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Rinchiuso in un armadio e nascosto sotto oltre 5 chili di pelo infeltrito: la disavventura del cocker spaniel Mr. Pickles. Per liberarlo 5 ore di toelettatura

11 June 2026 at 09:18

Viveva rinchiuso in un armadio ed era ricoperto da oltre cinque chili e mezzo di pelo infeltrito. È la storia di Mr. Pickles, un Cocker Spaniel salvato nelle scorse settimane nella contea di Chatham, in Georgia, dopo una segnalazione che ha permesso ai soccorritori di intervenire in una situazione di grave trascuratezza. Secondo quanto riportato da La Stampa, quando gli operatori sono arrivati sul posto si sono trovati davanti un cane in condizioni estremamente precarie. Il pelo, cresciuto senza controllo per un periodo di tempo non precisato, aveva formato una massa compatta che ricopriva quasi interamente il suo corpo e che gli difficili persino i movimenti. Del muso era possibile distinguere appena qualche dettaglio.

Trasferito immediatamente in una struttura di accoglienza, Mr. Pickles è stato sottoposto a una lunga operazione di toelettatura. Per liberarlo da quella sorta di corazza sono state necessarie circa cinque ore di lavoro. Con il passare del tempo, però, la rimozione del pelo ha portato alla luce particolari sempre più sorprendenti. Tra i nodi sono state trovate anche alcune carte di caramelle, probabilmente rimaste impigliate durante il periodo di reclusione. La scoperta più significativa è arrivata però attorno al collo del cane, dove i volontari hanno individuato un vecchio collare elisabettiano completamente nascosto dalla massa di pelo infeltrito. Un elemento che testimonia quanto a lungo l’animale possa essere rimasto senza cure adeguate.

Al termine dell’intervento sono stati rimossi oltre 5,5 chilogrammi di pelo. Solo allora è stato possibile vedere chiaramente il volto di Mr. Pickles e valutare meglio le sue condizioni generali. Dopo il salvataggio, il Cocker Spaniel è stato accolto da Maria Lucas, fondatrice dell’associazione Longleaf Animal Rescue, che ha seguito da vicino il suo percorso di recupero.

Nei primi giorni il cane si mostrava estremamente diffidente. Per questo motivo Maria ha scelto di non forzare alcuna interazione, limitandosi a garantirgli cibo, cure mediche e una presenza costante. L’obiettivo era permettergli di ambientarsi e comprendere di trovarsi finalmente in un luogo sicuro.

Recupero e progressi

Con il passare delle settimane sono arrivati i primi segnali di cambiamento. Da iniziale osservatore timoroso, Mr. Pickles ha iniziato lentamente a cercare il contatto umano. Il momento che ha segnato una svolta è arrivato quando si è avvicinato spontaneamente alla sua salvatrice e le ha leccato la guancia. Da allora i progressi sono proseguiti gradualmente. Ogni carezza accettata, ogni momento di tranquillità e ogni manifestazione di fiducia rappresentano un passo avanti nel suo percorso di riabilitazione.

Oggi Mr. Pickles continua il recupero circondato da persone che rispettano i suoi tempi e le sue esigenze. La trasformazione più evidente non riguarda soltanto l’aspetto fisico, ma soprattutto il comportamento: dopo anni di isolamento e trascuratezza, il cane sta imparando nuovamente a fidarsi degli esseri umani.

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Ennesimo allevamento crudele: Essere Animali con Selvaggia Lucarelli per una proposta di legge contro le gabbie

10 June 2026 at 05:18
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a firma di Chiara Caprio

Per molti consumatori la denominazione DOP sull’etichetta dei prodotti che acquistano al supermercato è sinonimo di garanzia di qualità e, nel caso di prodotti animali come salumi e affettati, di pratiche di allevamento rispettose del benessere animale. Eppure, se il disciplinare non lo vieta espressamente, anche un prodotto etichettato come DOP può provenire da allevamenti in cui gli animali trascorrono parte o l’intera vita in gabbia. È il caso di mille scrofe allevate in una grande struttura in provincia di Treviso, di cui nelle scorse settimane Essere Animali ha mostrato immagini a dir poco scioccanti.

Il 28 maggio l’associazione ha diffuso, in collaborazione con Selvaggia Lucarelli, video inediti consegnati all’associazione da un ex dipendente dell’azienda. Nei filmati venivano documentate gravi violenze nei confronti degli animali da parte dell’allevatore e di altri operai, dolorose mutilazioni per i suinetti maschi, centinaia di cuccioli senza vita nelle gabbie parto, l’utilizzo massiccio di farmaci, decine di carcasse abbandonate all’esterno dell’allevamento e gabbie parto fatiscenti e pericolose per gli animali. Le immagini hanno raggiunto milioni di persone indignate per le condizioni dell’allevamento.

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La settimana seguente, il 5 giugno, Essere Animali è tornata a mostrare nuovi filmati inediti raccolti a maggio di quest’anno, che confermano come alcune delle problematiche già documentate siano la normalità. Ancora una volta le immagini hanno mostrato la presenza di centinaia di cuccioli morti nelle gabbie, carcasse abbandonate all’esterno della struttura, scaffali e frigoriferi ricolmi di farmaci utilizzati per il trattamento di infezioni batteriche, problemi respiratori e infestazioni parassitarie. A preoccupare è anche la presenza diffusa di topi in tutte le aree dell’allevamento e persino nelle mangiatoie.

Con questa attività di documentazione, l’associazione è tornata a denunciare non solo le irregolarità e i maltrattamenti sugli animali, ma anche una crudeltà che in Italia è ancora legale: l’allevamento in gabbia. Sono circa 600mila le scrofe allevate in queste condizioni nel nostro Paese, insieme a 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie.

Per questo motivo il 12 marzo scorso Essere Animali ha depositato una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre anche in Italia il divieto dell’utilizzo di gabbie per tutte le specie allevate. Una pratica su cui anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) si è pronunciata, mettendo nero su bianco cosa significa per un animale vivere in gabbia: questi sistemi impediscono agli animali di esprimere comportamenti fondamentali come camminare, girarsi, esplorare l’ambiente e socializzare, aumentando quindi le loro sofferenze.

La proposta di legge è parte della campagna Gabbie Vuote e ha già ricevuto il supporto di oltre 42mila persone che hanno firmato sulla pagina dedicata del Ministero della Giustizia, insieme a personalità provenienti da mondi e sensibilità diverse, come appunto l’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli, la cheffe Chiara Pavan, la fumettista Zuzu, il maratoneta ex atleta olimpionico Riccardo Bugari.

Nel 2021, la Commissione Europea aveva ufficialmente accolto l’Iniziativa dei Cittadini Europei “End the Cage Age”, firmata da oltre 1,4 milioni di cittadini e sostenuta da più di 170 organizzazioni, tra cui Essere Animali, impegnandosi a presentare entro il 2023 una proposta per eliminare gradualmente l’allevamento in gabbia. Ma questa promessa, ad oggi, non è stata mantenuta, tradendo le aspettative di milioni di persone.

Intanto in Europa, diversi Paesi hanno già introdotto divieti o forti limitazioni all’uso delle gabbie negli allevamenti intensivi. Non c’è motivo per cui anche l’Italia non possa fare lo stesso. Secondo i dati dell’ultimo Eurobarometro oltre 9 italiani su 10 sono favorevoli a questo divieto, la politica ascolterà le loro richieste?

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“Il mio cane è stato rapito, venduto a un ristorante e mangiato”: il dramma dell’influencer Guo e del border collie Chutou, star dei social

6 June 2026 at 12:27

Chutou aveva otto anni, era un Border Collie ed era una piccola star dei social cinesi: più di un milione e mezzo di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, dove compariva nei video del suo proprietario, il travel influencer Guo, durante viaggi tra montagne innevate, deserti e campeggi in giro per il Paese. Ora la sua storia è diventata un caso in Cina e ha riaperto il dibattito sulla tutela degli animali domestici.

Secondo quanto ricostruito dal South China Morning Post e ripreso da People, Chutou è scomparso l’11 maggio dai terreni della famiglia di Guo, nella provincia dello Henan, mentre il suo proprietario era impegnato in un viaggio in solitaria. A occuparsi del cane erano i genitori dell’influencer. Quando il padre di Guo si è accorto che Chutou non c’era più, la famiglia ha iniziato le ricerche e ha controllato le immagini delle telecamere di sorveglianza: nei filmati si vedrebbero due persone portarlo via su una bici elettrica.

Guo ha interrotto il viaggio ed è tornato in Cina per cercarlo. Dopo alcuni giorni è riuscito a rintracciare l’uomo che riteneva responsabile della scomparsa e gli ha offerto 10mila yuan, circa 1.500 dollari, pur di riavere indietro il cane. L’uomo ha sostenuto di averlo scambiato per un randagio, versione respinta dall’influencer: Chutou, infatti, indossava un collare e un localizzatore Gps e si trovava nei terreni della famiglia.

La vicenda ha avuto l’epilogo peggiore. Secondo i media asiatici, il cane sarebbe stato venduto per 180 yuan, poco più di 25 dollari, a un commerciante e poi finito in un ristorante e mangiato. Guo ha raccontato di aver cercato almeno di recuperare qualche resto dell’animale, senza riuscirci. A quel punto ha deciso di presentare denuncia e di portare avanti la battaglia per vie legali.

Il caso ha provocato indignazione sui social cinesi anche perché mette in luce un vuoto normativo: in Cina non esiste una legge nazionale specifica per la protezione degli animali da compagnia. Gli animali domestici vengono trattati soprattutto come proprietà e, secondo quanto spiegato da un legale al South China Morning Post, perché un caso di furto possa avere rilevanza penale è necessario stabilire il valore economico dell’animale. Guo sostiene che Chutou, per la sua notorietà, valesse molto più della cifra per cui sarebbe stato venduto.

In Cina non esiste neppure un divieto nazionale sul consumo di carne di cane, anche se dal 2020 i cani sono stati esclusi dal catalogo ufficiale degli animali da allevamento e alcune città, tra cui Shenzhen e Zhuhai, hanno vietato il consumo di cani e gatti.

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Morti tre cani al World Dog Show di Bologna: chiusi nel furgone per ore senza cibo e acqua. Due persone sono state denunciate per maltrattamento di animali

5 June 2026 at 15:15

Dovevano partecipare alle esposizioni canine del World Dog Show, l’importante manifestazione internazionale in corso presso il quartiere fieristico di Bologna fino a domenica, ma sono stati invece lasciati per ore rinchiusi in due furgoni, senza acqua né cibo. La notizia è stata riportata dall’edizione bolognese del quotidiano Il Resto del Carlino.

Un epilogo drammatico quello che ha coinvolto sei cani, vittime di quello che si configura come un grave caso di maltrattamento animale. Alla scoperta della situazione, uno degli animali era già privo di vita all’interno dei mezzi. Gli altri, in condizioni critiche, sono stati immediatamente trasportati presso una clinica veterinaria di Ozzano dell’Emilia, dove però altri due esemplari non hanno retto e sono deceduti nelle ore successive.

Le autorità competenti hanno provveduto a denunciare due espositori — un cittadino italiano e uno straniero, entrambi proprietari dei cani — con l’accusa di maltrattamento di animali.

A chiamare i militari sono stati gli stessi organizzatori della fiera: i furgoni, secondo quanto ricostruito, sono arrivati al mattino intorno alle 6.30 e sono stati parcheggiati nel cortile del distretto fieristico. I proprietari si sono allontanati lasciando nei container i cani. Dopo ore hanno riaperto le porte. I tre animali morti erano dei Drahtthaar, cani da ferma tedeschi.

Stefano Vaccari, deputato Dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera ha commentato: “La morte di tre cani lasciati all’interno di furgoni parcheggiati sotto il sole durante il World Dog Show di Bologna, organizzato dall’Enci, è un fatto sconvolgente e gravissimo, incompatibile con i principi di tutela animale che dovrebbero essere alla base di ogni manifestazione cinofila. Occorre accertare immediatamente tutte le responsabilità, individuali e organizzative, verificando eventuali omissioni nei controlli, carenze nei protocolli di sicurezza e nella vigilanza. Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Francesco Lollobrigida affinché riferisca urgentemente sull’accaduto, sulle iniziative che intende assumere e sul sistema di vigilanza esercitato nei confronti dell’Enci anche a tutela della maggioranza dei cinofili ed allevatori che si comportano in modo corretto”.

E ancora: “Chiederò inoltre al ministro per quale motivo continui a mantenere un atteggiamento di sostanziale inerzia nei confronti dell’Enci nonostante le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto l’ente e che risultano all’attenzione delle procure. La morte di tre cani non può essere archiviata come una fatalità ma servono verità, responsabilità e misure immediate perché tragedie simili non si ripetano mai più”.

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“Rapito, ucciso e poi mangiato”: il cane influencer Chutou scompare nel nulla mentre il proprietario è all’estero, poi la scoperta choc

5 June 2026 at 14:53

Si chiamava Chutou ed era un Border Collie di otto anni diventato una piccola celebrità online. Con oltre 1,5 milioni di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, non era soltanto un animale domestico, ma un vero e proprio “compagno di viaggio digitale” seguito da una vasta community. Accanto al suo proprietario, conosciuto sui social come Guo, aveva attraversato la Cina raccontando una vita nomade fatta di paesaggi estremi, tende montate ovunque e lunghe giornate in viaggio. Negli ultimi giorni, però, la sua storia ha preso una piega drammatica che ha lasciato sotto shock il pubblico. Mentre Guo si trovava all’estero per un viaggio in solitaria, il cane era rimasto nella casa di famiglia, affidato al padre. È lì che, secondo quanto ricostruito, l’11 maggio Chutou sarebbe stato portato via da due persone riprese dalle telecamere di sicurezza. Le immagini mostrano i sospetti allontanarsi in bicicletta elettrica con il cane.

Dopo giorni di tentativi, Guo riesce a rintracciare un uomo che ritiene coinvolto nel furto e gli propone una somma di denaro per riavere il cane. L’uomo, però, sostiene di averlo trovato e di averlo seguito spontaneamente, una versione che non convince il proprietario, anche perché Chutou indossava collare e dispositivo GPS. Poco dopo arriva la notizia più dura da accettare: il cane sarebbe stato venduto a un ristorante per una cifra irrisoria e successivamente ucciso e consumato.

La battaglia legale di Guo

Il proprietario si è rivolto anche al personale del ristorante nella speranza di recuperare almeno qualche traccia del cane, ma avrebbe scoperto che non era rimasto nulla: anche il pelo sarebbe stato gettato via. A questo punto Guo ha deciso di procedere per vie legali, denunciando il caso alle autorità.

La situazione è complessa anche dal punto di vista giuridico: in Cina il furto è punibile solo oltre una certa soglia di valore economico, e stabilire quello di un animale domestico, soprattutto uno famoso sui social, non è semplice. Inoltre, il riconoscimento del danno emotivo non è sempre previsto in modo diretto.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali da compagnia nel Paese. Pur essendo stati fatti alcuni passi avanti negli ultimi anni, come l’esclusione dei cani dal catalogo del bestiame in diverse aree urbane e alcuni divieti locali sul consumo di carne di cane e gatto, non esiste ancora una normativa nazionale univoca che protegga pienamente gli animali domestici. Sui social, intanto, migliaia di utenti hanno espresso rabbia e tristezza, ricordando i video di Chutou e la sua vita accanto al proprietario.

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