Normal view

Ballottaggi elezioni comunali, Meloni esulta: “Avanti così”. Schlein: “Ha problemi con la calcolatrice, ha vinto il centrosinistra”. Ecco tutti i numeri

8 June 2026 at 18:41

Hanno vinto tutti, come al solito. Ha vinto il centrodestra, che tiene Arezzo e Macerata e si prende Lecco. Ma ha vinto anche il centrosinistra, che trionfa – a sorpresa – ad Agrigento e si conferma a Chieti e Trani. E dunque, a stare a sentire i politici degli opposti schieramenti, c’è da festeggiare. Tuttavia a ben guardare le elezioni amministrative nel complesso non ha vinto né l’uno né l’altro. Sì, perché nei 118 comuni con più di 15mila abitanti al voto quest’anno tanto il centrodestra quanto il centrosinistra perdono sindaci. Chi vincono, quindi? I civici.

Tutti i risultati

L’elaborazione è pubblicata da YouTrend: dopo la tornata del 2026 il centrosinistra, in termini assoluti, porta a casa 50 città, 40 invece il centrodestra. Qual era la situazione prima del voto? Il centrosinistra aveva 59 sindaci, 42 il centrodestra. E dunque è boom per i candidati civici, che da 17 passano a 28.

Nei 18 capoluoghi di provincia il centrosinistra ne porta a casa dieci, sei il centrodestra e due i civici. E qui sì che per i due schieramenti c’è un miglioramento: il primo partiva da otto, il secondo da cinque. Dunque un piccolo incremento per entrambi. I ballottaggi di oggi, invece, dicono che c’è stato un sostanziale equilibrio: tre a tre, col centrodestra che ha strappato Lecco e il centrosinistra, come detto, Agrigento. Per Lorenzo Pregliasco di YouTrend “i capoluoghi confermano la tendenza del primo turno, di un certo equilibrio. L’affluenza registra un calo fisiologico di circa otto punti” e si conferma il “punto debole dei ballottaggio che tendono a vedere una partecipazione inferiore”. L’affluenza si è attestata al 52,07%, in calo di oltre otto punti.

Centrodestra vs centrosinistra

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel pomeriggio ha fatto sapere, attraverso i social, che è soddisfatta del risultato, che conferma “ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza”. Per Antonio Tajani “il centrodestra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista”. Soddisfazione anche per la Lega, con la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, secondo cui “la Lega vince a Lecco, Arezzo, Macerata e in tantissimi altri comuni e vince il centrodestra”, e con Matteo Salvini, che ha affidato ai social poche parole di circostanza, impegnato com’è nella gestione degli scossoni all’interno del partito e con una probabile riorganizzazione dei vertici.

A Meloni risponde prima Matteo Renzi, su X: “Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività. E tu ci dici ‘avanti così?’ Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo”. Poi tocca a Elly Schlein: “Vedo che continua ad avere problemi con la calcolatrice. Che si tratti di ammettere i troppo scarsi investimenti sulla sanità pubblica di questo governo o i risultati delle amministrative, il tentativo è sempre lo stesso: capovolgere la realtà. Quanto a noi, avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine. Su 18 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6 sindaci. Belle vittorie a Agrigento, dove governavano loro, a Chieti e a Trani. Già al primo turno tra i comuni sopra i 15mila abitanti il centrosinistra ha vinto in 37 e il centrodestra in 25, cui si aggiungono numerosi comuni vinti in questo secondo turno, come la splendida vittoria di Molfetta. Al di là della propaganda di Meloni e Salvini, anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell’alleanza progressista, con il Pd primo partito in gran parte del Paese”.

Sempre per i dem, c’è il responsabile organizzazione Igor Taruffi: “Alle vittorie di Mantova, Pistoia, Prato, Avellino e Andria al primo turno si aggiungono oggi Chieti, Trani e Agrigento al ballottaggio. Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra”. E infine, il caso Molfetta, con Manuel Minervini di Rifondazione, sostenuto dal campo largo: “La vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l’affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità”.

Il caso Vigevano e il No al referendum

A far parlare di sé, dopo il primo turno, era stata la seconda città più popolosa della provincia di Pavia – dopo il capoluogo – vale a dire Vigevano. E lo aveva fatto per il risultato oltre le aspettative del candidato di Roberto Vannacci, che correva senza simbolo (per ragioni organizzative), Fulvio Suvilla. Il candidato di Futuro Nazionale, infatti, aveva preso oltre il 14% dei voti, mentre Salvini aveva commissariato il partito dopo il disastro elettorale (il candidato del Carroccio è stato escluso dal ballottaggio). Nei giorni scorsi, Vannacci ha dato l’indicazione di non appoggiare nessuno, e di fare scheda bianca o nulla. Oggi ha vinto il candidato di Forza Italia, Paolo Previde Massara. E dall’analisi dei flussi elettorali di YouTrend, risulta che il 52% di chi aveva espresso il voto per Fuvilla è rimasto a casa, mentre il 41% ha dato la propria preferenza a Previde Massara.

Interessante un’altra elaborazione di YouTrend, che ha preso in considerazione il voto al referendum costituzionale dello scorso 22-23 marzo. Incrociando i dati tra le elezioni comunali e il referendum, emerge che il centrodestra “ha conquistato 25 comuni nei quali aveva prevalso il No. Al contrario, ci sono 6 comuni in cui aveva vinto il Sì ma in cui si è affermato il centrosinistra. Sebbene in questa tornata i comuni sopra i 15mila abitanti in cui il No aveva prevalso siano nettamente più numerosi rispetto a quelli in cui aveva vinto il Sì (91 contro 27), il dato evidenzia come il consenso raccolto dal No al referendum non si sia tradotto automaticamente in un sostegno ai candidati di centrosinistra alle amministrative”.

L'articolo Ballottaggi elezioni comunali, Meloni esulta: “Avanti così”. Schlein: “Ha problemi con la calcolatrice, ha vinto il centrosinistra”. Ecco tutti i numeri proviene da Il Fatto Quotidiano.

In Puglia neo-sindaci di Rifondazione e M5s. Acerbo: “Dopo Mamdani a New York, ecco Minervini a Molfetta”

8 June 2026 at 17:56

Uno di Rifondazione Comunista, l’altro del Movimento Cinque Stelle. Nel giorno in cui perde la sindaca di Foggia, dimessasi per tensioni interne alla maggioranza, il campo largo conquista due paesi della Puglia con due candidati “radicali”. Il ballottaggio delle amministrative consegna la guida del Comune di Molfetta a Manuel Minervini, eletto con il 67,47% dei voti, e quella di San Vito dei Normanni a Marco Ruggiero, con un successo al fotofinish. Entrambi vengono da partiti che rappresentano le ali “esterne” del centrosinistra.

Minervini, addirittura, è un esponente di Rifondazione Comunista. Alla fine, come raccontato da Il Fatto Quotidiano, era stato l’unica figura a riuscire ad aggregare l’intero centrosinistra per riprendersi una città che nel 2025 aveva visto la giunta decapitata da un’inchiesta che aveva coinvolto l’allora sindaco con l’accusa di appalti in cambio di voti. Ingegnere meccanico di 36 anni, il neo-sindaco fa politica da quando aveva 15 anni: era partito dall’associazionismo di base, poi aveva fatto parte nei movimenti contro l’austerità post-governo Monti e dal sei anni è in Rifondazione.

La sua affermazione ha fatto festeggiare il segretario del partito, Maurizio Acerbo, con un paragone a stelle e strisce: “Dopo Mamdani a New York la conferma che c’è voglia di sinistra viene dalla vittoria del nostro compagno Manuel Minervini a Molfetta. Si può vincere coinvolgendo i giovani e il popolo del No con idee chiare e di sinistra – ha detto – La corsa al centro e il trasformismo hanno aperto la strada alla destra. Intorno a un giovane candidato di Rifondazione Comunista come Manuel si è creato un movimento giovanile e popolare e un fronte costituzionale e democratico pieno di entusiasmo e partecipazione”.

Un centinaio di chilometri più a sud, in provincia di Brindisi, ecco un’altra sorpresa: la vittoria di Marco Ruggiero a San Vito dei Normanni. Espressione del Movimento Cinque Stelle, e sostenuto dall’intero centrosinistra, Ruggiero ha superato al ballottaggio il candidato del centrodestra Giacomo Viva con il 51,48% delle preferenze. San Vito era amministrato dal centrodestra con l’ex sindaca Silvana Errico, fuori dal ballottaggio in una guerra tutta a destra e una frattura che ha fatto sentire i suoi strascichi anche al secondo turno. Viva, infatti, era stato il candidato più suffragato al primo turno, con il 38%, ma è uscito sconfitto nella volata finale. “Da domani sono certo – ha detto il neo sindaco – metteremo da parte le posizioni avute. Il ballottaggio è un’elezione a se. Non bisogna dimenticare la bassa affluenza al primo e secondo turno. Sono tutti piccoli segnali che dobbiamo mettere insieme per poter programmare e coinvolgere la cittadinanza nelle politiche dei prossimi cinque anni”.

L'articolo In Puglia neo-sindaci di Rifondazione e M5s. Acerbo: “Dopo Mamdani a New York, ecco Minervini a Molfetta” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il Ministero scambia un “3” per un “8”: un quadro del Trecento da mezzo milione finisce in Svizzera per 38 mila euro, ma vale oltre mezzo milione

8 June 2026 at 11:11

Un “3” confuso con un “8” sull’iscrizione posteriore di una tavola è costato all’Italia la perdita definitiva di un capolavoro del Trecento. Convinti di esaminare un modesto dipinto ottocentesco del valore di 38mila euro, i tecnici del Ministero della Cultura ne hanno autorizzato senza riserve l’esportazione verso la Svizzera. Solo al termine di un restauro effettuato all’estero è emersa la reale datazione dell’opera: non 1850, bensì 1350, con una conseguente rivalutazione economica che supera il mezzo milione di euro. Il tentativo dello Stato di revocare l’autorizzazione è stato bocciato dal Consiglio di Stato per decorrenza dei termini legali. I dettagli della vicenda legale e storico-artistica sono stati ricostruiti dal Corriere della Sera.

La falsa datazione e il via libera all’esportazione

L’iter che ha portato all’uscita dell’opera dai confini nazionali inizia nel marzo del 2020. Una società privata con sede a Lugano presenta la richiesta formale per ottenere l’attestato di libera circolazione relativo a una “Madonna col Bambino”. Nei documenti, la società dichiara che si tratta di un dipinto di “Scuola italiana – Stile bizantino” risalente al XIX secolo, indicando un valore commerciale di 38.000 euro. A supportare questa tesi vi era una scritta posta sul retro della tavola, che apparentemente recitava: «Dipinta da Alfonso Martorelli Fiori Bologna anno 1850».

La Commissione dell’Ufficio esportazione esamina il manufatto e non rileva anomalie o un particolare pregio artistico. Con un verbale redatto il 3 luglio 2020, i tecnici ministeriali annotano le loro valutazioni formali che spianano la strada all’espatrio: «Si tratta di un’opera di qualche interesse in rapporto alla devozione locale a questa venerata immagine; dal punto di vista della qualità è un lavoro modesto che può ottenere l’attestato di libera circolazione». A seguito del parere favorevole della Direzione generale, il 10 agosto 2020 il documento viene regolarmente rilasciato.

La scoperta durante il restauro e l’asta di Christie’s

Una volta varcato il confine svizzero, l’opera viene sottoposta a un intervento di restauro nell’ottobre del 2022. I lavori di pulitura e analisi fanno emergere il clamoroso errore di lettura: l’iscrizione posteriore non indicava “1850”, ma “1350”. La tavola viene quindi correttamente attribuita al “Maestro del 1302” (noto anche come Maestro del Battistero di Parma), un pittore anonimo attivo in Emilia nella prima metà del XIV secolo, autore di un celebre affresco votivo conservato proprio nel Battistero parmense e da non confondere con lo scultore e architetto Benedetto Antelami. Accertata la vera natura trecentesca e la paternità dell’opera, la casa d’aste londinese Christie’s inserisce il dipinto nel catalogo della “Old Masters Evening Sale“, con una stima economica che oscilla tra le 400.000 e le 500.000 sterline (ben oltre il mezzo milione di euro).

Il ritardo del Ministero e la sentenza del Consiglio di Stato

Di fronte alla messa all’asta del capolavoro, il Ministero della Cultura decide di intervenire. Il 16 marzo 2023, a due anni e mezzo di distanza dal rilascio dell’attestato, l’istituzione lo annulla ricorrendo allo strumento dell’autotutela, formalizzando l’accusa contro la società svizzera di aver fornito «false e non veritiere indicazioni». La società elvetica impugna immediatamente l’annullamento rivolgendosi al Tar del Lazio, che lo scorso anno accoglie il ricorso. La parola fine è arrivata in questi giorni con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, che ha dato nuovamente torto al Ministero. I giudici di Palazzo Spada hanno recepito una precedente pronuncia della Corte Costituzionale, la quale fissa un limite massimo e perentorio di 12 mesi per poter revocare in autotutela un attestato di libera circolazione. L’intervento statale, arrivato dopo oltre 30 mesi, è stato giudicato tardivo, legittimando di fatto la permanenza dell’opera in Svizzera e la sua successiva vendita. La dinamica ricalca esattamente un precedente del gennaio scorso, quando lo stesso Consiglio di Stato aveva respinto un’analoga richiesta tardiva del Ministero per recuperare un dipinto di Giorgio Vasari non riconosciuto inizialmente dai tecnici.

Foto d’archivio

L'articolo Il Ministero scambia un “3” per un “8”: un quadro del Trecento da mezzo milione finisce in Svizzera per 38 mila euro, ma vale oltre mezzo milione proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌