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“Voglio dire addio alla mia bambina”: la mamma di Beatrice potrà partecipare ai funerali della bimba di due anni

“Voglio dire addio alla mia bambina”. Ci sarà anche Emanuela Aiello, la mamma di Beatrice, la bambina di due anni morta lo scorso febbraio a Bordighera (Imperia), ai funerali della piccola. La donna, in carcere con l’accusa di maltrattamenti alla figlia aggravati dalla morte, come anticipa il Secolo XIX, ha chiesto e ottenuto di poter partecipare alle esequie la cui data non è ancora stata fissata.

Per poter organizzare la cerimonia, infatti, la procura di Imperia sta attendendo la relazione definitiva del medico legale che ha voluto eseguire ulteriori accertamenti sul Dna trovato sul corpo della piccola.

Aiello, per poter partecipare, dovrà essere trasferita dal carcere Cotugno Lorusso di Torino dove si trova in isolamento da circa tre mesi. La donna è accusata della morte della piccola insieme al compagno, Emanuel Iannuzzi.

Alle esequie parteciperà anche il padre biologico della piccola a sua volta detenuto per altri reati.

Intanto la zia di Beatrice ha chiesto di ottenere l’affidamento delle due sorelle della vittima, oggi in una struttura protetta: è anche grazie ai loro racconti che è stato possibile ricostruire quanto avvenuto alla piccola che sarebbe stata picchiata quasi quotidianamente nei due mesi precedenti alla morte.

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Treni, nuovi lavori a Firenze a luglio: percorsi cambiati e tempi più lunghi in 9 giorni per chi viaggia tra Nord e Sud

Quasi nove giorni di stop, divisi in due tranche, per rimuovere un ponte e varare quello nuovo. Non sarà una un luglio semplice per il nodo ferroviario di Firenze, a causa dei lavori di sostituzione del cavalcaferroviaria stradale Ponte al Pino. L’opera, realizzata da Rete ferroviaria italiana, rappresenta “un intervento significativo per il rinnovo e il potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura” che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte, spiega l’azienda illustrando il piano di quei giorni che rientra in un più ampio quadro di interventi già illustrati nelle scorse settimane per preparare i passeggeri agli eventuali disagi ai quali andranno incontro a causa dei cantieri, in molti casi legati ai lavori previsti dal Pnrr.

Per quanto riguarda i lavori a Firenze, le attività entrano nella fase più complessa che richiederà due interruzioni della circolazione ferroviaria: dalle 23 del 5 luglio alle 4 del 10 luglio e dalle 23 del 26 luglio alle 11 del 30 luglio. Per garantire la continuità dei collegamenti, una parte dei treni a lunga percorrenza sarà deviata sulla linea Tirrenica, una parte avrà origine o destinazione a Firenze Santa Maria Novella per i collegamenti verso il Nord e a Firenze Campo di Marte per quelli verso il Sud, mentre alcuni collegamenti prevedranno un trasferimento in autobus tra le due stazioni.

Le modifiche di percorso si rendono necessarie per l’interruzione della circolazione sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella. La sospensione avrà effetti su tutta l’offerta di Trenitalia, dai Regionali fino all’Alta Velocità (anche di Italo) e, per tentare di restringere il perimetro dei disagi, sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati. Nel dettaglio, spiega Ferrovie dello Stato, verranno instradati sulla linea Tirrenica due treni ogni ora tra quelli che coprono la tratta Roma-Milano-Torino; saranno inoltre garantiti quattro treni ogni ora da e per Firenze Santa Maria Novella verso il Nord e tre treni ogni ora da e per Firenze Campo di Marte verso il Sud.

I treni deviati sulla Tirrenica registreranno un incremento dei tempi di viaggio fino a circa 2 ore e 30 minuti, mentre per i collegamenti con trasferimento in autobus tra Santa Maria Novella e Campo di Marte l’allungamento sarà di circa un’ora e trenta minuti. Nel momento i cui si acquisterà un biglietto, il sistema di vendita sia di Trenitalia che di Italo indicherà già le modifiche di orario e di percorso così da permettere ai passeggeri di programmare gli spostamenti.

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“Ha fatto cose che non volevo, poi sono arrivati i suoi amici”: la studentessa spagnola violentata a Milano racconta la mezz’ora del terrore

“Ha iniziato a fare cose che non volevo” poi “ho visto arrivare altri suoi amici“. È il racconto della studentessa spagnola di 20 anni, a Milano per uno stage nell’ambito del programma Erasmus, che ha denunciato di essere stata violentata da un gruppo di ragazzi fuori da un locale la notte tra il 22 e il 23 maggio scorso.

Come riporta il Corriere della Sera, la ragazza ha ricostruito davanti agli investigatori la mezz’ora, definita “brutale” dagli inquirenti, vissuta con quei ragazzi.

Tutto comincia alla discoteca The Beach, in zona Ortica. La giovane è lì con un’amica, una connazionale, per la serata “Fu…ing Beach”. A un certo punto perde di vista l’amica, anche se non ricorda l’ora esatta, e si va a “sedere sui divanetti presenti su una pedana in un angolo del locale”.

Lì viene avvicinata da dei ragazzi, due all’inizio. Sono coetanei, ricostruisce il Corriere, e italiani. “Non ricordo chi si è avvicinato per primo ma abbiamo iniziato a parlare”, racconta. Una situazione normalissima per una serata tra giovani. Poco dopo arriva l’invito di uno dei due ad accompagnarlo fuori. Lì, però, per la 20enne inizia l’incubo. Il coetaneo prima la porta lontano dal locale, tra le auto parcheggiate. Dietro di loro c’è l’altro amico che li sta seguendo. Iniziano così le violenze, “cose che non volevo” fare, racconta ancora la studentessa, descrivendo l’arrivo di altri amici dei due ragazzi. “Ricordo che avevo paura – dice ancora – non so se mi hanno spinto o preso per il braccio”. Il branco la strattona e si sposta in un posto ancora più appartato: l’auto di uno degli aggressori. Lì proseguono gli abusi.

Alla fine la ragazza viene buttata fuori dall’auto. Lei arriva all’ingresso del locale e racconta tutto prima al buttafuori, poi all’amica. Da lì la catena per l‘attivazione del codice rosso, la visita in ospedale, alla Mangiagalli, la denuncia in questura, e poi il rientro in Spagna.

Ora gli investigatori, coordinati dalle pm Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, stanno cercando di incrociare dati dei telefoni e immagini per risalire agli aggressori.

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Nessy Guerra: “Mio ex marito arrestato? Ora ho paura di ritorsioni, non posso ancora lasciare l’Egitto”

Dopo l’arresto dell’ex marito, Nessy Guerra, la cittadina italiana che da mesi si trova bloccata nel Paese insieme alla figlia di tre anni, accusata di adulterio e condannata a sei mesi di detenzione con divieto di espatrio, non si sente ancora al sicuro.

L’uomo è stato arrestato dalle autorità egiziane dopo una serie di denunce e segnalazioni che lo riguardavano, comprese quelle presentate da rappresentanti della rete diplomatica italiana, ma per Guerra, dice in una lunga intervista al Corriere della Sera, “non è cambiato quasi nulla”. “Lui è stato arrestato – spiega – io sono ancora qui. Non posso uscire di casa, non posso prendere un aereo, non posso tornare a Sanremo”.

La donna, infatti, vive in un posto sicuro a Hurghada con la figlia, ma “non è vita”, dice ancora. Alla piccola, che ha tre anni, racconta spesso dell’Italia ma, spiega, ha “paura di prometterle qualcosa che non dipende da me”.

Per l’italiana l’auspicio è che l’arresto del marito sia una “leva” per la giustizia egiziana. “Non cancella la condanna per adulterio né il blocco dell’espatrio di mia figlia, però dimostra che non siamo davanti soltanto a una lite familiare“, ribadisce, sottolineando poi di avere quasi più paura di lui che di una condanna in cassazione. “Finora non sono stata ascoltata – racconta ancora – La sentenza d’appello sembra la copia di quella di primo grado. Non è stato considerato che sono vittima di violenza, che lui è stato condannato in Italia, che il testimone indicato come mio presunto amante ha ritrattato. Invece sono stati ritenuti credibili tre testimoni portati da lui”.

Ora Guerra teme “ritorsioni” e anche di “essere arrestata” e che la figlia “continui a crescere senza una vita normale”. L’appello è anche all’Italia per fare un “atto politico”, vale a dire “un rimpatrio per motivi di sicurezza” e “protezione per me e per mia figlia”.

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Camionista fa inversione al casello di Bologna e imbocca l’autostrada A1 contromano: la manovra pericolosa ripresa dalle telecamere

Manovra pericolosa per un camionista, un autotrasportatore ungherese di 44 anni, al casello di Bologna Casalecchio. L’uomo ha imboccato contromano l’autostrada A1 dopo aver effettuato un’inversione di marcia al casello. L’episodio è avvenuto nella prima mattina di venerdì 5 giugno e si è concluso con la denuncia del conducente da parte della Polizia di Stato.

Il camionista guidava una bisarca carica di autovetture quando, anziché uscire regolarmente dal casello, ha invertito il senso di marcia percorrendo contromano lo svincolo di immissione. Una manovra ad alto rischio soprattutto per gli altri automobilisti che però, fortunatamente, non ha provocato incidenti. A immortalare la scena in tempo reale sono state le telecamere del Centro Operativo della Polizia Stradale. Così le pattuglie della Sottosezione di Bologna Sud della Polstrada sono subito intervenute fermando il veicolo e contestando al conducente la violazione dell’articolo 176, comma 20, del Codice della Strada. Per il camionista sono scattati la revoca della patente e il fermo amministrativo del mezzo per tre mesi.

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Sciopero dei treni l’11 giugno: i confederali sospendono la protesta ma i sindacati di base vanno avanti

I sindacati confederali hanno fatto dietro front sullo sciopero di 8 ore indetto per l’11 giugno. Le sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti, Orsa trasporti e Fast hanno deciso la marcia indietro dopo un tavolo di confronto il 9 giugno con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Lo stop di 23 ore, in protesta contro il frazionamento in tre lotti della gara per i servizi Intercity, è stato però confermato dai sindacati di base. I lavoratori aderenti a Cub Trasporti e Sgb sciopereranno dalle 3 di notte dell’11 giugno alle 2 di notte del 12 giugno, nel settore ferroviario e trasporto merci su rotaia, “a sostegno della piattaforma per un Ccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri”, affermano le due sigle. I sindacati di base si schierano contro “il buco nero delle gare e dello spacchettamento in ferrovia e contro il sistema azienda/firmatari che sta demolendo Mercitalia”, si legge in una nota di Cub Trasporti e Sgb.

“Il risultato di oggi è un risultato di impegno ministeriale che ci consente di sospendere, non revocare lo sciopero – fa sapere il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, dopo l’incontro al Mit -. La distinzione non è solo tecnica ma anche di valore perché dice che è un percorso che va accompagnato, bisogna seguire il percorso per poi valutare alla fine che cosa accadrà”. Dello stesso parere il segretario generale della Uiltrasporti, Marco Verzari, secondo cui si tratta di “un’apertura di credito” verso il governo che ha dialogato con le sigle sindacali. Per il segretario la priorità è garantire tutele per i lavoratori e le lavoratrici interessati a questo servizio Intercity. A questo si aggiunge “la questione di una clausola sociale che sia esigibile e c’è una questione che apriremo al ministero del lavoro che riguarda il Ccnl”.

Anche Rixi si è detto soddisfatto: “Abbiamo aperto una interlocuzione anche con la Commissione europea per arrivare a rendere possibile il lotto unico, che oggi non è possibile inserire a gara a causa del decreto Pnrr, che prevedeva solo il termine lotti al plurale”, ha spiegato il viceministro. “Noi ci siamo mossi dentro quello che sono i regolamenti e le maglie che ci hanno impedito ad oggi di intraprendere una gara unitaria – ha concluso -. Nel frattempo andrà avanti il tavolo di lavoro e le interlocuzioni con la Commissione europea e con l’Art”. L’obiettivo, ha detto Rixi, “è importante per tutti, non solo per le parti sociali, ma anche per garantire un servizio universale a livello di paese. I sindacati ci hanno chiesto anche conforto sull’intenzione di continuare a investire sulla rete, sia in termini passeggeri che di merci. Abbiamo detto che siamo disponibili anche a interloquire col ministero del lavoro per capire quali tutele, in fase di gara, saranno disponibili per i lavoratori” .

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Dassilva assolto per l’omicidio di Pierina Paganelli. La moglie: “È stata fatta giustizia” – Video

Louis Dassilva assolto e immediatamente liberato dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte di assise di Rimini: per i giudici, non è lui l’assassino di Pierina Paganelli, anziana vicina di casa dell’unico imputato, uccisa il 3 ottobre del 2023. Dassilva rischiava la condanna all’ergastolo, chiesta dal pm Daniele Paci, ed era in carcere da luglio 2024. “Penso che sia veramente una giornata molto importante per lui. Non solo perché riacquista la libertà, ma perché finalmente una corte accoglie quello che lui ci ha sempre detto”, ha dichiarato l’avvocato Riario Fabbri, legale di Louis Dassilva. La moglie del senegalese, Valeria Bartolucci si è detta “felice perché è stata fatta un po’ di giustizia”.

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Beatrice Venezi impugna la risoluzione del contratto con La Fenice: “Provvedimento nullo e discriminatorio”

Contesta la decisione resa pubblica nelle scorse settimane e ribadisce la volontà di proseguire regolarmente l’attività professionale prevista dal contratto sottoscritto tra le parti. La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice, dove era stata nominata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, con incarico di quattro anni a partire dal 1° ottobre 2026. Secondo quanto si legge nella lettera inviata dagli avvocati della musicista alla Fondazione lirico-sinfonica veneziana, di cui l’Adnkronos ha preso visione, Venezi sarebbe venuta a conoscenza attraverso gli organi di stampa della comunicazione rilasciata il 26 aprile scorso di Colabianchi, che annunciava l’interruzione del rapporto di lavoro “per presunte e apodittiche ‘dichiarazioni’, in alcun modo precisate, rese dal maestro Beatrice Venezi ad una non meglio individuata e precisata ‘stampa internazionale’ e che in ragione di tali presunte ed imprecisate dichiarazioni sarebbe stata lesa l’immagine della Fondazione”. Nella lettera si puntualizza inoltre che il rapporto di lavoro è stato “costituito con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, decorrente dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030”.

A fare scattare il provvedimento di licenziamento, era stata l’intervista rilasciata il 23 aprile scorso al giornale argentino La Nación, in cui Venezi ha accusato l’orchestra di nepotismo: “Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”, le sue parole. Per il sovrintendente, “tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’orchestra”. La Fondazione, conclude, “ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.

Nella comunicazione, i legali di Venezi contestano la legittimità del provvedimento, definendolo “nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. La direttrice sostiene, inoltre, che le dichiarazioni contestate non siano state specificate e che le motivazioni addotte dalla Fondazione risultino generiche. La musicista manifesta la propria disponibilità a rispettare gli impegni contrattuali assunti, confermando l’intenzione di mettere a disposizione della Fondazione le proprie competenze artistiche e professionali e di svolgere tutte le attività preparatorie, organizzative e produttive necessarie all’esecuzione dell’incarico. Nella lettera, Venezi scrive, infatti, che da parte sua “conferma che – in ossequio all’impegno contrattuale assunto – intende continuare a mettere a disposizione della stessa Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche professionali e compiere tutte le attività professionali, organizzative e produttive preliminari ed essenziali al rapporto lavorativo siglato tra le parti, nonostante le numerose attività ostative ad oggi poste in essere dalla dirigenza apicale al fine di limitare ed impedire l’esecuzione delle stesse prestazioni lavorative”. I legali concludono riservandosi l’adozione dei ”provvedimenti ritenuti più opportuni e prudenziali a tutela dei diritti e degli interessi della propria assistita”.

Secondo quanto risulta all’Adnkronos, la lettera è stata trasmessa dai legali di Venezi alla Fondazione Teatro La Fenice tramite posta elettronica certificata nella tarda serata di martedì 9 giugno. La direttrice d’orchestra è assistita dallo Studio Legale Andretta di Napoli, specializzato in diritto del lavoro. La comunicazione è firmata oltre che da Venezi anche dall’avvocata Maria Cristina Lanero e dall’avvocato Francesco Andretta. La lettera sarà oggi all’attenzione della Fondazione, nel giorno in cui, alle ore 11.30, il sovrintendente e direttore artistico Nicola Colabianchi presenterà la nuova stagione 2026/2027 del Gran Teatro La Fenice.

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Louis Dassilva assolto e liberato: per la Corte di Assise di Rimini non ha ucciso Pierina Paganelli. Era l’unico imputato

Rischiava la condanna all’ergastolo, ma dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte di assise di Rimini, Louis Dassilva è stato assolto per l’omicidio di Pierina Paganelli e immediatamente liberato. La donna era l’anziana vicina di casa dell’unico imputato, assassinio avvenuto a Rimini il 3 ottobre del 2023.

Dassilva rischiava la condanna all’ergastolo, chiesta dal pm Daniele Paci, ed era in carcere da luglio 2024. Era arrivato in aula poco prima della lettura del dispositivo, accolta da un boato dei tanti amici e conoscenti, anche connazionali senegalesi, oltre che dalla moglie Valeria Bartolucci, ed è uscito dall’aula scortato dalla Penitenziaria. Tutto era iniziato quando il corpo di Pierina venne rinvenuto dalla nuora Manuela Bianchi, la mattina del 4 ottobre 2023, nel garage di via del Ciclamino: nell’immediatezza la polizia pensò ad un femminicidio. L’ex marito, però, un albergatore riminese, era in Germania da mesi e la pista venne subito abbandonata. La scena del crimine si presentava con il corpo adagiato su un giocattolo, i capelli bagnati e tirati indietro, la gonna sollevata e la biancheria tagliata. Pierina, fervente testimone di Geova, non sembrava una vittima a caso.

Le indagini coordinate dal pm Paci, lo stesso che 30 anni fa fermò la banda della Uno bianca, si concentrarono subito sui vicini di casa di Pierina. A pochi metri vivono Louis e la moglie Valeria Bartolucci, il figlio Giuliano Saponi e la nuora Manuela con la figlia 16enne. Frequentava la casa, Loris Bianchi fratello di Manuela che con Pierina non aveva mai avuto un buon rapporto. Un passo avanti l’indagine lo aveva compiuto quando la telecamera di un garage captò le urla di Pierina mentre veniva uccisa, fissando l’orario certo della morte alle 22.13. Per la Procura Dassilva per quell’ora non ha un alibi. L’intercettazione del 4 ottobre, nella sala d’attesa della Questura, rivelò la relazione con Manuela. In quella che il gip Vinicio Cantarini definirà la “presunta confessione”, Dassilva, incalzato dalla Bianchi, rispose dopo un lungo silenzio “non cambia niente tra di noi”. Emersero allora i particolari dell’amore extraconiugale, le foto al mare, le scritte sui muri e i messaggi in codice. Diventarono di dominio pubblico gli incontri in garage dove Pierina era stata uccisa. In un’escalation, la moglie e l’altra donna si accapigliarono in diretta tv pochi giorni prima dell’arresto, 16 luglio 2024, confermato da tre sentenze di Riesame e due di Cassazione sulla custodia cautelare.

Il processo si è aperto il 15 settembre 2026 con Dassilva detenuto. La Corte d’Assise, in nove mesi, ha acquisito migliaia di atti tra cui intercettazioni su riti voodoo che l’imputato chiese allo stregone senegalese contro i poliziotti e il pm. Migliaia di pagine anche le perizie tecniche tra cui l’esame del Dna eseguito dal professor Emiliano Giardina che non troverà nulla di riconducibile a Dassilva e la Cam3, la telecamera delle farmacia di via del Ciclamino. Per la Procura ha ripreso l’assassino dopo il delitto. Per il perito del Tribunale invece l’uomo è in un altro condomino. È stata dunque principalmente la confessione della nuora Manuela ad inchiodare il senegalese. Interrogata per tre giorni, indagata per favoreggiamento, alla fine ha confessato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima di scoprire il corpo di Pierina. Manuela ha detto che fu Louis a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia. Sulla credibilità della nuora, su cui la Procura ha presentato ampi riscontri, si è giocato gran parte del processo e nonostante le parti non si siano mai opposte, un confronto diretto tra Louis e Manuela non è mai stato fatto. In Assise Dassilva, lungamente interrogato, ha ribadito la sua innocenza e rinnegato l’amore per Manuela, ammettendo due ulteriori relazioni oltre alla compagna in Senegal con cui ha due figli. “Valeria mi ha sempre perdonato lo avrebbe fatto anche stavolta”. Valeria ha atteso fino all’ultimo, gioendo per l’assoluzione, insieme ai suoi avvocati.

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