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Ennesima grana per Salvini: tutte le Regioni bocciano il Piano casa. “Rifinanziare contributo affitti e fondo per la morosità incolpevole”

13 June 2026 at 13:15

Il Piano casa del governo Meloni, cavallo di battaglia di Matteo Salvini lungamente atteso e approvato in consiglio dei ministri un mese e mezzo fa, si arena davanti all‘opposizione delle Regioni. Che hanno ottenuto il rinvio del parere previsto in Conferenza Unificata per proseguire il confronto con Palazzo Chigi e i ministeri competenti. A pesare le risorse giudicate insufficienti, il mancato rifinanziamento del contributo affitti e del fondo per la morosità incolpevole e i poteri attribuiti al commissario straordinario, considerati eccessivamente invasivi rispetto alle competenze di Regioni e Comuni.

Il segnale politico è significativo perché, come ha sottolineato l’assessore umbro Fabio Barcaioli, nessuna Regione si è espressa a favore del provvedimento. Nel voto della Commissione Infrastrutture della Conferenza si sono registrate l’astensione di Lombardia e Abruzzo – a guida centrodestra – e la contrarietà di Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Sardegna e Provincia autonoma di Bolzano. Il presidente, il leghista Massimiliano Fedriga, ha chiesto di conseguenza di rinviare l’esame del testo per tentare un’intesa con il governo sulle modifiche proposte.

Le contestazioni riguardano innanzitutto le risorse. Secondo le Regioni gli stanziamenti previsti non sono sufficienti a fronteggiare una crisi abitativa che negli ultimi anni si è aggravata in molte aree del Paese, soprattutto nelle grandi città e nei territori caratterizzati da forte pressione turistica. Tra le principali criticità anche l’assenza di rifinanziamenti per gli strumenti considerati essenziali per sostenere le famiglie in difficoltà. Un secondo nodo riguarda la governance del piano. Le Regioni contestano i poteri attribuiti al commissario straordinario incaricato di accelerare gli interventi. Secondo gli enti territoriali il rischio è che il nuovo assetto riduca il loro ruolo e quello dei Comuni, concentrando nelle mani della struttura commissariale funzioni che tradizionalmente appartengono alle amministrazioni locali.

Non a caso molte delle osservazioni formulate dalle Regioni coincidono con quelle avanzate nelle scorse settimane dall’Anci, che chiede maggior peso per i Comuni, una revisione dei poteri commissariali e una strategia maggiormente orientata al recupero del patrimonio pubblico inutilizzato e alla rigenerazione urbana nel tentativo di coniugare l’aumento dell’offerta abitativa con gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo. Nella stessa giornata, tra l’altro, si è aperto un nuovo fronte tra governo e autonomie locali sulla classificazione dei Comuni montani. L’Anci ha chiesto di sospendere l’iter del Dpcm temendo l’esclusione di numerosi territori dai benefici previsti, mentre il ministro Roberto Calderoli ha respinto le critiche sostenendo che un rinvio bloccherebbe sia le agevolazioni previste dalla legge sia la ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane.

Il capogruppo del Partito democratico in Commissione Ambiente della Camera, Marco Simiani, ha parlato apertamente di una bocciatura, sottolineando come nessuna Regione abbia espresso parere favorevole. Secondo il parlamentare dem, le richieste avanzate dalle amministrazioni territoriali coincidono con gli emendamenti presentati dal Pd, a partire dall’aumento delle risorse per le politiche abitative e dal rifinanziamento dei fondi per affitti e morosità incolpevole.

Sulla stessa linea Alleanza Verdi e Sinistra e il Movimento 5 Stelle, che hanno interpretato il voto come la dimostrazione delle debolezze del provvedimento. Critiche sono arrivate anche dall’Unione Inquilini. Per la segretaria nazionale Silvia Paoluzzi, che chiede alla Commissione Ambiente della Camera di acquisire il parere espresso dalla Commissione infrastrutture, si tratta di una bocciatura “clamorosa” anche perché “segnala una criticità molto estesa e che coinvolge anche Regioni governate dalle destre”.

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Piano Casa, il parere espresso dalle Regioni è molto diverso dagli annunci trionfalistici del governo

12 June 2026 at 05:33

All’interno della Conferenza delle Regioni opera la Commissione Infrastrutture e Governo del Territorio. Questi è l’organo tecnico-politico deputato a coordinare le politiche regionali sulla pianificazione territoriale, rappresentando le istanze degli enti locali nei tavoli di confronto con il Governo nazionale e l’Unione Europea.

Il 10 giugno la Commissione si è riunita con all’ordine del giorno il parere sul Piano casa. Una Commissione convocata dall’Assessore alle politiche abitative della Liguria, Claudio Scajola, di centrodestra: “per dare il nostro contributo costruttivo ad un provvedimento sentito, ma che necessita significative modifiche e correzioni, come condiviso oggi con tutte le Regioni”. L’assessore alle politiche abitative della Regione Umbria, Fabio Barcaioli, Facebook ha commentato: “la Commissione Infrastrutture della Conferenza Stato-Regioni ha bocciato il Piano Casa del Governo Meloni. Tra le Regioni che hanno espresso parere negativo ci sono l’Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Provincia autonoma di Bolzano e Sardegna. Mentre Lombardia e Abruzzo si sono astenute, altre Regioni guidate dal centrodestra non hanno partecipato al voto”.

Alla base del parere negativo ha scritto l’Assessore Barcaioli, ci sono innanzitutto risorse del tutto insufficienti rispetto all’emergenza abitativa. A questo si aggiunge l’assenza di fondi per il contributo affitti e morosità incolpevole, strumenti fondamentali per sostenere famiglie in difficoltà. Inoltre il provvedimento attribuisce al Commissario straordinario poteri molto ampi, limitando il ruolo di Regioni ed enti locali nelle scelte che riguardano urbanistica e governo del territorio.

Come è del tutto evidente la Commissione Infrastrutture delle Regioni ha espresso un duro giudizio sul Piano casa che è vigente e che ha appena iniziato il suo iter alla Camera dei deputati.

Il parere espresso dalle Regioni è politicamente rilevante perché al contrario degli annunci trionfalistici del governo mette all’indice di fatto parti fondamentali del Piano casa. A seguito del parere espresso dalla Commissione infrastrutture, le Regioni l’11 giugno in sede di Conferenza unificata hanno chiesto formalmente il rinvio dell’espressione del parere e l’apertura di tavoli tecnici con il governo per affrontare le criticità rilevate e apportare modifiche sostanziali al decreto legge.

Le critiche provenienti dalle Regioni raccolgono una parte dei rilievi delle organizzazioni sindacali degli inquilini. Permangono le criticità nel Piano casa, della previsione di ulteriore processo di dismissione del patrimonio abitativo pubblico e il ruolo affidato ai fondi immobiliari internazionali come volano per operazioni di finanziarizzazione immobiliare che guardano più agli interessi della speculazione piuttosto che alle esigenze delle famiglie che vivono nella precarietà abitativa.

In tale contesto come non segnalare che il Piano casa del governo nell’ambito delle risorse del Piano Clima europeo 1,3 miliardi destinati al sostegno delle famiglie vulnerabili, assegnatarie di edilizia residenziale pubblica, sulle quali si è abbattuto il caro energia, ne distoglie il 50%, ovvero 650 milioni di euro, per finanziare in parte il Piano Casa.

La presa di posizione delle Regioni è stata commentata dall’Unione Inquilini che ha chiesto che tale parere sia acquisito dalla Commissione Ambiente della Camera e a questo punto la sospensione o il ritiro del decreto legge, in attesa del confronto tra Regioni e Governo. Intanto i sindacati inquilini, Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini, hanno promosso manifestazioni contro il Piano casa: a Milano il 19 giugno e il 23 giugno a Roma in Piazza Capranica. Ipotizzare 100 mila alloggi in dieci anni a fronte di 40 mila sfratti all’anno, e ad un milione di famiglie in povertà assoluta e in affitto, non potrà che avere un effetto placebo. In compenso ai privati andranno miliardi di euro. Questo si può chiamare piano casa strutturale?

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Intese preliminari sull’autonomia differenziata: il conto alle quattro regioni

8 June 2026 at 09:58

Le intese preliminari tra governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sull’autonomia differenziata sono all’esame del Parlamento. Sollevano importanti questioni generali. Sotto i profili di finanza pubblica sembrano destinate a generare nuove spese.

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