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Centrosinistra a tavola: indovina chi non viene a cena

18 June 2026 at 06:00

Una foto da campo ristretto più che largo. Al tavolo c’erano almeno due assenti. E quella di Matteo Renzi e Italia Viva fa rumore

Il campo largo a pranzo per un vertice strategico. Nel senso più pieno del termine. A pochi passi da Campo de’ Fiori, pranzo di lavoro fra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La foto postata insieme e contemporaneamente non ha bisogno di molte spiegazioni: il menù prevede la costruzione del programma del centrosinistra. Quello politico, invece, ha un piatto forte: mostrare chi c’è e chi non c’è. E Renzi, insieme a Magi e Calenda, non c’erano.

Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni: selfie da campo ristretto

Il selfie, apparso a reti web unificate sui social dei quattro leader rappresenta molto più di centinaia di comunicati. Al netto dei presenti, spiccano gli assenti. E se il defilarsi di Carlo Calenda e di Azione rientra più o meno nella logica di un rapporto compromesso soprattutto con i 5 Stelle, è evidentemente più rumorosa l’altra assente: Matteo Renzi. Dimenticato o non invitato? L’unica certezza è che non c’è una traccia, un riferimento, un qualsiasi cosa richiami IV nel post condiviso. Carlo Calenda non si è lasciato sfuggire l’assist per un rigore a porta vuota: “”Renzi era sotto il tavolo?”. Commento velenoso ma che rende l’idea di quanto sia fragile l’asse che possa unire Pd, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra  ad altri partiti.

Conte serve il conto a Italia Viva: “Niente accozzaglie”

Il “giallo” si lega alla pistola fumante. Resta da capire chi abbia deciso di estromettere Renzi e  Italia Viva e soprattutto quanto la decisione sia condivisa. Tutto lascia credere che la decisione sia del leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte. Del resto ci pensa anche lui a fugare ogni dubbio. L’alleanza con Italia Viva non è affatto scontata, come fra l’altro è stato ribadito in una nota dove, senza fare nomi, i riferimenti non appaiono assolutamente casuali. L’ex premier ha parlato della coalizione di centrosinistra introducendo due conditio sine qua non. Nessuna accozzaglia, né caravanserraglio. Anche evocare vecchi tradimenti e alcune delusioni è la ciliegina sul semifreddo evidentemente indigesto anche a Riccardo Magi e a + Europa.

Il programma: prima le piazze, poi il confronto

Mentre i leader si dividevano tra dichiarazioni e selfie, dal pranzo è uscita anche una decisione concreta: due manifestazioni pubbliche fissate per l’8 e il 15 luglio, una al Nord e una al Sud. L’idea è quella di coinvolgere cittadini e simpatizzanti nella costruzione di un programma alternativo al centrodestra. Prima le piazze, poi il confronto più ampio previsto per settembre. Ed è lì che arriveranno i nodi più complicati da sciogliere, allorquando sarà necessario trovare un accordo su candidature, leadership e rapporti di forza. E qualcuno, ordinerà l’amaro al posto del dolce, dovrà ingoiare e digerire anche qualche rospo. Renzi, intanto, incassa la sfiducia e rilancia. Ha liquidato la foto commentandola come istantanea di un gruppo che rappresenta una sinistra incapace di vincere senza la componente riformista. Tradotto con un senza di me non si vince. La sensazione è che  si sia solo all’antipasto di discussioni, ripicche e vendette. Piatto, che, appunto, si serve freddo.

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Vieni avanti “centrino”: Renzi e Onorato, i gemelli diversi e la corsa a miglior perdente

17 June 2026 at 18:20

“Occorre allargare, includere, ospitare le culture democratiche, socialiste, repubblicane, liberali e libertarie. Mantenendo coerenza, armonia, capacità di sintesi al fine di un messaggio chiaro di cambiamento dell’Italia”. Parola di Goffredo Bettini, che così commenta la foto dei leader progressisti a pranzo ieri. Il selfie di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli fa registrare almeno un’assenza eclatante. Quella di Matteo Renzi. Ma poi anche quella della cosiddetta gamba di centro in toto, che lo stesso Bettini ha teorizzato per anni. Adesso, in pole position per quella posizione c’è il fu Rottamatore. Segue Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport e Turismo di Roma. Due gemelli diversi, per quanto l’ex premier sarebbe pronto a saltare su una sedia nel vedersi paragonare a Onorato. Tanto è vero che alla sua iniziativa di venerdì scorso a Roma non si è fatto vedere. Mentre si è affrettato a chiarire ad amici e collaboratori che con il Melonellum i “centrini” possono tranquillamente andare divisi, perché tanto non devono spartirsi gli uninominali. Lui è convinto che almeno come miglior perdente in Parlamento ci entrerà, dunque meglio evitare di mischiarsi con altri leader in cerca di autore. Una lista di nomi che ogni giorno si accresce di nuovi aspiranti, come raccontava – non senza preoccupazioni – pure oggi il Foglio.

Renzi oggi è volato a Chicago a inaugurare la Library di Obama, Onorato viene definito in maniera evidentemente ironica – per non dire irridente – l’“Obama de Ostia”. Renzi ha inaugurato una carriera politica presentandosi rigorosamente in camicia bianca, Onorato ha letto il discorso fiume di inaugurazione del suo Progetto civico rigorosamente in manica di camicia bianca. Renzi ha creato ai bei tempi che furono la Leopolda, con la colonna sonora di Jovanotti, Onorato ha accolto l’entrata di Elly Schlein sulle note dello stesso cantante venerdì a Roma. Per arrivare alla politica, mentre Renzi ha cambiato la sua denominazione in Casa Riformista, contenitore dove è pronto ad accogliere, dopo Marianna Madia, pure Beppe Sala e soprattutto Giorgio Gori, Onorato ha annunciato un coordinamento con il socialista Enzo Maraio e con Roberto Magi di più Europa. Sempre per rimanere agli esclusi della foto progressista.

E poi, ci sono le squadre: Renzi gioca con Elly Schlein, nella convinzione che alla fine la segretaria del Pd non potrà che farlo rientrare nella coalizione di centrosinistra, nonostante gli anatemi di Giuseppe Conte; Onorato gioca – via Bettini – con il leader del Movimento, pronto ad offrire a lui i voti alle primarie, ma anche un sostegno politico. A proposito di tattica: Onorato ha lanciato una battaglia per le preferenze, Renzi ieri ha lanciato la propria. Piccolo particolare: Maria Elena Boschi aveva annunciato un emendamento in Commissione Affari costituzionali alla Camera per introdurle, poi non l’ha presentato. Un favore ai Progressisti che sul tema non hanno una strategia condivisa e soprattutto a Schlein, che preferirebbe evitarle. Da notare che ci sono i voti da prendere e l’agibilità politica da dimostrare: oltre il 2, 2 e mezzo per cento Renzi non va, Onorato non arriva neanche a quello (o alla capacità di manovrare del fu Rottamatore). I cultori di centrini avevano cercato un’altra soluzione: Ernesto Maria Ruffini, che piace molto al Quirinale. Per ora, non pare aver sfondato.

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Conte a Scanzi: “Renzi nel campo largo? Non è scontato. Non ragiono per simpatie, ma l’affidabilità è un problema”

17 June 2026 at 15:01

“L’obiettivo primo è cambiare l’Italia. Sicuramente c’è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio. Non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio, perché altrimenti si vincono le elezioni e poi ci si scioglie come neve al sole“. Così il presidente del M5s Giuseppe Conte, intervistato dal giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, si pronuncia sull’ingresso di Matteo Renzi nel campo progressista, spiegando la rotta del Movimento all’interno di un perimetro che non può permettersi passi falsi o ambiguità di sorta.
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Scanzi chiede all’ex presidente del Consiglio, senza nascondere le proprie perplessità su un eventuale allargamento: “Ho visto la foto di te, Schlein, Bonelli e Fratoianni. Nella immagine ci sono quattro leader che per me incarnano il campo progressista. Che finisce lì. Poi c’è la società civile, ci sono i delusi. Purtroppo, leggo da più parti, ma anche ascolto te che hai cambiato proprio tono quando ne parli, dare per scontato la presenza di Matteo Renzi, ovvero, secondo me, uno dei più grandi disastri mai abbattutosi nel mondo del centrosinistra, nonché colui che di fatto ha creato il Conticidio, citando Marco Travaglio. Dai già per scontato anche tu e quindi anche i Cinque Stelle che bisogna rimettersi in casa a Matteo Renzi?”.

La risposta di Conte è cauta ma ferma, orientata più ai processi politici che alle simpatie personali: “So con quale passione sposi questo passaggio ed esprimi con grande convinzione le tue valutazioni. Ovviamente tu sei un libero commentatore, un libero giornalista, indipendente, autonomo, il cui pensiero non può essere imbrigliato da nessuno. Io sono un leader politico di una comunità. Il mio compito non è esprimere valutazioni sui singoli, ma guidare processi politici“.
Sul possibile ingresso di nuovi attori, Conte resta guardingo e fissa condizioni precise: “Bisogna costruire un progetto e vedere poi alla fine come, se allargare, a chi e come, ma con delle garanzie e dei paletti“.
La foto citata da Scanzi, per il leader M5S, rappresenta al momento l’unica certezza: un nucleo di forze che hanno già dimostrato di saper lavorare insieme in Parlamento.
Tutto quello che verrà dopo non lo do per scontato“, aggiunge, ponendo la durata e la stabilità del futuro governo come precondizioni essenziali, specialmente di fronte a una maggioranza attuale che ritiene abbia fallito su tutta la linea, dalle riforme promesse alla gestione del fenomeno Vannacci, considerato il frutto dei “tradimenti e delle giravolte” di Giorgia Meloni.

Il presidente del M5S mette al centro la questione dell’affidabilità dei compagni di viaggio (“l’ho detto più volte e non lo nascondo”), ma sottolinea: “Noi siamo stati traditi da Di Maio. Certo, poi ci ha fatto cadere anche Renzi, ma il tradimento appurato alla mia comunità è di Di Maio, che era il nostro leader, era dentro. Quindi, non ragioniamo col metro personale, ne potremmo discutere tanto”.
E precisa: “Il M5s non è un apparato di potere, non è un sistema clientelare, non può essere accontentato con un candidato sindaco o un presidente di Regione. Noi lavoriamo per obiettivi politici, strategici, di cambiamento della società“.

L’obiettivo finale rimane quello di intercettare l’insoddisfazione di chi ha votato la destra “in via residuale” e di motivare i giovani e gli astenuti che vedono la politica come un indistinto “magna magna”. Rivendicando con orgoglio i 100 milioni di euro restituiti dalla comunità del Movimento attraverso il taglio degli stipendi, Conte conclude con un manifesto di identità: “Non siamo populisti, siamo popolari. Ascoltiamo chi non ha voce e, soprattutto, non facciamo patti con i potenti per garantirci longevità nei posti di potere”

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Renzi scatenato contro Meloni: “Lei è diventata lady tax. Sotto ai suoi video va messa la scritta ‘contiene fake news'”

11 June 2026 at 18:45

Duro intervento di Matteo Renzi in Aula al Senato durante la discussione generale sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. “Noi siamo d’accordo con la presidente, quando c’è un video che contiene una fake news o un’immagine falsa è giusto dirlo. Ma non sarà il caso di mettere alcune di queste diciture anche su alcune sue dichiarazioni dell’ultimo periodo?”, esordisce il leader di Italia Viva.

La prima “fake” analizzata da Renzi è quella sulla pressione fiscale del governo Meloni, mai così alta dal post governo Monti. “C’è un video che circola, dice che con lei la pressione fiscale scenderà al 40% in Costituzione. La realtà è che oggi con lei è a livelli record. Riprendiamo questo video e ci mettiamo la dicitura ‘questo video contiene fake news’? – attacca Renzi – Perché lei è diventata nel giro di tre anni lady tax?”.

“Quando ci dice che con questo governo ora incidiamo, dobbiamo mettere la dicitura fake news o semplicemente state cercando di barcamenarvi su un posizionamento politico che, orfano del ponte di Trump, non vi fa più trovare a casa?”, affonda ancora Renzi. “Dovete smetterla con questa narrazione per cui da quando ci siete voi è cambiato il mondo”, si infervora l’ex premier, sottolineando infine l’ultima fake news, quella sul discorso fatto alla Camera da Meloni.

Quindi Renzi conclude rimarcando i dissapori interni allo stesso centrodestra. “Chi sta dicendo che lei ha fallito sulla sicurezza non è questa parte politica, è Vannacci – attacca – La novità politica di oggi è che lei è attaccata da destra. E ci sono due mozioni nell’ambito del centrodestra perché questa è la rottura politica”.

Video Youtube Matteo Renzi

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“Non mi candido, le spese della comunicazione sono cose mie”: ma la conferenza di primo anno di Salis è proprio in “stile premier”

11 June 2026 at 16:01

Esclude di scendere in campo alle prossime politiche: “Sono sicura che non cambierò idea, perché questo è il mandato che mi ha dato la città e lo porterò avanti per cinque anni”. Sono passati due mesi dall’intervista a Bloomberg in cui Silvia Salis disse che invece ci avrebbe riflettuto, se il campo largo le avesse affidato un ruolo da federatrice nazionale. Ma la sovraesposizione comunque, assicura, non è un problema che la distrae dal suo ruolo: “La pressione c’è, è un dato di fatto. La cosa positiva però è che Genova è stata sui giornali come mai nella sua storia”. Si spazientisce un po’ invece, e alla fine non risponde, quando le viene chiesto quanto costano e chi paga i servizi comunicativi dell’agenzia Jump di Matteo Agnoletti, ex spin doctor di Matteo Renzi, che oggi cura immagine e presenza mediatica della sindaca più popolare d’Italia: “E’ una cosa personale, questa è una domanda che riguarda solo me. E avevamo chiesto di restringere le domande all’amministrazione della città”. Su questo aspetto l’unica cosa chiara è che, se vi sono dei costi, non sono a carico del Comune di Genova.

Questa restrizione delle domande, insieme all’invito a inviare prima gli argomenti su cui i giornalisti avrebbero voluto intervenire, è stata oggetto di aspre polemiche, che si sono riaffacciate nel corso della conferenza stampa di questa mattina: “Nessuno ha chiesto le domande, ci sono qua persone che non si sono registrate, l’anticipazione dei temi deriva dal fatto che qua ci sono i nostri dirigenti, e questo è un momento di approfondimento molto diverso da quello che si può avere a margine degli eventi per avere numeri e dati specifici su determinati elementi, era solo un modo per dare maggiore trasparenza alle risposte, perché chi vuole fare domande senza segnalarle le fa tranquillamente”. Sul caso Salis era stata punzecchiata dal governatore Marco Bucci, protagonista alcuni mesi fa di una burrascosa vicenda di presunti dossieraggi a cronisti, il quale aveva rimarcato di non aver mai chiesto a nessuno le domande prima: “Devo dire che il presidente Bucci ha molta più esperienza di me, accolgo i suoi consigli, lo prendo come punto di riferimento per quanto riguarda il rapporto con la stampa e i giornalisti – ha detto la sindaca in modo ironico – saprò imparare dai suoi consigli e saprò capire. Magari questa conferenza stampa poteva essere organizzata in modo diverso e meglio, sicuramente lo userò come esempio per il futuro”.

Silvia Salis siede in prima fila in mezzo a tutti gli assessori della giunta, alle sue spalle presenziano silenziosi una ventina tra dirigenti comunali e membri dello staff, ai quali si aggiungono i consiglieri comunali delegati. Alla fine il format rischia di diventare quasi più rilevante degli argomenti, dibattuti in oltre due ore mezza: Silvia Salis è forse l’unica sindaca in Italia ad aver convocato una conferenza stampa per celebrare il suo “primo anno di giunta”, evento che ricorda l’incontro con la stampa che Giorgia Meloni ha ridotto ad uno all’inizio di ogni anno.

Si parla di mobilità, sicurezza, trasporto pubblico, servizi sociali. Cose realizzate e altre da realizzare, con un retrogusto di fondo che lascia la sensazione che l’evento serva (anche) per smentire chi descrive Salis come distratta dalle sirene nazionali e troppo acerba per essere giudicata come amministratrice: “Nessun sindaco è stato ispezionato dalla testa ai piedi come sono stata io. E sinceramente se l’unica cosa che si è riuscito a trovare è il verbale di un incidente che è stato riportato scorrettamente, ecco io sono abbastanza soddisfatta di questo resoconto sulla mia vita. Detto questo è una pressione, ma una pressione che hai se stai facendo una cosa importante. E amministrare Genova è importante. D’altronde se non stessimo facendo niente di buono, se non fossimo interessanti, di noi non parlerebbe nessuno”. Alla conferenza stampa di Silvia Salis hanno poi replicato le opposizioni di centrodestra: “È solo un anno che Silvia Salis guida la città? Se invece analizziamo gli obiettivi raggiunti, le riforme completate e le nuove infrastrutture che non si vedono, l’unico commento possibile è: ma davvero è in carica da addirittura un anno? L’unico risultato positivo sono stati i nuovi follower che ha acquisito per consolidare la sua posizione nazionale di anti Meloni”.

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