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Non solo lino e cotone: guida pratica ai tessuti che è meglio indossare quando fa caldo

10 June 2026 at 14:37

Con le prime ondate di caldo, è d’obbligo il cambio dell’armadio. Si mettono da parte i capi pesanti e si cercano soluzioni adatte al lavoro, al tempo libero e allo sport, capaci di restare fresche sulla pelle. Ma non è sempre facile orientarsi tra le tante etichette: se già dietro al classico “100% cotone” si possono celare filiere e processi produttivi molto diversi, che differenza c’è tra rayon, modal e lyocell? E quando vale la pena di acquistare un capo in lino?

Del cotone, la fibra per il caldo più nota e diffusa, ho già parlato. In estrema sintesi, è una fibra naturale traspirante, fresca, resistente e biodegradabile, ma chi ha un occhio di riguardo per l’ambiente farebbe bene a verificare che sia biologico certificato GOTS: in caso contrario, non si può escludere che sia stato coltivato con un largo uso di pesticidi, insetticidi e fertilizzanti sintetici. Textile Exchange indica nel cotone rigenerativo una delle direzioni più promettenti. Non si tratta di una varietà diversa di cotone, ma di un insieme di pratiche agricole pensate per preservare la fertilità dei terreni e ridurre l’impatto ambientale: rotazione delle colture, limiti ai fertilizzanti e ai pesticidi di sintesi e, in alcuni casi, colture di copertura.

Sul fronte della circolarità è da tenere d’occhio Infinna™, una fibra riciclata da scarti tessili che replica molte delle caratteristiche estetiche e tattili del cotone, risultando adatta ai capi estivi.

Anche il lino, naturale e freschissimo, è ottimo per l’estate e si presta – come il cotone – anche per l’arredamento, come tessuto per tende, cuscini, rivestimenti di divani e poltrone. Certo, tende a stropicciarsi: o si stira con attenzione, oppure si accetta il suo aspetto naturalmente mosso. La sua coltivazione è piuttosto diffusa nell’Unione europea (tra il 2014 e il 2024 l’area è passata da 80mila a 182mila ettari), richiede pochi fertilizzanti, non necessita di irrigazione e prevede la rotazione ogni 6-7 anni. Le radici aiutano a mantenere il suolo più fertile e, nel complesso, l’impatto sulla biodiversità è inferiore rispetto a quello di altre colture comuni. Inoltre, la fibra di lino viene ottenuta attraverso la stigliatura, un processo meccanico che separa le fibre dalla parte legnosa del fusto senza ricorrere a sostanze chimiche. Stiamo parlando comunque di un materiale di nicchia: nel 2024 rappresentava appena lo 0,3% della produzione globale di fibre tessili. Anche questa produzione può essere tracciata e certificata, come dimostra la Alliance for European Flax-Linen & Hemp.

Finora ho menzionato fibre naturali: con viscosa, modal e lyocell ci spostiamo invece nel campo delle fibre artificiali, cioè ottenute tramite processi industriali. A differenza del poliestere creato a partire dagli idrocarburi, in questo caso la materia prima è la cellulosa, di origine vegetale. Basta questa brevissima descrizione per fare intuire qual è il grande problema ambientale: per ricavare la cellulosa bisogna abbattere gli alberi. Per avere un ordine di grandezza, 300 milioni ogni anno nel mondo.

Non tutti i produttori di fibre cellulosiche si comportano allo stesso modo. La differenza sta soprattutto nella provenienza del legno: può arrivare da foreste gestite e tracciabili, come nel caso di LENZING™ ECOVERO™, oppure da ecosistemi a rischio. L’organizzazione Canopy valuta proprio questi aspetti, elaborando un rating dei principali produttori sulla base di diversi criteri, tra cui la tracciabilità della materia prima, il rischio di deforestazione, l’uso di fonti alternative al legno e le politiche ambientali lungo la filiera.

Anche sul piano della chimica emergono differenze importanti. Per trasformare la cellulosa del legno in una fibra tessile, infatti, sono necessari trattamenti ad hoc. Il processo produttivo del lyocell recupera e riutilizza gran parte delle sostanze, riducendo la dispersione di composti chimici rispetto alla viscosa tradizionale.

Dal punto di vista del comfort, viscosa, modal e lyocell sono tutte fibre leggere e morbide, ma vengono usate in modo leggermente diverso. La viscosa, più fluida e scivolosa, si trova spesso in abiti, camicie e capi estivi leggeri. Il modal, più resistente e stabile, è frequente nell’intimo, nei pigiami e nelle t-shirt a contatto diretto con la pelle. Il lyocell, che assorbe meglio l’umidità e resta più asciutto, è utilizzato soprattutto per t-shirt, camicie e capi estivi o sportivi leggeri.

La viscosa è quella che esiste da più tempo e, di conseguenza, la più diffusa: se ne producono 6,7 milioni di tonnellate l’anno, all’incirca il 5% del totale delle fibre tessili. Con modal e lyocell i volumi sono più contenuti: messi assieme arrivano a 0,6 milioni di tonnellate l’anno. Ci sono poi sviluppi promettenti sul fronte del riciclo con Circulose® / Renewcell, una materia prima cellulosica ottenuta dal recupero di vecchi capi, si presta alla perfezione per vestiti estivi e tessuti misti con lino e cotone.

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Acquisti second hand, i trucchi per trovare occasioni vere ed evitare fregature: dalla moda griffata ai profumi, la guida per chi compra e chi vende l’usato

10 June 2026 at 13:53

Sarà che negli ultimi anni sia i brand di lusso sia del fast fashion hanno azionato un rialzo sensibile dei prezzi, sarà che la voglia di rinnovare il proprio armadio con minori sprechi e regalando una nuova vita ai propri vestiti sta trovando sempre più vie possibili, ma piattaforme come Vinted, improntate sull’economia circolare, ottengono sempre più successo. Acquistare second-hand non significa più, come fino a qualche anno fa, vagare per negozietti dell’usato speranzosi che qualcuno non sia già passato a fare incetta di quel maglione tanto bramato, o farsi strada tra la folla di un sabato mattina al mercato più cool del momento -o più nascosto, sperando che non diventi celebre sui social- per ricercare sotto strati di vestiti impilati sulle bancarelle l’affare della vita. La piattaforma lituana ha reso molto più semplice, veloce e conveniente vendere e comprare di tutto, dagli articoli per la casa, all’elettronica, all’abbigliamento, anche se è principalmente conosciuta ed utilizzata per quest’ultima categoria. Anche in vista dell’estate, l’occasione di rinnovare l’armadio può passare da qui. Vinted offre un buon grado di tutela per l’acquirente e ha semplificato notevolmente l’esperienza tradizionale di acquisto sostenibile, ma ciò non significa che non esistano delle accortezze per abbassare ulteriormente il rischio di incappare in spiacevoli contrattempi e per concludere affari da godersi in spiaggia.

Per chi acquista

Più utenti vuol dire più offerta, e più offerta comporta confrontarsi con una vasta gamma di prodotti. Fortunatamente, la piattaforma mette a disposizione filtri che rendono più agevole la ricerca per chi ha già un’idea piuttosto delineata di quello che sta cercando. Invece per i curiosi, per chi vuole lasciarsi ispirare, l’algoritmo diventa il più prezioso alleato, data l’estrema rapidità con cui sa intercettare l’interesse dell’utente per un determinato tipo di articolo. Basta salvarne un paio e l’home page subirà una trasfigurazione nel contenuto proposto. Personalizzare il proprio feed diventa un gioco ad incastro tra ricerche e salvataggi per condizionare quello che il ricettivo algoritmo capterà, e molto spesso ne vale la candela. Articoli che inconsapevolmente si desiderano vengono così alla luce come nessuna ricerca specifica potrà mai fare.

Seguire i venditori giusti può fare la differenza

I venditori stessi diventano dei ricettacoli per scoprire nuovi tesori, nuovi marchi, accedere a inedite ispirazioni: basterà andare sui loro profili per scoprire il loro catalogo. In alcuni casi, vale la pena iniziare a seguirli come su qualsiasi social, in modo da rimanere costantemente aggiornati sulle ultime aggiunte e non lasciarsi sfuggire un potenziale affare, arrivando prima di chi può trovare l’articolo casualmente. Una notifica pop up “Nuovo articolo aggiunto a 80 euro Maglioni e pullover Dries van Noten” a volte diventa più gradita di un like alle storie Instagram. Molti piccoli artigiani, amanti del “do it yourself”, caricano le loro creazioni sulla piattaforma, tra cui spicca uno dei simboli dell’estate 2026: il crochet. Dallo stile rilassato ma ricercato, queste lavorazioni hanno invaso i social, per la versatilità con cui si può sfoggiare dalla gonna alla borsa, per arrivare al top crochet, che su una piattaforma come Wallapop ha registrato un’impennata del 66% nelle ricerche. Su Vinted, venditori amatoriali condividono lo spazio con venditori professionisti, che trattano la piattaforma come un vero e proprio shop online.

Alcuni di essi sono pertanto più incentrati su alcuni marchi, o alcuni prodotti specifici; pertanto se si ha in mente un articolo preciso, come una camicia di lino per i mesi caldi, che la si voglia neutra o colorata, oversize o più strutturata, si può partire da un articolo per poi scorrere sul profilo alla ricerca della variante auspicata. Non è infatti implausibile che dallo stesso venditore si trovino più articoli affini ai propri gusti, e in tal caso spesso vengono offerti sconti facendo un acquisto multiplo. Un motivo in più per adottare come buona pratica individuare e seguire account di venditori. È così che dallo stesso venditore si possono acquistare tre splendide cravatte in seta di Kenzo, Versace e Giorgio Armani, per un prezzo ben più conveniente che se fossero state prese singolarmente.

Come riconoscere un vero affare (ed evitare brutte sorprese)

Per essere maggiormente sicuri che quell’affare non sia troppo bello per essere vero, contattare il venditore per chiedere maggiori informazioni o fotografie per avere una maggiore cognizione delle condizioni effettive è buona prassi. Richiedere la foto dell’etichetta non costa nulla e può evitare un’amara sorpresa ad acquisto ultimato, salvo che Vinted tutela molto i propri acquirenti, dando la possibilità di porgere reclamo e ricevere il rimborso. Un prezzo particolarmente esiguo può essere spiegato da un difetto che solitamente viene segnalato nella descrizione, mentre trovare un articolo in condizioni pressoché perfette, di un marchio prestigioso, senza particolari giustificazioni per il prezzo, inevitabilmente fa sollevare qualche sopracciglio. Un tank top Rick Owens con cartellino ancora attaccato a 60 euro, data la popolarità sia del capo, sia del brand, dovrebbe lasciare pochi dubbi sull’autenticità. Un altro indicatore è il profilo stesso del venditore: molte vendite andate a buon fine con altrettante recensioni positive sono un indizio positivo che chi vende è affidabile. Oltre a quelle che lascia l’utente di sua sponte, Vinted assegna d’ufficio 1 stella al venditore qualora annullasse la vendita senza il consenso dell’acquirente, o in caso di mancato invio entro 5 giorni lavorativi. Se si volesse una maggiore tutela, da un po’ di tempo la piattaforma offre un servizio facoltativo a pagamento per cui l’articolo, una volta acquistato, passa prima tra le mani del centro di verifica: se supera il controllo, l’articolo viene spedito con un’etichetta che ne certifica la verifica; in caso contrario, l’acquirente riceve il rimborso completo di protezione acquisti, spese di spedizione e costo della verifica.

Profumi su Vinted: occasioni, vintage e rischio contraffazioni

Negli ultimi anni si è verificata una crescente popolarità legata al mondo delle fragranze, e i siti di marketplace rispecchiano questa tendenza. Parallelamente alle profumerie, siti come Vinted rappresentano un’opportunità per trovare occasioni a buoni prezzi, ma anche profumi vintage (per gli appassionati) spariti dal mercato o referenze più contemporanee ma sfortunatamente discontinuate. Non avendo ovviamente la possibilità di testare con l’olfatto se l’articolo venduto corrisponda alla fragranza ricercata, bisogna affidarsi ad altre strategie per assicurarsi dell’originalità. Il confronto è fondamentale: si può partire cercando su Internet o anche direttamente in negozio il profumo che si desidera acquistare per equiparare le scritte della confezione, le forme del tappo, dello spruzzino e del flacone. Alcune case, come la popolarissima Nasomatto di Alessandro Gualtieri, hanno sul proprio sito web una guida per identificare le contraffazioni. Inoltre, per quanto possa far storcere il naso a qualcuno, acquistare un profumo già in parte utilizzato è in realtà un buon modo per assicurarsi della genuinità del venditore, che plausibilmente si è stancato della fragranza e per questo se ne vuole liberare.

Sempre a proposito del venditore, dare un’occhiata al suo profilo non è una cattiva idea, perché a meno che sia un rivenditore ufficiale (improbabile su Vinted), difficilmente si troverà con un vasto assortimento di fragranze, se originali. C’è un motivo se una realtà come Nasomatto si è scomodata a fare un video per spiegare ai suoi clienti come evitare i falsi: sebbene appartenente al mondo della nicchia, gode di grande popolarità. Quindi, quando si cerca una fragranza nei marketplace, anche tenere conto della popolarità gioca un peso, in quanto è più probabile che si falsifichi un profumo designer o di una folta nicchia di appassionati piuttosto che referenze con scarso successo commerciale o appartenente a un passato dimenticato. Infine, ancora una volta la protezione di Vinted gioca un ruolo di tutela al consumatore che, spiegate le motivazioni al team di assistenza, potrà ricevere il rimborso nel caso più infausto.

Per chi vende

Chi vende deve aver coscienza di occupare una vetrina digitale, e in quanto tale per attirare gli utenti come si presenta l’articolo fa tutta la differenza del caso: uno sfondo il più neutro possibile e una fotografia a fuoco senza controluce o penombra donano maggiore risalto. Scattare sia visioni d’insieme sia dettagli che possono attirare l’attenzione, come un logo o un’etichetta, danno già modo all’utente di avere una percezione chiara. Molti venditori indossano l’articolo per dare subito un’impressione visiva di come veste e far immedesimare meglio chi osserva. Un utente vuole capire senza prove in camerino come calzerà, perciò venirgli incontro aggiungendo alla descrizione la vestibilità, è un punto a favore, così come aggiungere da subito le misure, dato che il numero di taglia è indicativo.

Tag, parole chiave e tendenze: come aumentare la visibilità

Vendere online significa anche sfruttare uno degli strumenti del digitale più utile per dare più visibilità possibile al proprio articolo: i tag. Oltre a quelli più semplici e descrittivi, (ad es. se si vende un jeans “#jeans #denim”), si possono trovare spunti andando a vedere cosa scrivono altri venditori con prodotti simili. Anche il titolo dev’essere chiaro, meglio indicare fin da subito la tipologia di articolo, il suo stile e, nel caso, il brand, dato che molti utenti per orientarsi nella ricerca si affidano a parole chiavi che si sintonizzano con il loro stile personale, come “Giacca Jeans Distressed Y2K” o “Cintura Dolce e Gabbana”. In ottica estiva, scrivere “Old money”, dato tutto il filone del quiet luxury che si interconnette a scenari vacanzieri, è una scelta sensata se si vogliono attirare visualizzazioni. Solo per fare un esempio, il vestito a pois, con la sua eleganza giocosa e romantica, ha già portato a un aumento delle ricerche del +36% da parte di chi già si immagina tra matrimoni estivi, brunch all’aperto e cene in vacanza. Prima ancora di mettere in vendita, bisogna chiedersi se ha senso che qualcuno possa acquistarlo. Vestiti o oggetti in condizioni scarse, specie se a controbilanciare non ci sono elementi di valore come un marchio importante, difficilmente avranno un riscontro positivo. Un bermuda, per quanto di tendenza per combattere le alte temperature, se in cattivo stato, rimarrà invenduto. Un altro strumento per aumentare le vendite è offrire sconti in caso di acquisti multipli, così come inviare un’offerta ribassata ad un utente che ha salvato nei preferiti l’articolo, magari dichiarandosi disponibili per fornire ulteriori informazioni.

Truffe e rimborsi: come proteggersi nell’era dell’IA

Infine, un’accortezza prima di avviare qualunque spedizione: sempre documentare con foto e video il momento di preparazione del pacco. Sono infatti sempre più i casi di truffe ai danni dei venditori, dove l’AI viene impiegata per modificare le foto e simulare danneggiamenti con il fine di ricevere il rimborso automatico. Per com’è strutturata la piattaforma, ad essere tutelato maggiormente è chi acquista attraverso la Protezione acquisti, perciò diventa fondamentale attuare una strategia preliminare per difendersi.

Articolo di Alessandro Fontana

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