Reading view

“Bisogna tassare i ricchi, basta essere subalterni alla destra”: da Milano l’appello di Sinistra italiana con Podemos e la France Inosumise

Mentre nel campo progressista si torna a litigare sulla necessità o meno di una patrimoniale, Sinistra Italiana a Milano ha riunito una ventina di europarlamentari della European Left Alliance (Ela) per rilanciare la necessità di una tassa per i più ricchi. Sul palco della Santeria Toscana, zona Sud della città, sono intervenuti il segretario Nicola Fratoianni e l’eurodeputata Avs Ilaria Salis, ma anche l’europarlamentare spagnola di Podemos Irene Montero e la collega de la France Insoumise Manon Aubry. Sul palco del locale milanese campeggiava la scritta “Tax the rich”, proprio di fronte alla sede de “il Pane quotidiano”, l’associazione laica che ogni giorno distribuisce cibo a chi ne ha bisogno.

In Italia, ha esordito Fratoianni, “il 10% della popolazione detiene il 60% della ricchezza. Bisogna intervenire perché è inaccettabile che mentre la ricchezza complessiva cresce, aumenta anno dopo anno la povertà assoluta”. L’obiettivo, sostenuto dai partecipanti europei all’evento di Milano, è quello di recuperare risorse dalla fascia di popolazione più ricca.

Mikhail Maslennikov, membro di Oxfam, ha spiegato la loro proposta di introdurre una tassa sui grandi patrimoni che coinvolgerebbe lo 0,5% dei cittadini con un gettito stimato tra i 13 e i 16 miliardi di euro. Il leader di Avs ha affermato dal palco che con gli alleati di Ela verranno studiati gli strumenti migliori per portare avanti la proposta, avendo in mente diverse soluzioni. “Dalla tassa sui grandi patrimoni fino alla riforma, nel caso italiano, del sistema del prelievo sull’Irpef che è ormai anti-progressivo e in violazione della Costituzione – ha detto -. Si tratta di una proposta ragionevole, di buon senso e riformista”. Tra le idee però c’è anche quella di una tassa di successione che, ha continuato Fratoianni, “non esiste in Italia, con percentuali ridicole del 3-4% e con esenzioni di 1 milione di euro per ogni figlio: storture che vanno corrette”.

Proprio nell’ottica di un’alleanza internazionale, all’evento milanese hanno partecipato anche i membri dei principali partiti della sinistra europea. Sono i loro gli interventi più duri, in particolare quelli della europarlamentare spagnola di Podemos, Irene Montero, e dell’europarlamentare di La France Insoumise, Manon Aubrey. “La ricchezza non è onesta. La ricchezza è un grande furto – ha detto Montero -. Ci obbligano a guardare coloro che ci derubano. Non c’è proposta più giusta che possiamo fare per la nostra società che dire chiaramente ai ricchi di restituire ciò che è stato rubato”. Della stessa opinione anche la francese che dal palco ha parlato della necessità storica di “bandire i miliardari” per “salvare la democrazia”.

Dal palco non sono mancati i riferimenti alle divisioni con il campo largo. “Ogni volta che osiamo avanzare questa proposta – ha commentato Fratoianni – ricomincia la solita litania e ci accusano di essere radicali. Ai colleghi dell’ala progressista dico: la sinistra in questi anni ha subito una pesante subalternità culturale nei confronti della destra, soprattutto sul tema del fisco. È ora di dire basta”. Al leader di Sinistra Italiana ha fatto eco la deputata Elisabetta Piccolotti: “Siamo convinti che il tempo ci darà ragione e anche che i nostri alleati, che ora sono perplessi, nel tempo si convinceranno”. Poi un riferimento al governo: “La destra fa campagna brutale contro di noi dicendo che vogliamo tassare il ceto medio. Al contrario vogliamo dare sollievo ai lavoratori che pagano molte più tasse dei milionari. A Giorgia Meloni diciamo: scegliete voi la soglia da cui tassare, perché non ne esiste una incapace di ridistribuire ricchezze”.

Mentre dal palco di Milano si parlava di patrimoniale, quasi in parallelo, è arrivato un parziale stop da parte della segretaria del Pd, Elly Schlein:Non è tra le cose già condivise nel programma dell’alleanza progressista”, ha spiegato parlando al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo, sottolineando però che “ne discuteremo” anche se “non è tra le cose condivise”. Proprio Schlein, intervistata sul Nove da Accordi&Disaccordi, solo il primo giugno aveva detto: “Tassare i super-ricchi non dev’essere un tabù”. Una frase che ha provocato le polemiche dentro lo stesso campo progressista.

Secondo Fratoianni, “i cittadini in larga maggioranza sono già favorevoli”. Dopo le parole di Schlein, a Piazza Pulita su La7 era intervenuto leader di Italia Viva, Matteo Renzi, a paventare il rischio della fuga dei capitali: “La patrimoniale funziona come slogan ma nella realtà dei fatti spinge i ricchi ad andare via: bisogna piuttosto diminuire le tasse ai poveri”. Sulla questione è intervenuta anche l’eurodeputata Ilaria Salis, presente a Milano: “Occorre impedire che i ricchi possano trasferire la loro residenza fiscale. Si può fare una legge europea e muoversi con gli altri Paesi”.

L'articolo “Bisogna tassare i ricchi, basta essere subalterni alla destra”: da Milano l’appello di Sinistra italiana con Podemos e la France Inosumise proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“In 17 contro Gianluca Ibarra Silvera, colpito 30 volte”, il pm di Milano contesta la premeditazione per l’omicidio della stazione Certosa

Un’azione “unitaria e coordinata”, con il gruppo che si dispone lungo le banchine per controllare le vie di fuga, poi l’inseguimento sui binari e infine l’accerchiamento della vittima già a terra. È questa la ricostruzione dell’accusa sull’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso nella notte tra il 26 e il 27 maggio alla stazione di Milano Certosa. Secondo il capo d’imputazione, sarebbero almeno 17 i giovani coinvolti nell’aggressione, oltre a nove persone ancora da identificare. Per due di loro è stato emesso un decreto di fermo: uno, il 19enne originario del Perù Jefferson Smit Echevarra Verano, sarà interrogato domani dalla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla; l’altro risulta invece irreperibile e sarebbe al momento latitante.

Il giovane è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori. Il pm Elio Ramondini ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi e il pericolo di fuga. Tutto, secondo gli investigatori, prende avvio da un primo diverbio avvenuto intorno alle 21.50 nel sottopasso e nelle aree esterne della stazione. Da quel momento il gruppo, che si sarebbe autodefinito appartenente ai “Latin King”, si sarebbe organizzato in modo compatto.

La dinamica dell’aggressione

Gli aggressori si sarebbero disposti lungo la banchina del binario 1, controllando le possibili vie di fuga della vittima, del fratello e di un amico. Poi avrebbero attraversato i binari per raggiungere il binario 5, dove si trovavano i tre giovani. A quel punto sarebbe iniziata una prima fase di intimidazione: sguardi minacciosi, bottiglie di vetro strisciate a terra e gesti che, secondo la ricostruzione, avrebbero avuto lo scopo di incutere paura. Subito dopo, la situazione sarebbe degenerata.

I tre giovani avrebbero tentato la fuga correndo lungo la banchina in direzione Villapizzone e poi sui binari, inseguiti dal gruppo che avrebbe lanciato contro di loro sassi e bottiglie. La corsa di Gianluca Ibarra Silvera si sarebbe interrotta quando il 22enne è caduto a terra. È in quel momento che, secondo la Procura, si sarebbe consumata la fase più violenta: il giovane sarebbe stato accerchiato da più persone mentre si trovava prima in posizione prona e poi supina.

A quel punto sarebbero partiti i colpi: fendenti sferrati con coltelli e cocci di bottiglia, insieme a colpi inferti con pietre. L’aggressione sarebbe durata pochi minuti ma con estrema violenza, con circa trenta colpi al tronco, alla schiena e agli arti. Dopo l’assalto, il corpo sarebbe stato trascinato per alcuni metri e abbandonato in una stretta intercapedine tra i binari e la recinzione della stazione, dove è stato trovato poco dopo le 22.15. I soccorsi si sono rivelati inutili: il decesso è stato dichiarato in ospedale alle 23.30.

Decisiva, per la ricostruzione, la testimonianza del fratello della vittima, che avrebbe assistito nascosto a poca distanza, oltre alle immagini delle telecamere di videosorveglianza e alla geolocalizzazione dei telefoni cellulari degli indagati. Secondo gli inquirenti, il gruppo si sarebbe mosso in modo preordinato, trasformando un diverbio in un’azione di branco culminata nell’accerchiamento e nell’uccisione del 22enne. Ora la parola passa alla gip, che dovrà decidere sulla convalida del fermo per il 19enne e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere, mentre proseguono le ricerche del secondo destinatario del provvedimento e degli altri complici non ancora identificati.

L'articolo “In 17 contro Gianluca Ibarra Silvera, colpito 30 volte”, il pm di Milano contesta la premeditazione per l’omicidio della stazione Certosa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Chiude lo Spirit de Milan, il locale della musica nel cuore della Bovisa costretto a lasciare gli spazi: “Fatto tutto il possibile per trovare una soluzione”

Addio (o almeno arrivederci) allo Spirit de Milan. Il locale milanese, nel cuore del quartiere Bovisa, dopo oltre 10 anni di attività dovrà chiudere i battenti. La chiusura è dovuta alla scadenza del contratto di affitto degli spazi e alla mancata concessione di una proroga da parte della proprietà, come si legge in una nota diffusa sui social dal locale.

Lo Spirit era ospitato dal 2015 all’interno dell’ex stabilimento Cristallerie Livellara, proponendosi come uno dei più significativi esempi di recupero di archeologica industriale di Milano. Spettacoli, concerti, serate danzanti, ma anche un semplice luogo di incontro: lo Spirit nel tempo si è affermato come un punto di riferimento nel panorama culturale milanese con serate le più disparate, dal jazz ai balli nazionali, passando per “incontri ed eventi dedicati alla musica dal vivo e alle tradizioni popolari”.

Come spiegato nel post “nonostante le numerose interlocuzioni e le soluzioni prospettate per preservare l’attività, la proprietà ha evidenziato una mancanza di volontà nell’individuare un percorso condiviso che consenta di proseguire il progetto, anche solo in una fase transitoria”. Secondo il fondatore, Luca Locatelli, è stato fatto “tutto il possibile per trovare una soluzione condivisa vantaggiosa per tutte le parti coinvolte, portato un progetto convincente e al contempo in questi anni riqualificato uno spazio che a oggi sembra destinato a scomparire sotto le macerie”.

Nel comunicato vengono ripercorse anche le tappe della vicenda, sottolineando che la responsabilità è della proprietà degli spazi. “Nel giugno 2017 viene firmato un contratto di affitto di 6 anni + 6 anni. Nel dicembre 2020, in pieno secondo lockdown, viene notificata un’ingiunzione di sfratto per procura, e viene manifestata l’intenzione di vendere l’immobile occupato da Spirit de Milan a una società terza”, si legge ancora. A questo punto il locale fa valere le proprie ragioni “e il giudice non convalida lo sfratto”. Quindi “la proprietà comunica in seguito di non voler rinnovare il contratto per gli ulteriori 6 anni previsti”, si legge ancora, “adducendo un intervento di integrale ristrutturazione dell’area locata”. La questione arriva davanti a un giudice e viene conciliata.

Nel frattempo , “per favorire la continuità del progetto e per agevolare la vendita dell’immobile, Spirit de Milan presenta un primo interlocutore interessato all’acquisto, una solida società attiva a livello nazionale che ha l’intenzione di mantenere lo Spirit de Milan come attività prevalente. Dopo mesi di colloqui, la proprietà non prosegue le trattative”.

Anche più recentemente, si legge ancora, lo Spirit trova “un secondo acquirente, altrettanto solido e fortemente determinato, che dopo parecchi mesi di trattative, ad aprile presenta un preliminare di acquisto concordato, a cui però la proprietà smette di rispondere”. Fino a oggi, quando emerge che la proprietà “ha già una trattativa in fase avanzata con un altro soggetto terzo”.

Insomma per il locale milanese è la fine della sua esistenza. Almeno nella forma attuale, nel cuore del quartiere Bovisa. “Speriamo di potervi dare presto notizie su come e dove potremo proseguire questa avventura”, conclude il fondatore.

L'articolo Chiude lo Spirit de Milan, il locale della musica nel cuore della Bovisa costretto a lasciare gli spazi: “Fatto tutto il possibile per trovare una soluzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Omicidio di Milano Certosa, ricercato un 20enne italiano. Tra gli indagati trapper Reyomar

C’è un secondo ragazzo ricercato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accoltellato a morte nella notte tra il 26 e il 27 maggio davanti alla stazione di Milano Certosa. Dopo il fermo di un 19enne eseguito nelle scorse ore, la Procura ha emesso un provvedimento anche nei confronti di un altro giovane, un ventenne italiano con famiglia di origini peruviane che avrebbe lasciato l’Italia e si troverebbe ora all’estero, forse in Spagna. Gli uomini della Squadra Mobile gli stanno dando la caccia mentre l’inchiesta cerca di ricostruire cosa sia accaduto quella notte nella periferia nord di Milano e, soprattutto, perché un ragazzo di 22 anni sia stato ucciso con una violenza che ha colpito gli stessi investigatori.

Il trapper indagato

C’è anche un giovare trapper, che è stato riconosciuto da alcuni testimoni che si trovavano alla stazione Milano Certosa, tra gli indagati. Si tratta di Oma Jair Rey Cordova, 20 anni, popolare sui social come Reyomar su Tiktok e Yo-Rey su Instagram oppure come Reystreetbandana con oltre 10 mila follower. Il ragazzo, raccontano i video delle telecamere, è stato ripreso oltre che notato da persone che hanno assistito in parte all’aggressione.

Oscuro il movente

Il delitto resta infatti avvolto da molti interrogativi. Uno dei principali riguarda il movente. Secondo quanto emerge dagli accertamenti, prima dell’aggressione ci sarebbe stato un confronto tra due gruppi di giovani. Durante il diverbio alcuni degli aggressori si sarebbero presentati come appartenenti ai Latin Kings, una delle più note pandillas latinoamericane. È da qui che parte il lavoro degli investigatori. Bisogna capire se si sia trattato di una semplice rivendicazione o se dietro l’agguato vi sia davvero un collegamento con il mondo delle bande giovanili. Gli approfondimenti sono in corso e al momento non ci sono conferme sull’effettiva appartenenza degli indagati all’organizzazione.

L’interrogatorio

Sarà interrogato domenica dalla giudice per le indagini preliminari, Sara Cipolla, Jefferson Smit Echevarra Verano, fermato venerdì. Il ragazzo è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori, in tutto 17. Il pm Elio Ramondini ha chiesto la convalida del fermo e la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del giovane. L’altro presunto accoltellatore per cui è stato disposto il fermo è appunto latitante. Il pubblico ministero ha disposto l‘autopsia che si terrà mercoledì prossimo. Nel pomeriggio i genitori della vittima dovrebbero recarsi in Questura per la notifica dell’avviso di fissazione dell’esame autoptico e il riconoscimento.

Le piste

Tra le piste investigative compare anche quella di un possibile rito di iniziazione. Si tratta, precisano fonti vicine all’inchiesta, soltanto di una delle ipotesi al vaglio e ancora tutta da verificare. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l’aggressione possa essere maturata nell’ambito di dinamiche interne alle pandillas o se abbia invece origini differenti. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Marcello Viola e seguita dal pm Elio Ramondini e dall’aggiunta Bruna Albertini, ha già portato all’iscrizione di otto giovani residenti tra Milano e l’hinterland. Nei giorni scorsi la Squadra Mobile ha effettuato perquisizioni e sequestri, analizzando immagini delle telecamere, telefoni e altri elementi raccolti durante le indagini.

L’omicidio

Gianluca Ibarra Silvera, nato a Milano da una famiglia originaria dell’Ecuador, era stato colpito da numerosi fendenti. Soccorso in condizioni disperate, era morto poche ore più tardi in ospedale. La stazione di Certosa non è un luogo qualsiasi per chi segue il fenomeno delle pandillas milanesi. Da tempo rappresenta uno dei punti di ritrovo di gruppi giovanili latinoamericani e di compagnie di ragazzi che frequentano la zona. Negli ultimi mesi erano ricomparse anche alcune scritte con la sigla “LK”, acronimo dei Latin Kings, accanto a riferimenti alla MS-13. Finora, però, non si erano registrati episodi di sangue paragonabili a quello costato la vita al ventiduenne. Ora l’attenzione degli investigatori è concentrata sul secondo giovane ricercato. La sua individuazione potrebbe aiutare a chiarire i ruoli dei partecipanti all’aggressione e a dare una risposta alla domanda che resta ancora senza soluzione: cosa ha scatenato l’assalto mortale al 22enne.

L'articolo Omicidio di Milano Certosa, ricercato un 20enne italiano. Tra gli indagati trapper Reyomar proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Trattava gli operai da schiavi, come nei film”: fermato il caporale del cantiere del Consolato Usa a Milano

Era pronto alla fuga con un pullman e per questo motivo c’è un secondo uomo fermato per caporalato nell’inchiesta della Procura di Milano sullo sfruttamento dei manovali indiani pagati 1,50 euro l’ora nel cantiere del nuovo Consolato statunitense, realizzato da Caddell Construction, in piazzale Accursio nel capoluogo lombardo. Nella notte fra venerdì e sabato il pubblico ministero Paolo Storari ha disposto il fermo di Aji Appukuttan, il 51enne indiano che nelle testimonianze degli operai migranti raccolte dal Nucleo ispettorato lavoro dei carabinieri viene definito il “cane da guardia” della multinazionale americana delle costruzioni ed è ritenuto dagli inquirenti il “caporale operativo” e l’intermediario del sistema di “sfruttamento” scoperto.

È accusato di aver imposto ad almeno 50 lavoratori l’apertura di un conto corrente in Italia, attraverso la firma su pratiche in una lingua a loro sconosciuta, con cui ogni mese sarebbero stati prelevati automaticamente i 500 euro sottratti alla busta paga per remunerare l’alloggio nei Residence le Groane e Residence Ripamonti destinati agli immigrati giunti in Italia con la formula distacco intra-societario internazionale che invece prevede l’obbligo di garantire vitto e alloggio ai lavoratori impiegati all’estero. Così come è sempre Appukuttan, come viene indicato nei verbali, ad aver imposto il pagamento dei 350 euro mensili in “contanti” per il “pranzo e la cena” da consumare in cantiere durante i lavori edili della maxi struttura diplomatica. Lo avrebbe fatto con “reiterate minacce di licenziamento e rimpatrio” in India, in particolare nei confronti di chi, dopo essersi infortunato, avrebbe chiesto di “potersi assentare” per il “riposo”. Intimidazioni, come quella di “essere rispediti” nella nazione asiatica, che costano al 51enne l’accusa di caporalato aggravato.

“Da quello che ho visto con i miei occhi in tante occasioni, tratta gli operai indiani come schiavi, come si vede nei film che parlano degli schiavi. Io quando vedevo quelle scene in cui trattava male gli operai gridando e mandandoli via chiedevo a qualche operaio che parla inglese cosa avesse detto, mi rispondevano che li aveva minacciati dicendo che li avrebbe licenziati e mandati in India”, ha detto un testimone dell’inchiesta, il cui verbale è riportato nel decreto di fermo di Appukuttan. Ha detto di non conoscere tutti i “nomi” dei lavoratori coinvolti (con picchi di 500 persone in cantiere) ma “tutti quelli con cui ho parlato mi dicevano di avere paura di lui”. Il 51enne avrebbe tenuto i “contatti con la società indiana che li porta in Italia e da quello che mi hanno detto pagano soldi per venire”, circa 500mila rupie (5-6mila euro) per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. L’uomo in Italia “li spaventa” e “quando è successo che alcuni di loro hanno protestato o per qualsiasi problema tra Caddell e gli operai” lui si sarebbe occupato della risoluzione dei problemi. Il testimone ha fornito agli inquirenti ulteriori informazioni sul sistema di sfruttamento dietro il progetto di rigenerazione urbana dei 40mila metri quadrati dell’ex Tiro a segno che potrebbero portare a sviluppi giudiziari nelle prossime settimane.

Il fermo, che dovrà essere convalidato dal gip, è stato disposto per il pericolo di fuga dell’indagato che inoltre si sarebbe adoperato per tentare di depistare l’inchiesta: a partire dal 29 maggio, quando i carabinieri hanno dato esecuzione al decreto di controllo giudiziario d’urgenza nei confronti della società statunitense indagata per la legge 231, Appukuttan avrebbe “inviato” messaggi “nella chat di gruppo” degli operai “intimando di non parlare e di non riferire all’esterno quanto accadeva in cantiere” e chiedendo di sapere cosa avessero riferito sulla sua figura. Lo stesso giorno avrebbe cambiato il “domicilio” in Italia, allontanandosi dal precedente alloggio di Garbagnate, nel Milanese.

“Voleva scappare dall’Italia – ha messo a verbale un operaio 41enne in una delle testimonianze – solo che ha capito che con l’aereo è pericoloso così si sta organizzando con la Caddell per farlo scappare via”. “Sono a conoscenza – ha aggiunto – del fatto che gli operai indiani hanno parlato di lui da voi. Vogliono fargli prendere un pullman o qualche altro mezzo che non si può controllare, perché sanno che al 100% se prende l’aereo lo scoprite e lo potete arrestare”. Nei giorni scorsi era stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio Ulas Demir, il cittadino turco indagato come manager di Caddell Construction nella sede secondaria italiana. Aveva acquistato un volo per Istanbul il giorno dopo il commissariamento d’urgenza dell’azienda. Elemento che, assieme alle intercettazioni telefoniche, ha fatto ipotizzare il pericolo di fuga alla base del provvedimento. Il fermo è già stato convalidato dal gip di Bergamo che ha disposto un’ordinanza di custodia cautelare.

L'articolo “Trattava gli operai da schiavi, come nei film”: fermato il caporale del cantiere del Consolato Usa a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌