Judge acquits Democratic congressional candidate arrested at New York immigration court protest




El presidente de Colombia, Gustavo Petro, ha comentado este jueves, ya de vuelta en casa, la rápida (y tumultuosa) visita que ha realizado esta semana a Nueva York. Después de que la Administración de Donald Trump impidiera la reunión que tenía prevista con el alcalde de la ciudad, el demócrata progresista Zohran Mamdani, y que no pudiera celebrar una charla en Boston, el mandatario colombiano, a pocos días de la segunda vuelta que decidirá su sucesor, ha criticado al Gobierno de Estados Unidos. Tanto por vetar sus actos como por apoyar abiertamente al ultraderechista que ganó la primera vuelta de las presidenciales, Abelardo de la Espriella.

© Manuel Elías (EFE)





Largest comeback in NBA finals history galvanizes city and inspires morning-after chants of ‘Knicks in five!’
New Yorkers woke up on Thursday morning – those who had even slept in the city that never sleeps – still jubilant after the Knicks men’s basketball team had made history the night before.
The team staged the largest comeback in NBA finals history to overcome the San Antonio Spurs in the dying seconds of the fourth game of the finals – and put themselves 3-1 up and within one game of a rare championship win.
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© Photograph: Olga Fedorova/EPA

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Ventinove punti rimontati in poco più di due tempi. Non era mai successo in una finale Nba. C’è già chi la racconta come la partita più importante della storia dei Knicks da 53 anni, da quel 1973 che regalò alla squadra di New York il suo ultimo anello. Non è ancora finita, e la sfida di giovedì notte conferma che in tutti gli sport davvero vale il vecchio aforisma non è finita finche non è finita, ma il 3-1 della serie, soprattutto per come è arrivato, tranquillizza molto chi temeva – in fondo tutto il mondo è paese – che il “sistema” avrebbe fatto di tutto per non far vincere New York. Sì, certo, oggi incomincia il Mondiale di calcio, l’evento più grande di sempre, Infantino dixit, o forse era Trump?, no era proprio Infantino, che però è ormai diventato un replicante di The Donald, per cui è lo stesso. Dunque, comincia la Fifa World Cup, là dove Fifa non è più soltanto un complemento aggiunto a una denominazione storica, bensì il compendio di tutto quanto sarebbe stato meglio non fare, di cui fortunatamente si è parlato abbastanza in questi giorni, e anche di tutto quanto invece funzionerà.
Si aprono le danze: kick off, stadi che alla fine saranno tutti pieni o quasi e grandi ascolti tv planetari garantiti, i migliori calciatori del mondo pronti a dare spettacolo. Ma New York è in tutt’altre faccende sportive affaccendata. Se passeggiate per Manhattan, difficile capire che qui siamo al centro del mondo del calcio: giusto un po’ di poster degli sponsor principali, in genere piuttosto discreti, nessun 6×3 per intenderci, qualche sudamericano con la maglietta della nazionale del suo Paese, una manciata di maxi-palloni griffati disseminati per i cinque boroughs, giusto per farli fotografare a turisti e tifosi. Niente altro. Tutto il resto è Knicks. Cappellini dei Knicks indossati anche sopra grisaglie e tailleurs, quei pochi rimasti, magliette dei Knicks, pantaloncini dei Knicks, persino sciarpe dei Knicks, approfittando di un’estate ancora abbastanza fresca. Una miriade di locali attrezzati con maxi-schermo per vedere le finali, gremiti dentro e fuori durante le partite e circondati da ristoranti desolatamente vuoti. Con boati di folla impazzita di cui da queste parti non si aveva memoria. È vero che la città che non dorme mai ha cambiato abitudini, adesso va quasi tutta a letto piuttosto presto. Ma a questo nuovo way of life un po’ tristanzuolo si può derogare in via del tutto eccezionale: ovviamente per la Nba o meglio per i Knicks, non certo per il soccer, la Fifa World Cup sarà magari alla fine davvero l’evento più grande di sempre, ma non qui, non nella Mela un po’ avvizzita di questi tempi, e di certo non a Manhattan, al di sotto della Centodecima Strada.
Del resto, lo stadio locale, quello dove stavolta si giocherà anche la finalissima, non è in città, e neppure nello Stato di New York, ma nel New Jersey, anche se solo a una ventina di minuti di treno e una mezz’ora di bus, traffico permettendo, da Midtown Manhattan. Per cui non ci dovrebbero essere neppure problemi di sicurezza e di ordine pubblico, nonostante il MetLife Stadium di East Rutherford, capienza 80.663 posti certificati, casa delle due squadre di football, Nfl, di New York, Giants e Jets, e teatro di grandi concerti musicali, aprirà i suoi cancelli mondiali per ospitare, sabato sera, la partita più importante di tutta la prima fase, quella fra le due squadre con il ranking Fifa più alto, Brasile e Marocco, debutto mondiale in panchina di Carlo Ancelotti, unico allenatore straniero nella storia della nazionale più titolata di sempre. Piuttosto un certo allarme potrebbe scattare per Francia-Senegal, martedì prossimo, ma solo, nell’eventualità, a questo punto non improbabile, che la finale Nba arrivi a gara 6.
In quel caso, i tifosi di ritorno dal New Jersey, la partita è fissata alle 15, potrebbero incrociare il popolo dei Knicks, non tanto i privilegiati che sono riusciti a trovare il biglietto per il Madison Squadre Garden, quanto quelli abituati a raggrupparsi vicino al palazzetto per sostenere la squadra dall’esterno, godersi la sfida sui maxischermi e poi eventualmente festeggiare, tifosi un po’ irrequieti che già lunedì scorso, poiché allontanati dalla zona calda per via della presenza di Trump, hanno dato vita a tafferugli con la polizia. Knicks, sempre Knicks, fortissimamente Knicks. Se non fosse per i Knicks, qui il calcio non darebbe nessun problema, gli ultrà del pallone non abitano in America. Di sicuro, non a New York. Dove finora il Mondiale non ha sollecitato neppure tentativi di sfruttarne l’eco e la popolarità universale per ottenerne vantaggi economici, sociali o persino religiosi, per fare da cassa di risonanza al malcontento. Altrove è diverso.
A Città del Messico le vie della capitale negli ultimi giorni sono state invase da manifestazioni di protesta di varie categorie, dai maestri elementari ai contadini, infuriati per la spesa pubblica a loro avviso dilapidata per i Mondiali. A Los Angeles il sindacato di baristi, camerieri, cuochi e altri addetti allo stadio ha ottenuto un aumento delle paghe dopo avere minacciato uno sciopero in occasione della partita inaugurale del Mondiale negli Usa. Ad Atlanta una rete di monitoraggio formata da varie organizzazioni sindacali, di attivisti per il diritto alla casa e di difensori dei diritti degli immigrati si è mobilitata contro l’Amministrazione locale che ha consentito, a fronte di ricavi stimati per circa 1 miliardo di dollari indotto compreso, di ottenere per il bilancio comunale soltanto 4 milioni di dollari di entrate fiscali dirette. A Seattle i predicatori evangelici di strada si stanno mobilitando con i loro potentissimi altoparlanti mobili per ricordare alle decine di migliaia di tifosi attesi in città, prevalentemente musulmani, che senza pentimento andranno incontro inevitabilmente alla dannazione eterna. Nella notte newyorkese invece risuonano i clacson delle automobili che danno vita a caroselli qui davvero poco abituali. Per festeggiare la maxi-rimonta e il 3-1 dei Kincks, ovvio. Ma senza fare troppo rumore e, soprattutto, senza fare troppo tardi. Altro che città che non dorme mai.
L'articolo Quali Mondiali? A New York esistono solo i Knicks: l’entusiasmo è tutto per la caccia al titolo NBA proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il Garden passa dai fischi all’esplosione finale. New York ribalta una gara che sembrava finita, cancella un -29 contro San Antonio e vince 107-106 con il tap-in di Anunoby a un secondo dalla sirena. I Knicks sono avanti 3-1 nelle Finals e sabato possono chiudere la serie in Texas
Una rimonta così, alle Nba Finals, non si era mai vista. I New York Knicks vincono gara-4 contro i San Antonio Spurs dopo essere stati sotto di 29 punti a 9’27’’ dalla fine del terzo quarto. Finisce 107-106, con il tap-in di OG Anunoby a un secondo dalla sirena. Il Garden esplode, gli Spurs restano fermi, quasi senza capire come una partita dominata per oltre due quarti sia sfuggita di mano.
New York sale così sul 3-1 nella serie e si prende tre match point per l’anello. Il primo arriverà sabato, in Texas, in gara-5. San Antonio, invece, deve fare i conti con una sconfitta che cambia tutto: non solo per il risultato, ma per il modo in cui è arrivata.
La serata dei Knicks parte nel modo peggiore. Karl-Anthony Towns commette due falli rapidi e coach Brown è costretto a rivedere subito le rotazioni. San Antonio ne approfitta. La palla gira, le triple entrano, Harper e Vassell puniscono ogni spazio, Victor Wembanyama controlla il match su entrambi i lati del campo. New York fatica a costruire tiri puliti e dopo pochi minuti è già sotto di dieci.
Il primo tempo è tutto degli Spurs. I texani tirano con il 60% dal campo e il 54% da tre, mentre i Knicks non trovano ritmo e vengono fischiati dal pubblico al rientro negli spogliatoi. All’intervallo San Antonio è avanti di 27 punti. Il 2-2 nella serie sembra già scritto.
A inizio terzo quarto gli Spurs toccano anche il +29. Poi la partita cambia. Wembanyama viene punito con un Flagrant-1 per una gomitata a Towns e New York trova energia. Jalen Brunson comincia a segnare, la difesa dei Knicks alza il livello e San Antonio perde lucidità. Le scelte di De’Aaron Fox diventano sempre più complicate, arrivano palle perse in serie e i padroni di casa piazzano 13 punti consecutivi.
Gli Spurs riescono ancora a chiudere il terzo quarto avanti di 15 lunghezze, ma il Garden ha già capito che la partita non è finita. Nell’ultimo periodo San Antonio smette di attaccare con ordine. I tiri che nel primo tempo entravano con naturalezza diventano forzature, Wembanyama va fuori ritmo e New York prende campo possesso dopo possesso.
Brunson e Anunoby guidano la rimonta. Anche Alvarado trova canestri importanti. Con un parziale di 20-4, i Knicks passano avanti a 1’22’’ dalla fine grazie a una giocata di Brunson. Gli Spurs rimettono la testa avanti con i liberi di Castle a 30’’ dalla sirena e sembrano avere la palla della vittoria quando Fox cattura il rimbalzo a 16’’ dalla fine.
In quel momento basterebbe tenere il possesso e costringere New York al fallo. Fox, invece, attacca il ferro. Anunoby lo stoppa e regala ai Knicks l’ultima possibilità. Brunson prende una tripla difficile, la palla finisce sul ferro, Anunoby arriva più in alto di tutti e firma il tap-in del 107-106.
San Antonio chiama timeout ma non riesce nemmeno a costruire un tiro pulito. La sirena chiude una partita che entra nella storia del Garden e della postseason. New York è a una vittoria dal titolo, gli Spurs devono provare a riaprire una serie che fino a metà terzo quarto sembrava destinata al pareggio.
Per i Knicks, Brunson chiude con 36 punti, 7 assist e percentuali solide: 9/18 dal campo, 3/7 da tre, 9/11 ai liberi. Anunoby ne aggiunge 33, compreso il canestro della vittoria. Towns firma 13 punti e 10 rimbalzi.
A San Antonio non bastano i 24 punti e 13 rimbalzi di Wembanyama, i 21 punti di Harper e i 18 punti di Fox e Vassell. Fox distribuisce anche 7 assist, ma il finale resta segnato dalla scelta che ha ridato ai Knicks l’ultimo possesso.
L'articolo Nba Finals, New York firma la rimonta più folle della storia: Spurs ribaltati dal +29. Ora l’anello è a un passo proviene da Affaritaliani.it.




Trial of former New York City comptroller is ‘another example of the Trump administration’s suppression of political dissent’, lawyer argues
The trial against senior New York City Democrat Brad Lander, stemming from his arrest during an attempt to inspect rooms holding detained immigrants, involved six hours of litigating elevator logistics in Manhattan federal court on Wednesday.
Lander, the former city comptroller now vying for Democratic incumbent Dan Goldman’s congressional district, which encompasses lower Manhattan and north-west Brooklyn, was taken into custody on 18 September last year at 26 Federal Plaza.
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© Photograph: Spencer Platt/Getty Images

© Photograph: Spencer Platt/Getty Images

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