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Kavafis, ovvero della poesia, dello struggimento e del desiderio (Traduzione di Antonio Devicienti)

Konstantinos Kavafis (Alessandria d’Egitto 1863 – 1933) probabilmente non ha bisogno di presentazioni per gli amanti della poesia, essendo molto conosciuto (e tradotto) anche in Italia.

La sua vita, trascorsa in massima parte in un’Alessandria poliglotta e affascinante, s’identifica veramente con la poesia e con la ricerca della bellezza, con l’eros e con il fantasticare di un lungo passato greco, alessandrino e bizantino che nutrono il non vasto corpus poetico formato da testi che il poeta stampava in proprio e rilegava a mano in fascicoli che poi donava agli amici ed estimatori.

È stato molto arduo scegliere i testi da proporre qui, ché numerosi sono i componimenti degni di attenzione; ho pensato di suggerire, tra i molti “ritratti” possibili del poeta, quello che emerge da versi nei quali s’impone una precisa scelta di bellezza ed eleganza contrapposta alla volgarità dominante del suo tempo (e del nostro), scelta sempre accompagnata da struggimento e da desiderio.

A. D.

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Termopili (1903)



Onore a quanti nella loro vita
si decisero a difesa delle Termopili:
mai venendo meno al dovere,
equilibrati e giusti in ogni azione,
ma sempre con sofferenza e compassione;

generosi se ricchi – e se poveri
generosi nel loro poco,
soccorrevoli quanto potevano,
dicendo sempre la verità,
ma senza odiare i bugiardi.

E sono degni di più grande onore
se prevedono (e molti lo prevedono)
che all’ultimo comparirà un Efialte
e che, infine, i Persiani passeranno.

Terra di Ionia (1911)

Siccome abbattemmo le loro statue,
siccome le strappammo dai loro templi,
non per questo morirono gli dei.
O terra di Ionia, te amano ancora,
te anima ancora il loro spirito.
Non appena albeggia sopra di te il mattino agostano
il vigore delle loro vite attraversa la tua luce
e una qualche forma aerea d’efebo,
indefinita, con passo veloce
incede sulle tue colline.

Per quanto puoi (1913)

E se non puoi fare della tua vita quel che vuoi,
in questo almeno sfórzati
per quanto puoi: non umiliarla
nella troppa familiarità con il mondo,
con l’eccessivo gesticolare, con le chiacchiere.

Non mortificarla portandola qua e là,
gironzolando di continuo e non esporla
alle sciocchezze quotidiane
dei commerci, dei vincoli,
fino a renderla estranea, molesta.

Mare al mattino (1915)

Qui fermarmi – e guardare un po’ la natura.
Luminosi azzurri e gialla sponda
del mare al mattino e del cielo senza nubi: tutto
è bello e assai luminoso.

Qui fermarmi. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fui fermato) –
e non (anche qui!) le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.

Il sole del meriggio (1919)

Questa camera, come la conosco bene!
Questa e l’altra, contigua, adesso affittate
a uffici commerciali. Tutta la casa è diventata
uffici di sensali e di mercanti e società.

Oh, quanto mi è familiare, questa camera!

Presso la porta, qui, c’era il divano
e un tappeto turco davanti
e accanto lo scaffale con due vasi gialli.
A destra (no, di fronte) un grande armadio a specchio.
Nel mezzo il tavolo dove scriveva;
e le tre grandi sedie di paglia.
Di fianco alla finestra c’era il letto
dove ci siamo tante volte amati.

Ci saranno ancora quei poveri oggetti (ma dove?)

Di fianco alla finestra c’era il letto:
il sole del meriggio lo lambiva fino alla metà.

…Pomeriggio, le quattro, c’eravamo separati
per una settimana… Ahimè,
la settimana è diventata sempre.

Melancolia di Iasone di Cleandro, poeta della Commagene, 595 d. C. (1921)

L’invecchiare del corpo e della mia figura
è ferita d’orrido coltello.
Non so sopportare.
E a te mi volgo, Arte della Poesia,
che sai un poco di farmaci:
provandoti ad assopire il dolore nella Fantasia e nella Parola.

È ferita d’orrido coltello. –
I tuoi farmaci portami, Arte della Poesia,
che alleviando addormentano (per poco) la ferita.

Lo specchio nell’ingresso (1930)

La ricca casa aveva nell’ingresso
un grande specchio, molto antico:
di ottant’anni almeno.

Un ragazzo bellissimo, commesso d’un sarto
(la domenica atleta dilettante)
stava lì con un pacco. Lo porse
a qualcuno della casa e quello andò dentro
per la ricevuta. Il commesso del sarto
rimase solo, aspettando.

Si avvicinò allo specchio e guardandosi
si sistemava la cravatta. Dopo cinque minuti
gli portarono la ricevuta. La prese e andò via.

Ma l’antico specchio che ne aveva viste tante
nella sua lunga vita
(migliaia di cose e di visi)
ma l’antico specchio adesso si rallegrava
e si esaltava d’avere trattenuto in sé
– per qualche attimo – così tanta bellezza.

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Dal mito alla passerella: al Museo Egizio di Torino la moda contemporanea riscrive i simboli dell’antico Egitto

L’antico Egitto incontra la moda contemporanea in un progetto che unisce formazione, ricerca e sperimentazione creativa. Si chiama HIEROGLAM la nuova iniziativa espositiva e formativa promossa da Accademia IUAD e ospitata negli spazi del Museo Egizio di Torino, dove circa trenta creazioni realizzate dagli studenti delle sedi di Napoli e Milano dialogano con alcuni dei più significativi esempi della couture internazionale.

Curato da Pasquale Esposito e Francesco Maffei, il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti attraverso una rilettura contemporanea dell’immaginario egizio. Gli studenti hanno sviluppato una capsule collection ispirata all’estetica, ai rituali e alla ricca simbologia dell’antica civiltà del Nilo, trasformando elementi iconografici come amuleti, armature, divinità ibride e simboli sacri in capi dal forte impatto visivo e concettuale.

La mostra si sviluppa come un percorso immersivo in cui l’abito supera la sua funzione estetica per diventare esperienza sensoriale e strumento narrativo. Volumi scultorei, superfici luminose e tessuti stratificati danno forma a una visione che oscilla tra memoria archetipica e immaginazione futuristica, restituendo alla moda il ruolo di linguaggio simbolico e rito identitario.

Ad arricchire il percorso espositivo contribuisce una selezione di capi provenienti dall’Archivio di Ricerca Mazzini, realtà riconosciuta a livello internazionale per la conservazione e lo studio della moda storica. In mostra figurano creazioni firmate da maestri del calibro di Issey Miyake, Gianfranco Ferré, Roberto Cavalli e Alexander McQueen, che offrono un ulteriore livello di lettura sul rapporto tra moda e patrimonio culturale.

HIEROGLAM e la lunga storia della fascinazione tra moda ed Egitto

HIEROGLAM si inserisce infatti in una lunga tradizione di fascinazione del sistema moda per l’Egitto. Dalle intuizioni di Elsa Schiaparelli alle interpretazioni di Christian Dior, Karl Lagerfeld, John Galliano, Jean Paul Gaultier e Olivier Rousteing, fino alle iconografie pop rese celebri da artisti come Michael Jackson, Madonna, Beyoncé e Lady Gaga, il simbolismo egizio continua a rappresentare una fonte inesauribile di ispirazione per creativi e performer.

Al centro dell’esposizione restano però i giovani designer IUAD, protagonisti di una ricerca che riflette anche sulle esigenze del presente. In un’epoca dominata da immagini digitali, avatar e identità visive sempre più fluide, la mostra propone una riflessione sul bisogno contemporaneo di appartenenza, significato e ritualità. Il glamour recupera così la sua dimensione più originaria e quasi sacrale, diventando forza capace di sedurre, trasformare e raccontare.

Ogni creazione esposta si confronta con archetipi universali come il sole, il serpente, l’occhio e la piramide. I concetti di ka e ba, rispettivamente forza vitale e anima mobile nella cultura egizia, ispirano silhouette fluide, accessori dal carattere rituale e palette cromatiche che fondono oro solare, blu del Nilo, nero cosmico e rosso desertico.

Più che una semplice esposizione di moda, HIEROGLAM si configura come un’esperienza immersiva che invita il visitatore ad attraversare una soglia simbolica, dove il corpo diventa mito e il tessuto si trasforma in racconto. Un progetto che dimostra come il dialogo tra patrimonio storico e creatività contemporanea possa generare nuove forme di espressione, offrendo ai giovani designer uno spazio privilegiato per sperimentare e immaginare il futuro.

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Nessy Guerra: “Mio ex marito arrestato? Ora ho paura di ritorsioni, non posso ancora lasciare l’Egitto”

Dopo l’arresto dell’ex marito, Nessy Guerra, la cittadina italiana che da mesi si trova bloccata nel Paese insieme alla figlia di tre anni, accusata di adulterio e condannata a sei mesi di detenzione con divieto di espatrio, non si sente ancora al sicuro.

L’uomo è stato arrestato dalle autorità egiziane dopo una serie di denunce e segnalazioni che lo riguardavano, comprese quelle presentate da rappresentanti della rete diplomatica italiana, ma per Guerra, dice in una lunga intervista al Corriere della Sera, “non è cambiato quasi nulla”. “Lui è stato arrestato – spiega – io sono ancora qui. Non posso uscire di casa, non posso prendere un aereo, non posso tornare a Sanremo”.

La donna, infatti, vive in un posto sicuro a Hurghada con la figlia, ma “non è vita”, dice ancora. Alla piccola, che ha tre anni, racconta spesso dell’Italia ma, spiega, ha “paura di prometterle qualcosa che non dipende da me”.

Per l’italiana l’auspicio è che l’arresto del marito sia una “leva” per la giustizia egiziana. “Non cancella la condanna per adulterio né il blocco dell’espatrio di mia figlia, però dimostra che non siamo davanti soltanto a una lite familiare“, ribadisce, sottolineando poi di avere quasi più paura di lui che di una condanna in cassazione. “Finora non sono stata ascoltata – racconta ancora – La sentenza d’appello sembra la copia di quella di primo grado. Non è stato considerato che sono vittima di violenza, che lui è stato condannato in Italia, che il testimone indicato come mio presunto amante ha ritrattato. Invece sono stati ritenuti credibili tre testimoni portati da lui”.

Ora Guerra teme “ritorsioni” e anche di “essere arrestata” e che la figlia “continui a crescere senza una vita normale”. L’appello è anche all’Italia per fare un “atto politico”, vale a dire “un rimpatrio per motivi di sicurezza” e “protezione per me e per mia figlia”.

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Arrestato in Egitto l’ex marito di Nessy Guerra: era stato denunciato per minacce anche al console italiano

Una svolta arriva dall’Egitto nella vicenda di Nessy Guerra, la cittadina italiana che da mesi si trova bloccata nel Paese insieme alla figlia di tre anni, al centro di una complessa battaglia giudiziaria con l’ex marito. L’uomo è stato arrestato dalle autorità egiziane dopo una serie di denunce e segnalazioni che lo riguardavano, comprese quelle presentate da rappresentanti della rete diplomatica italiana. Secondo quanto riferito da fonti informate, l’uomo era già stato condannato in via definitiva dalla magistratura italiana per diversi reati commessi in Italia, tra cui atti persecutori e lesioni personali, oltre a furto e truffa. Negli ultimi mesi il suo nome era tornato al centro dell’attenzione anche per presunti episodi intimidatori avvenuti in Egitto.

L’arresto arriva infatti dopo una denuncia presentata alla polizia egiziana dal console onorario d’Italia a Hurghada per minacce e tentativo di aggressione. Stando alle ricostruzioni emerse nei giorni scorsi, Hamouda si sarebbe presentato insieme alla madre presso il resort che ospita il consolato onorario, dove avrebbe rivolto pesanti intimidazioni nei confronti del rappresentante italiano. La vicenda era stata raccontata pubblicamente dalla stessa Nessy Guerra in un video diffuso sui social network. La donna aveva denunciato che l’ex marito e la suocera avrebbero minacciato il console chiedendo denaro e prospettando gravi conseguenze fisiche in caso di rifiuto.

La storia di Nessy Guerra è diventata un caso diplomatico e giudiziario seguito con attenzione anche in Italia. La donna è infatti sottoposta a un divieto di espatrio che le impedisce di lasciare l’Egitto insieme alla figlia. Nei mesi scorsi è stata inoltre condannata a sei mesi di detenzione e lavori forzati con l’accusa di adulterio, una sentenza che ha suscitato forte attenzione mediatica e sulla quale la difesa continua a contestare la fondatezza delle accuse. Parallelamente è in corso il contenzioso relativo all’affidamento della bambina, cittadina italo-egiziana, che vede contrapposti i due genitori davanti ai tribunali egiziani. In attesa delle decisioni della magistratura locale, Nessy Guerra ha più volte dichiarato di vivere nascosta insieme alla figlia e ai propri genitori per timore di possibili aggressioni o ritorsioni da parte dell’ex marito.

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Processo Regeni, i legali degli 007 egiziani sollevano nuove eccezioni. Il pm: “Nessun nuovo elemento”. Ma la sentenza rischia di slittare

Quando mancano ormai le ultime quattro udienze del dibattimento, con la sentenza attesa subito dopo l’estate, la fine del processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, rischia di slittare, ancora una volta. Il motivo? Le nuove eccezioni sollevate, di fronte alla prima Corte d’Assise di Roma, dalle difese dei quattro 007 egiziani imputati. Ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato).

Nel corso dell’ultima udienza gli avvocati d’ufficio dei quattro agenti segreti egiziani hanno chiesto ai giudici di rivalutare le condizioni di “assenza” degli imputati, sostenendo a loro dire che non sussistano più i presupposti che avevano consentito di procedere in loro contumacia. Questo perché, a loro dire, potrebbero avere paura a partecipare al processo, per le possibili ripercussioni da parte del regime: “Il paradigma valutativo del ‘timore’ non può non applicarsi anche agli imputati, laddove viene applicato ai testimoni. Se il testimone può non comparire in giudizio perché vive il timore di quelle che sono le conseguenze della propria azione di venire a testimoniare, non può non valutarsi rispetto all’imputato se comparire in giudizio comporterebbe per lui degli effetti pregiudizievoli”, è stato rivendicato. E ancora: “Gli imputati fanno parte di quelli che sono degli apparati dello Stato egiziano e quindi l’eventuale loro comparsa in giudizio potrebbe dar luogo a quello che è un’ipotesi di infedeltà o di alto tradimento. Ragioni di timore ben più cogenti di quelle che questa Corte ha riconosciuto in capo ai testimoni”. Con la richiesta, quindi, rivolta alla Corte, di “riconsiderare le condizioni per procedere in assenza”.

Una tesi stroncata dal pm Sergio Colaiocco, che ha prima denunciato la strategia ostruzionistica delle difese: “Sorprende innanzitutto che la questione, visto che mi sembra sia basata sulla sentenza della Corte Costituzionale, non sia stata posta alla scorsa udienza. Ogni volta c’è una questione nuova che sembra voler portare avanti l’arrivo delle conclusioni di questo processo”.

Per poi sottolineare, nel merito delle eccezioni sollevate: “A due anni e mezzo dall’apertura del processo, la difesa ripropone una questione già affrontata. È tecnicamente inammissibile, perché è già stata decisa, non ci sono elementi o fatti nuovi”. Per Colaiocco “immaginare che rispetto al processo, di cui non abbiamo certezza se gli imputati hanno avuto notizia, abbiano comunque avuto timore, diventa una connessione logica che crea un cortocircuito dal quale non si esce”. Tradotto, “delle due l’una: o diciamo che non ne hanno avuto notizia, o dobbiamo dire che ne hanno avuto notizia e ne hanno avuto timore. Sono due ipotesi alternative. Qui è tutta un’ipotesi, di ipotesi, di ipotesi. Tutto posto sulla base di nessun dato fattuale nuovo, pertanto chiediamo inammissibilità in primis, e in subordine il rigetto”.

Considerazioni alle quali si sono associati anche l’avvocata Alessandra Ballerini e il collega Giacomo Satta, legali di Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio (oggi assenti in Aula): “Non c’è alcuna evidenza da cui risulti che lo Stato egiziano abbia cambiato approccio, anzi l’Egitto si è rifiutato di notificare citazioni testimoniali e dunque la circostanza che la situazione fattuale e giuridica sia mutata e che gli odierni imputati siano poi effettivamente venuti a conoscenza, mediante la notifica del decreto di citazione, è una circostanza che non solo è indimostrata, ma è smentita dall’atteggiamento che lo Stato egiziano continua a mantenere rispetto a questo processo”.

E ancora: “Manca anche la prova che gli stessi siano intimoriti dalla partecipazione al processo”, ha continuato Satta. Mentre Ballerini ha ricordato come “non sono stati espressi minimamente e né potevano essere espressi i timori da parte degli imputati, questa è l’enorme differenza rispetto ai teste citati, come ‘Zeta’. Tant’è vero che l’imputato Sharif era firmatario del mandato di cattura che era costato 5 mesi di carcere e di tortura a questo testimone, che invece aveva espresso pubblicamente i suoi timori”. Parole contestate, invece, dalla difesa dell’imputato.

La Corte d’Assise – ha sottolineato la presidente Paola Roja – si è riservata di decidere “in tempi rapidi”. Al momento, ha precisato, “il calendario è confermato“, a partire dalla requisitoria del pm Colaiocco, prevista per il 23 giugno nell’Aula bunker di Rebibbia a Roma. Ma è chiaro che sulle tempistiche tutto dipenderà dalla decisione della Corte rispetto alle eccezioni sollevate dalle difese, compresa la data per la sentenza. “Daremo un termine ora se ci fossero ulteriori richieste di produzioni documentali, entro il 15 giugno in cancelleria”, ha però avvertito Roja, invitando le parti a “ricomparire, per ora, senza nuovi avvisi”.

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Nessy Guerra vede uno spiraglio in Egitto: “Sono fiduciosa”. Attesa la decisione sull’affidamento della figlia

Si apre uno spiraglio nella complessa vicenda giudiziaria che da mesi vede coinvolta Nessy Guerra, la donna di Sanremo bloccata in Egitto insieme alla figlia di tre anni. Davanti al tribunale di Hurghada, si è svolta come riporta La Stampa una nuova udienza sull’affidamento della minore, un passaggio che potrebbe rappresentare una svolta nella lunga battaglia legale tra la donna e l’ex marito, cittadino italo-egiziano. Al centro del procedimento c’è il futuro della bambina. Tra le ipotesi al vaglio del tribunale vi sarebbe infatti l’affidamento di alla nonna materna, soluzione che consentirebbe di superare l’attuale situazione di stallo. “Sono fiduciosa”, ha dichiarato Guerra al termine dell’udienza, lasciando trasparire un cauto ottimismo in attesa delle prossime decisioni dei giudici egiziani.

La vicenda si inserisce in un contenzioso che si trascina da tempo e che ha già avuto importanti sviluppi giudiziari. L’ex marito della donna è stato infatti condannato in via definitiva in Italia per violenza e stalking. Nonostante ciò, tra i due continua una battaglia legale che si svolge su più fronti. In Egitto, infatti, l’uomo ha promosso nei confronti dell’ex moglie anche un procedimento per adulterio. Un’accusa che ha portato alla condanna di Guerra a sei mesi di carcere, aggravando ulteriormente una situazione già particolarmente complessa sul piano personale e giudiziario.

A rendere ancora più tesi i rapporti tra le parti è quanto sarebbe accaduto all’esterno del tribunale al termine dell’udienza. Secondo il racconto della donna, l’ex marito avrebbe cercato di avvicinare il suo legale con una proposta economica. “All’uscita dal tribunale, ha fermato il mio avvocato proponendogli un’ingente somma di denaro se lo avesse aiutato a risolvere la situazione; un comportamento delirante”, ha riferito Guerra. Nelle prossime ore potrebbe arrivare un chiarimento decisivo sul futuro della vicenda. A breve il tribunale dovrebbe infatti comunicare se sarà necessario fissare una nuova udienza oppure se il collegio giudicante riterrà di avere già gli elementi sufficienti per pronunciarsi nel merito della causa.

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