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Mondiali, da Donnarumma a due ex Napoli: la Top 11 degli assenti vale più di 700 milioni di euro

Da possibili protagonisti a grandi assenti. Che sia per un infortunio, per scelta tecnica o per la mancata qualificazione della propria nazionale, la Top 11 degli esclusi dai Mondiali 2026 – secondo i dati di Transfermarkt – vale esattamente 722 milioni di euro.

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I grandi assenti

Per comporre la formazione dei grandi assenti abbiamo pensato a un 4-2-3-1. La porta è occupata da Donnarumma (45 milioni di euro), tra i portieri più forti del mondo. Ma ancora a secco di Mondiali giocati con gli Azzurri. Sugli esterni ci sono due eccellenti esclusioni: aveva scelto il Real Madrid per sviluppare la sua versione migliore. E invece, la stagione di AlexanderArnold (60 milioni di euro) è stata sotto le aspettative. Non convocato dall’Inghilterra, la stessa decisione è stata presa dalla Francia nei confronti di Kalulu (nonostante l’ottimo campionato con la Juventus, e infatti il valore di 32 milioni di euro non è un caso). La coppia di centrali di questa ipotetica Top 11 resterà a casa per colpa di un infortunio: De Ligt (30 milioni di euro) sarà l’uomo in meno per l’Olanda del ct Koeman, Militao (20 milioni di euro) per il Brasile. Il centrocampo vale esattamente 150 milioni di euro. Szoboszlai non si è qualificato con la sua Ungheria, mentre Camavinga non è stato scelto dalla Francia.

Un attacco da quasi 400 milioni

I quattro davanti potrebbero tranquillamente portare qualsiasi squadra a vincere qualsiasi tipo di trofeo. Ci sono i due grandi esclusi dell’Inghilterra del ct Tuchel, Palmer e Foden (100 e 70 milioni di euro). E poi i due ex Napoli: il primo è stato nominato MVP dell’ultima Champions League, l’altro ha segnato più di 20 gol in questa stagione. Georgia e Nigeria non si qualificano, e con loro anche Kvaratskhelia (140 milioni di euro) e Victor Osimhen (75 milioni di euro).

La panchina di lusso

Non solo la Top 11. Anche la panchina regala esclusioni notevoli e giocatori che hanno perso l’ultima occasione per poter disputare un Mondiale. Tra questi impossibile non citare Robert Lewandowski, assente a causa della mancata qualificazione della sua Polonia. Ci sono poi Ter Stegen, Griezmann, Dybala e Luis Suarez che, invece, non sono partiti per gli Stati Uniti – rispettivamente con Germania, Francia, Argentina e Uruguay – per scelta tecnica. Menzione speciale per Ederson dell’Atalanta, rimasto fuori dalla lista del Brasile del ct Ancelotti, e per Nicolò Barella, fermato dalla Bosnia nello spareggio playoff. Georgia, Danimarca e Nigeria non vanno ai Mondiali e così anche Mamardashvili, Højlund e Lookman saranno costretti a seguire le partite dal divano di casa. Poi c’è l’imprevisto infortunio: l’Olanda dovrà fare a meno di Xavi Simons (per una lesione al legamento crociato del ginocchio destro), la Seleção di Rodrygo (per la rottura del crociato) e la Francia di Ekitike (per la rottura del tendine d’Achille).

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Mondiali 2026, c’è il rischio partite più lunghe di sempre per l’allerta fulmini negli Usa: come funziona

Giocare a calcio d’estate in America non è mai una grande idea. Le temperature estreme, il caldo torrido e soprattutto l’allerta fulmini sono la costante che potrebbe creare più di qualche problema durante i Mondiali. Il Wall Street Journal lo aveva pronosticato meno di un anno fa: “Gli Stati Uniti rischiano di essere un pessimo paese ospitante”. Le preoccupazioni e i disagi del Mondiale per Club dello scorso anno non hanno fatto altro che certificare la previsione. I cieli imprevedibili hanno provocato lunghi ritardi (fino a due ore), problemi di programmazione e ripercussioni economiche che rischiano di replicarsi anche durante l’evento più importante.

Arabia Saudita-Portorico sospesa per quasi 2 ore

E come se non bastasse, a meno di una settimana dall’esordio, ci sono alcune amichevoli che confermano il pronostico. Nella notte italiana tra venerdì e sabato, infatti, la gara tra Arabia Saudita e Portorico – giocata ad Austin, in Texas – è stata sospesa per quasi due ore per allerta fulmini. I giocatori sono rientrati negli spogliatoi al 21’ del primo tempo. I tifosi presenti sugli spalti, invece, sono stati fatti evacuare verso aree più sicure. Un’ora e mezza dopo, con condizioni climatiche diverse, le squadre sono rientrate regolarmente in campo. Con il ritmo totalmente spezzato e un’inerzia completamente ribaltata. Insomma, per un fenomeno conosciuto negli USA come Weather Delay (letteralmente “ritardo meteorologico”), c’è una grande probabilità di assistere ai Mondiali con le partite più lunghe di sempre.

Il precedente

Quello degli ultimi giorni, ovviamente, non è un caso isolato. C’è infatti un precedente che riporta proprio all’ultimo Mondiale per Club. Nella città di Charlotte, Chelsea e Benfica si giocano l’accesso ai quarti di finale. Iniziata alle 22 italiane il fischio finale arriva dopo le 2.30. A quattro minuti dalla fine dei 90’, la partita disputata al Bank of America Stadium viene sospesa per circa due ore – con i Blues in vantaggio per 1-0 – proprio per l’allerta meteo. La gara terminerà poi ai tempi supplementari sul risultato di 4-1 per la squadra allenata, in quel momento, da Enzo Maresca.

Il Seek Cover Protocol

Negli Stati Uniti temporali e fulmini pericolosi non sono una novità, soprattutto in questo periodo dell’anno. La Florida è generalmente considerata la “capitale dei fulmini”, con oltre 2.000 feriti negli ultimi 50 anni. E metropoli come Houston, San Antonio, Austin e New Orleans sono l’epicentro di tempeste, alluvioni e tornado. Il cambiamento climatico, però, ha portato a situazioni ancora più estreme che hanno condizionato anche il mondo dello sport. Per questo motivo in tutti gli stadi di calcio è stato introdotto il Seek Cover Protocol, una procedura standard di emergenza che viene attivata ogni volta che le condizioni meteorologiche diventano potenzialmente pericolose. A differenza dell’Europa, dove l’eventuale sospensione di una partita è a discrezione dell’arbitro e avviene solo a evento in corso, in America il protocollo entra in azione in modo quasi automatico, grazie al supporto di sofisticati radar e sistemi di monitoraggio meteorologico in tempo reale.

Come funziona l’allerta fulmini

L’annuncio viene trasmesso direttamente dallo speaker e dai pannelli luminosi: “Seek Cover Now – Dangerous Weather Approaching” (“Cercate subito riparo – maltempo in avvicinamento”). Il protocollo è chiaro: in caso di tempeste con fulmini, lampi o tuoni rilevate nel raggio di 8 miglia dall’impianto (circa 13 chilometri) dove si sta svolgendo la gara, la partita viene immediatamente sospesa per 30 minuti. Il rinvio viene riproposto di mezz’ora in mezz’ora fino a quando la situazione non migliora (quella che viene definita in gergo “30-30 rule”). Se un nuovo fulmine viene avvistato nel frattempo, il conto alla rovescia riparte da capo. Per gli stadi senza tetto (dal Metlife Stadium nel New Jersey, dove si giocherà la finalissima del 19 luglio, fino all’Arroweahead di Kansas City o gli impianti di Philadelphia, San Francisco, Boston, Seattle) c’è il rischio di partecipare a partite infinite.

Le ripercussioni economiche

La rivista Forbes ha analizzato i rischi di queste pause forzate che potrebbero influire negativamente sulla permanenza degli spettatori negli stadi, sulla trasmissione per un pubblico più ampio e sulla programmazione. I ritardi nella programmazione televisiva, infatti, potrebbero costringere le emittenti a ridistribuire il tempo di trasmissione, negoziare risarcimenti o perdere spazi pubblicitari. Interruzioni ripetute e costanti per l’allerta fulmini non sono di certo di grande aiuto per assicurarsi i diritti televisivi di eventi futuri. Tutto si trasforma in un effetto a cascata: i tempi si allungano, i costi del personale e di gestione all’interno dello stadio aumentano. Alcuni tifosi che rimangono anche dopo l’interruzione potrebbero chiedere il risarcimento per il biglietto, altri invece potrebbero decidere di abbandonare il proprio posto lasciando lo stadio completamente vuoto. Poi entrano in gioco anche le potenziali difficoltà logistiche per le squadre. La permanenza negli hotel sarà maggiore, gli autobus da affittare saranno sempre di più e i costi continueranno ad alzarsi. Senza dimenticare la necessità di dover aumentare il numero di dipendenti per il personale medico. Il quadro è molto chiaro: con l’impatto climatico sempre più decisivo nel mondo dello sport le interruzioni forzate diminuiscono la fiducia degli sponsor, gonfiano i budget operativi e svalutano i futuri diritti mediatici. Vale davvero la pena continuare a insistere sugli Stati Uniti?

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