershow e produzioni originali come Il Risveglio degli Dèi, performance all’alba al Tempio della Concordia diventata ormai uno dei momenti simbolici della manifestazione. FestiValle è anche il racconto di una sfida culturale e territoriale. Quella di dare vita ad un festival internazionale in una città periferica, fuori dalle grandi rotte europee dei concerti. Di continuare a scommettere sulla scoperta in un momento storico in cui, come ci ha raccontato Savatteri «c’è meno volontà di ascoltare musica autentica». Ci abbiamo chiacchierato in occasione dei dieci anni del festival.
Courtesy of FestiValle
FestiValle nasce in un luogo che, geograficamente e culturalmente, non era il contesto più semplice in cui immaginare un festival internazionale. Come è iniziato tutto? Agrigento è un luogo di svantaggio geografico, territoriale e anche culturale. Quando abbiamo iniziato, l’idea era educare la gente locale all’ascolto di sonorità non convenzionali e, dall’altra parte, attrarre un turismo musicale. Il nostro obiettivo è sempre stato creare un contenitore capace di mettere ancora più in risalto luoghi oggettivamente mozzafiato come quelli che abbiamo in Italia e in Sicilia.
Negli ultimi anni molti festival sono diventati esperienze ibride, dove musica, arti visive, performance e paesaggio convivono. Qual è la tua opinione in merito a questa contaminazione tra discipline? Dipende dalla manifestazione e dal territorio. Con FestiValle abbiamo sempre cercato di evitare le lineup fotocopia. È una scelta identitaria, anche se non sempre è quella che ti premia di più. Oggi noto che c’è meno voglia di scoprire musica autentica, suonata davvero. L’ascoltatore medio italiano preferisce spesso rivedere per la decima volta gli stessi artisti invece di soffermarsi su un gruppo internazionale, magari famosissimo all’estero. Quello che conta per noi è raccontare il festival in maniera originale: allo straniero offriamo una Valle dei Templi da vivere, non da visitare in un giorno; allo stesso tempo, il residente si riappropria di una Valle che magari non aveva mai sperimentato prima.
Negli anni avete continuato a portare artisti molto ricercati, anche quando economicamente sarebbe stato più semplice puntare altrove. Certo. Prendiamo gli Ezra Collective per esempio: nel Regno Unito sono delle star, ma in Sicilia li conoscono ancora in pochi. Eppure, costano quanto, se non più, di molti artisti pop italiani che farebbero numeri infinitamente superiori. È una sfida continua. In questi anni abbiamo cercato di costruire un’identità precisa: musica contemporanea, jazz, elettronica, format multidisciplinari. Ma senza snaturarci. Posso affermare con orgoglio che a FestiValle non è mai salito sul palco un artista con l’autotune. Ciò che conta per noi sono il concetto di spettacolo dal vivo, di sinergia con il pubblico.
Quanto conta il sito nella costruzione della programmazione? Tutto parte dai luoghi. Ho sempre cercato l’artista giusto per ogni angolo della Valle. All’inizio c’erano il Tempio di Giunone e il Tempio dei Dioscuri, agli estremi opposti della Via Sacra. Poi negli anni il festival si è espanso e ci ha aiutato anche a raccontare altri spazi di Agrigento. Durante il Covid, per esempio, abbiamo trasformato un’area del giardino della Kolymbethra in un palco circolare al tramonto. Oggi è diventato uno dei simboli del FestiValle. La gente entra al tramonto ed esce all’alba attraversando tutta la Valle. Ad un certo punto, abbiamo perso il palco principale storico sotto il Tempio di Giunone. Sembrava un dramma, invece ci siamo reinventati nella Cava di Tufo, che per me è ancora più significativa: è da qui che si estraeva il materiale per costruire la Valle dei Templi. Non celebriamo solo il monumento finito, patrimonio dell’UNESCO, ma anche il colossale lavoro umano che c’è stato dietro.
Fausto Savatteri. Photo by Fabiana Amato. Courtesy of FestiValle
Edizione dopo edizione, avete introdotto sempre più elementi visivi e performativi. Quando hai capito che il festival poteva diventare qualcosa di più di una rassegna musicale? Quando abbiamo iniziato a lavorare in modo site-specific. Nella Cava di Tufo organizziamo videoproiezioni, spettacoli audiovisivi, visual immersivi. L’anno scorso, per esempio, con i Cinematic Orchestra abbiamo costruito un’esperienza pensata apposta per quello spazio. Anche Il Risveglio degli Dèi nasce da questa idea: oltre quaranta performer al Tempio della Concordia, all’alba, in una produzione originale che mette insieme musica, teatro e ritualità contemporanea. Tutto rigorosamente dal vivo, ci tengo moltissimo.
FestiValle è cresciuto molto anche nei numeri, pur restando volutamente un boutique festival. L’anno scorso abbiamo accolto 10.500 spettatori paganti in quattro giorni. Potremmo fare numeri più grandi, ma non è la direzione verso cui spingere. Più della metà del pubblico arriva con l’abbonamento completo e vive il festival come un’esperienza immersiva. La soddisfazione più grande è vedere persone che arrivano magari per un headliner e poi scoprono artisti che non conoscevano. È sempre stato questo il senso del festival: unire musiche diverse ma affini e creare connessioni.
In questi dieci anni hai avuto la sensazione di anticipare alcuni trend? Ci è successo di ospitare artisti molto prima che diventassero popolari in Italia. Marco Castello, per esempio, l’abbiamo chiamato quando era meno conosciuto. Lo stesso discorso vale per Kokoroko o i Nu Genea, quando si chiamavano ancora Nu Guinea. Non siamo stati gli unici ma siamo stati sicuramente tra i primi a crederci, ad apprezzare la loro musica senza calcoli su quanti biglietti avrebbero venduto. Mi piace pensare a FestiValle come a un luogo dove certi artisti trovano finalmente spazio anche in Italia, il nostro mercato è diverso rispetto a quello francese, tedesco o inglese.
Quanto è difficile oggi tenere in piedi un festival indipendente in Italia? È molto più difficile rispetto a dieci anni fa. I costi sono aumentati e spesso i sostegni non seguono il passo. Il paradosso è che il riconoscimento del Ministero, invece di facilitare le cose, a volte ha complicato i rapporti con gli enti territoriali: alcuni pensano che se hai il ministero allora non hai bisogno di altro supporto. Ogni volta devi ricominciare da zero, spiegare chi sei, cosa fai, perché vuoi organizzare una manifestazione in un sito archeologico. A mio parere, quei luoghi non devono appartenere a nessuno: bisogna piuttosto trovare idee creative per valorizzarli nel modo giusto. Sono molto critico verso certi utilizzi dei siti archeologici trasformati semplicemente in discoteche a cielo aperto. Per me il senso è creare un dialogo autentico tra cultura, performance e patrimonio.
Courtesy of FestiValle
Guardando alla line up del decennale, qual è il filo rosso di questa edizione? La scena UK resta per me una delle più interessanti degli ultimi anni, quindi abbiamo invititato Ezra Collective, Greentea Peng, The Josh Barry Experience. Poi Apparat live band, Octave One, Cory Henry & The Funk Apostles. Mi interessava portare in scena una celebrazione coerente dei dieci anni, invitando artisti che avessero un senso dentro il percorso del festival. Anche quest’anno ci saranno molti debutti italiani e tanti artisti su cui scommettiamo. Per me il festival funziona quando qualcuno viene magari per Mace o Apparat e poi torna a casa dicendo che il concerto più bello è stato quello dell’opening act o dell’aftershow. È lì che succede davvero qualcosa.
E tu, dopo dieci anni, cosa senti di aver costruito? Sicuramente una comunità. E forse anche un modo diverso di vivere la Valle dei Templi. Non è stato un percorso semplice. Però quando vedi migliaia di persone attraversare la Valle dei templi dalla sera fino all’alba, godersi la musica, scoprire artisti, vivere il territorio in modo rispettoso, allora capisci che forse qualcosa di buono è stato fatto per davvero.
No âmbito da sua 22.ª edição, o Festival et7ra&TAL irá prestar homenagem a Luciano Moniz, um jovem actor que se tem destacado pelo seu talento, criatividade e profunda dedicação à arte de representar, anuncia a organização. Com um percurso construído entre o teatro e o cinema, Luciano Moniz tem vindo a afirmar-se pela autenticidade, sensibilidade e pela sua singular capacidade […]
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A seleção nacional masculina conquistou pela primeira vez o Algarve 7s Sports Festival, encerrando com a chave-de-ouro dois dias de alta intensidade e grandes emoções.
Na final frente à Geórgia, os Lobos dos 7s nunca perderam o controlo do jogo, conseguindo chegar à linha-de-ensaio por duas ocasiões, com Martim Dias a assinar os dois ensaios e uma conversão.
Conseguindo apenas furar a defesa lusa por uma vez, os Lelos ainda tentaram ir em busca da reviravolta, com Mathis Modebadze a ser o marcador. Contudo, já não havia mais tempo para se jogar, com os comandados de Frederico Sousa a garantir o título de campeão pela primeira vez na divisão de Elite masculina.
Manuel Fati, capitão da seleção nacional, já tinha referido no sábado a importância de garantir um resultado na competição de Elite. “O nosso objetivo é competir e lutar por cada final, independentemente dos adversários que surgirem no nosso caminho.”
Já em relação à seleção nacional feminina, Portugal atingiu a final mas foi incapaz de superar um UMUSA Monaco de grande nível, que conquistou o título de campeão com o resultado final a ser de 17-10. Na final do Open masculino, os italianos do Cormoragbi dominaram por completo a Agronomia Rugby, somando um 24-00 para levar o ouro para casa.
Num domingo preenchido com mais de 78 jogos, o Complexo Desportivo de Vila Real de Santo António esteve mergulhado num frenesim total com diversas nacionalidades a se envolverem no espírito do evento.
A antiga internacional inglesa que fez parte da equipa que conquistou o Campeonato do Mundo de 2014 de rugby feminino, Danielle Waterman, marcou presença no Algarve 7s Sports Festival enquanto treinadora dos Cavaliers, enaltecendo o impacto deste evento no lançamento de novos atletas.
“Eventos como o Algarve 7s Sports Festival garantem um nível competitivo alto para atletas que querem atingir o topo da modalidade. A meu ver, é fundamental apoiar organizações como esta, já que oferecem uma plataforma única para o desenvolvimento de jovens talentos e não só.” destacou Danielle Waterman.
Rodney Gibbs, o selecionador da China, destacou a qualidade competitiva do torneio e de como Vila Real de Santo António oferece as condições ideais para a prática do rugby.
“Para nós o Algarve 7s é o tipo de evento que seleções como a nossa ambicionam participar: excelentes condições meteorológicas, acessos fáceis, infraestruturas de topo e uma localização única. O que poderíamos pedir mais?”
Com a edição de 2026 do Algarve 7s Sports Festival a se dar por encerrado, a organização do evento, encabeçada por José Diogo Trigo de Moraes, deixou garantias que o evento ambiciona atingir novos patamares em 2027, com a co-organização da Câmara Municipal de Vila Real de Santo António e apoio do Turismo de Portugal.
With the participation of artists from Greece and the diaspora, and with the active involvement of the local community, Near & Far continues to build a new cultural tradition. Kastellorizo. Credit: Greek Reporter
On the remote island of Kastellorizo, the Near & Far Festival, the world’s only cultural event dedicated entirely to the Greek diaspora, returns for its second edition from June 25 to 28, 2026, transforming this historic island into a vibrant crossroads of cultures, people, and experiences.
Spanning four days, this multi-themed festival bridges the “Near” and the “Far,” connecting Greece with its global diaspora, the local community with international audiences, and art with society. The festival is the brainchild of Pericles Kanaris, a New York-based artist with an acclaimed international career. Driven by his vision to create a platform for Greek artists excelling worldwide, Kanaris has turned this ambitious concept into a reality.
Following its spectacular 2025 debut, which local authorities recorded as the highest-attended cultural event in Kastellorizo’s history, the festival returns even stronger, boasting a distinct identity and an expanded program.
Last year’s inaugural event was defined by the exceptional caliber of its performers, the blending of diverse musical traditions, and, most movingly, the active participation of the island’s children—a beautiful legacy that continues this year. Furthermore, a global radio broadcast via ERT’s “Voice of Greece” shattered geographical boundaries, amplifying the festival’s international reach.
In 2026, Near & Far is aiming even higher. This year, the festival aspires to livestream the entire Kastellorizo experience via real-time video to global audiences, forging new bonds with the Greek diaspora and international communities. The event proudly continues its collaboration with the Hellenic Ministry of Culture and the Ministry of Foreign Affairs (General Secretariat for Greeks Abroad and Public Diplomacy).
Concert Program: 4 Themed Nights
Thursday, June 25 | 21:00 Bridges — ERINI “Fos: An Asia Minor Story”
Credit: Kastellorizo International Festival
ERINI, based in the United States with roots from Crete and Asia Minor, presents a musical journey blending traditions and contemporary influences, in collaboration with musicians from Greece.
Friday, June 26 | 21:00 Far Voices — Mario’s Toumbas Jazz Trio “East of the Sun”
Credit: Kastellorizo International Festival
Pianist Mario Toumbas and his trio present original compositions and jazz standards in an evening that resonates with the global sound of jazz.
Saturday, June 27 | 21:00 Together — Pericles Kanaris Quartet featuring Andriana Babali, George Karavelatzis & Kastellorizo Kids
Credit: Kastellorizo International Festival
Original compositions and arrangements by Pericles Kanaris in a special collaboration with the island’s children. Joining them are beloved singer Andriana Babali and oud player George Karavelatzis, a specialist in the local musical tradition of Kastellorizo.
Sunday, June 28 | 21:00 Near Roots — Costa Latsos “Pappou’s Grammophone”
Credit: Kastellorizo International Festival
Tenor Costa Latso, born in Australia to Kastellorizian parents and based in Berlin, presents a program moving between opera, Broadway, and crossover, accompanied by accordionist Thanos Stavridis.
Workshops, activities & parallel Program of the Kastellorizo festival
The Near & Far 2026 festival expands beyond concerts, incorporating educational, experiential, and participatory activities for all ages.
Educational & Creative Workshops (Children)
Visual arts workshop with Heike Kummer (June 25, 11:00–13:00)
Music workshop with Mario Toumbas (June 26, 13:30–15:00)
Wellness & Experiential Activities
Meditation and sound healing sessions for adults (June 27 & 28, 11:00–13:00)
Lecture
Talk by Alexandros Kitroeff on the Greek Diaspora (June 27, 20:00–21:00)
A festival that connects
Near & Far is more than just a festival. It is an open platform for connection, where art becomes a catalyst for bringing people, places, and generations together. A space where Kastellorizo is not on the edge, but at the center of a global cultural dialogue.
With the participation of artists from Greece and the diaspora, and with the active involvement of the local community, Near & Far continues to build a new cultural tradition—vibrant, participatory, and outward-looking.
O Algarve 7s Sports Festival 2026 entra na sua 7ª edição com o arranque do evento a ter sido celebrado na conferência de imprensa de abertura com presença de diversos ilustres convidados, entre os quais o presidente da Câmara Municipal de Vila Real de Santo António (VRSA), Álvaro Araújo.
Com o líder camarário a ter frisado a importância do evento na dinamização das várias infra estruturas envolvidas no acolhimento dos milhares de participantes, deixou também promessas de renovação do apoio à organização do Algarve 7s Sports Festival. “Para nós é sempre para apostar na continuidade, especialmente em eventos da qualidade do Algarve 7s Sports Festival. Iremos apostar no desenvolvimento de mais unidades hoteleiras que prestem apoio a esta organização no futuro. Estamos a trabalhar no sentido de melhorar as condições aos atletas, staff e quem vem apoiar as várias modalidades.“
DE salientar que a capitã da seleção nacional de 7s, Maria João Costa, foi uma das convidadas de honra na sessão de abertura, tendo enaltecido o impacto do torneio no crescimento do rugby feminino em Portugal e na Península Ibérica. “Para nós é fundamental este tipo de eventos e torneios, ajudando a seleção a se preparar para o Campeonato de Europa de 7s. O Algarve 7s Sports Festival oferece um nível competitivo de excelência, o que torna único.“
Para o CEO da Sports Ventures, José Diogo Trigo de Moraes, o impacto do Algarve 7s Sports Festival vai muito para além da área desportiva, reflectindo-se na economia local, com mais de nove mil noites garantidas distribuídas por oito unidades hoteleiras, garantindo um fluxo humano dinâmico durante os dias do evento.
Afirmoi: “Mais uma vez o Município e o fantástico Centro de Alto Rendimento de Vila Real de Santo António receberam e ajudaram-nos de uma forma única, garantindo todas as condições para uma edição histórica que trará benefícios a todos os níveis para a região do Algarve.“
Com o arranque competitivo marcado para hoje, sábado, dia 6 de junho às 09:00 horas, o Algarve 7s Sports Festival volta desta forma a assinar mais um edição com a presença de três mil atletas, cem equipas e sete modalidades, entre as quais rugby, golfe, lacrosse, hóquei de praia, natação de águas abertas, netball e padel, prometendo mais diversão e entretenimento em 2026.
Guests and honorees gather on the red carpet during the 20th Los Angeles Greek Film Festival Closing Night and Orpheus Awards Ceremony at the Egyptian Theatre in Hollywood. Photo: UrbaniteLA
The Los Angeles Greek Film Festival marked its 20th edition in Hollywood with the Orpheus Awards Ceremony, honoring Greek and Cypriot filmmakers and paying tribute to Oscar-winning composer Alexandre Desplat.
The festival’s Closing Night Film and Orpheus Awards Ceremony took place on May 31 at the Egyptian Theatre, in collaboration with the American Cinematheque. This year’s edition brought together filmmakers, artists, industry professionals, and supporters of Greek cinema for a week of screenings, red carpet events, tributes, and awards. The festival’s virtual film program continues through June 14.
Founded in 2007, LAGFF has grown into one of the most important platforms for Greek and Cypriot cinema outside Greece. Over the past two decades, it has screened more than 800 films, hosted over 700 filmmakers, and reached an audience of more than 50,000.
Alexandre Desplat honored at closing night
One of the evening’s major highlights was the presentation of the Honorary Orpheus Award to Alexandre Desplat, one of the most acclaimed film composers working today.
Desplat, who won Academy Awards for his scores for The Grand Budapest Hotel and The Shape of Water, received the honor for his contribution to contemporary cinema. Filmmaker Malcolm Washington presented the award during the Closing Night ceremony, while Fay Lellios produced the tribute.
The evening also included a remembrance tribute to George Kolovos of G.P. Kolovos & Associates, a longtime benefactor of the Los Angeles Greek Film Festival.
“The 20th celebratory edition of LAGFF left indelible memories,” said Aristotle Katopodis, Artistic and Festival Director of LAGFF. “Feting Alexandre Desplat, remembering Dean Tavoularis, and paying respects to our 20-year-long benefactors, the Kolovos family, are images deeply etched in our hearts and souls.”
Katopodis also congratulated the filmmakers whose work was celebrated this year and thanked the festival’s supporters, sponsors, and team for championing Greek cinema.
Oscar-winning composer Alexandre Desplat and Solre Desplat attend the 20th Los Angeles Greek Film Festival Closing Night and Orpheus Awards Ceremony in Hollywood. Photo: UrbaniteLA
Hold onto me wins best feature film
The Closing Night Film, Hold Onto Me, directed by Myrsini Aristidou, won the Orpheus Award for Best Feature Film.
The film, which previously won the World Cinema Audience Award at Sundance, was one of the leading titles of this year’s festival. Following the screening, actor Michael Grant hosted a Q&A with Aristidou.
KNX Radio’s Vivianne Linou hosted the Orpheus Awards Ceremony.
2026 orpheus awards winners announced by the Los Angeles Greek film festival
In the animation category, Dream by Semiramis Mamata won the Orpheus Award for Best Animation Film. The Special Jury Award for Animation Film went to Poppy Flowers by Evridiki Papaiakovou.
The Orpheus Award for Best Short Film went to Prelude to a Supernova by Christos Artemiou, while the Special Jury Award for Short Film went to Gekas by Dimitris Moutsiakas.
In the feature film categories, Hold Onto Me by Myrsini Aristidou won Best Feature Film. Krysianna Papadakis and Stergios Dinopoulos received the Orpheus Award for Best Director for Bearcave, while Amerissa Basta received the Special Jury Award for Best Director for Life in a Beat.
The Orpheus Award for Best Performance went to Denise Fraga for Dreaming of Lions. Niovi Charalampous received the Special Jury Award for Best Performance for Smaragda – I Got Thick Skin and I Can’t Jump, while Vangelis Mourikis earned an honorable mention for Patty Is Such a Girly Name.
Audience awards and social justice honors
The Audience Award for Feature Film went to Best Friends Forever by Konstantinos Mousoulis. The Audience Award for Short Film went to The Smoker by Alexa Economacos.
The festival also presented its Social Justice Awards in partnership with Loyola Marymount University’s Bellarmine College of Liberal Arts, Department of Classics and Archaeology.
The Social Justice Award for Short Film went to The Wolves Return by Stelios Moraitidis, while the Social Justice Award for Feature Film went to Maysoon by Nancy Biniadaki.
Award presenters included animator Aliki Theofilopoulos, actor and author Patricia Kara, music composer George Kallis, and film distributor Bill Vergos.
The jury panel included Leo Behrens, Nora Bernard, Karen Cifarelli, Cheng Guo, Harrison James, Chieh-Chih Liao, Eric Nazarian, and Irene Soriano Saxon.
Honorary Orpheus Award recipient Alexandre Desplat with LAGFF Artistic and Festival Director Aristotle Katopodis at the 20th Los Angeles Greek Film Festival Closing Night in Hollywood. Photo: UrbaniteLA
Los Angeles Greek film festival celebrates orpheus awards at the Egyptian theatre
This year’s Closing Night continued LAGFF’s collaboration with the Egyptian Theatre, Netflix, and the American Cinematheque.
The Egyptian Theatre, one of Hollywood’s most historic movie palaces, opened in 1922 and helped shape the early history of film premieres in Los Angeles. Restored through a partnership between Netflix and the American Cinematheque, the venue now combines its historic character with modern projection capabilities.
For LAGFF, the setting offered a symbolic backdrop for a festival that has spent two decades connecting Greek and Cypriot cinema with the wider Los Angeles film community.
Ogni festival, quando trova la sua forma, finisce per raccontare qualcosa di più della musica che porta sul palco. Spring Attitude lo fa da quindici anni, cambiando spazi, attraversando Roma, inseguendo le mutazioni della scena contemporanea senza trasformarle in posa. L’edizione 2026, chiusa alla Nuvola dell’EUR con ventimila presenze in due giorni e un doppio sold out, ha avuto il tono delle cose arrivate a maturità senza perdere irrequietezza: un compleanno importante, ma non celebrativo; un bilancio, ma ancora in movimento; una festa, certo, ma anche un modo per ricordare che la città può essere abitata diversamente quando la musica smette di fare da sottofondo e diventa presenza collettiva.
Il dato numerico conta, certo. Ventimila persone sono una soglia, una misura di scala, una prova di fiducia. Ma raccontano solo una parte della storia. L’altra riguarda il modo in cui quelle persone sono state dentro lo spazio: non da spettatori occasionali, ma da comunità mobile, da pubblico composito, da folla intermittente capace di passare dalla canzone alla club culture, dal live al dj set, dalla ricerca al pop, senza vivere queste traiettorie come contraddizioni. È qui che Spring Attitude continua a distinguersi: nella capacità di costruire un luogo dove la contemporaneità musicale non viene ordinata per compartimenti, ma lasciata circolare.
Non è un caso che Spring Attitude appaia come una risposta possibile alla rassegnazione: un festival capace di trasformare La Nuvola in un esercizio riuscito di “hacking urbano controllato”. Non una rivoluzione, ma un modo concreto per far vivere, per due giorni, uno spazio simbolico e un quartiere spesso percepito come monumentale, direzionale, più attraversato che abitato. La formula funziona perché non si limita a importare un modello festivaliero, ma lo adatta a una specificità romana: grandi architetture, vuoti urbani, stratificazioni, ambizioni passate e nuove possibilità d’uso.
Kimberley Ross. Courtesy of Spring Attitude
La Nuvola, in questo senso, è stata molto più di una location. È diventata una macchina scenica, un contenitore estetico e sociale. La sua scala, la sua freddezza apparente, la sua monumentalità da grande opera pubblica si sono lasciate occupare da una materia opposta: corpi, calore, sudore, code, bassi, luci, bicchieri, voci, abiti, telefoni alzati, incontri. Il festival, realizzato in coproduzione con EUR SpA, ha trasformato ancora una volta il quartiere EUR in un punto di incontro della scena musicale italiana e internazionale.
Sul Ploom Stage si sono alternati alcuni dei nomi più riconoscibili dell’edizione. Nathy Peluso, con il suo CLUB GRASA, ha portato una forma di energia fisica e teatrale, mainstream e laterale allo stesso tempo. I Nu Genea hanno trasformato il loro ritorno in una celebrazione collettiva, tra disco, funk e immaginario mediterraneo. Motta ha celebrato i dieci anni de La fine dei vent’anni, riportando sul palco un disco generazionale senza ridurlo a operazione nostalgia. I PARISI hanno attraversato elettronica, visioni pop e clubbing culture con uno spettacolo costruito sul movimento e sulla precisione.
Intorno ai nomi più grandi, però, Spring Attitude ha continuato a fare quello che gli riesce meglio: tenere insieme centro e margine, riconoscibilità e scoperta. Tony Pitony è stato indicato dal comunicato come uno dei momenti più partecipati e imprevedibili dell’edizione; Yousuke Yukimatsu ha portato un set intenso e fisico; Mind Enterprises, okgiorgio, Yin Yin e Dov’è Liana hanno ampliato il perimetro sonoro del festival, tra psichedelia, italo-french touch, elettronica e forme ibride di intrattenimento intelligente.
La parte più interessante, però, resta forse quella che riguarda le nuove traiettorie del songwriting italiano. Emma Nolde, Lamante, Altea, Birthh e Gaia Banfi hanno mostrato quanto la canzone, quando smette di voler difendere i propri confini, possa dialogare con l’elettronica, l’ambient, il pop obliquo, l’indie più inquieto e le scritture personali. Spring Attitude non le inserisce come quota “cantautorale” dentro un programma dance, ma come parte di una stessa mappa: quella di una musica contemporanea che non si lascia più raccontare con le vecchie etichette.
Kimberley Ross, YOUSUKE KIM. Courtesy of Apring Attitude Festival
È proprio questa la forza dell’edizione dei quindici anni: non aver costruito una celebrazione autoreferenziale, ma un bilancio in movimento. Spring Attitude è nato, cresciuto, cambiato, ha attraversato luoghi e forme diverse, ma ha conservato una postura riconoscibile: curiosità verso ciò che accade nella musica contemporanea, attenzione ai pubblici che cambiano, fiducia nella contaminazione. Andrea Esu, co-fondatore e direttore artistico del festival, ha sintetizzato questa traiettoria sottolineando come Spring Attitude sia cresciuto insieme alla città, mantenendo negli anni la stessa curiosità e vedendo anche in questa edizione pubblici diversi incontrarsi e lasciarsi sorprendere.
Poi c’è lo S/A Block Party, che ha trasformato la terrazza della Nuvola in un dancefloor affacciato sulla città. Non un dettaglio laterale, ma uno degli spazi più partecipati dell’intera manifestazione: la prova che un festival contemporaneo non vive soltanto nel palco principale, ma nelle sue zone di passaggio, nei luoghi in cui il pubblico cambia postura, si ferma, guarda Roma da un’altra altezza, balla dentro un’architettura che per due giorni smette di essere solo icona e diventa esperienza.
Il punto, allora, non è soltanto dire che Spring Attitude ha funzionato. Il punto è capire perché. Ha funzionato perché non ha scelto tra festa e ricerca, tra club e canzone, tra pubblico largo e nicchia, tra architettura e corpo. Ha funzionato perché ha accettato la complessità della musica contemporanea e l’ha trasformata in un’esperienza accessibile senza renderla piatta. Ha funzionato perché, in un Paese in cui spesso si discute di festival inseguendo paragoni impossibili con i grandi modelli internazionali, Spring Attitude conferma una via italiana credibile: più diffusa, più situata, più legata ai luoghi, meno ossessionata dalla gigantomania e più interessata alla qualità dell’incontro.
Kimberley Ross, GAIA BANFI. Courtesy of Spring Attitude Festival
Anche Enrico Gasbarra, presidente di EUR SpA, ha letto l’edizione come un passaggio simbolico: i ventimila ingressi alla Nuvola, i quindici anni del festival e i dieci anni dell’edificio progettato da Massimiliano Fuksas diventano parte dello stesso racconto, quello di un quadrante urbano che vuole essere sempre più punto di riferimento per eventi culturali e internazionali. È una lettura istituzionale, certo, ma non distante da ciò che si percepiva nel pubblico: l’idea che la cultura possa servire anche a cambiare temporaneamente il modo in cui una città guarda i propri spazi.
Alla fine, Spring Attitude 2026 lascia tre immagini. La prima è quella di La Nuvola attraversata da ventimila persone, non più oggetto architettonico da contemplare ma spazio da vivere. La seconda è quella di una line-up capace di far convivere Nathy Peluso e Nu Genea, Motta e Yousuke Yukimatsu, Emma Nolde e Tony Pitony, senza chiedere al pubblico di scegliere una sola appartenenza. La terza è quella di Roma, che per due giorni ha mostrato una sua possibilità diversa: meno cartolina, meno monumento immobile, più corpo collettivo, più movimento, più primavera.
Quindici anni dopo, Spring Attitude non sembra un festival arrivato al punto di consolidarsi per inerzia. Sembra piuttosto un appuntamento che ha capito come restare riconoscibile continuando a cambiare. E forse è questa la sua vera forma di maturità: non diventare istituzione nel senso più fermo del termine, ma restare un’infrastruttura temporanea di desiderio, scoperta e presenza. Un posto in cui la musica non consola dalla città, ma la riattiva.
A Sociedade Filarmónica Lacobrigense 1º de Maio irá realizar o XXXIV Festival de Bandas Civis, Lagos 2026, no dia 6 de junho. Teremos este ano, além da Banda anfitriã, da Sociedade Filarmónica Lacobrigense 1º de Maio, a presença da Banda da Sociedade Filarmónica Portimonense e da Banda Filarmónica 1º de Dezembro de Moncarapacho. A receção […]
From July 25 to 31, 2026, the Chambley-Bussières Air Base in northeastern France will host the official qualifying week for the Ultimate Air Challenge (UAC), a one-of-a-kind European ultralight aircraft competition.
Held as part of “Chambley Air Passion – The Sky Celebration,” the event will place France’s Grand Est region at the heart of a major continental aviation gathering. Georges Humeau, president of the Chambley ultralight flying club, and Vincent Pouilleux, owner of the well-known restaurant La Carlingue à Mémé, are the driving forces behind the project.
The official start of the European race will take place in Chambley on August 1, 2026, with crews expected to return by August 8, bringing to a close nearly two weeks of aviation activities in the region.
A european showcase
Pilots from several European countries will converge on Chambley to validate their performance during the qualifying phase. The results will determine the official starting order for the race and provide a strategically important and highly competitive stage of the event.
Throughout the week, spectators will be able to watch aircraft departures and arrivals, attend pilot briefings, follow the evolving rankings, meet competitors, and enjoy a variety of activities and entertainment on the airfield.
Highlighting the regional aviation industry
chambley-logo
Chambley Air Passion will open its hangars and facilities to the public, showcasing flying clubs, aviation professionals, schools, industrial partners, and training organizations.
The event aims to highlight the region’s aviation expertise, attract families and aviation enthusiasts, generate local economic benefits, and establish Chambley as a major aviation hub in eastern France.
A seven-day journey across twenty countries
The Ultimate Air Challenge presents a deceptively simple yet formidable challenge: take off from Chambley, fly over as many designated checkpoints across Europe as possible, and return to the starting point within seven days.
Between August 1 and August 7, 2026, participants will be free to chart their own routes through countries including Germany, Spain, Greece, Norway, the United Kingdom, and Finland. In total, approximately twenty countries will be accessible, with some competitors potentially accumulating more than fifty flight hours during the event.
Chambley, a cradle of regional aviation
The Ultimate Air Challenge aims to become for ultralight aviation what major ocean races are for sailing: an iconic, widely followed, and highly publicized competition.
By hosting both the qualifying week and the official start of the European race, Chambley is reinforcing its position as the birthplace of a competition designed to leave a lasting mark on the European aviation landscape.
Georges Humeau: President and Organizer of the UAC
Georges Humeau, Président du club ULM de Chambley (DR)
A co-organizer of Chambley Air Passion alongside Vincent Pouilleux, Georges Humeau, 69, is a lifelong aviation enthusiast with a particular passion for ultralight aircraft.
For the past fifteen years, he has led the Chambley Sport & Leisure Ultralight Club, sharing his enthusiasm with new generations of pilots. He also serves as president of the Chambley-Based Aviation Users Association (AUAB) and of the Ultimate Air Challenge itself.
Previously, Humeau served as vice president of the regional committee of the French Ultralight Federation and secretary of the national federation, which represents approximately 16,000 members. He stepped away from those positions to focus on his region, his airfield, and the ambitious projects he is now developing.
Originally from Issy-les-Moulineaux near Paris, Humeau eventually settled in Metz and joined the Chambley ultralight club.
“I joined when I turned fifty,” he recalls. “I’ve always been involved in nonprofit organizations, and I wanted to contribute my own vision and ideas. I started as the club’s secretary, then became vice president, and finally president in 2014.”
A former Airbus A380 pilot among the students
Today, the Chambley Sport & Leisure Ultralight Club has approximately 160 members and owns six aircraft. It also trains around fifty students, some of whom travel from La Rochelle, Saint-Brieuc, Luxembourg, and Paris.
One student is even a former Airbus A380 pilot.
“They appreciate the atmosphere and the energy of the club,” Humeau explains, “but above all, they value our operating model, which relies entirely on volunteers.”
An ultralight pilot license can generally be earned after 25 to 30 hours of flight instruction, at a cost of approximately €93 per flight hour. As with a driver’s license, candidates must pass both a written and a practical examination.
As part of Chambley Air Passion, Humeau will also introduce young people to aviation through a “Youth Passport” program. Participants who demonstrate commitment through regular visits to the club will be rewarded with a complimentary ultralight flight.
Another initiative involves a partnership between the club and Jean XXIII High School in Metz. The school plans to launch a higher-education aviation program next academic year. The bachelor’s degree program, developed by the IPSA School of Advanced Sciences and Engineering in partnership with Jean XXIII, is expected to further strengthen aviation education in the region.
These efforts appear to be paying off: membership has increased steadily by about five percent annually for the past twelve years.
Vincent Pouilleux: “A Popular, Friendly, and Festive Event”
Vincent Pouilleux, owner of La Carlingue restaurant in Mémé (DR)
Vincent Pouilleux, owner of the restaurant La Carlingue à Mémé, is one of the key organizers of Chambley Air Passion, which will run from the morning of July 25 through the evening of August 2, 2026.
“Our goal is to create an event that is popular, friendly, and festive, centered around aviation,” he says. “Every association based at the airfield and affiliated with the AUAB is taking part, along with neighboring municipalities and numerous partners.”
Games, Entertainment, and Activities for All Ages
The festival program includes a wide variety of family-friendly attractions, exhibitors, games, and workshops for children. Visitors can enjoy face-painting stations, jugglers, circus performers, amusement rides, and live entertainment announced throughout the event.
Military units and firefighters will also participate.
The sky itself will be part of the celebration, featuring kites, indoor model-aircraft workshops, miniature hot-air balloons, full-size hot-air balloons, airplanes, gliders, ultralights, paragliders, and skydivers.
Wednesday will be dedicated entirely to children. Hospitalized children and individuals with disabilities will be invited as honored guests.
Throughout the festival, visitors will have opportunities to win flights in hot-air balloons, airplanes, ultralights, gliders, and paragliders.
Music and dance enthusiasts can gather at a traditional open-air dance pavilion set up on the main esplanade.
The cultural side of aviation has not been overlooked. The event will also feature lectures by pilots and aviation experts, book signings by specialized authors, and aviation-themed booksellers.
The final weekend will conclude with what organizers promise will be a major surprise.