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L’esordio di Vannacci a Otto e mezzo: “Lega sovranista a giorni alterni, io no”. Gaffe sul dizionario “Zingaretti” e scintille con Gruber sui diritti Lgbt

Ma quante giravolte avrei fatto? Sono sempre stato coerente con i principi e i valori con i quali mi sono messo in gioco. Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni, non fa per me“. Così a Otto e mezzo (La7) Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con la Lega e fondatore di Futuro Nazionale, risponde alla conduttrice Lilli Gruber con cui nel corso del confronto ha diversi e accesi botta e risposta.
Sferzanti le critiche di Vannacci alla Lega: “Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega. Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità Lgbtq alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci, rimasto coerentissimo coi propri principi, valori e ideali”.
Insorge la giornalista del Sole 24 Ore, Lina Palmerini: “Ma sulle armi in Ucraina lei lo sapeva, no?”.
Vannacci smentisce: “No, io non lo sapevo, tanto è vero che abbiamo discusso sul decreto armi in Italia fino all’ultimo giorno”.

Gruber rincara: “Quindi, lei mette alla porta i rappresentanti della comunità Lgbtq?”.
“No – risponde il leader di Futuro Nazionale – ma non li invito alle mie riunioni di partito, né mi metto a discutere su determinati paletti, per me estremamente chiari, su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Da parte della Lega c’è stata una deriva nel legittimare la categoria degli Lgbtq“.
“E questo è un male?”, incalza Gruber.
“Secondo me, sì – ribadisce Vannacci – non fa parte dei miei principi, e io continuo a promuovere la famiglia naturale, senza se e senza ma”.
La conduttrice ricorda che oggi quel concetto di famiglia naturale è obsoleto e superato, ma Vannacci è irremovibile: “Questo lo dice lei, a casa mia quel concetto esiste. E io continuo a promuovere la famiglia naturale”.

Il vis-à-vis si sposta poi sui gay. Gruber osserva: “Lei ha detto che gli omosessuali non sono normali. Poi ha specificato che si riferiva al fatto che fossero una minoranza”.
“No, mi riferivo al significato della parola ‘normalita’, che è quello comunemente accettato”, risponde Vannacci, che incespica in una gaffe citando il dizionario “Zingaretti” anziché il Zingarelli.
“Lei sembra un po’ ossessionato dagli omosessuali e dagli lgbtq”, osserva Gruber.
“Forse lo è lei – ribatte Vannacci – e lo vuole dimostrare pure stasera, visto che ha riportato questo argomento in una discussione di politica”.
“Sì, sono una minoranza – rilancia la conduttrice – ma va tutelata”.
“Va rispettata – obietta il politico – Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba poi dare luogo a dei diritti”.
“E se scoprissimo che lei magari è gay?”, chiede Gruber.
“Non accamperei nessun diritto”, risponde Vannacci.

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“Tutto andrà bene”, “La Lega è una”: leghisti tra fuggi fuggi e ottimismo ostentato dopo il vertice sull’effetto Vannacci

Tre ore di riunione negli uffici dei gruppi parlamentari. Il ‘federale’ della lega termina senza né colpi di scena né novità di nessun tipo. Al termine della riunione il primo a lasciare il palazzo è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che si allontana a passo svelto dai giornalisti. Luca Zaia riesce persino a rispondere “io non ho idee” alla domanda quale fosse la sua idea di idea di rilancio della Lega. Sorride e si prende gioco dei cronisti. “Non ci sono state nomine” afferma e per altre domande la risposta è “non ho altro da dichiarare” manco fosse ad un controllo frontaliero.

Roberto Vannacci, con il suo nuovo partito che sta intercettando parlamentari, in particolare, leghisti nei commenti davanti alle telecamere non è visto come un problema. “Preocccupato perché?” Domanda Armando Siri che assicura “arriveranno altri più motivati che trovano nelle idee e nei progetti qualcosa di più importante di un seggio. Vedrete tutto andrà bene”. E nessuno propone o parla di un congresso.

Si minimizza anche rispetto all’inchiesta intorno al progetto del Ponte sullo Stretto. “Fiducia nella magistratura” afferma Luca Zaia e “l’opera va avanti” è il commento di Siri.

Stando alle dichiarazioni il progetto di ‘due Leghe’ è già archiviato. “La lega è una come ha detto anche Luca Zaia” afferma l’europarlamnetare della Lega Susanna Ceccardi. “Noi facciamo la Lega, siamo da sempre la Lega, siamo il partito dei territori e cercheremo di valorizzare ancora di più questa nostra peculiarità” afferma l’europarlamentare Silvia Sardone.

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La mano della Lega nella mozione della maggioranza: scompare la difesa dell’integrità territoriale ucraina

Nessun riferimento alla difesa dell’integrità territoriale ucraina. Ormai è superata dai fatti. E se l’Ucraina procederà con l’ingresso nell’Unione Europea il Parlamento dovrà essere informato sulle sue conseguenze economiche. È quanto ha richiesto la Lega nella risoluzione di maggioranza che sarà votata domani dopo in aula alla Camera e al Senato dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del consiglio Europeo della prossima settimana.

Sull’Ucraina il passaggio più delicato della risoluzione. Il testo prevede che si debbano coinvolgere gli Stati Uniti, la NATO e il G7 per arrivare alla pace in Ucraina superando quindi il modello E3 (Germania, Francia, Regno Unito) che vede esclusa l’Italia e chiedendo quindi l’intervento del presidente americano Donald Trump. Nel testo della risoluzione rimarrà il riferimento alla “pace giusta e duratura” ma, su richiesta della Lega, è stato tolto il riferimento alla “integrità territoriale di Kiev”. Il partito di Salvini, infatti, ritiene che ormai questa condizione sia superata dai fatti e se si arrivasse a congelare il fronte o a cedere il Donbass alla Russia comunque non sarebbe rispettato il principio dell’integrità territoriale di Kiev.

Il Carroccio inoltre ha chiesto di modificare anche un’altra parte della risoluzione che riguarda Kiev: quella dell’ingresso dell’Unione Europea. Se già il testo originale manteneva cautela perché il processo si dovrebbe basare “sul merito individuale e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati e che rimane una priorità geopolitica e strategica complessiva per l’Italia”, la Lega ha chiesto che il Parlamento venga informato sugli effetti economici dell’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e sugli aiuti finanziari nazionali per Bruxelles. La Lega ha più volte detto di “no” all’entrata dell’Ucraina nell’Unione.

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