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Da Mao a Xi, la trappola coreana. Perché Pyongyang complica i piani di Pechino

7 June 2026 at 14:42

Quasi ottant’anni fa, Pyongyang affossò i grandi sogni di Mao. Li rilancerà adesso quelli di Xi? La visita del presidente cinese porta con sé aspettative impossibili: cominciare a sciogliere il nodo gordiano della corsa al riarmo regionale. Giusto alla vigilia della visita presidenziale cinese, la Corea del Nord annuncia che il suo programma nucleare è “irreversibile”.

La prossima visita del presidente cinese Xi Jinping in Corea del Nord è delicata e difficile. Il rapporto non somiglia più a quello di “labbra e denti” dell’epoca della guerra di Corea — le labbra coreane e i denti cinesi degli anni ‘50. Si è evoluto in legami molto più complessi e contraddittori, non unilaterali ma pieni di spine per i cinesi.

La Corea del Nord è, di fatto, la principale beneficiaria della guerra in Ucraina. In cambio della fornitura di armi e truppe, ha ottenuto tecnologia russa che le ha consentito un salto strategico nelle capacità missilistiche e nucleari. Questo salto, tuttavia, ha creato due seri problemi per la Cina, che aveva ingenuamente incoraggiato il sostegno coreano alla Russia per impedirne il collasso e le pericolose ricadute che ne sarebbero derivate.

Il primo è che ha allarmato sudcoreani e giapponesi, spingendoli in una corsa al riarmo. La minaccia nordcoreana è reale e, in quanto tale, fornisce una giustificazione autentica ai due vicini per riarmarsi. Lo è contro la Corea del Nord e contro la minaccia più reale, ma taciuta e inconfessabile, rappresentata dalla Cina.

Il secondo problema è che il legame politico tra Corea del Nord e Russia si è approfondito, ponendo un onere significativo al progresso politico della Cina in Russia. Se la Corea del Nord diventasse come una Bielorussia orientale, rappresenterebbe una minaccia per Pechino, forse maggiore di quella che la crescita degli interessi cinesi in Siberia pone a Mosca.

Naturalmente, è proprio per questo che né la Russia né la Corea del Nord sono pronte a rinunciare a questo nuovo rapporto, nonostante entrambe dipendano dalla Cina — e il riarmo di Corea del Sud e Giappone diventa, in questa luce, una nuova leva di Mosca e Pyongyang su Pechino. Questa pressione potrebbe superare il possibile vantaggio della Cina di giocare la carta nordcoreana contro ciò che a Pechino non piace, principalmente Taiwan — l’isola di fatto indipendente ma de jure parte di una sola Cina, dove i nazionalisti fuggirono dopo la presa di potere dei comunisti nel continente.

È quindi probabile che Xi si rechi in Corea del Nord, non in cerca di una soluzione completa al dilemma in cui si trova intrappolato, ma piuttosto per dare una scossa al rapporto bilaterale. Quindi, qualche forma di riavvicinamento — una riapertura del dialogo tra Corea del Nord e America — potrebbe dare alla Cina un po’ di respiro.

Dopodiché, il leader nordcoreano Kim Jong-un potrebbe incontrare il presidente americano Donald Trump per raggiungere un accordo sulle armi nucleari. Non è chiaro che tipo di accordo potrebbe essere. Forse la visita serve anche a sondare cosa sia fattibile, ma un accordo nordcoreano potrebbe fungere da merce di scambio diplomatica per fare pressione sugli Stati Uniti affinché premano su Corea del Sud e Giappone. È un puzzle con milioni di pezzi tutti in movimento, quindi la possibilità che qualcosa si incastri sarebbe una sorta di miracolo.

Inoltre, la Corea del Nord non ha storicamente servito bene la Cina. L’intervento in Corea del Nord costò carissimo a Mao. Perse il figlio ed erede, ucciso in un bombardamento americano, e dovette rinunciare a qualsiasi piano di conquista di Taiwan. La Corea del Nord inferse al neonato regime cinese due colpi sistemici al suo futuro: la fine di una linea di successione imperiale e la la mancata distruzione del suo nemico esistenziale, la Cina nazionalista, che da Taiwan sfidava la legittimità del governo comunista di Pechino.

Questa visita non può essere un buco nell’acqua — almeno non del tutto. Ma qualunque ne sia l’esito, rimane poco chiaro se sarà sufficiente a spingere Trump a incontrare Kim, e se ciò sarà abbastanza per placare i timori sudcoreani o giapponesi. Che qualcosa si muova in questa direzione è comunque significativo. Segnala che la Cina è insoddisfatta di quanto sta accadendo nella penisola coreana, che la situazione non è stata ben gestita — tutt’altro — e che il massimo leader deve intervenire personalmente per rimettere le cose in ordine.

Mao o Xi

Xi è salito al potere manovrando abilmente ogni leva della macchina politica interna cinese con indiscutibile capacità. Mao aveva conquistato potere e autorità gestendo la guerra e la politica estera. Aveva compreso il nesso tra la conquista del consenso locale — tra i contadini, la carne e il sangue della Cina di allora — e i vari attori interni ed esterni che agitavano il Paese. Era riuscito a epurare gli intellettuali comunisti, convincendo al contempo quelli non comunisti della sua sincerità e liberalità. Nel corso di oltre vent’anni, aveva giocato i giapponesi contro i nazionalisti, i russi contro gli americani, ognuno contro l’altro, e tutti a suo vantaggio, per emergere nel 1949 come leader della Cina.

Il suo gioco di tradimenti incrociati fu bloccato dai russi, proprio in Corea. Stalin lo costrinse a difendere Kim Il-sung — allora quasi sopraffatto dall’avanzata americana — recidendo così ogni filo con gli Usa e infrangendo le sue speranze di conquistare Taiwan. Dopo l’intervento cinese in Corea, gli americani dispiegarono la loro flotta a difesa dell’isola.

La ragione ufficiale dell’intervento coreano era che per la Cina era meglio avere un cuscinetto tra sé e un alleato americano. Col senno di poi, non è chiaro se il cuscinetto fosse per la Cina o per l’Urss, e se i rapporti di vicinato con un alleato americano non avrebbero avanzato la causa cinese meglio delle catene sovietiche.

L’autorità di Mao — sebbene si dimostrasse incapace di governare la Cina e di svilupparla economicamente — non fu mai messa in discussione, proprio per il suo genio nella politica internazionale.

Xi, per certi versi, si trova a lavorare al contrario. Ha dimostrato di saper conquistare, mantenere ed espandere il proprio potere internamente, ma il suo giudizio in politica estera non è sempre stato impeccabile. Può essere stata colpa dell’esercito, che in Cina porta la responsabilità primaria nel definire la strategia estera del Paese. Ora, con l’esercito epurato e piegato, spetta a lui vedere se riesce a sciogliere il nodo gordiano che ha in mano.

Kim Il-sung affossò le speranze di Mao; suo nipote salverà quelle di Xi? Oltre vent’anni fa, la rivista cinese Strategy and Management fu presumibilmente chiusa dopo aver pubblicato un articolo che suggeriva la possibilità di un’invasione cinese della Corea del Nord. All’epoca, i negoziati a sei sulla Corea del Nord incontravano resistenza a Pyongyang.

L’idea, mai resa pubblica, circola a Pechino da decenni. Un’invasione di Taiwan è quasi impossibile; un’invasione terrestre della Corea del Nord, specialmente se sostenuta dal sud, sarebbe una proposta molto più agevole. Il programma nucleare nordcoreano potrebbe essere diretto contro la Cina tanto quanto contro i nemici occidentali.

Le voci sulla possibile morte di Kim nel 2020, all’inizio della crisi del Covid, potrebbero essere state collegate a una brusca tensione tra Cina e Corea del Nord.

Sarebbe impossibile districare tutti i problemi della Cina con la Corea del Nord, soprattutto considerando che negli ultimi 25 anni la situazione si è assai complicata. Ma qualcuno di essi potrebbe certamente essere alleviato.

Col senno di poi, si potrebbe dire che Stalin tese alla Cina una trappola impossibile con la Corea del Nord, e che quella trappola è stata nuovamente sfruttata dal presidente russo Vladimir Putin. Per uscirne, Xi potrebbe aver bisogno di una mentalità diversa.

Circa ottant’anni fa, Mao fu tenuto praticamente prigioniero a Mosca, incerto se avrebbe mai fatto ritorno. Stalin, che aveva dato a Mao la vittoria sostenendolo in Manciuria quando era sull’orlo dell’annientamento, era pronto a sostituirlo con un leader più malleabile. Oggi Xi si trova in una posizione più solida rispetto a Russia e Corea del Nord.

(Articolo pubblicato su Appia Institute)

More than a million attend Pope Leo's mass in Spain

7 June 2026 at 12:37
Pope Leo XIV honoured Spain's centuries-old tradition of religious devotion on Sunday as a “school of faith” for today, as he presided over a Mass before a million people and a procession highlighting one of the most iconic expressions of Spanish popular piety: flower carpets. FRANCE 24's Sarah Morris reports.

Loulé: Autarquia recebeu os “campeões” do Louletano

6 June 2026 at 17:51

O Salão Nobre dos Paços do Concelho de Loulé abriu as portas, na passada quarta-feira, para uma homenagem à equipa sénior de futebol do Louletano Desportos Clube pela promoção à Liga 3. O evento reuniu atletas, equipa técnica, dirigentes, executivo municipal e amigos do clube, numa celebração pautada por memórias históricas e apelo a um ainda maior apoio ao clube na nova temporada.

A sessão solene abriu com uma intervenção sentida de Gilson Pagani, figura histórica do clube e que é hoje o seu diretor geral, que recordou com nostalgia os tempos áureos das décadas de 80 e 90, período em que o Louletano militava na II Divisão. Na altura, o atual presidente da Câmara de Loulé, Telmo Pinto, fazia parte do plantel, ao lado de Pagani, Eduardo Pires, Jorge Guerra ou João Pedro Caliço, mas também de atletas de I Divisão e internacionais de renome, como o bicampeão mundial de juniores brasileiro Mauricinho. Pagani relembrou o mítico jogo contra o FC Porto, “que nunca vai sair da memória de ninguém”. Um empate 2-2 em casa, em partida a contar para a Taça de Portugal, no qual os algarvios se bateram de igual para igual. “Estávamos com um frio estômago, mas quando o Rosa Santos começou o jogo o perfume teve que exalar…”.

Relativamente ao momento atual, o diretor sublinhou a exigência do último campeonato. “O nosso fabuloso Mister Miguel (Valença) conseguiu unir o grupo e chegámos aqui com dignidade, lealdade, raça e ânimo. O Louletano é muito mais do que pensam, é conhecido no Brasil e em Angola”, afirmou, acrescentando ainda: “No Louletano ninguém desiste! Se tivéssemos desistido em janeiro, nunca estaríamos aqui!”.

O antigo jogador destacou ainda o percurso do atual presidente da Autarquia, que foi seu companheiro dentro das quatro linhas, como um exemplo a seguir: “Naquela altura, os miúdos entravam mudos e saiam calados do balneário. E um dia, chegou ao balneário um miúdo vindo do Quarteirense, magrinho, focado e elétrico, sempre a dar a opinião dele. Estudou, formou-se em Engenharia e depois o bichinho da política pegou ele. Ele nos deu esse exemplo, temos que estar focados, as oportunidades aparecem e quando a porta abre temos que entrar por ela”, lembrou Pagani.

Por seu turno, o presidente do Louletano Desportos Clube, António do Adro, enalteceu a importante parceria com o investidor/patrocinador Hugo Garcia, elogiou o trabalho e empenho da equipa diretiva que o acompanha, lembrando ainda o ecletismo do clube que move dezenas de pessoas diariamente na natação, ginástica, futsal ou triatlo.

António do Adro manifestou a sua satisfação por ter na presidência do Município alguém que conhece profundamente o clube, mas não escondeu algumas necessidades atuais. “Sei das dificuldades em termos de campos para a formação. Loulé só voltará a ser grande no desporto quando tiver mais infraestruturas”, alertou. O líder do clube garantiu ainda que a equipa continuará a jogar no Estádio Algarve, agora com os jogos a serem transmitidos pela televisão (Canal 11), mas que as despesas serão maiores, sobretudo devido às deslocações. “A Câmara Municipal sempre nos ajudou muito, mas este ano vamos chatear-te um bocadinho mais, Telmo!”, avisou.

A encerrar a cerimónia, o presidente da Câmara Municipal de Loulé, Telmo Pinto, dirigiu-se diretamente aos jogadores, apelidando-os de “verdadeiros obreiros da vitória e os grandes heróis”. O autarca aconselhou o plantel a desfrutar do momento, lembrando que quem consegue fazer de um hobby a sua profissão é um “felizardo”. Recuando ao seu tempo de atleta, partilhou histórias de balneário: “Só o Benfica tinha um autocarro melhor do que o nosso. Num ano fizemos 12 viagens às Ilhas. O Mauricinho ganhava 1100 contos e eu 50 contos. Há muita carolice e gente a trabalhar nos bastidores para isto resultar”.

Assumindo as carências apontadas pelo líder do clube, Telmo Pinto reconheceu que o concelho está “deficitário em alguns equipamentos”, mas sublinhou a grandeza desportiva de Loulé, visível nas múltiplas modalidades, campeões e atletas olímpicos. O edil concluiu destacando o papel social e cívico da instituição: “Foi nesta casa que muita gente foi formada e seguiu o caminho certo na vida. Esta entidade é altamente responsável pela formação de homens e mulheres deste concelho”.

Quem é a equipa do Louletano Desportos Clube?

Jogadores: Adair Kandala, Carlos Jr, Chima James, Daniel Paulino, Diogo Machado, Elvis Mendes, Guilherme Campos, Gustavo Daris, Jair Brito, João Farrajota, Leandro Ferreira, Luca van der Gaag, Marcão, Miguel Laginha, Nuno Martelo, Ricardo Leal, Rodrigo Mendes, Rodrigo Vilela, Sander Ramires, Tiago Cavadas, Tiago Correia, Tiago Paixão, Tiago Sousa, Tomás Tomaz, Xavi e Yan Marinho

Equipa técnica, staff e direção: Técnico de Equipamentos – Francisco Calenga (mais conhecido por Chicão); Departamento Médico – Victor Flores; Departamento Médico – David Roberto; Médico  – Miguel Nascimento; Preparador Físico – Paulo Dubian Nosé; Treinador de Guarda-Redes – Bruno Pereira; Treinador Adjunto – André Silva; Treinador Adjunto – Miguel Lourenço; Treinador Principal- Miguel Valença; Dirigente – Jorge Evangelista; Dirigente – Luis Martins; Dirigente – Nuno Laginha; Dirigente – Nuno Cabrita; Diretor Desportivo – Filipe Costa; Diretor Geral – Gilson Pagani; Patrocinador – Hugo Garcia; Presidente – António do Adro.

Mulher de 28 anos morre atropelada em Albufeira

6 June 2026 at 17:01

O atropelamento de um casal durante a madrugada de hoje, em Albufeira, na Rua dos Bombeiros Voluntários, fez uma vítima mortal e um ferido grave.

Uma mulher de 28 anos faleceu na sequência do embate, tendo um homem ficado em estado considerado grave.

O condutor da viatura que atropelou o casal não parou de imediato, tendo sido mais tarde encontrado nas imediações do local do atropelamento.

Tendo em conta os ferimentos da vítima, foi mobilizado um helicóptero do Instituto Nacional de Emergência Médica (INEM).

O acidente ocorreu às 00h02 desta madrugada, tendo o socorro sido prestado pelos Bombeiros Voluntários de Albufeira.

Hóquei em Patins: Final do Nacional Sub-23 em Grândola

6 June 2026 at 16:15

Notícia atualizada dia 7 de junho às 10h20: 1.º jogo adiado para data a determinar

Após garantir a presença histórica na final do Campeonato Nacional de Sub-23, a equipa do Hóquei Clube Patinagem de Grândola deveria jogar o 1.° jogo da final na próxima terça-feira, 9 de junho, pelas 21h30 no Complexo Desportivo Municipal José Afonso, tendo como adversário o União Sport Club de Paredes, no entanto, segundo nota posterior do clube, o jogo irá realizar-se em data ainda a determinar.

Um dos momentos mais altos do desporto grandolense e regional.

Mais um jogo de emoções à flor da pele, dos patins e do stick, onde aos aurinegros da Vila Morena querem dar o primeiro passo rumo a um título inédito e culminar de uma época brilhante.

Certamente não faltará apoio aos alentejanos, sendo de antever um pavilhão José Afonso lotado.

Bolivian police clash with protesters demanding president's resignation

7 June 2026 at 10:49
Police clashed with anti-government protesters Saturday in eastern Bolivia, with gunfire reportedly wounding four officers, as authorities attempted to clear a road blocked by rural workers demanding President Rodrigo Paz's resignation. A month of heated demonstrations calling for the center-right Paz to step down have paralyzed the Andean nation, with about 100 protest blockades around Bolivia causing severe food and medicine shortages in major cities.

Parla la mamma di Alberto Stasi: “Quando tornerà a casa, da innocente o da colpevole, penso che andremo al cimitero da Chiara Poggi”

7 June 2026 at 10:22

La prima cosa che faremo insieme io e Alberto? Penso che andremo al cimitero da Chiara”. Ha parlato in rarissime occasioni Elisabetta Ligabò, la mamma di Alberto Stasi, e torna a farlo proprio pochi giorni dopo l’intervista concessa da Marco Poggi a Quarto Grado. Quasi fosse parte di una “instancabile battaglia mediatica”, come fa notare Selvaggia Lucarelli, secondo la quale “si sta cercando di capovolgere la narrazione su questa vicenda”. Se fino ad ora la madre di Stasi aveva deciso di vivere lontana dai riflettori la vicenda giudiziaria del figlio, oggi parla a Repubblica e racconta come ha vissuto l’ultimo anno ammettendo di essere fiduciosa rispetto al lavoro di “questi nuovi inquirenti e investigatori”.

CASO GARLASCO, PARLA LA MAMMA DI ALBERTO STASI

L’intervista parte dai nuovi indizi a carico dell’indagato Andrea Sempio, che Elisabetta Ligabò definisce “elementi forti”, tanto da spingerla a dire: “Sì, a questo punto, certo che ci credo! Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L’ho sempre detto: se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri”. La madre di Stasi ammette che “dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare” ma che “questa Procura ha lavorato in modo eccellente”. E a quelli che attaccano la Procura, replica tranchant: “Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose”.

LA VITA A GARLASCO E L’OPINIONE PUBBLICA SU STASI

Poi l’intervista si sposta su un piano più personale, a cominciare dalla vita a Garlasco, rivelando di non avere mai sentito uno sguardo addosso: “O, quanto meno, non li ho notati. Nessuno dei nostri amici si è allontanato o ha avuto sospetti. Io ho sempre fatto la mia vita tranquilla, preferisco stare in casa e non andare in giro. Ho dovuto occuparmi anche del negozio per sei anni, insieme ai due dipendenti, da quando è venuto a mancare mio marito”. Poi confessa che le cose oggi sono diverse, come se l’opinione pubblica avesse “cambiato idea” sul figlio: “Ho sempre avuto persone vicino a darmi conforto nei momenti difficili. Ma ho notato questo cambiamento, ho trovato molta solidarietà nelle piccole cose di tutti i giorni, quando esco in paese per le mie commissioni. Incontro persone che mi fermano e mi dicono: la posso abbracciare?”. E racconta di un episodio accaduto tre giorni fa, quando è andata in Comune per rinnovare la carta d’identità: “Una persona mai vista mi ha guardato e poi mi ha detto: forza, vedrà che questa volta ce la facciamo. Sono cose che aiutano ad andare avanti”.

IL RAPPORTO CON IL FIGLIO ALBERTO

Ma che rapporto hanno lei e il figlio Alberto? “Ci siamo dati forza l’uno con l’altra. Forse Alberto ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente”, ammette la Ligabò, che parla anche della morte del marito come di un momento molto doloro per loro. Oggi lei e Stasi hanno la possibilità di vedersi e di tornare a frequentarsi di più: “Vuol dire molto. Ma no, il rapporto non è cambiato, e lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova”. A domanda diretta sulla prima cosa che faranno assieme quando Stasi tornerà a casa (“da innocente o colpevole”) a risposta è spiazzante: “Siamo già andati sulla tomba di mio marito Nicola, la prima volta che mio figlio ha avuto permesso di muoversi. Penso che andremo al cimitero da Chiara”.

IL RICORDO DI CHIARA POGGI

A proposito di Chiara Poggi, invece, che ricordo ha? “Veniva a casa nostra, anche se non spessissimo. E poi in quella al mare, quando andavano insieme. Erano due ragazzi stupendi. Mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre”. L’ultima volta che l’ha vista è stata nel luglio 2007, quando Stasi era già partito per Londra: “Chiara venne a prendere dei vestiti da portar su. Aveva una gonnellina rossa e una maglietta bianca. Sorridente, felice di andare a trovare Alberto. Comunque, Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere. E so che lei da lassù ci sta proteggendo”. Un messaggio per la famiglia Poggi? “Preferisco di no”, risponde la donna. Nessuna parola neppure per Sempio e la famiglia. Ma, credendo all’innocenza del figlio, si sbilancia immaginando l’eventualità che il responsabile dell’omicidio sia rimasto libero per vent’anni: “Mi auguro che abbia vissuto male tutto questo tempo, se possiede una coscienza. Non sono una persona che augura il male agli altri, ma spero che non abbia trovato serenità”.

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Peru votes for its ninth president in 10 years

7 June 2026 at 09:34
Peruvians will choose on Sunday their ninth president in 10 years, in a tight runoff election between conservative Keiko Fujimori and leftist Roberto Sanchez who are trying to woo voters fed up with political chaos and rising crime. Fujimori, daughter of former autocratic president Alberto Fujimori, is making her fourth bid for the presidency.

Pressione fiscale, meno slogan e più serietà. Scrive Polillo

7 June 2026 at 09:05

“Che bisogna fare per campare!”: dice una vecchia espressione che risale alla lingua latina. Dove “campare” deriva da “campus”. Un idea di salvezza o di sostentamento. E di quest’ultima espressione si nutre ora la politica, alla continua ricerca di qualsiasi cosa possa giustificare la propria esistenza in vita. Peccato che, a volte, si vada oltre. L’individuazione di una possibile via di fuga porta, in alcuni casi, alla confusione, all’imbroglio, o alla bugia. Bugie che, com’è noto, hanno spesso le gambe corte.

Ad andare in scena questa volta è stata la levata di scudi contro il governo Meloni, responsabile di aver aumentato la pressione fiscale. In ogni talk show, in ogni dichiarazione ufficiale o meno, dentro o fuori il Parlamento, l’accusa rimbomba come “un colpo di un cannone” avrebbe detto Don Basilio, nella celebre aria, del Barbiere di Siviglia di Rossini (“La calunnia è un venticello”). Nel 2025 la pressione fiscale è aumentata dal 42,4 al 43.1%. Orrore! Il che è indubbiamente vero. Ma allora in cosa consisterebbe la nostra reprimenda?

Nel fatto che i dati Istat vanno correttamente analizzati, senza fermarsi alla pagina di copertina, perché l’approfondimento potrebbe riservare sorprese interessanti. Non è chiedere troppo a un’opposizione che dovrebbe rimostrare tutta la sua responsabilità nei confronti dell’Italia. E quindi non contribuire ad alimentare fenomeni di allarmismo. Nel 2023 (imposte decise l’anno prima e quindi fuori dalla portata del governo, entrato in carica 22 ottobre del 2022) il carico fiscale complessivo, secondo i dati Istat, era aumentato di 50,799 miliardi. L’anno successivo di una cifra leggermente minore, pari a 50,111. Ma lo scorso anno solo (si fa per dire) di 30,404. Con una flessione pari al 22 per cento.

Troppo poco si dirà. Possiamo anche essere d’accordo. Ma allora è questo che bisogna dire. Nonostante la riduzione in termini di cassa, in Italia, il carico fiscale è ancora troppo elevato. Ma si può sostenere questa tesi e, al tempo stesso, battersi per la patrimoniale? Imposta che del resto già esiste nell’ordinamento fiscale italiano. Si dice, ma la ricchezza, in Italia, è troppo mal distribuita. Anche questo è vero. Ma da dove deriva quel patrimonio? È stato frutto di una precedente e reiterata evasione fiscale? In questo caso bisogna intervenire e colpire chi ha trasgredito. Ma se quell’accumulo fosse solo il frutto della propria capacità di stare sul mercato, e degli utili accumulati dopo aver pagato le tasse, ogni azione sconfinerebbe in una sorta di “esproprio proletario”. Il che piega come mai sparare nel mucchio, ricorrendo ad una sorta di decimazione fiscale, non è consentito.

Ma perché – si sostiene – non chiedere a chi ha tanto di dare un minimo a favore dei più fragili? Richiesta più che giustificata, ma ad una condizione: che non si trasformi in un obbligo giuridico. Contrario, com’è, a qualsiasi etica pubblica. Non si dimentichi che, in Europa, vige “il principio del legittimo affidamento”. Vale a dire la tutela di quel cittadino o di quella impresa che, basandosi sul rispetto della legge, non può essere colpita da successive modifiche normative in grado di ledere i propri interessi. Civiltà giuridica docet.

E allora? Per favore un po’ di serietà. Lo scorso anno, per confutare le critiche dei più animosi, le imposte dirette (sempre secondo l’Istat) sono diminuite di 2,482 miliardi; quelle indirette di 7,891, le imposte in c.capitale (redditi di capitale e patrimoniali) sono aumentate da 199 milioni a 1,295 miliardi: sette volte tanto. Una tassazione extra che ha colpito, con buona pace di Giuseppe Conte, soprattutto le banche e le grandi aziende che operano nei settori dell’energia.

Oltre il 70% del maggior carico fiscale, rispetto all’anno precedente, (27,736 miliardi di euro) deriva invece dai maggiori contributi sociali versati (effettivi e figurativi) che, a loro volta, non sono altro che la conseguenza della maggiore occupazione. Certo una parte della sinistra avrebbe preferito una maggiore estensione del reddito di cittadinanza rispetto a un ingresso così massiccio sul mercato del lavoro. Ma, per fortuna, le scelte dei diretti interessati sono state diverse.

Carenza pediatri, per far partire la riforma Schillaci ne servono 4mila: “Irrealistico”

7 June 2026 at 08:27

Se la riforma Schillaci andasse in porto così come prevede al momento la bozza del ministero della Salute, per mantenere il rapporto ottimale di 850 bambini assistiti per ogni pediatra servirebbero 4mila professionisti in più. Difficile immaginare dove possano essere trovati, considerando che già oggi ne mancano circa 500 (l’80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto) e che nei prossimi cinque anni oltre 1500 andranno in pensione. Con questi numeri, il sistema già fatica a garantire copertura, accessibilità e continuità delle cure. Eppure il riordino dell’assistenza primaria a cui lavora il governo punta ad ampliare ulteriormente ruolo e platea dei pediatri di libera scelta, aumentando la loro presenza nelle Case della Comunità ed estendendo l’età degli assistiti fino ai 18 anni. Uno sforzo non sostenibile secondo gli stessi pediatri, che hanno criticato il provvedimento e richiesto modifiche. E che viene definito addirittura “irrealistico” dall’ultimo report della Fondazione Gimbe.

È ancora una volta l’organizzazione presieduta da Nino Cartabellotta, infatti, a denunciare i cortocircuiti delle misure sanitarie introdotte dall’esecutivo. Nel mirino c’è soprattutto l’estensione dell’assistenza fino al compimento dei 18 anni. Oggi il pediatra è obbligatorio fino all’età di 6 anni. Poi, nella fascia 7-14 anni, i genitori possono scegliere tra pediatra e medico di medicina generale. Superata questa età, infine, il passaggio al medico di famiglia è automatico, salvo proroghe fino ai 16 anni per patologie croniche o disabilità. La riforma ribalterebbe questo schema, rendendo il pediatra il riferimento esclusivo fino alla maggiore età. Per Schillaci si tratta di “una misura strategica”, pensata per garantire “continuità assistenziale lungo tutta l’età evolutiva” e superare un meccanismo che finora rischiava di interrompere i percorsi di cura “in una fase delicata della crescita”.

Ma per Gimbe questo provvedimento non tiene conto delle carenze di organico di cui già soffre la professione. Secondo la Fondazione, appunto, mantenendo il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, l’estensione fino ai 18 anni richiederebbe oltre 3500 pediatri aggiuntivi: 811 solo per prendere in carico i circa 690mila minori tra 6 e 13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale e altri 2721 per la fascia 14-17 anni. A questi si sommano i quasi 500 pediatri già mancanti. A queste condizioni, avverte Cartabellotta, “l’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età non è realistica”. E il governo probabilmente lo sa, tanto che la bozza prova a rendere sostenibile l’estensione proprio aumentando il limite massimo di assistiti per i pediatri a 1500, rendendolo analogo a quello dei medici di famiglia. Una mossa che, secondo i critici, rischia di scaricare la riforma sui professionisti già in servizio, aumentando il sovraccarico e indebolendo qualità, prossimità e reale libertà di scelta per le famiglie.

Del resto, anche il dossier tecnico-economico allegato alla bozza riconosce l’impatto della misura: l’innalzamento dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni comporterebbe un maggiore costo annuo stimato in circa 523 milioni di euro e la necessità di inserire 1300 pediatri in più. Una stima molto più contenuta rispetto a quella elaborata da Gimbe, considerando la situazione attuale della professione: al primo gennaio 2025 risultavano attivi 6284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti. La media nazionale è di 917 bambini e ragazzi per pediatra, ma in alcune Regioni il carico è ancora maggiore: in Piemonte si arriva a 1126, nella Provincia autonoma di Bolzano a 1114, in Veneto a 1018. “Con questi livelli di saturazione il principio della libera scelta rimane solo sulla carta”, commenta Cartabellotta.

La carenza attuale stimata da Gimbe è pari a 497 pediatri, ma con forti squilibri territoriali: 186 in Lombardia, 109 in Piemonte, 96 in Veneto. Da sole, queste tre Regioni rappresentano il 78,7% del fabbisogno mancante. Il paradosso è che tutto questo accade mentre le nascite continuano a diminuire. Tra il 2019 e il 2025 i bambini tra 0 e 5 anni, fascia per la quale l’iscrizione al pediatra è obbligatoria, sono calati di circa 420mila unità. Ma nello stesso periodo anche i pediatri di famiglia sono diminuiti del 15%. “La riduzione dei professionisti – avverte Cartabellotta – supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite”. Il risultato è che in molte aree trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile.

La bozza, inoltre, prevede anche un maggiore coinvolgimento dei pediatri nella rete dell’assistenza territoriale prevista dal Dm 77: almeno sei ore settimanali, per 48 settimane l’anno, nelle Case della Comunità previste dal Pnrr, con la possibilità per le Regioni di aumentare questa quota in base ai bisogni locali. Sulla carta, l’obiettivo è rafforzare la continuità delle cure e integrare meglio i pediatri nei servizi di prossimità. Ma allo stato attuale, senza organici adeguati, risorse e criteri omogenei di applicazione, il rischio è che la riforma si traduca in un aumento degli obblighi senza produrre un miglioramento effettivo della reale capacità di cura.

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Peru votes for president in tight runoff between conservative Fujimori, leftist Sanchez

7 June 2026 at 05:57
Polls open for the final round of Peru's presidential elections on Sunday, with voters set to choose the country's ninth leader in 10 years. Following a first-round vote marred by logistical problems and fraud allegations, voters will choose between conservative Keiko Fujimori and leftist Roberto Sanchez.

China expands its spy networks across the European Union and beyond

Chinese espionage in the European Union and neighboring countries reveals its full scope when certain pieces are connected. The May 20 arrest in Germany of a German couple of Chinese origin who were taking military-technology information from universities is a particularly notable case. But it is only one of many. The episode exposes a strategy of large-scale, coordinated infiltration when placed alongside other arrests in EU member states and neighboring countries. In total, around 30 agents and collaborators have been uncovered in Europe and its vicinity in just the past two years; some were arrested, several expelled, and others are awaiting trial. China typically denies all espionage allegations and describes them as slander.

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© Pool (Getty Images)

Jian G., a German citizen and assistant to far-right MEP Maximilian Krah (of AfD), last September at the Dresden court where he was sentenced to four years and nine months in prison for spying for China.

Migranti, Usa avvisano Ue: "Spiagge invase da ideologie pericolose"

L’Europa Occidentale ha un problema di immigrazione irregolare e questo è un dato di fatto inconfutabile. Per troppi anni le politiche buoniste hanno permesso che in Europa entrasse, e permanesse, chiunque, causando enormi danni al tessuto sociale. Solo di recente i Paesi dell’Unione si sono resi conto che quel sistema non è sostenibile e non lo è mai stato, cercando di porre rimedio a quanto fatto. Questo è coinciso con l’arrivo di Giorgia Meloni e di un governo di centrodestra a Palazzo Chigi, che è stato capace di riportare il tema dell’immigrazione al centro dell’agenda europea, anche se non sarà un percorso semplice e, soprattutto, rapido.

Nasce da qui la critica di Peter Hegseth, segretario americano alla Difesa, che oggi ha tenuto un discorso a Colleville-sur-Mer (nord della Francia) in occasione delle celebrazioni per lo Sbarco in Normandia. Ha messo a paragone lo storico evento che vide protagonisti i soldati americani al fatto che “oggi diverse spiagge europee sono prese d'assalto da varie ideologie pericolose: sulle spiagge della Spagna, dell'Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini”. Quindi, ha proposto una domanda retorica: “Le capitali europee agiranno contro questa invasione o è già troppo tardi?”. Una domanda che resta sospesa ma che tanti europei si sono già posti, dandosi anche delle risposte. Se ancora c’è tempo, questo è molto poco ed è per questo che l’Europa ha approntato il Patto di migrazione e asilo per agevolare le espulsioni e i rimpatri.

Dalle spiagge della Normandia, quindi, Hegseth è tornato sulle polemiche legate alla Nato, dichiarando che “gli Stati Uniti devono mostrare la strada, e lo faremo, ma i nostri alleati devono essere al nostro fianco”. Il segretario alla Difesa ha affermato anche che “l'unica garanzia della pace è la forza” ma non ha fatto alcun cenno al conflitto in corso in Iran o in tutti gli altri scenari di guerra che sono aperti nel mondo. “Gli uomini sepolti qui hanno combattuto in un'alleanza in cui ogni partner ha portato la propria piena capacità, coraggio e sacrificio. Non slogan vuoti, non summit nel lusso, non comunicati”, ha proseguito, parlando di fronte alle croci dei 9.387 militari americani morti nello sbarco in Normandia.

Hegseth blasts ‘invasion’ of migrants on Europe’s beaches in D-Day speech in France

6 June 2026 at 14:53
US Pentagon chief Pete Hegseth on Saturday marked the 82nd anniversary of the World War II D-Day landings in France with a speech that bemoaned the "invasion" of "boats and men" on Europe's beaches. In his address at a US military cemetery in Normandy, Hegseth also called on allies to contribute more to their defence. 

Albanians protest Trump-linked resort development planned for nature reserve

6 June 2026 at 14:41
Protesters on Saturday gathered at the Vjosa-Narta lagoon, a nature reserve on the Albanian coast, to denounce a plan by US President Donald Trump's son-in-law, Jared Kushner, to build a ​luxury resort in an ‌environmentally sensitive area. Albanian Prime Minister Edi Rama has insisted that "top" experts will be involved in the project, which has yet to be approved.

Ukraine launches fresh drone attack on St. Petersburg region on final day of ‘Russian Davos’

6 June 2026 at 14:07
Ukraine on Saturday fired hundreds of drones targeting the St. Petersburg region in the second such attack on Russia’s second-largest city in less than a week. The attack came on the final day of the St. Petersburg International Economic Forum, President Vladimir Putin’s annual investment forum known as “Russia’s Davos”.

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