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Cara Repubblica, prima che tu compia un secolo spero troverai la verità, la giustizia e la libertà strappate

di Andrea Spinelli

La Festa della Repubblica viene celebrata con il solito elefante nella stanza. Si tratta ovviamente della mancata condanna dei crimini fascisti, perlopiù amnistiati in diverse fasi storiche, e la conseguente mancata defascistizzazione delle istituzioni italiane, ai cui vertici in molte occasioni, come è storicamente comprovato (vedi Franzinelli, Laterza, 2022), rimasero numerosi quadri della nomenclatura del ventennio.

In questo contesto la storia repubblicana non poteva non essere attraversata da un oscuro filo nero che segna le pagine più dolorose della nostra memoria: dalle stragi degli anni di piombo, ai tentativi di golpe, passando persino per Capaci e Via D’Amelio, i cui recenti sviluppi investigativi sembrano proprio indicare la presenza della destra eversiva nel ruolo di cintura di trasmissione fra servizi segreti deviati e manovalanza mafiosa. Destabilizzare per stabilizzare è il principio che anima questo progetto di controllo crudele e vigliacco. Crudele e vigliacco come tutte le azioni fasciste.

Nel frattempo il mondo intero non vuole essere da meno e si sta rapidamente rifascistizzando. Ovunque dall’Europa alle Americhe, la colpa dei mali del mondo viene fatta ricadere sui migranti. Ognuno è fiero e orgoglioso di sputare sui poveri che sostengono il loro Pil. Gli europei ce l’hanno con gli arabi, gli americani con i messicani, i cileni con i venezuelani, gli svizzeri con gli italiani etc. Tutti sognano uomini incappucciati sequestrare famiglie di stranieri e mettere a ferro e fuoco le nostre città. Ovviamente tutti ignorando che tutti siamo stati migranti e tutti quanti siamo stranieri al di fuori dei nostri confini.

Il fascismo piace, è tornato di moda, è trend topic su Instagram e TikTok. Tutti votano per i partiti di estrema destra. Ma poi si accorgono che non sono abbastanza di destra, e quindi tornano a votare per il fascista successivo, che si dichiarerà più duro, più razzista e più fascista che mai. Purtroppo, tutto ciò dimostra che la Storia non è maestra di un bel niente. Forse siamo troppo ignoranti. O forse ci piace così. Facciamoci del male, come diceva Francesco Nuti.

In questo contesto, inesorabilmente, la meravigliosa Costituzione Italiana, figlia della Resistenza antifascista, rimane un programma in gran parte inattuato. E tuttavia, il recente No al referendum costituzionale, alla tremebonda “riforma” della giustizia, è il miglior regalo che potessimo fare a questa Repubblica a sovranità limitata.

Quindi buon compleanno Repubblica Italiana. Ma prima che tu compia un secolo di vita, ti auguriamo di trovare tutta la verità, la giustizia e la libertà che ti hanno strappato.

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Travaglio a La7: “La parata del 2 giugno puzza di ipocrisia. Se sfilano droni, diciamo chiaramente che l’Italia non ripudia più la guerra”

“A me questa parata del 2 giugno puzza, distante un miglio, di ipocrisia, di fasullume, di vuotaggini“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, interpellato da Lilli Gruber sul discorso tenuto ieri alla festa della Repubblica del presidente Mattarella e sul contesto internazionale segnato da riarmo e tensioni, sceglie la via della sincerità senza filtri.
“Purtroppo come in ogni 2 giugno mi cogli al punto più basso del mio spirito patriottico – esordisce il giornalista – Io ho sentito dire che la nostra Costituzione ripudia la guerra mentre sfilavano droni, carri armati, missili, bombardieri e quindi o è vera una o è vera l’altra”.

Travaglio non contesta il principio della difesa, ma mette in discussione la scelta simbolica di celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica con un’esibizione di armamenti. Quest’anno, in particolare, l’attenzione si è concentrata sui droni, presentati come vanto della produzione nazionale. Per il direttore del Fatto si tratta invece di un simbolo problematico: “Il drone è l’arma più vile che esista perché la telecomandi a distanza, perché fa un sacco di vittime civili, perché può essere deviata, perché non fa vittime tra i tuoi ma solo tra gli altri e quindi deresponsabilizza completamente chi la utilizza. Ma che gli è saltato in mente di far sfilare i droni? Per carità li producono tutti, li produciamo anche noi, ma perché dovrebbero diventare il simbolo e il vanto della nazione?”.

E aggiunge: “Facciamo sfilare dei diplomatici, dei cooperanti, dei volontari, dei facilitatori, della gente che mette insieme il dialogo fra i popoli, non degli strumenti che mai come in questo momento distruggono e uccidono”.
Il giornalista richiama poi episodi recenti per rafforzare la sua tesi: “L’altro giorno i droni ucraini hanno fatto secchi 21 studenti in una scuola del Lugansk, poi c’è stato il drone deviato, a Gaza i droni sono stati utilizzati per sterminare la popolazione civile e adesso in Libano“.
Di fronte a queste immagini, conclude, l’articolo 11 della Costituzione rischia di suonare vuoto: “A questo punto, smettiamola di celebrare l’articolo 11 della Costituzione e diciamo che l’Italia ripudia la pace e che non ripudia la guerra, perché altrimenti suona tutto finto e tutto fasullo. E la gente non ci capisce più niente”.

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Come spiegare la Costituzione ai bambini? 6 libri per parlare di cittadinanza, memoria e democrazia

Nel 2026 l’Italia celebra un anniversario fondamentale della propria storia: gli 80 anni dell’Assemblea Costituente, del referendum istituzionale e del primo voto delle donne. Un triplice appuntamento che segna la nascita della Repubblica e che viene ricordato attraverso numerose iniziative dedicate ai valori costituzionali. L’obiettivo è quello di custodire e promuovere i principi della cittadinanza italiana, rafforzando l’identità nazionale, attraverso la memoria civica. Queste celebrazioni non sono altro che l’occasione per rinnovare la memoria delle nostre radici democratiche e coinvolgeranno in particolar modo i giovani per scoprirne i valori di cittadinanza.

Come insegnare ai più piccoli questi valori di cittadinanza? Il ruolo della scuola resta centrale. Gli istituti scolastici rappresentano infatti i primi fruitori di insegnamento civico, attraverso percorsi didattici, momenti di riflessione, iniziative e incontri celebrativi, atti a far conoscere la storia del Paese. Dall’Inno di Mameli alla bandiera nazionale, sono molti gli elementi che contribuiscono a costruire un senso di appartenenza e identità condivisa. La scuola, appunto, è il principale luogo deputato alla formazione e all’evoluzione dell’unità nazionale che garantisce la crescita di nuove generazioni consapevoli. Accanto all’educazione scolastica, un ruolo fondamentale è svolto dai libri: dispensatori di memorie, di testimonianza storica e di eroi che hanno segnato la storia dell’Italia, fatta di uomini e donne valorose. Molti di loro hanno contribuito, spesso sacrificando la propria vita, all’affermazione dei valori che riconosciamo nella Costituzione: un testo legislativo scritto in cui vengono definiti norme e principi, atti a definire l’organizzazione dello Stato. Principi di democrazia, libertà e uguaglianza, che garantiscono i diritti e i doveri dei cittadini.

Il loro esempio rappresenta uno strumento prezioso per educare le nuove generazioni a una cittadinanza attiva e responsabile. Infatti, a queste figure è dedicato un ricordo, una testimonianza che vive nelle pagine di molti libri, strumenti preziosi per educare nuove generazioni ad una cittadinanza più consapevole, più attiva e più responsabile. Ti consiglio sei libri per raccontare ai ragazzi i valori della Costituzione e della democrazia.

Ventuno. Le donne che fecero la costituzione.

di Romano Cappelletti e Angela Iantosca

Editore Paoline, Età di lettura: da 8 anni

Romano Cappelletti e Angela Iantosca, hanno racchiuso nel libro edito da Paoline, la storia di ventuno donne che hanno contribuito all’elaborazione della Costituzione italiana. Storie di lotte, di sacrificio e battaglie, storie raccontate in prima persona da chi l’ha vissute, attraverso le loro stesse voci per trovare un filo di comunicazione diretto con i giovani lettori. Storie di eroi ed eroine che hanno ricostruito un Paese uscito da una devastante guerra. Fare memoria, ricordare i loro gesti, attraverso le pagine di questo libro che indica la strada giusta da perseguire.

Libere per Costituzione. Le 21 donne che hanno fatto l’Italia

di Serena Riglietti, Margherita Madeo e Valeria De Cubellis

Editore Salani Età di lettura: da 8 anni.

Libere per Costituzione è l’elogio di 21 donne che hanno scritto la storia dell’Italia e il loro contributo alla Costituzione ha determinato una chiave di svolta, soprattutto in quel 2 giugno 1946, quando ai seggi, per la prima volta, anche le donne si sono recano al voto dando un nuovo volto all’Italia. Serena Riglietti, Margherita Madeo e Valeria De Cubellis hanno raccontato tra le pagine di questo libro edito da Salani, la storia di queste Ventuno donne che hanno lottato per l’uguaglianza e l’affermazione dei diritti, senza discriminazione. Un insegnamento di coraggio e lotta per i giovani lettori a costruire un futuro migliore, restando liberi.

Che storia!

Editore Demoela, Eta’ consigliata: 8+

Sai tutto sulle Guerre puniche ma non sai cosa sia successo il 6 marzo del 1975? Vorresti scoprire di più sulla storia recente dell’Italia? Che storia! è un gioco di carte per giovani per addentrarsi nella storia della nostra Repubblica attraverso gli eventi politici, culturali, sociali e criminali che hanno segnato l’Italia negli ultimi settant’anni. una scoperta ma anche insegnamento degli articoli della Costituzione. Un gioco-sfida da fare con amici, parenti e anche a scuola con i compagni e l’insegnante per conoscere il passato e costruire il futuro, edito da Demoela.

La Costituzione nelle parole. La storia di come è stata scritta la Costituzione italiana

di Susanna Mattiangeli

Illustratore Giovanni Gastaldi

Editore Lapis, Età di lettura: da 10 anni

Un libro guida per avvicinare le nuove generazioni alla carta costituzionale. Un testo giuridico tra i più completi al mondo che racchiude messaggi e senso civico. Preferibilmente usato nelle scuole come testo guida, attraverso parole e concetti semplici, comprensibili al lettore. L’autrice, Susanna Mattiangeli, ha coinvolto 556 deputati a discutere sui loro diversi modi di vedere il mondo. Un dibattito spesse volte acceso, ma costruttivo, permettendo al lettore di avere diversi punti di vista, raccontando l’esperienza di scrittura dei principi costituzionali a cui tutti noi dobbiamo far riferimento.

La più bella del mondo. La Costituzione raccontata a ragazze e ragazzi

di Walter Veltroni e Francesco Clementi

Illustratore Marcella Onzo

Editore ‏Feltrinelli, Età di lettura: da 11 anni

Dodici storie di bambini che corrispondono ai dodici principi fondamentali della Costituzione, per raccontare i principi fondamentali della Costituzione, così l’autore Walter Veltroni intraprende questo viaggio-racconto sulla Legge della legge, quella costituzionale. Ogni storia illustra temi essenziali come dignità, diritti, accoglienza, pace, accompagnata magistralmente dalle spiegazioni di Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico italiano e comparato. Un libro edito dalla Feltrinelli per ragazzi più grandi che sono curiosi di approfondire questa tematica.

Il primo voto di Matilde

di Fulvia Degl’Innocenti

Editore ‏Settenove Età di lettura: da 12 anni.

Fulvia Degl’Innocenti racconta tra le pagine del suo libro edito da Settenove, la storia di Matilde, una giovane ragazza piena di sogni e speranza. Una storia che si ambienta nella campagna toscana del 1945 dopo la fine della guerra, quando tutto intorno si respira la voglia di riscatto. Il sogno di Matilde è quello di voler continuare gli studi, imparare, capire e discutere dei temi più importanti, come la politica, il diritto di voto universale, la libertà delle donne, il diritto di contribuire insieme, uomini e donne, alla rinascita del Paese. Una storia che oltre al riscatto, si inonda di un incontro importante per lei, che darà origine all’amore e che l’accompagnerà a vivere quel famoso 1946 quando le donne sono chiamate a votare per la prima volta. In lei vive il sentimento della gioia e partecipa attivamente, insieme alle donne della sua famiglia, anche se dovrà attendere il suo primo voto al compimento della sua maggiore età per affermare le sue idee e votare al seggio del 2 giugno 1946 un momento solenne: il referendum tra monarchia e repubblica. Un libro che si legge tutto d’un fiato, un racconto personale dell’autrice di sua zia.

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Parata del 2 giugno, i preti contro la partecipazione dei cappellani militari: “Non è la nostra chiesa”

Foto della parata militare. Si vedono, l’uno accanto all’altro, la premier Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Senato Ignazio La Russa e, vicino, un cardinale. “Eminenza non saresti dovuto andare… Applaudire ad una sfilata di soldati…”, commenta su Facebook il sacerdote Antonio Solla. Sempre sui social, un altro sacerdote, il fiorentino don Alfredo Jacopozzi, responsabile cultura della diocesi di Firenze, riferendosi alla partecipazione alla parata dei cappellani militari, scrive: “Oggi sfilano le talari e stellette dei cappellani militari. Torniamo a benedire le armi? Non è la mia chiesa!”. E i molti commentano: “Neanche la mia”.

Due storie tra le tante che hanno accompagnato la parata militare del 2 giugno, alla quale è stato deciso di far partecipare anche i sacerdoti con le stellette. Si è così creato un fronte di preti contro la sfilata dei cappellani militari al grido: “Non è la nostra Chiesa, abbiamo un’altra missione“. Preti rossi? Preti ribelli? No. Contro la partecipazione dei cappellani alla parata si è schierata la Cei, la conferenza episcopale. Il vice di Matteo Zuppi, il vescovo di Cassano all’Ionio Francesco Savino, alla vigilia della parata ha commentato all’Ansa: “Ritengo che la presenza dei cappellani militari non vada valorizzata nella cornice delle parate, quasi fosse parte dell’apparato celebrativo delle armi. La loro missione, nel suo senso più profondo, è altra: accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in uniforme, custodire la coscienza, ricordare il valore inviolabile di ogni vita, portare una parola di pace nei luoghi in cui l’esistenza degli uomini e delle donne è esposta alla fatica, alla paura e al dolore”.

Anche Pax Christi, movimento cattolico per la pace nato nel 1945, ha criticato la presenza per la prima volta dei cappellani militari alla parata del 2 giugno, mentre mons. Savino ha commentato a Repubblica: “Valuto quella presenza con rispetto per le persone e con preoccupazione per il segno”.

Tutto questo avviene a 60 anni dal processo a don Lorenzo Milani per la sua lettera contro i cappellani militari e in difesa dell’obiezione di coscienza. Lettera in cui il priore di Barbiana demolisce l’idea di patria e scrive ai cappellani militari: “Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto”.

Don Milani e Luca Pavolini, direttore allora del settimanale del Pci Rinascita, che pubblicò la lettera ai cappellani militari, vennero assolti ma condannati in appello, il 28 ottobre 1967, quando però il priore di Barbiana era già morto. Condannato e sconfitto dalla storia, sottolinea con rammarico l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli nella prefazione al libro di Sergio Tanzarella, “Abbasso tutte le guerre”, edito dal Pozzo di Giacobbe: “Don Milani, purtroppo, si sbagliava. Non vedeva bene quando preconizzava che, nel giro di due generazioni, le “divise dei soldati e dei cappellani militari” sarebbero state viste “solo nei musei”. Paradossalmente proprio perché si sbagliava, il no di don Milani, alla guerra, al militare e alle armi, è ancora molto attuale”. Nonostante i cappellani militari e le parate del 2 giugno.

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“È una grande emozione, una delle più grandi della mia vita”: Arisa canta l’Inno di Mameli con il cappello da bersagliera e Tricolore alla festa del 2 giugno – VIDEO

Nel giorno della Festa della Repubblica, 2 giugno, Arisa ha reso omaggio alla sua Potenza. La cantante lucana, con un cappello da bersagliera in testa, ha intonato l’Inno di Mameli in piazza Mario Pagano, la principale piazza del capoluogo lucano, accompagnando la solenne cerimonia dell’alzabandiera e lo srotolamento di un imponente tricolore, calato dai Vigili del Fuoco dalla facciata della Prefettura.

Un momento di profonda emozione per l’artista, cresciuta a Pignola, piccolo comune alle porte di Potenza, che in serata ha ricevuto dal prefetto Michele Campanaro l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana.

“È una grande emozione, una delle più grandi della mia vita”, ha dichiarato Arisa, ribadendo il suo fortissimo legame con la Basilicata, terra in cui vivono ancora i suoi genitori.

E ancora: “La mia famiglia è qui in piazza con me, e sono felicissimi”, ha aggiunto la cantante con un sorriso, visibilmente commossa dagli applausi delle centinaia di cittadini accorsi nel centro storico di Potenza per celebrare la Festa della Repubblica.

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Briciola alla sua ultima parata del 2 giugno, la mascotte dei Carabinieri va in pensione. Commozione e applausi

Anche Briciola, il celebre cagnolino mascotte ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, ha preso parte alla tradizionale parata della Festa della Repubblica ai Fori Imperiali. Adornato con i colori del Tricolore, il piccolo quadrupede ha sfilato con passo fiero accanto alla Fanfara del 4 Reggimento Carabinieri a Cavallo, sotto gli occhi delle massime autorità dello Stato. Commozione e applausi per l’addio.

Un momento carico di emozione, poiché quella di quest’anno si preannuncia come l’ultima apparizione ufficiale di Briciola: l’anziano cagnolino, dopo anni di fedele servizio al fianco dell’Arma, è pronto a godersi un meritato riposo.

Meticcia di piccola taglia, oggi dodicenne, è entrata a far parte dell’Arma nel 2014, quando aveva poco più di un anno. Da allora vive nella caserma di Tor di Quinto, a Roma, sede dei carabinieri a cavallo, e accompagna spesso i militari nelle manifestazioni ufficiali.

Il suo debutto più importante risale al 2015, durante l’insediamento al Quirinale del presidente Sergio Mattarella. Da allora è comparsa in diverse occasioni pubbliche: dalla parata del 2 giugno lungo i Fori Imperiali agli eventi dell’Arma a Villa Borghese. Nel 2022, durante l’avvio del secondo mandato del capo dello Stato, una sua capriola improvvisata nel cortile d’onore riuscì persino a strappare un sorriso al presidente.

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Salvini diserta (ancora) la parata del 2 giugno: “Al lavoro al ministero”. La Russa: “Ognuno è dove vuole”

Dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, passando per il vicepremier Antonio Tajani e anche i ministri, come Giuseppe Valditara, Carlo Nordio eGilberto Pichetto Fratin. Tutti nel palco d’onore insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e i vertici militari per partecipare alla tradizionale parata del 2 giugno. Il grande assente è stato però l’altro vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini.

Non è la prima volta che l’attuale ministro alle Infrastrutture e trasporti diserta la cerimonia della Festa della Repubblica. Questa volta, però, la sua assenza è stata fatta presente agli altri esponenti del partito di governo. “Questa è la festa di tutti gli italiani e mi dispiace per chi era assente. Non ho visto Salvini, ma non ho visto molti. Tranne Italia Viva, non ho visto un capogruppo“, ha commentato La Russa. Per la seconda carica dello Stato “ognuno è dove vuole“: “Io non chiedo mai dove sono, sono altri che hanno la mania di chiedere dove sono”, conclude il presidente del Senato.

Sulla stessa linea l’altro vicepremier che, per sviare le critiche, tira in ballo i leader dell’opposizione: “Salvini assente? Non so, lo dovete domandare a lui. Non c’erano neanche Conte e la Schlein, non li ho visti. È un peccato quando si manca…”, ha detto il leader di Forza Italia parlando a margine delle celebrazioni.

Dopo le dichiarazioni di La Russa e Tajani fonti del ministero delle Infrastrutture e Trasporti fanno sapere che Matteo Salvini, “ha passato tutta la mattinata al lavoro, come ieri peraltro, su trasporti e opere pubbliche da completare, Pnrr in primis, con l’obiettivo fra gli altri di evitare lo sciopero dei ferrovieri per il prossimo 11 giugno”.

Quindi gli impegni di lavoro avrebbero costretto il ministro a non potere partecipare alla parata. In realtà, anche negli anni passati è stato assente diverse volte. Un giorno molto particolare per Salvini considerando che il 2 giugno del 2013, da segretario di quella che si chiamava ancora “Lega Nord“, sui social scriveva “Non c’è un caz** da festeggiare. Tra l’altro sempre il 2 giugno, ma di due anni fa, il Carroccio è stato protagonista di un duro attacco al presidente Mattarella: dichiarazioni, di Claudio Borghi prima e Salvini poi, che provocare molto imbarazzo nel governo.

(Foto dal sito del Ministero della Difesa)

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