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È tempo di chiudere questa legislatura, e di eleggere un nuovo Parlamento

12 June 2026 at 03:45

Ieri si è definitivamente capito che ormai questi non sono più dibattiti parlamentari. Sono talk show senza interruzioni pubblicitarie. Tutti contro tutti. Occasioni per riversare antipatia, astio, odio. La volgarità tracima. Non si ragiona più.

Per cui sarebbe meglio chiuderla il prima possibile, questa legislatura sostanzialmente improduttiva dominata da una destra maldestramente contrastata dai suoi oppositori.

Che vuol dire il prima possibile? Un’ipotesi che circola negli ambienti del governo, anche se non la sola, prevede che una volta approvata una burocratica legge di bilancio – che altro non potrà essere – si sciolgano le Camere per andare a votare a marzo-aprile 2027. Tutti vedono che il governo Meloni ha da tempo esaurito la spinta propulsiva. Addirittura ormai siamo entrati, come altre volte nella storia recente, nella fase degli avvisi di garanzia, degli scandali, dei veleni. L’epicentro è il ministero di Matteo Salvini. Dopo gli avvisi di garanzia per il Ponte sullo Stretto, ieri Elisabetta Pellegrini, sua stretta collaboratrice, è stata raggiunta da un avviso per turbativa d’asta e quant’altro. Naturalmente non è una sentenza. Ma quando volano gli uccellacci e uccellini delle Procure è brutto segno: volteggiano quando il quadro politico si è infragilito. Ed è questo il caso: la politica, tutta la politica, è debolissima.

Sempre ieri a Montecitorio è andata in scena una pochade penosa, di quelle dove non ride nessuno. Di questa seduta più che le discussioni sull’Ucraina e sul Medio Oriente si ricorderà la volgare uscita di tal Francesco Silvestri, che è un pezzo abbastanza grosso del Movimento 5 Stelle, sulle «ginocchiere» che la presidente del Consiglio starebbe usando in Europa. Frasi da angiporto. Giustamente, Giorgia Meloni ha replicato con durezza. Sapendo che tutto questo le fa gioco: «Lavorano per me». La presidente di turno Anna Ascani, Partito democratico (ma Elly Schlein non poteva dire una parola?), si è scusata per non essere intervenuta per stigmatizzare il deputato contiano perché non aveva colto il senso delle sue parole. Eppure, non era difficile decodificare il riferimento alle ginocchiere. Questo è il livello.

Poi – e questa è la vera notizia politica – la presidente del Consiglio si è scatenata contro i parafascisti di Roberto Vannacci prendendosela con l’ex Fratello d’Italia e ora “futurista” Emanuele Pozzolo, il pistolero di Capodanno recentemente finito con la macchina in un fossato con un tasso alcolemico sopra il limite. Lite tra post e para fascisti. Si è visto in chiaro quale sarà il problema vero di Giorgia: arginare Vannacci, magari scavalcandolo a destra. Tattiche da anni Venti del secolo scorso, quando Benito Mussolini voleva umiliare i suoi oppositori mostrandosi più fascista di loro. «Avete votato sei volte con la sinistra!», ha tuonato la premier, come a dire la destra vera c’est moi. È il sintomo della grande paura meloniana. Vannacci può farle perdere le elezioni, specie se andrà da solo, cioè in alternativa a Fratelli d’Italia.

Sulle opposizioni c’è poco da dire, anzi niente che non si sia già scritto mille volte. Hanno presentato sei mozioni diverse. Sulla politica estera non solo non hanno un linea comune, ma hanno proprio due linee opposte, cioè inconciliabili. Non si tratta di sfumature ma di valori non mediabili. Sull’Ucraina, su Vladimir Putin. La frattura, col tempo, invece di ricomporsi, si è approfondita, ed è questo che il Pd non capisce o fa finta di non capire. La realtà è che Giuseppe Conte, totalmente ignorato dai dem mentre parlava, si mostra testardamente refrattario a cercare un punto d’incontro: basta e avanza questo dato per dichiarare che il campo largo non esiste.

Questa è la condizione politica del Paese. Il fattore Vannacci, la crisi della Lega, la povertà d’idee di Meloni, la pigrizia del Pd, l’avventurismo di Conte, il girare a vuoto (finora) dell’area riformista, l’amletismo di Forza Italia: il Paese non merita uno sfilacciamento del genere. Prendetevi tutti un po’ di mesi per riordinare le idee e andiamo a chiudere una delle peggiori legislature della storia repubblicana.

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Silvestri (M5s): “Meloni con le ginocchiere? Non erano parole sessiste. La malizia è di chi guarda”

11 June 2026 at 16:01

“Dopo il referendum sia detto che la linea del governo Meloni era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Trump e Netanyahu, lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. Queste le parole del deputato 5 Stelle, Francesco Silvestri, nell’Aula di Montecitorio che hanno innescato la reazione furente della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della sua replica durante il dibattito parlamentare sul prossimo consiglio europeo. “Il riferimento era sulla postura del governo” dichiara Silvestri ai cronisti fuori dalla camera dei Deputati,.

“Purtroppo la storia di questo Paese è di uomini che si sono inginocchiati ai poteri forti, quindi non c’è nessun riferimento sessista in nessun modo, poi se qualcuno ha voluto strumentalizzare per cambiare l’oggetto della giornata parlamentare che verteva su cose estremamente importanti, io non posso farci nulla” la difesa di Silvestri.

Parole che sono state un autogol? “Loro hanno fatto un artifizio comunicativo in mancanza di risposte politiche più concrete. Probabilmente – continua il deputato del Movimento 5 Stelle – quando non si hanno risposte in materia economica e sociale, rispetto ai provvedimento che si fanno e rispetto alla politica estera disastrosa di questo governo probabilmente ci si attacca ad un termine”.

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Polemiche sulle frasi di Silvestri (M5s): “Meloni non si è mai rialzata, ha cambiato ginocchiere”. Lei: “Mancato rispetto delle donne”

11 June 2026 at 15:45

Polemiche per la dichiarazione del deputato M5s Francesco Silvestri che, nel corso del dibattito dopo le comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, l’ha accusata “di non aver raddrizzato la schiena nei confronti di Netanyahu e Trump”, ma “di aver semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. A lui ha replicato direttamente la premier: “Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente’. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla”.

Le frasi di Silvestri hanno scatenato le proteste della maggioranza, ma hanno raccolto anche solidarietà tra le opposizioni. La vicepresidente dem della Camera Anna Ascani si è scusata con l’Aula: “Se avessi colto nelle parole di Silvestri il senso che poi è stato descritto sarei intervenuta”, ha detto. “Valuterà il collega se intervenire per chiarire quelle parole. Mi scuso per quello che è stato colto come una mia mancanza. Non ho colto questo senso e di questo mi scuso”.

Silvestri, intercettato in Transatlantico, ha chiesto di “non strumentalizzare le sue parole”: “Sono quattro anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l’arcano delle mie parole”, ha dichiarato. “Se poi qualcuno ha voluto trasformare l’accusa che ho rivolto ad una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c’è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità. Tra l’altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 Stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O”.

In sua difesa è intervenuto anche il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi che ha ricordato l’indagine per violenza sessuale nei confronti del senatore Fi Silvestro. “Tra le fila della maggioranza milita il presidente di una commissione bicamerale, Francesco Silvestro, non Silvestri, accusato di molestie sessuali, il cui primo commento sulla vicenda è stato: io sono carino, lei è normale quindi è impossibile che sia accaduto quello di cui mi si accusa. Oggi, questa maggioranza prende a pretesto una frase del nostro Francesco Silvestri per inscenare un pietoso teatrino vittimistico, accusandolo di sessismo. Noi lo ribadiamo con forza perché detto centinaia di volte: la politica estera della presidente del Consiglio Meloni è stata completamente prona, succube, di Trump e Netanyahu. Avevano espresso la volontà di alzare la testa dopo il referendum, ma tutto ciò non è accaduto. Non sono d’accordo su un passaggio con Silvestri: questo governo non si inginocchia ma striscia“.

A Meloni ha risposto anche la dem Laura Boldrini: “La presidente del Consiglio non perde occasione per usare le istanze femministe a proprio uso e consumo, strumentalizzandole, anche nell’aula di Montecitorio. Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di Fdi continuava a dire “signor presidente” rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana. Come considero deprecabile dire a una donna che ‘indossa le ginocchiere’ per rappresentarne la subordinazione politica a un uomo. Una frase, per altro, successivamente chiarita dal collega Silvestri. La difesa delle donne, signora Presidente, passa da molte cose”.

Presa di distanza anche dal leader di Azione Carlo Calenda: “Mi faccia dire, immagino anche da parte di tutte le opposizioni, che siamo lontani e indignati dalle cose dette alla Camera su ginocchiere o non ginocchiere”, ha dichiarato. Mentre Fratelli d’Italia chiede “si apra un’istruttoria”: “È vergognoso – ha stigmatizzato nel suo intervento Paolo Trancassini di FdI – dire che qualcuno dovrebbe mettersi le ginocchiere anziché alzare la testa, lo dico alle belle anime della sinistra: sapete perfettamente quando si dice a una donna che si debe mettere le ginocchire davanti a un uomo. Questo è un fatto vergognoso!”. Trancassini ha chiesto alla presidenza di intervenire: “mi auguro che si apra una istruttoria“. “Verificheremo assolutamente”, ha detto il presidente Lorenzo Fontana.

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Pd-M5S, uniti sulla legge elettorale ma in ordine sparso su Kiev

10 June 2026 at 10:38

“Dobbiamo fare muro contro questa legge elettorale“. Elly Schlein l’ha ribadito durante la riunione dei gruppi Pd di Camera e Senato questa mattina. Un passaggio che è servito anche a raccontare come sono andati i colloqui avuti ieri con gli altri leader progressisti: Pd, M5S e AvS procederanno insieme. Gli uffici stanno lavorando a una serie di emendamenti soppressivi comuni. Poi ce ne saranno alcuni – sempre comuni – per introdurre parità di genere, voto ai fuorisede e per inserire il Trentino Alto Adige nel computo del premio di maggioranza. Su come garantire la rappresentatività – e questa è una novità che era emersa già ieri sera, ma che nella riunione dem è stata spiegata esplicitamente – ciascun partito sta lavorando a un proprio emendamento. I Cinque Stelle su un proporzionale con preferenze, temperato da qualche aggiustamento (ad esempio sulle soglie di sbarramento) che incentivi ad andare in coalizione; il Pd è orientato a presentare a sua volta un emendamento che preveda i collegi uninominali, sul modello del Mattarellum. Proposte di bandiera, che non intaccheranno la strategia unitaria di non sedersi al tavolo con il centrodestra (tanto è vero che le proposte di modifica – il cui termine scade domani – saranno un migliaio).

In ordine sparso andranno invece i progressisti sulla politica estera. Domani Giorgia Meloni farà le sue comunicazioni in Parlamento sul Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. E ogni partito presenterà un proprio testo. Non a caso è Lorenzo Guerini a sottolineare che la riunione di mercoledì mattina per quel che riguarda la risoluzione dem “è andata molto bene”. La destra dem in blocco commenta: “Il lavoro fatto nel gruppo va nella direzione giusta, riaffermando il sostegno pieno all’Ucraina e sottolineando come l’ingresso dell’Ucraina nella Ue sia per il partito una priorità non differibile. Su questo è stato fatto un lavoro comune in questi giorni che ha portato a un risultato apprezzabile”. E poi lanciano la provocazione: “Vedremo in aula le risoluzioni degli altri gruppi politici di opposizione, con l’auspicio che si possa convergere su quelle inequivoche nel sostegno all’Ucraina e sulla necessità urgente di una difesa europea”. Un “auspicio” che non si realizzerà. Ma sta al capogruppo Pd in Senato, Francesco Boccia, non lasciare tutto lo spazio politico alla minoranza: “La nostra risoluzione è per il rilancio dell’Italia e dell’Europa”, con tanto di denuncia dell'”indebolimento” della presenza del governo sul piano internazionale. E poi: “Sull’Ucraina ribadiamo il pieno sostegno alla resistenza contro l’aggressione russa e alla prospettiva dell’adesione all’Unione europea, sostenendo al tempo stesso ogni iniziativa diplomatica volta a costruire una pace giusta e sicura”. Quello di domani è il primo voto sulla politica estera dopo la risoluzione congiunta di Pd, M5S e Avs sul patto di stabilità. Un testo che ha visto inedite convergenze sulle questioni internazionali, ma che a oggi non è ancora stato votato, per difficoltà interne soprattutto alla maggioranza.

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Cittadini interrogati in commissariato: scontro in Commissione Covid. Le opposizioni abbandonano i lavori

8 June 2026 at 15:01

Caos in Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria Covid. Nella seduta di oggi Pd, M5s, Avs e ItaliaViva hanno abbandonato i lavori. La scintilla è stata innescata dalle audizioni odierne di due persone, già formalmente interrogate come persone informate sui fatti, ma al di fuori delle procedure previste per una commissione parlamentare. I due testimoni infatti sarebbero stati sentiti “all’insaputa dei commissari che compongono la Commissione parlamentare” e in una sede diversa da quella istituzionale: gli interrogatori si sarebbero svolti negli uffici del commissariato di Polizia di Trevi Campo Marzio, condotti da consulenti della Commissione nominati da Fratelli d’Italia.

“Questo è gravissimo e questa vicenda pone questa commissione fuori dal perimetro costituzionale e istituzionale” denuncia il capogruppo del Movimento 5 stelle in Commissione, Alfredo Colucci. Filiberto Zarattidi di Alleanza Verdi-Sinistra chiede le dimissioni del presidente della Commissione, Marco Lisei di Fratelli d’Italia. E Francesco Boccia, capogruppo dem in Senato rincara la dose: “Fanno paura. È grave il modo di utilizzare questa Commissione che è un plotone d’esecuzione su un governo (il Conte 2, ndr) ovviamente fatto da chi non ha mai creduto né che ci fosse stato il virus e da colleghi no-vax”.

Anche Galeazzo Bignami ha raggiunto i cronisti per affermare “che i colleghi dell’opposizione di sono dimenticare di dire che anchiloso hanno deciso questa attività” (l’interrogatorio in caserma di due persone, ndr). “Attività” secondo il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Covid “normalmente usata da decenni”.

Mentre le opposizioni contestano questa ricostruzione. “È evidente che Fratelli d’Italia sta piegando questa commissione per finalità politiche”.

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“Troppe spese per la difesa”: mozione unitaria di Pd, M5s, Avs e Iv per chiedere di “riconsiderare gli impegni Nato”

3 June 2026 at 17:39

Alla fine hanno trovato l’intesa. I gruppi alla Camera di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi e sinistra e Italia viva, hanno chiesto, in una mozione unitaria, di “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa“, considerando quanto queste abbiano un “impatto strutturale sulla finanza pubblica di fatto insostenibile alla luce dei dati Istat”.

Da giorni, come anticipato dal Fatto Quotidiano, i partiti dell’opposizione stavano lavorando per trovare una quadra unitaria che desse anche un segnale di alternativa possibile al governo Meloni.

Nel documento, presentato a prima firma dell’esponente del M5s Filippo Scerra, viene chiesta anche “una revisione integrale del patto di stabilità“.

Sono quindi due i punti chiave sui quali l’opposizione chiede che “un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare”. In aggiunta Pd, M5s, Avs e Iv chiedono di “promuovere una politica di difesa comune europea attraverso la pianificazione, l’acquisizione e la gestione di capacità condivise, al fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala”.

In tutto i punti su cui la mozione unitaria impegna il governo sono 10. Sul patto di stabilità le opposizioni chiedono al governo di “adottare iniziative urgenti in sede di unione europea volte a pro-muovere una revisione integrale del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica”. Per questo, scrivono ancora, va sostenuto “un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune, finalizzato alla crescita economica, nonché a promuovere azioni volte a realizzare lo scorporo dal calcolo degli indicatori sul deficit per gli investimenti nazionali destinati ad interventi di carattere economico sociale a sostegno delle famiglie e imprese, evitando pesanti tagli allo Stato sociale e sostenendo una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine”.

Il campo largo chiede inoltre di “adoperarsi per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita, al fine di adattarle alle nuove sfide che l’Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, nonché a perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito più realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo” e a “promuovere iniziative volte a porre le basi di una riforma sul tema della creazione di un’adeguata capacità fiscale dell’Unione, che riveste un’importanza centrale per il processo di integrazione europea ed è strumento essenziale di governance economica in quanto strettamente complementare alla disciplina di bilancio per gli Stati, in particolare chiedendo che le politiche economiche nazionali siano sostenute e integrate da efficaci politiche europee, uniche in grado di far fronte a gravi shock (simmetrici o asimmetrici) o farsi carico della produzione di beni pubblici di interesse generale”.

Le opposizioni chiedono poi al governo di impegnarsi ad “adottare iniziative in sede europea volte ad adattare alcuni elementi di successo dell’esperienza del Dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea”. Un impegno possibile, secondo il documento, “trasformando il programma Next generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell’Unione europea e l’inclusione dell’emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l’impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di ‘beni pubblici’ che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all’Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anticiclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano ‘ricatti’ dei contributi nazionali”.

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