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“Quando stai passando uno dei momenti più brutti della tua vita, le persone che ami ti dicono: ‘stasera si esce’. E tu non vuoi perché la gente ti mette ansia”: le parole di Sarah Felberbaum

Dietro il successo, i lustrini spesso si nascondono storie di fragilità. È il caso dell’attrice Sarah Felberbaum che ha postato una serie di foto e video reduce dal concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo di Roma, per affidare ai follower qualche pensiero sul delicato momento che sta vivendo.

Felberbaum è andata al concerto con il marito Daniele De Rossi, ex campione della Roma e allenatore del Genoa, e qualche amica. Immagini spensierate di canzoni e balli, ma le parole che hanno accompagnato la carrellata su Instagram, offrono più di uno spunto di riflessione.

“Quando stai passando uno dei momenti più brutti della tua vita, dopo un anno complicato, e alcune delle persone che ami di più ti dicono: Stasera si esce – ha affermato-. E tu non vuoi. Perché la gente, ultimamente, ti mette ansia. Perché ti senti al sicuro solo dentro casa, con tua mamma o tua sorella. Con i tuoi figli o tuo marito. Le persone che ti conoscono davvero e davanti alle quali non devi mai fingere”.

E ancora: “Poi ti lasci convincere e, nonostante quella sensazione di pericolo addosso, esci. E sorridi. E non pensi. E bevi dei gin tonic. E ridi e scherzi con gente simpatica. E per un istante ti ricordi cosa significa sentirsi felice. E te ne vergogni, come se fosse sbagliato. E scoppi a piangere, perché non sai più cosa sia giusto o sbagliato. Ecco, per me ieri sera non è stato un semplice concerto. È stato un momento di felicità”.

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“Ho un tumore al seno. Capita ad un uomo su 750 e sono uno di loro. Inizialmente volevo tenere tutto segreto perché è imbarazzante”: parla l’attore Tyler Mane

Tyler Mane, che ha interpretato Sabretooth in X-Men, ha annunciato di essere affetto da una “forma rarissima” di cancro. Il 59enne ha reso nota la diagnosi dal proprio profilo Instagram: “Ho un tumore al seno. Capita ad un uomo su 750 e io sono uno di loro”.

Ho brutte notizie, ho iniziato la chemioterapia oggi. Il tumore al seno viene diagnosticato ad un uomo su 750 nel corso della vita, io sono uno di questi. È una malattia rarissima e non se ne parla”, dice l’attore. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), su 100 casi di tumore al seno 1 riguarda un uomo.

“Ho scoperto che le diagnosi per gli uomini arrivano quando la malattia ha già raggiunto uno stadio avanzato perché non è una patologia che viene seguita. I miei dottori non l’avevano presa in considerazione, mia moglie mi ha spinto a rimuovere un nodulo e così l’abbiamo presa in tempo”.

Poi l’ammissione: “Sarò sincero, inizialmente volevo tenere tutto segreto perché è imbarazzante. Poi, quando mi sono informato sulla malattia, mi sono convinto: è il caso di parlarne”.

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La villa di Shannen Doherty venduta (al ribasso) due anni dopo la morte a 7.6 milioni di dollari: 442 metri quadrati, 4 camere da letto e una piscina vista Oceano

La storica casa di Shannen Doherty (morta il 13 luglio 2024 all’età di 53 anni a causa di un tumore al seno, ndr) a Malibu ha trovato finalmente un acquirente dopo nove mesi di permanenza sul mercato immobiliare, concludendosi con una significativa riduzione rispetto alla cifra inizialmente richiesta. A riportarlo è il sito TMZ.

L’abitazione dell’indimenticata attrice è stata ceduta per 7.650.000 dollari, segnando un ribasso sostanziale rispetto ai 9.450.000 dollari fissati come prezzo di partenza nell’agosto del 2024. L’elegante proprietà, che si sviluppa su una superficie di 442 metri quadrati, offre quattro camere da letto e una piscina con una suggestiva vista panoramica sull’Oceano Pacifico.

La suite principale è dotata di un maestoso letto a baldacchino e offre un accesso diretto al solarium della piscina, mentre il terreno circostante è protetto da alberi e cespugli che garantiscono la massima riservatezza. La tenuta sorge sulla collina che domina la spiaggia e, secondo alcune fonti, sarebbe stata sottoposta a lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal fumo dell’incendio di Woolsey del 2018.

Il quartiere in cui si trova la proprietà non è stato tuttavia direttamente colpito dal devastante incendio di Palisades dello scorso anno, che ha invece ridotto in cenere numerose abitazioni in altre aree di Malibu.

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“Prima di Kasia Smutniak la mia vita era disordinata. Tra i 18 e i 20 anni non ero socievole e a disagio. Se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore”: così Domenico Procacci

Moretti, Sorrentino, Garrone, Albanese, Archibugi, Comencini e tanti altri. Sono solo alcuni dei “mostri” sacri del cinema italiano che hanno lavorato con il fondatore della casa di produzione Fandango, Domenico Procacci, sulla cresta dell’onda da quai 40 anni. Il produttore si è raccontato a Il Corriere della Sera. Eppure l’uomo di oggi è diverso dal ragazzo di ieri.

“Ero un ragazzo che all’epoca non era tanto socievole, anzi era perennemente a disagio. – ha detto Procacci – Ma questa è una cosa che non è passata anche se faccio finta che lo sia. C’era il mio amico Ennio, un po’ più grande di me, amico ancora oggi, che mi recuperava dopo che me ne andavo dalle feste perché mi veniva male a stare lì. Tra i 18 e i 20 anni non ero un caso umano ma insomma… Forse se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore oggi”.

Nel concreto Procacci fa un esempio: “Mi ricordo quando alla Mostra di Venezia si annunciavano anche i produttori, come gli attori e i registi. Ecco, solo per il fatto di dover fare così (e mima uno che si alza in piedi e piega la testa da un lato e dall’altro in segno di saluto al pubblico; ndr) il cuore mi batteva a mille, avevo la tachicardia. Adesso non mi fa più effetto e forse neanche questo è bello: era meglio quando mi batteva il cuore in quel modo esagerato”.

Oggi la sua esistenza è migliorata e sembrano lontane le ansie: “La mia vita è cambiata molto da 15 anni a oggi. Mio figlio Leone ne ha meno di 12, quindi io ne avevo 54 quando è nato. Il primo figlio biologico quando uno dice basta figli perché ne ha già 2 o 3. Considero però mia figlia anche Sophie, avuta da Kasia con Pietro Taricone, che ha 21 anni. Sì, prima di Kasia la mia vita era disordinata. Con alcune relazioni importanti ma sostanzialmente disordinata”.

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“Non lavoravamo insieme da 25 anni e siamo cambiati molto. Siamo sorpresi dall’entusiasmo intorno”: Katie Holmes e Joshua Jackson osannati al Tribeca Film Festival

Katie Holmes e Joshua Jackson hanno infiammato fan e paparazzi sul red carpet del loro nuovo film “Happy Hours“, presentato in anteprima al Tribeca Film Festival il 6 giugno scorso. Gli ex colleghi della serie tv cult “Dawson’s Creek” hanno sviluppato una sorta di “linguaggio in codice” sul set, a dimostrazione del loro “legame e della loro collaborazione di lunga data”. Holmes ha diretto e scritto il film, segnando il suo quarto progetto dietro la macchina da presa e scegliendo Jackson come co-protagonista. “Non lavoravamo insieme da 25 anni e siamo cambiati molto”, ha dichiarato la regista e attrice a Variety.

A distanza di anni dalla conclusione di “Dawson’s Creek”, la serie che li ha consacrati come icone di una generazione, gli attori hanno fatto parlare di sé sui social media dopo essere stati avvistati insieme per le strade di New York nel 2025. Le immagini hanno rapidamente fatto il giro del web, scatenando l’entusiasmo dei fan di tutto il mondo.

“Siamo stati onestamente sorpresi – ha dichiarato Holmes -. Sappiamo di aver fatto parte di una serie che ha accompagnato tantissime persone nella loro crescita, ma credo che nessuno di noi abbia mai compreso fino in fondo la portata di quell’impatto. Ci stupisce ancora, in un certo senso”.

I due, che hanno avuto una relazione nelle prime stagioni della serie, sono rimasti in buoni rapporti da allora. Si ritrovano ora sul grande schermo nella commedia romantica “Happy Hours”, dove protagonisti sono Liz (Holmes), una fotografa reduce da un divorzio, e Andrew (Jackson), il giornalista che le aveva spezzato il cuore in adolescenza.

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Charlie Chaplin da record: centinaia di sosia del celebre attore e regista sfilano in Svizzera – IL VIDEO

Ben 429 persone vestite con bombette nere, baffi a spazzolino e bastoni da passeggio, si sono riunite durante il decimo anniversario di Chaplin’s World, il museo dedicato alla vita di Charlie Chaplin, a Corsier-sur-Vevey, in Svizzera, il 7 giugno. Il precedente record, stabilito nel 2017, contava 662 persone vestite da “Il Vagabondo”.

La storia di “Il Vagabondo”

“Il Vagabondo”, conosciuto nel mondo anglofono come “The Tramp” e nel nostro Paese come “Charlot”, rappresenta la creazione cinematografica più iconica di Charlie Chaplin. Apparso per la prima volta nel febbraio del 1914, questo importante personaggio ha segnato per sempre la storia del cinema muto, riuscendo nell’impresa rara di unire una travolgente comicità fisica a una critica sociale.

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Patrick Bruel è in stato di fermo, il cantante e attore è stato accusato di violenza sessuale “al momento da 13 presunte vittime”. La difesa: “Tutto falso e lo dimostrerò”

Il cantante e attore francese Patrick Bruel è in stato di fermo stamattina, 8 giugno, a Parigi per essere interrogato sulla denuncia di “almeno 13 presunte vittime”, come hanno dichiarato le autorità giudiziarie. Bruel, 67 anni, ha finora contestato le accuse nei suoi riguardi. Lo stato di fermo può essere prorogato fino a 48 ore. “Da diverse settimane aveva fatto sapere di essere a disposizione della giustizia – hanno affermato i suoi avvocati in un comunicato – per poter finalmente rispondere nel quadro di una procedura giudiziaria, davanti all’autorità competente. Risponderà a tutte le domande degli inquirenti, trasmetterà loro tutti gli elementi necessari a dimostrare la sua innocenza”.

L’indagine in corso riguarda le accuse mosse da tre donne che accusano Patrick Bruel di violenza sessuale e tentato stupro tra il 1997 e il 2001, ha aggiunto la procura di Nanterre (nella regione di Parigi). L’indagine riguarda anche accuse di stupro o tentato stupro, violenza sessuale e molestie sessuali mosse da altre donne in Francia e Belgio.

Il celebre cantante francese Patrick Bruel, noto al grande pubblico per successi come “Casser la voix” e “Place des grands hommes”, si trova ora al centro della grave vicenda giudiziaria. L’artista, 67 anni, è stato posto in stato di fermo nell’ambito di un’indagine che lo vede coinvolto in quattro denunce per stupro depositate in Francia, cui si aggiunge un procedimento per violenza sessuale avviato in Belgio.

I suoi legali, gli avvocati Christophe Ingrain, Céline Lasek e Fanny Colin, hanno reso noto attraverso un comunicato stampa che Bruel, il quale aveva già espresso da settimane la propria disponibilità a collaborare con le autorità, ha risposto alle domande degli inquirenti dinanzi all’autorità giudiziaria competente.

Sul fronte professionale, la pressione mediatica e giudiziaria ha indotto il cantante ad annunciare venerdì scorso la cancellazione della quasi totalità del suo tour estivo, che avrebbe dovuto prendere il via a metà giugno a Parigi per proseguire con una serie di date nei principali festival europei.

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“Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura”: così Massimiliano Gallo

“Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene”. Massimiliano Gallo non si sottrae dal prendere una posizione politica netta sull’attualità. Il 57enne attore napoletano è tornato a parlare di arte e impegno politico durante un incontro tenutosi al Distretto Campano dell’Audiovisivo, nell’ex Base Nato di Bagnoli, a Napoli. Come riporta Vanity Fair, Gallo ha criticato quei colleghi attori che non prendono posizione per paura di perdere il posto di lavoro: “Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene”.

Gallo ha poi ricordato che l’artista “non ha il dovere, ma certamente il compito di guardare le cose con un altro occhio” e per questo ha citato il caso di Eduardo De Filippo che scrisse Napoli Milionaria! mentre gli alleati stavano entrando in città: “Un artista impiega poco tempo a capire quanto sia terribile una guerra. Non bisogna aspettare dieci anni per parlare di Gaza o di un genocidio. Abbiamo tutti paura. C’è un Ministro che non parla con chi lavora nel cinema, il settore è bloccato, e nessuno dice niente. Nemmeno i produttori. Siamo abituati a curare il nostro orticello e a pensare soltanto ai nostri interessi. Io sono abituato a dire quello che penso. Non mi sono mai preoccupato delle conseguenze, non ho mai frequentato salotti e ho sempre costruito la mia carriera da solo. Credo che molti abbiano paura di perdere il posto di lavoro”. Gallo tornerà a breve sul set per rivestire i panni dell’avvocato Vincenzo Malinconico, giunta alla terza stagione, e sta scrivendo il suo secondo film da autore/regista, dopo La salita che sarà un remake di una “grandissima commedia all’italiana che mi è rimasta dentro da sempre”.

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Arrestato il pornostar Drake Von. La polizia: “Ha tentato di strangolare il suo compagno ed è anche accusato di violenza domestica”

Il pornostar bisessuale 23enne Drake Von (vero nome Dawson Bacon) è stato arrestato a Las Vegas, martedì 2 giugno, con pesanti accuse. Come riporta il sito TMZ, le accuse sono di violenza domestica per strangolamento e coercizione con minaccia o uso della forza fisica e anche percosse in ambito domestico.

L’identità della presunta vittima non è stata resa pubblica. Von, figura nota nell’industria dell’intrattenimento per adulti grazie alle sue numerose collaborazioni e alla sua presenza online, si trova al centro di una vicenda che presenta ancora diversi elementi da chiarire. Alcune fonti riportano informazioni contrastanti riguardo all’identità del partner coinvolto nella vicenda.

Il pornostar ha respinto con fermezza tutte le accuse a suo carico. In dichiarazioni rilasciate all’agenzia TMZ, Von ha definito le accuse infondate, sostenendo che i fatti siano stati amplificati e distorti. L’uomo ha parlato di un “malinteso”, lasciando intendere che la vicenda avrebbe potuto avere una eco mediatica, e ha espresso la convinzione che le accuse vengano ritirate nel corso del procedimento.

Drake Von è anche noto per il suo legame con il fratello gemello, Silas Brooks. I due hanno inizialmente fatto il loro ingresso nel cinema per adulti insieme, poi il rapporto è diventato conflittuale fino alla separazione artistica e anche personale. Drake Von ha iniziato a realizzare contenuti per adulti poco dopo aver compiuto 18 anni ed è diventato particolarmente noto per aver recitato in film per adulti gay, nonostante in passato avesse avuto relazioni con donne e si fosse inizialmente definito eterosessuale. Bacon è particolarmente noto per la sua sfida di “1.000 uomini”.

Nella sua impresa poi diventata virale, Bacon intendeva filmarsi mentre aveva rapporti sessuali separati con 1.000 uomini diversi nell’arco di 24 ore. Prima del suo arresto, non era stata ancora confermata pubblicamente una data ufficiale per l’evento.

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Chi ha votato per il nucleare in Parlamento sa poco o nulla di energia

In totale disprezzo dei due referendum contro il nucleare votati dagli italiani, la Camera ha approvato il nucleare civile nella forma dei così detti “mini-reattori di ultima generazione”. Ciò che è accaduto, in sostanza è questo: un piccolo plotone di parlamentari del centrodestra , che – da quanto si è ampiamente visto – nulla sanno di energia, ha deciso che in Italia deve tornare il nucleare. Tutto questo senza avere quasi alcuna contezza di quello che ciò significhi in termini di costi, di scorie, di compatibilità con l’attuale sistema energetico e soprattutto di tempi.

L’operazione, particolarmente avallata anche da giornali progressisti come la Stampa con un apposito sondaggio in cui gli italiani sarebbero favorevoli, pubblicato qualche giorno fa, è stata resa possibile probabilmente dal nome di questo nucleare. Già, perché “mini-reattori di ultima generazione” fa pensare a qualcosa di innocuo, piccolo, trasportabile. Secondo me i deputati se lo immaginano come una sorta di nucleare pret-à-porter, da borsetta insomma, che si attiva magicamente quando vogliamo e produce l’energia necessaria. Gli stessi giornali riportano notizie confuse sulla dimensione, se è vero che il Messaggero scrive oggi venerdì che le dimensioni sarebbero quelle di un tir (l’altra voce che circola è anche quella di un nucleare “galleggiante”), quando lo stesso Pichetto Fratin, nelle tante interviste gongolanti appena rilasciate ammette che, quanto a dimensioni, si parla di almeno tre campi da calcio.

Il problema è che, ripeto, chi ha votato questo nucleare di energia sa poco o nulla. Si vota per il nucleare in nome di una visione “anti-ideologica”, come se le energie rinnovabili fossero qualcosa di ideologico, e non quanto di più concreto esista. Si vota per il nucleare immaginando che già domani entri in funzione, probabilmente quasi nessun deputato sa che non si avrà energia prima di anni, almeno dieci. Di che stiamo parlando? In dieci anni tutto può succedere, soprattutto noi abbiamo bisogno di ridurre le emissioni e decarbonizzare ora, visto che non lo abbiamo fatto abbastanza con il PNRR e ora ci troviamo ad elemosinare soldi alla UE che, speriamo, vengano rigorosamente usati per questo scopo e non per inutili sconti all’energia che non danno nessun beneficio a chi li riceve (figuriamoci a chi non li riceve). Si vota per il nucleare senza sapere dove finiranno le scorie, se i territori accetteranno di averlo, quali saranno i costi. In pratica, è una cambiale in bianco che di fatto, come già avvenuto in passato, servirà solo ad una cosa: rallentare ulteriormente lo sviluppo delle rinnovabili, mettere soldi in progetti che non servono (e che probabilmente non si faranno), dare agli italiani l’illusione di una energia facile e pronta che non esiste, e così confonderli. Insomma, una mezza truffa.

A ciò occorre aggiungere che la fantomatica credenza per cui il nucleare possa servire a compensare le intermittenze delle rinnovabili è falsa per il semplice fatto che il nucleare non lo puoi accendere o spegnere a piacimento, è un’energia continua, appunto, dunque in che senso sarebbe “complementare alle rinnovabili?”. Ma è inutile chiederlo perché questo, con tutta probabilità, i deputati che hanno votato a favore non lo sanno, come il resto.

Resta dunque una operazione questa sì ideologica, sbagliata, preoccupante e anche antidemocratica, visto il “no” degli italiani al nucleare. E i mini-reattori di ultima generazione sono sempre nucleare, punto e basta. Ciò che davvero allarma, su questo fronte come su altri tipi di scelte energetiche, come la dipendenza dal gas, è che a scegliere su questioni molto tecniche e scientifiche sia una politica che non sa nulla né di tecnica né di scienza e che spesso e volentieri è legata mani e piedi alle lobby dell’energia. Assurdo che manchi, come spesso richiesto dai veri esperti, ad esempio Antonello Pasini del Cnr, un comitato di scienziati che dia indicazioni alla politica su questioni che riguardano l’ambiente e il clima, e dunque anche le scelte energetiche. Si tratta davvero di questioni di vita e di morte, perché con l’energia facciamo tutto quello che serve, non potremmo vivere un’ora senza, e al tempo stesso l’energia è anche la causa del collasso del pianeta, perché quella non rinnovabile produce, appunto, emissioni climalteranti che hanno raggiunti livelli insostenibili. Ingannare così gli italiani, facendogli credere magari che le bollette caleranno col nucleare, è una vera impostura.

Sarebbe ora di ribellarsi a tutto questo, a questa ignoranza scientifica, a questa arroganza che addita le rinnovabili come ideologia, a un parlamento che vota un provvedimento che gli italiani non vogliono e che non porterà beneficio all’Italia, né ridurrà la povertà energetica. Perché se mai ci sarà energia nucleare, ripeto, sarà tra tantissimo tempo e certo non a costo zero. Il motivo per cui dobbiamo subire questo non è chiaro. Invece è chiaro perché i giovani se ne vadano all’estero: che un paese con una politica così medioevale, e dove l’antiscienza regna sovrana, è davvero un posto quasi intollerabile in cui vivere.

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Bill Cosby nei guai, il tribunale conferma la condanna per aggressione sessuale. L’attore dovrà risarcire la vittima della violenza con 19.25 milioni di dollari

Bill Cosby subisce un’ulteriore sconfitta in sede giudiziaria. Il tribunale ha respinto la richiesta dell’attore, 88 anni, di ottenere un nuovo processo nell’ambito di una causa civile per aggressione sessuale del valore di oltre 19 milioni di dollari.

Il giudice della Corte Superiore della Contea di Los Angeles ha emesso la propria sentenza stabilendo che Cosby non ha fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi, secondo la quale presunte irregolarità processuali gli avrebbero impedito di beneficiare di un giudizio equo. La notizia è stata riportata dai principali organi di stampa statunitensi.

La Corte d’Appello ha confermato la condanna nei confronti di Bill Cosby, stabilendo che il risarcimento danni di 19,25 milioni di dollari riconosciuto alla sua accusatrice, Donna Motsinger, non risulta “eccessivo”. Lo scorso marzo, una giuria civile aveva stabilito che l’attore avesse drogato e aggredito sessualmente l’ex cameriera nel 1972, dopo averla condotta a uno dei suoi spettacoli.

La giuria ha deliberato in favore della Motsinger, oggi 84enne, disponendo l’ingente risarcimento e rigettando la tesi difensiva di Cosby, secondo cui sarebbe stato vittima di una “giustizia sommaria” e avrebbe sempre negato qualsiasi aggressione nei confronti della donna.

Il procedimento giudiziario, avviato a oltre cinquant’anni dai fatti contestati, è stato reso possibile grazie a recenti modifiche legislative che permettono alle vittime di violenze sessuali, commesse in passato, di promuovere azioni civili contro i propri aggressori.

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Shia LaBeouf condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole. L’attore ha preso a pugni alcuni clienti di un bar durante il Mardi Gras

Shia LaBeouf è stato condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole di aver aggredito diversi avventori in un locale durante i festeggiamenti del Mardi Gras. Secondo quanto stabilito, mercoledì 3 giugno, dal giudice di Orleans, LaBeouf dovrà inoltre sottoporsi a un programma di disintossicazione dall’alcol.

Un video dell’episodio, risalente al 17 febbraio scorso, mostra l’attore a torso nudo mentre spinge violentemente a terra una persona e colpisce un’altra in volto, provocandole, secondo il rapporto della polizia di New Orleans, una probabile lussazione al naso.

La polizia ha affermato che LaBeouf ha ripetutamente usato insulti omofobi, anche durante l’arresto. LaBeouf si è dichiarato colpevole di tre capi d’accusa per lesioni personali semplici. Il giudice Juana Marine-Lombard della parrocchia di Orleans ha inflitto all’attore una pena sospesa di sei mesi e due anni di libertà vigilata.

LaBeouf dovrà inoltre tenersi lontano dalle vittime e dal locale. Chervinsky ha affermato che LaBeouf voleva “assumersi la responsabilità del suo ruolo in quanto accaduto” e ha definito l’episodio una “piccola rissa da bar durante il Mardi Gras”. Chervinsky ha aggiunto che “non c’erano prove che si trattasse di pregiudizi o discriminazioni”.

Il procuratore distrettuale Jason Williams, ha dichiarato in un comunicato che il suo ufficio si è consultato con le vittime per assicurarsi il loro sostegno prima di offrire a LaBeouf il patteggiamento. Jeffrey Damnit, un artista locale identificato dalla polizia come Jeffrey Klein, ha affermato di essere stato una delle persone aggredite dal divo di Hollywood.

Ha raccontato che l’attore lo aveva spinto da dietro al bar all’inizio della serata, urlando insulti omofobi e minacciandolo di morte. L’avvocato di Damnit ha affermato che il suo cliente spera che il comportamento di LaBeouf migliori dopo che l’attore si sarà sottoposto a un trattamento per la tossicodipendenza. “A New Orleans siamo tutti uguali, dovremmo tutti sentirci al sicuro e non trattiamo le persone in modo diverso in base alla loro fama”, ha dichiarato l’avvocato Michael Kennedy.

Dopo l’incriminazione di LaBeouf a febbraio, un giudice gli ha ordinato di tornare in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti e alcolisti. Pochi giorni dopo, LaBeouf ha negato di avere un “problema di alcolismo” in un’intervista con il giornalista e YouTuber Andrew Callaghan.

La star del cinema ha affermato di dubitare che la riabilitazione lo avrebbe aiutato. Ha detto a Callaghan che i problemi che avevano portato al suo comportamento aggressivo durante il Mardi Gras erano più radicati nella “rabbia e nell’ego” che nell’alcol. LaBeouf ha anche detto che “le persone gay corpulente mi spaventano”. “Quando sono da solo e tre ragazzi gay mi stanno accanto toccando la gamba, mi spavento – ha detto a Callaghan – Mi dispiace. Se questo è omofobia, allora lo sono”.

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“In amore sono un disastro. Non voglio dire di avere compiuto solo sbagli. Ma sto bene con chi tiene la porta aperta e mi fa sentire libera”: parla Ilenia Pastorelli

In sala è presente con ben due film “L’amore sta bene su tutto” di Giampaolo Morelli e “Innamorarsi e altre pessime idee” di Simone Aleandri. Per l’attrice Ilenia Pastorelli è un momento d’oro. “C’è un eccezionale bisogno d’amore. Viviamo in una società che spinge alla sfiducia e all’egoismo. Con la paura di amare, di essere traditi, di esporci, di fare il primo passo”, ha detto Pastorelli a Il Corriere della Sera.

E ancora: “Oggi ci si lascia con un messaggio whatsapp. Ma le pare possibile? Appartengo alla generazione dei quarantenni, l’ultima che ha privilegiato il dialogo a tu per tu rispetto alle call in remoto. Noi ci guardavamo negli occhi.Ora chiediamo aiuto agli emoticon. Tutta questa tecnologia che dovrebbe favorire la comunicazione tra esseri umani invece produce soltanto solitudini. Giusto?”.

E l’amore? “In amore sono un disastro, ah ah ah. Non voglio dire di avere compiuto solo sbagli, questo no. Ma insomma… Siamo stati rovinati dall’idea del ‘per sempre’. L’amore eterno è un concetto astratto. Tutto inizia e tutto finisce. Banale? Penso che ci possa essere un amore eterno nei confronti di una persona. Ma non è detto che quella persona ti stia accanto per sempre. La coppia si costruisce sulla fiducia e sul rispetto, lasciando a ognuno gli spazi e i ritmi più congeniali. Io sto bene con chi tiene la porta aperta e mi fa sentire libera”.

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È morto Owain Rhys Davies, l’attore gallese era noto per il ruolo dell’Agente Wilson in “Twin Peaks”. Il fratello chiede privacy “sulle circostanze della sua morte”

Mondo del cinema in lutto. È morto a 44 anni l’attore gallese Owain Rhys Davies, noto per il ruolo dell’Agente Wilson nel revival della serie “Twin Peaks”, la serie cult creata da David Lynch e Mark Frost e tornata sugli schermi nel 2017. A dare la notizia, come riporta la BBC, è stato il fratello Rhodri, che sui social ha scritto che l’attore è scomparso “improvvisamente, in modo naturale e sereno”.

Nel suo messaggio, Rhodri ha espresso anche il profondo dolore della famiglia: “Sono incredibilmente orgoglioso di mio fratello. Sappiamo che questa perdita sarà sentita da molte persone e ci conforta sapere quanto fosse amato”. Il fratello ha inoltre chiesto rispetto per la privacy, aggiungendo che restano ”domande senza risposta sulle circostanze della sua morte”.

Anche il profilo ufficiale di “Twin Peaks” ha voluto ricordarlo con un messaggio di cordoglio: “I nostri pensieri sono con la sua famiglia, i suoi amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato. Grazie per aver fatto parte del mondo di Twin Peaks, Agente Wilson”.

Cordoglio anche dal Welsh National Theatre, che ha definito l’attore “un talento straordinario il cui lavoro ha arricchito il teatro e lo schermo gallese”. Nella nota si legge: “La sua passione, creatività e dedizione hanno lasciato un segno duraturo nella vita culturale del Galles. La comunità artistica è più povera per la sua perdita e possiamo solo immaginare le molte storie che avrebbe ancora raccontato”. Il messaggio si conclude con un saluto in gallese: ”Cysgàn dawel, Owain” (riposa in pace, Owain).

Owain Rhys Davies nel corso della sua carriera aveva preso parte a numerose produzioni di rilievo internazionale. Tra queste si annoverano la serie fantascientifica di Netflix “The OA”, accanto agli attori Brit Marling e Jason Isaacs, il lungometraggio “Alice attraverso lo specchio” e la commedia horror “A Serial Killer’s Guide to Life”.

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“Nel periodo d’oro di Spider-Man bevevo e andavo al lavoro solo per lavoro. Così mi sono messo in pausa. Sentivo di non dare il meglio di me”: così Tom Holland

C’è grande attesa per il kolossal “Odissea (The Odyssey)”, che vede la partecipazione di Tom Holland nel cast e uscirà nei cinema in Italia il 16 luglio. La pellicola è diretta da Christopher Nolan e vede l’attore britannico recitare al fianco di Matt Damon, Robert Pattinson, Anne Hathaway e la fidanzata Zendaya.

Forse non tutti lo sanno ma c’è stato il rischio che Holland non potesse prendere parte a “ The Odyssey” per impegni già presi con la produzione di “Spider-Man 4”. Tom ha rivelato a GQ che i due film avrebbero dovuto essere girati nello stesso periodo, rendendo impossibile per lui partecipare a entrambi i progetti.

“Quindi ho detto a Chris (Nolan, ndr): ‘Senti, voglio fare questo film, ma se voglio farlo, dovrò chiamare la Sony e avere una conversazione molto scomoda‘”, ha ricordato Tom, riferendosi a Tom Rothman, il capo della Sony Pictures. La Sony ha accettato posticipare le riprese di “Spider-Man”, e uno dei motivi era Christopher Nolan.

Tom ha ribadito: “Penso che uno dei motivi per cui la Sony fosse contenta di spostare le riprese sia perché Chris ha la reputazione di dire ‘Questo film non andrà avanti di cinque mesi e non perderemo Tom per due anni’. Con qualsiasi altro regista, la conversazione sarebbe stata probabilmente diversa”.

Poi l’attore ha spiegato del suo momento di difficoltà: “Bevevo molto. Probabilmente mi divertivo molto ed ero nel pieno del periodo d’oro di Spider-Man, che è stato il momento più bello della mia vita. Mi stavo innamorando. Giravo film di cui ero davvero orgoglioso. Stavo costruendo una carriera che mi entusiasmava molto. E ora ho avuto questo momento incredibile in cui sento di poter premere il pulsante di reset e chiudere il capitolo dell’essere un ragazzino a Hollywood”.

E ancora: “Avevo bisogno di una pausa, sentivo di aver lavorato troppo e di dover maturare nella mia vita personale, il che richiedeva del tempo da trascorrere a casa. E poi volevo anche essere sicura di amare sempre quello che facevo. Penso che siamo molto fortunati a fare quello che facciamo, e nel momento in cui diventa un peso, c’è qualcosa che non va. Non so se ci sia stato un momento in cui ho dubitato di amare quello che facevo, ma sentivo di non dare il meglio di me, perché andavo al lavoro solo per lavoro”.

Durante la pausa che si è concesso, Holland ha giocato tanto a golf, si è costruito una casa a Londra e ha iniziato a capire chi fosse al di là del suo ruolo di grande star del cinema. Ed è ormai sobrio.

Holland ha 30 anni, per quanto tempo ancora potrà indossare il costume di “Spider-Man”? “Mi piacerebbe passare il testimone, ma non ci sono ancora riuscito… Credo che la verità sia che interpretare Spider-Man è stata la gioia della mia vita. Ora mi sento come se fossi sul piedistallo di chi dice: ‘Lo farò finché me lo vorranno’”.

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“La mia fidanzata è facile da amare”: Keanu Reeves sorprende Alexandra Grant. Lei risponde: “La chiave della nostra relazione è il rispetto reciproco”

Keanu Reeves non ha dubbi: la sua compagna Alexandra Grant è “una donna facile da amare”. L’attore, 61 anni, lo ha confermato con entusiasmo in un’intervista esclusiva rilasciata a People in occasione del MOCA Gala 2026, sabato 30 maggio presso il Museum of Contemporary Art di Los Angeles. È l’esclusivo evento annuale di raccolta fondi organizzato dal Museum of Contemporary Art (MOCA) di Los Angeles.

La coppia, intervistata sul red carpet del Geffen Contemporary nel quartiere di Little Tokyo, ha aperto una finestra sulla propria storia sentimentale, raccontando come la relazione abbia influenzato profondamente il loro percorso artistico.

Grant, artista visiva di 53 anni, ha rivelato quale sia, a suo avviso, il segreto di un legame solido e duraturo: “La chiave è il rispetto reciproco. Bisogna essere sempre rispettosi e lasciare che l’altra persona faccia il suo corso”.

E ancora: “Molti dei valori che entrambi portiamo nel nostro lavoro come individui, nel nostro lavoro insieme, nei progetti su cui collaboriamo, nel nostro piacere di vivere, nel nostro costante rispetto reciproco, hanno a che fare con il desiderio di essere veramente vivi e pieni di vita. E poi, insomma, è un gioco, no? È un gioco che ci permette di esprimere la nostra creatività”.

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“Non avrei mai rinunciato a tenere per mano il mio ragazzo per strada, a costo anche di perdere opportunità di lavoro”: Jonathan Bailey sul coming out

La star della serie tv cult “Bridgerton” e del film “Wicked“, Jonathan Bailey, ha parlato del suo coming out durante la prima edizione degli Elton John Impact Awards. Bailey ha parlato con Elton John del suo percorso, dalla consapevolezza della propria omosessualità alla presa di coscienza del possibile impatto sulla sua carriera di attore: “Non avrei mai rinunciato a tenere la mano del mio ragazzo per strada”.

Durante la chiacchierata, John ha chiesto a Bailey se si fosse mai sentito sotto pressione per nascondere la sua omosessualità, se avesse avuto paura di fare coming out o se avesse avuto abbastanza sicurezza da non preoccuparsene. Bailey ha risposto di aver provato una combinazione di tutte e tre le sensazioni.

“Credo ci siano tantissime sfumature – ha detto – In un certo senso, sento di essermi conosciuto istintivamente fin da giovanissimo, e la mia base è la fiducia in me stesso. Poi, ovviamente, ti ritrovi ad assorbire queste storie e queste narrazioni che sono come ragnatele. E più mi avvicinavo, più scoprivo la recitazione. E credo che il motivo per cui mi sono innamorato della recitazione sia che, per la prima volta, in un mondo in cui devi in ​​qualche modo adattare il tuo linguaggio ed essere ipervigile su ciò che dici e su come appari, soprattutto ai tuoi coetanei, per capire se interpreteranno qualcosa che dici o il modo in cui lo dici come un’indicazione della tua sessualità, ricevere una sceneggiatura e poter effettivamente scegliere la cosa giusta da fare ed essere sincero è stata una sensazione davvero fantastica”.

E ancora: “Ero ben consapevole delle possibilità e dei limiti degli attori queer, di cosa ciò significasse per il pubblico e di come influenzasse il mondo del cinema e della televisione. Quindi sì, credo che quando avevo poco più di vent’anni, ci fosse la netta consapevolezza che essere gay sarebbe stato un ostacolo”.

Nessun compromesso: “Non avrei mai rinunciato a tenere per mano il mio ragazzo per strada, era un sentimento che sentivo profondamente, quasi istintivamente. E ovviamente, se questo avesse significato compromettere le mie opportunità di lavoro, ero disposto a correre il rischio”.

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“Val Kilmer è la persona peggiore con cui abbia mai lavorato. Un cretino”: lo sfogo del regista Adam Marcus. L’attore è morto di polmonite nel 2025

Val Kilmer, scomparso il primo aprile 2025 a causa di una polmonite, era una figura controversa nel mondo del cinema. Il regista Adam Marcus lo ha definito pubblicamente, attraverso un post sui social media, “la peggiore persona” con cui avesse mai collaborato. Lo stesso Kilmer, nel suo documentario autobiografico del 2021 intitolato “Val”, aveva riconosciuto di aver tenuto comportamenti scorretti nel corso della sua carriera, pur dichiarando di non nutrire alcun rimpianto per le proprie azioni.

Il regista Adam Marcus ha ricordato Val Kilmer a più di un anno dalla scomparsa. I due hanno lavorato assieme nel thriller d’azione del 2008 “Conspiracy”.

Il 31 maggio scorso sui canali social di Marcus è apparsa la scritta”#MicroIntellectMonday (insulto sarcastico per definire una persona di scarsa intelligenza, ndr) a quel periodo in cui ho diretto quel tizio. Quello che interpretava Iceman e Doc Holliday. Sapete chi è”, ha scritto Marcus su Threads, secondo quanto riportato da Entertainment Weekly. “Ecco me e quel cretino che lavoriamo insieme sul set di Conspiracy. Quindi sì, è successo davvero”, ha concluso.

In “Conspiracy”, Kilmer interpretava William “Spooky” MacPherson, un veterano disabile della guerra in Iraq che si reca in Arizona per far visita a un vecchio amico. Quando scopre che l’amico e la sua famiglia sono misteriosamente scomparsi (e che gli abitanti del luogo negano la loro esistenza), MacPherson scopre un complotto aziendale ai danni di immigrati clandestini.

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