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Tu móvil Samsung celebrará los goles del Mundial 2026 en la pantalla de bloqueo

Samsung quiere que el Mundial 2026 también se viva desde la pantalla de bloqueo. La compañía surcoreana ha empezado a actualizar la app Always On Display de los Galaxy con nuevas animaciones para los avisos de Deportes de Google, pensadas especialmente para goles y momentos clave de los partidos. La novedad en cuestión llega con la versión 8.9.36.23 de la app.

La función se apoya en Now Bar, esa pequeña barra dinámica que aparece en la pantalla de bloqueo y en Always On Display cuando hay actividades en directo. Hasta ahora podía mostrar información de partidos, pero esta actualización añade un toque más visual: celebraciones, balón entrando en la portería y avisos como tarjetas rojas.

Los goles se verán con animaciones en tu Samsung

Según el registro de cambios, la actualización introduce una nueva interfaz y animaciones para las celebraciones de goles de fútbol y momentos importantes de Deportes de Google dentro de la Now Bar. Como bien mencionamos al principio del artículo, no es una app nueva ni una función separada, sino una mejora del sistema que hace más vistosos los avisos deportivos en los móviles Samsung compatibles.

La idea de la función es sencilla, pues si sigues un partido desde Deportes de Google y tienes activados los avisos, el terminal podrá mostrar una animación cuando haya un gol u otro momento relevante. En las primeras capturas que ha dado a conocer el medio Android Authority, se ven efectos de confeti, una pelota entrando en la red y una animación para tarjeta roja.

Para que funcione, habrá que actualizar Always On Display desde Galaxy Store y tener activada la opción de mostrar Now Bar en la pantalla de bloqueo y AOD. También será necesario seguir los partidos o selecciones desde Google.

Una forma más visual de seguir el Mundial desde el móvil

La actualización parecería estar pensada únicamente para los Galaxy con One UI 8.5, aunque no está del todo claro si acabará llegando también a modelos anteriores que puedan instalar la nueva versión de Always On Display. Samsung no ha publicado una lista cerrada de dispositivos compatibles, así que lo más prudente es comprobar las actualizaciones pendientes en la Galaxy Store.

Si bien no es una función imprescindible, es una de esas pequeñas mejoras que encajan muy bien con un evento como el Mundial. En vez de mirar solo una notificación plana, el usuario tendrá una señal visual rápida cuando pasa algo importante en el partido. Y si además ya tienes todos los partidos del Mundial 2026 añadidos al calendario del móvil, el seguimiento del torneo queda bastante más completo.

La realidad es que Samsung no va a cambiar cómo se ve el fútbol, pero sí cómo te enteras de lo que pasa. Y durante un Mundial, que tu móvil celebre un gol en la pantalla de bloqueo puede ser una tontería… o justo el detalle que esperabas.

© Difoosion

Ilustración de la nueva función de celebraciones que llega a los móviles de Samsung
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Una riflessione a partire dal ‘Paese interrotto’ di Roberto Cirelli: una metafora di quel che vediamo

Mi trovavo alla presentazione di un libro da parte del suo autore. Nel salone del Centro Banchi, adiacente a Piazza Caricamento di Genova, Roberto Cirelli commentava il suo recente saggio Cronache di un Paese interrotto. Diario di un prof in Palestina. Seguito per l’occasione da un buon numero di presenti, Roberto ha motivato la scelta della parola ‘interrotto’. Questa parola, derivata dalla lingua latina, significa “sospeso, temporaneamente o definitivamente… incompiuto, non condotto a termine, non continuo, spezzato”. Ce n’è abbastanza per coltivare questa parola come metafora di ciò che stiamo esperimentando oggi.

Interruzioni di strade per lavori in corso, di un programma televisivo, della vita di un Paese, del lavoro e di un sentiero. Anzi sono soprattutto i sentieri ad essere, forse malgrado loro, interrotti, spezzati, incompiuti, feriti, abbandonati, proprio come alcuni Paesi. Interrotti in piena crescita della loro storia, civiltà, cultura, passato e futuro. A volte per sempre.

Fin da bambino percorrendo i sentieri nei boschi dell’Appennino ligure e, in altra stagione della vita, quelli di montagna, rimanevo meravigliato del mistero in essi nascosto. Sentieri tracciati dai passi di innumerevoli camminatori che mi avevano preceduto e di cui profittavo la sinuosità. Cammini che si inerpicavano, scendevano, avvicinavano e allontanavano dalla vetta o dalla meta finale. Sentieri con ancora la traccia delle scarpe di chi era già transitato, segni di riconoscimento, bollini colorati a seconda della destinazione e talvolta i tempi di percorrenza. In tutto ciò non era importante solo la meta ma anche il percorso in sé, il sentiero, appunto. Tornando a casa ogni tanto dalle missioni in vari Paesi dell’Africa Occidentale, col correre degli anni, mi accorgevo che alcuni dei sentieri conosciuti e camminati erano nel frattempo spariti. Inghiottiti dal tracciato di nuove strade, da insediamenti di pregevole fattura e, in particolare, dall’incuria. Al posto dei sentieri trovavo rovi con alberi abbattuti.

La parola sentiero deriva dal francese ‘sentier’ che a sua volta si innesta sul latino ‘semita’ che significa sentiero. ‘Via a fondo naturale tracciata in luoghi montani e campestri, in boschi e prati, dal passaggio di persone e di animali’… Che alcuni sentieri si interrompano non è certamente una novità. C’è poco di nuovo sotto il sole, ricorda il saggio del libro dell’Ecclesiaste: “quello che è stato è quel che sarà… c’è forse qualcosa di cui si dica ’Guarda, questo è nuovo’. Quella cosa esisteva già nei secoli che l’hanno preceduta”. Sentieri erranti nella selva (o Sentieri interrotti) è una raccolta di saggi del filosofo di origine tedesca Martin Heidegger nel 1950. Cito: “Holz è un’antica parola per dire bosco. Nel bosco [Holz] ci sono sentieri [Wege] che, sovente ricoperti di erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Si chiamano Holzwege. Ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra sovente l’altro: ma sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa ‘trovarsi su un sentiero che, interrompendosi, svia”.

Pietre Parlanti è un’associazione che si occupa della valorizzazione e riscoperta del territorio. Ha la sua sede nei pressi di Lavagna, frazione di Santa Giulia in provincia di Genova. Tra le finalità di Pietre Parlanti si nota la mappatura, pulizia e mantenimento dei sentieri, lastricati di ardesia e circondati da muretti a secco. Questi ultimi riemergono spesso da una fitta vegetazione di rovi, dimenticati da anni. L’Associazione contribuisce inoltre a condurre ricerche storico-antropologiche degli usi, costumi e tradizioni del territorio rurale. Pietre Parlanti ricorda che la bellezza del paesaggio è creata da mani che lavorano. Solo se le persone coltivano i terreni, scolpiscono declivi e colline che così diventano armonia di cultura e paesaggio. I sentieri interrotti e che ‘sviano’ nei Paesi, nelle città, nelle relazioni e dunque nella politica sono all’origine dei drammi del nostro come di altri tempi. Le Pietre possono riprendere a parlare a condizione che trovino gente disposta ad ascoltarle.

Casarza Ligure, maggio 2026

L'articolo Una riflessione a partire dal ‘Paese interrotto’ di Roberto Cirelli: una metafora di quel che vediamo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Una riflessione a partire dal ‘Paese interrotto’ di Roberto Cirelli: una metafora di quel che vediamo

Mi trovavo alla presentazione di un libro da parte del suo autore. Nel salone del Centro Banchi, adiacente a Piazza Caricamento di Genova, Roberto Cirelli commentava il suo recente saggio Cronache di un Paese interrotto. Diario di un prof in Palestina. Seguito per l’occasione da un buon numero di presenti, Roberto ha motivato la scelta della parola ‘interrotto’. Questa parola, derivata dalla lingua latina, significa “sospeso, temporaneamente o definitivamente… incompiuto, non condotto a termine, non continuo, spezzato”. Ce n’è abbastanza per coltivare questa parola come metafora di ciò che stiamo esperimentando oggi.

Interruzioni di strade per lavori in corso, di un programma televisivo, della vita di un Paese, del lavoro e di un sentiero. Anzi sono soprattutto i sentieri ad essere, forse malgrado loro, interrotti, spezzati, incompiuti, feriti, abbandonati, proprio come alcuni Paesi. Interrotti in piena crescita della loro storia, civiltà, cultura, passato e futuro. A volte per sempre.

Fin da bambino percorrendo i sentieri nei boschi dell’Appennino ligure e, in altra stagione della vita, quelli di montagna, rimanevo meravigliato del mistero in essi nascosto. Sentieri tracciati dai passi di innumerevoli camminatori che mi avevano preceduto e di cui profittavo la sinuosità. Cammini che si inerpicavano, scendevano, avvicinavano e allontanavano dalla vetta o dalla meta finale. Sentieri con ancora la traccia delle scarpe di chi era già transitato, segni di riconoscimento, bollini colorati a seconda della destinazione e talvolta i tempi di percorrenza. In tutto ciò non era importante solo la meta ma anche il percorso in sé, il sentiero, appunto. Tornando a casa ogni tanto dalle missioni in vari Paesi dell’Africa Occidentale, col correre degli anni, mi accorgevo che alcuni dei sentieri conosciuti e camminati erano nel frattempo spariti. Inghiottiti dal tracciato di nuove strade, da insediamenti di pregevole fattura e, in particolare, dall’incuria. Al posto dei sentieri trovavo rovi con alberi abbattuti.

La parola sentiero deriva dal francese ‘sentier’ che a sua volta si innesta sul latino ‘semita’ che significa sentiero. ‘Via a fondo naturale tracciata in luoghi montani e campestri, in boschi e prati, dal passaggio di persone e di animali’… Che alcuni sentieri si interrompano non è certamente una novità. C’è poco di nuovo sotto il sole, ricorda il saggio del libro dell’Ecclesiaste: “quello che è stato è quel che sarà… c’è forse qualcosa di cui si dica ’Guarda, questo è nuovo’. Quella cosa esisteva già nei secoli che l’hanno preceduta”. Sentieri erranti nella selva (o Sentieri interrotti) è una raccolta di saggi del filosofo di origine tedesca Martin Heidegger nel 1950. Cito: “Holz è un’antica parola per dire bosco. Nel bosco [Holz] ci sono sentieri [Wege] che, sovente ricoperti di erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Si chiamano Holzwege. Ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra sovente l’altro: ma sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa ‘trovarsi su un sentiero che, interrompendosi, svia”.

Pietre Parlanti è un’associazione che si occupa della valorizzazione e riscoperta del territorio. Ha la sua sede nei pressi di Lavagna, frazione di Santa Giulia in provincia di Genova. Tra le finalità di Pietre Parlanti si nota la mappatura, pulizia e mantenimento dei sentieri, lastricati di ardesia e circondati da muretti a secco. Questi ultimi riemergono spesso da una fitta vegetazione di rovi, dimenticati da anni. L’Associazione contribuisce inoltre a condurre ricerche storico-antropologiche degli usi, costumi e tradizioni del territorio rurale. Pietre Parlanti ricorda che la bellezza del paesaggio è creata da mani che lavorano. Solo se le persone coltivano i terreni, scolpiscono declivi e colline che così diventano armonia di cultura e paesaggio. I sentieri interrotti e che ‘sviano’ nei Paesi, nelle città, nelle relazioni e dunque nella politica sono all’origine dei drammi del nostro come di altri tempi. Le Pietre possono riprendere a parlare a condizione che trovino gente disposta ad ascoltarle.

Casarza Ligure, maggio 2026

L'articolo Una riflessione a partire dal ‘Paese interrotto’ di Roberto Cirelli: una metafora di quel che vediamo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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