Reading view

“Preparo il pranzo a mio marito”: la ‘sitcom’ social che nessuno riesce a smettere di guardare

Preparo il pranzo a mio marito“: sono queste le parole che Claudia Landi pronuncia ogni volta che si appresta a prendere un contenitore di plastica decorato con fiori rosa e bianchi e a ‘schiaffarci’ dentro il pasto per il coniuge. Landi continua con un “e gli metto…” e inizia a elencare gli ingredienti che finiscono nel recipiente: pomodori, a volte conditi a volte sciapi, insalata, tonno in scatoletta rovesciato con tutto l’olio, petto di pollo impanato non importa come, salsicce, panini, pasta congelata in diverse porzioni.

All’inizio, probabilmente, erano video messi online senza pretese. Oggi è difficile pensare che Landi non sappia perfettamente cosa accade ogni volta che prende in mano quel contenitore. Ma ha davvero importanza che ormai il tutto sia diventato una gag consapevole? Non molta. Verità e verosimiglianza, quando si tratta di intrattenimento, interessano relativamente a chi guarda. Chi non conosce Claudia Landi potrebbe chiedersi ci sia tanta gente appassionata ai suoi video. La risposta non è semplicissima e forse manco lo sappiamo. Del resto, internet è pieno di piccoli fenomeni che a prima vista sembrano inspiegabili e che proprio per questo meritano un’occhiata più da vicino. Un dato è evidente: migliaia di persone seguono “Preparo il pranzo a mio marito” come seguirebbero una serie tv. E forse la televisione c’entra. Negli ultimi anni abbiamo imparato a consumare storie a puntate ovunque: sulle piattaforme streaming, su YouTube, sui social. Persino le serie che una volta uscivano tutte insieme ora vengono spezzettate settimana dopo settimana, nella speranza che l’abbonato continui a pagare. C’è del livore, avete ragione.

Torniamo a noi: è un po’ quello che accade con Claudia Landi. È la serialità che impazza, in forma breve. Nessuno segue quei video per scoprire se quel giorno il tonno finirà sopra l’insalata “a schiaffo” o con insolita delicatezza. Li segue perché conosce già il copione. Anzi, perché lo conosce talmente bene da poterne anticipare ogni passaggio. Il contenitore con i fiori. L’elenco degli ingredienti. L’assemblaggio approssimativo. I commenti indignati. Le prese in giro. Le risate. Ogni episodio conferma una promessa fatta al pubblico, e allo stomaco del marito.

A funzionare è certamente l’autoironia di Landi. Ha capito che il suo modo di fare rappresenta una miccia perfetta per accendere l’umorismo dei commentatori e si diverte insieme a loro. Ma c’è anche un altro elemento. Sui social siamo abituati a vedere piatti perfetti. Il cibo di “Preparo il pranzo a mio marito” è l’esatto contrario. Non sembra uscito da un ristorante e spesso nemmeno da una cucina particolarmente motivata. Come nelle sitcom migliori, poi, uno dei personaggi più importanti è quello che non si vede quasi mai. Il marito. Destinatario di quei pasti improbabili, presenza fantasma di cui ogni tanto si percepisce una voce, una parola, un segno. È vivo.

E poi i commenti, il vero motore del successo del format, come spesso accade. “La stessa quantità d’olio del tagliando ai 30.000 chilometri Volkswagen”. “Tuo marito è un Pastore Tedesco?”. “Da quanti anni odi tuo marito?”. “Più che preparargli il pranzo gli sta facendo un test di resistenza cardiovascolare”. Oppure: “Un giorno dodici chicchi di mais e una scatoletta di tonno, il giorno dopo sedici salsicce, pomodori e una spolverata di alluminio. Così, con nonchalance”. Naturalmente c’è anche chi fa notare che, al netto delle battute, preparare ogni giorno il pranzo a qualcuno resta un gesto di cura. Ed è probabilmente vero. Anche se alcune preparazioni sembrano suggerire una definizione piuttosto creativa del concetto di cura. Forse è proprio qui il segreto del successo di Claudia Landi. Non nel tonno, nelle salsicce o nell’olio versato con generosità industriale. Ma nel fatto che, in social popolati da persone impegnatissime a sembrare straordinarie, lei continui ostinatamente a sembrare sé stessa. E alla fine, puntata dopo puntata, è diventata un personaggio. Dopo giorni di visioni compulsive una sola domanda resta. Non cosa mangerà il marito domani. Ma come stia il marito oggi.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Claudia Landi (@claudialandi_88)

L'articolo “Preparo il pranzo a mio marito”: la ‘sitcom’ social che nessuno riesce a smettere di guardare proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Rappresenta qualcosa che oggi rischiamo di perdere: il piacere di stare insieme”: prete regala un pallone arancione ai bimbi della Prima Comunione, il gesto diventa virale

Un pallone arancione consegnato ai bambini al termine della Messa della Prima Comunione. È accaduto nella parrocchia della Madonna dei Fiori e San Carlo, nel quartiere San Carlo di Isola del Liri, dove il viceparroco don Florin D’Amata ha scelto un regalo insolito per i piccoli che hanno ricevuto l’Eucaristia.

Come riportato da Il Messaggero, al termine della celebrazione di domenica 31 maggio, sei bambini che avevano appena ricevuto l’Eucaristia hanno trovato ad attenderli un regalo insolito: un Super Santos, il classico pallone arancione che per generazioni ha rappresentato il gioco all’aperto, le partite improvvisate in strada e l’infanzia vissuta in gruppo. Un gesto semplice, ma pensato per andare oltre il simbolo: “Perché non volevo fare semplicemente un regalo, ma consegnare un segno. Il pallone rappresenta qualcosa che oggi rischiamo di perdere: il piacere di stare insieme. Un Super Santos invita a uscire di casa, a incontrare gli altri, a creare un gruppo, a condividere il tempo e le emozioni. È un oggetto semplice, ma racchiude valori enormi. Come il pane eucaristico ci unisce in un solo corpo, così anche il gioco vissuto insieme educa alla fraternità, all’amicizia e alla gioia dello stare con gli altri”, ha spiegato don Florin D’Amata.

Il senso del gesto

Dietro l’iniziativa non c’è stata improvvisazione, ma un percorso di riflessione condiviso anche fuori dalla parrocchia: “Questa iniziativa è nata anche grazie a un confronto avuto a scuola con il referente per il cyberbullismo, il professor Gianluca Carbone. In quell’occasione abbiamo riflettuto sull’importanza di evitare che, in una giornata così significativa come la Prima Comunione, i bambini ricevano in dono smartphone o dispositivi elettronici, privilegiando invece regali semplici che favoriscano il gioco, la socializzazione e le relazioni autentiche. Da questa riflessione è nata la scelta del pallone, come segno concreto di un invito a riscoprire la gioia dello stare insieme, del giocare all’aperto e del costruire amicizie vere”, ha aggiunto. “Viviamo in un tempo in cui spesso i ragazzi rischiano di chiudersi dietro uno schermo. Il pallone, invece, costringe a guardarsi negli occhi, a parlare, a collaborare, a confrontarsi. Oggi molti bambini ricevono come regalo della Prima Comunione uno smartphone. Non voglio demonizzare la tecnologia, che può essere uno strumento utile, ma credo sia importante non privare i più giovani di esperienze fondamentali per la loro crescita. Il rischio è quello di perdere tempo prezioso da dedicare alle relazioni autentiche, all’amicizia e al dialogo”, ha sottolineato.

Il gesto ha coinvolto direttamente anche le famiglie: “Durante il percorso di preparazione abbiamo coinvolto molto i genitori, perché l’educazione dei figli è una responsabilità condivisa. Con questo gesto ho voluto ricordare che i bambini hanno bisogno di essere accompagnati a vivere esperienze vere. Regalare un pallone significa regalare la possibilità di incontrarsi, di giocare, di costruire amicizie e ricordi. Sono convinto che la felicità non si trovi soltanto negli oggetti tecnologici, ma soprattutto nelle relazioni. Un pallone può sembrare poca cosa, ma in realtà può diventare uno straordinario strumento di crescita”, ha concluso il viceparroco.

L'articolo “Rappresenta qualcosa che oggi rischiamo di perdere: il piacere di stare insieme”: prete regala un pallone arancione ai bimbi della Prima Comunione, il gesto diventa virale proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Poteva essere un disastro, un compleanno senza invitati, invece l’umanità ha fatto la differenza”: la festa di un bimbo di 6 anni rischia di essere un fiasco ma un appello cambia tutto

Un appello pubblicato sui social per aiutare un bambino rimasto quasi senza invitati nel giorno del compleanno ha mobilitato decine di persone e la festa che rischiava di essere deserta si è rivelata un successo. La vicenda, raccontata da Il Messaggero, è avvenuta a Monfalcone, in provincia di Gorizia. A lanciare il messaggio è stato Ernesto Feletti, animatore incaricato di intrattenere gli ospiti durante il compleanno di un bambino di 6 anni. A poche ore dall’inizio della festa, molte delle persone che avevano confermato la loro presenza, hanno comunicato che non sarebbero riuscite a partecipare.

Temendo che il piccolo si ritrovasse a festeggiare con pochissimi coetanei, Feletti ha deciso di rivolgersi ai social network. Il suo appello, rilanciato rapidamente tra Facebook, WhatsApp e gruppi locali, ha ottenuto una risposta ben superiore alle aspettative. Nel corso del pomeriggio il luogo della festa si è riempito di famiglie, bambini e cittadini arrivati anche dai comuni vicini. Alcuni hanno portato piccoli regali, altri si sono semplicemente fermati per partecipare ai giochi e fare gli auguri al festeggiato. Tra le sorprese della giornata anche la visita dei Vigili del Fuoco, che hanno voluto salutare il bambino contribuendo a rendere ancora più speciale il suo compleanno.

“Poteva essere un disastro, un compleanno senza invitati; invece l’umanità ha fatto la differenza e il festeggiato è diventato il bambino più felice del mondo”, le parole di Feletti. Nei giorni successivi la madre del piccolo ha voluto ringraziare pubblicamente tutte le persone che avevano risposto all’appello. “Vi ringraziamo dal profondo del cuore per tutto quello che avete fatto per nostro figlio. Il suo sorriso è tornato, ha giocato e si è divertito con tutti coloro che, pur non conoscendoci, sono corsi da noi”, ha scritto. E ancora: “Ci avete regalato qualcosa di veramente speciale. Non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi”.

L'articolo “Poteva essere un disastro, un compleanno senza invitati, invece l’umanità ha fatto la differenza”: la festa di un bimbo di 6 anni rischia di essere un fiasco ma un appello cambia tutto proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli. Ho scartato Annalisa a Sanremo”: Amadeus torna dopo 2 anni. Fiorello scherza: “A settembre torni qui?”

Giornata storica per Amadeus e la Rai. L’ex conduttore di punta di Rai Uno, ora in forze a Warner Bros. Discovery con qualche incursione ad “Amici di Maria De Filippi” su Canale 5, è tornato dopo due anni nell’azienda di Stato, grazie all’amico Fiorello. Lo showman siciliano, infatti, ha accolto a braccia aperte Amadeus durante la penultima puntata de “La Pennicanza”, in onda su Rai Radio2 oggi 4 giugno.

“Amadeus non so se arriva, ogni volta che viene si lamenta del traffico”, sono le prima parole di Fiorello ad apertura di puntata. Ma poi manda in onda il filmato dell’arrivo di Amadeus in guardiola in Via Asiago, dove deve consegnare i documenti prima di entrare. Ma c’è qualche intoppo tecnico di troppo. Così Fiorello decide di raggiungere l’amico che si presenta con un “pass giornaliero valido fino alle 14:30”, ossia fino al termine de “La Pennicanza”.

L’inizio è esplosivo con Amadeus che canta in playback il singolo “Saltellare”, inciso dal conduttore insieme a “I Ragazzi Della Curva” nel 1991. Fiorello rivela: “L’ho cantato io un pezzo, mentre lui (Amadeus, ndr) intascava i soldi del diritto d’autore”.

Momento di commozione per Amadeus, al termine della clip che riassume i cinque anni del Festival di Sanremo da lui diretti e condotti, assieme all’amico di sempre. Fiorello chiede al suo ospite: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. La risposta: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni”. Sempre a proposito di Sanremo Amadeus ripercorre con il conduttore del programma radiofonico i cantanti che sono stati scartati.

“Benji e Fede non li ho mai scartati – ha affermato -. Aspetta dicono due volte sono scartati due volte? Poi Massimo Ranieri non è stato mai scartato . Annalisa il primo anno (il brano era “Bellissima”, ndr). Emma mai scartata. Ma tieni presente che io ascoltavo le canzoni, quindi cercavo di prendere canzoni che pensavo potessero funzionare perché se prendi un cantante con una canzone che non funziona fai un danno al cantante e al Festival”.

Fiorello ad Amadeus: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. Amadeus: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni

Fiorello poi rincara: “Quali sono i cantanti su cui tu hai puntato, mentre gli altri ti dicevano che era meglio lasciar stare. E alla fine i risultati ti hanno dato ragione”. Amadeus risponde: “Beh, visto che c’è Massimo Martelli che era l’autore della musica con me, abbiamo investito, diciamo così, su due nomi giovani Tananai e Olly“.

Poi Fiorello e Amadeus hanno cantato una irresistibile versione rivisitata di “Non amarmi” che però contiene anche un messaggio “in codice” per la Rai. “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli”. Infine un “qui pro quo” nato durante una frase di Amadeus che, rivolgendosi a Fiorello, commentava delle istanze civili e sociali portate avanti durante la “Pennicanza”: “Chissà a settembre cosa potrai combinare qui”. L’amico sente: “Chissà a settembre cosa potrei combinare qui? Ma allora torni!”. Applausi e risate.

L'articolo “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli. Ho scartato Annalisa a Sanremo”: Amadeus torna dopo 2 anni. Fiorello scherza: “A settembre torni qui?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Gruppi di persone entrano ed escono dai tombini nel cuore della notte: la polizia apre un’indagine sull’inquietante scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza

A New York City sta circolando un clima di curiosità e interrogativi dopo una serie di strani avvistamenti legati al sistema fognario sotterraneo della metropoli. Negli ultimi giorni, infatti, le autorità hanno iniziato a indagare su episodi ripresi da telecamere di sorveglianza che mostrerebbero persone entrare ed uscire dai tombini in diverse zone della città, soprattutto tra Brooklyn e Queens. In almeno tre occasioni documentate durante le ore notturne, gruppi di individui sono stati visti muoversi attraverso i punti di accesso alle fognature urbane. Uno dei filmati, registrato nelle prime ore del mattino a Williamsburg, mostra circa sette persone emergere da un condotto al centro di un incrocio trafficato, mentre le auto rallentano fino a fermarsi per la scena inaspettata.

Dalle immagini si notano alcuni dettagli che hanno alimentato ulteriormente il mistero: diverse persone indossano lampade frontali e trasportano oggetti che sembrano attrezzi da lavoro, come pale o strumenti simili. Dopo essere usciti, il gruppo avrebbe anche richiuso il tombino prima di allontanarsi, lasciando gli automobilisti visibilmente sorpresi.

Le autorità cittadine, tramite il Dipartimento per la Protezione Ambientale, hanno dichiarato di aver effettuato controlli nelle aree interessate sia a Brooklyn che a Queens. Secondo le verifiche preliminari, non sarebbero emersi danni o anomalie strutturali all’interno della rete fognaria. Resta però aperta la domanda su cosa stia davvero accadendo sotto le strade della città: un’attività autorizzata non comunicata, un’azione clandestina o semplici episodi isolati ancora da chiarire. Le indagini, nel frattempo, proseguono.

L'articolo Gruppi di persone entrano ed escono dai tombini nel cuore della notte: la polizia apre un’indagine sull’inquietante scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Mi fanno sorridere quelli che si improvvisano psicologi e sostengono che Belén abbia fatto tutto questo perché non le hanno affidato la conduzione di un programma”: parla Vladimir Luxuria

“Si pensa sempre che successo e felicità coincidano con le copertine delle riviste e la notorietà. Ma cosa sappiamo davvero di ciò che vivono le persone, indipendentemente da quanto siano famose? Cara Belén, ti auguro di riprendere in mano la tua vita. Fallo per chi ti vuole bene e soprattutto per i tuoi figli. Forza”. Con queste parole, Vladimir Luxuria era intervenuta sui social dopo i recenti episodi che hanno visto protagonista Belén Rodriguez.

Ospite de La Volta Buona, l’ex conduttrice dell’Isola dei Famosi è tornata sull’argomento, soffermandosi in particolare sulle reazioni del pubblico: “Mi hanno fatto sorridere quelli che si improvvisano psicologi e sostengono che Belén abbia fatto tutto questo perché non le hanno affidato la conduzione di un programma”.

Il riferimento è alle indiscrezioni, mai confermate, secondo cui il malessere della showgirl sarebbe legato alla mancata riconferma alla guida dell’Isola dei Famosi. “Ancora una volta si pensa che il benessere di una persona dipenda esclusivamente dal successo o dalla conduzione di una trasmissione televisiva. Magari dietro c’è qualcosa di più profondo che questi psicologi de noantri non conoscono. Evitiamo diagnosi e spiegazioni affrettate”, ha aggiunto Luxuria.

Sulla stessa linea anche Guillermo Mariotto, presente nel salotto di Caterina Balivo: “Mi è rimasta impressa una frase di Paolo Villaggio. Eravamo seduti vicini e mi disse: ‘Noi italiani siamo un popolo di provinciali’. E, diciamoci la verità, la disgrazia del vicino spesso suscita una certa soddisfazione. Oggi tutti fanno i buonisti, ma davanti alle disgrazie altrui c’è sempre qualcuno che si strofina le mani”.

L'articolo “Mi fanno sorridere quelli che si improvvisano psicologi e sostengono che Belén abbia fatto tutto questo perché non le hanno affidato la conduzione di un programma”: parla Vladimir Luxuria proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara”: l’esclusiva di Quarto Grado

“La redazione di Quarto Grado firma una esclusiva pazzesca. Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara, assassinata nella villetta di Garlasco. È la sua prima intervista”, annuncia sui social Gianluigi Nuzzi. “Su Marco tante nuvole e tante fake news, racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio, cosa è successo quel giorno e se era davvero in montagna”, continua il conduttore comunicando che l’intervista è stata realizzata dall’inviata Martina Maltagliati.

Uno scoop per il programma di Rete 4 che sarà trasmesso venerdì 5 giugno ma questa settimana eccezionalmente raddoppierà la sua messa in onda anche giovedì 4. Marco Poggi ha deciso di rompere il silenzio dopo le numerose speculazioni mediatiche in un caso ritornato, da oltre un anno, al centro della scena. In studio parlerà per la prima volta anche Mirko Capaldi, amico da oltre vent’anni di Andrea Sempio.

Il programma condotto da Nuzzi e Viero al giovedì sera prenderà il posto di Paolo Del Debbio che ha concluso il suo impegno stagionale con “Dritto e Rovescio“. Sfiderà anche questa settimana Milo Infante che venerdì sera saluterà il pubblico di Rai2 dopo la stagione dei record di “Ore 14” in daytime e in prima serata. Una sfida aperta e dichiarata che ha visto più volte i due giornalisti sfidarsi con un raddoppio della messa in onda del talk di Rai2.

Le puntate di “Quarto Grado” non saranno monografiche, oltre al caso Garlasco spazio alle ultime novità sul caso di Pamela Genini con in studio Francesco Doldi, unico indagato per vilipendio di cadavere e furto del corpo della vittima. Oltre agli aggiornamenti sulla vicenda delle donne avvelenate a Campobasso. Tra gli ospiti Roberta Bruzzone, Carmen Pugliese, Carmelo Abbate, Candida Morvillo, Massimo Picozzi, Paolo Colonnello, Caterina Collovati, Gabriella Marano e Marco Oliva.

L'articolo “Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara”: l’esclusiva di Quarto Grado proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Bill Cosby nei guai, il tribunale conferma la condanna per aggressione sessuale. L’attore dovrà risarcire la vittima della violenza con 19.25 milioni di dollari

Bill Cosby subisce un’ulteriore sconfitta in sede giudiziaria. Il tribunale ha respinto la richiesta dell’attore, 88 anni, di ottenere un nuovo processo nell’ambito di una causa civile per aggressione sessuale del valore di oltre 19 milioni di dollari.

Il giudice della Corte Superiore della Contea di Los Angeles ha emesso la propria sentenza stabilendo che Cosby non ha fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi, secondo la quale presunte irregolarità processuali gli avrebbero impedito di beneficiare di un giudizio equo. La notizia è stata riportata dai principali organi di stampa statunitensi.

La Corte d’Appello ha confermato la condanna nei confronti di Bill Cosby, stabilendo che il risarcimento danni di 19,25 milioni di dollari riconosciuto alla sua accusatrice, Donna Motsinger, non risulta “eccessivo”. Lo scorso marzo, una giuria civile aveva stabilito che l’attore avesse drogato e aggredito sessualmente l’ex cameriera nel 1972, dopo averla condotta a uno dei suoi spettacoli.

La giuria ha deliberato in favore della Motsinger, oggi 84enne, disponendo l’ingente risarcimento e rigettando la tesi difensiva di Cosby, secondo cui sarebbe stato vittima di una “giustizia sommaria” e avrebbe sempre negato qualsiasi aggressione nei confronti della donna.

Il procedimento giudiziario, avviato a oltre cinquant’anni dai fatti contestati, è stato reso possibile grazie a recenti modifiche legislative che permettono alle vittime di violenze sessuali, commesse in passato, di promuovere azioni civili contro i propri aggressori.

L'articolo Bill Cosby nei guai, il tribunale conferma la condanna per aggressione sessuale. L’attore dovrà risarcire la vittima della violenza con 19.25 milioni di dollari proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Shia LaBeouf condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole. L’attore ha preso a pugni alcuni clienti di un bar durante il Mardi Gras

Shia LaBeouf è stato condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole di aver aggredito diversi avventori in un locale durante i festeggiamenti del Mardi Gras. Secondo quanto stabilito, mercoledì 3 giugno, dal giudice di Orleans, LaBeouf dovrà inoltre sottoporsi a un programma di disintossicazione dall’alcol.

Un video dell’episodio, risalente al 17 febbraio scorso, mostra l’attore a torso nudo mentre spinge violentemente a terra una persona e colpisce un’altra in volto, provocandole, secondo il rapporto della polizia di New Orleans, una probabile lussazione al naso.

La polizia ha affermato che LaBeouf ha ripetutamente usato insulti omofobi, anche durante l’arresto. LaBeouf si è dichiarato colpevole di tre capi d’accusa per lesioni personali semplici. Il giudice Juana Marine-Lombard della parrocchia di Orleans ha inflitto all’attore una pena sospesa di sei mesi e due anni di libertà vigilata.

LaBeouf dovrà inoltre tenersi lontano dalle vittime e dal locale. Chervinsky ha affermato che LaBeouf voleva “assumersi la responsabilità del suo ruolo in quanto accaduto” e ha definito l’episodio una “piccola rissa da bar durante il Mardi Gras”. Chervinsky ha aggiunto che “non c’erano prove che si trattasse di pregiudizi o discriminazioni”.

Il procuratore distrettuale Jason Williams, ha dichiarato in un comunicato che il suo ufficio si è consultato con le vittime per assicurarsi il loro sostegno prima di offrire a LaBeouf il patteggiamento. Jeffrey Damnit, un artista locale identificato dalla polizia come Jeffrey Klein, ha affermato di essere stato una delle persone aggredite dal divo di Hollywood.

Ha raccontato che l’attore lo aveva spinto da dietro al bar all’inizio della serata, urlando insulti omofobi e minacciandolo di morte. L’avvocato di Damnit ha affermato che il suo cliente spera che il comportamento di LaBeouf migliori dopo che l’attore si sarà sottoposto a un trattamento per la tossicodipendenza. “A New Orleans siamo tutti uguali, dovremmo tutti sentirci al sicuro e non trattiamo le persone in modo diverso in base alla loro fama”, ha dichiarato l’avvocato Michael Kennedy.

Dopo l’incriminazione di LaBeouf a febbraio, un giudice gli ha ordinato di tornare in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti e alcolisti. Pochi giorni dopo, LaBeouf ha negato di avere un “problema di alcolismo” in un’intervista con il giornalista e YouTuber Andrew Callaghan.

La star del cinema ha affermato di dubitare che la riabilitazione lo avrebbe aiutato. Ha detto a Callaghan che i problemi che avevano portato al suo comportamento aggressivo durante il Mardi Gras erano più radicati nella “rabbia e nell’ego” che nell’alcol. LaBeouf ha anche detto che “le persone gay corpulente mi spaventano”. “Quando sono da solo e tre ragazzi gay mi stanno accanto toccando la gamba, mi spavento – ha detto a Callaghan – Mi dispiace. Se questo è omofobia, allora lo sono”.

L'articolo Shia LaBeouf condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole. L’attore ha preso a pugni alcuni clienti di un bar durante il Mardi Gras proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Svolta nelle indagini sulla morte del fondatore di Mango Isak Andic: spunta l’ipotesi di un terzo complice, nel mirino una terapeuta familiare

C’è un colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Isak Andic, fondatore del gruppo di fast fashion Mango, deceduto il 14 dicembre 2025 all’età di 71 anni dopo aver perso la vita precipitando durante un’escursione sul massiccio di Montserrat, in Catalogna.

L’ipotesi di una terza persona

L’indagine, fino ad oggi focalizzata quasi esclusivamente sul primogenito Jonathan Andic — formalmente indagato per presunto omicidio, arrestato e successivamente rilasciato dietro il pagamento di una cauzione da un milione di euro —, si sta allargando verso nuovi scenari. La giudice istruttrice di Martorell, titolare del fascicolo, ha stabilito la necessità di espandere le indagini. Secondo quanto emerge da un provvedimento citato dal quotidiano La Vanguardia, la magistratura intende verificare “l’esistenza di una terza persona che direttamente o indirettamente abbia partecipato ai fatti”.

Le incongruenze e la versione smentita

A complicare il quadro difensivo del figlio di Andic vi sono i rilievi emersi dalle indagini sul campo, che collidono con le sue dichiarazioni. La giudice ha infatti contestato la ricostruzione fornita da Jonathan in merito alle abitudini familiari e, in particolare, alla frequenza delle escursioni condivise con il padre. Gli accertamenti condotti dalla polizia catalana hanno smentito categoricamente tale narrazione: i dati investigativi indicano che padre e figlio non facevano passeggiate insieme in montagna da almeno dieci anni, rendendo di fatto l’uscita a Montserrat un’anomalia.

Il movente economico e il ruolo della terapeuta

Per comprendere appieno il contesto in cui si è consumata la tragedia, gli inquirenti stanno scavando nelle dinamiche private della famiglia. Il magistrato inquirente ha mostrato particolare interesse per la figura di una terapeuta familiare, professionista che aveva in cura alcuni membri della famiglia Andic. Sotto la lente d’ingrandimento vi è un presunto movente economico. La principale ipotesi investigativa al vaglio è che Jonathan Andic abbia messo in atto una precisa strategia per “fare pressione e manipolare” il padre Isak. Lo scopo, secondo chi indaga, sarebbe stato quello di costringere l’imprenditore a liquidargli una parte dell’eredità mentre era ancora in vita, utilizzando il mantenimento stesso della relazione familiare come merce di scambio.

L'articolo Svolta nelle indagini sulla morte del fondatore di Mango Isak Andic: spunta l’ipotesi di un terzo complice, nel mirino una terapeuta familiare proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Dopo il Grande Fratello avevo una guardia del corpo e prendevo più di 5mila euro per pochi minuti in discoteca. Oggi sono un’altra persona”: lo rivela Mascia Ferri

Nel 2001 Mascia Ferri non vinse la seconda edizione del “Grande Fratello”, ma ne divenne uno dei volti più noti anche grazie all’imitazione che di lei fece Paola Cortellesi. Oggi ha 52 anni, due figli e con il marito gestisce 5 locali a Ravenna, dove è nata e vive tuttora. “Tornassi indietro rifarei tutto, il ‘Gf’ mi cambiò la vita in meglio” ammette ai microfoni di Fanpage.

L’esperienza al “Grande Fratello”

La permanenza di Mascia nella casa più spiata d’Italia durò 78 giorni. Ai tempi il gioco era decisamente più impegnativo: “Oggi la Casa è molto più confortevole, dentro e fuori. Ci sono stanze alternative, noi al contrario eravamo limitati a due cameroni, ad un salone, ad uno sputo di piscina e ad una micro-sauna. Non avevamo altro”, ricorda. “Furono mesi tosti. Era un gioco psicologico e dovevi stare sul pezzo. Il ‘Gf’ ti mette a nudo, dopo una settimana ti dimentichi delle telecamere e può uscire il peggio del tuo carattere”. Mentre era chiusa tra le mura di Cinecittà, fuori era già diventata un personaggio grazie all’imitazione di Paola Cortellesi: “Fu un onore”, riconosce. “L’imitazione equivale ad una consacrazione. Quella parodia fu una spinta ulteriore per me. Era una caricatura simpatica, non volgare. Anche il fatto di dare il nome alle mie tette, la Wanda e la Luisa, era in chiave ironica. Ho riso tantissimo”.

La fama e il calendario hot

Terminata l’esperienza nel reality di Canale 5 ci fu l’impatto con la fama, che Mascia definisce “un’onda d’urto devastante. Per un periodo fui costretta a girare con una guardia del corpo. Non potevo uscire da sola, venivo assalita. Questa pressione continuò per almeno due anni”. Il calendario hot in coppia con Alessia Fabiani contribuì a fare di lei una celebrity: “Pagavano bene, andò in ristampa tre volte”. Interrogata su come abbiano preso quell’esperienza i suoi figli, Ferri fa sapere: “Ho dovuto affrontare soprattutto gli amici di mia figlia. Al liceo è normale che se ne parli, che vadano a controllare. C’è umana curiosità. E io ogni volta replico: ‘Oggi non li vedete più, ma all’epoca andavano a ruba. Tutte le donne lo facevano‘”. Come molti suoi colleghi, anche lei provò l’ebbrezza delle pagatissime apparizioni in discoteca, che potevano arrivare a fruttare “anche più di 5mila euro” per pochi minuti.

Il passo indietro di Mascia Ferri

Poi, a un certo punto, la decisione di fare un passo indietro: “Vidi che cominciava a scemare il tutto. Evidentemente quello non era il mio habitat ideale. Avevo la necessità di sentirmi realizzata. Decisi di investire in qualcosa di alternativo, che potesse assicurarmi una stabilità a lungo termine”. Il presente di Mascia è molto diverso, già a partire da un discorso estetico: “Non ho più lo stesso look. Adesso sono mora, ho cambiato fisicità, sono un’altra persona. Spesso i personaggi noti hanno paura a trasformarsi perché hanno il terrore di non essere più riconoscibili. Io me ne sono fregata. E la gente, nonostante tutto, mi riconosce ugualmente. A volte basta semplicemente che sentano la mia voce”. La tv è tornata a bussare alla sua porta: “Sono arrivate delle richieste, sia per il ‘Grande Fratello’ che per ‘L’Isola’, per cui ho svolto i provini per la prossima edizione”, rivela. “Non se ne è fatto nulla. Ho avuto questioni familiari importanti da affrontare, altrimenti credo che sarei partita. Ero piaciuta agli autori”. Mascia non esclude il ritorno, “ma alle mie condizioni. Non dovrebbe essere qualcosa che possa danneggiare ciò che ho creato. Non ho la sete di celebrità, non devo fare niente per forza”, conclude.

L'articolo “Dopo il Grande Fratello avevo una guardia del corpo e prendevo più di 5mila euro per pochi minuti in discoteca. Oggi sono un’altra persona”: lo rivela Mascia Ferri proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Il senso del dovere e la competenza? Non bastano più. Non vince chi sa di più ma chi collega meglio. Se l’Intelligenza Artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande”: parla Arturo Artom

Divertirsi mentre si lavora conta più della competenza e del senso del dovere? Sì, secondo Arturo Artom, imprenditore e innovatore nel settore delle telecomunicazioni, che nel libro La nuova intelligenza – Connetti le idee. Esplora. Divertiti (Piemme) riflette sui cambiamenti imposti dall’era digitale. In un’intervista al Corriere della Sera si sofferma proprio sul concetto di “nuova intelligenza”: “È la nostra intelligenza che cambia. In 40 anni di esperienza col digitale, si è creato un nuovo ambiente cognitivo e siamo a un salto evolutivo. La competenza e il senso del dovere, centrali nel Novecento, non bastano più, perché la nuova intelligenza è la capacità di collegare i nodi: mondi, idee e persone diverse. Non vince chi sa di più, ma chi collega meglio”.

Un approccio non immediato da accettare, tanto che la giornalista Candida Morvillo gli chiede in che senso il tradizionale senso del dovere possa essere considerato superato. “Funzionava in un mondo con regole chiare e obiettivi riconoscibili, in cui, se facevi bene, il sistema ti premiava. Ma quando il contesto cambia di continuo, puoi fare tutto ‘come si deve’ e scoprire che non serve. E il dovere, da solo, non innova. A innovare è il divertimento, ovvero piacere di fare, curiosità, coraggio di sbagliare. Nel Novecento funzionava il bravino: studiava, obbediva, faceva carriera. Ma il bravino rischia di essere sostituito dall’intelligenza artificiale, perché il suo è un sapere verticale. Il futuro sarà delle menti orizzontali”.

Artom ha parole positive persino per una pratica spesso demonizzata come lo scrolling sui social: “È un radar ed è un allenamento che abitua alla selezione rapida, al passaggio da un contesto all’altro. Il lavoro del futuro chiederà questo: meno fissità, più velocità decisionale e capacità di collegare mondi diversi (…). Lo scrolling è la ginnastica della nuova intelligenza”.

L’intervista, pur breve, offre diversi spunti di riflessione, compreso quello sulla scuola che, secondo l’imprenditore, “dovrebbe insegnare a fare domande. Se l’intelligenza artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande collegando storia, tecnologia, arte, scienze e persone”.

L'articolo “Il senso del dovere e la competenza? Non bastano più. Non vince chi sa di più ma chi collega meglio. Se l’Intelligenza Artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande”: parla Arturo Artom proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Stavo ascoltando il Rosario alla radio e non me ne sono accorta”: suora si distrae e guida contromano sull’autostrada Napoli-Salerno:

Attimi di panico sull’autostrada Napoli-Salerno. Gli automobilisti hanno segnalato subito alle autorità un’auto che procedeva contromano la carreggiata in direzione Napoli. Alcune vetture hanno frenato bruscamente, altre hanno evitato la traiettoria per evitare il tamponamento a catena.

Poi un’auto civetta della Polizia allertata dalle segnalazioni, si trovava per caso proprio in quell’aera e gli agenti hanno potuto constatare sul posto cosa stesse accadendo in quel momento. A riportarlo è Salerno Today.

Una volta avvicinata la vettura in contromano la grande sorpresa. A bordo della Panda c’era una suora “in stato confusionale, che secondo quanto riferito stava ascoltando il Rosario alla radio nel momento dell’accaduto“.

La religiosa ha infatti dichiarato agli agenti che era concentrata sulle preghiere e che si era distratta, non rendendosi conto che stava mettendo a repentaglio la vita di centinaia di automobilisti che transitavano sulla sua stessa traiettoria.

I soccorsi sono stati immediatamente allertati: sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale, il personale Anas e i sanitari del 118, ai quali è stata affidata la donna per ricevere le cure e l’assistenza necessarie.

L'articolo “Stavo ascoltando il Rosario alla radio e non me ne sono accorta”: suora si distrae e guida contromano sull’autostrada Napoli-Salerno: proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Quel posto è pieno di piccoli Hitler”: cinque poliziotti banditi da Kensington Palace per i loro “commenti inappropriati” sul palazzo di William e Kate

“Il palazzo è pieno di piccoli Hitler”. Queste parole non sono passate inosservate dal momento che il riferimento non era ad un palazzo qualunque, ma a Kensington Palace e soprattutto perché, ad essere accusati di averle pronunciate sono stati cinque poliziotti del corpo speciale detto RaSP (Royallty and Specialist Protection) impegnati nella sorveglianza e sicurezza della residenza a ovest di Londra.

Le accuse sarebbero partite da una donna dello staff che li avrebbe sentiti mentre esprimevano “commenti inappropriati”, compreso quello secondo il quale la residenza sarebbe stata “piena di piccoli Hitler” e di avere spesso assunto atteggiamenti discriminatori verso le donne, di tipo sessista e misogino.
La Metropolitan Police ha aperto un’indagine per i fatti relativi al periodo che va dall’agosto 2023 al settembre del 2024 considerando che, anche se da tempo ormai i principi del Galles vivono a Windsor, quella è e resta la sede dei loro uffici.
Le indagini della polizia hanno fatto emergere anche altri elementi che hanno portato all’ordine di allontanamento per cinque poliziotti da ogni palazzo reale, per il futuro e al sequestro dei loro pass che davano accessi esclusivi.

Il tabloid The Sun, che per primo ha rivelato il caso, ha anche parlato di “stupore e sorpresa” espresse da parte di un ex agente di sicurezza impegnato in quell’incarico quando ha saputo dell’alto numero di poliziotti ed ex colleghi coinvolti “nel diffondere una cultura di misoginia”.
Tra l’altro, andando a fondo nelle indagini, la Metropolitan Police di Londra ha anche raccolto accuse rivolte ad un ufficiale del corpo RaSP che sarebbe stato sorpreso “a dormire durante il servizio” al castello di Windsor. In 23, tra gli addetti alla sicurezza, hanno ricevuto un richiamo per “cattiva condotta”, e 21 di questi si sono visti ridurre incarichi ed attività, mentre due sono stati allontanati dagli incarichi da svolgere nel palazzo.

William e Kate, prima di trasferirsi a Windsor, avevano vissuto a Kensington Palace, che fu casa anche per Lady Diana. La coppia, stando a quanto riferito, “non è stata coinvolta direttamente nella gestione del personale, ma è stata informata dell’accaduto”.
I principi del Galles hanno lasciato quella residenza nel cuore di Hyde Park nel 2022, ma ancora oggi tengono per sé l’appartamento 1A: venti stanze a loro disposizione e spazi utilizzati come base d’appoggio per le loro visite ufficiali a Londra.

Dal 2015 al 2017 la coppia ha vissuto invece all’Anmer Hall nel Norfolk e una volta lasciata definitivamente Londra, si è trasferita all’Adelaide Cottage di Windsor nel 2022. Da un anno, ormai, i due si sono trasferiti definitivamente al Forest Lodge, una magione georgiana di otto camere da letto, inserita nel grande parco di Windsor, per dare ai tre bambini George, Charlotte e Louis spazi esterni per giocare, la serenità della campagna e tutta la sicurezza che quel luogo, diversamente da altri, può garantire. Recentemente, tra l’altro, è stato rivelato che il principe William paga 307 mila e 500 sterline di affitto per vivere nella proprietà, a differenza dello zio Andrea Mountbatten-Windsor che ha vissuto vent’anni lì accanto, nel Royal Lodge, senza mai versare un centesimo.

L'articolo “Quel posto è pieno di piccoli Hitler”: cinque poliziotti banditi da Kensington Palace per i loro “commenti inappropriati” sul palazzo di William e Kate proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Mia madre mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre per controllare se fossi ingrassata. Sulla grassofobia si regge un’industria intera”: l’Estetista Cinica e Clio Make Up si alleano nella “Beauty League”

«Là fuori è diventato Hunger Games. Col carico di insicurezza dei vent’anni, secondo me, la salute mentale non la porti a casa». Cristina Fogazzi (l’Estetista Cinica) e Clio Zammatteo (ClioMakeUp) squarciano il velo patinato dei social network per mostrare il lato più feroce dell’esposizione mediatica. Per le due pioniere della cosmesi in Italia, la popolarità ha presentato un conto salato a base di odio online. Clio ricorda ancora il suo primo hater, una truccatrice che, sotto falso nome, la definì «un’inetta che nella vita non avrebbe combinato niente», confessando senza filtri: «Se avessi vent’anni oggi non riuscirei a reggere il colpo». Ancora più dura la testimonianza di Fogazzi, che ha fatto dell’esposizione dei propri difetti fisici un manifesto comunicativo: «Non mi frega di chi mi scrive cicciona o abominio: mostrarmi sui social in mutande, alla soglia dei cinquant’anni e in premenopausa, è stata una liberazione». La vera rabbia, confessa a Vanity Fair, scaturisce dal classismo delle critiche: «Ciò che mi fa impazzire è quando mi dicono che sono un’estetista ignorante, una Wanna Marchi, una cafona arricchita e una parvenu. E dico io, meno male che ci possono essere ancora le parvenu, in questo Paese dove l’ascensore sociale per le donne è bloccato. Vogliamo che restino ricchi sempre gli stessi?».

L’ombra del Pandorogate e la fine dell’intoccabilità

L’ecosistema dei social è stato recentemente travolto dal caso Ferragni, tracciando un confine netto per chi lavora sul web. Fogazzi è perentoria: «Credo di poter dire che la parola “influencer”, dopo il caso Ferragni, sia diventata una definizione di cui vergognarsi». Clio racconta il disorientamento del settore: «Intorno a me c’è stato il panico, tutti dicevano: ora non verremo più creduti». Curiosamente, anche lei aveva collaborato con Dolci Preziosi (legando il progetto a un’associazione benefica), ma ne è uscita indenne per un approccio diametralmente opposto: «Ero ben attenta a spiegare che l’ammontare delle vendite non aveva alcun collegamento con l’entità della cifra destinata in beneficenza, stabilita fin dall’inizio». Zammatteo riflette poi sul senso di onnipotenza che colpisce chi raggiunge determinati vertici: «Forse, semplicemente, quando si diventa così grandi, si pensa di essere intoccabili, e che qualsiasi cosa si faccia il pubblico la perdonerà. Io, grande o intoccabile, non mi sono considerata mai. E non avendo mai basato l’immagine sulla ricchezza e su una vita sfavillante, la mia credibilità ne è uscita intatta». La regola per il futuro è ormai fissata: «Collaborazioni commerciali mischiate a operazioni di charity, mai più». Su questo fronte, la Cinica rivendica la propria solidità: «Come numeri sono sempre stata più grande di Chiara. E so con certezza che Selvaggia Lucarelli mi beccherebbe volentieri in fallo, se potesse. Ma la voglio rassicurare: non ce la farà».

L’indipendenza femminile e i successi economici

Parlare di denaro è un tabù che entrambe vogliono infrangere. Cristina Fogazzi guida un’azienda da 180 dipendenti (VeraLab) e l’ingresso di un fondo d’investimento le ha fruttato trenta milioni di euro. Una ricchezza che non intacca le sue convinzioni, radicate in una famiglia operaia della Valtrompia, ma che diventa strumento di emancipazione: «Se parlo di soldi è per muovere le cose, perché a noi donne non l’hanno insegnato: “Col carattere che hai, quello ricco non lo troverai mai”, mi diceva mamma. Quella ricca, rispondevo, sarò io». Una visione supportata e ampliata da Elena Midolo, CEO di ClioMakeUp: «Ricordatevi sempre che il vostro ruolo è insegnare alle ragazze a non autosabotare la propria ambizione».

Da rivali ad alleate: la nascita di Beauty League

La loro alleanza nasce dopo otto anni di gelo, causati da un’incomprensione. Tutto scaturì dal commento negativo di Cristina a un articolo di un blog di Clio. «Più che altro se la prende il mio ex marito Claudio, che risponde in malo modo. Da lì, il patatrac», racconta Clio. Nonostante i tentativi della Cinica di riallacciare i rapporti, Clio ha ammesso di aver esitato per “quieto vivere familiare”, alludendo all’ex marito. Un anno fa, finalmente, l’incontro chiarificatore: «E mi sono trovata davanti una donna tostissima ma estremamente approcciabile: prima di conoscerla, pensavo fosse una iena». Cristina ha scoperto una persona «morbida fuori e croccante dentro. Senza doppia faccia, il che, nel nostro ambiente, non è scontato. Ma soprattutto onesta: non a caso è la prima volta che accosto la mia immagine a qualcuno, nel mondo dell’online».

Così nasce Beauty League. La collaborazione, che unisce le community storiche delle “Ciompettis” (di Clio) e delle “Fagiane” (di Cristina), dimostra che la sororità imprenditoriale può battere le logiche del discredito. «Mi piace l’idea che due realtà femminili collaborino, visto che spesso, noi donne, siamo portate a fare meno sistema», concordano. Hanno inoltre sottolineato come la via del litigio fosse economicamente più vantaggiosa per i numeri: «La soglia di attenzione sui social non supera ormai il minuto e mezzo, quindi funzionano solo i messaggi polarizzanti e senza sfumature: se al posto di unirci ci fossimo esercitate in un dissing sanguinoso, avremmo fatto le visualizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi tre anni». Invece, scelgono la normalità. «Noi invece portiamo avanti il nostro racconto di persone normali. Per come la vedo io, siamo le low profile ladies del patinato universo del beauty», sintetizza brillantemente Cristina.

I demoni del passato, le fragilità e la perfezione tossica

Dietro l’impero cosmetico, entrambe nascondono cicatrici profonde. La Cinica racconta per la prima volta il dramma di essere cresciuta con genitori affetti da sindromi bipolari acute, tra dissesti finanziari e tentativi di suicidio della madre a cui ha assistito da bambina. Un trauma che ha gestito con sedici anni di psicoterapia e attacchi di panico: «Io ho visto mia madre polverizzarsi. Il medico sostiene che non so accettare il punto di rottura e di debolezza, ma non è facile: io devo funzionare».

Anche Clio porta i segni di un’infanzia complessa, con genitori spesso assenti per lavoro e una madre ossessionata dal peso della figlia («In giro per il paese mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre, per controllare che non fossi ingrassata: certe storture ce le inculcano sin da bambine, per controllare che non fossi ingrassata»). Oggi, uscita da un divorzio che ha scosso anche la sua community e da una relazione finita in lacrime («Mi innamoro di rado e delle persone sbagliate»), riflette sulle insicurezze sentimentali di una madre single a 44 anni.

Tra le battaglie condivise spicca quella contro l’irrealtà dei social e la vigoressia mascherata da benessere. Cristina denuncia chi si spaccia per modella grazie a un prodotto quando in realtà «si spacca di palestra, non mangia e ha una genetica fortunata: questo modo di comunicare è meschino». Quindi si sofferma sull’ipocrisia contemporanea legata ai corpi: «La grassofobia è talmente interiorizzata che tutti adesso si scandalizzano per i farmaci dimagranti, e lo volete sapere il perché? Perché rendono il sogno accessibile a tutti. Ma se è accessibile a tutti cessa di essere un valore. E su quel valore, e sulle lacrime e sangue che occorrono per raggiungerlo, si regge un’industria intera». La magrezza, osserva Clio, «è considerata quasi un valore morale».

L'articolo “Mia madre mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre per controllare se fossi ingrassata. Sulla grassofobia si regge un’industria intera”: l’Estetista Cinica e Clio Make Up si alleano nella “Beauty League” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Maddox Pitt, figlio di Brad Pitt e Angelina Jolie, ha presentato domanda per rinunciare al cognome del padre

Continuano le tensioni famigliari in casa Jolie-Pitt. Maddox Pitt, figlio di Brad Pitt e Angelina Jolie, avrebbe depositato una richiesta formale per modificare legalmente il proprio nome in Maddox Chivan Jolie, adducendo motivazioni di carattere personale a sostegno della decisione. Lo riporta Uinterview.

Non si tratta di un episodio isolato. Il ragazzo aveva già anticipato questa scelta all’inizio dell’anno, omettendo il cognome paterno nei titoli di coda del film “Couture”, dove aveva scelto di essere accreditato semplicemente come Maddox Jolie. Maddox non è tuttavia il primo dei figli della ex coppia a compiere un passo simile.

Sua sorella Shiloh Jolie lo aveva preceduto nel giugno dello scorso anno, rinunciando anche lei al cognome del padre e presentandosi come Shi Jolie nel comunicato stampa ufficiale di un evento pubblico a cui aveva preso parte.

Quando Shiloh annunciato per la prima volta, nel luglio 2024, di voler rinunciare al cognome del padre, una fonte vicina a Pitt ha rivelato a People che l’attore era rimasto profondamente addolorato dalla notizia: “Ama i suoi figli e sente la loro mancanza. È molto triste”.

Ma le fratture non si sono mai sanate.

L'articolo Maddox Pitt, figlio di Brad Pitt e Angelina Jolie, ha presentato domanda per rinunciare al cognome del padre proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌