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Vaccini Covid, nuovo schiaffo alla Commissione Ue sulla trasparenza. L’avvocato generale: “Non ha garantito ampio accesso ai contratti”

11 June 2026 at 11:37

Nuovo schiaffo alla Commissione europea sulla mancata trasparenza dei contratti per l’acquisto dei vaccini Covid. Dopo la condanna in primo grado rimediata dal Tribunale dell’Unione europea, l’avvocato generale Athanasios Rantos ha chiesto la conferma del verdetto alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, in sede di appello. La Commissione Ue “non ha garantito al pubblico un accesso sufficientemente ampio ai contratti per l’acquisto dei vaccini contro il Covid”, ha dichiarato Rantos. Quest’ultimo ha sottolineato l’obbligo di trasparenza della Commissione proponendo alla Corte Ue di respingere le argomentazioni di Palazzo Berlaymont. L’avvocato generale non decide l’esito della causa, ma indica una possibile soluzione giuridica e le sue conclusioni vengono spesso seguite dai giudici di Lussemburgo. La sentenza è attesa nei prossimi mesi.

Durante la pandemia, la Commissione aveva negoziato in modo riservato con le imprese farmaceutiche i contratti per i vaccini anti-Covid. Nel 2021, alcuni eurodeputati e privati hanno chiesto di visionare i documenti, ma l’esecutivo Ue aveva concesso un accesso parziale, secretando i nomi dei negoziatori e le clausole sugli indennizzi alle aziende. I richiedenti si sono rivolti al Tribunale dell’Unione Europea, che nel 2024 ha condannato la Commissione per non aver garantito sufficiente trasparenza. La Commissione ha quindi impugnato la sentenza presentando un ricorso in appello alla Corte di Giustizia dell’Ue.

Al centro della causa figurano le dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi dei negoziatori e le clausole sugli indennizzi alle aziende farmaceutiche: secondo Rantos, Bruxelles non ha dimostrato che la divulgazione di queste informazioni avrebbe leso la privacy o gli interessi commerciali delle imprese. Inoltre, le versioni oscurate dei documenti (con dichiarazioni anonimizzate sull’assenza di conflitti d’interesse) non consentivano una verifica adeguata, “concreta ed efficace”, dell’imparzialità dell’iter negoziale. Analoga valutazione riguarda le clausole sugli indennizzi. Rantos respinge la tesi secondo cui la loro pubblicazione avrebbe danneggiato gli interessi commerciali delle imprese, rilevando che Bruxelles non ha provato né il rischio di comportamenti abusivi né quello di un aumento delle azioni risarcitorie contro le aziende farmaceutiche. Dunque secondo l’avvocato generale, il Tribunale ha correttamente riconosciuto che la trasparenza dei negoziati rappresenta “un fine specifico di interesse pubblico”.

Nel contesto della pandemia di Covid-19, ricorda la Corte, l’Unione Europea aveva creato un meccanismo centralizzato per acquistare i vaccini, per garantire agli Stati membri un approvvigionamento rapido ed equo. La Commissione Europea ha costituito una squadra di negoziatori composta da alcuni suoi funzionari e da un numero limitato di esperti degli Stati membri, incaricata di negoziare con alcune imprese farmaceutiche gli accordi preliminari di acquisto dei vaccini.

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La guerra cognitiva è già cominciata: come l’IA modella ciò che crediamo vero

9 June 2026 at 23:26
Categorie: Tecnologia e Intelligenza Artificiale · USA e Occidente Autore: Patrizio Ricci Non è il territorio il vero campo di battaglia del nostro tempo. È la percezione. La trasformazione più ...

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Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte”

3 June 2026 at 14:27

Possibili deroghe al Patto di stabilità europeo non solo per la Difesa ma anche per l’energia, sull’onda della crisi petrolifera innescata dalla guerra in Iran aperta da Usa e Israele. Lo ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis: “Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico” con “un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni”. Per l’Italia si stimano tra 13 e 14 miliardi di euro.

Dombrovskis chiama l’Italia e Giorgetti esulta

Dombrovskis ha subito chiamato in causa l’Italia: “Considerato il forte interesse per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che sarà interessata a utilizzarla”. E infatti è arrivato il commento entusiastico del ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, a stretto giro: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana”.

La Commissione tuttavia non intende allargare troppo i cordoni della borsa: lo 0,3 per cento del Pil non si potrà utilizzare tutti e tre gli anni. Nel triennio si può arrivare alla soglia massima, cumulativa, dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. Non solo: la deroga “rimane all’interno del limite esistente dell’1,5% del Pil previsto dalla Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa”. Dunque per gli Stati che “hanno già utilizzato l’intera flessibilità dell’1,5% del Pil”, “sarebbe necessaria una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito“.

La proposta di Meloni e la ramanzina Ue all’Italia: “Costi tra i più alti per la dipendenza mdal gas, accelerare sulle rinnovabili”

Quella del commissario Dombrovskis è la risposta dell’esecutivo Ue alla richiesta recapitata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, e anche a quella avanzata dalla Spagna per bocca del ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. La proposta iberica, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’. La Commissione è “consapevole” delle conseguenze economiche e sociali dell’attuale shock energetico, nonché dell’importanza di sostenere le famiglie e le imprese “vulnerabili”, salvaguardando al contempo la “competitività” e la “resilienza economica” dell’Europa.

Nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia pubblicate oggi da palazzo Berlaymont nel pacchetto del Semestre europeo, l’esecutivo Ue bacchetta Roma per i costi eccessivi dell’energia: “L’Italia si trova ad affrontare tra i prezzi dell’elettricità più alti dell’UE a causa della sua dipendenza strutturale dalla costosa produzione di energia da centrali a gas. Questo, e in particolare l’elevato rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, rappresenta un ostacolo fondamentale all’elettrificazione sia per le famiglie che per l’industria. Nonostante il significativo potenziale non sfruttato, la crescita delle energie rinnovabili è troppo lenta per raggiungere gli obiettivi del 2030: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili contribuirebbe a mitigare i prezzi dell’elettricità nel medio termine”.

“Un sostegno continuo attraverso aste per le energie rinnovabili e lo stoccaggio, nonché la piena attuazione della riforma del sistema di autorizzazioni “Testo Unico” anche a livello regionale, sosterrebbero questo obiettivo”, suggerisce la Commissione. “L’integrazione di quote maggiori di energie rinnovabili richiede un’accelerazione degli investimenti per rafforzare la rete elettrica e ridurre le congestioni, limitando al contempo l’impatto sulle bollette dei consumatori. Ciò include investire nelle interconnessioni transfrontaliere e affrontare i ritardi di connessione alla rete di distribuzione. L’Italia dovrebbe inoltre continuare a promuovere la flessibilità non fossile, come lo stoccaggio e i meccanismi di gestione della domanda”. Per tutto questo, l’Ue raccomanda all’Italia di “accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, anche attraverso la piena attuazione delle riforme in materia di autorizzazioni, in particolare a livello subnazionale, e investendo nella rete elettrica”.

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Fiscal drag e regole europee: un autogol per il governo

27 May 2026 at 09:29

Si deve introdurre anche in Italia un meccanismo esplicito di indicizzazione dell’Irpef per limitare il fiscal drag? Tra l’altro, aver presentato gli interventi sulle aliquote come “misure di riduzione del cuneo fiscale” toglie spazio fiscale al governo.

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