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Per la Fifa Yamal vale quanto Circati: come funziona il sistema che premia i piccoli club al Mondiale

Yamal del Barcellona vale l’australiano Circati del Parma, il Paris Saint Germain bi-campione d’Europa si trova allo stesso livello del Volendam appena retrocesso nella seconda divisione olandese. È quanto emerge dal primo, grezzo computo sugli indennizzi previsti dalla Fifa ai club per l’utilizzo dei propri giocatori durante il Mondiale. Il quale, come ampiamente illustrato, sarà il più ricco di sempre, specialmente sotto il profilo dei ricavi per Infantino e compagnia. Una volta tanto, la fetta minore della torta spetta ai top club, il cui compenso per il “prestito” dei propri atleti è destinato a seguire in maniera inversamente proporzionale il trend economico della coppa del mondo, muovendosi verso il basso anziché verso l’alto. Tutto questo grazie a una specie di cortocircuito creato dalla politica dell’uno vale uno tanto cara ai vertici della Fifa, per ragioni squisitamente di convenienza, ovvero elettorali. Ma, dopo il contentino alle piccole Federazioni con l’allargamento del Mondiale a 48 squadre, ecco un sistema di compensi totalmente egualitario che aiuta i piccoli club a scapito dei grandi. Per una volta si può affermare che questa Fifa, indifendibile sotto diversi punti di vista, ha fatto anche cose buone.

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Da Sudafrica 2010 sono stati introdotti gli indennizzi ai club per il “prestito” dei giocatori, allineandosi a quanto fatto dalla Uefa due anni prima per l’Europeo in Austria e Svizzera. Si partì con 40 milioni di dollari, per passare ai 70 di Brasile 2014 e ai 209 di Russia 2018. In Qatar invece la cifra rimase bloccata, e ciò significava una diminuzione degli introiti, visto che le rose erano passate da 23 a 26 giocatori e, pertanto, bisognava sommare 96 elementi in più al riparto delle risorse. La Fifa poteva permettersi questa inversione di tendenza, rispetto all’aumento dei guadagni, in quanto è sempre stata molto meno ricattabile della Uefa dai top club e dai grandi campionati europei. Per il Mondiale 2026, la cifra complessiva destinata alle società è aumentata del 70%, arrivando a 355 milioni di dollari. Ma l’indennizzo per singolo giocatore, al giorno, si è praticamente dimezzato rispetto al Qatar: da 10mila dollari a 5mila. Questo perché, per la prima volta, la Fifa ha incluso nella lista anche i preconvocati, iniziando il conteggio giornaliero dal 25 maggio, e destinando quindi 100 milioni solo per gli esclusi. Altri 5 milioni sono stati tolti per spese varie, tra cui i costi amministrativi, portando quindi il budget a 250 milioni. Una cifra che, considerato il numero delle nazionali portato a 48, ha determinato il citato compenso di 5mila dollari (circa 4.350 euro) per giorno a giocatore.

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L’altro aspetto importante di questo sistema riguarda il principio di uguaglianza. A differenza della Uefa, che divide in tre categorie i campionati nei quali i giocatori sono attivi, con lo scopo di definire un quadro più realistico dei costi sostenuti dai club per i propri atleti, la Fifa pone tutti sullo stesso livello. Non ci sono distinzioni tra i quasi 354 milioni di euro del payroll del Manchester City, il club con più giocatori (19) al Mondiale, e il milione e mezzo di euro di squadre delle B olandese quali RKC Waalwijk, Den Bosch o Almere City, tutte favorite dalla presenza di Curacao, di fatto una versione C della nazionale oranje, visti i legami ancora molto stretti con i Paesi Bassi. Ovviamente, più lunga è la permanenza di giocatori, più alto sarà il compenso. Per la fase a gironi, appannaggio di tutti, le cifre oscillano tra i 160 e 175 milioni di dollari a giocatore. Considerando solo questo dato, emergono casi interessanti: lo Slavia Praga, che avrà 10 giocatori alla coppa del mondo, si assicurerà un minimo di 1.3 milioni di euro, cifra la quale, a fronte di un fatturato complessivo attorno ai 10 milioni, significa un’entrata extra del 13% rispetto al proprio budget. Per il Milan, anch’egli con 10 giocatori (è la squadra italiana con più elementi), la medesima somma significa lo 0,26% del fatturato.

Il Como parte dalla stessa base dei belgi dello Charleroi, prestando entrambi 3 calciatori, ma mentre con i rimborsi della fase a gironi (circa 392mila euro) i secondi possono pagare un mese di stipendi all’intera rosa, i lariani arriverebbero a malapena a un decimo della mensilità. Eppure, tra i club italiani, il Como è uno di quelli destinati a guadagnare di più dalla competizione, in relazione al proprio volume di affari. Meglio della squadra di Fabregas ci sono le neopromosse Frosinone e Venezia, con rispettivamente 1 e 3 tesserati alla coppa del mondo, il cui compenso base rappresenta il 2.33% del fatturato complessivo, per i ciociari, e lo 0.79% per i veneti (il Bodø/Glimt, per rendere l’idea, viaggia sugli stessi numeri).

Indubbiamente le big sono destinate a vedere crescere le proprie entrate, secondo il seguente schema: 210-225mila dollari a giocatore per giorno agli ottavi; 235-245 ai quarti; 260-265 alle semifinali; 285 alle finali. Rimangono comunque sempre bruscolini per il giro di soldi che gravitano attorno ai top club, per i quali il Mondiale XXL non porta che minuscoli benefici, incrociando oltretutto le dita per eventuali gravi infortuni a qualche big. Perché il crociato di Haaland non vale come quello del compagno di squadra Falchener, di stanza al Viking. Per una volta, però, l’interessato sguardo rivolto verso il basso da parte della Fifa ha prodotto risultati degni di nota a sostegno delle realtà minori, siano esse federazioni o club.

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Il Mondiale sbarca nei mercati predittivi, la strana società scelta dalla Fifa: la licenza lampo e i molti punti oscuri

Lo scorso 2 aprile, sul proprio sito la Fifa ha ufficializzato la partnership con ADI Predictstreet per il Mondiale 2026. La collaborazione, si legge nella nota, “segna una nuova frontiera nel coinvolgimento dei tifosi. L’innovativa piattaforma di ADI Predictstreet debutterà a livello globale per la Coppa del Mondo FIFA 2026, coinvolgendo i tifosi attraverso esperienze interattive di previsione. Saranno implementate diverse misure di sicurezza per garantire trasparenza, equità e tutela dei partecipanti”. Due settimane dopo, ADI Predicstreet è stata integrata nella piattaforma di DAZN. I prediction markets, o mercati predittivi, a cui la menzionata società appartiene, sono piattaforme dove gli utenti acquistano e vendono “contratti” basati su esiti futuri di eventi, in questo caso sportivi, con il prezzo di ogni singolo contratto che riflette la probabilità percepita dal mercato circa l’esito atteso. Di fatto, sono un ibrido tra strumenti finanziari derivati e semplici piattaforme di betting/gambling, ancora di difficile inquadramento giuridico. ADI Predictstreet, ad esempio, presenta un bel po’ di magagne, che andremo a elencare per sommi capi.

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Il gruppo è gestito dalla famiglia reale di Abu Dhabi, ma una figura chiave è l’indiano, con passaporto emiratino, Ajay Hans Raj Bhatia, che nel 2024 ha patteggiato 130mila sterline con il governo dell’India (precisamente la SEBI Securities and Exchange Board of India) per risolvere un’accusa di insider trading, costatagli un ban di sei mesi sul mercato locale. La carriera di Bhatia è avvolta nel mistero. Il suo profilo LinkedIn, creato meno di un anno fa, elenca cinque ruoli attuali, tutti di alto livello, all’interno del gruppo IHC. Nonostante abbia quasi sessant’anni, Bhatia non riporta precedenti impieghi o ruoli prima del 2022. In un suo vecchio profilo di LinkedIn datato 2017, citava il ruolo di CEO presso una holding, la Sirus, fondata però solo nel 2022.

Ad aprile è arrivato un nuovo CEO, con Bhatia rimasto comunque nel gruppo, pur se in un ruolo meno definito. Il nuovo nome è quello di Dimitrios Psarrakis, economista greco che per otto anni era stato stretto collaboratore di Eva Kaili, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo coinvolta nello scandalo Qatargate. Psarrakis non è mai stato incriminato nella vicenda, né è mai stato coinvolto in altri scandali; tuttavia, rappresenta la seconda figura ambigua ai vertici di ADI Predictstreet, in questo caso vicina a un gravissimo caso di corruzione nel mondo del calcio. La Fifa, tuttavia, sembra non preoccuparsene, nonostante il cerchio continui ad allargarsi. Colin Piri, il nuovo responsabile della società per la segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio di denaro, nel 2018 è stato sanzionato dall’autorità di vigilanza finanziaria di Gibilterra con il divieto a ricoprire ruoli dirigenziali per due anni, in seguito alla condanna della Wave Crest Holdings Limited, società fintech che, tra le altre cose, emetteva carte prepagate in criptovaluta, e nella quale Piri ricopriva un ruolo apicale, al pagamento di 250mila sterline per violazione delle norme sull’antiriciclaggio.

Passiamo alla società. Esistono prediction markets quali Polymarket e Kashi che operano nel settore, non necessariamente sportivo, da diversi anni. La Predict Street Limited è stata costituita a Gibilterra il 17 marzo scorso, e dopo soli nove giorni ha ottenuto la licenza per le scommesse. Si tratta di un periodo eccezionalmente breve tra la costituzione societaria e l’approvazione normativa. Va anche notato come uno dei dirigenti di Predictstreet, Andrew Peter Montegriffo, lavori per il più grande studio legale di Gibilterra, chiamato Hassans, che annovera tra i propri soci proprio il Ministro della Giustizia, del Commercio e dell’Industria di Gibilterra, Nigel Feetham KC, che ha rilasciato la licenza. Anche il modus operandi della Fifa in questa vicenda merita attenzione. Considerate le tempistiche necessarie per formalizzare una partnership commerciale globale, progettare e produrre il materiale di branding, sorge il forte sospetto che l’organo di governo del calcio abbia negoziato un accordo con un’entità che non esisteva ancora legalmente. Oppure, quanto meno, ha accettato di promuovere Predictstreet a livello globale prima che la società fosse costituita a Gibilterra e la partnership fosse formalizzata. I tempi sono davvero incredibilmente ristretti.

L’ultima spina, in ordine di tempo, ha riguardato l’app per dispositivi mobili di ADI Predictstreet, disponibile su Google Play Store (ma non su Apple Store), che però, una volta istallata, conduce a un casinò online illegale chiamato Spinkings. La società, che secondo quanto scritto nella sezione termini e condizioni possiede un’autorizzazione a Curaçao e la licenza per offrire giochi da casinò e scommesse sportive ai clienti residenti nel Regno Unito, non risulta presente né nell’attuale registro dei titolari di licenze di gioco di Curaçao, né nel database della Gambling Commission della Gran Bretagna. Si tratta di un chiaro caso di appropriazione illecita di identità da parte di un terzo soggetto fraudolento, e oltretutto recidivo, visto che Spinkings appartiene al gruppo Amuzetcom Services Ltd, con sede nel paradiso fiscale di Saint Vincent e Grenadine e associata a operatori di gioco d’azzardo senza licenza che hanno dirottato gli URL di altre aziende e istituzioni al fine di massimizzare il proprio posizionamento nelle ricerche online.

Qui arriva il bello: né il marchio “Predictstreet”, né “ADI Predictstreet” risultano registrati sul database Wipo (World Intellectual Property Organization); pertanto, non potrebbero intraprendere nessuna azione legale contro tale appropriazione indebita. Viene spontaneo chiedersi come un’azienda che abbia speso 150 milioni di dollari per diventare partner ufficiale Fifa per i mercati predittivi, e per la quale la sicurezza – visto l’ambito in cui opera – rappresenti un elemento cruciale, possa essere stata vittima di un furto di identità così grossolano, da parte di un casinò illegale e senza licenza. Ma soprattutto di come, visto il mercato globale nel quale mira ad operare, non sia state prese le precauzioni più elementari a tutela del proprio marchio. La Fifa, interrogata dal giornale di inchiesta Josimar su tutte le questioni sopra riportate, non ha mai risposto, limitandosi a un laconico: “Tutto è stato fatto secondo le regole”.

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