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ICE to stop reporting migrant deaths after release amid historic rise in deaths in custody

Amid growing scrutiny over the rising number of deaths in immigration detention, the Trump administration has eliminated a policy that required U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) to investigate and report the deaths of detainees that occurred within 30 days of their release.

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© Jim Vondruska (REUTERS)

Federal agents at a detention center in Illinois, in September 2025.

Una mossa rumorosa che resterà ininfluente

Donald Trump non può opporre il veto alla risoluzione concorrente appena approvata in applicazione della War Power Resolution del 1973 (Wpr). Tuttavia, proprio questa natura giuridica espone tale atto a una debolezza strutturale: la Corte Suprema già nel 1983 ha infatti sancito l'incostituzionalità di provvedimenti intesi a scavalcare l'autorità presidenziale. D'altra parte, la mancanza di una chiara parte lesa rende difficile un immediato intervento della Corte Suprema. In questo limbo, Trump dovrebbe ritenersi autorizzato a ignorare la risoluzione. Nel caso, il fronte democratico si troverebbe di fronte quattro ipotetici percorsi, tutti politicamente o giuridicamente proibitivi.

Il primo è il blocco del finanziamento delle operazioni militari iraniane. Questa opzione richiede però una legge che andrebbe incontro a un veto presidenziale ovviabile solo con un'inverosimile maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Congresso.

Il secondo è la via giudiziaria. Quando pure una maggioranza dei due terzi riuscisse a superare il veto presidenziale, la leadership del Pentagono potrebbe stornare fondi da altri capitoli di spesa per finanziare il conflitto. Il Congresso potrebbe allora trascinare la leadership in tribunale per aver utilizzato fondi in modo non autorizzato. A quel punto si creerebbe la parte lesa necessaria per investire della questione la Corte Suprema, che, sulla base dell'articolo due, finirebbe con il dichiarare incostituzionali le disposizioni centrali della Wpr, dando così ragione al Pentagono e al presidente.

Il terzo è il rifiuto dei Democratici di approvare l'intero bilancio federale. Si tratterebbe però di un suicidio politico nell'imminenza delle elezioni di midterm.

Il quarto è la messa in stato d'accusa del presidente, ma è difficile configurare il mancato rispetto di una risoluzione concorrente come quell'alto crimine o misfatto richiesto dalla Costituzione. Inoltre, la condanna richiederebbe una maggioranza dei due terzi al Senato, un traguardo fuori discussione nel contesto attuale. Ne consegue che senza una maggioranza a prova di veto e con la Corte Suprema a fare da scudo alla Casa Bianca, la mossa del Congresso è tanto rumorosa quanto ininfluente.

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