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De <em>Obsession</em> a <em>Backrooms</em>: como o terror saltou do YouTube para os cinemas
- Il Fatto Quotidiano
- “Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura”: così Massimiliano Gallo
“Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura”: così Massimiliano Gallo
“Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene”. Massimiliano Gallo non si sottrae dal prendere una posizione politica netta sull’attualità. Il 57enne attore napoletano è tornato a parlare di arte e impegno politico durante un incontro tenutosi al Distretto Campano dell’Audiovisivo, nell’ex Base Nato di Bagnoli, a Napoli. Come riporta Vanity Fair, Gallo ha criticato quei colleghi attori che non prendono posizione per paura di perdere il posto di lavoro: “Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene”.
Gallo ha poi ricordato che l’artista “non ha il dovere, ma certamente il compito di guardare le cose con un altro occhio” e per questo ha citato il caso di Eduardo De Filippo che scrisse Napoli Milionaria! mentre gli alleati stavano entrando in città: “Un artista impiega poco tempo a capire quanto sia terribile una guerra. Non bisogna aspettare dieci anni per parlare di Gaza o di un genocidio. Abbiamo tutti paura. C’è un Ministro che non parla con chi lavora nel cinema, il settore è bloccato, e nessuno dice niente. Nemmeno i produttori. Siamo abituati a curare il nostro orticello e a pensare soltanto ai nostri interessi. Io sono abituato a dire quello che penso. Non mi sono mai preoccupato delle conseguenze, non ho mai frequentato salotti e ho sempre costruito la mia carriera da solo. Credo che molti abbiano paura di perdere il posto di lavoro”. Gallo tornerà a breve sul set per rivestire i panni dell’avvocato Vincenzo Malinconico, giunta alla terza stagione, e sta scrivendo il suo secondo film da autore/regista, dopo La salita che sarà un remake di una “grandissima commedia all’italiana che mi è rimasta dentro da sempre”.
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Jafar Panahi condenado no Irão pelo “ilegal e problemático” <em>Foi só um Acidente</em>
- Il Fatto Quotidiano
- “L’intelligenza artificiale sia al servizio dell’uomo, l’arte ci restituisce anima e profondità”, l’appello di Antonio Banderas a Papa Leone XIV
“L’intelligenza artificiale sia al servizio dell’uomo, l’arte ci restituisce anima e profondità”, l’appello di Antonio Banderas a Papa Leone XIV
L’arte come antidoto alla semplificazione, alla violenza e al rischio che la tecnologia finisca per dominare l’uomo anziché servirlo. È il messaggio lanciato da Antonio Banderas durante l’incontro con Papa Leone XIV e i rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport che si è svolto alla Movistar Arena. L’attore e regista spagnolo ha dedicato una parte significativa del suo intervento al rapporto tra creatività e intelligenza artificiale, sottolineando il valore insostituibile dell’esperienza artistica in una società sempre più condizionata dall’innovazione tecnologica.
“In un mondo che corre, che si frammenta, che a volte si semplifica troppo, l’arte ci aiuta a recuperare la profondità e l’anima che ci vengono sottratte dall’intelligenza artificiale, che deve stare al servizio dell’essere umano e non il contrario”, ha affermato la star internazionale del cinema. Secondo Banderas, l’arte conserva una dimensione umana che nessuna tecnologia può sostituire. “Abbiamo bisogno di continuare a creare e a condividere. Di continuare a porci domande. Di continuare a cercare la bellezza sì, ma anche la verità”, ha aggiunto, descrivendo l’incontro tra la Chiesa e la società civile come un momento “non solo opportuno, ma necessario”.
Nel suo intervento, l’attore ha anche ribadito il ruolo dell’arte come strumento di dialogo e di pace. “L’arte è sempre un’alternativa alla violenza e alla sofferenza. Contro le guerre. Contro tutte le guerre, contro ogni forma di violenza, perché l’arte deve essere un tacito accordo per un dialogo profondo”, ha dichiarato. Banderas ha inoltre ricordato il legame storico tra la Chiesa cattolica e la produzione artistica, definendolo “non solo fecondo, ma decisivo”. A suo giudizio, la Chiesa può essere considerata “la più grande produttrice d’arte nella storia dell’umanità”, con Gesù Cristo come “la figura più rappresentata nella storia dell’arte” e “il grande protagonista del film della vita”.
L’attore ha poi richiamato la tradizione della Settimana Santa di Malaga, città alla quale è profondamente legato e dove partecipa ogni anno alle celebrazioni religiose. Riti che, ha spiegato, rappresentano l’incontro tra arte e fede e continuano a unire devozione popolare e patrimonio culturale. Al termine del suo discorso, Banderas si è avvicinato a Papa Leone XIV per un breve scambio di parole, suggellando un intervento incentrato sulla necessità di preservare la dimensione umana della creatività in un’epoca segnata dalla crescente presenza dell’intelligenza artificiale.
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Cláudia Abreu recebe homenagem na 30ª edição do CINE/PE
A atriz Cláudia Abreu recebeu, na noite de sábado (6), o Troféu Calunga Dourada durante a 30ª edição do CINE/PE – Festival do Audiovisual. A homenagem foi realizada no Cinema do Teatro do Parque e marcou uma das principais atividades da programação do evento.
A entrega da honraria foi feita pela diretora do festival, Sandra Bertini, que destacou que a escolha da atriz para receber a homenagem foi definida em conjunto com Alfredo Bertini, realizador do CINE/PE, falecido em fevereiro deste ano.
“Eu estou muito feliz de estar aqui celebrando essa homenagem. Cláudia foi uma escolha feita por mim e por Bertini para esta edição tão especial dos 30 anos do festival”, afirmou Sandra. A diretora também observou que a Calunga Dourada recebeu uma versão comemorativa pelos 30 anos do evento. “E hoje ela chega às mãos de uma artista escolhida com muito carinho para fazer parte desta história”, reforçou.
Ao receber o troféu, Cláudia Abreu dedicou a homenagem a Sandra e Alfredo Bertini. “Eu queria dedicar essa homenagem a eles dois e à perseverança de vocês”, declarou.

A atriz também relembrou o convite feito por Alfredo Bertini para participar da edição deste ano do festival. “Eu me lembro até hoje do áudio longo, entusiasmado, carinhoso e caloroso que ele me mandou. Estou aqui por ele. Acho que este festival, simbolicamente, vai honrar a vida e o legado dele através do cinema e dos afetos”, afirmou.
Mais cedo, durante entrevista coletiva, Cláudia falou sobre a homenagem e comentou sua trajetória no cinema brasileiro. A atriz relembrou a decisão de não renovar contratos de longo prazo na televisão durante a década de 1990 para se dedicar ao cinema após o período de retomada da produção nacional.
“Eu tive uma intuição muito forte de que precisava estar livre para ser atriz de cinema. Fiz um filme atrás do outro e hoje, 30 anos depois, receber uma homenagem em um festival de cinema tem um significado muito especial para mim”, disse.
Ao comentar o reconhecimento recebido no festival, a atriz afirmou que a homenagem também provoca uma reflexão sobre sua trajetória profissional. “Você faz um inventário dos encontros, erros, acertos e das decisões que moldaram sua trajetória. Recebo essa homenagem com muita gratidão, mas com os pés no chão e com vontade de continuar trabalhando”, declarou.
Além da homenagem, a programação da noite incluiu exibições das mostras competitivas do festival. Na Mostra Competitiva de Curtas-Metragens Pernambucanos foi exibido o documentário “A Física dos Invisíveis”, dirigido por Camilo Soares.
A Mostra Competitiva de Curtas-Metragens Nacionais apresentou os filmes “João-de-Barro” (MG), de Daniel Jaber e Lu Damasceno, e “Punhal” (RJ), dirigido por Clementino Júnior.
Já a Mostra Competitiva de Longas-Metragens exibiu “Onde Estamos Seguros” (SP), dirigido por Thais Scabio e Gilberto Caetano.
Neste domingo (7), o CINE/PE encerra sua 30ª edição com as mostras paralelas no Cinema São Luiz e a cerimônia de premiação, quando serão anunciados os vencedores do Troféu Calunga.


© Felipe Souto Maior
New York Times criticado por fazer perfil da “actriz” IA Tilly Norwood
Curso de roteiro cinematográfico abre nova turma no Compaz do Pina
O Curso de Roteiro Cinematográfico 101 realizará uma nova turma no Compaz Atriz Lêda Alves, no bairro do Pina, na Zona Sul do Recife. As aulas serão gratuitas e acontecerão nos dias 16, 18, 22 e 25 de junho, das 18h30 às 22h.
As inscrições podem ser feitas pelo e-mail armada.cinema@gmail.com. Informações adicionais estão disponíveis no perfil @cursoderoteiro101 no Instagram.
Promovida pela Armada Filmes, a iniciativa prevê a realização de quatro turmas em diferentes regiões da capital pernambucana, com expectativa de atender cerca de 140 participantes. A primeira edição foi realizada no Compaz Dom Hélder Câmara, no bairro de Joana Bezerra.
O projeto conta com apoio institucional da Rede Compaz e incentivo do Sistema de Incentivo à Cultura (SIC), por meio da Fundação de Cultura Cidade do Recife, da Secretaria de Cultura e da Prefeitura do Recife. Três das quatro turmas serão realizadas em unidades da Rede Compaz.
Idealizado e ministrado pelo roteirista e produtor audiovisual Édnei Pedroso, o curso apresenta conceitos introdutórios da escrita para cinema de ficção, incluindo construção de personagens, conflitos dramáticos e estrutura narrativa audiovisual.
Segundo Pedroso, a proposta busca aproximar novos públicos da linguagem cinematográfica e da criação audiovisual. “Queremos estimular as pessoas a perceberem que suas próprias experiências podem se transformar em histórias relevantes. O curso funciona como uma porta de entrada para quem deseja compreender melhor a linguagem do cinema e começar a desenvolver projetos autorais”, afirma.
Além do Compaz do Pina, a programação prevê uma turma na Escola Municipal de Arte João Pernambuco, na Várzea, em julho, e outra no Compaz Governador Eduardo Campos, no Alto Santa Terezinha, em agosto.
PARCERIA
A parceria com a Rede Compaz permite que as atividades sejam realizadas em equipamentos públicos localizados em diferentes áreas da cidade. Para o secretário Rafael Arruda, a iniciativa amplia as oportunidades de acesso à formação cultural. “A gente não abre as portas só para receber, abre para que o Recife produza. Quando um curso de roteiro chega ao Pina, ao Alto Santa Terezinha, a Joana Bezerra, a cidade inteira ganha em criatividade, em cultura e em oportunidade real para quem sempre esteve à margem dessas formações”, disse.
Voltado para pessoas com mais de 18 anos, o curso combina análises de cenas, debates e exercícios práticos. Durante os encontros, os participantes desenvolvem sinopses, loglines, argumentos e cenas, aplicando conceitos da escrita audiovisual. Ao final da formação, cada aluno ou grupo elabora um projeto inicial de roteiro.
A iniciativa também reserva parte das vagas para mulheres, pessoas negras, indígenas, LGBTQIAPN+, pessoas com deficiência e estudantes da rede pública. A turma da Escola Municipal de Arte João Pernambuco terá prioridade para pessoas com deficiência auditiva e contará com intérpretes de Libras em todos os encontros.
Além dos conteúdos voltados à escrita audiovisual, o curso apresenta informações sobre editais públicos, festivais de cinema e possibilidades de atuação na produção independente.
Com atuação no audiovisual desde 2003, Édnei Pedroso participou da produção de curtas-metragens, séries e do longa-metragem “Histórias Estranhas”, lançado em 2019. O profissional também atua como consultor de roteiros e parecerista de projetos culturais.
Serviço
Curso de Roteiro Cinematográfico 101
Local: Compaz Atriz Lêda Alves (Pina)
Datas: 16, 18, 22 e 25 de junho
Horário: das 18h30 às 22h
Inscrições e informações: armada.cinema@gmail.com
Instagram: @cursoderoteiro101


© DIVULGAÇÃO
“Matei o homem do pecado”. Ator James Handy morto à facada pelo filho da namorada
- Il Fatto Quotidiano
- Rebuilding, la frontiera fragile della sconfitta americana: il western senza pistole di Max Walker-Silverman
Rebuilding, la frontiera fragile della sconfitta americana: il western senza pistole di Max Walker-Silverman
Rebuilding l’avrebbero potuto girare negli anni Settanta. Là dove il mito della frontiera americana diventava fragile, incerto, da ricostruire. Nel film di Max Walker-Silverman non ci sono però pistoleri e assalti alle diligenze, ma l’epica claudicante e semplice di un cowboy e di un manipolo di losers (due donne, una coppia di anziani, una giovane vedova con figlia, un idraulico di mezza età con cani) che ai nostri giorni hanno perso casa, oggetti quotidiani, speranza dopo che un mostruoso incendio ha divorato un ampio bosco del Colorado.
Dusty (Josh O’Connor, ventre concavo, mano in tasca, camicioni, jeans e stivali) è un taciturno mandriano, separato da tempo dalla moglie, a cui rimangono un’ottantina di capi di bestiame e un cavallo parcheggiato nella stalla di un amico. Relegato in una roulotte precaria con altri sfollati come lui su un terreno affittato a termine dalla contea, Josh le prova sommessamente tutte: rivende a un prezzo basso le bestie, chiede un prestito impossibile alla banca, prova un lavoro offerto dallo Stato come operaio di lavori stradali. Intanto è nel rapporto che ricuce con la figlioletta, che si rifugia spesso nella sua roulotte, a ritrovare un filo conduttore per un futuro possibile.
Alimentato da una vena di nostalgica dimensione della sconfitta sociale, di una inesorabile resa dell’uomo verso la natura, Rebuilding è un cinema di spazi svuotati da edifici, strutture urbane, persone, a favore di un’essenzialità di messa in scena quasi ascetica (la trovata della biblioteca con la rete Wi-Fi), tra macerie, polvere, sabbia e in lunghissima profondità di campo la cartolina graffiata di imponenti montagne dalle cime innevate.
Walker-Silverman (anche allo script) costruisce una sorta di filosofia profonda del valore della memoria, tra chincaglierie da conservare, fotografie ed etichette su cui si stampano radici e ricordi. Così il gruppuscolo che si perde nella desolazione del vento e della terra arida prova a essere nuovamente comunità: itinerante, dimessa, comunque libertaria. Ad impreziosire questo racconto di pochi dialoghi, molti tramonti e cieli notturni, c’è una colonna sonora folk-western di Jake Xerxes Fussell e James Elkington che sembra uscita dai più struggenti spartiti di Clint (e Kyle) Eastwood.
Infine Walker-Silverman non sarà, appunto, Eastwood, ma fa un’inquadratura, anzi un paio, almeno così le abbiamo lette noi, in cui viene giù il teatro: il sottofinale con quel gesto di riverenza che compie Josh verso i propri compagni di sventura, togliendosi il cappello e tenendoselo davanti al petto, che deve aver visto in mille western del passato, e quell’inquadratura di spalle dei due protagonisti davanti a una porta aperta verso l’ignoto e incontaminato spazio della frontiera che deve aver visto in Sentieri selvaggi di John Ford.
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- Il Fatto Quotidiano
- Maccio Capatonda vs He-Man: escono al cinema ‘Smart Working’ e ‘Masters of the Universe’
Maccio Capatonda vs He-Man: escono al cinema ‘Smart Working’ e ‘Masters of the Universe’
Opera seconda di Svevo Moltrasio, questo Smart Working affila tante battute facili che raccontano il nuovo fenomeno lavorativo globale dal punto di vista di una piccola comunità di colleghi esuli dall’ufficio. Siamo a Torino e il personaggio, serio questa volta, di Maccio Capatonda è un impiegato ligio e preciso, amorevole con la moglie incinta Sara Lazzaro e paziente col figlioletto che in estate lo guarda spesso lavorare al pc in casa.
La bolla inizia a ingrandirsi quando proprio il collega Moltrasio più un altro, il delizioso commediante senatore Maurizio Nichetti, s’installeranno a casa del nostro per lavorare insieme alla faccia dello smart working. La commedia si gonfia con il classico meccanismo dello slowburn, dove tutto per i personaggi andrà sempre peggio fino alla fine. Scoppierà?
Capatonda non comico ma spalla funziona bene dal punto di vista cinematografico, ma al suo pubblico basterà? Moltrasio, autore della commedia e collega coattone nel cast, una ne pensa e cento ne fa. Un po’ greve in vari momenti il suo smart worker bullo e incapace con le donne, infarcisce tutto con battute da cinepanettone d’annata sì, ma narrativamente si rende funzionale a questo tutto così grottesco. Non è un grande film ma se la cava. Osservando i personaggi e la piega surreale che si prenderà ad un certo punto, è pure difficile non pensare a certe commedie francesi di follia e non-sense, dove l’umorismo passa per vie ben diverse da quelle nostre.
Però il film non è un remake, ma un’opera originalissima in sala dal 4 giugno. Chissà invece se i francesi se ne accorgeranno un giorno, rifacendolo magari un per il loro mercato. Anche i remake successivi al film, in fondo, sono una vittoria artistica e di botteghino.
Forse ci avrà giocato pure Maccio con i Masters negli anni Ottanta. Diventò comunque famoso in questo millennio con un cappuccio di saio in testa, nel video YouTube su Padre Maronno. Indossa un cappuccio simile, ma viola, Skeletor, iconico villain in Masters of the Universe. Ed è interpretato da un Jared Leto totalmente irriconoscibile, foderato da un fisicaccio blu posticcio e da una faccia a teschio tutta digitale. Il Premio Oscar interpreta a perfezione il potere distruttivo quanto certe improvvise frivolezze dello storico cattivissimo.
Quarant’anni fa il cartone animato era stato creato per vendere gli omonimi giocattoli Mattel, oggi però quanto potrebbero contare quei pupazzetti, seppur nuovi nei giochi dei bambini, infinitamente più digitalizzati di quelli che ne decretarono il successo? Ci sono anche orde di videogame e social a ostacolarne oggi il cammino verso un posto d’onore negli immaginari dei nati nel 2020 o poco prima.
Eh sì, io ad esempio conobbi e frequentai i Masters dalla prima alla quinta elementare, e come me milioni di ragazzini nel mondo. Nel marketing il binomio tv-giocattoli non aveva ostacoli mediatici né concorrenti particolari, a parte i fratelli coltelli Guerre Stellari. In quegli anni non li si chiamava ancora Star Wars. Ed erano entrambe collezioni infinite di giocattoli affiancate a cartoni e film iconici.
Alcuni gridano già al flop da prima dell’uscita di questo film pacioccone e costosissimo, 200 milioni di dollari, cifra che non sarà facile moltiplicare. Ma Travis Knight, che di miracoli già fece il suo Bumblebee (seppur spin-off il migliore della saga Transformers), e soprattutto Kubo e la Spada Magica (capolavoro d’animazione), stavolta si cimenta in un campo nuovo dove demascolinizza i muscolosi eroi originali calcando il trend dell’epoca.
La serie d’animazione Masters era popolata di soggetti rudi e palestratissimi con alcuni innesti queer, dal caschetto in rosa del Principe Adam alla codardia della tigre Cringer, nome che oggi risuona in modo del tutto diverso rispetto a prima. A parte He-Man e Skeletor, tutti gli altri hanno fisici non da culturisti, ma da rudi scaricatori.
Riproponendo la linea comica, Knight osa molto di più di Gunn nei Guardiani della Galassia. Ma a parte il confronto, questa vena di commedia nell’adventure cappa e spada magica, anzi del potere, non sempre convince. C’è pure un simpatico e inossidabile Dolph Lungren, primo fallimentare He-Man al cinema del 1987, in un cameo con il nuovo Adam Nicholas Galitzine.
Quindi sarà un successo? Per ora un grande boh, è uscito il 4 giugno e in Italia è al quarto posto, subito dopo Backrooms, ma val la pena di divertirsi con molta leggerezza ricordando i vecchi tempi con questa nuova giostra coloratissima e un po’ kitsch che farà sorridere tanti quarantenni e cinquantenni pensando alla fantasia che quei giocattoli sprigionavano nel tardo Novecento. #PEACE
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- “Hollywood è una fabbrica di salsicce insapore. Gli attori inadatti al ruolo e le stupide schifezze affossano ogni nuovo film”: Quentin Tarantino furibondo
“Hollywood è una fabbrica di salsicce insapore. Gli attori inadatti al ruolo e le stupide schifezze affossano ogni nuovo film”: Quentin Tarantino furibondo
Quentin Tarantino furibondo ha espresso una netta critica nei confronti della produzione cinematografica hollywoodiana contemporanea. Sulle pagine della prestigiosa rivista specializzata Sight & Sound, il pluripremiato cineasta ha confessato di trovare “quasi impossibile” la visione di nuove pellicole senza cedere a giudizi severi e impietosi. Una presa di posizione che alimenta il dibattito sulla qualità artistica del cinema mainstream attuale.
E ancora: “Difetti, inverosimiglianze, accondiscendenza verso il pubblico, attori non adatti al ruolo o semplicemente stupidaggini affossano di solito ogni nuovo film che esce da quella fabbrica di salsicce insapore, che un tempo si faceva chiamare Hollywood”.
E ancora: “Oggigiorno, l’intero concetto di film mi suscita più disprezzo che apprezzamento. Il che è comprensibile, perché a confronto i film degli ultimi sei anni fanno sembrare gli Anni 80 gli Anni 30. Da allora ho visto film che mi sono piaciuti: ‘West Side Story’ (2021); ‘Horizon: An American Saga’ Capitolo 1 e 2 (entrambi del 2024), e qualche altro, ma niente che mi abbia davvero catturato e trasportato in quel magico mondo di piacere che visitavo regolarmente e che era il motivo per cui amavo il cinema più di ogni altra forma d’arte. Oggi preferisco leggere un libro”.
Un altro film che salva Tarantino è il dramma poliziesco di Netflix, “The Rip – Soldi sporchi”, diretto da Joe Carnahan e interpretato da Ben Affleck e Matt Damon, uscito sulla piattaforma il 16 gennaio scorso: “È un emozionante thriller poliziesco con una premessa originale – ha detto Tarantino – che riesce a essere realizzata in modo davvero intelligente. Tutto ha funzionato alla perfezione: la regia di Carnahan, lo splendido cast, l’estetica del film (grazie al direttore della fotografia Juan Miguel Azpiroz), ma il vero punto di forza di questa splendida pellicola è la sensazionale sceneggiatura di Carnahan e Michael McGrale”.
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- “Sono il figlio dell’uomo, ho appena ucciso l’uomo del peccato”: ucciso a coltellate l’attore di Top Gun e Jumanji James Handy, arrestato il figlio della compagna
“Sono il figlio dell’uomo, ho appena ucciso l’uomo del peccato”: ucciso a coltellate l’attore di Top Gun e Jumanji James Handy, arrestato il figlio della compagna
“Sono il figlio dell’uomo, ho appena ucciso l’uomo del peccato”. È iniziata con questa frase, pronunciata al telefono con il numero di emergenza 911 intorno alle 9:30 del mattino di mercoledì 3 giugno, la vicenda che ha portato all’omicidio dell’attore statunitense James Handy. L’interprete, 81 anni, volto noto in blockbuster globali come “Top Gun: Maverick” e “Jumanji”, è stato ucciso all’esterno della sua abitazione nel quartiere di Tarzana, a Los Angeles.
La scena del crimine e i soccorsi
Giunti sul posto dopo la segnalazione, gli agenti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD) hanno individuato Handy nel giardino antistante la casa. L’uomo era privo di sensi e presentava una grave ferita da arma da taglio al torace. I paramedici dei vigili del fuoco di Los Angeles lo hanno soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici lo hanno dichiarato morto poco dopo l’arrivo a causa della gravità della lesione.
L’arresto del 44enne
Sul luogo del delitto la polizia ha arrestato Michael Gledhill, 44 anni. L’uomo è il figlio della compagna di Handy e risiedeva nella stessa villa insieme alla madre e alla vittima. Secondo quanto verbalizzato dalle autorità, al momento dell’arrivo delle pattuglie, Gledhill è andato fisicamente incontro agli agenti, dichiarando apertamente di essere la persona che stavano cercando. Gledhill è stato preso in custodia e trasferito nel carcere di Van Nuys con l’accusa formale di omicidio. Secondo i registri carcerari pubblici, la cauzione è stata fissata a 2 milioni di dollari. Al momento non risulta l’assegnazione di un avvocato difensore per il 44enne e i messaggi lasciati all’ufficio del difensore d’ufficio della contea non hanno ricevuto risposta. In un comunicato, gli investigatori hanno chiarito che si tratta di un episodio domestico isolato e che non sussistono ulteriori pericoli per la comunità.
Una vita tra grande e piccolo schermo
Nato a New York, James Handy ha costruito una solida carriera decennale come caratterista. Nel 1995 il pubblico lo ha conosciuto per l’interpretazione del disinfestatore in “Jumanji”, mentre nel 2022 era tornato al cinema recitando la parte del barista Jimmy nel successo “Top Gun: Maverick”. La sua filmografia include anche pellicole come “Arachnophobia” (1990) e “The Rocketeer” (1991). Particolarmente attivo sul piccolo schermo, Handy ha lavorato in numerosi drammi polizieschi e serie televisive che hanno fatto la storia del palinsesto. Tra i suoi crediti figurano “NYPD – New York Police Department”, “Beverly Hills 90210”, “Law & Order”, “Profiler – Intuizioni mortali”, la soap opera “Febbre d’amore”, “NCIS: Los Angeles”, “The Closer”, “Cold Case” e, in tempi più recenti, “9-1-1” (2021). L’agenzia che lo rappresentava ha confermato la notizia esprimendo il proprio cordoglio. Pam Ellis-Evenas, della Ellis Talent Group, ha inviato una dichiarazione all’Associated Press: “Non avrei potuto chiedere un cliente e un amico più talentuoso, umile o gentile di James Handy”.
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Há “Cinema em Tom Algarvio” para ver em Lagos
A mostra “Cinema em Tom Algarvio”, com curadoria de Ânia Bento, vai exibir, nos dias 9 e 10 de Junho, diferentes obras ligadas ao Algarve – e a Lagos – na Biblioteca Municipal desta cidade.
O programa arranca a 9 de Junho, às 21h30, com a exibição da longa-metragem “A Fada do Lar”, de João Maia. O filme acompanha a história de Vera, uma mãe solteira que enfrenta dificuldades financeiras e pessoais para sustentar os filhos após o desaparecimento do companheiro.
A sessão contará com a presença do argumentista lacobrigense André Guerra dos Santos, também responsável pelo argumento da recente série Adónis (RTP1).
No dia 10, às 17h30, serão exibidas três curtas-metragens realizadas por Pedro Noel da Luz: “A Arte Xávega”, dedicada a esta tradição piscatória ainda presente na Meia Praia; “ABC da Nossa Vida”, documentário sobre um projeto teatral apresentado no Centro Cultural de Lagos; e “M-PEX Fusões”, uma homenagem à guitarra portuguesa e à herança cultural associada ao fado. O realizador estará presente para uma conversa com o público.
A programação encerra às 21h30 desse dia, com a exibição de “Listen”, de Ana Rocha de Sousa, filme premiado internacionalmente que retrata a luta de uma família portuguesa emigrada em Londres após perder a guarda dos filhos.
A sessão contará com a participação do ator lacobrigense Ruben Garcia, um dos protagonistas do filme.
Esta mostra conta a curadoria de Ânia Bento, realizadora algarvia.
A entrada gratuita, com inscrição prévia através do telefone 282 767 816, Facebook da Biblioteca ou email biblioteca@cm-lagos.pt.
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- Wim Wenders ritira “Falso Movimento” dal commercio e si scusa con Nastassja Kinski per la scena di nudo a 13 anni. Lei replica: “Ti decidi solo ora”
Wim Wenders ritira “Falso Movimento” dal commercio e si scusa con Nastassja Kinski per la scena di nudo a 13 anni. Lei replica: “Ti decidi solo ora”
Wim Wenders ritira “Falso Movimento” dal commercio. In una dichiarazione pubblica rilasciata dalla sua fondazione, il regista tedesco ha affermato che ritirerà dalla circolazione il suo film del 1975 a causa di una scena in topless con protagonista Nastassja Kinski che all’epoca delle riprese aveva 13 anni. L’autore di Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino e del recente successo Perfect days ha scritto: “Essendo l’unica persona all’epoca responsabile di Falso Movimento ancora in vita, riconosco che Nastassja Kinski sarebbe dovuta essere protetta meglio sul set. Per questo, Nastassja, ti chiedo scusa senza riserve, senza se e senza ma”. In Falso Movimento, Kinski interpretava un’adolescente muta e recitava al fianco di Rüdiger Vogler e Hans Christian Blech.
In un commento sotto il post dal suo account Instagram, Kinski ha risposto in tedesco: “Wim, dopo tutti questi anni, solo ora (ti decidi ndr) dopo che il pubblico ha commentato su così tanti giornali, anche se gliel’avevo chiesto tanto tempo fa”. L’attrice si era espressa da tempo su quel film, chiedendo a Wenders di realizzarne una nuova versione. Il mese scorso, approfittando di una grande popolarità di ritorno di Wenders, dovuta al successo mondiale di Perfect days nonchè al dibattito su cosa significhi fare un cinema politico, Kinski aveva dichiarato in un’intervista al Suddeutsche Zeitung: “Quello era il mio primo film, lui era il mio primo regista e non mi ha protetta”. Inutile ricordare che quel ruolo lanciò la Kinski nel cinema mondiale tanto che da minorenne girò diversi film tra cui Niente vergini in collegio – di cui fu protagonista- e Così come sei di Alberto Lattuada assieme ad un felice e bravo Marcello Mastroianni.
Ovviamente le scene di nudo in questi film furono ben più lunghe e articolate rispetto al topless in Falso movimento. Kinski divenne poi musa sui 18 anni di Roman Polanski nello splendido e sottovalutato Tess. Seguirono cult come Il bacio della pantera, Un sogno lungo un giorno e il clamoroso Paris,Texas sempre sotto la regia di Wenders. Il regista tedesco ha comunque precisato che Falso movimento “rimarrà indisponibile fino a quando non si raggiungerà una soluzione concordata“, sottolineando la necessità di un “ampio dialogo” con l’Accademia del Cinema Tedesca e Kinski. “È fondamentale che la nostra società trovi il modo di affrontare in modo appropriato le opere cinematografiche controverse del XX secolo e che si apra a nuovi processi di apprendimento e a prospettive inclusive sul cinema”.
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- “Papà Clint si è ritirato dal cinema. Ora è in pensione, ha 95 anni”: cosa ha detto il figlio Kyle
“Papà Clint si è ritirato dal cinema. Ora è in pensione, ha 95 anni”: cosa ha detto il figlio Kyle
“Papà Clint si è ritirato dal cinema”. Kyle Eastwood l’ha buttata lì durante un’intervista su France3, en passant, senza nemmeno pensarci troppo, mentre presentava un suo concerto. Ebbene, visto che a 48 ore di distanza dalla voce del sen fuggita, l’entourage del 96enne regista e attore di capolavori come Million dollar baby e I ponti di Madison County non ha ancora smentito, è altamente probabile che Giurato numero 2 sia l’ultimo film diretto da Clint Eastwood. “Ho tanti bei ricordi del periodo in cui ho lavorato con lui. Ora è in pensione, ha 95 anni”, ha spiegato Kyle nell’intervista, realizzata prima che suo padre compisse 96 anni domenica 31 maggio. “Sono stato molto fortunato ad aver potuto lavorare con lui in molti film. È stata un’esperienza fantastica per me”.
Kyle, infatti, è musicista jazz e compositore, e ha contribuito con le sue colonne sonore a diversi film del padre, tra cui Lettere da Iwo Jima, Gran Torino e Invictus. Della carriera ultra settantennale di Clint non esistono parole per descriverla. Eastwood è il monumento vivente del cinema, è l’abc del recitare e del dirigere film. La prima interpretazione risale al 1959 per la tv in Gli uomini della prateria e dopo piccole particine al cinema nel 1964 come protagonista di Per un pugno di dollari. L’ultima invece è del 2021 dove è protagonista del suo Cry Macho. Alla regia Eastwood esordisce con Brivido nella notte (1971) per poi dirigere altri 43 film fino appunto al 2024 con Giurato numero 2. Due gli Oscar alla regia (Gli spietati e Million dollar baby) e due Oscar ai film (sempre Spietati nel 1993 e Million dollar baby nel 2005).
Impossibile classificarlo senza ridurne la magnificenza classica e mai banale. Nel 2025 si erano pure inventati una sua falsa intervista su un giornale austriaco, poi da Eastwood smentita: “Recentemente sono apparse alcune notizie che mi riguardano. Ho pensato di fare chiarezza. Posso confermare di aver compiuto 95 anni. Posso anche confermare di non aver mai rilasciato un’intervista a una pubblicazione austriaca chiamata Kurier, né a nessun altro giornalista nelle ultime settimane, e che l’intervista è completamente falsa”.
Nel 2021 Eastwood aveva però ammesso di essersi chiesto se dovesse continuare o meno, dichiarando al Los Angeles Times: “Perché diavolo continuo a lavorare a novant’anni? La gente inizierà a lanciarmi pomodori?”. Ma figuriamoci! “Se questo è il suo canto del cigno”, scrisse un critico statunitense all’uscita di Giurato numero 2, “se ne va con la grazia, l’intelligenza e la complessità che hanno contraddistinto la sua impareggiabile opera, fino a una nota finale che non offre una risposta ma, giustamente, pone una domanda”.
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“Obsessão” e “Backrooms”: terror indie de jovens YouTubers revoluciona as bilheteiras

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- È morta di “crepacuore” a 56 anni Marjane Satrapi, autrice di “Persepolis”: “Stroncata dal dolore per la morte del marito Mattias, l’amore della sua vita”
È morta di “crepacuore” a 56 anni Marjane Satrapi, autrice di “Persepolis”: “Stroncata dal dolore per la morte del marito Mattias, l’amore della sua vita”
È morta di “crepacuore” a 56 anni per la tristezza di aver perso il marito, un anno fa. Marjane Satrapi, la fumettista e regista iraniana, voce libera e nobile anti islamica, diventata celebre per la riduzione cinematografica del suo fumetto autobiografico Persepolis, non ha retto al dolore della perdita di Mattias Ripa. L’economista svedese, conosciuto dalla Satrapi a Parigi oltre 30 anni fa, diventato suo collaboratore artistico e marito, era morto l’8 aprile dell’anno scorso a 52 anni. “Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita”, è il tenero addio inviato alle agenzie di stampa dai familiari della regista iraniana. Satrapi era stata una schietta e acerrima critica del governo teocratico iraniano in più occasioni a cavallo del nuovo secolo. La fumettista iraniana era arrivata in Francia nel 1994, ottenendo poi la cittadinanza francese nel 2006. La graphic novel in bianco e nero Persepolis venne pubblicata in due volumi tra il 2000 e il 2001 ottenendo un successo mondiale. L’opera racconta con graffiante umorismo la giovinezza di Marjane a Teheran, segnata dalla caduta del governo dello scià e le successive difficoltà causate dalle restrizioni imposte dalla leadership islamica iraniana dopo la “rivoluzione” del 1979. Come ha scritto Carlotta Eco su l’Enciclopedia delle donne, “Persepolis è il primo fumetto autobiografico sulla storia iraniana. Scritta con l’intento di “ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta”, Persepolis (dal nome greco dell’antica “città dei persi” fondata nel 520 a.C.) è la saga di una famiglia iraniana che vive a Teheran tra il 1960 e il 1990”. Una famiglia benestante di origine nobiliare, orientata su principi morali che definiremmo “all’occidentale”, i Satrapi di fronte all’oscurantismo propugnato dal regime di Khomeini fecero emigrare la figlia 15enne a Vienna.
Nel 1988 il primo ritorno in patria dove apprende l’arte del disegno (“che significa copiare modelli interamente coperti dall chador”) e poi rifugge dalla censura e dall’oppressione culturale dei dittatoriali barbuti sciiti nel 1991 questa volta prima a Strasburgo poi a Parigi. È qui che incontra subito quello che diventerà il suo amato marito, Mattias Ripa. Attorno al 2006 inizia la produzione francese del film animato tratto da Persepolis, di cui Satrapi è regista assieme a Vincent Parranoud. Il film finisce in Concorso a Cannes nel 2007 e vince il Premio della Giuria, per poi essere candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2008. Poco prima del successo internazionale del film, Satrapi aveva pubblicato le graphic novel Ricami (2003) e Pollo con Prugne (2004), nonché diversi libri per bambini. Nel 2011 torna alla regia ma senza l’attenzione ricevuta quattro anni prima per adattare Pollo alle prugne. Dirigerà poi con alterne fortune anche i film: Voices (2014), Radioactive (2019) su Marie Curie e Paradis Paris (2024). Satrapi è stata anche pittrice e i suoi dipinti acrilici di grande formato sono stati esposti per la prima volta nel 2013 alla Galleria Jérôme De Noirmont di Parigi.
Nel 2023 aveva pubblicato un’altra graphic novel, Woman, Life, Freedom, un libro collettivo realizzato da 17 fumettisti iraniani e internazionali, in collaborazione con accademici e ricercatori iraniani. Si sono uniti per raccontare la storia di come la morte in custodia di Masha Amini, una donna curdo-iraniana di 22 anni arrestata nel 2022 per non aver indossato correttamente il velo islamico. Una decina di anni fa, intervistata dall’attrice Emma Watson, Satrapi riassunse con la sua consueta fulminante ironia il suo punto di vista sulla questione femminile iraniana e globale: “Il nemico della democrazia non è una sola persona. Il nemico della democrazia è la cultura patriarcale. Come in famiglia, dove il padre decide e ha l’ultima parola, così un dittatore è il padre della nazione. Se abbiamo più donne istruite, avremo anche società più istruite. Questo, senza alcun “pregiudizio femminista”, è un dato di fatto”. L’anno scorso, ha rifiutato la Legion d’onore francese a causa dell’ “ipocrisia” del Paese nei suoi rapporti con l’Iran, citando le politiche francesi in materia di visti che impedivano ai dissidenti di lasciare l’Iran per recarsi nel Paese europeo.
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Programação do Cineteatro Louletano parte 1
Em junho, o Cineteatro Louletano apresenta uma programação que cruza dança, música, teatro e cinema, mantendo a aposta na coprodução artística, na diversidade de linguagens e na acessibilidade, com Língua Gestual Portuguesa e Audiodescrição.
O mês arranca com dança a 5 de junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com C.C. (Crematística e Contraforça), peça da coreógrafa Vera Mantero. Esta coprodução do Cineteatro Louletano propõe uma reflexão coreográfica e performativa em torno das relações entre economia, poder e corpo, numa criação assinada por uma das mais relevantes figuras da dança contemporânea portuguesa.
Nos dias 6 e 7 de junho, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe a 19.ª edição da Festa do Cinema Italiano, promovida pela Associação Il Sorpasso. No sábado, 6 de junho, existem três sessões, às 16h00, às 19h00 e às 21h00. E no domingo, duas sessões, intercaladas com cine-jantar pelo chef Sergio Zanotti, inspirado no filme “Louca-Mente”, de Paolo Genovese, que é exibido após a refeição.
No dia 9 de junho, às 21h00, o Cineteatro Louletano recebe As Damas da Noite, Uma Farsa de Elmano Sancho. O espetáculo, com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, recorre à sátira social imergindo no mundo fascinante e provocador do transformismo. Os artistas transformistas/dragqueens “vestem a pele de um outro, tentam ser um outro”. Elmano mostra-nos o outro que pode existir em nós.No mesmo dia, 9 de junho, às 21h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe mais uma sessão do ciclo Filme Francês do Mês, promovido pela Alliance Française do Algarve. Desta vez é Fifi, de Paul Saintillan e Jeanne Aslan (2022), uma obra centrada nas relações humanas, juventude e desigualdade social.
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Dieci cortometraggi di registi iraniani raccontano l’audacia di una nuova generazione
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Il regista, sceneggiatore e produttore iraniano Mohammad Rasoulof ha scelto la forma più tipica, poetica e metaforica del cortometraggio per girare il suo primo film in esilio, essendo stato costretto a lasciare l’Iran clandestinamente. Condannato al carcere e alla fustigazione per il suo lavoro di regista, due anni fa si è rifugiato in Germania, dove ha scritto, diretto e prodotto il cortometraggio Sense of Water (2026), con il sostegno del Displacement Film Fund lanciato da Cate Blanchett insieme all’Hubert Bals Fund (HBF) dell’International Film Festival Rotterdam. Il cortometraggio semi-biografico di circa quaranta minuti, girato in lingua farsi e tedesco, racconta la storia di uno scrittore in esilio, Ali, che a Berlino si confronta con la perdita della lingua madre e la frattura fra linguaggio e sentimenti. Nonostante riesca a riscoprire l’amore, non riesce a superare il trauma dell’esilio. In lui si risveglia così il desiderio di tornare in Iran, in segno di solidarietà con la lotta degli iraniani e per capire chi è veramente, prima di iniziare a scrivere un nuovo libro.

Un cortometraggio ibrido tra finzione e documentario è Shadowless: In Transit (2023) di Azin Feizabadi. Un girato che affronta i temi della migrazione e dell’appartenenza. Un viaggiatore iraniano in arrivo in Germania – interpretato dallo stesso Feizabadi, regista e artista– si interroga sul suo futuro, mentre si trova in uno spazio intermedio, quello di un “transito” aeroportuale, che non riesce a lasciare. Video personali e di famiglia si intrecciano ritmicamente a flashback cinematografici, immagini del presente e riprese da una videocamera. Il corto fa parte di un’opera collettiva, Iran – A Sense of Place, una collaborazione con la Wim Wenders Foundation grazie alla quale nel 2023 sei cineasti iraniani sotto la supervisione della producer Afsun Moshiry hanno raccontato storie di luoghi situati in Iran o esperienze di esilio in Francia e Germania.
Un paesaggio dominato da scene estreme, surreali e di una bellezza incantata, diventa invece teatro delle psicosi di un giovane nel cortometraggio Yo Yo (2025), diretto dal regista, sceneggiatore e produttore Mohammadreza Mayghani e presentato al Festival del cinema di Locarno. Il giovane Siavash raggiunge in automobile la splendida regione desertica dell’Iran meridionale, in compagnia dell’amica Shadi. Sente voci oscure e vede immagini che non esistono. Solo la sua amica può salvarlo da questa situazione che lo opprime quasi come fosse una disabilità. Il film è dominato dalla luce, dai colori pastello e dalla quiete del luogo. Le scene sono perfettamente adattate alla musica: il silenzio che avvolge i due protagonisti è intervallato da toni sinistri, colpi di frisbee che preannunciano la svolta finale, assurda e nichilista.
Anche in There Was One, There Was None (2026) di Yasmin Shahbahrami, presentato all’International Film Festival di Rotterdam (IFFR), la cinematografia è stata curata nei dettagli. Il film è strutturato in maniera sperimentale. Racconta l’amicizia fra due ragazze iraniane – messa a dura prova dal trasferimento all’estero di una delle due – attraverso le confidenze che si scambiano durante le videochiamate. Testimonia la difficoltà di mantenere legami solidi quando questi sono mediati dalla tecnologia moderna, ma anche il duplice conflitto vissuto dalle donne iraniane nella diaspora e da quelle che restano in patria.

Premiato dall’importante Associazione iraniana Short Film, The Accused Showed No Remorse (2025) di Ramin Soltani è sempre ambientato sullo sfondo delle proteste del movimento Woman, Life, Freedom. Racconta la storia di una donna, Simin, interpretata dall’attrice Elaheh Farazmand, e del sistema e della società che la opprimono. Quando la protagonista riesce a ottenere la scarcerazione temporanea del figlio adolescente arrestato durante una protesta, lui torna a casa silenzioso e introverso: qualcosa lo turba profondamente. Il finale tipico del cinema iraniano è potente e tragico. Di fuga e sopravvivenza, e di come la guerra si imponga sulla vista e sulla memoria collettiva e personale si occupa il cortometraggio Fruits of Despair di Nima Nassaj, anch’esso girato in lingua farsi, e presentato nella sezione Forum della Berlinale 2026.
L’uso delle immagini a scopo politico, le nuove tecnologie e un autoritarismo digitale soffocante sono i temi che interessano un altro gruppo di registi, fra cui Hesam Eslami che con Citizen, Inmate (2025) ha ottenuto la menzione d’onore all’Exground FilmFest. In The Man in White (2026), Haman Fouladvand (noto anche come Aman) riflette sulla figura di un boia della rivoluzione del 1979, vestito di bianco e immortalato in un’iconica fotografia, che scompare dalla storia (o si fa cancellare). In questo cortometraggio di undici minuti, l’autore si serve delle nuove tecnologie e di immagini d’archivio per evocare la sua presenza spettrale in una storia in cui le vittime non sono dimenticate. Per il girato ha ricevuto una menzione speciale al Festival del cortometraggio di Clermont-Ferrand.
Il cortometraggio documentario Memories of a Window (2026) diretto da una giovane coppia cineasti della School of the Art Institute of Chicago, Mehraneh Salimian e Amin Pakparvar, affronta il tema della repressione in Iran dalla prospettiva intima e circoscritta di chi ha osservato da dietro a una finestra le proteste del 2022 del movimento Woman, Life, Freedom. Una produzione a basso costo che utilizza filmati personali e video dal vivo per rispondere alla domanda: «Può una rivoluzione nascere da dietro una finestra?». La risposta risiede nel paesaggio sonoro: la moltiplicazione di voci e musiche di protesta che, nel film, si possono udire in una strada deserta e buia di Teheran, ripresa dall’appartamento dei registi. Il film ha vinto l’Orso di Cristallo per il Miglior Cortometraggio nella sezione Generation 14plus alla Berlinale 2026.
Il festival di Berlino da tempo promuove i cineasti dissidenti iraniani. Premiato al Festival del cinema di Locarno, Blind, Into The Eye (2025) del duo di filmmaker berlinesi Realillusion – Atefeh Kheirabadi e Mehrad Sepahnia – è un cortometraggio di venti minuti che racconta la violenza mirata durante le proteste del 2022-2023 in Iran. Un collage audiovisivo realizzato con filmati di protesta e video provenienti dai social media che esamina il potere delle immagini come costrutti politici.
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