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Tutti contro Infantino: “Caduta di stile”, “Non ci servono le sue battutine da 4 soldi”, “Offende Pozzo e Bearzot”. Lui fa marcia indietro

13 June 2026 at 11:37

“È stata un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana. Nella vittoria e nella sconfitta il calcio insegna i valori, a cominciare dal rispetto“. La Figc risponde al presidente della Fifa Gianni Infantino, che ieri aveva dichiarato “vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre o forse dovrò metterne 228”, chiudendo con una risata. Il presidente della Fifa ha poi fatto parzialmente un passo indietro, scrivendo su Instagram: “È stato fantastico incontrare Gianni Rivera alla partita inaugurale della Coppa del Mondo Fifa 2026 allo Stadio di Città del Messico, teatro della celebre ”Partita del Secolo’, la semifinale dei Mondiali Fifa contro la Germania Ovest, disputata il 17 giugno 1970, quasi 56 anni fa esatti. Quello del 1970 fu un torneo straordinario, proprio come lo sarà questo nel 2026, anche se senza i quattro volte campioni del mondo dell’Italia. Ma gli Azzurri torneranno presto, e non vedo l’ora di vederli nuovamente protagonisti alla qualificazione del centenario nel 2030″.

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Le sue precedenti parole avevano però già fatto rumore a livello internazionale e hanno scatenato diverse reazioni in Italia, anche e soprattutto da parte della politica. “Una cosa sono le informazioni riportate e una cosa è sentirlo direttamente. Preferisco prima fare una verifica e poi dopo mi esprimerò“, aveva spiegato il ministro dello sport Andrea Abodi. “Se mi sentirò con lui? Penso e spero proprio di sì, nonostante i suoi impegni. Cercherò di farlo perché mi interessa sapere qual è il suo pensiero in maniera diretta“, aveva aggiunto il ministro a margine della presentazione delle piste di curling al parco del Colle Oppio a Roma.

Più nette e decise le parole di Gaetano Amato, deputato del M5S, che in una nota ha commentato così le parole di Infantino: “Si ricordi che non parla da tifoso al bancone di un bar, ma da presidente della Fifa. Un ruolo che ricopre anche grazie al sostegno della federazione italiana e che dovrebbe imporre equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni“, ha tuonato Amato. “Siamo i primi a vergognarci del declino della nostra Nazionale e del disastro in cui versa il calcio italiano, non abbiamo bisogno delle sue battutine da quattro soldi per accorgercene”, ha poi concluso il deputato del Movimento 5 Stelle, “deridere l’Italia è un esercizio di rara pochezza, soprattutto da parte di chi dovrebbe rappresentare tutto il calcio mondiale, Italia compresa. Le figuracce degli azzurri sono gravi. Quelle del presidente FIFA lo sono ancora di più”.

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Dello stesso pensiero anche il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha dichiarato: “L’Italia calcistica è in difficoltà, è un dato di fatto. Confidiamo che i futuri vertici della Figc portino a politiche virtuose, sia di riorganizzazione generale che di tutela e rafforzamento soprattutto dei settori giovanili, per avere una nazionale finalmente di nuovo competitiva e all’altezza della sua storia. Storia del calcio che l’Italia ha scritto: per questo trovo fuori luogo e gratuite le battute irriguardose di Infantino nei confronti della nostra nazionale. Il presidente della Fifa, da italiano d’origine, dovrebbe avere più rispetto per la storia di quattro volte campioni del mondo. L’ironia infantile sul numero delle squadre non colpisce la Federazione di oggi: offende Pozzo, Bearzot e generazioni campioni e di tifosi”.

Il senatore di Forza Italia ha poi concluso: “Dopo questa parentesi di difficoltà sportiva l’Italia calcistica continuerà a essere protagonista, così come lo è stata per decenni – ha concluso il senatore di Forza Italia -. Certe uscite resteranno una parentesi sbagliata nella storia della Fifa. L’Italia va rispettata”.

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Figc, Malagò è ineleggibile? Il ministro Abodi chiede un parere a Coni e Anac, ma con due settimane di ritardo

5 June 2026 at 13:33

Il ministro Andrea Abodi chiede ufficialmente un parere all’Anac e al Collegio di Garanzia del Coni sull’eleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della FederCalcio. Ma lo fa con due settimane di ritardo, e a questo punto il via libera o la bocciatura, da cui dipende il futuro del pallone italiano, arriverà proprio a ridosso del voto.

La questione ormai è nota. Su Malagò, grande favorito alla successione di Gravina perché appoggiato da Serie A, B, Calciatori e Allenatori, pende la spada di Damocle del cosiddetto “pantouflage”: potrebbe non essere eleggibile in quanto, da presidente del Coni (carica ricoperta fino a giugno 2025), ha esercitato poteri di vigilanza sulle Federazioni sportive, come la Figc. E non è ancora trascorso il periodo diraffreddamento” di tre anni previsto dalla legge. Il diretto interessato ha sempre liquidato il tutto con una scrollata di spalle ma è evidente che il tema esista, quanto meno in linea di principio; quindi, soltanto gli organi potranno sciogliere i dubbi, in un senso o nell’altro.

A ciò era rivolta l’interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti, che sollecitava il ministro a “promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti”. Un atto dal chiaro significato politico, perché conferma l’ostilità di questa maggioranza e questo governo alla scalata di Malagò, ma che se non altro doveva servire a sgombrare il campo dagli equivoci.

Dopo l’interrogazione, Abodi ha effettivamente innescato le due autorità competenti, che sono l’Anac (per quanto riguarda il Dlgs 165/2001) e il Collegio di Garanzia del Coni, sul piano sportivo. Questo sarà anche il contenuto della risposta all’interrogazione, per il momento per forza di cose interlocutoria. Ma la notizia è la tempistica. A quanto risulta al Fatto, la Pec del Ministero con cui viene richiesto il parere ai due organi è arrivata soltanto nella serata di giovedì 4 giugno. L’interrogazione era stata depositata il 20 maggio. Da allora sono passate oltre due settimane: ormai si pensava che il pronunciamento decisivo fosse imminente, e invece è stato appena innescato. Si dovrà attendere ancora, esattamente fino al 15 giugno, data fissata dal ministro per consegnare il parere. Peccato che allora mancheranno appena sette giorni al voto.

Inutile dire che questo ritardo inspiegabile con cui è stata inoltrata la richiesta rischia di creare grossi problemi. Dal Ministero filtra che sarebbe dovuto a ragioni tecniche, ma la Pec è stata ricevuta con stupore e grande fastidio, sia all’Anac che al Coni. Considerando che ci sono due weekend di mezzo, di fatto agli esperti vengono concessi appena 6 giorni di tempo per studiare una questione estremamente complessa dal punto di vista tecnico. E prendersi una responsabilità pesantissima: bocciare Malagò a una settimana dal voto significherebbe terremotare il pallone italiano.

X: @lVendemiale

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