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Il rosso a Marchisio, il morso di Suarez e Buffon accusa Balotelli: 4370 giorni fa l’Italia giocava l’ultima partita ai Mondiali. E già si parlava di Malagò contro Abete | Il racconto

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Marco Verratti parla al microfono senza riuscire a guardare dritto nella telecamera. Ha lo sguardo triste, la voce sottile. Sembra quasi che stia per scoppiare a piangere da un momento all’altro. “Per me è una cosa che non ci sta che uno dal 50’ deve giocare in dieci”, dice. “Un altro ‘moccica‘ un avversario e non viene cacciato”, aggiunge. La parola gli scivola via dalla bocca in abruzzese. Come se per raccontare tutta la sua sofferenza dovesse usare la lingua che gli sgorga dal cuore. È il 24 giugno del 2014, un martedì. L’Italia ha appena perso per 1-0 contro l’Uruguay di Cavani e Suarez. Ed è fuori dal Mondiale brasiliano. Al primo turno. È una delusione talmente grande che nessuno riesce a maneggiare. Anche se ancora nessuno sa che quella partita sarà l’ultima giocata dall’Italia in una Coppa del Mondo. Sono già passati 4370 giorni, oggi che inizia il terzo Mondiale consecutivo senza gli azzurri.

I giorni di avvicinamento alla sfida sono stati uno strazio. L’Italia di Cesare Prandelli ha battuto la modesta Inghilterra di Roy Hodgson e poi ha perso contro l’ancora più modesto Costa Rica. I problemi della Nazionale sembrano enormi. Della rosa che nel 2006 aveva alzato la Coppa del Mondo sotto il cielo scuro di Berlino sono rimasti in pochi. Anzi, pochissimi: Buffon, Pirlo, De Rossi, Barzagli. L’emorragia di talento è chiara, ma non ancora desolante. In avanti ci sono Balotelli, Cassano, Immobile, Insigne e Cerci. Il reparto più forte, o almeno più tecnico, è la mediana: Verratti, Marchisio, Thiago Motta, Aquilani, Parolo. I giorni che precedono l’Uruguay sono pieni di dubbi, infestati dai fantasmi.

Nella prima partita, contro i Tre Leoni, aveva giocato titolare Gabriel Paletta, con Chiellini dirottato a sinistra. Poi il centrale della Juve era stato spostato di nuovo in mezzo con Darmian a sinistra. La cura non ha funzionato. Gol incassato contro l’Inghilterra. Gol incassato contro il Costa Rica. Così Prandelli si trova a ricomporre un puzzle in cui le tessere non bastano mai. La decisione è brutale. Addio 4-1-4-1, benvenuto 3-5-2. La speranza è che con la linea a tre e con l’ingresso di Bonucci il blocco Juventus possa ritrovare compattezza. Poco più avanti le cose sono più difficili. De Rossi ha una contrattura e non può giocare. Thiago Motta non ha convinto. Così il cittì disegna una squadra con Verratti, Marchisio e Pirlo in mezzo e De Sciglio come quinto a sinistra. L’obiettivo è uno solo: passare il turno. In tutti i modi. Altrimenti si rischia di tornare a casa, di regalare a un popolo di commissari tecnici un altro fallimento.

Prandelli sembra deciso. Stabilisce che Balotelli non deve più soffrire di solitudine in avanti. Così gli affianca Ciro Immobile, uno che ha appena segnato 22 reti in Serie A (senza rigori) con la maglia del Torino e meno di tre settimane prima ha firmato con il Borussia Dortmund. La stampa dice che può essere il nuovo Paolo Rossi. Anzi, no, il nuovo Schillaci. Super Mario Balotelli lancia un messaggio su Twitter: “Voglio sorridere ancora! Anche se non sembra IO AMO sorridere! Forza azzurri. Sempre e comunque”. Il più verboso degli italiani è Buffon. “Sarebbe un fallimento se venissimo eliminati – dice alla vigilia – questo è innegabile. Sarebbe una grande delusione personale e di gruppo. Ma qui nessuno ha paura di prendersi questo tipo di responsabilità. C’è bisogno di positività. Serve autostima, serve convinzione. Servono un cuore caldo e una mente fredda“.

Le ore non passano mai. Come se la vigilia non volesse farsi evento. Per volare agli ottavi l’Italia ha due risultati a disposizione. Può vincere o pareggiare. Eppure Prandelli si sente come un condannato. “È la partita più importante della mia carriera”, dice. Prima ancora del fischio di inizio i giornali si chiedono se il ct darà le dimissioni in caso di eliminazione. La politica comincia a impregnare l’attesa, coprendo tutto il resto. “È giusto chiedersi quale sarà il futuro del presidente Giancarlo Abete – scrive il Corriere della Sera – in carica sino a dopo gli Europei 2016 e già nel mirino di Giovanni Malagò. Il Coni, che non ha in simpatia la Federcalcio, potrebbe aumentare la pressione sul vertice Figc per costringere Abete alle dimissioni“. È una frase che riletta oggi, a dodici anni di distanza, assume un significato molto diverso. E racconta di come il pallone sappia solo guardare a ieri per scrivere il domani. Pirlo è più criptico: “Le partite di un Mondiale sono tutte importanti, quelle decisive ancora di più“.

Quando l’arbitro fischia l’inizio l’Italia è già stanca. Le gambe sono molli, troppo. In campo va in scena una battaglia. L’Uruguay riesce a mettere in pratica la partita che aveva preparato Tabarez: si chiude ermeticamente dietro, poi nella mezz’ora finale prova a far gol. Immobile non punge mai. Finisce in fuorigioco, si fa chiudere sistematicamente dagli avversari. Balotelli fa ancora peggio. Salta in maniera scomposta su un avversario e si fa ammonire. Così all’intervallo Prandelli lo lascia negli spogliatoi. Il migliore degli azzurri è Buffon. Poi nella ripresa cambia tutto. Marchisio interviene sulla tibia di Arevalo Rios. Non è un fallo cattivo, ma l’arbitro messicano Rodriguez, detto Dracula, estrae il rosso tra lo stupore generale. L’Italia è un pugile suonato. A dieci dalla fine un pallone vaga nell’area dell’Italia. Suarez si avvicina a Chiellini e poi i due cadono a terra. L’azzurro tira il colletto della maglia fino alla spalla per mostrare un segno. L’uruguagio si tocca i denti. Dalle immagini si capisce che Suarez ha morso Chiellini a una spalla. Per l’arbitro è tutto regolare.

Due minuti più tardi Godin segna di testa. Il risultato non cambierà più, l’Italia è fuori dal Mondiale. E inizia un tutti contro tutti. Prandelli si dimette dicendo: “Non rubo i soldi dei contribuenti”. Abete lo segue poco dopo. Buffon accusa Balotelli: “Noi vecchi tiriamo la carretta, i giovani no”. Verratti si commuove davanti alla telecamera. È un fallimento personale e collettivo che entrerà nella storia. Di quell’Italia oggi non resta quasi niente. Balotelli gioca negli Emirati Arabi, Darmian nell’Inter, Immobile a Parigi, ma nel Paris FC, Verratti nell’Al-Duhail, Perin fa il secondo portiere alla Juve. Buffon è stato il capo delegazione dell’Italia nel fallimentare playoff perso contro la Bosnia a marzo. Prandelli è il coordinatore dei vivai Azzurri. Abate allena la Juve Stabia. Insigne potrebbe restare al Pescara o finire all’Afragolese, ma spera di restare almeno in B. Pirlo è un maestro in cerca di cattedra. La loro impresa al contrario in Brasile è così lontana, eppure così vicina.

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Il ritiro in un’area per scambisti, i manubri anti-caldo da 400 euro e un terremoto: il Mondiale dell’Inghilterra è già surreale

C’erano una volta i ritiri pre-Mondiale. Si svolgevano in alberghi di lusso simili a fortini inespugnabili e servivano a tenere alta la concentrazione in vista della Coppa, a cementare il gruppo. Ora invece le cose sono cambiate. E anche parecchio. Perché quei periodi di clausura possono assumere sfumature tragiche e grottesche nell’arco di poche ore. Ne sa qualcosa l’Inghilterra di Thomas Tuchel, che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con situazioni molto diverse tra loro. In attesa dell’amichevole contro il Costa Rica, infatti, la Nazionale dei Tre Leoni si sta allenando a West Palm Beach, in Florida, una meta turistica famosa per il lusso e per le sue spiagge bianche. Eppure lunedì scorso, alle 14 locali, la loro sessione di preparazione è stata interrotta a causa di un terremoto di magnitudo 6.1, il più forte mai registrato nella zona negli ultimi 150 anni. Il sisma ha avuto il suo epicentro a circa 600 chilometri di distanza, sulla costa occidentale di Cuba, e fortunatamente non ha provocato vittime o danni alle abitazioni.

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Dopo la grande paura, però, potrebbe arrivare l’imbarazzo. Una volta affrontato il Costa Rica all’Inter&Co Stadium di Orlando, i Tre Leoni si sposteranno nel loro campo base per il Mondiale, ossia lo Swope Soccer Village a Kansas City. Un luogo appartato e tranquillo. Forse anche troppo. In questi giorni la stampa di Sua Maestà, sempre a caccia di particolari pruriginosi, ha orgogliosamente lanciato uno scoop (se così si può chiamare). Secondo il Sun, infatti, il centro sportivo si troverebbe all’interno di un’area particolarmente apprezzata dagli scambisti all’aperto. Il tabloid è andato ostinatamente a caccia di dettagli e ha monitorato siti locali, giornali, forum e social media pur di sostenere la propria tesi. E poi ha riferito tutto ai suoi lettori. Un team di debunker ha così fatto luce sulla questione, citando addirittura un post dello scorso anno di un utente anonimo su Facebook: “Qualcuno sa cosa succede a Swope Park di notte? Sembra che ogni volta che ci passo in macchina mentre torno a casa, ci siano sempre molte più auto parcheggiate intorno al parco di quanto mi dovrei aspettare”.

Il Sun sperava di creare imbarazzo alla Federcalcio inglese, che però ha fatto cadere la questione in un compassionevole silenzio. Sì, perché il problema non è tanto ciò che accade di notte, quanto ciò che succede di giorno. Le temperature asfissianti rischiano di diventare un fattore decisivo. Per questo Tuchel aveva chiesto ai suoi di passare qualche giorno di vacanza in Florida prima del ritiro per ambientarsi e acclimatarsi. Dan Burn, difensore del Newcastle con 7 presenze con la maglia dell’Inghilterra, ha deciso di prendere in parola il cittì e ha portato la famiglia a Disneyland. Camminando sotto il sole per ore. Una scelta straziante che sembra essersi trasformata in un vantaggio. Dopo la sfida amichevole contro la Nuova Zelanda di domenica scorsa, Burn è rimasto sorpreso per la sua resistenza all’afa. “Penso che abbiamo gestito abbastanza bene il caldo, ottenendo una vittoria e mantenendo la porta inviolata. Possiamo partire da qui – ha detto – A essere sincero, non ho notato il caldo più di tanto. Non fraintendetemi, non era come un sabato pomeriggio a Newcastle, ma mi sentivo molto meglio di quanto potessi pensare”.

Per chi non ha sviluppato la stessa resistenza al caldo di Burn, Tuchel ha pensato a un piccolo aiuto esterno. In questi giorni la Nazionale sta familiarizzando con dei gadget tecnologici che promettono miracoli. Si tratta di dispositivi simili ai manubri da palestra che raffreddano i palmi delle mani dei calciatori e, di conseguenza, possono aiutare ad abbassare la temperatura corporea. Questi condizionatori portatili si chiamano CryoTherm Palm e sono prodotti da Therabody. Ognuno costa circa 349 sterline, circa 405 euro, e non sono ancora disponibili sul mercato britannico. L’Inghilterra userà CryoTherm durante gli allenamenti e durante il cooling break. E secondo la stampa inglese il Manchester United si sarebbe già interessato ad acquistarne uno stock per la prima squadra.

Non va poi meglio alla Svizzera. Gli elvetici sono in ritiro a San Diego. Non un dettaglio da poco, visto che la squadra si trova in un’area famosa per la presenza di serpenti (si è parlato addirittura di 12 specie diverse, tra cui i serpenti a sonagli). Ma non basta. Lunedì mattina, alle 9.30 locali, le 18.30 in Italia, è scoppiato un incendio nell’area boschiva a pochi minuti di auto dall’hotel Fairmont Grand del Mar, dove alloggia la Nazionale. Il vento e il caldo estremo hanno soffiato sul rogo, fino a farlo estendere per circa 65 ettari, con le autorità che hanno diramato comunicati e avvisi di evacuazione agli abitanti. Un pericolo che ha solo lambito la squadra Svizzera, ma che ha fatto crescere la tensione della spedizione rossocrociata.

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