A Tren de Aragua Leader Is Killed in a Joint Strike, U.S. and Venezuela Say

© Eric Lee for The New York Times

© Eric Lee for The New York Times

© JIM LO SCALZO / POOL/EPA

© JIM LO SCALZO / POOL/EPA
Spari a raffica, dall’alto. Provengono dagli elicotteri delle Forze armate bolivariane. Colpiscono minatori, i nuovi schiavi, e non solo. E ne uccidono almeno 21. Le cifre potrebbero essere più alte, ma Caracas tace. Hanno l’ordine di “liberare”, così dicono, Las Claritas e i chilometri 33 e 88, due zone estrattive situate nel meridione dello Stato Bolívar, nel cosiddetto Arco Minero, che detiene le più grandi riserve di oro, coltan e terre rare del Venezuela. Ufficialmente l’operazione, in corso da tre giorni, punta a colpire le mafie coinvolte nel business estrattivo. In particolar modo il Tren de Aragua, designata come “organizzazione terroristica” dagli Stati Uniti. Alcune fonti parlano dell’uccisione di Hector Guerrero Flores, alias Niño Guerrero, su cui il Dipartimento di Stato Usa aveva messo una taglia di 5 milioni di dollari. La sua uccisione è stata confermata e rivendicata questa notte dall’amministrazione Trump, che ha confermato un attacco diretto sul suolo venezuelano. Altro bersaglio: Johan José Romero, Petrica, leader del Sindicato, fazione del Tren de Aragua.
Tuttavia le gang vantano ancora degli appoggi all’interno dello Stato venezuelano, in particolare nella corrente del ministro dell’Interno Diosdado Cabello, che ha filtrato in anticipo la notizia sull’imminente operazione. Sfollate anche centinaia di famiglie, ma Caracas non fornisce stime ufficiali. Nelle ore precedenti i residenti de Las Claritas hanno chiuso i varchi di entrata alla località (Troncal 10) chiedendo la fine delle operazioni e delle violazioni dei diritti umani in corso. Per ragioni di sicurezza erano stati chiusi anche gli accessi al trasporto pubblico nel municipio di Caroní.
Altissime fonti a Ilfattoquotidiano.it sostengono che l’operazione su larga scala sia stata voluta da Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, recatosi a Caracas lo scorso 3 giugno, a cinque mesi dal golpe della Cia che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro, su iniziativa di Donald Trump. Durante la sua visita Caine ha incontrato i vertici dell’amministrazione Rodríguez – assente la presidente in carica, che era in India – e ha ribadito il tema sicurezza come “priorità” dell’agenda Caracas-Washington, anche a nome delle Big Oil che chiedono ulteriori garanzie per sbarcare a pieno regime nel Paese.
Ergo: l’arrivo di Trafigura, Chevron e altre big, pronte a impossessarsi dell’Arco dell’Orinoco, non può coesistere con la presenza delle gang che, al momento, si spartiscono il territorio. Di qui l’improvvisa operazione, avvenuta in fretta e furia. Lo conferma il politologo Enderson Sequera: “Nessuna azienda investirebbe nel settore minerario in Venezuela senza garanzie di sicurezza. Gli Usa vogliono l’espulsione dei gruppi armati, tra cui l’Ejército de liberación nacional, e le mafie locali presenti nel territorio”. Per Sequera il tentativo è anche quello di recuperare “il monopolio della forza” nel meridione del Paese, poiché il vecchio equilibrio, garantito da Maduro, è ormai andato in frantumi.
L’operazione, che coinvolge diverse sigle militari, tra cui Guardia nazionale, Conas e le Forze speciali dell’esercito, è in continuità con l’approvazione della Legge organica delle Miniere, lo scorso 9 aprile, a Caracas, previa visita di Doug Burgum, segretario del Dipartimento degli Interni Usa. La normativa, in continuità con la riforma in materia di idrocarburi, elimina i vincoli statali posti durante i governi di Hugo Chávez e apre ai capitali stranieri in assenza di vincoli. “Stiamo parlando di una vernice di legalità per il saccheggio sistematico dell’Amazzonia e dello Scudo guyanese, aggravando danni umani e ambientali”, ha lamentato Cristina Volmer de Burelli, fondatrice dell’ong SosOrinoco. “La zona dello scontro, ricca di oro e rame, già al centro di sanguinose dispute territoriali, suggerisce forti pressioni politiche in atto”, ha aggiunto.
Interpellato da Ilfattoquotidiano.it, il sociologo e attivista Emiliano Terán Mantovani osserva: “Siamo in presenza di un radicale mutamento nella governance mineraria della zona. Si vuole fare spazio agli Stati Uniti”. Però l’esito non è scontato. “Difficile eliminare tutte le strutture criminali radicate anzitempo – sottolinea – Legale o no, l’attività mineraria continuerà a colpire interi ecosistemi e comunità, ignorando le esigenze dell’Amazzonia”. C’è preoccupazione anche per le famiglie, specialmente donne e bambini, che di solito subiscono i danni maggiori dalle dispute minerarie. In pericolo anche i minatori artigianali, alcuni di loro spinti dalla crisi ad abbandonare altri impieghi per aderire al lavoro estrattivo. Tra loro Javier Méndez che racconta a Ilfattoquotidiano.it: “Facevo il maestro, ma guadagnavo 5 dollari al mese. Non sono un criminale. Ho semplicemente abbandonato il gessetto per il piccone. Ora posso arrivare anche a 500 dollari, coprendo quasi il paniere base”.
L'articolo Venezuela, militari nelle miniere gestite dalle gang: 21 morti. “Il governo esegue il volere degli Usa e apre la strada a Big Oil” proviene da Il Fatto Quotidiano.


Caracas, 12 jun (Prensa Latina) El Gobierno informó hoy que como parte de una operación combinada entre organismos de seguridad de Venezuela y Estados Unidos en el sureste del estado Bolívar (sur), desarticularon estructuras de delincuencia organizada que operaban en la zona.
The post Operación conjunta Venezuela y EEUU desarticula banda criminal first appeared on Noticias Prensa Latina.

©

Una de las más fecundas y originales carreras de la historia de la ficción criminal inició su andadura, sin que el protagonista todavía lo supiera, el 29 de diciembre de 1996. El asesinato aquel día de la joven Belinda Pereira en Dublín, nunca resuelto, la reacción de unos y otros cuando se supo que era prostituta y la dejadez de la policía soliviantaron a un joven periodista freelance del Irish Times que por entonces leía con ahínco al maestro Ross Macdonald. Su nombre era John Connolly y aquella rabia, aquella necesidad de justicia, aquel impulso redentor cristalizaron en Todo lo que muere (1999), la primera historia protagonizada por el detective Charlie Parker. Casi 30 años después, nos encontramos con Connolly (Dublín, 58 años) en un hotel próximo al parque del Retiro y, por tanto, de la Feria del Libro de Madrid, por la que pasa este fin de semana como ilustre invitado. Viene con un estreno bajo el brazo (Hijos de Eva, Tusquets, como toda su obra) y ha aprendido español desde el último encuentro con este periodista. Pero volvamos al principio.

© Arxiu privat Joan Sales (EL PAÍS)

El 12 de agosto de 2011, recuerda Silvia Hervás (Valencia, 36 años), decidió subir a la plataforma de Amazon una novela que tenía escrita. El precio de 0,99 euros lo puso para ver si alguien se animaba a leerla y firmó con un seudónimo, algo habitual en los foros de internet donde ya llevaba años publicando relatos y textos varios. Ahí nació Alice Kellen, uno de los grandes fenómenos de la literatura española de los últimos años, autora superventas de 17 novelas que arrasan entre el público joven no solo en España, sino también en Portugal o Argentina. En Buenos Aires congregó hace unos meses a una multitud y la semana que viene irá a Lisboa, pero antes estará firmando este sábado en la Feria del Libro de Madrid.


O presidente dos EUA, Donald Trump, afirmou nesta sexta-feira (12) que as forças americanas realizaram um ataque que matou Hector Rusthenford Guerrero Flores, também conhecido como Niño Guerrero, líder da gangue Tren de Aragua, que atuava em presídios venezuelanos.
“Sob minhas ordens, o Comando Sul dos Estados Unidos realizou um ataque rápido e letal com armas de fogo para executar com sucesso Niño Guerrero, o infame líder da Tren de Aragua, uma das organizações terroristas mais sanguinárias do planeta”, disse Trump em uma publicação no Truth Social na noite de sexta-feira.
“Esta ação foi coordenada de perto com nossos amigos na Venezuela, com quem estamos trabalhando muito bem”, acrescentou.
Trump não especificou quando o ataque ocorreu.
O Ministério da Informação da Venezuela não respondeu imediatamente a um pedido de comentário.
O governo Trump tem repetidamente imposto sanções a Guerrero e outros líderes da organização Tren de Aragua por suposto envolvimento em atividades criminosas como tráfico de drogas, tráfico de pessoas e lavagem de dinheiro.
O Departamento de Estado designou o Tren de Aragua como uma organização terrorista estrangeira.
Trump alegou que o Tren de Aragua coordenou suas atividades nos EUA com o regime do ditador venezuelano Nicolás Maduro. O governo Trump citou essa suposta ligação para justificar a deportação de alguns imigrantes nos Estados Unidos para uma prisão de segurança máxima em El Salvador.
A Casa Branca, o Pentágono e o Comando Sul dos EUA não responderam imediatamente a um pedido de comentário.
President says Hector Rusthenford Guerrero Flores killed in ‘swift and lethal’ military strike with help from Venezuela
The US military has killed a leader in the Venezuelan street gang Tren de Aragua, Hector Rusthenford Guerrero Flores, with the help of Venezuela, Donald Trump announced on Friday.
“At my direction, the United States Southern Command delivered a swift and lethal kinetic strike to successfully execute Niño Guerrero, the infamous leader of Tren De Aragua, one of the most bloodthirsty Terrorist Organizations on Planet Earth,” Trump wrote on Truth Social.
Continue reading...
© Photograph: @realDonaldTrump/Truth Social

© Photograph: @realDonaldTrump/Truth Social

© Photograph: @realDonaldTrump/Truth Social

El presidente de Estados Unidos, Donald Trump, anunció este viernes por la noche (hora de Washington, seis más en la España peninsular) que el Comando Sur de Estados Unidos había matado en un “ataque militar rápido y letal” a Niño Guerrero, “el infame líder del Tren de Aragua”, que el republicano definió en el mensaje de Truth, su red social, con el que dio la noticia como “una de las organizaciones terroristas más sanguinarias del planeta”. Trump no especificó dónde se produjo el ataque, pero un comunicado del Gobierno de Delcy Rodríguez confirmó después que el conocido líder criminal fue abatido en el Estado de Bolívar, al sureste de Venezuela.

© Gobierno de Venezuela


A cantora Ana Castela mostrou que recebeu um presente de Dia dos Namorados de um remetente misterioso. Mas a cantora parece não ter gostado muito do mistério.
A Boiadeira mostrou em seu perfil uma foto de um buquê de flores com uma dedicatória, que dizia: “Um pequeno gesto de carinho com muito amor. De: alguém que sempre está com você”.
Nos stories seguintes, a cantora falou que não gostava do mistério. “Eu já falei, eu não gosto desse tipo de coisa, de surpresa. Eu vou ligar lá na floricultura. Não dou conta, eu estou passando mal”, brincou Ana.
“Quem está sempre comigo? A Bruna, minha mãe, meu pai, meu segurança. Você acha que eles mandam flor?”, concluiu.
O relacionamento mais recente da cantora foi com o cantor Zé Felipe. Após os dois músicos serem vistos juntos em várias ocasiões após o fim do casamento do filho de Leonardo com Virginia. Eles confirmaram a relação no começo de outubro e, depois, não se separaram mais. Eles chegaram a lançar juntos “Sua Boca Mente” e “Roça Roça em Mim”.
Eles chegaram a passar o Natal juntos, na mansão de Poliana e Leonardo, pais de Zé e a família de Ana também esteve na ocasião. Dias depois, em 29 de dezembro, o namoro dos dois chegou ao fim. “Sou grato por tudo que vivemos juntos. Aprendi muito com ela. Me fez enxergar outro Zé Felipe que existia em mim, coisas que eu não fazia há muito tempo.”

Ana Castela completa 30 semanas entre mais ouvidos na Bilboard Brasil