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Investimenti, la corsa alle cripto si è arrestata. SpaceX e IA i nuovi protagonisti

I titoli speculativi legati all’AI attraggono la stessa fascia di investitori delle criptovalute. Il risultato è evidente. Il Bitcoin, la più grande cripto al mondo, quota ora circa 61 mila dollari, in calo di circa il 52% rispetto al suo massimo storico di 126.223 dollari raggiunto in ottobre. E dunque il tanto atteso collocamento da 75 miliardi di dollari di SpaceX, destinato a diventare il maggiore di sempre, probabilmente manterrà i prezzi delle cripto in una fase di stallo, poiché gli investitori al dettaglio che amano il rischio sono fortemente attratti dai nuovi e  speculativi  titoli legati all’intelligenza artificiale. Space X ha riservato fino al 30%, ovvero 22,5 miliardi di dollari, di azioni agli investitori al dettaglio una mossa rara per un’ipotesi che si annuncia di grande successo che di solito si rivolge a investitori istituzionali.

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Ciò ha contribuito a favorire la rotazione degli asset di rischio come le criptovalute, poiché gli investitori stanno liberando liquidità per acquistare azioni di SpaceX, nonché di collocamenti molto attesi come OpenAI e Anthropic che dovrebbero arrivare presto. 
Il prospetto dell’Ipo di SpaceX mostra un’azienda nel complesso non redditizia con multipli molto alti. La sua ambiziosa valutazione presuppone anni di rapida crescita guidata dal piano di diventare un colosso dell’AI, oltre ad altre ambizioni futuristiche come le missioni su Marte e il lancio di data center nello spazio.

“Il collocamento di Space X probabilmente sottrarrà parte del capitale alle criptovalute, almeno inizialmente. Entrambe competono per lo stesso bacino di capitale di rischio”, ha detto Thomas Puech, ad della società di trading di criptovalute Indigo-  l’ai è l’investimento più allettante al momento”. Il debutto di SpaceX sul Nasdaq non poteva arrivare in un momento peggiore per le cripto. Il Bitcoin è crollato del 15% la scorsa settimana. Si tratta del calo più significativo dal novembre 2022, quando è imploso l’exchange di criptovalute FTX. Ad aumentare la pressione, Strategy (ex Microstrategy) di Michael Saylor , una azienda che è la maggior detentrice di bitcoin al mondo ha rivelato  di aver venduto parte delle sue partecipazioni per la prima volta dal 2022.

Anche i deflussi dai fondi negoziati in borsa (Etf) legati alle cripto sono aumentati vertiginosamente, raggiungendo oltre 2 miliardi di dollari a maggio. Si tratta di prodotti finanziari lanciati per la prima volta nel 2024 che  hanno dato impulso ai prezzi delle cripto e alla partecipazione istituzionale al mercato. Inoltre le crescenti aspettative del mercato che la Federal Reserve statunitense possa aumentare i tassi di interesse quest’anno, potrebbe spingere gli investitori verso asset più sicuri e redditizi. Per questo, dicono gli analisti, è difficile prevedere una ripresa dei corsi per le cripto. 

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Il luna park delle criptovalute sta chiudendo i battenti, anche Michael Saylor vende: siamo alla resa dei conti

Il luna park delle criptovalute sta chiudendo i battenti, e i gettoni dorati ormai valgono molto, ma molto meno dell’elettricità consumata per produrli. In queste ore, la madre di tutte le illusioni, lo schema Ponzi più grande di sempre, il Bitcoin, annaspa poco sopra ai 63.000 dollari, un clamoroso -50% rispetto alle vette allucinate dei 126.000 dollari toccate pochi mesi fa. E la ruota di scorta, Ethereum, fa pure peggio: a quota 1.760 dollari, è crollata -64% dal picco. Un bagno di sangue ampiamente previsto da chiunque valuti i mercati finanziari, e i vari strumenti oggi disponibili, con razionalità, e senza credere alla moltiplicazione dei pani e delle monete virtuali.

In questo quadretto idilliaco, il pessimismo attorno al feticcio digitale sale – esso sì – ai massimi. Bitcoin è sempre stato un mistero. L’inventore, da 17 anni, si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Ma una scia di indizi sepolti tra gli algoritmi porta a un informatico americano: Adam Back. In molti gli sono grati, senza conoscerlo, perché ci hanno speculato e guadagnato, nei momenti di euforia. Ma ora siamo alla resa dei conti. Davvero. E a staccare la spina è proprio il cantore più invasato e esaltato di Bitcoin, Michael Saylor.

Soltanto lo scorso febbraio, questo sedicente guru giurava ai suoi adepti che, dovendo scegliere, conviene vendere un rene piuttosto che un solo Bitcoin. I reni se li è tenuti. Le crypto con la “B” ha cominciato a venderle: prima volta dal 2022 per la sua società Strategy, la più grande cassaforte di criptovalute del mondo. Ai discepoli è bastato vedere il maestro mettere mano al portafoglio per sudare freddo. E quindi anche loro, sell.

Parliamo della più grande balena del mercato, un’azienda che siede comodamente sul 4 per cento di tutta la speculazione mondiale in circolazione. Quanto abbia venduto è quasi irrilevante, una manciata di monete su un tesoro sterminato. La domanda vera è: perché il furbetto del quartierino cripto ha dovuto mettere improvvisamente mano al portafogli? Semplice: doveva pagare i conti.

Per finanziare la sua bulimica abbuffata di Bitcoin, la premiata ditta Strategy aveva piazzato sul mercato azioni privilegiate, promettendo dividendi stellari a chi abboccava all’esca. Il piano geniale era stampare e vendere nuove azioni per pagare i dividendi vecchi, una delle tante varianti – prassi regolare nell’era Trump – del classico schema Ponzi. Peccato che, con il crollo verticale del Bitcoin, anche il valore di Strategy a Wall Street sia colato a picco (per l’esattezza -73,3% dal massimo del novembre 2024). E così, senza più polli da spennare, al signor Saylor non è rimasto altro che vendere l’unico finto asset rimasto in cassa.

I mercati delle scommesse, come Polymarket, fiutano l’odore del sangue e danno ormai al 51 per cento la probabilità che il baraccone crolli sotto i 50.000 dollari. Il difetto d’origine resta quello di sempre, che l’euforia fa dimenticare: il Bitcoin non produce nulla, non paga cedole, non costruisce niente, non è accettato come come moneta da nessuna parte, se non nel dark web da terroristi, mafiosi e venditori di uranio arricchito. Vale quanto il prossimo fesso è disposto a sborsare, nel vecchio gioco in cui si vince soltanto finché si trova qualcuno più ottimista (o più stupidamente predisposto a speculare) a cui passare il cerino. E la fila degli ottimisti, di questi tempi, si sta accorciando.

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La stablecoin europea avanza, ma sarà vera moneta?

Il consorzio Qivalis si allarga e si ripromette di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro. È una criptovaluta bancaria, ma non sembra comunque destinata a diffondersi al di là del settore corporate e degli operatori professionali.

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