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No alla patrimoniale. La promessa di Meloni a Confcommercio

10 June 2026 at 15:56

“Tassare il patrimonio? No, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo”. Questa la traccia che il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, indicata in occasione dell’Assemblea di Confcommercio all’Auditorium della Conciliazione, a Roma. Una promessa ma anche una certezza, perché “non siamo la repubblica delle banane”. La premier ribadisce con convinzione che il taglio delle tasse è uno degli obiettivi più grandi del governo e che la ricchezza la fanno gli imprenditori con i lavoratori.

Un punto che il premier nel suo intervento sottolinea partendo da premesse diverse, ma intrecciate. La prima è che difendere il commercio di vicinato significa difendere molto di più che un settore economico, “significa difendere relazioni, identità, qualità della vita per le nostre comunità”. In questa direzione rivendica ciò che è stato fatto dal Governo, ovvero l’istituzione dell’Albo nazionale dell’attività commerciali, le botteghe artigiane ed esercizi pubblici storici, con l’obiettivo di valorizzare e tutelare le attività storiche, riconoscerne il valore culturale, il valore commerciale, il valore sociale, senza dimenticare il riconoscimento ottenuto dalla Cucina italiana definita Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco.

Tavola fa rima con turismo: lo ripete più volte Meloni, quando ricorda che Italia è tornata a scalare la classifica globale dei Paesi più visitati al mondo, è arrivata a essere la seconda Nazione europea per presenze turistiche, superando per la prima volta nella storia la Francia, avvicinandosi ai numeri della Spagna, dato a cui si somma il record decisivo per l’impatto sulla bilancia dei pagamenti e sulla spesa turistica. L’Italia infatti è il Paese europeo nel quale la permanenza media del soggiorno è più lunga: davanti alla Spagna, davanti alla Francia, davanti alla Germania, “perché la ricchezza non la fanno i Governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti, la ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori e quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica, è cercare di accompagnare e consentire che quelle persone possano lavorare al meglio delle loro potenzialità”, spiega.

Dare a tutti la possibilità di lavorare nelle migliori condizioni possibili: questo l’impegno del capo del governo che ricorda gli sgravi per le assunzioni di under 35 a tempo indeterminato, la detassazione delle mance e dei turni notturni e festivi, le staff house per il personale, gli strumenti studiati per le piccole e medie imprese per migliorare le strutture, le misure per combattere l’abusivismo, l’innalzamento a 85 mila euro di fatturato della soglia per accedere al regime forfettario, l’estensione del concordato preventivo biennale alle piccole e medie imprese e alle partite Iva, il contrasto al fenomeno delle attività apri e chiudi, la Zes unica per il Sud, che potrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale. E ancora, la riforma fiscale, la riduzione delle aliquote Irpef, l’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito, il taglio del cuneo, per rimettere nelle tasche dei lavoratori 21 miliardi di euro.

E poi i contratti: “Abbiamo stanziato 20 miliardi per sbloccare stipendi che erano fermi da anni, tanto nel privato, appunto incentivando i rinnovi con la detassazione degli aumenti contrattuali e poi con il decreto lavoro che pure veniva citato abbiamo scelto di puntare come mai era stato fatto in passato sulla contrattazione di qualità”, fino al salario giusto al fine di attuazione a un principio rimasto per anni sulla carta che sarà decisivo per rafforzare le retribuzioni ma anche per contrastare il dumping contrattuale, 2cioè quella odiosa forma di concorrenza sleale che, come veniva ricordato, riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita, fino ad un nuovo modello di sviluppo urbano che sappia rimettere al centro le persone, l’economia di prossimità, i luoghi aggregativi, gli spazi per le famiglie, le strutture per chi è più fragile, che dia un centro a ciascuna periferia, che consideri i luoghi fondamentali della vita e dell’aggregazione importanti tanto quanto la casa stessa e abbiamo uno strumento a portata di mano per farlo insieme, che è il Piano Casa”.

Per poi aggiungere: “Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita. Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio”. La risposta di Sangalli: l”Italia ce la può fare ma resta l’incertezza. “Nonostante tutto, i fondamentali dell’economia italiana restano confortanti”.

Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

10 June 2026 at 12:33

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

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