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“Ha fatto cose che non volevo, poi sono arrivati i suoi amici”: la studentessa spagnola violentata a Milano racconta la mezz’ora del terrore

10 June 2026 at 16:53

“Ha iniziato a fare cose che non volevo” poi “ho visto arrivare altri suoi amici“. È il racconto della studentessa spagnola di 20 anni, a Milano per uno stage nell’ambito del programma Erasmus, che ha denunciato di essere stata violentata da un gruppo di ragazzi fuori da un locale la notte tra il 22 e il 23 maggio scorso.

Come riporta il Corriere della Sera, la ragazza ha ricostruito davanti agli investigatori la mezz’ora, definita “brutale” dagli inquirenti, vissuta con quei ragazzi.

Tutto comincia alla discoteca The Beach, in zona Ortica. La giovane è lì con un’amica, una connazionale, per la serata “Fu…ing Beach”. A un certo punto perde di vista l’amica, anche se non ricorda l’ora esatta, e si va a “sedere sui divanetti presenti su una pedana in un angolo del locale”.

Lì viene avvicinata da dei ragazzi, due all’inizio. Sono coetanei, ricostruisce il Corriere, e italiani. “Non ricordo chi si è avvicinato per primo ma abbiamo iniziato a parlare”, racconta. Una situazione normalissima per una serata tra giovani. Poco dopo arriva l’invito di uno dei due ad accompagnarlo fuori. Lì, però, per la 20enne inizia l’incubo. Il coetaneo prima la porta lontano dal locale, tra le auto parcheggiate. Dietro di loro c’è l’altro amico che li sta seguendo. Iniziano così le violenze, “cose che non volevo” fare, racconta ancora la studentessa, descrivendo l’arrivo di altri amici dei due ragazzi. “Ricordo che avevo paura – dice ancora – non so se mi hanno spinto o preso per il braccio”. Il branco la strattona e si sposta in un posto ancora più appartato: l’auto di uno degli aggressori. Lì proseguono gli abusi.

Alla fine la ragazza viene buttata fuori dall’auto. Lei arriva all’ingresso del locale e racconta tutto prima al buttafuori, poi all’amica. Da lì la catena per l‘attivazione del codice rosso, la visita in ospedale, alla Mangiagalli, la denuncia in questura, e poi il rientro in Spagna.

Ora gli investigatori, coordinati dalle pm Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, stanno cercando di incrociare dati dei telefoni e immagini per risalire agli aggressori.

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Nuova stretta sulla movida, a Milano anche il Pd impallina Sala: “Pressappochista e senza visione”

10 June 2026 at 15:32

Dopo i rapporti con Israele, la sicurezza in città. Ormai non passa settimana senza che il sindaco di Milano Beppe Sala non perda pezzi in maggioranza, che sia sotto forma di voti sui provvedimenti in aula o di sconfessioni pubbliche. L’ultima grana arriva dalla ricette presentate dal sindaco sulla movida milanese, rispedite indietro da parte del Pd con parole degne dell’opposizione: “Quello del sindaco è pressappochismo, manca una visione e peggiora il problema della sicurezza”.

Non il modo migliore per chiudere la consiliatura, visto che Sala ambisce a una candidatura nazionale e più volte si è detto disponibile a fare la sua parte in una eventuale gamba centrista della coalizione di centrosinistra. La sua immagine però non esce certo bene da questo logoramento. La scorsa settimana parte della maggioranza lo aveva criticato per la mancata sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, chiesta a gran voce dalla sinistra dopo le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Ieri, in Consiglio comunale, l’ultimo inciampo. La giunta ha presentato una delibera con forti limitazioni alla movida, in parte riprendendo le misure dello scorso anno ma integrandole con alcune ulteriori strette. Per esempio, fino a novembre il Comune ha individuato 12 quartieri in cui negozi e distributori automatici non potranno vendere alcolici dalle 22 alle 6 del mattino. I bar dovranno fermare l’asporto a mezzanotte, mentre i dehors si potranno tenere aperti solo fino all’1 (le 2 nel week end), per evitare il troppo chiasso. Visti anche alcune beghe giudiziarie avviate dalle proteste dei cittadini, la zona Lazzaretto-Melzo vedrà invece restrizioni ancora più severe: una su tutte, divieto di asporto dalle 22 in poi di cibi e bevande, siano alcoliche o no, per tutte le attività.

Di fronte a questo provvedimento, le critiche più dure arrivano da Michele Albani, consigliere comunale dem e presidente della commissione Sicurezza, Coesione sociale e Vita notturna. I problemi sono di metodo e di merito. Intanto perché, denuncia Albani, “l’ordinanza entra in vigore in questo fine settimana con zone che non comparivano nell’avvio del procedimento e che quindi non hanno potuto essere oggetto di osservazioni da parte delle categorie interessate”. Un’aggiunta successiva, insomma.

Poi c’è il merito, con diversi punti che, sostiene Albani, non tornano: “Le restrizioni nell’area Lazzaretto-Melzo vanno ben oltre quanto necessario per rispondere alla sentenza del Tribunale. Il divieto di asporto di qualsiasi alimento e bevanda dalle 22, insieme alla chiusura obbligatoria dei plateatici a mezzanotte, colpisce in modo indiscriminato attività che non hanno nulla a che fare coi fenomeni che si intende contrastare”. Critiche anche sui dehors: “Non sono il problema, al contrario, sono strumenti di presidio dello spazio pubblico, capace di mantenere ordinati e abitati contesti frequentati”. Tutto ciò alimenta “una preoccupazione concreta sulla sicurezza”, invece di risolverla: “Se i locali chiudono prima del solito, le strade si svuotano prima. Meno occhi, meno presidio informale del territorio”.

Al di là di questo provvedimento, il giudizio del consigliere dem è complessivo: “Questo non è governo del territorio, è pressappochismo. Si conferma purtroppo l’incapacità di sindaco e giunta di affrontare con serietà la gestione della vita notturna della città: anni di rincorse emergenziali, nessuna visione organica e il conto pagato ogni volta dalle stesse persone, chi lavora di notte e chi ci investe”.

Il Pd sa bene che il tema riguarda anche il consenso. Milano andrà al voto l’anno prossimo e, nonostante in città il centrosinistra parta da una posizione di vantaggio, chiunque sarà il candidato dem (si parla di una sfida tra Pierfrancesco Majorino e Luigi Calabresi) dovrà fare i conti con un’ultima parte di mandato molto contestata, soprattutto su temi sensibili per i giovani: l’ambientalismo, il tema casa, con le inchieste che hanno coinvolto manager del Comune e messo in crisi il “modello Milano”, poi appunto il posizionamento nei confronti di Israele e, adesso, il caso movida e sicurezza.

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“Da Sala e Salvini politiche simili. A Milano alloggi vuoti mentre le famiglie aspettano una casa”: il 13 giugno la mobilitazione per il diritto all’abitare

10 June 2026 at 14:28

“Dal sindaco di Milano Beppe Sala e dal ministro Matteo Salvini vediamo politiche simili. L’idea è sempre la stessa, far cassa sull’edilizia popolare abbandonando a sé stessi i soggetti con maggior disagio”. L’allarme arriva dai movimenti per la casa di Milano che questa mattina hanno presentato la giornata di mobilitazione che si svolgerà il 13 giugno nelle case popolari della città e si concluderà con un corteo da piazza Tricolore a piazza della Scala. “Questa giornata avviene in un momento di gravissima emergenza abitativa. Abbiamo più di 1500 sfratti convalidati nel 2025, 400 domande di emergenza abitativa accettate ma senza alloggi, 17mila famiglie in attesa di casa popolare e quasi 10mila alloggi sfitti” spiega Bruno Cattoli, dell’Unione Inquilini Milano che insieme ad altre 50 realtà del coordinamento 3 luglio ha organizzato la conferenza stampa di lancio del corteo in un luogo simbolo dell’emergenza abitativa. Un caseggiato popolare con un centinaio di alloggi sfitti in zona Prealpi. La proprietà è del Comune che lo ha inserito in un piano di vendita: “Ma per il momento è tutto fermo, viene lasciato nel degrado con la maggior parte degli alloggi sono sfitti – spiega Mattia Gatti, segretario del Sicet Milano – dunque case che potrebbero andare a chi bisogno rimangono vuote senza manutenzione e aumenta il degrado. Noi chiediamo che le case non siano vendute ma che sia dato in assegnazione a chi da anni sta aspettando una casa”.

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Lombardia, più salario e welfare con la contrattazione di secondo livello: via libera in consiglio

10 June 2026 at 13:09

Più premi di risultato, maggiore welfare aziendale, formazione collegata ai fabbisogni produttivi e incentivi per le imprese che creano occupazione stabile. È il percorso indicato dalla mozione presentata dalla consigliera regionale di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina e approvata dal Consiglio regionale della Lombardia. Il provvedimento impegna la Giunta a predisporre un piano regionale per sostenere la contrattazione di secondo livello, da costruire insieme alle parti sociali, alle organizzazioni dei lavoratori e alle associazioni datoriali.

La Lombardia deve rafforzare la contrattazione di secondo livello come strumento concreto per aumentare l’attrattività del lavoro, sostenere il potere d’acquisto dei salari e aiutare le imprese a reperire competenze qualificate. Per questo chiediamo un piano regionale capace di valorizzare premi di risultato, welfare aziendale e territoriale, formazione continua, stabilità occupazionale e partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Un percorso che si inserisce perfettamente in quanto messo in campo dal governo Meloni“, dichiara Valcepina.

Carenza di manodopera e perdita del potere d’acquisto

La mozione parte da due problemi che stanno condizionando il mercato del lavoro lombardo: la difficoltà delle aziende nel trovare personale qualificato e l’aumento del costo della vita, che ha ridotto il valore reale delle retribuzioni. “La nostra regione affronta due emergenze strettamente collegate: la carenza di manodopera e la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Circa il 30% delle imprese lombarde segnala difficoltà nel reperire lavoratori qualificati, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge l’aumento del costo della vita, che rende meno attrattive molte opportunità lavorative”, precisa la consigliera di Fratelli d’Italia. L’obiettivo dichiarato è rendere più conveniente il lavoro stabile e migliorare le condizioni offerte dalle imprese, intervenendo non soltanto sulla retribuzione ma anche sui servizi e sulle prestazioni collegate alla vita quotidiana dei dipendenti.

Il rapporto tra contratto nazionale e secondo livello

Nell’impostazione della mozione, la contrattazione aziendale o territoriale non dovrebbe sostituire il contratto collettivo nazionale, ma adattarne e rafforzarne le tutele sulla base delle caratteristiche dei singoli settori, delle imprese e dei territori. “Il CCNL pone le fondamenta comuni di tutele, garanzie e retribuzioni. La contrattazione di secondo livello consente di costruire su quelle fondamenta risposte più vicine alla singola impresa e al singolo territorio, intervenendo su ciò che incide davvero nella vita quotidiana di chi lavora”, sottolinea Valcepina. Il piano regionale dovrebbe favorire qualità e regolarità del lavoro, sicurezza, continuità occupazionale, premi collegati ai risultati, formazione continua e strumenti di welfare aziendale e territoriale.

Premi alle imprese che assumono e investono nel welfare

Un capitolo della mozione riguarda le premialità per le imprese che aumentano il numero dei lavoratori a tempo indeterminato e investono in benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati. Gli interventi potrebbero riguardare la mobilità, la sanità integrativa, la conciliazione tra vita privata e lavoro e il costo dell’abitazione. Il testo punta inoltre a valorizzare le aziende che partecipano a programmi formativi costruiti su base territoriale e coerenti con le competenze richieste dal sistema produttivo. Particolare attenzione viene riservata alle Zone di innovazione e sviluppo, nelle quali la Regione dovrebbe sperimentare nuovi modelli di contrattazione territoriale e welfare aziendale, anche attraverso incentivi, interventi di sostegno e forme di fiscalità di vantaggio.

Il tavolo con il Governo per maggiori competenze regionali

La mozione impegna inoltre la Giunta e gli assessorati competenti ad avviare un tavolo tecnico-politico con il Governo nazionale. L’obiettivo è ottenere maggiori competenze regionali nella promozione della contrattazione territoriale di secondo livello.Valcepina sottolinea anche il confronto sviluppato in Aula con le forze di opposizione, che ha permesso di raccogliere consensi trasversali su diversi punti del documento.

“È importante sottolineare come in Aula si sia sviluppato un confronto proficuo con la minoranza, che ha consentito di arrivare a una sintesi positiva, tanto che anche gran parte dell’opposizione ha votato favorevolmente diversi punti della mozione. Consegniamo così alla Giunta un testo forte e ampiamente condiviso, dimostrazione che quando si parla di lavoro e welfare è possibile costruire convergenze serie nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese”, evidenzia la consigliera regionale.

Rafforzare i salari, sostenere i consumi interni, migliorare il welfare e rendere più attrattivo il sistema produttivo lombardo: la Lombardia ha sempre saputo anticipare i cambiamenti. Oggi può farlo ancora una volta, costruendo un modello di relazioni industriali fondato su partecipazione, qualità del lavoro e responsabilità, in perfetta sinergia con il governo Meloni”, conclude Valcepina.

La Uil approva: “Ora servono strumenti operativi”

La Uil Lombardia valuta positivamente l’approvazione della mozione, considerandola un primo passo per riportare al centro del dibattito il potere d’acquisto, le retribuzioni e il costo della vita. Per il sindacato, tuttavia, il sostegno regionale dovrà essere accompagnato da condizioni precise. Le risorse pubbliche dovranno favorire le imprese che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, creano occupazione stabile e investono nella formazione e nella sicurezza. “La contrattazione di secondo livello – sottolinea il segretario confederale Salvatore Mondedurodeve rafforzare il sistema contrattuale, non indebolirlo. Deve migliorare le condizioni di lavoro, contrastare i contratti pirata e non diventare uno strumento per alimentare il dumping salariale. Il sostegno pubblico, comprese le risorse regionali, europee e gli strumenti collegati alle politiche di sviluppo, deve essere indirizzato a chi investe davvero nel buon lavoro: contratti a tempo indeterminato, applicazione dei CCNL rappresentativi, formazione, welfare, sicurezza, conciliazione vita-lavoro e partecipazione”.

Uil: nelle Zone di sviluppo le risorse non siano un assegno in bianco

Secondo la Uil, i criteri sulla qualità del lavoro dovranno essere applicati con particolare rigore nelle Zone di innovazione e sviluppo. Gli investimenti pubblici non dovranno premiare le imprese che competono riducendo salari e diritti, ma quelle che garantiscono legalità contrattuale, stabilità e relazioni sindacali corrette. “La mozione approvata – conclude Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia – è considerata un ottimo primo passo, ma non il punto di arrivo. Ora si apre la fase cruciale: tradurre l’indirizzo politico in strumenti operativi all’interno del Patto per lo Sviluppo. A questo proposito UIL Lombardia ha proposto emendamenti al testo finalizzati a rafforzare il rispetto dei CCNL più rappresentativi, il contrasto ai contratti pirata, la necessità di condizionare l’utilizzo di risorse pubbliche alla qualità del lavoro e la promozione di un Fondo regionale per la contrattazione di qualità. La competitività della Lombardia non si difende comprimendo i costi, ma investendo sul valore e sulla dignità di chi lavora“.

La Cgil: bene il tema, ma no alle scorciatoie fiscali

Più articolato il giudizio della Cgil Lombardia. Il sindacato considera positivo che la Regione voglia favorire una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello, ma esprime contrarietà rispetto ad alcuni strumenti e finalità contenuti nella mozione. Secondo la Cgil, la difficoltà delle imprese nel reperire lavoratori non può essere affrontata attraverso vantaggi fiscali o modificando gli equilibri tra Stato e Regione. Le cause principali sarebbero invece da ricercare nelle basse retribuzioni, nell’aumento del costo della vita e nella difficoltà di sostenere le spese per l’abitazione. Il sindacato contesta in particolare l’apertura di un tavolo con il Governo per ottenere maggiori competenze regionali in materia di contrattazione territoriale e fiscalità. Una strada che, secondo la Cgil, rischierebbe di alterare equilibri istituzionali delicati.

La stessa contrarietà riguarda la previsione di incentivi e fiscalità di vantaggio nelle Zone di innovazione e sviluppo. Per la Cgil, la competitività di queste aree dovrebbe dipendere dalla capacità delle imprese di investire nell’innovazione di processo e di prodotto, non dalla modifica delle regole fiscali.

Il nodo della partecipazione agli utili

Un altro punto contestato riguarda la possibilità di favorire forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, sulla base della legge numero 76 del 2025. Secondo la Cgil, la partecipazione agli utili rischia di trasformarsi in un’alternativa alla redistribuzione salariale negoziata attraverso la contrattazione. Il problema sarebbe particolarmente evidente nelle piccole e medie imprese, dove spesso non esiste una vera contrattazione aziendale e non sono previsti organi di sorveglianza o gestione nei quali garantire la rappresentanza dei lavoratori. Per il sindacato, le risorse pubbliche possono aiutare a diffondere la contrattazione, ma non devono sostituire la responsabilità delle imprese nella distribuzione della ricchezza prodotta.

Cgil: “Serve salario fresco, non soltanto benefit”

La distanza più evidente riguarda il peso attribuito ai benefit non monetari. Secondo la Cgil, welfare aziendale, agevolazioni e prestazioni defiscalizzate non possono rispondere da soli alle difficoltà economiche delle famiglie. “Per rispondere alla pandemia salariale ancora in corso serve salario fresco nella contrattazione. Benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati, non rispondono all’urgenza concreta di lavoratrici, lavoratori e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.” La richiesta è quindi che qualsiasi intervento regionale abbia come priorità l’aumento delle retribuzioni e la redistribuzione della produttività e della ricchezza generata dalle imprese. “Non servono scorciatoie fiscali né strumenti che rischiano di sostituire il salario contrattato con benefit o partecipazione agli utili.”

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Milano 2027, La Russa accelera e insiste: “Il candidato entro l’estate, Lupi sarebbe un ottimo nome”

10 June 2026 at 08:41

Il centrodestra deve smettere di alimentare il toto-nomi e individuare il prima possibile il candidato con cui tentare la conquista di Palazzo Marino nel 2027. A chiedere un’accelerazione è Ignazio La Russa, che invita la coalizione a chiudere la partita entro l’estate. “È ora di decidere”, afferma il presidente del Senato in un’intervista al Corriere della Sera. “Non possiamo permetterci di perdere altro tempo mettendo o lasciando che si mettano nomi nel frullatore. Entro l’estate un’indicazione dobbiamo darla.” Secondo La Russa, il confronto tra i partiti dovrebbe concentrarsi ormai esclusivamente sul profilo del candidato, perché l’intesa sui contenuti sarebbe già stata raggiunta. “Tenendo conto che siamo già uniti sul programma, basato su quattro temi chiave: sicurezza, urbanistica, innovazione e viabilità. Si tratta di trovare il nome giusto.”

“Non importa se politico o civico, conta la persona”

Il presidente del Senato non ritiene necessario stabilire in anticipo se il candidato debba provenire dai partiti oppure dalla società civile. Il criterio determinante, sostiene, deve essere la capacità di conquistare consenso e amministrare una città complessa come Milano. “Non esiste una categoria, esiste la persona. Se ad esempio civici come Flavio Cattaneo, Tronchetti Provera o Ruth Shammah mi dicessero che sono disponibili, direi ‘benissimo’, noi abbiamo bisogno di una persona capace, che attiri consensi, che sappia governare, che conosca il territorio, magari che abbia anche notorietà.” “Non importa l’appartenenza partitica, importa che sia la persona giusta”, aggiunge La Russa. Il candidato dovrebbe inoltre presentarsi agli elettori insieme a un primo nucleo della futura squadra di governo. “E, secondo me, dovrebbe essere accompagnato da una squadra di quattro possibili assessori già indicati prima del voto: civici (senza dover essere candidati) se sarà un politico, politici se sarà un civico. Si va assieme, in squadra.”

“Lupi? Confermo, è persona capace e nota”

Tra i nomi indicati negli ultimi mesi, La Russa torna a valorizzare quello di Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Milano. “In una occasione ho detto che apprezzo Lupi, e lo confermo, è persona capace, nota, ha le caratteristiche del neo sindaco di Venezia: ha fatto il consigliere, l’assessore all’Urbanistica, in più è stato anche ministro ed è leader di un partito. Certamente lo vedrei come ottimo candidato.” Lupi dispone, nella valutazione del presidente del Senato, di un curriculum che unisce esperienza amministrativa, conoscenza della città e visibilità nazionale. Una combinazione che potrebbe renderlo competitivo nella sfida per la successione a Giuseppe Sala.

Tra i nomi anche Silvia Sardone

La Russa non limita però la rosa al leader di Noi Moderati. Tra i profili politici giudicati adeguati cita anche l’europarlamentare e vicesegretaria della Lega Silvia Sardone. “È valida anche Silvia Sardone, è donna, capace. Come sono validi pure alcuni nomi della società civile”, conclude.

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Milano, la stretta sulla movida divide la maggioranza. Albiani (Pd) attacca la Giunta: “Sindaco e Giunta incapaci di affrontare il tema”

10 June 2026 at 06:47

La nuova stretta sulla vita notturna milanese rischia di trasformarsi in un caso politico per Palazzo Marino. Le ordinanze firmate dal Comune per regolamentare asporto, vendita di alcolici e utilizzo dei dehors nelle principali zone della movida entreranno in vigore giovedì 11 giugno, ma le critiche non arrivano soltanto dai partiti di opposizione e dagli esercenti. A contestare duramente il provvedimento è anche Michele Albiani, consigliere comunale del Pd e presidente della commissione Sicurezza, Coesione sociale e Vita notturna.

Una presa di posizione particolarmente significativa perché proveniente da un esponente della stessa maggioranza che sostiene la Giunta Sala. Albiani non si limita a chiedere alcune modifiche, ma mette in discussione l’impostazione complessiva delle ordinanze, il metodo seguito dal Comune e la capacità dell’amministrazione di governare la vita notturna. “Ero già contrario a questo provvedimento nella sua impostazione complessiva, e lo sono ancora di più oggi, dopo averne letto il testo definitivo“, dichiara il consigliere dem.

Albiani: “Divieti indiscriminati, i dehors non sono il problema”

Il punto maggiormente contestato riguarda l’ordinanza specifica per l’area Lazzaretto-Melzo, dove le restrizioni saranno più severe rispetto alle altre zone interessate. Dalle 22 alle 6 sarà vietata la vendita e la somministrazione per asporto di qualsiasi alimento o bevanda, comprese quelle analcoliche. Dalla mezzanotte, inoltre, non potranno più essere utilizzati i plateatici. “Le restrizioni nell’area Lazzaretto-Melzo vanno ben oltre quanto necessario per rispondere alla sentenza del Tribunale: il divieto di asporto di qualsiasi alimento e bevanda, anche analcolica, dalle 22 alle 6, insieme alla chiusura obbligatoria dei plateatici a mezzanotte, colpisce in modo indiscriminato attività che non hanno nulla a che fare con i fenomeni che si intende contrastare”, osserva Albiani.

Il presidente della commissione Sicurezza difende anche la funzione dei dehors, considerati non una causa dei problemi della movida ma una forma di controllo informale degli spazi urbani. “I dehors non sono il problema: al contrario, sono strumenti di presidio dello spazio pubblico, capaci di mantenere i contesti frequentati ordinati e abitati. Eliminarli non risolve nulla, sposta il problema.”

Il consigliere Pd contro sindaco e Giunta: “Questo è pressapochismo”

La contestazione di Albiani riguarda anche il percorso amministrativo seguito da Palazzo Marino. Le ordinanze sono state pubblicate il 9 giugno e diventano operative appena due giorni dopo. Alcune delle aree comprese nel testo definitivo, tra cui parti di Nolo e Bicocca, non erano inoltre indicate nell’avvio del procedimento del 16 maggio e non sarebbero quindi state oggetto di osservazioni da parte delle categorie interessate.

“Ma il vizio più grave è di metodo”, prosegue il consigliere Pd. “L’ordinanza pubblicata oggi entra in vigore dopodomani, con zone — tra cui vie di Nolo e Bicocca — che non comparivano nell’avvio di procedimento del 16 maggio e che quindi non hanno potuto essere oggetto di osservazioni da parte delle categorie interessate.”

Secondo Albiani, esercenti e imprenditori che avevano già programmato l’attività estiva vengono messi nella condizione di rivedere in poche ore turni, forniture e accordi commerciali. “Chi ha firmato contratti stagionali, programmato il personale, stipulato accordi con fornitori sulla base delle regole precedentemente comunicate, si trova oggi a dover ricominciare da capo in quarantotto ore. Questo non è governo del territorio, è pressapochismo.” L’attacco diventa poi direttamente politico: “Si conferma purtroppo l’incapacità di sindaco e giunta di affrontare con serietà e metodo la gestione della vita notturna della città: anni di rincorse emergenziali, nessuna visione organica, e il conto pagato ogni volta dalle stesse persone: chi lavora di notte e chi ci investe.”

Il timore per la sicurezza: “Meno locali aperti significa meno presidio”

Nella lettura di Albiani, la chiusura anticipata dei dehors e le restrizioni imposte agli esercizi commerciali potrebbero produrre un effetto opposto rispetto a quello cercato dal Comune. Con le attività costrette a chiudere prima, le strade potrebbero svuotarsi e diventare meno controllate. “Ho infine una preoccupazione concreta sulla sicurezza: se i locali chiudono prima del solito, le strade si svuotano prima. Meno occhi, meno presenza, meno presidio informale del territorio.” Il rischio riguarderebbe in particolare quartieri che negli ultimi anni hanno costruito parte della propria identità sulla presenza di locali, dehors e attività serali. “In quartieri come Nolo e Lazzaretto, che hanno costruito la propria identità anche sulla vivacità notturna, questo rischia di tradursi in un aumento dell’insicurezza percepita e reale. È un effetto che la giunta non sembra aver considerato”, conclude Albiani.

Palmeri: “La sinistra va in tilt sulla movida”

Le parole del consigliere dem vengono immediatamente rilanciate dall’opposizione. Manfredi Palmeri, capogruppo della Lista Civica in Consiglio comunale, federata con Noi Moderati, parla apertamente di una maggioranza ormai divisa sui provvedimenti fondamentali per la città. “Anche sul principale provvedimento per la gestione della movida, ossia le tanto attese Ordinanze annunciate come la soluzione agli enormi e numerosi problemi che colpiscono la Città sul tema, la Sinistra va in tilt. Ormai sui fondamentali questa maggioranza non c’è più…”, afferma Palmeri.

Il consigliere sottolinea la durezza delle accuse formulate da Albiani contro la stessa amministrazione sostenuta dal Pd: “Le parole del Presidente della Commissione Sicurezza, espressione del PD, sono durissime contro la Giunta, ben al di là di una possibile critica. Parla infatti di ‘incapacità di Sindaco e Giunta di affrontare con serietà e metodo la vita notturna della Città; anni di rincorsa emergenziali, nessuna visione organica’. Questa però è… concorrenza sleale all’opposizione! Nella gara sulla discontinuità a questa Giunta gli iscritti sono sempre di più, segno che Milano può, vuole e deve girare pagina”.

Anche Palmeri condivide alcune delle obiezioni nel merito, sostenendo che i divieti rischiano di colpire attività che rappresentano invece un presidio del territorio. “Ci sono comunque alcune critiche condivisibili, anche perché queste ordinanze colpiscono a caso, con l’effetto di da un lato di penalizzare dei presìdi di sicurezza, vivacità e attività economiche diminuendo la sicurezza e, come è facilmente prevedibile, al contempo non essere in grado di frenare le degenerazioni che rendono invivibili per i milanesi diverse aree della Città.”

“A Milano serve poter coniugare libertà e ordine e invece questi provvedimenti producono l’effetto contrario: restrizioni inutili e disordini consolidati. E in ogni caso, l’efficacia diventa nulla senza un piano completo e concreto di controlli sul loro rispetto”, conclude il capogruppo della Lista Civica.

Fratelli d’Italia: “Il Comune scarica il conto sugli esercenti”

Critiche altrettanto nette arrivano da Fratelli d’Italia. Deborah Dell’Acqua, vice coordinatore cittadino del partito a Milano, definisce l’ordinanza per Lazzaretto-Melzo “l’ennesima dimostrazione del fallimento delle politiche dell’amministrazione Sala nella gestione della movida cittadina”. “Dopo anni in cui residenti ed esercenti hanno segnalato problemi legati a degrado, schiamazzi, abusivismo e carenza di controlli, il Comune sceglie ancora una volta la strada più semplice: introdurre nuovi divieti e limitazioni. Una soluzione che rischia di penalizzare chi lavora e chi vive il quartiere senza affrontare realmente le cause delle criticità.”

Secondo Dell’Acqua, la sicurezza non può essere affidata soltanto alla riduzione degli orari e alla chiusura dei plateatici, ma richiede controlli e una presenza stabile sul territorio.

“La sicurezza e la vivibilità dei quartieri non si garantiscono abbassando le serrande o limitando i plateatici, ma attraverso una presenza costante sul territorio, controlli efficaci e una strategia chiara di prevenzione e presidio urbano. Dopo quasi dieci anni di amministrazione Sala, continuare a intervenire con ordinanze emergenziali significa ammettere che il problema non è mai stato realmente affrontato.”

Nel mirino il divieto di vendere gelati, acqua e bibite dopo le 22

Il passaggio più discusso resta il divieto, previsto nell’area Lazzaretto-Melzo, di vendere per asporto non soltanto alcolici, ma qualsiasi alimento o bevanda dopo le 22. Una misura che coinvolge gelaterie, pasticcerie, bar, attività artigianali, negozi di vicinato e distributori automatici. “Colpisce inoltre la scelta di vietare non soltanto la vendita per asporto di bevande alcoliche, ma anche di alimenti e bevande analcoliche“, afferma Dell’Acqua. “Una misura che finisce per colpire indistintamente attività che nulla hanno a che vedere con gli eccessi della movida, come gelaterie, pasticcerie e pubblici esercizi frequentati da famiglie e cittadini rispettosi delle regole.”

“È difficile comprendere quale beneficio per la sicurezza possa derivare dal vietare la vendita di un gelato, di una bottiglia d’acqua o di una bibita analcolica. Si rischia invece di danneggiare ulteriormente attività economiche che rappresentano un presidio positivo per il quartiere e che contribuiscono alla vitalità della città.” Per l’esponente di Fratelli d’Italia, il provvedimento non sarebbe in grado di distinguere tra le attività responsabili dei disagi e quelle che lavorano rispettando le regole.

“Quando un provvedimento colpisce allo stesso modo chi crea problemi e chi lavora correttamente, significa che manca la capacità di distinguere tra le cause del degrado e chi invece contribuisce ogni giorno alla qualità della vita urbana. Milano merita una movida sana, compatibile con il diritto al riposo dei residenti e con il diritto di lavorare degli esercenti, non l’ennesimo provvedimento che scarica sulle attività economiche le responsabilità dell’amministrazione.” “Prima il Comune ha lasciato crescere il problema. Oggi chiede a residenti ed esercenti di pagarne il conto”, conclude Dell’Acqua.

La protesta della gelateria Viel: “Un gelato dopo le 22 non può essere un reato”

Tra le attività coinvolte c’è anche la gelateria Viel di via Panfilo Castaldi. La titolare Silvia Viel contesta l’equiparazione tra esercizi come gelaterie e pasticcerie e i locali associati alla movida più rumorosa. “Abbiamo aperto la nostra gelateria in via Panfilo Castaldi con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per il quartiere. Sicuramente non ci aspettavamo di essere equiparati ai locali della “movida” molesta. Comprare un gelato durante una passeggiata dopo le dieci di sera non può essere considerato un reato, così come non si può impedire ai cittadini di camminare tranquillamente senza disturbare nessuno.”

Viel sostiene inoltre che molte delle persone responsabili di schiamazzi e comportamenti molesti non acquistino alcolici nei locali della zona. “Il fatto che ci siano persone moleste – che peraltro di solito non consumano nei bar o nelle gelaterie, ma spesso girano con alcolici propri nello zaino disturbando il sonno dei residenti – non è certo colpa degli esercenti che operano onestamente in queste zone.”

Le nuove regole nelle dodici aree della movida

La prima ordinanza interessa dodici zone: Nolo, Isola, Sarpi, Cesariano, Arco della Pace, Como-Gae Aulenti, Garibaldi, Brera, Ticinese, Darsena e Navigli, Cinque Vie e Bicocca. Il provvedimento resterà in vigore fino al 2 novembre.

Nelle aree coinvolte, la vendita di alcolici nei negozi al dettaglio e attraverso i distributori automatici sarà vietata dalle 22. Per pubblici esercizi e attività artigianali, lo stop alla vendita e alla somministrazione per asporto di bevande alcoliche scatterà invece a mezzanotte. L’utilizzo dei plateatici sarà consentito fino all’una nei giorni feriali e fino alle 2 nelle notti tra venerdì e sabato, tra sabato e domenica e nei giorni festivi. Il commercio itinerante su area pubblica dovrà fermarsi alle 20. Nel testo definitivo sono state inserite la zona Bicocca, le vie Crespi e Termopili nell’area Nolo e il tratto di via Tortona compreso tra via Cerano e via Voghera nella zona Darsena-Navigli.

Lazzaretto-Melzo, la stretta imposta dopo la sentenza del Tribunale

Un secondo provvedimento riguarda esclusivamente Lazzaretto-Melzo ed è stato adottato dopo la sentenza del Tribunale di Milano numero 9566 del 2025, pubblicata l’11 dicembre, che ha condannato il Comune a far cessare le immissioni rumorose superiori alla normale tollerabilità. In quest’area, dalle 22 alle 6 sarà vietata la vendita e la somministrazione per asporto di alimenti e bevande di qualsiasi tipo, alcoliche e analcoliche. Resterà consentita la consegna a domicilio. I plateatici non potranno invece essere utilizzati dalla mezzanotte alle 6, mentre il commercio itinerante e qualsiasi forma itinerante di somministrazione di alimenti e bevande saranno vietati dalle 20 alle 6.

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