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Dl Lavoro, Calderone non va in commissione a chiarire sull’emendamento che apre ai contratti pirata: le opposizioni se ne vanno

8 June 2026 at 15:32

Il blitz sul decreto Lavoro con cui la maggioranza punta a riaprire la porta ai contratti firmati da sindacati non rappresentativi fa esplodere la protesta delle opposizioni. Che lunedì hanno abbandonato la commissione Lavoro della Camera accusando il governo di “abusare del Parlamento” e di voler riscrivere all’ultimo minuto uno dei punti più delicati del decreto Primo Maggio. A scatenare la reazione è stata l’assenza della ministra Marina Calderone, attesa per spiegare il controverso emendamento con cui i relatori hanno stabilito tra l’altro che per calcolare il trattamento economico complessivo (tec) vanno considerate anche “le prestazioni di welfare contrattuale” e che anche i contratti che prevedono un trattamento “equivalente” soddisfano le condizioni per accedere a sgravi e benefici. Il che ribalta di fatto l’impostazione del decreto presentato poche settimane fa.

“Non ci sono le condizioni per proseguire”, ha dichiarato il capogruppo Pd in commissione Arturo Scotto. “Non parteciperemo a questa pantomima, all’abuso di potere sul Parlamento, ce ne andiamo”. Il M5S ha parlato di “farsa” e di una ministra “scappata dal confronto”, mentre Avs denuncia “totale sprezzo verso il Parlamento”. Il centrosinistra si oppone a riprendere la seduta senza che siano state depositate tutte le riformulazioni. Nell’ufficio di presidenza, riunito in precedenza, è stato fissato l’obiettivo di chiudere con il mandato al relatore entro le 17 di oggi. Il testo è atteso domani in Aula alle 10 con la fiducia.

Lo scontro nasce da una modifica che tocca quasi un miliardo di euro di incentivi alle assunzioni. Il decreto approvato in Consiglio dei ministri disponeva che i bonus sarebbero andati soltanto alle aziende che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Una scelta interpretata come un argine contro i contratti pirata e come una vittoria per Confindustria e per Cgil, Cisl e Uil. Ora, però, mentre il provvedimento è in Parlamento, l’esecutivo vuol cambiare le regole.

Con un emendamento presentato dai relatori di maggioranza su indicazione del governo, viene infatti introdotta una clausola che consente di accedere agli sgravi anche applicando contratti firmati da sigle non rappresentative. La condizione è che il trattamento economico complessivo previsto da quei contratti sia giudicato “equivalente” a quello garantito dai contratti leader. L’emendamento ripropone il concetto di “equivalenza” sostenuto per mesi dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Una tesi osteggiata dai sindacati confederali, che temono di vedere riaperti spazi per sigle minori come Ugl e Cisal.

La novità più rilevante è che il governo stabilisce anche cosa debba intendersi per trattamento economico complessivo. Nel conteggio rientrano non solo stipendio e altre componenti retributive, ma anche le prestazioni di welfare contrattuale. Ma se nel confronto entrano fondi sanitari, assicurazioni, buoni e altre prestazioni di welfare, diventa possibile compensare salari monetari più bassi con benefici non direttamente presenti in busta paga. Per il M5S si tratta dell’invenzione di un “salario teorico”. “Alla cassa del supermercato e per pagare gli affitti servono euro veri in busta paga, non voucher o polizze dentistiche”, ha attaccato il deputato Davide Aiello. “Noi continuiamo a chiedere una soglia minima legale di 9 euro lordi l’ora ancorata al minimale Inps”.

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OpenAI verso un nuovo corso: ChatGpt diventerà una super app destinata all’utenza aziendale

8 June 2026 at 14:37

OpenAI potrebbe rilasciare prima del previsto la sua “super app”, una versione aggiornata di ChatGpt, destinata prevalentemente all’utenza aziendale. Secondo le informazioni del Financial Times, l’aggiornamento sarà reso disponibile nelle prossime settimane invece che per la fine dell’anno, e verrà implementato inizialmente attraverso modifiche mirate all’interfaccia del sito web e delle applicazioni mobili. La nuova architettura incoraggerà un utilizzo che va oltre la semplice interazione conversazionale, offrendo l’integrazione di strumenti di programmazione, sistemi per la generazione di immagini e applicazioni sviluppate da partner commerciali esterni, tra cui Canva e Booking.com.

“Secondo quanto riferito da oltre una dozzina di dipendenti ed ex dipendenti”, scrive il Financial Times, “i cambiamenti fanno parte di una più ampia riorganizzazione di OpenAI, che sta spostando le proprie risorse per cercare di acquisire clienti aziendali redditizi e tenere il passo della rivale Anthropic“. Un consolidamento finanziario che diventa centrale nella strategia di espansione di OpenAI, che sta valutando un’offerta pubblica iniziale già per il mese di settembre.

Anthropic, fondata dai fratelli Amodei, ha annunciato l’intenzione di procedere con la quotazione in borsa. I recenti sviluppi confermano e ampliano le dinamiche già evidenziate a marzo dal Wall Street Journal e dalla Cnbc, secondo cui OpenAI era al lavoro per unificare ChatGpt, le estensioni per browser e l’applicazione desktop Codex in un unico ecosistema. L’azienda aveva inoltre già introdotto in passato la possibilità di connettere al suo chatbot servizi e applicazioni di terze parti, come Spotify e Dropbox.

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Intesa lancia l’offerta, oltre 30 miliardi per Montepaschi. Via libera all’acquisto del 3,01% di Generali e accordo con Unipol per acquisire 635 filiali

8 June 2026 at 08:26

Una Opas, cioè un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria dal valore di circa 30,6 miliardi. È l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo per Monte dei Paschi di Siena dopo il cda che si è tenuto nella serata di domenica 7 giugno. Una risposta, annunciata lunedì prima che aprissero i mercati, alla mossa fatta domenica pomeriggio da Banco Bpm che ha proposto a Montepaschi un “matrimonio alla pari” per creare “un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni”.

L’offerta di Intesa, il cui avvio è subordinato al rilascio delle autorizzazioni preventive, rappresenta, si legge in una nota, un’operazione di “mercato rivolta direttamente a tutti gli azionisti dell’emittente, tale da garantire loro la possibilità di essere gli artefici, con l’adesione all’offerta stessa, di un’aggregazione tra l’offerente e l’emittente che permetta la piena valorizzazione delle potenzialità dei due gruppi”.

L’operazione valorizza anche le azioni della banca senese ed è strutturata con un corrispettivo in azioni: l’offerta prevede 16 azioni di nuova emissione della Ca’ de Sass ogni 10 Mps, con un rapporto quindi di 1,6, più una componente cash di un euro per ogni azione Mps con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del Monte in Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro, si legge ancora nella nota di Intesa.

Ma non solo. Nell’operazione del Ceo di Intesa, Carlo Messina, in un’ottica di gestione proattiva di temi di natura antitrust, è prevista anche l’Unipol Assicurazioni che a sua volta ha riunito il Cda: una volta completata l’opas, Unipol acquisirà 635 filiali di Mps. La compagnia presieduta da Carlo Cimbri, si legge ancora in una nota, proporrà a Bper, di cui è azionista di riferimento, una combinazione tra la stessa Bper e la banca ceduta da Intesa, con il gruppo post-fusione che prenderà il nome Banca Monte dei Paschi. Per supportare l’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro. L’accordo prevede che Intesa Sanpaolo mantenga Mediobanca e il suo marchio, circa 625 filiali di Mps e una componente limitata di strutture centrali (con relative attività e passività) di Mps, complessivamente rappresentanti circa l’80% dell’utile netto 2025 di Mps + Mediobanca.

In più, altra novità decisa nella notte, Intesa ha approvato anche l’acquisto del 3,01% di Generali: una operazione “meramente finanziaria” e di “natura temporanea” funzionale ad assicurare che l’offerente possa mantenere, successivamente al buon esito dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto, scrive ancora Intesa.

L’operazione rappresenta, secondo Intesa Sanpaolo “un’opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo grazie al raggiungimento di elevate sinergie che coniugano scala, complementarità e basso rischio di esecuzione”. L’obiettivo è anche quello di consolidare le principali aree di business dei due gruppi, in particolare il “wealth management, protection & advisory, il corporate & investment banking, retail & commercial banking e il consumer finance”.

Secondo le stime, il gruppo risultante dall’operazione tra Intesa e Mps avrà un utile netto al 2029 pari a oltre 16 miliardi di euro rispetto agli oltre 11,5 miliardi attesi nel piano di Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, inoltre potrà distribuire circa 61 miliardi di euro per il 2025-2029 rispetto ai circa 50 miliardi previsti nel Piano di Impresa 2026-2029, con una distribuzione cash straordinaria per il 2026-2027 di 2,7 miliardi di euro.

Il perfezionamento dell’operazione di Intesa Sp su Mps – atteso entro dicembre 2026 e subordinato all’ottenimento delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti – permetterà al Gruppo risultante di rafforzare ulteriormente il supporto all’economia reale e sociale da leader europeo, “consolidando il proprio ruolo di prima banca italiana profondamente radicata in tutto il territorio nazionale che in particolare valorizza il risparmio del Paese – e di accrescere la creazione e distribuzione di valore realizzando importanti sinergie senza costi sociali, con un’integrazione agevole dei sistemi IT anche grazie alla piattaforma tecnologica digitale cloud-native isytech di Intesa Sanpaolo”.

Per l’Opas, Intesa ha convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti per il 10 settembre 2026 per discutere e deliberare della proposta di attribuzione al Consiglio di Amministrazione della facoltà, da esercitarsi entro il 10 settembre 2027, di aumentare il capitale sociale in una o più volte, in via scindibile, con emissione di un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie.

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