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Fiumicino, il senatore di FdI Menia attacca una coppia gay all’aeroporto: “Basta effusioni, fatele a casa vostra”

4 June 2026 at 21:36

“Niente carezze ed effusioni in pubblico”. Sono passate da poco le 21 e alla lounge Ita dell’aeroporto di Fiumicino, in un attimo, scoppia un battibecco. Protagonista il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia che nota due ragazzi scambiarsi effusioni al tavolino accanto. Stanno facendo una videochiamata con degli amici scambiandosi qualche carezza, ma questo al senatore meloniano non va bene. Non gli va giù. Non è ammissibile, per lui. Così reagisce: “Ora basta, le effusioni fatele a casa vostra“. Una scena che non passa inosservata.

I due ragazzi protestano, non capiscono cosa hanno fatto di male se non scambiarsi qualche gesto d’amore in pubblico. Ma Menia – storico esponente di Fratelli d’Italia con una lunga militanza nel Msi e in An – non ci sta e i due giovani sono costretti a chiamare gli assistenti della lounge Ita di Fiumicino che però non allontanano il senatore di Fratelli d’Italia. Così a intervenire ci pensa il capogruppo del M5s Luca Pirondini che calma Menia e gli fa capire a brutto muso che non si deve permettere: “Gli ho detto che non doveva azzardarsi a dire cose del genere a una coppia di ragazzi che erano seduti al tavolo e non facevano niente di male, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa”, racconta il senatore pentastellato. Alla fine i due ragazzi restano per un po’, finchè non raggiungono il gate per il loro volo, indignati.

Anche Menia conferma il racconto. Rispondendo al Fatto dall’aereo spiega: “Avevo questi due signori seduti vicino alla lounge ma a me da ragazzino hanno insegnato l’educazione”. Cosa nello specifico? “Che quando sei all’aeroporto o al bar, non ti sbaciucchi non ti tocchi. E invece loro si mostravano a tocchettarsi e a baciarsi a vicenda. Questo non va bene: vale per un uomo e una donna, un uomo e un uomo e donna con un’altra donna. Loro (gli omosessuali, ndr) non sono più uguali degli altri: in un posto pubblico bisogna comportarsi come ci si comporta civilmente in un luogo pubblico“. E loro che le hanno risposto? “Mi hanno insultato: mi hanno detto ‘crepa’, ‘ti venga un tumore’ – continua Menia – ma sono abituati a fare vittime. Lei quando va con il suo ragazzo o la sua ragazza in pubblico cosa fa, si tocca? Erano tocchi continui. Hanno infastidito diversi. In molti mi hanno detto: ‘Bravo hai fatto bene'”.

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Vannacci: “Pozzolo? Resta nel partito”. E incalza i giornalisti: “Mi date una definizione di ubriaco?”

4 June 2026 at 19:42

Il primo evento pubblico di Roberto Vannacci a Roma è preceduto da una conferenza stampa al Salone delle Fontane dell’Eur. Alle domande dei giornalisti sul caso di Emanuele Pozzolo, il presidente di Futuro Nazionale afferma “non ho visto il video”. Parla di “un incidente automobilistico che riguarda la vita privata e che nulla ha a che vedere con l’attività politica che stiamo svolgendo”.

“Io sono un pochettino strabiliato dalla reazione che ha avuto (la vicenda, nrd) su tutte le pagine dei quotidiani”. Vannacci non gradisce essere interrotto, anche se pone domande giornalisti ai presenti. “Parla lei o parlo io”.

“Ma se lo stesso incidente fosse avvenuto ad un cardiochirurgo il giorno dopo gli sarebbe stato vietato l’ingresso in sala operatoria? Se lo stesso incidente fosse avvenuto ad un professore, di liceo o di università, il giorno dopo gli sarebbe stato proscritto l’ingresso all’aula presso la quale insegna?”.

Il leader di Futuro Nazionale prosegue con gli esempi, poi ai cronisti pone altre domande “mi date una definizione di ubriaco?”. Tutto questo per dire che “Pozzolo resta nel partito. Io non abbandono nessuno, nessuno rimane indietro di quelli che sono stati con me in mille campi di battaglia e non rimane indietro nel mio partito politico”.

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Legge elettorale, approvato il testo base: tempi compressi sugli emendamenti. Le opposizioni: “Umiliante forzatura”

4 June 2026 at 17:07

La Commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato la nuova proposta della maggioranza, il cosiddetto “Bignami bis” (dal nome del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami) come testo base per la discussione sulla legge elettorale. Rispetto alla versione licenziata nei mesi scorsi dal Consiglio dei ministri, il premio di maggioranza resta fissato in settanta seggi alla Camera e 35 al Senato, ma verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento e supererà la soglia del 42% (non più del 40%). Il tetto massimo dei seggi raggiungibili con il premio, poi, scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire il raggiungimento del 60% che permetterebbe alla maggioranza del momento di eleggere da sola vari organi di garanzia. “Abbiamo accolto molti elementi emersi dalle audizioni. Le modifiche apportate rendono il premio ragionevole e proporzionato perché arriva al massimo al 13%. Credo e spero ci sia la disponibilità a fare proposte che possano essere accolte e magari oggetto di valutazione”, ha detto in Commissione il relatore del testo, il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi.

L’approdo in Aula del provvedimento per la discussione generale è calendarizzato al 26 giugno: dopo le proteste delle opposizioni in Ufficio di Presidenza, il termine per la presentazione di emendamenti in Commissione è stato fissato tra una settimana, giovedì 11 giugno alle 12, mentre la destra avrebbe voluto anticiparlo addirittura a lunedì 8. In base al calendario concordato, il 15 giugno la Presidenza comunicherà le inammissibilità l’esame degli emendamenti è previsto tra il 26 e il 23, mentre il 24 dovrebbe tenersi il voto sul mandato al relatore. “Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche. Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in commissione per essere ratificati in fretta e furia“, attaccano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione nell’organo, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (Iv) Riccardo Magi (+Europa) e Matteo Richetti (Azione).

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Inchiesta stragi 1993, lo scambio di messaggi tra Meloni e Marina Berlusconi prima del comunicato di Palazzo Chigi

4 June 2026 at 15:55

Uno scambio di messaggi. Di soddisfazione. Poi la nota, a tre ore di distanza. Dopo mesi di tensioni, tra la premier Giorgia Meloni e la presidente di Mondadori Marina Berlusconi torna la pace il nome del padre Silvio. L’occasione è la notizia dell’archiviazione da parte del giudice per le indagini preliminari di Firenze nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. “Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”, ha scritto la gip Patrizia Marcucci.

Una decisione che ha fatto esultare il centrodestra e le due protagoniste della coalizione di governo. Poco dopo mezzogiorno è stata Marina Berlusconi, primogenita di Silvio, a fare una nota per esultare per l’archiviazione contro le “insinuazioni e campagne di delegittimazione” che hanno prodotto “solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali” chiedendo di andare avanti sul tema delle riforme della giustizia che restano “un’emergenza“. Dopo pranzo invece il carico ce lo ha messo direttamente la premier Meloni secondo cui, con questa archiviazione, viene “spazzata via ogni ombra“.

Due note simili frutto di contatti diretti tra le due. In tarda mattinata Meloni avrebbe scritto messaggi di soddisfazione alla primogenita dell’ex fondatore di Forza Italia. Contatti che arrivano dopo diverse settimane di sospetti a Palazzo Chigi – in seguito al referendum – sulle mosse della famiglia Berlusconi su Forza Italia con il cambio dei due capigruppo Paolo Barelli alla Camera e Maurizio Gasparri al Senato.

Proprio sul tema della giustizia mercoledì mattina c’è stato un confronto – anche acceso – tra i partiti di maggioranza e il Guardasigilli Carlo Nordio sulle riforme da approvare da qui al 2027. In particolare gli azzurri rappresentati da Enrico Costa, Stefania Craxi e Francesco Paolo Sisto hanno insistito per calendarizzare le riforme sul sequestro degli smartphone, della prescrizione e anche della responsabilità civile dei magistrati. Ma su questo Fratelli d’Italia e Nordio frenano.

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“Emiliano torni giudice a Benevento”: al Csm la destra vota per il rientro in toga dell’ex governatore Pd dopo 23 anni

4 June 2026 at 15:36

Per conoscere il suo immediato futuro, Michele Emiliano dovrà pazientare ancora un po’. Al termine di un ping pong durato oltre sei mesi, la Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura si è finalmente espressa sulla richiesta dell’ex sindaco di Bari e governatore pugliese – tuttora un pubblico ministero in aspettativa elettorale – di diventare consulente istituzionale in attesa di un seggio in Parlamento, evitando un clamoroso ritorno in toga dopo 23 anni (la legge Cartabia anti-porte girevoli non si applica al suo caso, essendo entrata in vigore dopo l’ultima elezione). Ma il verdetto non è stato univoco: la commissione ha partorito due proposte contrapposte, tra cui il plenum, l’organo al completo, dovrà scegliere in una delle prossime sedute (probabilmente a luglio). La prima, votata dai quattro consiglieri togati, dà il via libera al collocamento fuori ruolo di Emiliano come consulente della Commissione d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro. La seconda, votata dalle due “laiche” Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, elette in quota Fratelli d’Italia, respinge invece la richiesta e ricolloca Emiliano in ruolo come giudice del Tribunale di Benevento, sede indicata da lui stesso come seconda preferenza (la prima era la Direzione nazionale antimafia). Una posizione, a guardar bene, abbastanza paradossale: proprio le rappresentanti della maggioranza allergica alle “toghe rosse” ora chiedono di far rientrare in magistratura uno dei più importanti esponenti del Partito democratico, di cui fu candidato addirittura alla segreteria.

La consulenza al Senato è il “piano B” studiato per Emiliano dal suo amico e conterraneo Francesco Boccia, capogruppo del Pd a palazzo Madama. La soluzione iniziale individuata per l’ex governatore, infatti, era la nomina a collaboratore di Antonio Decaro, suo delfino politico e successore alla guida della Regione. La richiesta di Decaro, però, è stata respinta per ben tre volte dalla Terza Commissione, nonostante vari aggiustamenti formali e sostanziali: secondo il Csm, né l’incarico di “consigliere giuridico” né quello di consulente per le crisi industriali erano autorizzabili in base alla legge. Così, con la mediazione di Boccia, il presidente della Commissione d’inchiesta sul lavoro Tino Magni (Alleanza Verdi e Sinistra) ha lanciato un salvagente inviando un’istanza alternativa a palazzo Bachelet. Anche questa strada, però, si è rivelata non priva di ostacoli: su richiesta del Consiglio superiore, Magni ha dovuto spiegare perché abbia bisogno proprio di Emiliano, considerato anche il fatto che la sua commissione si avvale già della consulenza di un altro magistrato fuori ruolo. Lo stesso ex governatore, mercoledì, è stato ascoltato dalla Terza Commissione del Csm, sottolineando l’inopportunità di un suo rientro in toga dopo due decenni: “L’attuale normativa prevede che chi è stato in politica non possa rientrare nelle funzioni per evitare un danno molto grave all’indipendenza e all’immagine di imparzialità della magistratura. Anche se ovviamente a me non si applica, ho comunque dato disponibilità ad applicarla”, ha detto.

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Salvini a Pichetto Fratin: “Acquisto gas russo cag… pazzesca? I più anti-russi come Macron e Sanchez lo comprano e noi no”

4 June 2026 at 14:37

L’ipotesi lanciata da Matteo Salvini che il governo italiano possa tornare ad effettuare importazioni di gas russo per far fronte alla crisi energetica, nella giornata di ieri è stata stroncata in modo netto dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica del governo Meloni. “E’ una cagata pazzesca” il virgolettato non smentito e riportato nelle cronache parlamentari. Il ragionamento di Gilberto Pichetto Fratin è che “costerebbe molto lo stesso”. E che non sarebbe vantaggioso l’acquisto di gas russo.

Oggi il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e Trasporti prima finge stupore e si lascia andare ad una esclamazione sarcastica, poi spiega: “Tengo presente il fatto che oggi, mentre stiamo parlando, cinque paesi europei stanno continuando ad acquistare combustibile dalla Russia, tra cui Francia e Spagna“. “Quindi – continua il leader della Lega – mentre noi discutiamo di quello che potremmo fare ma non facciamo a discapito di famiglie e imprese, altri paesi europei oggi stanno comprando. E quindi quelli che sono i più anti-russi stanno finanziando l’economia russa, chiedete a Macron e a Sanchez per quale motivo stanno comprando combustibili oggi per centinaia di milioni di euro. Nel mese di aprile 1 miliardo e 700 milioni di euro. E quindi per quello che mi riguarda tornare a comprare a prezzi più vantaggiosi rispetto a quello che stiamo spendendo oggi, combustibili in tutto il mondo, Russia compresa, è un tema sul tavolo”.

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Caso Minetti, il comunicato del Quirinale: “Mattarella ha preso atto delle conclusioni della Procura. Nessun motivo per rivalutare la grazia”

4 June 2026 at 14:30

La grazia a Nicole Minetti resta. “Non ci sono motivi per rivalutarla”. È questa la presa di posizione di Sergio Mattarella in un comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica, dopo gli accertamenti sollecitati dallo stesso Quirinale in seguito agli articoli del Fatto Quotidiano. La decisione del Capo dello Stato era attesa alla luce di quanto prodotto dalla Procura Generale di Milano, che mercoledì aveva chiuso le porte concludendo al termine della nuova istruttoria – e citando le indagini difensive della stessa ex consigliera regionale lombarda e del suo compagno Giuseppe Cipriani, senza considerare la testimonianza di una massaggiatrice che aveva parlato con Il Fatto – che il quadro era rimasto invariato rispetto al primo parere: nessun festino con escort e droga nel ranch uruguaiano della coppia, ma solo incontri conviviali.

“L’Autorità Giudiziaria competente ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal Ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti”, ricorda il Quirinale parlando di “accurate verifiche in ogni direzione necessaria” attraverso polizia e Interpol “giungendo alla conclusione” che le notizie alla base dei dubbi del Fatto “non corrispondono al vero”. Il presidente della Repubblica “ringrazia” il ministero della Giustizia per aver “sollecitamente provveduto” a disporre gli accertamenti e spiega di aver “preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella magistratura”.

Il comunicato del Quirinale prosegue con una rivendicazione: “Da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti”, il presidente la “concede abitualmente” e lo fa “senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”. In particolare, il riferimento è alle critiche sulla “segretezza” del provvedimento. Nel caso di Minetti, il Quirinale “non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione”. Durante il mandato presidenziale in corso, conclude il Colle, “da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica – conclude la nota – osserva il rispetto del divieto della loro diffusione”.

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Lavoro, disuaguaglianze e grandi ricchezza: il confronto a sinistra per un programma progressista. L’iniziativa di Cernusco

4 June 2026 at 13:51

Negli ultimi decenni, e ancor più negli ultimi anni, si sono aggravate precarietà del lavoro, disuguaglianze economiche e concentrazione della ricchezza. Da questo dato di fatto parte l’iniziativa promossa dal Circolo di Sinistra Italiana dell’Adda-Martesana per un momento di riflessione e confronto di varie anime della sinistra su economia globale e locale, trasformazioni del mondo del lavoro e nuove forme di precarietà, redistribuzione della ricchezza e riorganizzazione fiscale: questioni da affrontare per elaborare un solido programma economico-sociale progressista. L’appuntamento è in programma giovedì 11 giugno alle 21 alla Biblioteca Civica Lino Penati in Via Fatebenefratelli 2 a Cernusco sul Naviglio.

Quale modello di economia, finanza, giustizia fiscale per una società più equa? Come modificare la distribuzione delle ricchezze globali e locali e quali sono le priorità di un programma progressista condiviso? E ancora: come cambia il mondo del lavoro nell’era della finanziarizzazione e dell’IA? Come combattere povertà lavorativa, precarietà, automazione e rilanciare rapporti sociali tra lavoratori e rappresenanza nei luoghi di lavoro? Intorno a questi quattro interrogativi – non certo semplici da sciogliere – si confronteranno Mikhail Maslennikov, policy advisor, giustizia economica di Oxfam Italia, Luca Stanzione, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Tino Magni, senatore Verdi-Sinistra, Alessandro Alfieri, senatore Pd. A introdurre il dibattito sarà Claudio Corrà di Sinistra Italiana di Cernusco, mentre porterà i suoi saluti anche la sindaca Paola Colombo.

Per informazioni: sinistraitalianamartesana@gmail.com

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PL lidera divisão do fundo eleitoral e receberá R$ 881,6 milhões

O TSE (Tribunal Superior Eleitoral) divulgou nesta quarta (3) a divisão dos valores do fundo eleitoral de financiamento de campanha. Ao todo, cerca de R$ 4,9 bilhões serão distribuídos entre 30 partidos.

A divisão considera a representatividade dos partidos no Congresso e o desempenho nas últimas eleições. Como PL e PT elegeram as maiores bancadas na Câmara e Senado, recebem mais recursos.

Veja quanto cada partido vai receber

o PL: R$ 881.657.477,34

o PT: R$ 615.367.980,20

o União Brasil: R$ 526.242.858,11

o PSD: R$ 421.008.404,89

o PP: R$ 417.067.738,40

o MDB: R$ 400.002.399,99

o Republicanos – R$ 348.587.815,77

o Podemos: R$ 245.969.763,68

o PDT: R$ 169.285.643,92

o PSB: R$ 152.252.956,07

o PSDB: R$ 147.895.172,40

o PSOL: R$ 131.506.284,42

o Solidariedade: R$ 88.526.669,83

o Avante: R$ 72.516.777,19

o PRD: R$ 71.819.227,37

o Cidadania: R$ 60.714.157,11

o PCdoB: R$ 60.531.914,25

o PV: R$ 45.183.873,26

o Novo: R$ 37.044.203,26

o Rede: R$ 35.803.821,03

o Agir: R$ 3.307.679,85

o DC: R$ 3.307.679,85

o Democrata: R$ 3.307.679,85

o Missão: R$ 3.307.679,85

o Mobiliza: R$ 3.307.679,85

o PCB: R$ 3.307.679,85

o PCO: R$ 3.307.679,85

o PRTB: R$ 3.307.679,85

o PSTU: R$ 3.307.679,85

o UP: R$ 3.307.679,85

Recursos podem ser usados em despesas de campanha

Os valores podem ser utilizados para despesas relacionadas à campanha. Gastos incluem produção de material gráfico, impulsionamento de conteúdo na internet, contratação de pessoal, aluguel de espaços para eventos, transporte e serviços de comunicação. (UOL/FOLHAPRESS)

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L’incredibile autodifesa di Pozzolo dopo l’incidente e l’alcoltest positivo: “Colpa dell’acquaplanning, non ero alterato”

4 June 2026 at 12:53

Denunciato per guida in stato di ebbrezza e senza patente. Ma comunque pronto a un’autodifesa al limite dell’incredibile. Il deputato di Futuro Nazionale, Emanuele Pozzolo, insiste con la sua linea dopo l’incidente stradale del 2 giugno, vicino a Cossato, che gli è costato il ritiro della patente perché risultato positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico superiore di 2 volte al limite del consentito. Eppure, il parlamentare, già noto alle cronache per la condanna in primo grado a causa dello sparo di Capodanno a Rosazza, ha diffuso un video nel quale non menziona mai né il provvedimento amministrativo né la denuncia.

Perché è finito fuori strada con il suo Suv? Questa la sua spiegazione: “C’era un nubifragio in corso, condizioni climatiche estremamente avverse, il manto stradale era completamente ricoperto di acqua, l’auto ha fatto acquaplanning ed è uscita di corsia. Può capitare a chiunque”. Quindi la frase decisiva: “Non mi sono mai messo alla guida in stato alterato“, sostiene ignorando ciò che è noto a tutti da anni: la positività all’alcoltest con un valore attorno all’1, secondo i parametri riconosciuti, comporta generalmente una visione periferica ristretta e tempi di reazione ritardati. “Non avrei dovuto guidare con quelle condizioni climatiche. Quell’incidente può capitare a chiunque”, sottolinea sostenendo di voler querelare chi asserisca il contrario.

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Deputados governistas vão aos EUA para reforçar diálogo em meio à crise

Deputados aliados do presidente Lula (PT) desembarcaram nesta semana em Washington em uma tentativa de ampliar a interlocução com parlamentares democratas e apresentar uma narrativa alternativa à levada aos Estados Unidos pelo senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ) e pelo ex-deputado federal Eduardo Bolsonaro.

A missão ocorre em um momento de tensão nas relações bilaterais. Inicialmente, a viagem foi marcada para que os parlamentares discutissem sobre a importância das eleições sem interferência dos EUA. Porém o encontro tomou novos desdobramentos após as recentes decisões do governo Trump contra o Brasil. A missão dos deputados foi organizada junto com a WBO (Washington Brazil Office).

Na semana passada, os americanos classificaram as facções criminosas PCC (Primeiro Comando da Capital) e Comando Vermelho como organizações terroristas, medida que, na avaliação do governo brasileiro, pode gerar impactos econômicos.

Além disso, investigações anunciadas pelo governo americano podem resultar em tarifas de até 37,5% sobre produtos brasileiros. Em meio a esse cenário, o secretário de Estado dos EUA, Marco Rubio, afirmou nesta semana que o Brasil não está entre os países considerados “amigáveis” aos Estados Unidos.

Na comitiva estão os deputados federais Jandira Feghali (PC do B-RJ), Pedro Uczai (PT-SC), Pedro Campos (PSB-PE) e André Janones (Rede-MG). Segundo eles, a viagem busca fortalecer canais de diálogo com congressistas democratas e organismos internacionais, além de apresentar propostas de cooperação bilateral em áreas como combate ao crime organizado, inteligência financeira e tráfico internacional de armas.

Apesar de a agenda incluir apenas encontros com representantes do campo democrata, os parlamentares afirmaram ter solicitado uma reunião com o Departamento de Estado, comandado por Rubio, mas ainda aguardam resposta.

Críticas à atuação da família Bolsonaro

Em entrevista a jornalistas nesta quarta-feira (3), os deputados criticaram a atuação da família Bolsonaro junto à Casa Branca e defenderam uma reação mais organizada do campo progressista brasileiro nos Estados Unidos.

Janones afirmou que a esquerda demorou a perceber a importância da aproximação construída pela família Bolsonaro com setores do governo americano. “Eu acho que, do nosso campo, do campo progressista, faltou um pouco de humildade de levar a sério essa aproximação da família Bolsonaro na Casa Branca, em especial com Donald Trump”, disse.

Segundo ele, as viagens de integrantes da família Bolsonaro aos Estados Unidos foram frequentemente tratadas com desdém por setores da esquerda, mas acabaram produzindo resultados concretos. “Sempre que saía alguma matéria tinha aquele tom de menosprezo. ‘Ah, foi lá para implorar uma foto’. ‘Ah, foi lá para tentar um espaço’. E cada vez eles vêm entregando mais resultado”, afirmou.

Para o parlamentar, a missão representa uma tentativa de ampliar a interlocução com parlamentares americanos e evitar que aliados do ex-presidente monopolizem a narrativa sobre o Brasil em Washington.

A deputada Jandira Feghali também responsabilizou aliados de Bolsonaro pelo agravamento das tensões bilaterais. “São pessoas que em tese pensam representar o Brasil, mas que chegam aqui e articulam medidas contra o país”, afirmou.

Cooperação e combate ao crime organizado

Os deputados também contestaram a classificação do PCC e do Comando Vermelho como organizações terroristas. Embora defendam cooperação internacional contra as facções, argumentam que a medida pode produzir efeitos econômicos e políticos que extrapolam o combate ao crime organizado.

Pedro Uczai afirmou que a delegação apresentará um documento propondo mecanismos de cooperação entre os dois países em áreas como rastreamento de recursos financeiros, combate à lavagem de dinheiro, tráfico internacional de armas e intercâmbio de informações entre órgãos de investigação.

“Ao invés de ter posturas unilaterais, nós queremos cooperação”, disse.

Segundo o parlamentar, parte significativa das armas apreendidas em ações contra o crime organizado no Brasil tem origem nos Estados Unidos, o que exigiria uma atuação conjunta dos dois governos. Uczai também criticou as novas tarifas impostas por Trump, classificando a medida como unilateral e incompatível com a tradição diplomática construída entre os dois países.

Eleições e soberania nacional

Já o deputado Pedro Campos afirmou que a missão foi planejada originalmente para discutir riscos de interferência externa no processo eleitoral brasileiro, mas acabou incorporando os temas do comércio internacional e do combate ao crime organizado diante dos acontecimentos recentes.

“Existe um desejo do povo brasileiro de ter eleições livres esse ano e que a gente possa fazer isso sem influências externas”, afirmou.

Segundo Campos, tanto as discussões sobre tarifas quanto as iniciativas relacionadas ao crime organizado passaram a ser vistas pelo grupo dentro de um contexto político mais amplo, marcado pela proximidade do calendário eleitoral brasileiro.

Durante a viagem, os parlamentares pretendem se reunir com congressistas democratas e representantes de organismos internacionais. A expectativa é usar os encontros para defender a soberania brasileira, contestar medidas adotadas pelo governo Trump e ampliar a interlocução política do campo governista nos Estados Unidos. (Isabella Menon/FOLHAPRESS)

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Sicilia, chiesto l’arresto per corruzione del deputato regionale Riccardo Gallo (Forza Italia): appalti e incarichi a moglie e uomini di fiducia

4 June 2026 at 12:10

Le assunzioni di mogli, figli, generi e collaboratori di politici del centrodestra nel Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario (Cefpas) sarebbero state in parte pilotate dal deputato regionale forzista Riccardo Gallo Afflitto. La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto l’arresto per corruzione del politico azzurro nell’inchiesta sul Cefpas, che coinvolge altre sette persone ed è legata all’affidamento di incarichi e di appalti all’interno dell’ente regionale. Dovranno presentarsi davanti al gip di Caltanissetta per gli interrogatori preventivi anche il direttore dell’ente Roberto Sanfilippo, il dirigente generale dell’Asp di Caltanissetta, Giuseppe Capodieci, i funzionari dell’ente Gioacchino Pontillo e Maria Luisa Zoda, il medico in quiescenza Salvatore Enrico Giambelluca, l’imprenditore Pietro Tritone, legale della società Sice Srl, e il funzionario regionale in quiescenza Vincenzo Raitano. Al fattoquotidiano.it risultano 8 richieste di misure cautelari e 12 indagati.

Gli incarichi alla moglie e alle persone di fiducia

Secondo l’indagine della mobile di Caltanissetta e dello Sco di Roma, il deputato forzista avrebbe favorito la nomina al Cefpas di Roberto Sanfilippo da marzo 2023, e per i successivi tre anni, e lo avrebbe mantenuto “in carica sin quando si fosse attenuto” alle sue direttive. In cambio, il manager avrebbe “asservito le funzioni e i poteri connessi al suo ruolo dirigenziale agli interessi e alle indicazioni” del deputato, assegnando “l’incarico dirigenziale per esperto amministrativo giuridico a Pontillo, uomo di fiducia” di Gallo, e alla moglie del deputato Simona Sinagra (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare) “quattro incarichi di consulenza e la sottoscrizione di un contratto a tempo pieno e determinato” nell’ente. Sanfilippo, in concorso con il deputato e il dg Asp Agrigento Giuseppe Capodieci, avrebbero sottoscrizione l’accordo quadro tra Cefpas-Asp per le “procedure di distacco del personale fra i due enti”, che avrebbe consentito alla “moglie del deputato” di lavorare nella città dei Templi.

Sempre sotto le indicazioni di Gallo Afflitto, il manager Sanfilippo avrebbe affidato l’appalto “per la realizzazione di una biblioteca digitale” a Domenico Reina (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare), fratello del cardinale Baldassarre Reina. Gli investigatori ritengono che Reina sia “privo di competenza in materie”. In questa vicenda, rispondono di falso ideologico i due funzionari dell’ente Pontillo e Zoda. Sarebbe stato introdotto sempre dal deputato Gallo Afflitto anche l’imprenditore Pietro Tirone (Sice Srl), accusato di corruzione e che si è aggiudica l’appalto per “lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio Cefpas 2023-2027. In cambio, l’imprenditore si sarebbe messo a disposizione del politico. Infine Raitano risponde di atto contrario ai doveri d’ufficio perché in qualità di componente della commissione di valutazione dell’ente avrebbe favorito Pontillo, accettando “la promessa di futuri incarichi”.

Il Ras agrigentino all’ombra di Dell’Utri e Alfano (e le accuse dei pentiti archiviate)

Chi è Gallo Afflitto? Cresciuto sotto l’ala protettiva dell’ex ministro Angelino Alfano, Gallo Afflitto è ritenuto uno dei ras delle preferenze nell’agrigentino, avendo seguito le orme del co-fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, e diventando poi luogotenente del viceré azzurro Gianfranco Micciché . Nel 2008 è eletto consigliere nella provincia di Agrigento con il PdL, per poi fondare il movimento di fede forzista “Patto per il Territorio di Agrigento”, che grazie all’inciucio con il Partito Democratico, contribuisce all’elezione a sindaco della città della valle dei Templi, di Marco Zambuto, genero di Totò Cuffaro. In seguito, è eletto deputato alla Camera nel 2013, per poi ottenere lo scranno a Palazzo dei Normanni sempre con il centrodestra nel 2017, all’interno della coalizione a sostegno di Nello Musumeci, ottenendo nell’agrigentino 7341 preferenze. Quattro anni dopo, si riconferma all’assemblea regionale siciliana come primo degli eletti nelle fila degli azzurri nella lista “In Sicilia – Renato Schifani Presidente”.

Il cognome del deputato è stato in passato tirato in ballo da due collaboratori di giustizia. Prima dal pentito Daniele Sciabica, che si è auto-accusato di diversi omicidi di mafia tra il 1985 e il 1988, per conto del clan mafioso Grassonelli di Porto Empedocle. Sciabica accusa Gallo Afflitto di concorso in omicidio, ma la Dda di Palermo archivia l’indagine. In seguito è stato l’architetto-massone Giuseppe Tuzzolino a citare il deputato in relazione a presunti intrecci di assunzioni nella Girgenti Acque, società che gestiva l’ato idrico nell’agrigentino. Le dichiarazioni di Tuzzolino però non convincono la Dda di Caltanissetta, che in seguito ha arrestato il pentito per calunnia aggravata.

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Pina Picierno, il suvlaki con Cerasa e la colla all’europoltrona (in attesa di Forza Italia)

4 June 2026 at 12:06

“Il J’Accuse di Pina Picierno”. Titola così il Foglio un’intervista a firma del direttore Claudio Cerasa (che ci tiene a far sapere che il dialogo è avvenuto a Bruxelles, davanti a hummus e suvlaki) nella quale la vicepresidente del Parlamento europeo annuncia il suo attesissimo addio al Pd. Anni e anni di affondi, intemerate, retroscena dettati, voti “bellicisti” anche contro l’indicazione dei dem, rapporti (definiti “inciuci” dai colleghi) con europarlamentari del Ppe e dell’Ecr, incontri con esponenti di think tank israeliani di estrema destra, sfoghi contro il suo partito, contro Elly Schlein, contro Giuseppe Conte. Nel nome di quello che lei definisce un “riformismo coerente e popolare”, in “grado di entusiasmare”. Tutto da capire se quest’araba fenice sia data in natura, ma intanto lei ricorda le cose contro cui combattere: “il fascismo putiniano”, “le ambiguità” su Kiev, l’antisemitismo nostrano. È da un anno sotto scorta, Picierno, per minacce da parte di filorussi ed estremisti.

E la sua identità politica oggi riparte da qui: lontani i tempi da giovane promessa della Margherita, come quelli in cui studiava da leader del Pd di primo piano, dopo essere stata una delle cinque donne scelte da Matteo Renzi per andare in Europa nel 2014, forte delle sue preferenze al Sud. Con il fu Rottamatore i rapporti sono freddissimi. Forse anche peggiori, per non dire ai minimi termini, quelli con Schlein. Avrebbe voluto sfidarla a un eventuale congresso, che poi non c’è stato. Ma in fondo nessuno – neanche nella destra dem – era davvero convinto che lei sarebbe stata la candidata giusta. E dunque, ricomincia da quello che c’è e che vuol mantenere a tutti i costi: il posto da vice Presidente del Parlamento europeo. Nella delegazione del Pd, dove ormai la mal sopportavano, raccontano che “Pina sapeva dall’inizio che avrebbe fatto solo mezzo mandato, come – peraltro – è normale a Strasburgo. Era stato detto in una riunione, e lei c’era”. Ora dovrebbe toccare a Nicola Zingaretti, ma lei ha agito di anticipo.

E così il gruppo Renew, come ha fatto sapere Sandro Gozi (che parla per sé stesso e non per Italia viva), è pronto ad accoglierla e a garantirle quella casella. Malumori tra i dem dell’Eurocamera che notano come il Pd tutto finisca all’angolo per questa vicenda: non solo perde una carica, ma perde anche la faccia rispetto al resto dei Socialisti europei, che l’hanno votata alla vice presidenza, su proposta dei dem. Lei i dem li aveva ricattati all’inizio, minacciando di andarsene in caso contrario, la segretaria ha ceduto. Tornando alla conversazione con il Foglio, nel nome delle larghe intese, Picierno chiarisce: “La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. E’ ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”.

Dove e cosa sarebbe questo qualcosa di nuovo? Il piano dovrebbe essere il seguente: restare vice Presidente del Parlamento europeo in quota Renew, poi fare la campagna elettorale come numero due di Carlo Calenda (che infatti saluta con entusiasmo la sua scelta), insieme a Elisabetta Gualmini, che ha lasciato il Pd per Azione già qualche mese fa. Dopodiché, tutto può essere. Non è passata inosservata la sua lettera per una Repubblica al femminile, scritta il 2 giugno insieme a Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia, che gioca per Marina, più che per Antonio Tajani. E dunque, davanti alla probabile esplosione di Azione (con Matteo Richetti che guarda al centrosinistra e Ettore Rosato e Elena Bonetti verso Forza Italia), l’approdo finale dovrebbe proprio essere il partito che fu di Berlusconi.

Ma questa è un’altra storia. Oggi va registrato il calore di ex Pd come Luigi Marattin e Andrea Marcucci e la freddezza di tutti quelli che lavorano per il campo progressista. Non la accoglierà Renzi e neanche Alessandro Onorato, che sta costruendo il suo movimento civico. Difficile credere che la seguirà qualcun altro nel partito: Giorgio Gori, con il quale ha ottimi rapporti e consuetudini continue, per ora dovrebbe rimanere dov’è. Chi lo sa, magari come sfidante perfetto di Schlein (e Conte) ai gazebo: in grado di mantenere una quota alla destra dem e ai centristi, ma di certificare la sconfitta di Conte ai gazebo. Notazione finale: con l’uscita di Picierno, la delegazione Pd passa a essere la seconda (dietro agli spagnoli) nel gruppo dei Socialisti europei a Strasburgo. Da “testardamente unitaria” Schlein scelse di candidare lei e Gualmini. Oggi, anche la testardaggine ha i suoi limiti.

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Cosa lega Vannacci a Hollywood? Un bug del sistema mediatico: l’effetto Streisand

4 June 2026 at 11:35

Cosa hanno in comune una diva di Hollywood e un generale paracadutista? Apparentemente nulla. Eppure esiste un filo invisibile, un bug del sistema mediatico, che lega queste due storie. Quel filo, che ora provo a ripercorrere con voi, si chiama Effetto Streisand.

La foto che nessuno doveva vedere
Malibù, 2003. Il fotografo Kenneth Adelman lancia un progetto scientifico per documentare l’erosione costiera della California, scattando 12.000 immagini dal proprio elicottero. Una di queste, la cosiddetta “Image 3850”, inquadra per caso la mega-villa di Barbra Streisand. Prima della denuncia, quella foto era stata scaricata esattamente sei volte, anzi: esattamente 4 volte, perché gli altri due download erano dagli avvocati della stessa Streisand.

Streisand però vuole andare avanti e invoca la privacy, intenta una causa da milioni di dollari. Risultato: il mese successivo la foto vola a 420.000 visualizzazioni, trainate dalla curiosità e dal clamore della mega-causa. Internet scopre i meme, la foto diventa virale, il giudice respinge la causa e la diva deve pagare 177.000 dollari di spese legali (in questo tipo di cause temerarie gli Stati Uniti sono migliori dell’Italia). Nasce ufficialmente un termine sociologico: “effetto Streisand”. Voleva nascondere la foto della sua casa (a pochi), perde la causa, fa pubblicità involontaria alla causa che voleva mettere a tacere e deve pure pagare.

Il libro del Generale destinato all’oblio
Firenze, 3 agosto 2023. Roberto Vannacci, all’epoca presidente dell’Istituto Geografico Militare, preme “invio” e pubblica in self-publishing un tomo di 300 pagine intitolato Il Mondo al Contrario. Statisticamente, quel file era destinato all’irrilevanza digitale: nessun editore, nessuna distribuzione, nessuna pubblicità. Solo lo sfogo di un paracadutista ultra-decorato che si sentiva, come avrebbe detto lui stesso in ogni intervista successiva, “straniero in patria”.

Il ‘Matteo Pucciarelli day’
Il 17 agosto un giornalista, grande firma di Repubblica, intercetta il testo e lo attenziona nelle intenzioni di stigmatizzare e isolare il Generale. Invece si attiva un passaparola degno proprio del cosiddetto “effetto Streisand”. L’indignazione diventa un propellente di marketing formidabile. I sostenitori di Vannacci, sui social e sui forum, ringrazieranno ironicamente la stampa “progressista” istituendo il “Pucciarelli Day”, celebrazione involontaria di chi, cercando di censurare, ha regalato gratis fama, soldi e una visibilità che non ha prezzo. La psicologia dietro è elementare ma implacabile: se i media “di sistema” mi dicono che un libro non deve essere letto, il fascino del proibito spinge il lettore medio a volerlo comprare.

Dal manoscritto a “Futuro Nazionale”
Nel 2026 il cerchio si è chiuso. Vannacci ha usato la Lega come un “taxi” per arrivare al Parlamento europeo con oltre mezzo milione di preferenze, sceso dal taxi di Salvini si è fatto il suo partito personale (dopo che per più di un anno aveva promesso di non farlo) “Futuro nazionale” e siamo arrivati ai giorni nostri.

La morale di questo è che se oggi parliamo di Vannacci come soggetto politico autonomo, il merito o la colpa – fate voi – è di quel riflesso condizionato che, vent’anni fa, prese il nome da una stella di Hollywood. Sappiamo solo che nonostante questo la storia si ripeterà altrove, in altre forme e con altre facce.

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Il caso Minetti e l’errore di andare appresso a vongola75 e torquemada76

4 June 2026 at 10:00

La procura generale di Milano, dopo il supplemento di indagine sollecitato dal Quirinale, conferma il parere favorevole alla Grazia per Nicole Minetti e smentisce ogni dettaglio dell’inchiesta pubblicata dal Fatto. In sintesi: nessuna irregolarità nell’adozione del bambino, nessuna battaglia legale per ottenerlo, conferma del «grave quadro sanitario del minore», nessuna bugia sull’attività di volontariato svolta da Minetti.

Quanto all’avvocata dei genitori biologici del bambino morta in circostanze misteriose, non era l’avvocata dei genitori, bensì del figlio, ed era pure favorevole all’adozione. Infine «risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni».

Come si vede, una ricostruzione piuttosto circostanziata, che a questo punto suona inevitabilmente come una smentita non solo degli articoli del Fatto, ma anche dell’irrituale iniziativa del Quirinale, che avrebbe avuto mille possibilità per consultare la stessa procura, e al limite altri apparati, in modi più discreti e informali. L’idea che il capo dello stato abbia agito solo ed esclusivamente sulla base degli articoli del Fatto – e magari, ancora peggio, dei conseguenti tweet di vongola75 e torquemada76 – non suona per niente rassicurante.

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Pina Picierno lascia il Pd ed entra nel Pde di Gozi: “Decisione sofferta, ma il partito di Schlein non è più inclusivo”

4 June 2026 at 08:54

Alla fine anche Pina Picierno ha deciso di lasciare il Pd. Dopo Arianna Madia ed Elisabetta Gualmini, anche la convinta “riformista” che i Dem hanno candidato al Parlamento europeo ha deciso di lasciare la casa Democratica per entrare nel Pde di Sandro Gozi. Troppi gli scontri a distanza con la segretaria Elly Schlein, troppa la distanza su temi diventati di prim’ordine come il conflitto in Medio Oriente. Così, la politica di Santa Maria Capua Vetere da oltre 120mila preferenze ha dato l’annuncio in un’intervista al Foglio: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto della mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito Democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”.

Secondo l’eurodeputata, il partito avrebbe perso quella vocazione inclusiva che lo caratterizza dalle origini, nel tentativo di mettere insieme diverse realtà della sinistra, dagli ex Ds ai figli della Margherita. Con la nuova segreteria, sostiene, il partito sta escludendo alcune correnti: “Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del Paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.

E chiude invocando “un riformismo coerente e popolare” e un “nuovo soggetto politico largo“: “Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito Democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla, di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.

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Pina Picierno lascia il Pd e a Bruxelles entra in Renew Europe

4 June 2026 at 07:47

Ha retto fin quando ha potuto. Ma ora basta. Pina Picierno lascia il Pd che aveva contribuito a fondare diciotto anni fa. Troppa distanza tra la sua idea di un partito aperto e plurale, e questo Pd che giudica estremista, monolitico, indifferente al dissenso.

La notizia era attesa da settimane. La vicepresidente del Parlamento europeo non aveva certo nascosto le ragioni del suo dissenso: «Il Pd non è più la casa dei riformisti», ha detto al Foglio. Non è più capace di parlare a tutti (la mitica vocazione maggioritaria era questo), acconciandosi a «rappresentare una parte» del Paese.

Vocazione minoritaria, si potrebbe dire. La goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo era stata una frase di Elly Schlein – «La linea è una» – che le era parsa una mortificazione del dissenso, a malapena tollerato come un orpello invece di essere il tratto distintivo, anzi, il punto di forza, di un partito che si chiama democratico. «Chiedo, davvero con sincera curiosità: ma se “la linea è una” dove sarebbe lo spazio politico per posizioni diverse?», si era domandata un mese fa la vicepresidente del Parlamento europeo facendo intuire dove voleva andare a parare.

Il Nazareno l’ha ignorata da tempo. Le ha fatto terra bruciata intorno. Anzi: secondo varie fonti, è proprio dal Nazareno che sarebbe stata orchestrata una vasta campagna di delegittimazione di «Pina» essenzialmente sui social: quintali di odio, shitstorm a profusione. Critiche dietro le spalle: a Roma, a Bruxelles. Dove la ferita ha bruciato di più. La vicepresidente del Parlamento europeo trattata come una fastidiosa goccia cinese, con Nicola Zingaretti, l’uomo del Pd a Bruxelles, i rapporti sono deteriorato da quel dì.

La decisione di lasciare il Pd non è dunque un fulmine a ciel sereno. Così come non lo era stata per Elisabetta Gualmini e Marianna Madia (tre donne, chissà se è una casualità). Non va in nessun altro partito, Picierno, che però lascia il gruppo dei socialisti e democratici per approdare al Partito democratico europeo guidato da Sandro Gozi che sta nel gruppo parlamentare di Renew Europe: e la scelta di un gruppo liberal-democratico non è un’indicazione irrilevante. Il fatto è che in Europa prendono corpo movimenti che vanno nella direzione di uno spazio liberalprogressista.

Le intenzioni politiche di Picierno, al di là dei contenitori politici, sono quelle di costruire progressivamente un’area progressista e liberale. Lei non passa a Italia viva o a Azione. Almeno per adesso, pensa a uno «spazio pubblico» da porre a disposizione di un nuovo progetto. Perché per Picierno è evidente che il Pd schleiniano e il campo largo Schlein-Conte sono inadeguati a governare il Paese, distanti come sono da ciò che ci vorrebbe, cioè una piattaforma di riformismo radicale, moderno, europeo. Le vecchie ricette non bastano più. Temi nuovi vengono alla luce e con essi nuove esigenze. Perciò serve una piattaforma di governo innovativa e antipopulista. Ed europeista innanzitutto nel senso della difesa dal neoimperialismo di Vladimir Putin.

Qui si tocca un nervo scoperto. Troppa timidezza, se non ambiguità, di pezzi del Pd sull’Ucraina. A partire dalla segretaria «che non è mai andata a Kyjiv» e che ha spesso avallato scelte poco nette che hanno portato a spaccature tra i dem a Bruxelles. Col tempo i dissensi sono cresciuti. Ora basta. Si tratta di costruire qualcosa fuori dal Pd: recuperando proprio le ragioni del Pd originario, a partire dai valori liberali e pluralisti. Vedremo se seguiranno altre uscite dal partito di Schlein, vedremo se e quali dinamiche nasceranno tra i riformisti del Pd e quelli che ne sono fuori.

La novità comunque c’è. Pina Picierno lancia un segnale: questo Pd non è più quel Pd inclusivo nato diciotto anni fa. Forse va rifatto da un’altra parte.

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Già 10mila firme per una legge popolare sulla Difesa civile. Il promotore Valpiana: “La sicurezza non la fanno solo gli eserciti”

4 June 2026 at 07:32

Sul portale online del governo c’è una proposta di legge di iniziativa popolare che va verso le 10 mila firme nonostante il silenzio assoluto dei partiti e una scarsissima copertura mediatica. Eppure il tema è centrale come non mai, visto che si parla di difesa. “Il titolo dice già molto, se non tutto – racconta Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento e coordinatore della campagna per la pdl – Si chiama: ‘Un’altra difesa è possibile‘. Il Paese non si difende solo con le Forze armate e anzi, tutte le spese per questo riarmo stanno in realtà mettendo in difficoltà il Paese stesso”.

Cosa prevede la legge? Il principio di partenza è che, appunto, sia sbagliato intendere il concetto di difesa solo dal punto di vista militare. “Bisogna coniugare l’articolo 52 della Costituzione, che sancisce il sacro dovere della difesa della Patria, con l’articolo 11, che ripudia la guerra e dunque anche gli strumenti che rendono possibile la guerra, cioè le armi”. La legge, promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Conferenza nazionale enti di Servizio civile e Sbilanciamoci!, mira a creare un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta. “Una sorta di cabina di regia costituita da alcuni organismi che già esistono, come gli uffici del Servizio civile, e altri che vorremmo istituire, come un centro di studio e ricerca su pace e disarmo, attività che in questo momento è in capo solo a sigle del Terzo settore. Ovviamente ci dovrebbe essere un dialogo con Vigili del fuoco, Protezione civile, dipartimento per le politiche giovanili, eccetera”.

Altro passaggio essenziale è quello sui Corpi civili di pace. “Esistono già come sperimentazione: molti ragazzi hanno partecipato a attività di prevenzione della violenza e dei conflitti in luoghi a rischio, all’estero. Secondo noi questa sperimentazione è andata bene e dunque questi Corpi devono essere istituzionalizzati”. L’obiettivo di questo dipartimento sarebbe perciò integrare la Difesa in senso militare con una serie di iniziative e di ricerche che vanno dalla prevenzione alla cooperazione internazionale fino ad attività di servizio civile in Italia, non più inteso come volontariato ma in mano a professionisti. “Oltre a risorse statali – aggiunge Valpiana – vorremmo che fosse prevista la possibilità di donare il 6×1000 a questo dipartimento”.

L’obiettivo è raggiungere 50 mila firme entro metà settembre per poi incardinare il testo in Senato. Non sarà facile, ma avere raggiunto circa 9mila adesioni senza praticamente alcuna pubblicità mediatica e senza padrini politici è un risultato tutt’altro che scontato: “Finora i partiti non hanno aderito. Sarebbe importante entrare nel dibattito politico sulla Difesa, visto che non si parla d’altro. Siccome abbiamo visto in quale vicolo cieco ci ha portato la Difesa intesa esclusivamente come militare, non è forse il momento di chiedersi se sia possibile qualcosa di diverso?”. Il tempo ci sarebbe e per aderire con Spid il portale è firmereferendum.giustizia.it, lo stesso sulle proposte di referendum.

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