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Tre consiglieri di FI vanno con Vannacci: il sindaco di Brindisi con radici socialiste avrà l’appoggio de “l’unica destra”

Vanno via da Forza Italia per ingrossare le file di Futuro Nazionale, tuttavia avvisano che resteranno in maggioranza per garantire “governabilità alla città”. A Brindisi il centrodestra fa un salto un po’ più a destra e da oggi ha tre esponenti del partito di Roberto Vannacci a supporto della giunta. Creando un piccolo paradosso politico: il sindaco Giuseppe Marchionna, infatti, ha profonde radici socialiste e durante il suo primo mandato alla guida del Comune, all’inizio degli Anni Novanta, accolse oltre 25mila profughi albanesi mobilitando la cittadinanza affinché aprisse le case per ospitarli mentre il governo latitava e non forniva alcun supporto.

Ora la campagna acquisti dell’ex vice-segretario della Lega ed europarlamentare lo porterà a governare con un partito che si definisce “l’unica destra” e che è sostenitore della remigrazione. Ad abbandonare il partito berlusconiano nella città del deputato Mauro D’Attis sono Nicola Di Donna, ex capogruppo di FI, Marika Ciaccia e Luca Tondi. Di Donna, già assessore e militante di destra, parla di una “decisione frutto di una profonda riflessione, giunta anche a seguito di un confronto con il generale Vannacci”. E annuncia che “resta invariato, in ogni caso, l’impegno a garantire governabilità alla città di Brindisi”. Insomma, non mancherà il sostegno alla maggioranza e Marchionna governerà anche grazie ai tre vannacciani.

Se D’Attis, tra i plenipotenziari pugliesi di Forza Italia, si dice “profondamente rattristato”, a esultare è Rossano Sasso, il deputato leccese eletto con Lega e ora responsabile per il Sud di Futuro Nazionale: “Sempre più cittadini aderiscono alle idee, alla visione, al programma di Futuro Nazionale e se tra questi ci sono anche amministratori con esperienza non posso che essere felice. Qualcuno dice ‘mai con Vannacci’ danneggiando il centrodestra, ma mentre lo dice i propri elettori, amministratori e deputati vanno da Vannacci”. In Puglia, secondo i dati dello stesso partito, sono stati superati i 10.000 iscritti, un numero che rappresenterebbe circa un decimo del totale nazionale.

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Il partito di Vannacci è l’ennesima finta novità del capitalismo per perpetuarsi

Sarebbe pure il momento di condurre un’analisi critica della figura politica del generale Vannacci e del suo nuovo partito, procedendo sulle fondamenta della concezione materialistica della storia propria di Marx e, dunque, evitando gli sguaiati starnazzamenti collerici della sinistrash fucsia.

Quest’ultima, anziché muovere una critica serrata della figura del Vannacci sul terreno del sistema
capitalistico e delle sue contraddizioni, postmoderna continua goffamente a ragliare contro l’inesistente ritorno del fascismo. Procediamo con ordine, mettendo subito in chiaro due cose che sono addirittura precedenti rispetto all’ascesa politica del generale. Primo punto: la sua celebrità è e resta un prodotto del partito liberalprogressista di Repubblica e L’espresso. Senza la martellante campagna pubblicitaria di detto partito mediatico, nessuno oggi saprebbe letteralmente chi è il Vannacci. Non sarebbe azzardato domandare: può davvero essere un’alternativa al sistema quella che il sistema stesso addita come alternativa?

Secondo punto: la fortuna del generale parte dalla pubblicazione del suo sgangherato libro Il mondo al contrario, un testo che, a voler essere generosi, rappresenta il nulla mischiato con il niente. Viviamo in un mondo al contrario, dice il generale: egli ha perfettamente ragione, peccato però che indichi alcuni effetti senza mai nemmeno per sbaglio menzionare le cause, che sono il libero mercato capitalistico e l’imperialismo a stelle e strisce. Leggendo quel capolavoro del nulla che è il libro in questione, apprendiamo anzi che il generale supporta pienamente tanto il libero mercato capitalistico quanto l’imperialismo a stelle e strisce. L’Unione Sovietica viene liquidata, en passant, come episodio della dittatura novecentesca, con un giudizio del tutto affine a quello della collaudata retorica liberale. Insomma, il generale si pone nella contraddittoria condizione di chi critica gli effetti dei quali pure coltiva le cause.

Veniamo ora al Vannacci politico e, segnatamente, alla fondazione del suo partito, Futuro nazionale. Molti capita insanabilia, sempre pronti a farsi abbindolare dal sistema che dicono di voler combattere, al cospetto di quello che finalmente ritengono essere un partito oppositivo rispetto al sistema dominante, dicono: eureka! Finalmente abbiamo un partito antisistema! Spiace deluderli, ma il partito del Vannacci, lungi dall’essere alternativo al sistema dominante, ne è l’ennesima espressione.

D’altro canto, il sistema dominante ha ormai esaurito le sue carte e bruciato tutti i partiti disponibili, dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia, dalla Lega ai 5stelle: tutti si sono rivelati perfettamente
organici alla riproduzione capitalistica. Il Vannacci, come la genovese Salis, sembra essere a tutti gli effetti il nuovo coniglio estratto dal cilindro del sistema capitalistico dominante per generare, ancora una volta, l’illusione di un nuovo che è sempre lo stesso e che coincide appunto con l’indisturbata riproduzione del sistema capitalistico.

Sul fatto che il partito del generale sia organico all’ordine dominante, nulla quaestio. Mi limito a menzionare i tre punti cardinali, dai quali si evince more geometrico la piena funzionalità del partito del generale al sistema capitalistico imperante. Primo punto: il generale non ha nulla da eccepire rispetto
al sistema del libero mercato capitalistico, che anzi difende a spada tratta, di fatto aderendo al collaudato verbo unico neoliberale.

Secondo punto: il generale sostiene pienamente e senza esitazioni l’ordine atlantista, oltretutto demonizzando la sacrosanta Resistenza palestinese e le altrettanto eroiche resistenze degli Stati aggrediti dall’imperialismo etico made in Usa. Come sempre, curioso concetto di
sovranismo quello della destra neoliberale, per la quale l’imperialismo di Washington e di Tel Aviv val più della sovranità nazionale dei paesi aggrediti. Il generale muove, è vero, timide critiche alla russofobia oggi imperante, ma non si spinge certo a supportare la genesi di un mondo multipolare sottratto all’imperialismo a stelle e strisce!

Terzo punto: il generale Vannacci non mette minimamente in discussione lo schema della dicotomia di
destra e sinistra, schema che, come sappiamo, è il segreto della riproduzione capitalistica e della sua alternanza in assenza di alternativa. Come ho provato a mostrare nel mio studio Demofobia, il Partito Unico fintamente articolato del capitale prevede che gli elettori possano scegliere liberamente tra una destra liberale e atlantista e una sinistra liberale e atlantista, di modo che, al di là del vitreo teatro delle apparenze, possa sempre e comunque trionfare il blocco oligarchico neoliberale, poco cambia se con una governance di destra o con una di sinistra.

Mentre la sinistra indica il nemico nella destra e mentre la destra, Vannacci incluso, indica il nemico
nella sinistra, il blocco oligarchico neoliberale può continuare indisturbatamente a fare le sue malefatte, senza che ovviamente né la destra né la sinistra lo assumano come bersaglio della critica teorica e dell’agire pratico. Non mi stanco di ripeterlo ad nauseam: è questo il segreto fondamentale della riproduzione capitalistica, ossia lo scontro perpetuo tra una destra e una sinistra ugualmente organiche all’ordine dominante, magari anche mediante la fiction – vero asylum ignorantiae – dell’antifascismo in assenza di fascismo a sinistra e dell’anticomunismo in assenza di comunismo a destra.

La verità, ovviamente, è che la sinistra non è comunista, essendo liberista e atlantista, e che ugualmente la destra non è fascista, essendo liberista e atlantista. È da sperare che i molti sostenitori del nuovo partito del generale prendano il prima possibile coscienza di quanto detto, pena il trovarsi ancora una volta a fare la parte degli utili idioti del sistema dominante e delle dramatis personae che esso, con straordinaria abilità, riesce di volta in volta a ritagliare su misura in funzione della propria dominazione.

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Sondaggi, Vannacci sempre più decisivo: sfiora il 5% e tallona la Lega. Senza di lui il campo largo supera il centrodestra

Il “campo largo” in vantaggio di due punti sul centrodestra, con il partito di Roberto Vannacci che arriva a sfiorare il 5% ed è sempre più decisivo per le sorti delle prossime Politiche. È il quadro che emerge dal sondaggio settimanale di Swg per il TgLa7, secondo cui le due potenziali coalizioni rimangono alla stessa distanza di sette giorni fa, pur perdendo entrambe qualche decimale: l’alleanza Pd-M5s-Avs-Italia viva è stimata al 44% (-0,4% rispetto a lunedì scorso), mentre FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati si fermano al 42,1% (-0,3). Nel centrosinistra a perdere più terreno è il Pd, che cala dello 0,3% al 22%; Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,5, perde lo 0,2, mentre il Movimento 5 stelle, al 13,1, guadagna un decimale. Nella coalizione di governo calano sia Forza Italia che la Lega, entrambe di due decimali: sono stimate rispettivamente al 7 e al 5,6%. Fratelli d’Italia invece riguadagna uno 0,1% e si assesta al 28,3.

Ad approfittare della perdita di consensi del centrodestra è soprattutto Futuro Nazionale di Vannacci, che guadagna un altro 0,2% e arriva al 4,8%, a meno di un punto di distanza dalla Lega, di cui era il generale era vicesegretario fino a poche settimane fa. Se entrasse in coalizione – superando i veti, in particolare quello di Forza Italia – sulla carta Fn potrebbe quindi garantire la vittoria all’alleanza di governo. A crescere però è anche l’altro partito virtualmente fuori dalle coalizioni, Azione di Carlo Calenda, stimato al 3,6% dal 3,4 della scorsa settimana: anche Calenda è un potenziale alleato del centrodestra, ma la sua presenza in coalizione è incompatibile con quella di Vannacci.

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Travaglio sul Nove: “Vannacci dice quello che dicevano Meloni e Salvini in campagna elettorale. Quando entrerà in coalizione smetterà di dirlo, come hanno fatto loro”

“Vannacci non dice altro che quello che dicevano la Meloni e la Lega in campagna elettorale”. Queste le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite dell’ultima puntata di stagione di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi, in onda in prima serata sul Nove.

“Loro hanno fatto il contrario e lui continua a dire le stesse cose – ha aggiunto Travaglio -. Ma perché le dice? Perché sta al Parlamento europeo e può permetterselo. A un certo punto, quando entrerà in coalizione, se andrà al governo dovrà fare pippa anche lui, come tutti gli altri”.

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Vannacci attacca (ancora) Marina Berlusconi: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia, non ha ruolo politico”

Roberto Vannacci torna ad attaccare Marina Berlusconi. Dopo aver parlato di Forza Italia come di un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, a margine della presentazione oggi a Viareggio dei nuovi ingressi in Futuro Nazionale, il leader, ex leghista, ha rincarato la dose: “Marina Berlusconi mi può stare simpaticissima, non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.

Il riferimento è al “veto” della primogenita di Berlusconi che ha dato la linea al partito affermando che “non è possibile” stare “in coalizione con Vannacci”.

“Le coalizioni sono possibili purché le nostre linee rosse non vengano oltrepassate, sono quelle che definiscono la curva in viluppo entro la quale si può intavolare discussione, negoziazione e possibilità di collaborare”, ha detto ancora il leader di Futuro Nazionale.

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Vannacci festeggia i nuovi ingressi: “Siamo a 94mila iscritti, il partito è partito, non ci ferma più nessuno”

“Siamo contenti di avere questi cinque nuovi ingressi in Fn. Non siamo noi che facciamo la questua ma sono loro stessi che si sono rivolti a noi perché credono nel progetto e nel fatto di portare avanti questa novità politica degli ultimi 15 anni in Italia. Ci sono anche tanti sindaci, consiglieri comunali e molti consiglieri regionali che ci hanno contattato e molti quelli che ci hanno già raggiunto. Questo dimostra anche quello che Fn vuol portare avanti”.

Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha così annunciato a Viareggio l’ingresso nel partito di Domenico Furgiuele, Gianangelo Bof, Attilio Pierro e Davide Bergamini, insieme all’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi. Presenti in sala anche gli altri deputati vannacciani, tra cui Emanuele Pozzuolo.

“Siamo a 94mila iscritti, il partito è partito, non ci ferma più nessuno – ha detto Vannacci – I giornalisti continuano tutti a parlare di noi. Poi ci sono anche i politici che parlano di noi. Addirittura ci siamo guadagnati la prima pagina dell’Espresso: ‘Vannacci sarà il vostro incubo’. Molto bene e quindi andiamo avanti”.

Secondo il generale “oggi c’è una moda nei partiti, si definiscono post ideologici, si sono trasformati da partito a Scuola radio Elettra. Invece un partito si deve basare su valori e principi ai quali noi non rinunciamo e traduciamo nel programma. E poi oggi ‘l’economia guida la politica, noi siamo perché la politica faccia le scelte sull’economia. Deve tornare la primazia della politica sull’economia”.

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“Preoccupato per exploit di Vannacci? No”. A Milano, il vicepremier Salvini evita le domande sul futuro della Lega: “Parlo solo di Milan e casa”

“Preoccupato per l’exploit di Vannacci? No”. Da Milano, Matteo Salvini partecipa a un evento della Lega sul “Piano Casa” ma evita le domande sul futuro della Lega. Il vice premier e segretario del Carroccio non commenta “articoli privi di fondamento” che ipotizzano nuovi assetti per il partito. E avverte i cronisti: “Parlo solo di Milan e di casa”.

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Salvini, il segretario senza quid che rende la Lega quasi inutile al centrodestra

Oggi unionista, ieri federalista, ancor prima secessionista. Rosso antico, comunista quasi in gioventù, poi destro radicale, forse di più. Matteo Salvini vaga da un luogo all’altro del campo politico semza trovar pace. Rimbalza, come quegli animali intrappolati nella rete a causa della loro ingordigia, senza una connessione sentimentale. Dal nord verde Pontida alla felpa italiana, ogni città con la sua bandiera e il tricolore su tutto, dall’autonomia differenziata, perdutasi nella nebbia padana, al ponte sullo stretto, l’opera tra Calabria e Sicilia, lontana dalla Lombardia. Salvini è tutto e niente.

Se a Salvini manca il quid, come disse Silvio Berlusconi del suo fedelissimo ministro Angelino Alfano per spiegare le ragioni che impedivano di consegnargli Forza Italia, è forse perchè per troppo tempo quel quid, il senso cioè della Lega di stare in campoo, è andato perduto.

Ed è andato perduto quando Salvini ha fatto salire a bordo della sua nave il generale Roberto Vannacci con l’intento di succhiargli la popolarità e i voti che il militare della Folgore si era conquistato nella più completa solitudine. Vannacci è salito a bordo e poi, come sempre accade in questi casi, ha brigato per fare la festa al suo capitano.

Quel che era parso chiaro al tempo della candidatura di Vannacci con la Lega, cioè che fosse un atto di debolezza di Salvini che si metteva in casa un tizio orientato a far danni pur di arraffare, nell’idea del qui e ora, un po’ di voti, è divenuto chiarissimo col passare del tempo.

Vannacci presidia ora con il suo partito (Futuro Nazionale) la destra estrema dello schieramento e infila nelle costole della Lega e anche di Fratelli d’Itali la sua lama. Mentre Meloni ha la forza per resistergli, Salvini cos’ha?

Niente o quasi. I due uomini forti e d’immagine, Luca Zaia eGiancarlo Giorgetti, fanno di tutto per apparire estranei alla Lega salvinizzata, la sintesi ibrida di un movimento divenuto senza capo nè coda.

Certo, la Lega si fa ancora vedere per le sue prese di distanza in politica estera sull’Ucraina, ma oltre non va, e oltre, purtroppo per Matteo, non c’è null’altro da segnalare. Solo che il partito di Vannacci, il suo ex vice, tra un po’ di settimane, se i sondaggi non cambiano segno, è pronto a fargli la festa.

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Di Capua referente di Vannacci in Campania: fu condannato (e riabilitato) per favoreggiamento all’avvocato che minacciò Saviano in aula

Il comunicato che ne ufficializza la nomina è stato diffuso giovedì mattina: l’avvocato Catello Di Capua è stato eletto referente campano di Futuro Nazionale. Ha ottenuto 105 voti nell’assemblea regionale, Carmine Angelino si è fermato a 28, l’ex presidente della commissione regionale anticamorra Carmela Rescigno a 15. L’elezione è avvenuta in vista della prossima assemblea costituente nazionale del partito del generale Vannacci, prevista per il 12 e 13 giugno. Ma l’investitura del penalista originario di Agerola fa discutere: Di Capua in passato ha difeso numerosi pentiti del clan dei Casalesi tra cui Carmine Schiavone, cugino di Francesco detto ‘Sandokan’, e nel 2014 divenne definitiva in Cassazione una sua condanna a due anni per favoreggiamento.

Arrivò al termine di un’inchiesta e un processo che lo accusavano di aver spifferato alcuni verbali coperti da segreto a un suo assistito, l’avvocato Michele Santanastaso. Un nome noto achi conosce le ragioni per le quali Roberto Saviano vive sotto scorta: è stato infatti a sua volta condannato in via definitiva insieme al boss dei Casalesi Francesco Bidognetti per le minacce aggravate dal metodo mafioso allo scrittore di Gomorra e alla giornalista Rosaria Capacchione, con la famosa lettura del ‘proclama’ durante la celebrazione del processo di appello ‘Spartacus’.

Vicenda di cui si fa menzione nelle motivazioni della condanna di Di Capua, che secondo il capo di imputazione aiutò Santanastaso a eludere le indagini della Dda di Napoli rivelandogli “tempi, modalità di assunzione e contenuto delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Armando Martucci”, che il neo referente di Futuro Nazionale difendeva d’ufficio. Nel 2017 Di Capua ha ottenuto la riabilitazione, dopo essersi sempre dichiarato “vittima di un errore giudiziario che ha devastato me e la mia famiglia”, e dopo aver avviato l’iter di revisione del processo.

Nel 2021 Di Capua si era candidato sindaco ad Agerola con la lista Agerola nel cuore ma ottenne solo il 29%. Si è dimesso da consigliere comunale tre anni dopo. Quell’anno fu nominato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara commissario dell’ex Educandato della Santissima Trinità nel comune di Vico Equense. Incarico svolto a titolo gratuito: l’anno dopo fu avvicendato, ma ha vinto un ricorso al Tar ed è stato reintegrato.

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Vannacci: “Pozzolo? Resta nel partito”. E incalza i giornalisti: “Mi date una definizione di ubriaco?”

Il primo evento pubblico di Roberto Vannacci a Roma è preceduto da una conferenza stampa al Salone delle Fontane dell’Eur. Alle domande dei giornalisti sul caso di Emanuele Pozzolo, il presidente di Futuro Nazionale afferma “non ho visto il video”. Parla di “un incidente automobilistico che riguarda la vita privata e che nulla ha a che vedere con l’attività politica che stiamo svolgendo”.

“Io sono un pochettino strabiliato dalla reazione che ha avuto (la vicenda, nrd) su tutte le pagine dei quotidiani”. Vannacci non gradisce essere interrotto, anche se pone domande giornalisti ai presenti. “Parla lei o parlo io”.

“Ma se lo stesso incidente fosse avvenuto ad un cardiochirurgo il giorno dopo gli sarebbe stato vietato l’ingresso in sala operatoria? Se lo stesso incidente fosse avvenuto ad un professore, di liceo o di università, il giorno dopo gli sarebbe stato proscritto l’ingresso all’aula presso la quale insegna?”.

Il leader di Futuro Nazionale prosegue con gli esempi, poi ai cronisti pone altre domande “mi date una definizione di ubriaco?”. Tutto questo per dire che “Pozzolo resta nel partito. Io non abbandono nessuno, nessuno rimane indietro di quelli che sono stati con me in mille campi di battaglia e non rimane indietro nel mio partito politico”.

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Cosa lega Vannacci a Hollywood? Un bug del sistema mediatico: l’effetto Streisand

Cosa hanno in comune una diva di Hollywood e un generale paracadutista? Apparentemente nulla. Eppure esiste un filo invisibile, un bug del sistema mediatico, che lega queste due storie. Quel filo, che ora provo a ripercorrere con voi, si chiama Effetto Streisand.

La foto che nessuno doveva vedere
Malibù, 2003. Il fotografo Kenneth Adelman lancia un progetto scientifico per documentare l’erosione costiera della California, scattando 12.000 immagini dal proprio elicottero. Una di queste, la cosiddetta “Image 3850”, inquadra per caso la mega-villa di Barbra Streisand. Prima della denuncia, quella foto era stata scaricata esattamente sei volte, anzi: esattamente 4 volte, perché gli altri due download erano dagli avvocati della stessa Streisand.

Streisand però vuole andare avanti e invoca la privacy, intenta una causa da milioni di dollari. Risultato: il mese successivo la foto vola a 420.000 visualizzazioni, trainate dalla curiosità e dal clamore della mega-causa. Internet scopre i meme, la foto diventa virale, il giudice respinge la causa e la diva deve pagare 177.000 dollari di spese legali (in questo tipo di cause temerarie gli Stati Uniti sono migliori dell’Italia). Nasce ufficialmente un termine sociologico: “effetto Streisand”. Voleva nascondere la foto della sua casa (a pochi), perde la causa, fa pubblicità involontaria alla causa che voleva mettere a tacere e deve pure pagare.

Il libro del Generale destinato all’oblio
Firenze, 3 agosto 2023. Roberto Vannacci, all’epoca presidente dell’Istituto Geografico Militare, preme “invio” e pubblica in self-publishing un tomo di 300 pagine intitolato Il Mondo al Contrario. Statisticamente, quel file era destinato all’irrilevanza digitale: nessun editore, nessuna distribuzione, nessuna pubblicità. Solo lo sfogo di un paracadutista ultra-decorato che si sentiva, come avrebbe detto lui stesso in ogni intervista successiva, “straniero in patria”.

Il ‘Matteo Pucciarelli day’
Il 17 agosto un giornalista, grande firma di Repubblica, intercetta il testo e lo attenziona nelle intenzioni di stigmatizzare e isolare il Generale. Invece si attiva un passaparola degno proprio del cosiddetto “effetto Streisand”. L’indignazione diventa un propellente di marketing formidabile. I sostenitori di Vannacci, sui social e sui forum, ringrazieranno ironicamente la stampa “progressista” istituendo il “Pucciarelli Day”, celebrazione involontaria di chi, cercando di censurare, ha regalato gratis fama, soldi e una visibilità che non ha prezzo. La psicologia dietro è elementare ma implacabile: se i media “di sistema” mi dicono che un libro non deve essere letto, il fascino del proibito spinge il lettore medio a volerlo comprare.

Dal manoscritto a “Futuro Nazionale”
Nel 2026 il cerchio si è chiuso. Vannacci ha usato la Lega come un “taxi” per arrivare al Parlamento europeo con oltre mezzo milione di preferenze, sceso dal taxi di Salvini si è fatto il suo partito personale (dopo che per più di un anno aveva promesso di non farlo) “Futuro nazionale” e siamo arrivati ai giorni nostri.

La morale di questo è che se oggi parliamo di Vannacci come soggetto politico autonomo, il merito o la colpa – fate voi – è di quel riflesso condizionato che, vent’anni fa, prese il nome da una stella di Hollywood. Sappiamo solo che nonostante questo la storia si ripeterà altrove, in altre forme e con altre facce.

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Vannacci furioso con Pozzolo dopo l’incidente con tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti: deve spiegare e prendersi la responsabilità

Raccontano che quanto successo l’altro pomeriggio a Emanuele Pozzolofuoristrada con il Suv e tasso alcolemico doppio rispetto al limite di legge – abbia molto irritato Roberto Vannacci, vista anche la tempistica dell’incidente, a ridosso dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma il 13 e il 14 giugno a Roma.

Per di più, a poche ore dall’arrivo nel partito di quattro nuovi parlamentari, due da Forza Italia e due dalla Lega (ma potrebbe esserci anche un quinto ingresso, sempre dal Carroccio). Non a caso, la linea che trapela da FN è che lo stesso Pozzolo dovrà chiarire subito e pubblicamente quanto accaduto. Il generale auspica una sorta di assunzione di responsabilità, in un momento cruciale per l’ascesa della sua creatura, ormai a un punto dalla Lega stando a vari sondaggi.

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