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Received — 9 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Il senatore Silvestro (FI) indagato per violenza sessuale, La Russa: “Ai questori gli accertamenti su telecamere e orari di ingresso e uscita”

9 June 2026 at 17:55

“Non vogliamo sottovalutare questa vicenda. L’auspicio è che non infici il buon nome e l’immagine di un’istituzione”, il Senato, “che tendiamo tutti a considerare al di sopra dei singoli interessi di ognuno di noi”. Sono le parole del presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, al termine dell’incontro coi senatori questori sul caso che ha coinvolto il parlamentare di Forza Italia, Francesco Silvestro, indagato con l’ipotesi di violenza sessuale all’interno del suo studio nel palazzo di San Luigi de’ Francesi.

La Russa ha affidato l’istruttoria ai tre senatori questori, vale a dire Gaetano Nastri (FdI), Antonio De Poli (Udc) e Marco Meloni (Pd), a cui si sono aggiunti per assistere alla riunione anche Gian Marco Centinaio (Lega), Mariolina Castellone (M5S), Licia Ronzulli (FI) e Anna Rossomando (Pd).

Sull’ipotesi di poter ascoltare il senatore Silvestro, La Russa ha precisato: “Non credo che nei compiti dei questori vi sia quello di ascoltare minimamente l’interessato, né tanto meno l’interessata la cui identità, peraltro, è protetta dalla legge nella maniera più tassativa, né noi abbiamo motivo o interesse a fare diversamente”. E ancora: “Certamente non possiamo interrogare la persona offesa, certamente non abbiamo l’accesso neanche al testo della denuncia, certamente non sarebbe corretto sentire noi di nostra iniziativa il parlamentare prima che decida di sentirlo la magistratura. Quindi in questa condizione escludo che noi si possa assumere decisioni prima, se non della decisione definitiva, quantomeno della piena conoscenza degli atti”.

Il punto importante è che il presidente del Senato “convocherà in settimana” un ufficio di presidenza per proporre “che sia data la delega ai questori, a compiere tutti gli accertamenti irripetibili“, con riferimento a “telecamere, stato dei luoghi, orario di ingresso, orario di uscita, cose che magari fra sei mesi o fra un anno sarebbe difficile fare”.

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Inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto, Conte: “Quei 13,5 miliardi vadano a famiglie e sanità”. Opposizioni: “Meloni riferisca in Parlamento”

9 June 2026 at 17:54

Dopo la notizia sull’inchiesta per le presunte tangenti riguardanti il Ponte sullo Stretto di Messina, le opposizioni si sono scatenate in un coro unanime: stop alla grande opera tra Calabria e Sicilia, Meloni e Salvini riferiscano subito in Parlamento. Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina spa, esprime stupore e si dice pronto a sostenere il lavoro di magistrati e forze dell’ordine: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”. Tuttavia Ciucci appare deciso ad andare avanti sul progetto: “La società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal decreto legge ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026”.

Tridico (M5s): “Ferrovie ottocentesche, l’unica alta velocità è la carriera dei magistrati”

Il presidente M5s Giuseppe Conte ha chiesto subito di recuperare i miliardi destinati al Ponte per il sostegno a servizi e welfare: “L’inchiesta conferma che non solo il progetto era fallato, non solo c’è stata una forzatura addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l’ombra della corruzione su questo progetto. L’ennesimo fallimento del governo Meloni. Non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo, servono per le famiglie, per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani”, ha dichiarato l’ex premier pentastellato. “Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d’uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l’unica ‘alta velocità’ studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un’opera fantasma”, ha dichiarato Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento cinque stelle ed ex presidente Inps. A rincarare la dose ci ha pensato l’altro pentastellato Antonio De Luca, capogruppo del Movimento all’Assemblea Regionale Siciliana: “Un quadro estremamente preoccupante e un clima inquietante attorno a un’opera che il governo continua a voler imporre al Paese a tappe forzate”. Il comunicato ufficiale del Movimento chiama in causa la premier e la presidente del Consiglio, cioè il principale sponsor della grande opera: “Per far contento Salvini, Giorgia Meloni ha avallato questo disastro procedurale, condito dal solito mercimonio di incarichi e stipendi faraonici. Se ha ancora un po’ di amor proprio, la premier deve scrivere la parola fine al percorso sconcio di quest’opera”. Non solo Meloni è spronata a presentarsi in Emiciclo. La vicepresidente M5s Vittoria Baldino ha invitato anche Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, a dare spiegazioni “immediatamente in Parlamento”.

Boccia (Pd): “Calpestate regole e trasparenza”

Neppure il partito democratico è rimasto in silenzio. Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia ha invitato Meloni a bloccare il progetto e riferire in parlamento: “Per accelerare i tempi dell’opera in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E’ il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in Aula a riferire”. La presidente dei deputati dem Chiara Braga sottolinea le ombre sulla Corte dei Conti: “Se le notizie emerse dall’inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera. Serve la massima trasparenza. Poiché è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole”. Anche il senatore Nicola Irto (segretario del Pd Calabria) invoca risposte dall’esecutivo e ricorda la propaganda leghista e della maggioranza, sulla pelle del Meridione: “Il governo non può restare in silenzio mentre emergono fatti gravi sull’opera, destinata a impegnare enormi risorse pubbliche. Da mesi denunciamo forzature procedurali, opacità e una propaganda sfacciata. Il ministro Salvini ha trasformato il Ponte in una bandiera ideologica, ma la Calabria e la Sicilia continuano ad attendere il potenziamento dell’Alta velocità ferroviaria, delle strade, dei porti e dei collegamenti ordinari”.

Bonelli (Avs): “Già depositati 6 esposti, negato l’accesso ai documenti”

Alleanza Verdi e Sinistra si è unita al coro delle opposizioni unite contro il governo. “Quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti”, ha scritto in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. Bonelli ha ricordato i suoi esposti e l’opacità della documentazione e delle procedure per il progetto del Ponte: “Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile”. Nicola Fratorianni, ai microfoni de La 7 nel corso de L’Aria Che Tira, ha commentato con stupore la gravità delle accuse emerse dai primi lanci di agenzia: “La cosa che colpisce, dalle prime notizie emerse, è che le indagini documenterebbero condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto”, ha dichiarato il leader di Sinistra italiana.

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Il senatore Silvestro (Fi) indagato per violenza sessuale, alle 15 summit a Palazzo Madama tra La Russa e questori

9 June 2026 at 11:59

Il caso del senatore Francesco Silvestro sarà al centro della riunione del collegio dei questori di Palazzo Madama con il presidente La Russa, convocata per questo pomeriggio alle 15. Era stato già il Presidente del Senato a interessarsi della questione del collega forzista indagato con l’ipotesi di violenza sessuale dopo la denuncia di una agente di commercio nel settore vinicolo, che ha riferito agli inquirenti un episodio avvenuto all’interno dello studio del parlamentare, nel palazzo di San Luigi de’ Francesi. Silvestro aveva respinto l’accusa del fatto dicendo tra l’altro “Io sono un bel ragazzo, lei è normale”, salvo poi ritrattare e scusarsi per quelle parole.

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Sondaggi, Vannacci sempre più decisivo: sfiora il 5% e tallona la Lega. Senza di lui il campo largo supera il centrodestra

9 June 2026 at 10:41

Il “campo largo” in vantaggio di due punti sul centrodestra, con il partito di Roberto Vannacci che arriva a sfiorare il 5% ed è sempre più decisivo per le sorti delle prossime Politiche. È il quadro che emerge dal sondaggio settimanale di Swg per il TgLa7, secondo cui le due potenziali coalizioni rimangono alla stessa distanza di sette giorni fa, pur perdendo entrambe qualche decimale: l’alleanza Pd-M5s-Avs-Italia viva è stimata al 44% (-0,4% rispetto a lunedì scorso), mentre FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati si fermano al 42,1% (-0,3). Nel centrosinistra a perdere più terreno è il Pd, che cala dello 0,3% al 22%; Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,5, perde lo 0,2, mentre il Movimento 5 stelle, al 13,1, guadagna un decimale. Nella coalizione di governo calano sia Forza Italia che la Lega, entrambe di due decimali: sono stimate rispettivamente al 7 e al 5,6%. Fratelli d’Italia invece riguadagna uno 0,1% e si assesta al 28,3.

Ad approfittare della perdita di consensi del centrodestra è soprattutto Futuro Nazionale di Vannacci, che guadagna un altro 0,2% e arriva al 4,8%, a meno di un punto di distanza dalla Lega, di cui era il generale era vicesegretario fino a poche settimane fa. Se entrasse in coalizione – superando i veti, in particolare quello di Forza Italia – sulla carta Fn potrebbe quindi garantire la vittoria all’alleanza di governo. A crescere però è anche l’altro partito virtualmente fuori dalle coalizioni, Azione di Carlo Calenda, stimato al 3,6% dal 3,4 della scorsa settimana: anche Calenda è un potenziale alleato del centrodestra, ma la sua presenza in coalizione è incompatibile con quella di Vannacci.

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Caso Minetti, Gratteri a La7: “Se dico quello che penso, domani mi aprono un procedimento disciplinare”

9 June 2026 at 07:56

“La grazia concessa a Nicole Minetti e la mancata convocazione della massaggiatrice Graciela Torres da parte della Procura generale di Milano? Se mi pronuncio, domani mattina alle 8 e 30 mi aprono un procedimento disciplinare. Voglio ancora fare il procuratore di Napoli perché mi piace”. Così a Otto e mezzo (La7) il magistrato Nicola Gratteri, risponde a Lilli Gruber sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti e sulla scelta della Procura generale di Milano di non sentire la testimonianza della massaggiatrice uruguayana Graciela Torres, spiegando i limiti che gli impone lo status di magistrato in servizio. Sul tema specifico della grazia, il procuratore capo di Napoli mantiene la stessa linea: “Non posso dire nulla anche perché ho letto proprio oggi che stanno facendo altre indagini e altri approfondimenti”. E precisa che solo da pensionato, tra due anni al compimento dei 70, si concederebbe il lusso di un’opinione personale.

La conversazione si sposta poi sulle dichiarazioni di Marina Berlusconi. Dopo l’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze sulle indagini riguardanti Marcello Dell’Utri come possibile mandante occulto delle stragi del 1993, la presidente di Fininvest ha definito la giustizia “un’emergenza del Paese”, citando il fatto che si tratterebbe della sesta volta in cui procedimenti a carico di esponenti vicini a Silvio Berlusconi non arrivano a sentenza definitiva. Gratteri riconosce l’esistenza di un’emergenza, ma la colloca su un piano diverso. Non è l’archiviazione di Firenze a crearla, ma l’assenza di riforme strutturali da parte della politica: “Il governo e il Parlamento non hanno fatto le riforme che servivano a velocizzare i processi e si potevano fare senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato”.

Il magistrato ricorda che l’emergenza nasce dalla lentezza cronica del sistema, non dalle singole decisioni giudiziarie. Quanto alle critiche di Marina Berlusconi sul ripetersi di archiviazioni, Gratteri sottolinea un principio cardine del nostro ordinamento: l’obbligatorietà dell’azione penale. E spiega: “Se domani mattina arrivano elementi nuovi su Dell’Utri, il pm può chiedere al gip la riapertura dello stesso fascicolo sul quale due, tre, quattro mesi fa lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione. Questo è il codice di procedura penale. Se non vi piace, modificatelo. Avete fatto tante di quelle modifiche… se questo vi scandalizza, modificatelo, ma è inutile che andate a protestare e a contestare”.

Il procuratore di Napoli conclude con un passaggio di forte preoccupazione su un altro fronte: la recente riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni, la cosiddetta “legge Foti”. Oggi un pubblico amministratore che cagiona un danno erariale di 100mila euro risponde solo per 30mila. “Mi spiegate qual è la ratio di questa norma? – denuncia Gratteri – È quella di dire a qualsiasi pubblico amministratore: fai quello che vuoi, tanto più del 30% non paghi”. Una norma che definisce di “gravità assoluta” e sulla quale, a suo avviso, l’opposizione tace.

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Received — 8 June 2026 Il Fatto Quotidiano

In Puglia neo-sindaci di Rifondazione e M5s. Acerbo: “Dopo Mamdani a New York, ecco Minervini a Molfetta”

8 June 2026 at 17:56

Uno di Rifondazione Comunista, l’altro del Movimento Cinque Stelle. Nel giorno in cui perde la sindaca di Foggia, dimessasi per tensioni interne alla maggioranza, il campo largo conquista due paesi della Puglia con due candidati “radicali”. Il ballottaggio delle amministrative consegna la guida del Comune di Molfetta a Manuel Minervini, eletto con il 67,47% dei voti, e quella di San Vito dei Normanni a Marco Ruggiero, con un successo al fotofinish. Entrambi vengono da partiti che rappresentano le ali “esterne” del centrosinistra.

Minervini, addirittura, è un esponente di Rifondazione Comunista. Alla fine, come raccontato da Il Fatto Quotidiano, era stato l’unica figura a riuscire ad aggregare l’intero centrosinistra per riprendersi una città che nel 2025 aveva visto la giunta decapitata da un’inchiesta che aveva coinvolto l’allora sindaco con l’accusa di appalti in cambio di voti. Ingegnere meccanico di 36 anni, il neo-sindaco fa politica da quando aveva 15 anni: era partito dall’associazionismo di base, poi aveva fatto parte nei movimenti contro l’austerità post-governo Monti e dal sei anni è in Rifondazione.

La sua affermazione ha fatto festeggiare il segretario del partito, Maurizio Acerbo, con un paragone a stelle e strisce: “Dopo Mamdani a New York la conferma che c’è voglia di sinistra viene dalla vittoria del nostro compagno Manuel Minervini a Molfetta. Si può vincere coinvolgendo i giovani e il popolo del No con idee chiare e di sinistra – ha detto – La corsa al centro e il trasformismo hanno aperto la strada alla destra. Intorno a un giovane candidato di Rifondazione Comunista come Manuel si è creato un movimento giovanile e popolare e un fronte costituzionale e democratico pieno di entusiasmo e partecipazione”.

Un centinaio di chilometri più a sud, in provincia di Brindisi, ecco un’altra sorpresa: la vittoria di Marco Ruggiero a San Vito dei Normanni. Espressione del Movimento Cinque Stelle, e sostenuto dall’intero centrosinistra, Ruggiero ha superato al ballottaggio il candidato del centrodestra Giacomo Viva con il 51,48% delle preferenze. San Vito era amministrato dal centrodestra con l’ex sindaca Silvana Errico, fuori dal ballottaggio in una guerra tutta a destra e una frattura che ha fatto sentire i suoi strascichi anche al secondo turno. Viva, infatti, era stato il candidato più suffragato al primo turno, con il 38%, ma è uscito sconfitto nella volata finale. “Da domani sono certo – ha detto il neo sindaco – metteremo da parte le posizioni avute. Il ballottaggio è un’elezione a se. Non bisogna dimenticare la bassa affluenza al primo e secondo turno. Sono tutti piccoli segnali che dobbiamo mettere insieme per poter programmare e coinvolgere la cittadinanza nelle politiche dei prossimi cinque anni”.

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Ballottaggio ad Agrigento, la festa del candidato di centrosinistra Sodano: “Per la città è una nuova primavera”

8 June 2026 at 15:44

“Per Agrigento è una nuova primavera”. Con queste parole Michele Sodano, candidato del centrosinistra ad Agrigento, ha salutato la vittoria al ballottaggio nella città siciliana, che dunque “passa di mano”, dopo la legislatura di centrodestra.

Sodano, che ha letteralmente trionfato con oltre il 70% dei consensi, ha ringraziato i cittadini e le cittadine e “un ringraziamento e un gesto di rispetto va anche a tutti i nostri competitor con cui ci siamo sfidati in questa campagna elettorale. Adesso comincia il bello, il bello sarà ricostruire la nostra Agrigento”.

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Attivisti della Flotilla in carcere in Libia, Tajani: “Situazione complicata, non c’è ancora un’accusa formalizzata”

8 June 2026 at 13:35

Quella degli attivisti della Global Sumud Flotilla, ancora detenuti nelle carceri libiche dal 24 maggio scorso, è “una situazione complicata“. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani incontrando i giornalisti alla Farnesina al margine del Forum Italia-Norvegia, sottolineando che “stiamo seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione con il nostro console a Bengasi e anche da Roma, lavoriamo perché possano essere liberati il prima possibile”.

Tajani ha aggiunto che “è una situazione delicata perché non ci sono soltanto italiani, ma anche altre persone di altre nazionalità arrestate e questo rende un po’ più complicata la situazione”. Il titolare della Farnesina ha rassicurato che la situazione viene seguita minuto per minuto, sottolineando però che “ancora non c’è un’accusa formalizzata” nei confronti degli attivisti italiani.

Tra gli attivisti ancora bloccati ci sono gli italiani Dina Alberizia e Domenico Centrone,

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Telese paragona Picierno a una “Vannacci di sinistra” e lei telefona in diretta: “Sopporto i suoi dileggi, ma questo no”

8 June 2026 at 13:26

Tensione alle stelle nell’ultima puntata di In Onda (La7) tra Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e Luca Telese, conduttore del talk show politico insieme a Marianna Aprile. L’argomento del dibattito è la vicenda dell’europarlamentare, ora nel gruppo Renew Europe, dopo l’abbandono del Pd e la fondazione del movimento Spazio Pubblico. Telese ripercorre il suo editoriale pubblicato sul Centro, di cui è direttore. Ricorda, in primis, che Picierno se n’è andata da sola e non ha subito alcuna epurazione. Dopo aver votato più volte contro le indicazioni del partito, senza ricevere alcun richiamo, nemmeno sui fondi strutturali destinati alle armi, e dopo aver ricevuto una delegazione dell’Israel Defense and Security Forum nel pieno dell’offensiva in Palestina, è arrivato il nodo decisivo. Pur di non cedere la vicepresidenza del Parlamento europeo secondo le regole di rotazione del gruppo S&D, ha scelto di lasciare prima il Pd e poi il gruppo europeo.
Telese, quindi, si chiede se non sia un’operazione politica per affermare una leadership moderata: “Picierno potrebbe essere una Vannacci che ruba dei consensi al Pd, diventando la federatrice del centro“.

Pochi minuti dopo arriva in diretta la telefonata di Pina Picierno, visibilmente irritata. “Mi hanno riferito che Telese mi avrebbe definita in diretta una Vannacci”, attacca.
Telese precisa subito: “No, no, guardi, è incompleto. Dico che lei potrebbe essere elettoralmente una Vannacci di sinistra, cioè una persona che porta via un pezzo di consenso alla coalizione del campo largo”.
Picierno non ci sta: “Io da lei sopporto diverse cose, molto spesso il dileggio, senza mai perdere la calma. Da ultimo, il suo articolo sul suo giornale. Non posso però transigere quando lei mi paragona a Vannacci, perché questa è una questione che riguarda i valori, le cose in cui credo e tutto quello che io ho sempre combattuto. Mi oppongo in maniera totale, convintissima a tutto quello che Vannacci è, a tutto quello che Vannacci rappresenta, a tutto quello con cui Vannacci è in contatto”.
Telese replica serafico: “Siamo contenti che lei ce lo dica, ma non era in discussione. Se Prodi dice che serve una Meloni di sinistra, cosa che peraltro ha smentito, non vuol dire che la Meloni diventi leader del centrosinistra. Però bene che lei ce l’abbia spiegato”.

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Received — 7 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Sospendere Schengen tra Italia e Slovenia è già costato 20 milioni di euro. E il confine è comunque “un colabrodo”

7 June 2026 at 13:48

Venti milioni di euro. Tanto è costato fino ad ora, secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Il Piccolo di Trieste domenica 7 giugno, chiudere e controllare i 232 chilometri di confine tra Italia e Slovenia dal 21 ottobre 2023. La maggior parte della somma, 18,7 milioni, è andata nelle trasferte degli agenti inviati in Friuli Venezia Giulia in rinforzo alla Polizia di frontiera. I restanti 1,7 milioni sono stati invece spesi per logistica e attrezzature, con una spesa annua di circa 200mila euro per il noleggio dei container usati come uffici insieme con gazebo, bagni chimici, torri faro, energia elettrica e allacciamenti, approvvigionamento di acqua.

Alla stima, ricorda il quotidiano triestino, andranno aggiunti i costi per la sospensione del trattato di Schengen fino alla scadenza del 18 dicembre, quando la durata della misura avrà superato i tre anni di vita, nonostante gli inviti della Commissione in senso opposto.
Eppure dalle colonne dello stesso giornale, giorni fa, dopo l’ultimo monito di Bruxelles rivolto a nove Paesi tra cui l’Italia, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva definito la misura “pilastro fondamentale” e che aveva portato a 658 arresti, 280 dei quali per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina. Dati che però, sempre secondo il quotidiano, sarebbero in linea con i trend precedenti alla serrata dei confini.

Per altro, rileva ancora Il Piccolo, il dispiegamento di forze – sono impegnati in servizi giornalieri 231 agenti della Polizia di Stato di cui 30 di Frontiera, oltre a 35 carabinieri e 75 militari della Guardia di Finanza, per un totale di 341 persone – non sembra sufficiente a raggiungere lo scopo vista l’ampiezza dell’area da monitorare. Inoltre, se i valichi principali (come Fernetti e Rabuiese) sono sempre presidiati, ai numerosi ingressi secondari le presenze sono molto meno incisive. Tanto che il sindacato di polizia Siulp ha definito il monitoraggio un “colabrodo”.

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Denunciato il senatore di Fi Silvestro: “Violenza sessuale nel suo ufficio”. Lui: “Assurdo”. La Russa chiede accertamenti

7 June 2026 at 10:54

Una donna di 52 anni, agente di commercio di vini, ha denunciato di essere stata aggredita sessualmente dal senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali. A riportare la notizia è Repubblica, dando atto della versione fornita dalla presunta vittima ai pm e alle forze dell’ordine: a febbraio del 2025, durante un incontro nell’ufficio di Silvestro per discutere di una fornitura di bottiglie, il senatore avrebbe iniziato a rivolgere alla donna frasi allusive (“Il vino mi eccita, perdo i freni”) per poi costringerla a subire un atto sessuale “senza alcun consenso né espresso né implicito”. Interpellato dal quotidiano, il parlamentare – ancora non ascoltato dagli inquirenti – ha confermato l’incontro negando però la presunta violenza, definita “assurda”, e accusando implicitamente la denunciante di mentire per ricattarlo: “Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… uno può dire quello che vuole, poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa“, ha detto Silvestro. Che aggiunge spavaldo: “Denunciasse, poi ci divertiamo“.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Silvestro è tornato a negare i fatti oggetto della denuncia tramite il suo legale: “In riferimento all’articolo uscito oggi su Repubblica, il senatore Francesco Silvestro rappresenta il proprio stupore e dichiara la propria totale estraneità ai fatti. Chiarisce di non avere alcuna notizia della pendenza di un procedimento a suo carico. In ogni caso, se necessario, è pronto a chiarire ogni aspetto nelle opportune sedi. E si riserva ogni azione a tutela della propria reputazione e immagine”, comunica il legale. Il caso, però, ha spinto il presidente del Senato Ignazio La Russa ad assumere un’iniziativa formale: “Ai sensi del combinato disposto dell’articolo 67 del regolamento e degli articoli 2 e 8 del Codice di condotta”, La Russa “ha chiesto ai senatori questori di procedere agli accertamenti necessari per le successive valutazioni di competenza del Consiglio di Presidenza”, comunica una nota di palazzo Madama. “A tal fine”, viene aggiunto, “il presidente e i questori si incontreranno martedì prossimo”.

Dall’opposizione intante piovono condanne e richieste di chiarimenti. Le prime a intervenire sulla vicenda sono le senatrici del Pd: “Le rivelazioni pubblicate da Repubblica, se confermate, sarebbero di una gravità inaudita: un senatore della Repubblica accusato di violenza sessuale ai danni di una donna, sua ospite, dentro gli uffici del Senato. Vale per tutti la presunzione di innocenza e sarà la magistratura ad accertare i fatti, anche perché la donna ha già sporto querela. Ma se quel racconto trovasse riscontro, ci troveremmo di fronte a un fatto inaccettabile, davanti al quale il Senato come istituzione non può rimanere silente”, scrivono le parlamentari in una nota. La vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando, si sofferma in particolare sulle parole di Silvestro, che definisce “inascoltabili“: “Nel 2026, “Io un bel ragazzo, lei signora normale”, rappresenta la peggiore e deteriore cultura sui rapporti uomo-donna”, accusa. Sulla stessa linea la senatrice Cecilia D’Elia, vicepresidente della Commissione bicamerale sul femminicidio: le frasi di Silvestro “dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, la necessità – anche per gli adulti, ed evidentemente anche per i senatori – dell’educazione sessuo-affettiva e al rispetto dell’altro”, dichiara.

“Se le accuse nei confronti del senatore Francesco Silvestro dovessero trovare conferma, saremmo di fronte non soltanto a una gravissima violenza ai danni di una donna, ma anche a un intollerabile abuso del ruolo e dei luoghi delle istituzioni, che non possono mai diventare spazi sottratti a trasparenza, rispetto e sicurezza”, afferma invece il gruppo del M5s al Senato. “Lungi dall’esprimere giudizi che spettano solo alla magistratura, non si può non restare sconcertati rispetto al modo in cui Silvestro liquida la vicenda: lui un bel ragazzo, lei una normale. Al di là dell’accertamento delle responsabilità individuali, colpisce il contesto culturale che continua a emergere da settori della maggioranza. Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal senatore Menia nella sua intemerata omofoba e le notizie di oggi restituiscono l’immagine di una destra che troppo spesso considera i diritti, il rispetto delle differenze e l’autodeterminazione delle donne come temi secondari o addirittura divisivi. Tra uscite omofobe, stereotipi di genere e una visione della donna troppo spesso ridotta a oggetto, è evidente quanto il problema culturale all’interno della maggioranza sia ancora profondo”.

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Amministrative, urne aperte in 42 comuni per i ballottaggi: alle 12 affluenza in calo di due punti

7 June 2026 at 09:15

Affluenza in calo nei 42 comuni chiamati ai ballottaggi delle elezioni amministrative. Alle 12 la partecipazione media al voto è stata 13,55%, in calo di quasi due punti rispetto al 15,52% del primo turno del 24 e 25 maggio scorso. I capoluoghi di provincia al voto sono sei: Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Agrigento e Trani. In totale sono chiamati a scegliere più di 1,1 milioni di elettori, residenti nei comuni sopra i 15mila abitanti dove nessun candidato sindaco ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti espressi al primo turno. I seggi, distribuiti in 12 regioni, saranno aperti oggi, domenica 7 giugno, dalle 7 alle 23, e domani, lunedì 8 giugno, dalle 7 alle 15. Si vota anche per il primo turno in 148 comuni in Sardegna.

A Lecco il ballottaggio sarà tra il candidato di centrodestra Filippo Boscagli e il candidato di centrosinistra e sindaco uscente Mauro Gattinoni. Ad Arezzo si sfideranno Marcello Comanducci del centrodestra e il candidato del campo largo Vincenzo Ceccarelli. A Macerata torna in campo il sindaco di centrodestra uscente Sandro Parcaroli, sfidato dal candidato del campo largo, Gianluca Tittarelli. A Chieti, invece, i cittadini dovranno scegliere tra la proposta del campo largo, Giovanni Legnini, molto conosciuto nella zona per il suo impegno come commissario straordinario alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016, e il candidato del centrodestra, Cristiano Sicari. A Trani il ballottaggio è tra il candidato di centrosinistra Marco Galiano e il candidato di centrodestra Angelo Guarriello, mentre ad Agrigento si sfideranno il candidato di centrosinistra Michele Sodano e il candidato di centrodestra Gerlando Alonge. Caso a parte è Mandatoriccio, nel Cosentino, dove i cittadini sono chiamati di nuovo al voto nonostante il comune abbia meno di 15mila abitanti: al primo turno, infatti, i due candidati, Maria Teresa Villella (Nuova Alba) e Cataldo Iozzi (Uniti per Mandatoriccio) hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di voti, 852 ciascuno.

Primo turno per il rinnovo dei consigli comunali, invece, per 148 comuni in Sardegna. Nonostante si tratti di circa il 40% delle comunità isolane, i cittadini al voto sono appena 400mila, il 30% dei totali. La maggior parte delle città interessate, infatti, fa parte della provincia e sono quindi piccoli centri.

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Received — 6 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Vannacci attacca (ancora) Marina Berlusconi: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia, non ha ruolo politico”

6 June 2026 at 14:55

Roberto Vannacci torna ad attaccare Marina Berlusconi. Dopo aver parlato di Forza Italia come di un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, a margine della presentazione oggi a Viareggio dei nuovi ingressi in Futuro Nazionale, il leader, ex leghista, ha rincarato la dose: “Marina Berlusconi mi può stare simpaticissima, non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.

Il riferimento è al “veto” della primogenita di Berlusconi che ha dato la linea al partito affermando che “non è possibile” stare “in coalizione con Vannacci”.

“Le coalizioni sono possibili purché le nostre linee rosse non vengano oltrepassate, sono quelle che definiscono la curva in viluppo entro la quale si può intavolare discussione, negoziazione e possibilità di collaborare”, ha detto ancora il leader di Futuro Nazionale.

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Received — 5 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Ue, Conte: “Meloni non è riuscita a prendere l’aereo per un vertice importantissimo, ma lo guidava Salvini?”

5 June 2026 at 18:19

“Io non finisco di sorprendermi. Meloni ha cercato di accettare tutte le richieste di Trump ed è stata mollata da Trump. Poi si è associata alla scommessa sulla vittoria militare dell’Europa e della Nato sulla Russia e ieri hanno fatto il vertice Germania, Regno Unito e Francia e non l’hanno invitata. Adesso l’ultima è che non è riuscita a prendere l’aereo e a raggiungere un vertice Ue-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini?”. Così il presidente del M5S Giuseppe Conte a margine di un evento elettorale a Molfetta, ha commentato l’assenza della premier al vertice Ue-Balcani. “Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso. Abbiamo ancora un presidente che parla di ritrovo della centralità, di riconquista dell’autorevolezza e della credibilità. Ma quale credibilità? Manco forse i suoi familiari ci credono più”, ha continuato Conte.

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Meloni assente al vertice Ue-Balcani: era alla presentazione di un francobollo. Conte: “Siamo caduti così in basso?”

5 June 2026 at 16:26

Giorgia Meloni salta un vertice internazionale per partecipare alla presentazione di un francobollo. Venerdì la premier ha dato forfait al summit Ue-Balcani occidentali a Tivat, in Montenegro, dove i capi di Stato e di governo europei si sono incontrati alle 15 per discutere dell’allargamento dell’Unione agli stati balcanici e delle sorti dell’Ucraina. Meloni avrebbe dovuto volare oltre l’Adriatico dopo la festa per l’anniversario dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria, terminata verso le 13. Dopo la cerimonia, però, la leader di FdI ha voluto recarsi in Prefettura – insieme ai ministri Guido Crosetto, Matteo Piantedosi, Paolo Zangrillo e Marina Calderone – per l’annullo filatelico di un francobollo celebrativo dell’anniversario, evento non previsto nel programma originario. Così, intorno alle 14, palazzo Chigi ha comunicato che “a causa del protrarsi della cerimonia“, la premier non avrebbe più partecipato al vertice, decollando invece direttamente per Roma. Meloni, informa il suo staff, “ha informato personalmente il presidente montenegrino Milatović e il presidente del Consiglio europeo Costa esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione, la cui conclusione è prevista per le 15:30″.

Sulla vicenda si scatenano le opposizioni. “Io non finisco di sorprendermi. Meloni ha cercato di accettare tutte le richieste di Trump ed è stata mollata da Trump. Poi si è associata alla scommessa e sulla vittoria militare dell’Europa e della Nato sulla Russia e ieri hanno fatto il vertice Germania, Regno Unito e Francia e non l’hanno invitata. Adesso l’ultima è che non è riuscita a prendere l’aereo e a raggiungere un vertice Ue-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini? Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso?”, attacca il presidente M5s Giuseppe Conte a margine di un evento elettorale a Molfetta (Bari). Anche il leader di Italia viva Matteo Renzi ironizza sui social: “Tutti i leader europei sono nei Balcani a discutere del futuro dell’Europa e della pace in Ucraina. Unica assente: l’Italia. Giorgia Meloni non è andata, dice che ha fatto tardi con l’aereo a Reggio Calabria”. Per il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, il forfait è “Un’immagine plastica dell’irrilevanza in cui questo governo sta trascinando l’Italia. Non è una gaffe di protocollo: è un fatto politico. Meloni parla ogni giorno di patriottismo, ma nei tavoli in cui si decidono gli equilibri europei e il ruolo dell’Italia il governo non c’è”, accusa.

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Formigli esplode con Borgonovo: “Noi facciamo propaganda? Non te lo consento. Levati il cappello davanti alla nostra inchiesta”

5 June 2026 at 12:42

Scontro durissimo a Piazzapulita (La7) tra il conduttore Corrado Formigli e il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, sull’inchiesta realizzata dall’inviata Emanuela Pala all’interno della rete che fa capo a Martin Sellner e al movimento della Remigrazione.
Il reportage, frutto di oltre un anno di lavoro sotto copertura, porta le telecamere della trasmissione dentro gli ambienti riconducibili a Sellner, attivista austriaco e fondatore del Movimento Identitario, nonché sostenitore della cosiddetta “remigrazione”, ossia il rimpatrio degli immigrati verso i Paesi d’origine.
Nel servizio vengono documentate alcune affermazioni di stampo filo-nazista pronunciate da persone che gravitano nell’orbita del movimento. Un’impostazione che Borgonovo, collegato da remoto, contesta apertamente, sostenendo che quelle posizioni non possano essere estese all’intero universo dei sostenitori della remigrazione.
Il giornalista, autore anche della prefazione all’edizione italiana del manifesto di Sellner, Remigrazione. Una proposta, pubblicato da Passaggio al Bosco, difende strenuamente il concetto politico elaborato dall’attivista austriaco. In studio, oltre a Pala, sono presenti Stefano Cappellini di Repubblica e l’ex magistrato Gianrico Carofiglio.

A innescare l’acceso confronto è una domanda diretta di Formigli: “Tu appoggi quelle teorie espresse da Sellner?”.
Borgonovo respinge immediatamente la premessa: “Intanto, non c’è nessuna teoria, c’è una proposta politica fatta in chiaro, che si potrebbe discutere se non facessimo tutte le volte questa pantomima col bau bau. Io penso che la remigrazione sia un atto umanitario“.
Il vicedirettore de La Verità sostiene che l’immigrazione di massa produca sfruttamento e condizioni di schiavitù, Formigli replica chiamando in causa la recente tragedia dei quattro lavoratori morti carbonizzati in un minivan ad Amendolara, ma Borgonovo respinge con forza l’accostamento e contrattacca: “Se vuoi, rispondi tu alle tue stesse domande. Del resto, ve la siete cantata e suonata tra di voi finora“.

Il giornalista cita Soros, attribuisce lo sfruttamento dei braccianti a un sistema economico fondato sulla libera circolazione della manodopera e accusa anni di politiche favorevoli all’apertura delle frontiere e alla globalizzazione di avere alimentato tensioni sociali e impoverimento. Infine, aggiunge un riferimento ai seguaci filo-nazisti di Sellner, ripresi nel reportage: “Poi vi stupite se c’è qualche imbecille che dice bestialità. Con questa propaganda ne produrrete molti di più e non vi spiegate perché la gente vota a destra”, afferma.
È proprio il riferimento alla “propaganda” a far esplodere definitivamente il confronto. Formigli interrompe Borgonovo e lo incalza: “Ma chi è che fa la propaganda, scusa? Voi chi?”. ”
“Anche qui si fa, si è fatta stasera”, risponde il vicedirettore de La Verità.

A quel punto il conduttore difende con decisione il lavoro della propria inviata e alza i toni: “Quindi, per te questa inchiesta è propaganda? Tu ti devi levare il cappello di fronte a questa inchiesta, se sei un giornalista, hai capito? Non importa da che parte stai: ti levi il cappello di fronte a una giornalista e a una collega che è andata lì a suo rischio e pericolo per raccontare delle cose che tu non puoi smentire. Quindi, levati il cappello e non parlare di propaganda qua”.
Borgonovo prova a replicare, ma Formigli lo interrompe nuovamente: “Tu stai insultando il lavoro giornalistico di una mia inviata”.
“Io non ho insultato nessuno – ribatte il giornalista – Allora parla tu, così dai lezioni di democrazia e di giornalismo”.
La tensione resta altissima fino agli ultimi secondi dello scambio. “No, tu stai insultando un lavoro giornalistico in questa trasmissione e non te lo consento”, insiste Formigli.
Borgonovo nega ancora: “Stiamo facendo un dibattito e non sto assolutamente insultando nessuno”.
Il conduttore ribatte: “Se tu dici che fa propaganda qualche partito, puoi dirlo, ma se tu dici che noi facciamo propaganda attraverso il lavoro giornalistico, non te lo consento, fine”.
“E allora sai che c’è? – chiosa Borgonovo – Parla tu, raccontatevela fra di voi”.

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Caso Minetti, Travaglio a Mieli: “I giornalisti esistono per dubitare delle verità ufficiali, non per fotocopiarle”. Su La7

5 June 2026 at 09:36

Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra Paolo Mieli e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti. L’editorialista del Corriere della Sera e il direttore del Fatto Quotidiano si confrontano sulla decisione della Procura Generale di Milano, guidata dalla procuratrice generale Francesca Nanni, che ha confermato il proprio parere positivo alla grazia dopo le verifiche chieste dal Quirinale. Nella sua nota ufficiale, Nanni ha scritto che “i fatti riportati nelle notizie di stampa” (quelle pubblicate dal Fatto Quotidiano) “non corrispondono al vero”.

Mieli, pur riconoscendo la validità dell’inchiesta del Fatto, invita Travaglio a prendere atto delle verifiche istituzionali: “Quando un giornale, a meno che non vada avanti per partito preso, ha di fronte un insieme di persone, cioè giudici, poliziotti, carabinieri, capo dello Stato, che ribadiscono il punto, devi prenderne atto“.
Ti piacerebbe – replica ironicamente il direttore del Fatto – Quello è l’ipse dixit, noi giornalisti esistiamo per dubitare delle verità ufficiali, non per fotocopiarle“.
Mieli insiste: “Andare avanti per partito preso non è un buon modo, ci deve essere una volta in cui riconosci che il risultato di una decisione del capo dello Stato ti dà torto e fai il signore”.
“Ma neanche per sogno – ribadisce Travaglio, che cita la procuratrice generale Francesca Nanni, autrice della nota che ha smentito le rivelazioni del Fatto – Vorrei vedere te se avessi intervistato una persona con tutti i riscontri fatti prima di pubblicare l’intervista e ti sentissi dire da una che manco l’ha sentita e che ha l’insegna di Procura Generale di Milano che sei un falsario. Vorrei un po’ vedere se faresti pippa o se risponderesti come si merita questa signora”.

Mieli commenta: “No, falsario non me lo prenderei, però lascerei passare un giorno dai, secondo me si fa miglior figura”.
“Ma io non faccio passare un minuto”, replica il direttore del Fatto.
“Ma ti è mai capitato una volta di dire che questa cosa dà torto a una tesi che io sostenevo e ne prendo atto? Punto”, chiede Mieli.
“Se avevo torto, sì – risponde Travaglio – Io ho fatto il mio mestiere: ho pubblicato un’intervista a una persona reale con nome e cognome che la Procura Generale non ha voluto sentire perché contraddiceva quello che aveva deciso”.

Mieli rilancia: “Ma allora perché Mattarella ha fatto riaprire il caso? Bastava che non dicesse niente e basta”.
“Perché ha letto le notizie del Fatto Quotidiano – spiega il direttore – Dato che sa che non siamo dei falsari ma che raccontiamo cose vere, si è preoccupato e si è affidato alla Procura Generale. Il caso però è stato affidato allo stesso magistrato che aveva deciso la prima volta. Abbiamo appena votato addirittura per separare le carriere, ma non potevano almeno affidare il caso a un magistrato diverso da quello che aveva firmato il primo parere? Hanno chiesto a quello che ha firmato il parere se il suo parere era buono”.
“Ma allora, avendo preso Mattarella questa cosa per buona, è ingenuo e sprovveduto?”, chiede provocatoriamente Mieli.
“Secondo me, è un amante del pericolo – risponde Travaglio – è un uomo che nonostante la sua fama di prudenza è uno spericolato, perché il rischio a cui va incontro con un caso così spinoso, con dei peperini come i personaggi di cui stiamo parlando e con le notizie che continuano ad arrivarci dall’Uruguay, dove basta tendere l’orecchio per sapere quello che succedeva, secondo me è un amante del brivido”.

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Caso Minetti, scontro Bocchino-Travaglio. “Il Fatto chieda scusa”. “Pretendi di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra”. Su La7

5 June 2026 at 09:35

Scontro acceso a Otto e mezzo (La7) tra Italo Bocchino e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti.
L’ex parlamentare del Pdl attacca frontalmente il direttore del Fatto Quotidiano: “Penso che Il Fatto dovrebbe chiedere scusa. Io non ho simpatia per Nicole Minetti, però tutti possono redimersi. Intanto, è il fondamento dell’inchiesta che non mi convince. Poi ci sono dei dati che sono falsi”.
Bocchino contesta anche l’attendibilità della principale testimone intervistata dal Fatto, che secondo lui avrebbe parlato per dispetto dopo essere stata licenziata da Cipriani. E aggiunge: “La Procura l’ha sentita perché non era possibile la rogatoria e poi perché lei stessa aveva parlato di una fragilità della sua tesi, si era contraddetta”
Travaglio scoppia a ridere e commenta: “Ma cosa stai dicendo?”.
Il direttore del Secolo d’Italia rincara: “È stato addirittura fatto per credere al lettore che fosse stata uccisa l’avvocatessa che seguiva i genitori che volevano tenere il bambino. Quando si fanno queste inchieste, mandi là un inviato che si affida a un giornalista del posto, e quindi probabilmente qualcuno ha pasticciato. Uno chiede scusa rispetto ai pasticci”.

Tranchant la replica di Travaglio: “Il racconto fantasy di Bocchino è strepitoso almeno quanto la sua pretesa di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra. Non c’è nulla di vero in quello che ha raccontato. Noi non ci siamo mai affidati a giornalisti locali. Noi ci affidiamo a giornalisti del Fatto Quotidiano che verificano scrupolosamente quello che scrivono e quindi per smentirli bisogna sentire le stesse persone e fare le indagini”.
E aggiunge una bordata alla Procura Generale di Milano: “Se non fai le indagini perché sostieni di non poterle fare, non dici che quello che Il Fatto Quotidiano ha scritto è falso e che quello che sostengono le indagini difensive è vero, perché io non ho mai visto un magistrato prendere i testimoni della difesa per oro colato. Qui invece manca l’altra parte, questo è il problema. Ma per me possono darle pure la beatificazione, possono dedicarle pure l’aeroporto di Malpensa, visto che l’aeroporto di Linate è già impegnato dal suo ex principale: a me non interessa”.

Il direttore del Fatto ribadisce: “Quello che è offensivo è dire che noi abbiamo scritto cose false, mentre le cose che abbiamo scritto non sono smentibili. E quelle che la Procura smentisce non c’entrano niente con la grazia. Circa la storia dell’avvocata bruciata viva, noi non abbiamo mai detto che sia stata ammazzata da persone di questo caso. Noi abbiamo parlato dei due capisaldi della grazia che sono farlocchi: l’esigenza di fare espatriare la Minetti perché il figlio poteva essere curato soltanto in America e il fatto che, dopo avere mollato Berlusconi ed essersi messa con Cipriani, avesse cambiato vita e mestiere. Abbiamo plurime testimonianze del fatto che non è vero”.
E sottolinea: “Tutto il resto è fuffa per confondere le acque, perché non si possono smentire coloro che sono stati chiamati a smentirsi. Se fosse un procedimento penale normale, non sarebbe lo stesso procuratore generale a decidere se il suo parere primigenio era buono o meno. Qui – conclude – abbiamo una serie di osti che chiedono fra di loro se il vino è buono e tutti si rispondono che il vino è buono. È un complotto? No, è umano, devono salvarsi tutti la faccia e quindi c’è una enorme convergenza di interessi a darsi tutti ragione per non dover smentire una decisione scriteriata che è stata presa “a umma a umma” il 18 febbraio 2026″.

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