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Libia e Hormuz, la doppia mossa di Erdogan per rovesciare il tavolo

Quali sono i piani turchi in Libia? Come si intrecciano le proiezioni di Ankara a Tripoli con la decisione di Turchia e Arabia Saudita di rilanciare la Ferrovia dell’Egira e, quindi, attraversare Siria e Giordania fino all’Arabia Saudita e all’Oman, collegando l’Europa al Medio Oriente? Il dossier energetico relativo alla crisi di Hormuz come potrà evolversi nel Mediterraneo, anche al fine di evitare l’influenza iraniana? Sono alcuni interrogativi che vanno posti alla luce dell’attivismo di Ankara che si mescola con le esigenze dei Paesi limitrofi, Italia in primis, in quella fascia di Paesi che va da Gibilterra al Bosforo. Punto di partenza, situazione in Libia, con la pianificazione tra Tripoli e Tobruk.

Della questione hanno discusso il capo dell’Alto Consiglio di Stato (Hcs), Mohammed Takala, assieme al direttore generale per il Nord e l’Est Africa presso il ministero degli Affari Esteri turco, Ali Onaner, alla presenza del primo vicepresidente Hassan Habib, del secondo vicepresidente Mousa Faraj e dell’Ambasciatore turco in Libia, Guven Begec. L’obiettivo è da parte di entrambi i soggetti rafforzare la cooperazione in vari settori, anche alla luce della situazione politica in Libia, che necessita di una maggiore stabilità e di un consenso nazionale globale che porti a conclusione le fasi di transizione.

Di contro, la pressione turca si manifesta anche a Tobruk, come dimostra l’incontro tra il comandante libico Saddam Haftar e la stessa delegazione turca per rafforzare i legami bilaterali e la ricostruzione. Onaner ha un chiaro mandato dal presidente Recep Tayyip Erdogan: trovare la quadra tra i vecchi nemici che sono di “stanza” a Tripoli e Tobruk e provare ad immaginare una formula che eviti contrasti e violenze. In questo senso la cooperazione congiunta per la ricostruzione è fondamentale, anche perché da questo elemento deriverebbe un impatto positivo sulla sicurezza regionale nel Mediterraneo.

Ma c’è dell’altro che si ritrova nel binomio energia e ferrovia. Lo storico progetto ferroviario dell’Hejaz è al centro dell’impegno turco grazie a un accordo con l’Arabia Saudita, dopo l’ok di Siria e Giordania. Così la cooperazione ferroviaria non solo potrebbe contribuire a rilanciare il progetto di collegamento dell’Hejaz, ma si candiderebbe a far diventare la Turchia il principale hub di transito tra il Golfo e l’Europa, tramite una base logistica ferroviaria che diventerebbe un crocevia fondamentale mentre la crisi nello stretto non accenna a stemperarsi.

Il ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu si è recato a Riyadh martedì per colloqui con i suoi omologhi sauditi, osservando che in questo momento delicato che la regione sta attraversando, il funzionamento ininterrotto del commercio e della catena logistica è diventato più critico che mai. “In questo periodo, rimuovere gli ostacoli che si frappongono al settore dei trasporti è una necessità strategica”, aggiungendo che Ankara mira ad attivare le vie di trasporto attraverso Siria, Giordania e Iraq. Infatti i due viaggi di prova, passando per l’Iraq, hanno dimostrato la fattibilità di questa rotta.

In prospettiva, la ferrovia potrebbe spingersi fino all’Oman e all’Oceano Indiano, così da creare un corridoio commerciale alternativo che aggiri lo Stretto di Hormuz.

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Francesco Totti nella bufera social dopo uno scherzo a una turista a Istanbul: il filmato condiviso da Noemi Bocchi fa discutere

Francesco Totti torna a far parlare di sé, ma questa volta non per il calcio. L’ex capitano della Roma si trova in questi giorni a Istanbul per partecipare al World Legends Padel Tour, il circuito che riunisce numerose ex stelle del calcio internazionale. Durante una pausa dagli impegni sportivi, ha approfittato del soggiorno in Turchia per visitare alcune delle attrazioni più celebri della città insieme alla compagna Noemi Bocchi, tra cui la suggestiva Cisterna Basilica. Proprio all’interno dello storico sito, un suo scherzo a una turista è finito al centro delle discussioni sui social. La scena, ripresa proprio da Noemi e condivisa sui social, mostra Totti avvicinarsi a una visitatrice mentre passeggia tra le colonne dell’antico sito. Con fare scherzoso, l’ex numero 10 sfiora la donna sulla testa e si allontana immediatamente. Quando la turista si gira per capire chi sia stato, Totti finge disinvoltamente di osservare l’ambiente circostante, cercando di non attirare sospetti.

A rendere ancora più evidente il siparietto è la reazione di Noemi Bocchi, che segue la scena divertita e commenta ridendo: “Pure qua dà fastidio a tutti”. Il problema, secondo molti utenti, è che stavolta la protagonista involontaria dello scherzo era una perfetta sconosciuta. Ed è proprio questo dettaglio ad aver acceso il dibattito online. Da una parte c’è chi ha interpretato il gesto come una semplice bravata senza conseguenze, coerente con il lato più ironico e spontaneo di Totti. Dall’altra, invece, c’è chi ha giudicato la scena infantile o poco rispettosa, soprattutto in un luogo turistico affollato.

Il dibattito social

I commenti apparsi sui social riflettono questa divisione. Alcuni utenti hanno trovato il video divertente e innocuo, ricordando come l’ex campione abbia sempre costruito parte della propria immagine pubblica sull’umorismo. Altri, invece, hanno criticato sia il gesto sia la scelta di pubblicarlo online, sostenendo che certe gag appartengano più ai ricordi dell’infanzia che a un personaggio pubblico adulto.

????????#Totti show in #Turchia
????Lo scherzo dell’ex capitano ad una turista

???? pic.twitter.com/erhxDp1pSu

— laroma24.it (@LAROMA24) June 7, 2026

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Turchia, i 3 giorni di Bilgi: gli studenti hanno riconquistato la loro università. “Cantando Bella Ciao come a Gezi Park”

Per oltre 20.000 studenti dell’Università Bilgi, le ansie della giovane età adulta si sono sommate, da un giorno all’altro, all’incertezza della vita in un paese sempre più autoritario. Con una sola firma, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha chiuso, tramite decreto presidenziale, una delle università private più importanti del paese. I dipendenti dell’università non avrebbero ricevuto l’ultimo stipendio, gli studenti sarebbero stati automaticamente trasferiti all’Università Mimar Sinan, che non offriva molti dei loro corsi di laurea, e non era chiaro se gli studenti all’ultimo anno sarebbero effettivamente riusciti a laurearsi. In un paese già segnato da disoccupazione di massa e turbolenze politiche, si è trattato dell’ennesima intrusione nella vita quotidiana. Questo fino a quando un movimento studentesco non ha riconquistato la propria università in tre giorni, consolidando una rara e storica vittoria per il movimento di opposizione turco: una vittoria ottenuta nelle strade, piuttosto che in parlamento, alle urne o nei tribunali, che molti giovani ritengono li abbiano costantemente delusi.

La mattina dopo l’annuncio della chiusura, un mese fa, circa 2.000 tra studenti e sostenitori si sono radunati dentro e fuori i cancelli dell’università. A coloro che si trovavano fuori dal campus è stato infine consentito l’ingresso, man mano che il numero dei manifestanti aumentava e la pressione cresceva. Dopo una marcia verso lo spazio verde centrale, gli organizzatori hanno tenuto discorsi e letto comunicati stampa. Gli studenti hanno suonato musica dal vivo, ballato l’halay e indetto un’occupazione fino alla riapertura dell’università. Una volta che la situazione si è calmata e la folla si è dispersa, gli studenti si sono detti molto preoccupati del loro futuro. Molti hanno posto domande su disoccupazione, alloggi, stipendi e lezioni, con poche risposte riguardo al decreto inaspettato. Momenti di umorismo nero si sono alternati a risate, silenzi, altre domande accompagnate da ulteriori speculazioni e discussioni politiche, spesso condite da aspre critiche al partito al governo, fondato da Erdogan 23 anni fa, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP).

Molti studenti si sono riferiti al campus come di una casa e di un ecosistema, di cui si prendevano cura con orgoglio. Hatice Anlağan, studentessa di master e dipendente universitaria, ha raccontato di aver già vissuto questa brutta esperienza un’altra volta. Era studentessa all’Università di İstanbul Şehir, chiusa dallo Stato in modo simile nel 2020. Entrambe le chiusure erano avvenute in prossimità delle vacanze, probabilmente per evitare le proteste degli studenti che sarebbero tornati nelle loro città d’origine. “Stavo mettendo in guardia le persone sulla situazione che avremmo potuto trovarci ad affrontare in futuro – ha spiegato – stavo cercando di far capire loro cosa ci aspetta se non restiamo solidi e fermi contro questa ennesima dimostrazione di dispotismo da parte di Erdogan, se non ci opponiamo a questa decisione in modo concreto. Se non lo facciamo, è finita”.

Alcuni studenti erano rimasti a occupare il campus anche la notte, ma il terzo giorno la sicurezza li ha sgomberati. È stato proprio questo terzo giorno il più movimentato, segnato dalla brutalità della polizia e dall’uso di gas lacrimogeni, ma che ha dimostrato anche la determinazione dei manifestanti e forse ha sancito la loro vittoria. Gli studenti si sono presi per mano schierandosi contro le ondate di poliziotti in tenuta antisommossa. Dietro le numerose file di agenti si ergeva un “Toma” – un carro armato dotato di cannone ad acqua spesso utilizzato per disperdere i manifestanti – uno dei tanti presenti sul posto. Gli studenti speravano di occupare la loro università, ma la polizia si è conportata come una forza militare di occupazione.

La resistenza studentesca non ha riguardato solo il loro diritto all’istruzione, ma è stata un referendum sulla dignità e sul diritto di decidere il proprio futuro. Gli slogan lo hanno indicato chiaramente e hanno messo in luce anche un’ampia rappresentanza di gruppi e interessi politici che si sono uniti per raggiungere questo obiettivo collettivo. Allora come oggi, gli studenti hanno innalzato cartelli contro il partito di governo di cui è ancora segretario il presidente-autocrate Erdogan: “Né il fiduciario del governo che ci hanno imposto né l’AKP, i campus sono nostri”. I socialisti rivoluzionari hanno scandito: “Guerra fino alla liberazione”, in riferimento ai rivoluzionari comunisti caduti. I gruppi LGBTI+ hanno cantato ironicamente: “Dove sei amore mio, sono qui amore mio”. Tutti hanno cantato, come ai tempi della rivolta popolare di Gezi Park nel 2013, la versione turca di “Bella Ciao“, con il refrain cantato in italiano.

Emir Aydoğan, rappresentante del sindacato degli insegnanti del settore privato, ha affermato che l’Università Bilgi – commissariata 3 anni fa- presentava già prima della chiusura del mese scorso problemi significativi relativi a salari, diritti dei lavoratori e tasse universitarie elevate. “Sottolineiamo che non difendiamo l’Università Bilgi così com’è… ma ci sono ancora alcune pratiche, tradizioni culturali e percorsi educativi di stampo egualitario e libertario tra studenti, docenti e lavoratori… Noi difendiamo l’università, la parte di università che noi stessi creiamo”, ha dichiarato. “Dopo questa resistenza, ci troviamo in una posizione migliore per risolvere i problemi dell’università preesistenti al decreto, alla chiusura e ora alla riapertura – ha concluso -. È stata una grande vittoria anche per tutta la comunità universitaria turca”.

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Si ritrova con 20 miliardi sul conto mentre fa la spesa: il bonifico misterioso che nessuno in banca riesce ancora a spiegare

Stava facendo una normale spesa al mercato quando sul suo telefono è apparso qualcosa che ha dell’incredibile: un saldo bancario da capogiro, pari a circa 20 miliardi di dollari. Un importo sufficiente a collocarlo, almeno sulla carta, tra le persone più ricche del pianeta. Protagonista della vicenda è Ahmad Jahangard Takalo, 32 anni, residente nella città turca di Van. Un cittadino qualunque che, nel giro di pochi istanti, si è ritrovato proprietario di una fortuna incompatibile con qualsiasi logica bancaria ordinaria.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, tutto sarebbe nato da un malfunzionamento legato alla carta di credito e a un bonifico di origine sconosciuta. Una cifra spropositata, pari a circa un trilione di lire turche, comparsa improvvisamente sul conto senza alcuna giustificazione apparente. Lo stesso Takalo ha raccontato di aver vissuto quei momenti con incredulità, quasi sospeso tra realtà e paradosso. Una situazione che, però, non è durata a lungo.

I conti sono stati infatti subito bloccati dall’istituto bancario, che ha avviato un’indagine interna. La vicenda è poi finita sotto la lente della Masak, l’unità di intelligence finanziaria turca, chiamata a verificare la provenienza e la natura dell’anomalia: “Quando ho visto quella cifra, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Anche i dipendenti della banca erano sconcertati” , ha raccontato l’uomo all’emittente turca Ntv.

Un patrimonio fantasma e le risposte dell’IA: tra stadi, oro e nuovi Stati

Per qualche ora, la domanda è stata inevitabile: cosa si può fare con una somma del genere? Una curiosità che Takalo ha provato a soddisfare anche rivolgendosi a un’intelligenza artificiale, chiedendo ipoteticamente come potrebbe essere impiegata una ricchezza simile. La risposta, riportata dallo stesso protagonista, ha assunto toni quasi surreali: “Potresti costruire mille stadi, comprare nove camion carichi d’oro o fondare un Paese con una popolazione di 300.000 abitanti”. Oggi, però, quella fortuna resta solo teorica. I conti sono congelati e l’indagine dovrà chiarire se si sia trattato di un errore tecnico, di un’anomalia nei sistemi bancari o di qualcosa di più complesso.

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