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Loures acolhe sessão sobre autonomia local e desenvolvimento dos territórios com participação da ANAFRE

16 June 2026 at 22:17
A Associação Nacional de Freguesias (ANAFRE) participou, no passado dia 26 de maio, numa sessão dedicada aos desafios da autonomia local e ao desenvolvimento dos territórios, realizada em Loures no âmbito da iniciativa “A Vitória da Democracia”, que assinala os 50 anos do Poder Local Democrático. Representada pelo Vice-Presidente do Conselho Diretivo, Jorge Amador, a [...]

Loures acolhe sessão sobre autonomia local e desenvolvimento dos territórios com participação da ANAFRE

16 June 2026 at 22:17
A Associação Nacional de Freguesias (ANAFRE) participou, no passado dia 26 de maio, numa sessão dedicada aos desafios da autonomia local e ao desenvolvimento dos territórios, realizada em Loures no âmbito da iniciativa “A Vitória da Democracia”, que assinala os 50 anos do Poder Local Democrático. Representada pelo Vice-Presidente do Conselho Diretivo, Jorge Amador, a [...]

Cacique Raoni segue internado na na UTI, mas apresenta melhora

16 June 2026 at 21:33

O líder indígena Raoni Metuktire, de 94 anos, o Cacique Raoni, segue internado na na UTI (Unidade de Terapia Intensiva) do Hospital Dois Pinheiros, em Mato Grosso.

Raoni foi internado, no último domingo (14), após episódios de vômito ao longo do final de semana. 

Apesar de seguir na UTI, os médicos apontam uma “evolução clínica discreta, porém positiva”.

Segundo informações de familiares e cuidadores, o cacique estava em sua casa na região de Peixoto de Azevedo (MT), onde recebia visitas de lideranças e pajés de seu povo, quando apresentou um episódio de vômito na manhã do sábado (13).

No domingo, apresentou três novos episódios de vômito, associados à tosse persistente, dor abdominal e expectoração com pequena quantidade de sangue. O paciente ingeriu apenas o café da manhã e não se alimentou mais ao longo do dia, em razão do desconforto abdominal e da evolução do quadro clínico.

Diante da persistência dos sintomas e do comprometimento do estado geral, ele foi transferido via transporte aéreo ao Hospital Dois Pinheiros.

Os médicos informaram que a função renal do Cacique apresenta melhora parcial, porém ainda não foi normalizada.

O líder indígena também segue em jejum, sem alimentação por via oral.

A equipe responsável pelo tratamento considera positiva a melhora, mas, não dá previsão de alta hospitalar neste momento.

Eles apontam que os cuidados médicos serão prolongados e conduzidos com cautela, considerando a gravidade do quadro inicial e as condições clínicas preexistentes do paciente.

È morto il cardinale Camillo Ruini. Le ingerenze nella politica, la vicinanza alla destra, il rapporto con Berlusconi: storia del Richelieu italiano

Il Richelieu della politica italiana. Non c’è forse definizione più calzante per il cardinale Camillo Ruini, morto a 95 anni. Il porporato emiliano è stato per 17 anni, dal 1991 al 2008, vicario generale per la diocesi di Roma e per 16 anni, dal 1991 al 2007, presidente della Conferenza episcopale italiana. Inoltre, è stato fondatore e presidente per 16 anni, dal 1997 al 2013, del Progetto culturale della Chiesa italiana. Teologo raffinato e uomo che ha avuto la totale fiducia di san Giovanni Paolo II, verso cui ha sempre conservato una devozione profonda, Ruini è stato più volte autore di pressanti ingerenze nella vita politica del Paese, orientando il voto sia nelle urne che nelle aule parlamentari. Nel conclave del 2005 fu tra i grandi elettori di Ratzinger. Amico e sostenitore di Benedetto XVI, gli chiese ripetutamente, insieme ad altri porporati vicini al Papa tedesco, di sostituire l’allora cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Ratzinger, però, non volle mai farlo. Da qui, il duro giudizio di Ruini su quel regno: “Il pontificato di Benedetto XVI è stato insidiato dalla sua scarsa attitudine a governare e questa è una preoccupazione che vale per ogni tempo, compreso il prossimo futuro”.

Dopo le dimissioni di Ratzinger, nel 2013, ormai in pensione e ultraottantenne già da un paio d’anni, quindi non elettore, Ruini non nascose il suo gradimento per il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan. Disastroso per lui il pontificato di Papa Francesco. Prima del conclave del 2025, il porporato aveva formulato quattro auspici per il dopo Bergoglio: “Confido in una Chiesa buona e caritatevole, dottrinalmente sicura, governata a norma del diritto, al suo interno profondamente unita”. Subito dopo la fumata bianca, Ruini scelse il Fatto per esprimere la sua soddisfazione per Prevost: “L’elezione di Leone XIV ha prodotto con sorprendente rapidità un fondamentale risultato: riunificare la Chiesa cattolica. Questo è il primo motivo per il quale sono felice di questo nuovo Papa”. E aggiunse: “Tentando una breve analisi delle ragioni che hanno prodotto un tale risultato, probabilmente le ritroviamo in alcuni segni, come il forte accento posto sulla fede e sulla preghiera, o anche la stola e la mozzetta che ha indossato. Quei non pochi fedeli che, a torto o a ragione, erano a disagio per le – vere o presunte – aperture dottrinali di Papa Francesco si sono sentiti rassicurati”. E ancora: “Poi, naturalmente, ci sono le doti personali di Papa Leone, cominciando dalla sua umiltà e semplicità per arrivare alla grande testimonianza di amore e di servizio al prossimo che ha dato nelle varie fasi della sua vita: valga per tutte ciò che ha fatto in Perù per i migranti e in particolare per la redenzione delle prostitute”.

Inoltre, Ruini sottolineò che “il clima che respiriamo oggi nella Chiesa cattolica può definirsi di gioia e di pace. Confidiamo nel Papa, nella sua saggezza e carità di pastore, perché questo clima permanga e metta radici, ma nessun credente può esimersi dal fare la propria parte a tale scopo. Dobbiamo ricuperare e rinsaldare la volontà di essere figli, figli di Dio, ma anche figli della Chiesa. E così sentirci uniti a formare il corpo di Cristo, che ha molte e diverse membra, ma è uno solo. Lungo questo itinerario Papa Leone ci è di guida”. Il 10 giugno 2025 il cardinale fu ricevuto in udienza privata da Prevost.

Ruini nacque a Sassuolo, il 19 febbraio 1931. Studiò a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia, e all’Almo Collegio Capranica. Nel 1954 venne ordinato sacerdote e nel 1983 Wojtyla lo nominò vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla. Iniziò così l’ascesa inarrestabile di “don Camillo” che lo vide, dopo appena tre anni di episcopato, nel 1986, segretario generale della Conferenza episcopale italiana e cinque anni dopo, nel 1991, vicario generale per la diocesi di Roma, presidente della Cei e cardinale. Alla guida della Chiesa italiana Ruini vi rimase ininterrottamente fino al 2007, quando gli succedette, per volontà di Benedetto XVI, il cardinale Angelo Bagnasco. L’anno successivo lasciò anche l’incarico di vicario generale per la diocesi di Roma. Gli subentrò il cardinale Agostino Vallini. Ma Ratzinger, che lo stimava moltissimo, lo richiamò in servizio, affidandogli, nel 2010, la presidenza della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje, costituita presso la Congregazione per la dottrina della fede. Incarico che portò a termine quattro anni dopo, nel 2014, all’inizio del pontificato di Francesco. Sempre nel 2010, il Papa tedesco gli affidò anche la presidenza del Comitato scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Incarico terminato nel 2015.

Gli anni da emerito Ruini li ha trascorsi all’ombra del Cupolone, nel Pontificio Seminario Romano Minore, assistito dalla sua fedelissima perpetua Pierina. Di lui rimangono indelebili le forti prese di posizione. Sempre in trincea in favore dei cosiddetti “valori non negoziabili”, espressione non amata da Bergoglio, Ruini intervenne sempre duramente contro l’aborto e l’eutanasia. Nel 2006 negò le esequie religiose a Piergiorgio Welby che, da anni ammalato di distrofia muscolare, aveva manifestato pubblicamente la richiesta di sospendere l’accanimento terapeutico sul suo corpo. Ruini parlò di “decisione sofferta”, motivata “dal fatto che il defunto, fino alla fine, ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita: in quelle condizioni una decisione diversa sarebbe stata infatti per la Chiesa impossibile e contraddittoria, perché avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio”. Il porporato disse di aver preso quella decisione “nella consapevolezza di arrecare purtroppo dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre, sebbene forse meno consapevoli del valore di ogni vita umana, di cui nemmeno la persona del malato può disporre”.

L’anno prima il cardinale aveva condotto una durissima battaglia contro i referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali, invitando i cattolici a disertare le urne per non far raggiungere il quorum. I referendum fallirono e Ruini cantò vittoria: “Sono favorevolmente colpito dalla maturità del popolo italiano”. Netta fu anche la sua posizione contro il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e delle coppie di fatto. Il cardinale sostenne che l’introduzione di queste normative “comprometterebbe gravemente il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio e il rispetto che si deve alla vita umana dal concepimento al suo termine naturale”.

Pur avendo celebrato, nel 1969, il matrimonio di Romano Prodi con Flavia Franzoni, si schierò apertamente contro il governo del professore bolognese, nel 2007, sul disegno di legge, ribattezzato Dico (diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che avrebbe creato uno status giuridico per le coppie omosessuali, una sorta di unione civile. Anni dopo, Ruini ammetterà: “Prodi era mio amico, è vero. Ma non sulle unioni civili! Abbiamo fermato questo progetto. Ho fatto cadere il suo governo! Ho fatto cadere Prodi! Le unioni civili: questo era il mio campo di battaglia”. Da sempre molto vicino a Silvio Berlusconi, il porporato invitò la Chiesa a dialogare con Matteo Salvini negli anni in cui Bergoglio non voleva incontrarlo per le sue posizioni sui migranti. Linea che Francesco ha mantenuto durante tutto il suo pontificato, mentre, il 29 agosto 2025, il vicepremier leghista è stato ricevuto in udienza privata da Leone XIV. Entusiasta, infine, il giudizio di Ruini sulla prima premier italiana: “Meloni governa bene”.

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Noboa decreta otro estado de excepción en 10 provincias de Ecuador

16 June 2026 at 21:02

Quito, 16 jun (Prensa Latina) El presidente de Ecuador, Daniel Noboa, decretó hoy un nuevo estado de excepción por grave conmoción interna en 10 provincias y tres cantones del país donde persiste la inseguridad.

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La Guardia Civil rescata la cruz del Aneto dos meses después de ser vandalizada

16 June 2026 at 19:24
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La cruz del Aneto ha sido localizada este martes por la Guardia Civil casi dos meses después de que fuera vandalizada y arrojada desde la cumbre. El emblema religioso ha sido hallado por los agentes en una ladera de difícil acceso tras quedar al descubierto con el deshielo y la han trasladado al cuartel de Benasque (Huesca), donde permanecerá a la espera de comprobar los daños que ha sufrido antes de repararla y devolverla a la cima.

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El adiós a los ordenadores de torre: los mini PC que arrasan

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Todos nos acordamos de cuando salieron los primeros ordenadores para tener en casa. Contaban con grandes torres, muchos cables y un sistema muy innovador para la época. Con el paso de los años, muchos se han quedado obsoletos y han dado paso a nuevos dispositivos, como son los portátiles. Sin embargo, algunas personas por motivos de trabajo u ocio (como es el gaming), prefieren tener modelos de escritorio por su rendimiento. Si eres de estos, debes hacerte con un mini PC.

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Distrito no Peru teve empate perfeito entre Fujimori e Sánchez; entenda

16 June 2026 at 20:28

Um pequeno distrito montanhoso no Peru ficou perfeitamente dividido no segundo turno das eleições presidenciais – um retrato nítido da profunda divisão que molda a política do país.

Em Lahuaytambo, 181 eleitores apoiaram a conservadora Keiko Fujimori e 181 escolheram o esquerdista Roberto Sánchez nas eleições de 7 de junho, um empate raro que reflete uma disputa nacional extremamente acirrada. Com as urnas ainda em apuração, Fujimori mantém uma vantagem estreita de 50,09% contra 49,90% de Sánchez.

O resultado perfeitamente dividido é um microcosmo do eleitorado do Peru, onde a desilusão com as elites políticas e as desigualdades gritantes entre a capital e as regiões rurais levaram a uma das eleições mais acirradas e polarizadas dos últimos anos.

Situada a quase 3.400 metros de altura e a cerca de apenas 70 km de Lima, a viagem de Lahuaytambo à capital leva horas. A maior parte do caminho é uma estrada de terra sinuosa e propensa a deslizamentos, reforçando a distância que muitos moradores sentem do centro político.

Para muitos moradores, a política caótica de Lima é uma consideração secundária, e a principal questão é quem pode proporcionar algum benefício – como estradas pavimentadas, um reservatório de água ou melhores pensões – à comunidade remota e muitas vezes negligenciada.

Candidato de primeira viagem X Veterana política

“Votei em Keiko porque acho que ela se preocupa mais com as pessoas pobres nas montanhas”, disse Jonathan Javier Medina, 29 anos, agricultor e pai de dois filhos, acrescentando que espera que o seu governo impulsione a agricultura.

Mas a sua esposa, Enma Zabaleta, acha que é mais provável que Sánchez traga mudanças em Lahuaytambo.

“(Votei em Sánchez) para ver se há uma mudança nesta cidade, para ver se ele cumpre as promessas que fez”, disse ela, expressando esperança na pavimentação de estradas e outras infraestruturas. A divisão entre o casal reflete uma dicotomia mais ampla entre os moradores.

Francisca Pumayauli, 81 anos, e Yolanda Ramirez, 76, duas aposentadas que passam as tardes conversando na praça da cidade, disseram apoiar Fujimori porque acreditam que ela ajudará crianças e idosos.

Perto dali, os lojistas Sebastian Davila e Luz Zavaleta apoiaram Sánchez, alegando desconfiança em relação a Fujimori.

Davila disse que o seu ceticismo vem da longa proximidade de Fujimori com o poder, desde o seu papel como primeira-dama sob o governo do seu pai, o ex-presidente Alberto Fujimori, até ao seu tempo no Congresso e múltiplas candidaturas presidenciais. “Há algo nisso, para mim, que não gosto”, disse ele.

Zavaleta disse que Sánchez, candidato presidencial pela primeira vez, poderia oferecer uma ruptura com o passado. “Eu sei o que Keiko diz, ela está concorrendo (à presidência) há muito tempo e o povo não a quer”, disse Zavaleta. “Votei em Sánchez porque é a primeira vez e ele é um homem que pode realmente cumprir tudo o que diz”.

Apesar das suas diferenças, os moradores concordam amplamente em um ponto: Lahuaytambo foi praticamente abandonada pelo governo central e as expectativas de mudança permanecem baixas, independentemente de quem vencer.

“A margem estreita que estamos vendo na votação se deve ao crescente desencanto dos cidadãos com a política, os candidatos e os partidos”, disse Paula Munoz, cientista política da Universidade do Pacífico do Peru, relembrando que Fujimori e Sánchez, juntos, obtiveram menos de 30% dos votos no primeiro turno. “Não podemos esquecer que a maioria não está satisfeita com nenhum dos dois, então isso obriga a escolher entre dois candidatos que a maioria dos eleitores não gostou”, afirma.

Poder urbano, frustração rural

Quase um terço dos 35 milhões de habitantes do Peru vive na região metropolitana de Lima, que abrange apenas uma fração do território do país, mas concentra grande parte do seu investimento, infraestruturas e poder político.

A capital gera cerca de metade da produção econômica do Peru, enquanto as zonas rurais andinas enfrentam níveis de pobreza significativamente mais elevados, evidenciando um desequilíbrio de longa data que continua a moldar as eleições.

Essa divisão ajudou a impulsionar Pedro Castillo, um professor rural, a uma vitória estreita sobre Fujimori em 2021. Muitos veem Sánchez como o seu herdeiro político.

Lahuaytambo também apoiou Castillo, embora a sua presidência tenha sido interrompida por escândalos de corrupção, um Congresso combativo e a sua destituição após tentativa de dissolução do parlamento em 2022.

O partido Força Popular de Fujimori desempenhou um papel central nesse Congresso, e os analistas dizem que ela poderá agora voltar ao poder enfrentando um cenário político igualmente fragmentado.

Eles dizem que a sua pequena vantagem reflete as preocupações dos eleitores com o crime, bem como uma campanha mais experiente e mais bem financiada.

Memória e expectativas

Como muitos moradores mais antigos, Hugo Pumayauli lembra quando Alberto Fujimori visitou a cidade e distribuiu arroz, lentilhas e peixe, imagem que ainda ressoa décadas depois.

A campanha da sua filha voltou nesta eleição com camisetas e cartazes, revivendo essas memórias e aumentando as esperanças de assistência futura. “Como o pai dela distribuiu peixes, alguns acham que ela fará o mesmo”, disse Pumayauli.

Mas ele rejeita o que considera como doações de curto prazo, argumentando que é necessário um investimento mais profundo. “Terei algo para comer agora, mas e amanhã?” disse ele, pedindo soluções de longo prazo, como um reservatório de água para apoiar a agricultura local.

Em uma cidade dividida igualmente entre dois candidatos, essa tensão – entre a ajuda imediata e o desenvolvimento duradouro – é o desafio mais amplo que o próximo líder do Peru enfrentará.

Quem é Keiko Fujimori, candidata à presidência do Peru

Com um problema central, Seleção Nacional afina últimos detalhes antes do duelo com o Congo

O defesa do Manchester City ainda não fez qualquer treino com a 'Equipa das Quinas' no estágio em Palm Beach, nos Estados Unidos. Esta terça-feira fez a corrida de aquecimento com os restantes jogadores de campo, mas acabou depois por fazer trabalho específico.

“Qualquer dia trabalha-se até aos 90 anos”: Chega diz que redução da idade da reforma é um “elemento decisivo” na lei laboral

16 June 2026 at 20:24

A reunião entre Luís Montenegro e André Ventura sobre a revisão da legislação laboral terminou sem acordo, apesar de Governo e Chega manterem o diálogo em aberto. Na antena da SIC Notícias, o líder do Chega afirmou que a redução da idade da reforma é um elemento central nas negociações e que é preciso parar de se "trabalhar até morrer e com cada vez menos direitos”.

André Ventura em entrevista à SIC Notícias sobre o pacote laboral

O líder do Chega é o convidado da “Grande Edição” da SIC Notícias, no dia em que se reuniu com Luís Montenegro para discutir a revisão do pacote laboral. O encontro terminou sem acordo, embora as negociações entre as partes continuem em aberto.

André Ventura em entrevista à SIC Notícias sobre o pacote laboral

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“Qualquer dia trabalha-se até aos 90 anos”: Chega diz que redução da idade da reforma é um “elemento decisivo” na lei laboral

16 June 2026 at 20:24

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Tribunal de Sintra afasta crime de ódio na morte de Odair Moniz e fala em legítima defesa

O Tribunal de Sintra deu como certo que a morte de Odair Moniz não se tratou de um crime de ódio. No acórdão a que a SIC teve acesso, o coletivo de juízes explica que o agente da PSP disparou em legítima defesa, ainda que a utilização da arma de fogo tenha sido desproporcional perante um homem desarmado.

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