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Ponte sullo Stretto, le indagini che coinvolgono un magistrato mostrano uno spaccato inquietante

In Italia la corruzione è dilagata negli ultimi trent’anni, mimetizzandosi sempre di più nell’economia, nella politica, nella pubblica amministrazione e nello stato. La criminalità organizzata è divenuta sempre più istituzionale, assorbendo in parte anche le organizzazioni mafiose di tipo tradizionale.

Massonerie deviate e sistema massomafioso sono stati un collante solidissimo al punto tale che i poteri occulti emergono sempre di più in superficie divenendo in parte anche palesi, indossando abiti istituzionali e operando in un regime di legalità formale che rappresenta l’apoteosi dell’abuso del potere.

Siamo ad una fase cruciale dell’attacco eversivo alla Costituzione. Uno svuotamento costante, un sanguinamento costituzionale logorante, con un ruolo decisivo dei traditori della Costituzione. Le notizie delle indagini della magistratura inquirente su presunti fatti di corruzione e rivelazioni di segreto investigativo con riferimento alla realizzazione del ponte sullo stretto tra Calabria e Sicilia mostrano uno spaccato inquietante, ma per quanto mi riguarda non sono che l’ennesima conferma di quello che ho visto soprattutto in tanti anni di attività di pubblico ministero.

Mi riferisco, in particolare, alla pervasività del sistema criminale all’interno degli organi di controllo, magistratura compresa. Il coinvolgimento – siamo sempre nelle indagini preliminari, va ricordato – di un magistrato che fino a pochissimo tempo fa era ai vertici della Corte dei Conti evidenzia quanto il sistema sia ormai radicato nel cuore dello stato e arrivi ovunque.

Il sistema corruttivo utilizza metodologie nuove e difficilmente tracciabili, sempre prevedendo vantaggi istituzionali ed economici per i beneficiari e per colpire con durezza implacabile i servitori onesti della repubblica. La violenza istituzionale con cui agiscono è micidiale. Purtroppo la magistratura è stata fortemente infiltrata nel corso degli anni da questo sistema che infetta democrazia e diviene letale per la Costituzione e i colpi che la magistratura inquinata infligge sono devastanti.

Chi ha a cuore le istituzioni del nostro paese non può che augurarsi che soprattutto le ultime generazioni di giovani magistrati si nutrano profondamente delle tensioni ideali e morali che fanno della magistratura una delle più alte funzioni costituzionalmente determinanti per la democrazia.

Il referendum del 22 e del 23 marzo non è stato un indice di gradimento per la magistratura, ma una iniezione di difesa e fiducia nella Costituzione che va attuata in pieno, a cominciare dall’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e dall’autonomia e indipendenza della magistratura da ogni centro di potere.

Purtroppo la storia recente della magistratura è stata fortemente contrassegnata dalla vicinanza colludente di pezzi importanti della magistratura a centri di potere di svariata natura e dall’utilizzo di toghe sporche per colpire donne e uomini integerrimi che all’interno dello stato e delle istituzioni della repubblica non hanno mai tradito la Costituzione.

L’attacco finale alla Costituzione si può respingere, ma la partita a questo punto non si può giocare solo all’interno delle istituzioni, come se fosse una lotta di potere, ma deve coinvolgere il popolo che deve contribuire ad attuare la Costituzione e bisogna sconfiggere i traditori della democrazia e della Costituzione.

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Oggi la Costituzione è di moda ma negli anni è stata disattesa e umiliata

La Costituzione va negli ultimi tempi di moda. Se ne parla sempre di più. Soprattutto grazie al referendum confermativo che ha respinto l’attacco alla Carta portato avanti dalla maggioranza di destra-centro che governa il Paese. Che se ne parli è certamente un fatto positivo. Sperando solo che non diventi un brand di passaggio, una moda un po’ radical chic, peggio ancora un modo subdolo per pulire faccia e coscienza di politici e classe dirigente che la Costituzione l’hanno calpestata e tradita negli ultimi decenni. La retorica che accompagna talune cerimonie celebrative della repubblica e della Costituzione è comprensibile ed in alcuni casi finanche utile. Ma non bisogna commettere il grave errore di dimenticare che la Costituzione è stata disattesa ed umiliata, nel corso degli anni, proprio da taluni vertici politici ed istituzionali del nostro paese.

Se nel giorno della festa della Repubblica vengono bruciati vivi quattro lavoratori-schiavi immigrati è perché il lavoro spesso non è un diritto nel nostro Paese. E non certo per colpa dei lavoratori e del popolo, ma di una classe dirigente che non vuole che i diritti siano diritti ma solo mere aspettative di diritto che il potete le trasforma, se ritiene, in diritto assumendo quindi un vincolo di dominio sulle persone. Se l’Italia è stata tra i principali fornitori di armi negli ultimi decenni negli scenari di conflitti bellici, se ha partecipato a guerre illegali e assume un ruolo di complicità con il governo israeliano nello sterminio dei palestinesi, vuol dire che vertici politici ed istituzionali della repubblica hanno stracciato l’articolo 11 della Costituzione.

Se nel nostro paese il diritto alla salute non è garantito a tutte le persone non è certo colpa delle persone, ma di interessi politici, economici e non di rado criminali che prendono a sberle l’articolo 32 della Costituzione. Se l’ambiente, la ricerca e la cultura vengono spesso schiacciati da logiche di affari e potere non è per colpa dei ricercatori, degli operatori culturali e degli ambientalisti. E potrei continuare sfogliando punto punto tutti gli articoli della Costituzione.

Io ho giurato tre volte sulla Costituzione: una volta da magistrato e due volte da sindaco di Napoli. Se mi hanno strappato la toga di pubblico ministero di dosso è perché sono stato ubbidiente ai principi di autonomia e indipendenza della magistratura e di uguaglianza giuridica di tutte le persone di fronte alla legge. E la fine del nostro lavoro non è avvenuta per mano del popolo sovrano in nome del quale è amministrata la giustizia, ma per l’uso di proiettili istituzionali sparati dall’interno dello stato.

Eversori che colpivano ubbidienti fatti passare per rivoluzionari. Così come quando da sindaco ho cercato sempre di applicare la Costituzione, dall’acqua pubblica all’ambiente, dalla scuola ai servizi pubblici di rilevanza costituzionale, non mi si è rivoltato contro il popolo che ha compreso quanto fosse difficile e coraggioso amministrare in maniera costituzionalmente orientata, ma mi sono trovato contro, come ostacoli da rimuovere, un assetto di potere politico ed istituzionale che vuole persone conformiste, burocraticamente orientate, supine all’ordine costituito, pavide facendo prevalere la legalità formale illegittima rispetto alla Costituzione. Quindi ben venga la moda della Costituzione, ma che sia ben chiaro che la Carta, nata dalla resistenza al nazi-fascismo, non è un libro che si sventola per retorica politica o solo per definirsi antifascisti alla moda, ma è il battito cardiaco della democrazia ed un insieme di norme precettive ed immediatamente applicabili da parte di tutti.

Ed allora di fronte ad un tradimento seriale da parte di apparati dello Stato e di politici con recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale, tocca al popolo sovrano riprendersi tutto. Il mio impegno è quindi anche una istigazione ad applicare la Costituzione fino in fondo, in modo pacifico ovviamente, usando lo scudo costituzionale che è la nostra più potente arma di fronte ai mortali proiettili istituzionali di una democrazia solo apparente che va ribaltata in nome di una democrazia costituzionale vera e non solo di facciata per coprire gli abusi del potere.

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