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Quercus volta a ser parceira do ‘Salva a Terra Ecofestival’ que decorrerá em Salvaterra do Extremo, Idanha-a-Nova

11 June 2026 at 16:25

Está de regresso mais uma edição do Salva a Terra Ecofestival a Salvaterra do Extremo. Entre os dias 25 e 28 de junho, a vila recebe músicos, artistas, oficinas, conversas, dança e sessões de ioga, e uma feira de produtos biológicos, em vários espaços espalhados pela localidade, todos de acesso gratuito.  A iniciativa é co-organizada […]

“Ride the Greek Wave”: Greece Named Country of Honor for Cannes 2027

11 June 2026 at 06:26
Filming of Maestro in Blue in Greece, which has been named country of honor at Cannes 2027. The surrounding island waters seen with a fishing boat.
Filming Maestro in Blue in Greece. Credit: Neflix

The Cannes Film Market (Marché du Film) has officially named Greece as its 2027 Country of Honour for the landmark 80th edition of the Cannes Film Festival. This prestigious spotlight celebrates the country’s rapid ascent into a premier global audiovisual hub.

Operating under the banner “Ride the Greek Wave,” the initiative will highlight the convergence of Greek creativity, a booming production sector, and its growing role in international storytelling.

“With the remarkable momentum of its film and audiovisual industry today, Greece embodies the spirit of creativity, openness, and international collaboration that the Marché du Film seeks to celebrate through its Country of Honour initiative,” said Guillaume Esmiol, Executive Director of the Marché du Film.

This major milestone follows a massive influx of high-profile international projects utilizing Greece’s scenic versatility and its highly competitive 40% cash rebate incentive.

Cannes celebrates Greece as a film and TV production hub

Major recent film and television productions that have set up camp across Greece’s islands and mainland include:

Emily in Paris (Netflix): For its highly anticipated new season, the ultra-popular streaming franchise has expanded Emily Cooper’s horizons to Greece. Production crews completely took over Mykonos, filming major scenes featuring Lily Collins and co-star Lucas Bravo at the pristine Agios Sostis Beach, as well as the island’s iconic windmills and the narrow alleys of Little Venice.

The Riders: Hollywood star Brad Pitt spent weeks touring Greece to film this high-stakes psychological drama directed by Oscar-winner Edward Berger (All Quiet on the Western Front). The production spanned diverse settings across the country, from a dramatic artificial storm sequence shot inside a historic studio in Menidi to location shoots on the car-free island of Hydra, the historic railway station of Chalkida, and right in front of Athens Town Hall in Kotzia Square.

The Odyssey (Universal Pictures): Christopher Nolan’s highly anticipated, ancient-set cinematic epic based on Homer’s poem, which utilized locations across the Mediterranean, including Greece.

The Return: A gritty, atmospheric retelling of Odysseus’s homecoming starring Ralph Fiennes and Juliette Binoche, filmed extensively amidst the ancient olive groves and rugged cliffs of Corfu.

House of David (Amazon MGM Studios): A sprawling biblical drama series that transformed the landscapes of Attica and the Peloponnese into ancient Israel.

Malice (Prime Video): A psychological thriller series starring David Duchovny and Carice van Houten, which filmed across Athens, Piraeus, and the sun-bleached Cycladic islands of Paros and Antiparos.

Maestro in Blue (Netflix): The critically acclaimed, internationally distributed Greek drama series produced by Christoforos Papakaliatis, which wrapped up its sweeping story against the stunning backdrop of Paxos and Corfu.

Greece’s audiovisual sector

Leonidas Christopoulos, CEO of Greece’s film and media agency EKKOMED, noted that the Cannes distinction is a massive victory for the local industry: “This distinction is both a significant recognition and a unique opportunity to showcase Greece’s vibrant creative ecosystem on the international stage. Today, Greece is a place where cinematic heritage meets contemporary talent, innovation, and international collaboration.”

EKKOMED says that Greece’s audiovisual sector contributes €1.9 billion ($2.18 billion) to the national economy, supports approximately 44,000 jobs, and includes nearly 3,000 companies active across production, post-production, animation, and related creative services.

Contaminazioni riuscite: i dieci anni del FestiValle nella Valle dei Templi

11 June 2026 at 03:45

C’è un momento al tramonto in cui il tufo calcareo della Valle dei Templi si fonde con il paesaggio; come in un rito collettivo la folla danza al ritmo di esibizioni live insolite per un sito archeologico che ha visto scorrere 2600 anni di storia. In dieci anni, per quattro giorni consecutivi, FestiValle è riuscito a costruire proprio questo: un festival che non usa i luoghi come sfondo scenografico, ma li trasforma in parte integrante dell’esperienza. Nato ad Agrigento da un’intuizione di Fausto Savatteri, FestiValle ha attraversato un decennio di mutazioni del mercato musicale senza cedere alla logica delle lineup fotocopia o dei grandi nomi messi lì per accumulare biglietti. Al contrario, ha costruito la propria reputazione attorno alla ricerca, alla contaminazione tra discipline, alla valorizzazione del patrimonio archeologico e a un’idea romantica, quella della musica suonata dal vivo.

Per il decennale, dal 7 al 10 agosto, il festival torna nella Valle dei Templi con una programmazione che tiene insieme Ezra Collective, Apparat live band, Greentea Peng, Cory Henry & The Funk Apostles, Octave One, Mace e una costellazione di artisti internazionali, live site specific, aftershow e produzioni originali come Il Risveglio degli Dèi, performance all’alba al Tempio della Concordia diventata ormai uno dei momenti simbolici della manifestazione. FestiValle è anche il racconto di una sfida culturale e territoriale. Quella di dare vita ad un festival internazionale in una città periferica, fuori dalle grandi rotte europee dei concerti. Di continuare a scommettere sulla scoperta in un momento storico in cui, come ci ha raccontato Savatteri «c’è meno volontà di ascoltare musica autentica». Ci abbiamo chiacchierato in occasione dei dieci anni del festival.

Courtesy of FestiValle

FestiValle nasce in un luogo che, geograficamente e culturalmente, non era il contesto più semplice in cui immaginare un festival internazionale. Come è iniziato tutto?
Agrigento è un luogo di svantaggio geografico, territoriale e anche culturale. Quando abbiamo iniziato, l’idea era educare la gente locale all’ascolto di sonorità non convenzionali e, dall’altra parte, attrarre un turismo musicale. Il nostro obiettivo è sempre stato creare un contenitore capace di mettere ancora più in risalto luoghi oggettivamente mozzafiato come quelli che abbiamo in Italia e in Sicilia.

Negli ultimi anni molti festival sono diventati esperienze ibride, dove musica, arti visive, performance e paesaggio convivono. Qual è la tua opinione in merito a questa contaminazione tra discipline?
Dipende dalla manifestazione e dal territorio. Con FestiValle abbiamo sempre cercato di evitare le lineup fotocopia. È una scelta identitaria, anche se non sempre è quella che ti premia di più. Oggi noto che c’è meno voglia di scoprire musica autentica, suonata davvero. L’ascoltatore medio italiano preferisce spesso rivedere per la decima volta gli stessi artisti invece di soffermarsi su un gruppo internazionale, magari famosissimo all’estero. Quello che conta per noi è raccontare il festival in maniera originale: allo straniero offriamo una Valle dei Templi da vivere, non da visitare in un giorno; allo stesso tempo, il residente si riappropria di una Valle che magari non aveva mai sperimentato prima.

Negli anni avete continuato a portare artisti molto ricercati, anche quando economicamente sarebbe stato più semplice puntare altrove.
Certo. Prendiamo gli Ezra Collective per esempio: nel Regno Unito sono delle star, ma in Sicilia li conoscono ancora in pochi. Eppure, costano quanto, se non più, di molti artisti pop italiani che farebbero numeri infinitamente superiori. È una sfida continua. In questi anni abbiamo cercato di costruire un’identità precisa: musica contemporanea, jazz, elettronica, format multidisciplinari. Ma senza snaturarci. Posso affermare con orgoglio che a FestiValle non è mai salito sul palco un artista con l’autotune. Ciò che conta per noi sono il concetto di spettacolo dal vivo, di sinergia con il pubblico.

Quanto conta il sito nella costruzione della programmazione?
Tutto parte dai luoghi. Ho sempre cercato l’artista giusto per ogni angolo della Valle. All’inizio c’erano il Tempio di Giunone e il Tempio dei Dioscuri, agli estremi opposti della Via Sacra. Poi negli anni il festival si è espanso e ci ha aiutato anche a raccontare altri spazi di Agrigento. Durante il Covid, per esempio, abbiamo trasformato un’area del giardino della Kolymbethra in un palco circolare al tramonto. Oggi è diventato uno dei simboli del FestiValle. La gente entra al tramonto ed esce all’alba attraversando tutta la Valle. Ad un certo punto, abbiamo perso il palco principale storico sotto il Tempio di Giunone. Sembrava un dramma, invece ci siamo reinventati nella Cava di Tufo, che per me è ancora più significativa: è da qui che si estraeva il materiale per costruire la Valle dei Templi. Non celebriamo solo il monumento finito, patrimonio dell’UNESCO, ma anche il colossale lavoro umano che c’è stato dietro.

Fausto Savatteri. Photo by Fabiana Amato. Courtesy of FestiValle

Edizione dopo edizione, avete introdotto sempre più elementi visivi e performativi. Quando hai capito che il festival poteva diventare qualcosa di più di una rassegna musicale?
Quando abbiamo iniziato a lavorare in modo site-specific. Nella Cava di Tufo organizziamo videoproiezioni, spettacoli audiovisivi, visual immersivi. L’anno scorso, per esempio, con i Cinematic Orchestra abbiamo costruito un’esperienza pensata apposta per quello spazio. Anche Il Risveglio degli Dèi nasce da questa idea: oltre quaranta performer al Tempio della Concordia, all’alba, in una produzione originale che mette insieme musica, teatro e ritualità contemporanea. Tutto rigorosamente dal vivo, ci tengo moltissimo.

FestiValle è cresciuto molto anche nei numeri, pur restando volutamente un boutique festival.
L’anno scorso abbiamo accolto 10.500 spettatori paganti in quattro giorni. Potremmo fare numeri più grandi, ma non è la direzione verso cui spingere. Più della metà del pubblico arriva con l’abbonamento completo e vive il festival come un’esperienza immersiva. La soddisfazione più grande è vedere persone che arrivano magari per un headliner e poi scoprono artisti che non conoscevano. È sempre stato questo il senso del festival: unire musiche diverse ma affini e creare connessioni.

In questi dieci anni hai avuto la sensazione di anticipare alcuni trend?
Ci è successo di ospitare artisti molto prima che diventassero popolari in Italia. Marco Castello, per esempio, l’abbiamo chiamato quando era meno conosciuto. Lo stesso discorso vale per Kokoroko o i Nu Genea, quando si chiamavano ancora Nu Guinea. Non siamo stati gli unici ma siamo stati sicuramente tra i primi a crederci, ad apprezzare la loro musica senza calcoli su quanti biglietti avrebbero venduto. Mi piace pensare a FestiValle come a un luogo dove certi artisti trovano finalmente spazio anche in Italia, il nostro mercato è diverso rispetto a quello francese, tedesco o inglese.

Quanto è difficile oggi tenere in piedi un festival indipendente in Italia?
È molto più difficile rispetto a dieci anni fa. I costi sono aumentati e spesso i sostegni non seguono il passo. Il paradosso è che il riconoscimento del Ministero, invece di facilitare le cose, a volte ha complicato i rapporti con gli enti territoriali: alcuni pensano che se hai il ministero allora non hai bisogno di altro supporto. Ogni volta devi ricominciare da zero, spiegare chi sei, cosa fai, perché vuoi organizzare una manifestazione in un sito archeologico. A mio parere, quei luoghi non devono appartenere a nessuno: bisogna piuttosto trovare idee creative per valorizzarli nel modo giusto. Sono molto critico verso certi utilizzi dei siti archeologici trasformati semplicemente in discoteche a cielo aperto. Per me il senso è creare un dialogo autentico tra cultura, performance e patrimonio.

Courtesy of FestiValle

Guardando alla line up del decennale, qual è il filo rosso di questa edizione?
La scena UK resta per me una delle più interessanti degli ultimi anni, quindi abbiamo invititato Ezra Collective, Greentea Peng, The Josh Barry Experience. Poi Apparat live band, Octave One, Cory Henry & The Funk Apostles. Mi interessava portare in scena una celebrazione coerente dei dieci anni, invitando artisti che avessero un senso dentro il percorso del festival. Anche quest’anno ci saranno molti debutti italiani e tanti artisti su cui scommettiamo. Per me il festival funziona quando qualcuno viene magari per Mace o Apparat e poi torna a casa dicendo che il concerto più bello è stato quello dell’opening act o dell’aftershow. È lì che succede davvero qualcosa.

E tu, dopo dieci anni, cosa senti di aver costruito?
Sicuramente una comunità. E forse anche un modo diverso di vivere la Valle dei Templi. Non è stato un percorso semplice. Però quando vedi migliaia di persone attraversare la Valle dei templi dalla sera fino all’alba, godersi la musica, scoprire artisti, vivere il territorio in modo rispettoso, allora capisci che forse qualcosa di buono è stato fatto per davvero.

FestiValle
Dal 7 al 10 agosto
Valle dei Templi, Agrigento
https://festivalle.it/

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