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L’esordio di Vannacci a Otto e mezzo: “Lega sovranista a giorni alterni, io no”. Gaffe sul dizionario “Zingaretti” e scintille con Gruber sui diritti Lgbt

10 June 2026 at 21:37

Ma quante giravolte avrei fatto? Sono sempre stato coerente con i principi e i valori con i quali mi sono messo in gioco. Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni, non fa per me“. Così a Otto e mezzo (La7) Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con la Lega e fondatore di Futuro Nazionale, risponde alla conduttrice Lilli Gruber con cui nel corso del confronto ha diversi e accesi botta e risposta.
Sferzanti le critiche di Vannacci alla Lega: “Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega. Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità Lgbtq alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci, rimasto coerentissimo coi propri principi, valori e ideali”.
Insorge la giornalista del Sole 24 Ore, Lina Palmerini: “Ma sulle armi in Ucraina lei lo sapeva, no?”.
Vannacci smentisce: “No, io non lo sapevo, tanto è vero che abbiamo discusso sul decreto armi in Italia fino all’ultimo giorno”.

Gruber rincara: “Quindi, lei mette alla porta i rappresentanti della comunità Lgbtq?”.
“No – risponde il leader di Futuro Nazionale – ma non li invito alle mie riunioni di partito, né mi metto a discutere su determinati paletti, per me estremamente chiari, su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Da parte della Lega c’è stata una deriva nel legittimare la categoria degli Lgbtq“.
“E questo è un male?”, incalza Gruber.
“Secondo me, sì – ribadisce Vannacci – non fa parte dei miei principi, e io continuo a promuovere la famiglia naturale, senza se e senza ma”.
La conduttrice ricorda che oggi quel concetto di famiglia naturale è obsoleto e superato, ma Vannacci è irremovibile: “Questo lo dice lei, a casa mia quel concetto esiste. E io continuo a promuovere la famiglia naturale”.

Il vis-à-vis si sposta poi sui gay. Gruber osserva: “Lei ha detto che gli omosessuali non sono normali. Poi ha specificato che si riferiva al fatto che fossero una minoranza”.
“No, mi riferivo al significato della parola ‘normalita’, che è quello comunemente accettato”, risponde Vannacci, che incespica in una gaffe citando il dizionario “Zingaretti” anziché il Zingarelli.
“Lei sembra un po’ ossessionato dagli omosessuali e dagli lgbtq”, osserva Gruber.
“Forse lo è lei – ribatte Vannacci – e lo vuole dimostrare pure stasera, visto che ha riportato questo argomento in una discussione di politica”.
“Sì, sono una minoranza – rilancia la conduttrice – ma va tutelata”.
“Va rispettata – obietta il politico – Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba poi dare luogo a dei diritti”.
“E se scoprissimo che lei magari è gay?”, chiede Gruber.
“Non accamperei nessun diritto”, risponde Vannacci.

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Futuro Nazionale, ecco le condizioni di Vannacci per votare la legge elettorale. Il testo con gli emendamenti

10 June 2026 at 18:51

Futuro Nazionale, ecco il testo con gli emendamenti alla legge elettorale di Meloni

Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha presentato sette emendamenti alla riforma della legge elettorale tutti sottoscritti dai 4 deputati: Pozzolo, Ziello, Ravetto e Sasso. Come annunciato c’è quello che chiede di introdurre le preferenze: “La scheda reca, entro un apposito rettangolo, il contrassegno della lista, accanto al quale sono tracciate tre linee orizzontali bianche destinate all’espressione dei voti di preferenza”. Un’altra proposta come annunciato oggi da Laura Ravetto prevede di abbassare il numero dei posti che devono essere riservati alle donne nelle liste elettorali. L’emendamento in questione recita: “In ogni lista di candidati, a pena di inammissibilità, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 65 per cento del totale dei candidati della lista medesima, con arrotondamento all’unità superiore in caso di cifra decimale…. Fermo restando il rispetto delle citate disposizioni, la formulazione e l’ordine sussultorio di presentazione delle candidature sono rimesse alla libera determinazione dei partiti e dei gruppi politici organizzati presentatori”.

Un altro prevede “la sottoscrizione delle liste di candidati e delle candidature può essere effettuata, in alternativa alla modalità cartacea, in modalità digitale, attraverso una piattaforma informatica pubblica appositamente predisposta, o mediante analoghe piattaforme private certificate”. Un’altra delle modifiche proposte dal partito del generale Vannacci stabilisce che “nei collegi plurinominali, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati presentati in ordine alfabetico secondo il cognome“. E inoltre “a pena di inammissibilità della lista, i candidati non possono essere inseriti in un ordine gerarchico o bloccato, né possono essere apposti contrassegni numerici o di preferenza preventiva da parte del partito o del gruppo politico presentatore”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE CON TUTTI GLI EMENDAMENTI

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Brindisi, ora Futuro Nazionale è il primo partito della maggioranza: consigliere di FdI passa con Vannacci dopo i 3 di FI

10 June 2026 at 15:01

In tre arrivano da Forza Italia, un altro da Fratelli d’Italia. Così, in appena 24 ore, Futuro Nazionale entra nel Consiglio comunale di Brindisi e diventa il primo partito nella maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Giuseppe Marchionna, eletto da indipendente per volere del deputato forzista Mauro D’Attis e con uno storico passato nel Partito Socialista Italiano. A capovolgere definitivamente gli equilibri ci ha pensato Cesare Mevoli, storico esponente della destra brindisina, che ha lasciato il partito di Giorgia Meloni per aderire a quello di Roberto Vannacci. La mossa è arrivata il giorno dopo lo strappo di tre consiglieri berlusconiani – Nicola Di Donna, Luca Tondi e Maria Ciaccia – che avevano dimezzato il gruppo di FI.

Il passaggio dell’ex meloniano ha un peso politico non indifferente. Già assessore, Mevoli era infatti vicesegretario provinciale di FdI e componente dell’assemblea nazionale. Da tempo in rotta con il resto del partito sul territorio, tanto da autosospendersi dal gruppo consiliare a marzo, vanta una storia tutta a destra. Il suo testimone di nozze è stato Gianni Alemanno e il nome del consigliere brindisino compare anche – da non indagato – nelle carte con le quali il Tribunale di Sorveglianza confermò il ritorno in carcere dell’ex sindaco di Roma: era ritenuto uno dei “soggetti compiacenti” che avrebbe aiutato Alemanno nella “artata costituzione di documenti giustificativi” degli spostamenti. Nel 2023 inoltre un suo post contro Elena Cecchettin, sorella della 22enne Giulia uccisa dall’ex fidanzato, provocò le proteste del Partito Democratico.

Al momento né i tre ex Forza Italia né Mevoli hanno rivendicato la necessità di riequilibrare gli assetti della giunta. Tuttavia lo spostamento a destra della maggioranza è destinato ad avere delle ripercussioni sulla coalizione. Al momento, per dire, con tre consiglieri in assise Forza Italia esprime tre assessori nella squadra di Marchionna, che governerà anche grazie al sostegno dei quattro esponenti di Futuro Nazionale nonostante la sua storia politica affondi le radici nel Psi.

Negli Anni Novanta, durante il suo primo mandato, il sindaco divenne famoso per la gestione impeccabile dell’esodo di albanesi che nel marzo 1991 si riversarono in città dopo il crollo del regime comunista. In assenza di supporto da parte del governo, riuscì a mobilitare gli abitanti nell’accoglienza di 25mila profughi arrivati in ventiquattr’ore a bordo delle carrette del mare. Da oggi dovrà anche confrontarsi con le idee sulla gestione dei migranti di ben quattro consiglieri di Futuro Nazionale, partito a favore della remigrazione.

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L’ascesa di Vannacci fa comodo anche ai due partiti di destra

10 June 2026 at 11:04

di Giovanni Muraca

Da giorni sento pareri al vetriolo, tutti contro la crescita di Futuro Nazionale e del suo leader, Roberto Vannacci. Un partito che, più ancora che Fratelli d’Italia, sta tallonando il suo partito d’origine, la Lega di Matteo Salvini, ormai in evidente difficoltà. Questa non vuole essere una critica alle opinioni che circolano in questo periodo. Credo però che ci siano alcuni aspetti non presi in considerazione, che potrebbero portare al Generale ulteriore consenso: il frutto di quel cortocircuito tutto italiano per cui il rischio viene sistematicamente sottovalutato.

Riavvolgiamo il nastro a soli tre anni fa, all’uscita del libro Il mondo al contrario. Un libro al cui interno si trova tutto ciò che finora una democrazia ha cercato di combattere: dal razzismo all’omofobia, dal machismo al ritorno dell’uomo solo al potere. Per quanto si tratti di idee discutibili, dal sapore autoritario, c’è ancora chi sposa quei valori e non se n’è mai staccato. Quel libro, insieme ad altri che magari celano le idee che il leader sposa, ha fatto molto di più che scandalizzare: ha ottenuto l’effetto contrario. Non è solo una questione di tiratura — che, in un’epoca in cui il cartaceo sta diventando un ricordo, ha superato le 700.000 copie — ma anche di un processo di normalizzazione di temi che speravamo di non dover più discutere. Ma questa è un po’ l’arroganza dell’Occidente, che ha la memoria corta.

Il punto più caldo del cortocircuito si è consumato proprio all’uscita del testo. L’assist più grande a mio avviso non è arrivato dai lettori, ma da chi sposa idee lontane da quelle dell’ex militare e che, continuandone a parlarne, ha contribuito alla sua ascesa. Nell’estate del 2024 anche una testata LGBTQIA+ è finita accusata di razzismo perché in un articolo si sottolineava la nazionalità romena della moglie dell’ex generale, come se fosse un problema. Insomma, un bell’autogol.

L’altra questione richiama esattamente ciò che accadde a Fratelli d’Italia tra il 2021 e il 2022: il passaggio da un gradimento irrilevante a primo partito del Paese.
Il travaso di voti che Futuro Nazionale sta operando ai danni dei due partiti di destra, sarà pure un fenomeno momentaneo, ma a mio avviso è qualcosa di più: un repulisti interno per entrambi. Un consenso che, almeno davanti alle telecamere, sembra non essere gradito a qualcuno, ma che alla fine tornerà molto utile in un’ ipotetica coalizione futura — che nessuno di loro, c’è da scommetterci, farebbe fatica ad accettare.

Un repulisti che permetterà ai due partiti di governo di liberarsi di quello spettro nero che ancora oggi circola silenzioso, e di cui l’opposizione — in maniera tanto banale quanto inefficace — fa ancora motivo di battaglia, trascurando altre tematiche su cui potrebbero vincere facilmente.

Non mi meraviglierei se alcune associazioni oggi vicine al partito della Premier, viste anche le pressioni che continuano ad arrivare dall’Ue sui diritti civili, un domani decidessero di sponsorizzarlo. Se quest’ipotesi si realizzasse, i due partiti ora al governo dovrebbero cercare altre praterie, ma almeno verrebbero filtrati al loro interno da alcuni personaggi singolari che già ora stanno migrando verso il nuovo partito. Un deflusso (e una “pulizia”) non solo di singoli personaggi, ma anche di elettori che si sentono traditi da partiti che ormai sposano più ciò che pensa il Generale che ciò che avevano promesso in campagna elettorale — che poi erano le stesse cose che dicevano i due leader.

Il ché potrebbe addirittura far sì che l’elettorato moderato possa, con la tesi ipotizzata, avvicinarsi alla premier alimentandone il consenso già alto.

Anche l’Inghilterra, all’inizio, sottovalutò ciò che la Germania aveva in testa. E sappiamo tutti come andò a finire…

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