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‘Thank God for the Knicks’: New Yorkers abuzz after historic Game 4 comeback

Largest comeback in NBA finals history galvanizes city and inspires morning-after chants of ‘Knicks in five!’

New Yorkers woke up on Thursday morning – those who had even slept in the city that never sleeps – still jubilant after the Knicks men’s basketball team had made history the night before.

The team staged the largest comeback in NBA finals history to overcome the San Antonio Spurs in the dying seconds of the fourth game of the finals – and put themselves 3-1 up and within one game of a rare championship win.

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© Photograph: Olga Fedorova/EPA

© Photograph: Olga Fedorova/EPA

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Quali Mondiali? A New York esistono solo i Knicks: l’entusiasmo è tutto per la caccia al titolo NBA

11 June 2026 at 10:59

Ventinove punti rimontati in poco più di due tempi. Non era mai successo in una finale Nba. C’è già chi la racconta come la partita più importante della storia dei Knicks da 53 anni, da quel 1973 che regalò alla squadra di New York il suo ultimo anello. Non è ancora finita, e la sfida di giovedì notte conferma che in tutti gli sport davvero vale il vecchio aforisma non è finita finche non è finita, ma il 3-1 della serie, soprattutto per come è arrivato, tranquillizza molto chi temeva – in fondo tutto il mondo è paese – che il “sistema” avrebbe fatto di tutto per non far vincere New York. Sì, certo, oggi incomincia il Mondiale di calcio, l’evento più grande di sempre, Infantino dixit, o forse era Trump?, no era proprio Infantino, che però è ormai diventato un replicante di The Donald, per cui è lo stesso. Dunque, comincia la Fifa World Cup, là dove Fifa non è più soltanto un complemento aggiunto a una denominazione storica, bensì il compendio di tutto quanto sarebbe stato meglio non fare, di cui fortunatamente si è parlato abbastanza in questi giorni, e anche di tutto quanto invece funzionerà.

Si aprono le danze: kick off, stadi che alla fine saranno tutti pieni o quasi e grandi ascolti tv planetari garantiti, i migliori calciatori del mondo pronti a dare spettacolo. Ma New York è in tutt’altre faccende sportive affaccendata. Se passeggiate per Manhattan, difficile capire che qui siamo al centro del mondo del calcio: giusto un po’ di poster degli sponsor principali, in genere piuttosto discreti, nessun 6×3 per intenderci, qualche sudamericano con la maglietta della nazionale del suo Paese, una manciata di maxi-palloni griffati disseminati per i cinque boroughs, giusto per farli fotografare a turisti e tifosi. Niente altro. Tutto il resto è Knicks. Cappellini dei Knicks indossati anche sopra grisaglie e tailleurs, quei pochi rimasti, magliette dei Knicks, pantaloncini dei Knicks, persino sciarpe dei Knicks, approfittando di un’estate ancora abbastanza fresca. Una miriade di locali attrezzati con maxi-schermo per vedere le finali, gremiti dentro e fuori durante le partite e circondati da ristoranti desolatamente vuoti. Con boati di folla impazzita di cui da queste parti non si aveva memoria. È vero che la città che non dorme mai ha cambiato abitudini, adesso va quasi tutta a letto piuttosto presto. Ma a questo nuovo way of life un po’ tristanzuolo si può derogare in via del tutto eccezionale: ovviamente per la Nba o meglio per i Knicks, non certo per il soccer, la Fifa World Cup sarà magari alla fine davvero l’evento più grande di sempre, ma non qui, non nella Mela un po’ avvizzita di questi tempi, e di certo non a Manhattan, al di sotto della Centodecima Strada.

Del resto, lo stadio locale, quello dove stavolta si giocherà anche la finalissima, non è in città, e neppure nello Stato di New York, ma nel New Jersey, anche se solo a una ventina di minuti di treno e una mezz’ora di bus, traffico permettendo, da Midtown Manhattan. Per cui non ci dovrebbero essere neppure problemi di sicurezza e di ordine pubblico, nonostante il MetLife Stadium di East Rutherford, capienza 80.663 posti certificati, casa delle due squadre di football, Nfl, di New York, Giants e Jets, e teatro di grandi concerti musicali, aprirà i suoi cancelli mondiali per ospitare, sabato sera, la partita più importante di tutta la prima fase, quella fra le due squadre con il ranking Fifa più alto, Brasile e Marocco, debutto mondiale in panchina di Carlo Ancelotti, unico allenatore straniero nella storia della nazionale più titolata di sempre. Piuttosto un certo allarme potrebbe scattare per Francia-Senegal, martedì prossimo, ma solo, nell’eventualità, a questo punto non improbabile, che la finale Nba arrivi a gara 6.

In quel caso, i tifosi di ritorno dal New Jersey, la partita è fissata alle 15, potrebbero incrociare il popolo dei Knicks, non tanto i privilegiati che sono riusciti a trovare il biglietto per il Madison Squadre Garden, quanto quelli abituati a raggrupparsi vicino al palazzetto per sostenere la squadra dall’esterno, godersi la sfida sui maxischermi e poi eventualmente festeggiare, tifosi un po’ irrequieti che già lunedì scorso, poiché allontanati dalla zona calda per via della presenza di Trump, hanno dato vita a tafferugli con la polizia. Knicks, sempre Knicks, fortissimamente Knicks. Se non fosse per i Knicks, qui il calcio non darebbe nessun problema, gli ultrà del pallone non abitano in America. Di sicuro, non a New York. Dove finora il Mondiale non ha sollecitato neppure tentativi di sfruttarne l’eco e la popolarità universale per ottenerne vantaggi economici, sociali o persino religiosi, per fare da cassa di risonanza al malcontento. Altrove è diverso.

A Città del Messico le vie della capitale negli ultimi giorni sono state invase da manifestazioni di protesta di varie categorie, dai maestri elementari ai contadini, infuriati per la spesa pubblica a loro avviso dilapidata per i Mondiali. A Los Angeles il sindacato di baristi, camerieri, cuochi e altri addetti allo stadio ha ottenuto un aumento delle paghe dopo avere minacciato uno sciopero in occasione della partita inaugurale del Mondiale negli Usa. Ad Atlanta una rete di monitoraggio formata da varie organizzazioni sindacali, di attivisti per il diritto alla casa e di difensori dei diritti degli immigrati si è mobilitata contro l’Amministrazione locale che ha consentito, a fronte di ricavi stimati per circa 1 miliardo di dollari indotto compreso, di ottenere per il bilancio comunale soltanto 4 milioni di dollari di entrate fiscali dirette. A Seattle i predicatori evangelici di strada si stanno mobilitando con i loro potentissimi altoparlanti mobili per ricordare alle decine di migliaia di tifosi attesi in città, prevalentemente musulmani, che senza pentimento andranno incontro inevitabilmente alla dannazione eterna. Nella notte newyorkese invece risuonano i clacson delle automobili che danno vita a caroselli qui davvero poco abituali. Per festeggiare la maxi-rimonta e il 3-1 dei Kincks, ovvio. Ma senza fare troppo rumore e, soprattutto, senza fare troppo tardi. Altro che città che non dorme mai.

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Caos en Nueva York por el cuarto partido entre los Knicks y los Spurs: explosiones, peleas...

11 June 2026 at 09:30

El cuarto partido de las finales de la NBA entre los Knicks y los Spurs volvió a quedar eclipsado en parte por el caos y la tensión vivida en los aledaños del Madison Square, donde desde antes del encuentro los aficionados de la franquicia neoyorquina provocaron fuertes altercados con peleas, explosiones... Además, el francés Victor Wembanyama fue insultado y acosado.

Ya había sucedido en los partidos previos de la serie, por lo que la ciudad de Nueva York y la policía establecieron un perímetro con una valla para prohibir a los aficionados acercarse a las inmediaciones más próximas del estadio. Sin embargo, esta medida enfureció aún más a los aficionados y el caos en la ciudad creció.

Durante el partido se llegaron a escuchar fuera varias explosiones provocadas por esos ultras, que protagonizaron múltiples peleas y acabaron en numerosas detenciones.

Tras el encuentro, que dejó una de las remontadas más épicas al ganar en el último suspiro los Knicks 107-106, los graves altercados continuaron, también en los aledaños del hotel en el que se alojaban los jugadores de los Spurs.

Las estrellas de la franquicia de San Antonio, entre ellas Victor Wembanyama, fueron acosados por los aficionados de los Knicks. Incluso les lanzaron huevos, según muestran las duras imágenes.

Taylor Swift, Timothée Chalamet y otros famosos que han vibrado con la remontada de los Knicks

11 June 2026 at 08:59

© Vincent Carchietta (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

Nueva York enloqueció este miércoles con el palmeo de OG Anunoby a un segundo del final que dio a los Knicks la victoria por 107-106 ante los San Antonio Spurs, tras culminar una remontada de 29 puntos, la mayor de la historia de
las Finales de la NBA. En el el Madison Square Garden no faltaron numerosos famosos, como Taylor Swift.

© Jan Téllez Asensio (EFE)

La estrella del pop Taylor Swift apareció en la pantalla del estadio neoyorquino durante el cuarto partido de las finales de la NBA entre New York Knicks y San Antonio Spurs. Tras su histórica victoria del miércoles, los Knicks están a un partido de poder ganar su primer anillo de la NBA desde 1973.

© Brad Penner (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

El actor Timothée Chalamet, a pie de cancha, en un momento del partido.

© Brad Penner (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

Timothée Chalamet acudió al encuentro junto a su pareja Kylie Jenner, la más pequeña de las hermanas Kardashian.

© Vincent Carchietta (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

El actor Ben Stiller acudió al partido junto a su esposa, la también actriz Christine Taylor. En la imagen, ambos charlan con el intérprete y cómico Tracy Morgan en el cuarto partido de la final de la NBA.

© Ross D. Franklin (AP Photo/Ross D. Franklin)

Ben Stiller junto a los exjugadores de la NBA Spencer Haywood y Larry Johnson.

© Ross D. Franklin (AP Photo/Ross D. Franklin)

El director Spike Lee durante el intermedio del partido.

© Brad Penner (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

El presentador Jimmy Fallon tras la victoria de los Knicks en el cuarto partido de las Finales de la NBA contra los San Antonio Spurs.

© Ross D. Franklin (AP Photo/Ross D. Franklin)

El actor Adam Sandler y su esposa Jackie durante el partido.

© Vincent Carchietta (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

El comediante, escritor, actor Larry David (en el centro, con gafas y sin gorra) junto al exjugador de tenis John McEnroe (con la camiseta de los Knicks con el número 7) durante el cuarto partido de la final de la NBA.

© SARAH YENESEL (EFE)

El actor y cómico Jerry Seinfeld (con chaqueta granate) celebra la victoria de los New York Knicks. El equipo de baloncesto neoyorquino ganó en el último momento a los San Antonio Spurs tras el tanto de su alero OG Anunoby.

© Frank Franklin II (AP Photo/Frank Franklin II)

Taylor Swift acudió acompañada de dos de las tres integrantes y hermanas de la banda estadounidense de pop-rock Haim (en la imagen, junto a Este). Otros famosos que no se perdieron el partido fueron el actor Jon Hamm, el cómico Chris Rock, las actrices Emma Roberts y Sydney Sweeney o Hailey Bieber.

Superremontada de los Knicks para rozar el anillo

11 June 2026 at 07:23

Nueva York enloqueció este miércoles con el palmeo de OG Anunoby a un segundo del final que dio a los Knicks la victoria por 107-106 ante los San Antonio Spurs, tras culminar una remontada de 29 puntos, la mayor de la historia de las Finales de la NBA.

Con este triunfo, los Knicks toman una ventaja de 3-1 y quedan a una sola victoria de su primer anillo desde 1973, que podrían conquistar este próximo sábado en San Antonio. Solo los Cleveland Cavaliers de LeBron James en 2016 han remontado un 3-1 en la historia de las Finales.

Jalen Brunson con 36 puntos y Anunoby con 31 metieron a los Knicks en la historia del baloncesto con esta remontada en el Madison Square Garden.

Arranque diabólico de San Antonio

Después de que los Spurs ganasen los primeros cuartos en los tres primeros partidos de las Finales, el mensaje de Mike Brown a sus jugadores antes del duelo de este miércoles fue contundente: "No podemos permitir que empiecen bien esta noche".

Más fácil dicho que hecho. En un abrir y cerrar de ojos los Spurs se pusieron 2-12 con una ventaja de 10 puntos, cargando a Karl-Anthony Towns con dos personales tras 62 segundos de partido, las más rápidas en unas Finales desde 1998.

Brown pidió tiempo muerto, pero los Knicks no pudieron cambiar el ritmo envenenado que los Spurs impusieron. El primer cuarto terminó con San Antonio 22-41 arriba, con un 65,2 % de acierto de los Spurs por un 29,4 % de los Knicks; una auténtica pesadilla en el Garden.

Al contrario que en partidos anteriores, los Spurs no levantaron el pie del acelerador en un segundo cuarto que se convirtió en una lluvia de triples que dejaron en silencio sepulcral al otrora bullicioso pabellón neoyorquino.

Dylan Harper, con un perfecto 3 de 3, junto a De'Aaron Fox, Devin Vassell, Julian Champagnie y Carter Bryant, firmó los ocho triples de los Spurs en 16 intentos durante el segundo cuarto, para un total de 14 de 26 desde el perímetro al descanso.

Solo Jalen Brunson, con 15 puntos en el segundo cuarto, mantuvo a unos Knicks desbordados con esperanzas de firmar una remontada épica.

El marcador al descanso era de 49-76, una diferencia de 27 puntos que dejó un récord histórico: la mayor ventaja de un equipo visitante al término de la primera mitad unas Finales de la NBA.

Palmeo con sabor a anillo

Tras verse 29 abajo al inicio del segundo tiempo, los Knicks firmaron un parcial de 13-0, una de sus especialidades, para reengancharse al partido. Al fin y al cabo, estos mismos Knicks remontaron 22 puntos en menos tiempo a los Cleveland Cavaliers.

Los Spurs se empezaron a poner nerviosos. De las dos pérdidas en toda la primera mitad a cinco en el tercer cuarto. Del 53,8 % en triples a un 16,7 % (2 de 12). De la lluvia a la sequía: San Antonio cerró el cuarto con solo 14 puntos.

El intento de remontada de los Knicks, liderado por OG Anunoby, dejó el marcador 75-90 de cara al último cuarto, con las buenas sensaciones del bando local.

Otro vendaval neoyorquino en forma de 20-4 puso a los Knicks a solo cuatro puntos (95-99) con más de cuatro minutos y medio por jugar. A Victor Wembanyama -24 puntos y 13 rebotes- se le había borrado la sonrisa. Lo que iba a pasar parecía ya inevitable.

Mitch Johnson pidió tiempo muerto y Fox metió un triple para dar un poco de aire a los Spurs, pero no sirvió de nada. A 1:22 del final, una canasta de Brunson daba a los Knicks su primera ventaja de todo el partido con 105-104.

Stephon Castle devolvió el mando a los Spurs desde el tiro libre con 30 segundos por jugar.

Balón a Brunson, que falló la canasta, dando a los Spurs la última posesión, pero Fox, en lugar de quemar tiempo o esperar la falta, intentó el tiro y falló, dando de nuevo la posesión a los Knicks.

Fue entonces cuando Anunoby palmeó el rebote de un triple fallado por Brunson y desató la locura en el Madison Square Garden. De la miseria a la gloria en 24 minutos.

Los Knicks enloquecen con una remontada imposible

By: EFE
11 June 2026 at 06:12
Los de Nueva York toman una ventaja de 3-1 y quedan a una sola victoria de su primer anillo desde 1973, que podrían conquistar este próximo sábado en San Antonio. Solo los Cavaliers de LeBron en 2016 han remontado un 3-1 en la historia de las Finales Leer

Los de Nueva York toman una ventaja de 3-1 y quedan a una sola victoria de su primer anillo desde 1973, que podrían conquistar este próximo sábado en San Antonio. Solo los Cavaliers de LeBron en 2016 han remontado un 3-1 en la historia de las Finales
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