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Prof e famiglie contro Valditara, class action per abolire la riforma degli istituti tecnici. Cgil: “Sciopero nazionale, il governo ritiri le norme”

È scontro tra professori e famiglie dei ragazzi che frequentano gli istituti tecnici e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara colpevole – a detta dei primi – di aver messo in campo una riforma di questo indirizzo calata dall’alto. Molti docenti si sono organizzati in una rete per fare massa critica e ora sono pronti ad unirsi a centinaia di famiglie che sono decise a fare una class action ovvero a presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per annullare il Decreto-Legge 144 del 23 settembre 2022 che ha introdotto modifiche ordinamentali agli istituti tecnici. Non solo.

Tra le “armi” pacifiche adoperate dai professori c’è anche la decisione, a Bologna e non solo, di non adottare i libri di testo per i ragazzi del primo anno. Intanto la Flc Cgil ha inviato formale proclamazione per uno “sciopero breve nazionale del personale docente delle scuole secondarie di secondo grado – le superiori, ndr – comprendenti gli Istituti di istruzione tecnica, in occasione degli scrutini finali”. Dunque dal 13 al 21 giugno il personale docente impegnato negli scrutini finali potrebbe creare dei problemi alla fase finale dell’anno didattico. Il sindacato capeggiato dalla segretaria generale Gianna Fracassi ha anche indirizzato ai capigruppo parlamentari del Senato e della Camera dei Deputati una urgente richiesta di incontro e, successivamente, ha predisposto emendamenti al Decreto-legge.

“Tante e pesanti – ci spiega Fracassi – sono le criticità segnalate dagli istituti coinvolti, riguardo la penalizzazione di numerosi insegnamenti sia di cultura generale che professionalizzanti, con gravissime ricadute sulla qualità della didattica, sul lavoro della docenza e più in generale sulla riduzione di posti di lavoro per il personale docente e Ata. Con la proclamazione dello sciopero degli scrutini finali chiediamo il ritiro e, in subordine, il rinvio dell’attivazione della riforma degli Istituti tecnici”.
La stessa Cgil sosterrà la class action annunciata dalle famiglie attraverso un link al quale tutti possono aderire.

Mamme e papà non ne vogliono sapere di aver iscritto i figli, a febbraio, a corsi che sono stati cambiati senza essere informati. “L’iscrizione – citano genitori nel comunicato che invita ad aderire alla class action nazionale – è stata fatta sulla base del Piano triennale dell’offerta formativa pubblicato dalla scuola durante l’orientamento (ottobre 2025 – gennaio 2026) ma il 9 marzo a iscrizioni già chiuse, il ministero ha approvato la riforma dei tecnici che cambia radicalmente l’offerta formativa. I nuovi quadri orari, le materie, i programmi e le linee guida non erano noti al momento della scelta. A settembre tuo figlio troverà una scuola diversa da quella che avete scelto. La legge tutela il diritto a scegliere la scuola sulla base di informazioni vere e complete. La giurisprudenza amministrativa è chiara: le modifiche dell’offerta formativa devono intervenire prima delle iscrizioni, per consentire scelte consapevoli. I termini per il ricorso al Tar del Lazio sono scaduti, ma c’è ancora tempo per un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica”.

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Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma

Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.

Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.

Stavolta, invece, non riesco proprio a pensare che l’uso di “autorità” anziché di autorevolezza” si tratti di un errore non intenzionale. Anzi, questa sua frase mi ha immediatamente ricordato le parole che lei cita nel suo libro “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese” ove è scritto: “La nostra unità nazionale si è costruita grazie a due fattori decisivi: la Scuola e il servizio militare”. Lei, mette sullo stesso piano una caserma e un luogo dove si educa. Il problema, tuttavia, non è suo. Lo dico con sincerità. E’ della premier, Giorgia Meloni che ha scelto per il dicastero di viale Trastevere un leghista che probabilmente poco conosce o poco ha praticato la pedagogia.

A volte, infatti, mi chiedo: Valditara avrà letto Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani? Sarà stato a Barbiana? Avrà parlato qualche volta con gli allievi di quel prete/maestro molto autorevole? Avrà studiato Albero Manzi prendendo in mano L’avventura di un maestro del professore Roberto Farné? Chissà se il ministro avrà mai incontrato Mario Lodi? E Giorgia Meloni?

La questione è molto più seria di un lapsus perché con quest’idea della Destra di punire, di dichiarare che il professore è un’autorità (e non chiedendo ai docenti e ai presidi, autorevolezza ovvero carisma, fascino, erotismo per dirla con le parole di Recalcati) la Scuola ha perso empatia e com’è sempre accaduto nella Storia, i giovani, gli adolescenti, si stanno ribellando. E a volte lo fanno con gli strumenti (sbagliati) che hanno o meglio che abbiamo lasciato loro, purtroppo.

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Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma

Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.

Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.

Stavolta, invece, non riesco proprio a pensare che l’uso di “autorità” anziché di autorevolezza” si tratti di un errore non intenzionale. Anzi, questa sua frase mi ha immediatamente ricordato le parole che lei cita nel suo libro “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese” ove è scritto: “La nostra unità nazionale si è costruita grazie a due fattori decisivi: la Scuola e il servizio militare”. Lei, mette sullo stesso piano una caserma e un luogo dove si educa. Il problema, tuttavia, non è suo. Lo dico con sincerità. E’ della premier, Giorgia Meloni che ha scelto per il dicastero di viale Trastevere un leghista che probabilmente poco conosce o poco ha praticato la pedagogia.

A volte, infatti, mi chiedo: Valditara avrà letto Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani? Sarà stato a Barbiana? Avrà parlato qualche volta con gli allievi di quel prete/maestro molto autorevole? Avrà studiato Albero Manzi prendendo in mano L’avventura di un maestro del professore Roberto Farné? Chissà se il ministro avrà mai incontrato Mario Lodi? E Giorgia Meloni?

La questione è molto più seria di un lapsus perché con quest’idea della Destra di punire, di dichiarare che il professore è un’autorità (e non chiedendo ai docenti e ai presidi, autorevolezza ovvero carisma, fascino, erotismo per dirla con le parole di Recalcati) la Scuola ha perso empatia e com’è sempre accaduto nella Storia, i giovani, gli adolescenti, si stanno ribellando. E a volte lo fanno con gli strumenti (sbagliati) che hanno o meglio che abbiamo lasciato loro, purtroppo.

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