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Fine vita, la nuova proposta di Forza Italia: ampliati i requisiti, ok all’assistenza gratuita dei medici del Servizio sanitario

9 June 2026 at 18:14

Sul fine vita Forza Italia porta avanti la sua guerra di posizione. Dopo aver ottenuto la riapertura del termine, gli azzurri hanno presentato una serie di emendamenti al testo base, approvato la scorsa estate e da allora fermo nelle Commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato per il veto di Fratelli d’Italia. Le proposte di modifica, firmate dalla capogruppo Stefania Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo, ampliano i requisiti per accedere al suicidio assistito: in linea con i criteri stabiliti della Corte costituzionale, ad esempio, si prevede che il paziente debba essere tenuto in vita “da trattamenti sanitari di sostegno vitale” e non più “da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, espressione, quest’ultima, che avrebbe limitato l’applicazione a chi si trova attaccato a una macchina. Superando il divieto assoluto di coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale, poi, un altro emendamento stabilisce che “l’assistenza al suicidio può essere resa da un medico ospedaliero o di medicina generale, su base volontaria e gratuita, nell’ambito dell’attività libero-professionale ovvero in regime di intramoenia. Gli strumenti di eventuale supporto all’autosomministrazione” del farmaco letale, invece, dovranno essere “reperiti dal Consiglio nazionale delle ricerche”. La proposta di Fi, inoltre, si preoccupa di specificare che “l’assistenza al suicidio non può rientrare nei livelli essenziali di assistenza o canoni equivalenti”, mentre “il Servizio sanitario nazionale garantisce le cure palliative del dolore e l’assistenza domiciliare continua alle persone in condizione di grave non autosufficienza”.

Gli emendamenti, non concordati con gli alleati (che anzi frenano anche sul testo originario) mirano a coinvolgere le opposizioni nella battaglia per approvare la proposta entro la legislatura, nell’ambito del nuovo corso inaugurato da Marina Berlusconi. “Quello che è stato fatto con questi emendamenti, in particolare con l’emendamento sul Servizio sanitario nazionale, è un tentativo di mediazione. Sappiamo che questo testo era bloccato da tanti mesi: Forza Italia, in particolare attraverso la presidente Craxi, ha cercato di trovare soluzioni che speriamo possano essere apprezzate per cercare di portare fuori dalle secche questo disegno di legge. L’auspicio è che si apra un dibattito sereno, che possibilmente tutti i partiti lascino libertà di coscienza ai propri rappresentanti, così come fa Forza Italia, e che si possa, come relatori, ragionare su un testo il più largamente condivisibile”, dice il senatore azzurro Pierantonio Zanettin, relatore del provvedimento insieme al meloniano Ignazio Zullo. Dal Pd per ora la reazione è fredda: “Sono proposte che noi apprezziamo, perché sono un tentativo di fare un passo in avanti, però purtroppo non sciolgono i nodi fondamentali che noi avevamo sottolineato e che sono ancora sul tappeto. Sono anche proposte un po’ pasticciate. C’è ancora molto lavoro da fare per arrivare a un testo accettabile”, dice il capogruppo in Commissione Giustizia Alfredo Bazoli, firmatario di un testo alternativo approdato in Aula il 3 giugno ma respinto dalla maggioranza.

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Vannacci attacca (ancora) Marina Berlusconi: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia, non ha ruolo politico”

6 June 2026 at 14:55

Roberto Vannacci torna ad attaccare Marina Berlusconi. Dopo aver parlato di Forza Italia come di un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, a margine della presentazione oggi a Viareggio dei nuovi ingressi in Futuro Nazionale, il leader, ex leghista, ha rincarato la dose: “Marina Berlusconi mi può stare simpaticissima, non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.

Il riferimento è al “veto” della primogenita di Berlusconi che ha dato la linea al partito affermando che “non è possibile” stare “in coalizione con Vannacci”.

“Le coalizioni sono possibili purché le nostre linee rosse non vengano oltrepassate, sono quelle che definiscono la curva in viluppo entro la quale si può intavolare discussione, negoziazione e possibilità di collaborare”, ha detto ancora il leader di Futuro Nazionale.

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Far pagare i magistrati di tasca propria? L’ennesima riforma da talk show che non risolverà nulla

5 June 2026 at 09:45

Dopo l’archiviazione da parte del gip del Tribunale di Firenze, su conforme richiesta della Procura, del procedimento in cui si indagava sui rapporti tra il fondatore di Forza Itala e Marcello Dell’Utri con Cosa nostra, si torna ad agitare lo spettro della responsabilità civile dei magistrati, quella diretta. Colpisce che a farlo sia Marina Berlusconi in relazione ad una vicenda nella quale l’esito giudiziario è stato favorevole al padre, per cui in questo caso si potrebbe sostenere, a ragione, che il sistema stavolta ha funzionato, anche a tutela delle persone indagate. La proposta, però, viene da lontano ed è stata portata nei giorni scorsi all’attenzione anche del ministro Nordio, che però si sarebbe dimostrato in disaccordo.

Evidentemente ogni governo ha il suo nemico preferito. Negli anni Novanta erano i “lacci e lacciuoli”. Poi sono arrivati i fannulloni pubblici. Oggi, di nuovo, tocca ai magistrati, il bersaglio prediletto.

La ricetta proposta è molto semplice: basta responsabilità indiretta dello Stato, siano i giudici e i pubblici ministeri a pagare personalmente per gli errori giudiziari. Uno slogan potente. Peccato che sia soprattutto propaganda.

Da oltre trent’anni la politica promette di “riformare la giustizia”. Nel frattempo si sono succeduti governi di ogni colore, commissioni, riforme epocali annunciate e quasi sempre dimenticate. Dalla legge Vassalli del 1988 alla riforma Renzi-Orlando del 2015, fino agli interventi della Cartabia ed alle attuali modifiche costituzionali sulla separazione delle carriere. Eppure i problemi reali sono sempre gli stessi: processi infiniti, carenza di personale, uffici al collasso, arretrati mostruosi. È di giovedì la notizia della pendenza di ben 1300 richieste di misure cautelari inoltrate dai pm della Procura di Napoli, che però i giudici del Tribunale non riescono ad evadere.

Tuttavia, invece di affrontare questi nodi strutturali si preferisce agitare il fantasma del magistrato irresponsabile.

È una vecchia storia. Quando la politica non riesce a rendere più efficiente la macchina della giustizia, cerca consenso individuando un colpevole. E quale bersaglio migliore di una categoria che, per definizione, deve prendere decisioni impopolari? Il punto è che la responsabilità civile diretta non colpisce il magistrato negligente. Colpisce il magistrato indipendente. Un giudice deve poter decidere nei confronti di un amministratore pubblico, di un potente gruppo economico o di un’organizzazione criminale senza avere il timore che ogni decisione sgradita si trasformi in una causa milionaria contro il suo patrimonio personale.

Chi immagina che questa riforma aumenti la qualità delle decisioni probabilmente non ha capito come funziona l’istituzione giudiziaria. Accadrebbe l’esatto contrario. Nascerebbe una magistratura difensiva, paralizzata dalla paura. Non il giudice che applica la legge, ma il giudice che si chiede come evitare guai a sé stesso.

Del resto la stessa politica che oggi invoca il pugno duro contro i magistrati è spesso la stessa che per decenni ha lasciato gli uffici giudiziari senza personale amministrativo, con sistemi informatici inadeguati ed organici insufficienti. Secondo la narrazione dominante, i ritardi della giustizia dipenderebbero da giudici pigri e irresponsabili. Una favola comoda. La realtà racconta altro: migliaia di procedimenti pendenti per magistrato, cancellieri mancanti, scoperture di organico croniche e una produzione legislativa caotica, che cambia continuamente le regole del gioco.

Negli ultimi anni il Parlamento ha approvato decine di modifiche ai codici, spesso contraddittorie tra loro. Ogni maggioranza promette semplificazione e produce nuove complessità. Poi, quando il sistema si inceppa, la colpa si riversa sui magistrati.

Naturalmente gli errori esistono, anche gravi. Sarebbe ipocrita negarlo. Ma il rimedio non è trasformare il magistrato in un professionista sotto ricatto economico permanente. La domanda da porsi è diversa: perché le procedure disciplinari sono così lente? Perché le valutazioni di professionalità sono spesso percepite come meri adempimenti burocratici? Perché gli uffici che funzionano male continuano a funzionare male per anni senza interventi organizzativi efficaci?

Se davvero si vogliono ridurre errori ed inefficienze, le strade da intraprendere dovrebbero essere altre. Ad esempio: valutazioni professionali rigorose e trasparenti, fondate sulla qualità delle decisioni e sulla capacità organizzativa; ispezioni più frequenti negli uffici con criticità croniche e pubblicazione dei risultati; investimenti massicci in personale amministrativo e digitalizzazione funzionante; formazione continua obbligatoria su nuove normative, tecnologie e gestione dei procedimenti complessi; procedure disciplinari rapide.

Tutto questo richiede risorse, programmazione e volontà politica. Molto più difficile che scrivere una norma punitiva da esibire nei talk show.

La verità è che la responsabilità civile diretta dei magistrati non è una riforma della giustizia, ma una riforma della comunicazione politica. Serve a soddisfare un sentimento di rivalsa, non a migliorare il funzionamento dei tribunali. Da trent’anni ogni governo promette la svolta definitiva. Da trent’anni si cambia il bersaglio ma non si affrontano le cause. Una riforma della responsabilità civile non farebbe altro che aggravare lo stato comatoso della giustizia, rendendola ancora più lenta ed inefficiente, con cittadini meno tutelati e magistrati più pavidi nei confronti dei potenti, ma anche più ricattabili.

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Inchiesta stragi 1993, lo scambio di messaggi tra Meloni e Marina Berlusconi prima del comunicato di Palazzo Chigi

4 June 2026 at 15:55

Uno scambio di messaggi. Di soddisfazione. Poi la nota, a tre ore di distanza. Dopo mesi di tensioni, tra la premier Giorgia Meloni e la presidente di Mondadori Marina Berlusconi torna la pace il nome del padre Silvio. L’occasione è la notizia dell’archiviazione da parte del giudice per le indagini preliminari di Firenze nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. “Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”, ha scritto la gip Patrizia Marcucci.

Una decisione che ha fatto esultare il centrodestra e le due protagoniste della coalizione di governo. Poco dopo mezzogiorno è stata Marina Berlusconi, primogenita di Silvio, a fare una nota per esultare per l’archiviazione contro le “insinuazioni e campagne di delegittimazione” che hanno prodotto “solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali” chiedendo di andare avanti sul tema delle riforme della giustizia che restano “un’emergenza“. Dopo pranzo invece il carico ce lo ha messo direttamente la premier Meloni secondo cui, con questa archiviazione, viene “spazzata via ogni ombra“.

Due note simili frutto di contatti diretti tra le due. In tarda mattinata Meloni avrebbe scritto messaggi di soddisfazione alla primogenita dell’ex fondatore di Forza Italia. Contatti che arrivano dopo diverse settimane di sospetti a Palazzo Chigi – in seguito al referendum – sulle mosse della famiglia Berlusconi su Forza Italia con il cambio dei due capigruppo Paolo Barelli alla Camera e Maurizio Gasparri al Senato.

Proprio sul tema della giustizia mercoledì mattina c’è stato un confronto – anche acceso – tra i partiti di maggioranza e il Guardasigilli Carlo Nordio sulle riforme da approvare da qui al 2027. In particolare gli azzurri rappresentati da Enrico Costa, Stefania Craxi e Francesco Paolo Sisto hanno insistito per calendarizzare le riforme sul sequestro degli smartphone, della prescrizione e anche della responsabilità civile dei magistrati. Ma su questo Fratelli d’Italia e Nordio frenano.

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