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Received — 3 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Emergenza Gip a Napoli: richieste di arresto per 1300 indagati, ma mancano una decina di giudici per smaltirle tempestivamente

3 June 2026 at 19:09

Ci sono circa 1300 richieste di arresto pendenti per altrettanti indagati, ma troppi pochi giudici per le indagini preliminari per smaltirle. È questa la nuova emergenza che attraversa il Palazzo di giustizia di Napoli. Se ne discute da settimane in occasione di alcune interlocuzioni informali interne tra gli uffici giudiziari. Colloqui e studi iniziati quando pareva imminente l’entrata in vigore del Gip collegiale.

Le analisi e i rilievi presto si tradurranno in una comunicazione ufficiale al ministero di Giustizia. Con la precisazione: ogni singola richiesta del pm può riguardare anche un centinaio di soggetti. Il che rende il lavoro dell’ufficio Gip particolarmente gravoso, in una condizione di persistente inadeguatezza dell’assetto organizzativo, non più coerente con il carico effettivo di lavoro e con la complessità delle funzioni esercitate.

I numeri, infatti, non tornano: i giudici non bastano a fronteggiare con tempestività tutte le richieste pendenti, gran parte delle quali – riguardanti circa un migliaio di indagati – provenienti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri. Fatti e vicende gravi, tradotte in statistiche che ilfattoquotidiano.it ha appreso attraverso fonti qualificate. E che certificano la sofferenza dell’ufficio dei gip napoletani, presieduto dalla dottoressa Giulia Romanazzi. Al momento presso il suo ufficio risultano in servizio 41 giudici (di cui due in procinto di essere trasferiti).

Di fatto, a partire dal mese di settembre, saranno in servizio effettivo soltanto 39 giudici. Un numero distante dal completamento della pianta organica, che ne prevede 47. Ma anche questa dotazione formale appare non più adeguata. Non è stata mai aggiornata rispetto alle indicazioni contenute nella circolare tabellare che imporrebbero un assetto più ampio e coerente con i flussi dell’ufficio e con la notevole mole di fascicoli lavorati dall’ufficio della procura e trasmessi ai giudici per il loro vaglio.

La questione è presto detta. La pianta organica dei pm di Napoli – la procura più grande d’Italia – prevede 102 magistrati requirenti, e 96 sono in servizio. “Il rapporto corretto tra il numero di pm e quello di Gip dovrebbe essere di due a uno – spiega una fonte al Fatto – Di conseguenza la pianta organica dell’ufficio Gip dovrebbe essere composta da almeno una cinquantina di magistrati”. Ce ne vorrebbero almeno 52, secondo i calcoli interni alla magistratura partenopea.

L’ufficio Gip di Napoli vanta una produttività notevolissima in termini di quantità e di peso dei procedimenti, molti dei quali su vicende di criminalità organizzata. Negli ultimi tre anni ha gestito più di 73.000 indagati noti e più di 160.000 modelli a carico di ignoti, ha ridotto del 26,7% la pendenza dei noti e più che dimezzato il settore ignoti. E nell’ultimo anno ha emesso più di 500 ordinanze cautelari personali, quasi tutte contro clan camorristici di grandi dimensioni.

Negli uffici della magistratura napoletana si chiede quindi un intervento urgente per la stabilizzazione degli addetti all’Ufficio per il Processo, per il rafforzamento del personale amministrativo di cancelleria, per l’adeguamento della pianta organica dei magistrati dell’ufficio Gip fino a 52 unità, e per la tempestiva copertura dei posti vacanti, così da assicurare la continuità e la piena funzionalità del servizio giudiziario.

A Napoli e in provincia si delinque, tantissimo. E i giudici per arrestare i delinquenti continuano a scarseggiare.

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Il Festival Salerno Letteratura annulla la prolusione di Erri De Luca dopo l’intervista sul sionismo e Gaza: “Non c’è identità di vedute”

3 June 2026 at 18:48

Galeotta fu una pagina pubblicata qualche giorno fa su ‘Il Foglio’ che così sintetizzava l’intervento di Erri De Luca sul giornale israeliano Israel Hayom: “Sono un sionista e a Gaza non c’è nessun genocidio”. Dopo le polemiche scatenate dalle posizioni dello scrittore, il Festival Salerno Letteratura, che inizierà il 13 giugno, ha deciso di escluderlo dalla prolusione dell’evento.

Lo riferisce il quotidiano ‘Il Mattino’, virgolettando queste dichiarazioni al condirettore dell’evento culturale, Gennaro Carillo: “La prolusione in un primo momento avrebbe dovuto tenerla Erri De Luca, autore molto letto e altrettanto amato. Ma la prolusione implica una certa identità di vedute con chi te le commissiona, quanto meno rispetto alla più tragica delle evidenze, i morti civili di Gaza”. Dunque, non sarà Erri De Luca a introdurre il Festival salernitano perché “la prolusione è l’atto che apre il festival e in un certo senso ne detta la linea. Per questo abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria, anche per evitare strumentalizzazioni. Non c’è nessuna censura: De Luca era invitato comunque, seppure in altra sezione, ma ha preferito declinare”.

A stretto giro è arrivata la replica dello scrittore: “Non sono stato escluso dal Festival di Salerno, è il Festival che si è escluso da me… pure questa alla fine è una dichiarazione”.

De Luca aveva detto che “sionismo è diventato un termine dispregiativo per la politica di Israele”. Invece “per me è quel movimento politico che ha operato per la costituzione dello Stato di Israele. Sionista è chi crede a questo diritto. Chi parla di una soluzione a due Stati riconosce che uno di questi è Israele. Sionismo non è espansionismo, che invece lo tradisce”. E aveva replicato anche a chi gli contestava di non utilizzare il termine genocidio rispetto a Gaza. “Non uso questo termine per definire la distruzione di vite umane in un conflitto che si svolge dentro centri abitati. A Gaza, la popolazione civile è stata continuamente spostata, costretta a essere profuga. Un genocidio l’avrebbe lasciata sul posto. Oppure estendiamo la parola genocidio alle battaglie di Rakka, Mosul, Mariupol, Aleppo”.

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