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Tassa sui grandi patrimoni, Conte ribadisce il no. Appendino a favore: “Riguarderebbe una ristrettissima élite di super Paperoni”

Giuseppe Conte ribadisce il suo no, ma la ex vicepresidente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino è invece esplicita nel sostenere la necessità di una tassa sui grandi patrimoni. Il dibattito si è aperto dopo che la segretaria del Pd Elly Schlein ha sollevato il tema scatenando le usuali reazioni sdegnate a destra – e precisando a stretto giro che non è nel programma dell’alleanza progressista. Il leader pentastellato, intervenendo a Repubblica delle Idee a Bologna, ha raccontato di avere “studiato” la patrimoniale quando era a Palazzo Chigi per poi accantonarla. Perché, ha detto, i problemi di valutazione dei patrimoni, il rischio di contenziosi e la possibilità di una fuga di capitali rendono la misura poco conveniente. “Chi l’ha introdotta si è ritrovato con costi di gestione altissimi e un contenzioso che non finisce mai”, ha sostenuto. Invitando a “non fare “autogol e harakiri come stiamo facendo adesso, per cui poi Meloni va a Confcommercio e fa uscire: noi vi consentiremo di costruirlo il patrimonio, noi non saremo quelli che vi privano del patrimonio”. Meglio, a suo giudizio, concentrare la redistribuzione sugli extraprofitti di banche e società energetiche.

Una linea che Appendino contesta apertamente. In un’intervista alla Stampa, venerdì, l’ex sindaca di Torino ha sostenuto che “è immorale non aggredire i super paperoni” in una fase di crescita delle disuguaglianze anche se sarebbe il caso di ribattezzarla “Millionaire tax” per evitare di spaventare il ceto medio. L’imposta dovrebbe infatti essere disegnata come proposto da Oxfam: “Sui patrimoni oltre i cinque milioni di euro, si stima che siano 50mila persone, lo 0,1 per cento della popolazione. Si ricaverebbero 15 miliardi di euro”. Pur riconoscendo la contrarietà di Conte, la deputata ha aggiunto che “molti nel M5S la pensano come me” e che il tema della tassa sui grandi patrimoni è emerso nei tavoli programmatici di “Nova“, il cantiere con cui il Movimento sta elaborando le proprie proposte.

“Non basta solo la tassazione degli extraprofitti”, ha chiosato. “Mettere le mani nelle tasche dei paperoni significa essere radicali? Sì. Ma solo così si è alternativi a una destra caviale e champagne“. Del resto “penso che la maggioranza dei cittadini sia favorevole a strumenti di redistribuzione della ricchezza: discutiamone e portiamo il tema al tavolo progressista, dove AVS è già favorevole”.

Domenica Appendino ha poi ribadito il concetto via X, rispondendo a esponenti di maggioranza e opposizione che si sono espressi contro la misura: “Ieri Picierno, oggi Cirio impegnatissimi a difendere i multimilionari da una tassa che riguarderebbe una ristrettissima élite di super Paperoni. Ma più inquinate il dibattito per spaventare i cittadini tirando in ballo risparmiatori e ceto medio, più appare evidente la verità: non state difendendo gli italiani, state difendendo i privilegi dei superpaperoni e dei potenti”.

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De Luca e la campagna “Cafoni zero”: dal moldavo coi “problemi di prostata” alle corse clandestine. “Ora rieduchiamo tutti”

Vincenzo De Luca torna stabilmente nel suo “laboratorio” salernitano e, come un vero “modesto artigiano della politica”, riprende in mano il megafono social. Nella sua consueta diretta Facebook del venerdì, il neo-sindaco (per tutti ancora “lo Sceriffo”) non risparmia nessuno, lanciando ufficialmente la nuova fase della sua storica campagna “Cafoni zero” per restituire lustro e decoro urbano a Salerno. Il primo bersaglio dell’ex presidente della Regione Campania è la ditta incaricata del rifacimento della segnaletica stradale. “Un’impresa non so se inadeguata o di malviventi”, tuona De Luca, denunciando che le strisce pedonali appena dipinte siano svanite dopo soli due giorni.”Questi pensano di fare le strisce non con la vernice resistente, ma con il latte scremato – commenta sarcasticamente – Cari ragazzi, non va bene, sono cattive abitudini che avete maturato in questi anni, di cui dovete liberarvi”. Per evitare nuovi “ingolfamenti” nel traffico, il sindaco avverte di aver già dato disposizione affinché questi lavori vengano eseguiti tassativamente di notte, promettendo controlli rigorosi sui materiali per evitare truffe.

La battaglia contro la “cafoneria” tocca apici di sdegno, quando l’ex presidente campano racconta l’episodio di “un giovanotto extracomunitario, forse moldavo”, sorpreso a esibirsi in atti osceni nei giardini di Piazza San Francesco in pieno giorno: “Dopo essersi stravaccato, non so se già ubriaco a prima mattina o meno, essendo stimolato credo da problemi di prostata, ha ritenuto di andare allegramente nei giardini in mattinata, nei giardini ad esibirsi. Bene, lo abbiamo denunciato, abbiamo fatto il decreto di espulsione, vediamo se lo rincontriamo per strada”.

Non c’è pace neppure per gli “imbecilli” e gli “idioti” che alle due di notte disturbano il sonno dei residenti con corse folli di moto dalle “marmitte sfondate”. La ricetta del sindaco contro le corse clandestine è chiara: blocchi stradali notturni, denuncia dei centauri e sequestro immediato dei mezzi. “È bello farli camminare a piedi, così si attiva la circolazione”, aggiunge, sottolineando la necessità di “rieducare” i giovani a un piano di civiltà. “Rieducare è una cosa che serve per vivere meglio tutti quanti, niente di repressivo”, precisa De Luca.

Il pezzo forte della strategia del sindaco salernitano resta però la gestione della “movida cafona”, locuzione diventata celebre nella sua crociata contro chi violava le restrizioni durante la pandemia. L’obiettivo dichiarato è una città a “cafoni zero”, dove “l’ammuina” non sarà più consentita. Per trasformare le serate salernitane in momenti di “grande bellezza” e “qualità culturale”, l’amministrazione sta preparando un bando per artisti di strada, mimi, ritrattisti e giovani musicisti del conservatorio, a patto che non utilizzino “amplificazione, casse, rotture di scatole, cafonate nelle serate di movida”. L’idea è quella di un “lavoro di cesello” per creare piazze tematiche dedicate alla ceramica, alla moda e alla poesia, liberando finalmente Salerno dall’immagine di “sciatteria e degrado”. Per De Luca, infine, la sicurezza deve camminare insieme alla solidarietà, motivo per cui annuncia che per i lavori di piccola manutenzione come la pitturazione di ringhiere e dissuasori, verranno impiegati anche detenuti selezionati dal carcere di Salerno per ridare quotidianamente dignità alla città.

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Ennesima grana per Salvini: tutte le Regioni bocciano il Piano casa. “Rifinanziare contributo affitti e fondo per la morosità incolpevole”

Il Piano casa del governo Meloni, cavallo di battaglia di Matteo Salvini lungamente atteso e approvato in consiglio dei ministri un mese e mezzo fa, si arena davanti all‘opposizione delle Regioni. Che hanno ottenuto il rinvio del parere previsto in Conferenza Unificata per proseguire il confronto con Palazzo Chigi e i ministeri competenti. A pesare le risorse giudicate insufficienti, il mancato rifinanziamento del contributo affitti e del fondo per la morosità incolpevole e i poteri attribuiti al commissario straordinario, considerati eccessivamente invasivi rispetto alle competenze di Regioni e Comuni.

Il segnale politico è significativo perché, come ha sottolineato l’assessore umbro Fabio Barcaioli, nessuna Regione si è espressa a favore del provvedimento. Nel voto della Commissione Infrastrutture della Conferenza si sono registrate l’astensione di Lombardia e Abruzzo – a guida centrodestra – e la contrarietà di Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Sardegna e Provincia autonoma di Bolzano. Il presidente, il leghista Massimiliano Fedriga, ha chiesto di conseguenza di rinviare l’esame del testo per tentare un’intesa con il governo sulle modifiche proposte.

Le contestazioni riguardano innanzitutto le risorse. Secondo le Regioni gli stanziamenti previsti non sono sufficienti a fronteggiare una crisi abitativa che negli ultimi anni si è aggravata in molte aree del Paese, soprattutto nelle grandi città e nei territori caratterizzati da forte pressione turistica. Tra le principali criticità anche l’assenza di rifinanziamenti per gli strumenti considerati essenziali per sostenere le famiglie in difficoltà. Un secondo nodo riguarda la governance del piano. Le Regioni contestano i poteri attribuiti al commissario straordinario incaricato di accelerare gli interventi. Secondo gli enti territoriali il rischio è che il nuovo assetto riduca il loro ruolo e quello dei Comuni, concentrando nelle mani della struttura commissariale funzioni che tradizionalmente appartengono alle amministrazioni locali.

Non a caso molte delle osservazioni formulate dalle Regioni coincidono con quelle avanzate nelle scorse settimane dall’Anci, che chiede maggior peso per i Comuni, una revisione dei poteri commissariali e una strategia maggiormente orientata al recupero del patrimonio pubblico inutilizzato e alla rigenerazione urbana nel tentativo di coniugare l’aumento dell’offerta abitativa con gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo. Nella stessa giornata, tra l’altro, si è aperto un nuovo fronte tra governo e autonomie locali sulla classificazione dei Comuni montani. L’Anci ha chiesto di sospendere l’iter del Dpcm temendo l’esclusione di numerosi territori dai benefici previsti, mentre il ministro Roberto Calderoli ha respinto le critiche sostenendo che un rinvio bloccherebbe sia le agevolazioni previste dalla legge sia la ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane.

Il capogruppo del Partito democratico in Commissione Ambiente della Camera, Marco Simiani, ha parlato apertamente di una bocciatura, sottolineando come nessuna Regione abbia espresso parere favorevole. Secondo il parlamentare dem, le richieste avanzate dalle amministrazioni territoriali coincidono con gli emendamenti presentati dal Pd, a partire dall’aumento delle risorse per le politiche abitative e dal rifinanziamento dei fondi per affitti e morosità incolpevole.

Sulla stessa linea Alleanza Verdi e Sinistra e il Movimento 5 Stelle, che hanno interpretato il voto come la dimostrazione delle debolezze del provvedimento. Critiche sono arrivate anche dall’Unione Inquilini. Per la segretaria nazionale Silvia Paoluzzi, che chiede alla Commissione Ambiente della Camera di acquisire il parere espresso dalla Commissione infrastrutture, si tratta di una bocciatura “clamorosa” anche perché “segnala una criticità molto estesa e che coinvolge anche Regioni governate dalle destre”.

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